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ARCHIVIO

GLOTTOLOGICO ITALIANO,

DIRETTO

DA

G. I. ASCOLI.

VOLUME QUARTO.

Sl'^^-

ROMA, TORINO, FIRENZE, ERMANNO LOESGHER.

1878.

Riservato ogni diritto di proprietà e di traduzione.

MILANO, COI TIPI DI BERNARDONI.

SOMMARIO.

Morosi, I dialetti romaici del mandamento di Bova in Ca- labria Pag. 1

Morosi, Il vocalismo del dialetto leccese » 117

D'Ovidio, Fonetica del dialetto di Campobasso » 145

Joppi, Testi inediti friulani, dei secoli XIV al XIX ... « 185

Ascoli, Annotazioni ai 'Testi friulani' » 342

Ascoli, Cimelj tergestini . » 356

Flechia, Del libro di B. Bianchi sulla preposizione i . . « 368

Storm, Etimologie 387

Ascoli, Il participio veneto in -esto « 393

Ascoli, Altri ablativi d'imparisillabi neutri « 398

D'Ovidio, Giunte e correzioni » 403

D'Ovidio, Indici del volume » 412

Fondazione Diez » 425

DIALETTI ROMAICI DEL MANDAMENTO DI DOVA IN CALABRIA,

DESCBITTX DA

G. MOROSI.

AVVERTENZA PRELIMINARE.

In una rapida escursione, fatta sullo scorcio della passata prima- vera (1873) per il mezzogiorno della provincia di Reggio di Calabria, ho potuto toccare le colonie neo-elleniche ivi ancora superstiti. Si tro- vano esse lungo la fiumana dell' Amendolea, fra la Torre del Salto e il Capo Spartivento, e son queste che ora enumero: 1. Bova (dai naturali chiamata Vùa); 2. Condofuri con Amendolea {Amid- clalia) e Galileiano, suoi casali; 3. e 4. Roccaforte [Vani), e Rochudi o Rofudi, co' due loro casali Chorio di Rochudi e Chorio di Rocicaforte. Queste terre, insieme con Africo, che appare di stirpe come di lingua affatto italiana, oggi compongono il mandamento di Bova. Una quinta colonia era Cardeto, nel territo- rio di Gallina, in fondo alla valle solcata dalla fiumana di S. Agata; ma l'avito linguaggio, ancora vivo e vegeto a Bova e nelle terre circonvicine (1-4), è pressoché spento a Cardeto, dove soli due o tre vegliardi, e incompiutamente, lo serbano, ancora. Dei dialetti del man- damento di Bova, e di quello del capoluogo in ispecie, potei procac- ciarmi tanto materiale che valesse a darmene piena contezza; ma di quello di Cardeto non mi fu dato di raccogliere se non scarsi, come- chè preziosi, frammenti. Ora mi accingo a qui descrivere i primi, prendendo per tipo il bovese vero e proprio, cioè il dialetto del capo- luogo. Del cardetano, che ha, in buon dato, sue note proprie e spe- cifiche, tratterà una particolare Appendice.

Nella esposizione de' fatti fonetici, morfologici e lessicali del bovese e de' dialetti contermini, mi fermo naturalmente, di preferenza, su ciò che appare lor proprio, non toccando di ciò che essi hanno comune col linguaggio generalmente parlato nella Grecia tranne quel tanto che sia opportuno per mostrar la relazione in cui rispetto a questo essi si trovano, acciò se ne possa ricavare qualche lume circa le ori- gini di cotesti coloni. La voce greca che fo immediatamente sus- seguire alla bovese, alla rochuditana, ecc., o è la romaica comune, che do nella sua forma intera e genuina e contrassegno, ove non ricorra tal quale pur nella lingua antica, con la sigla re, od è forma romaica teoricamente ricostrutta, e allora la contrassegno coli' aste- Archivio glottol. ital.. IV. 1

2 Avvertenza pfelimìnare.

lisco. Quando poi mi occorra citare la voce antica, la pongo tra pa- rentesi.— Le varianti per le quali dal bovese divergono i dialetti di Rochudi e Chorio di Roehudi, Roccaforte e Chorio di Roccaforte, Condofuri ed Amendolea e Galileiano, le noto appiè di pagina sotto i numeri corrispondenti del testo, indicandole rispettivamente per roch., chor. di roch., rfr., chor. di rfr., condf., amend., gali.; e insieme colle varianti offro dai dialetti medesimi quant' altro mi paja giovare alla illustrazione del bovese. Mi accade poi spesso di ricorrere alle opere che cito abbreviatamente nel modo che segue: Muli. ■= Grammatik der griechiscJien vulgàrsprache in histor. entiol- ckelung di F. W. A. Mullach, Berlino, 185G;- Comp. = Saggi de' dia- letti greci dell'Italia Meridionale pubblicati dal professore D. Com- PARETTi, Pisa, 1866;- Oiv. = Studj sui dialetti greci della Terra d'Otranto, di G. Morosi, Lecce, 1870;- Def^a.^ Neograeca, disserta- zione intorno alla fonetica del romaico volgare, che il dott. M. Deffner ha inserito nel voi. degli 'Studien zur griechischen und lateinischen Grammatik' editi dal Curtius (Lipsia, 1871);- Cypr. = Tx KuTrptaxst, di Atanasio Sacellario, terzo volume, del quale, seb'bene stampato in Atene fin dal 1868, solo quest'anno ho potuto prendere conoscenza. - Le poche voci del dial. di Sira, che allego qua e là, ho io raccolto dal labbro di un nativo.

Quanto a' saggi di letteratura popolare che da me o per mezzo di amici ho potuto raccogliere, pubblico de' canti di Bova que'pocM sol- tanto che non si sono prima d'ora pubblicati; i canti di Condofuri» di Roccaforte e di Rochudi, tutti inediti, pubblico tutti; come tutti i proverbj e i motti, la più parte de' quali spetta a Bova e a Rochudi, si perchè, tranne uno che è riportato ne' Saggi del professore Com- paretti a pag. 95, inediti anch'essi, perchè i più ne appajono di stampo schiettamente greco.

Adempio in fine a un dolce dovere col ringraziar pubblicamente, quanto so e posso, la egregia famiglia del dott. Giovanni Viola e il dotto sac. dori Domenico Puliatti di Bova, i signori fratelli Tropeano di Condofuri, il signor Antonino Sgrò sindaco e don Giuseppe Cento maestro elementare di Roccaforte, e il sac. cav. don Giuseppe Greco, l'ottimo sindaco di Rochudi, che tutti agevolarono il mio compito con ajuti e gentilezze d'ogni maniera. Particolare gratitudine devo anche al bravo studente bovese sign. Giuseppe Viola, il quale mi fu prezioso compagno nella mia escursione e mi ajutò validamente anche in appresso, nell'opera di rivedere e di rendere in ogni parte sicuro il materiale raccolto.

DIALETTO ROMAICO DI BOVA DI CALABRIA.

I. Al'PUm FONOLOGICI.

Vocali toniche. A. 1. Sempre intatto, salvo in vrùpako ranocchio, da vótr- (cfr. à pórp- e pópTcc/to? Cypr. 255) = fAz^cc/o;. 1. 2. Intatto, salvo in i jJétto ca.do, anche re. -s^toì (-i'-tw), ove ha probabilmente in- fluito la vocale derl tema xst-, che si continuava nell'aor. (indie. éppesa, cong. na péo, iraperat. pése, re. z-zaa. ecc.); e salvo in ajólupo avena selvatica re. aìyiXwTua; (-m'|). T. 3. Suona i di 6 regola, e pure in esempj dove le colonie otrantine o la Grecia danno u. Citerò: 7ìiiga mosca re. f/.uya (;xijTa), siko c'jy.ov, aste- riga penna re. Tvrspouyx allato a T:TEp6ytov (TTrlpuE), liinno verso [Tijùnno Otr. 100) yuvoi, prozzimi lievito 7:po'(6f/.iov, spondili ver- ticillo G7:ovSu)^iov, /«VMo foglia o'jX>.ov, p/ra calore eccessivo *-uoa (-upà), {p^o sonno u-vov. 4. Raro w = u: es^^ tu g'j (cfr. es;! Otrant. 125, e lo zac. è/.'.o-j [*£t6] Muli. 98), kurùpi vaso rotto, coccio *)'.op67itov (cfr. xopu7:a 'uSpLa, aràf^va', Cypr. 314), agrii- staddo gomma che geme dalle piante nostrali re. xpouGr- (x.cj- crra'XXov), e forse kimi porco */c6[a]viov less. Ma in sarmùra salamoja non si continuerà Tu del classico àXfxupic, bensi l'w del lat. 'muria'; cfr. Diez less. s. moja, e aaXajxoupa allato ad àXy.Ooa nei dizion. romaici. In azzùnna 'svegliati' la tonica può es- sersi determinata dall' atona del pres. indie, azzunnào èCuTrvéw; cfr. num, 21. E. 5. Di regola è intatto. Per s in a può é citarsi àndera interiora è'vTepa. Ma àngremma precipizio, àr- gamma coltura de' campi, tràklima l'atto del coricarsi, apo- vrcima = * apovràmima risciacquatura, kuzzotràpano schiena della falce, ripetono Va dalle atone di angremmizzo re. èy- x.peprCoi (x.p-flpi'(tó), argùzzo spyà^oi, trakléno e traklénome

1. roch. sakkokrévatto 'sacco del letto, pagliericcio', il cui (; = x (/.piix- Tos) si ripeterà dall' e Dell' àtona di krevdtti -/.px^iziov,

2. chor. di roch. ha Vi cosi turbato che si confonde quasi coU'e: teléffo raccolgo il filo in gomitoli, re. TuXr/&j (-t'o-aw), ecc.

4. roch. e rfr. ciU'i padre '^y.yyjp- --/.iipioi; cfr. ciiri Otr. 100, zac. x^ou^t Dcrtn. 301, e il num. 22; condf aJ)J)craa -hov. asteriga.

4 Morosi,

*rpex>aiv(o less., apovramizzo *à-opp£yiji"C(o (da à-óppeyij.a), tra- pàìii falce Sp£7i;àvtov. 6. ó- = i ho ì seguenti esempj : òtimo gravida stoi'^.o; 'pronta', òssu dentro sgco ed ózzu fuori e^co, ór- minga tenia (*eXatv9a), Kaliórga nome di fondo 'Bella-coltura' (cfr. kalorghia Otr. 159, e re. xaloupyéw allato a x.al'Xtspyico e xaW^cipyeia) ; per la qual vicenda si confrontino i dial. di Amor- go, Calimno, Creta, e lo zaconio, in Muli. 92; il ciprio ib., e Cypr. 345: o^u-vo?, opyojaa, ij.ó(j(ptlov = [x£(7~-, ecc. 7. In animi ar- colajo re. àvsp/fl avrà influito la tonica della corrispondente voce

■r^ (d'origine greca) de' dial. ital. del luogo: mmulu. H. 8. Di regola ha il suono re, cioè i: imiso mezzo riaico; (-'->;), iljo sole r{kio;', sculici lombrico cr/ioi"X-ri-/tiov , alipia verità à.l-hBzi(x., nipio infante re. v^-iov (-o;), klima vite ySk%[j.(x., eklirizzo valgo /^pYi^w, A''jo Sottra S. Salvatore, n. di fondo, re. ayio; Swx'/ipa; (iTWTYip), ecc. 9. Rarissima V é = 'c\, che nelle colonie otrantine è così frequente. Occorre in né'po filo, d'accordo col re. yvéOoi (va9co), e quindi na néo aor. congiunt., nése, nésete aor. im- perat., nei aor. infin.; inoltre in téddeko tale e tanto *xrìhy,oq less., e in rèma lido del mare "p-'^yjv.oc (p-/iy{AÓ;). L'<^ di wa mapéo, mapésete, mapéi *và (xc/.G-^fro) ecc., aor. cong. ecc. di mapénno imparo [y.a9aivc-j, e di n' azziporéo, azziporésete, az- ziporéi *và èC-uTTop-nt^co ecc., aor. congiunt. ecc. irreg. di zero io so re. è;£6pw, ripeterei dall' e atona degli aor. indie, emàpesa, azzipóresa. E quanto ad anèforo salita e katèforo discesa, non li porrei = re. àvYi9- xa^ricp-, ma bensì = àvairp- e xaratcp-, che vuol dire, per la solita vicenda delle preposiz. àvà y.aTà Trapà ecc.,

(^ = àvà<p- e jcaTacpopov (cfr. àvai^-, x.aTa^opà). O. 10. Di regola è intatto.- L'^^ di ■^;^^(f^ bue, rudi melagrana, è anche dei re. po6S- po6Stov = pó§- póS- = pol'S- po'tStov; e così quel di kukitmmaro, cor- bezzola, ritorna nel re. -/.oujxapov (/-Ó[j.-). Ancora mi son notato: kiinduro corto x-óGoupo; less., 'piitte donde •nróOsv (e Vùa Bova). Per di afùda 'ajuta tu' è da considerare Vu nell' atona {afudào [ioY,9loj); e analogamente per Va di ràkkato, tosse, 1'^ neir atona (rakkatìzzo n. 37). 11. L' é = ó di ézzinio, tardivo.

9. rfr. néma filo, anche re. viaa (\iriu.x) e pj/'to pasta di latte rappreso (r/i/.T-fl); rodi, plérosi maturauza rtlrip- (ma cfr. l'atoiia del verbo ple- rónno e dell' agg, dplero n. 34).

Dial. romaico di Bova, Vocali toniche. 5

è comune al re, s'Itjxo? (ò'(|/-). fì. 12. Si continua di solito per ò. w Ma è u non solo in gludio '[uovo] covato, imputridito', re. y"Xo6- Sio; e GyXoóSto; (cfr. xWCo), x.7^oiS-, 'glocidare', quindi 'covare le uova'), e nelle desinenze, anche re, de' verbi contratti: -urne -wsi = -wijt,£v -cocTi (n. 275; cfr. n. 42); ma eziandio in kliùma terra jfi<j'y. (plur. kJiùmafa spazzature), kliiinno sotterro re. -/wv&i (j(^a)vvup,i), villa zolla *Pa)>^ ([itTAo?); cfr. o6 zacon. = Deffn.293 seg. Ma l'n di arrùsti, plur. di àrrusto malato appoi^To;, proverrà dall' àtona; cfr. n. 42. Dittonghi. 13. Non si diverge dal ditt. re. se non per l'^^oi di ponocéddaro dolor di stomaco (cfr. péo nòlo; e rékko polipo;, Otr. 101, 3), dove è però da notare che ceddàri stomaco, */coi)^àpwv less. , ha l' e nell' àtona ; - e ancora per l'd^ou di àtu cosi, outco;, che però anche altrove mostra l'oi» turbato (cfr. itu otr. 153; cipr. èVCou, re. zxQ., *ouTcoGt). Di tèsto tale, certuno, v. il n. 257.

Vocali àtone.

A. 14. Si riduce non di rado ad e. In sili, protonica: iniz. solo % in ettù costì (cfr. eòtou di Zante e Cefalonia, Deffn. 320) aÙTou, ed ettùndo cotesto re. aùToóvo to;- mediano, essendo la tonica un a: lekàti conocchia re. àXs/.- (-/ilaxàTTi), krevàtti letto x-pa- 6àTiov, [jenàri gennajo re. ìavouàpw;], veléni ghianda 13a>.àvLov, alestdo abbajo ùIcct-xìiù, stennàto casseruola (cfr. GxsyvàTov in una pergam. greco-italiana del 1097, Trincherà, Syll. graecar. memhran., Napoli 1865) *(7TapàTov (da cTapo;); e anche es- sendo àtono pur l'a della sillaba susseguente: Peravivo, n. di fondo (allato a Vivo), ^napa^t^ov;- inoltre: feni comparire 9avvi- [vai], kalmneri stoppia *x,a>.ay.ap''ov ; alijerónno incomincio *àp- j(^apóv(o = re. àp/api'Cw (apyoj). Di rado in sili, postonica: tèssera quattro, forma del ciprio moderno, Tscrcepac, e dell'antico jonio. 15. i-v. in spipio spesso '^G-vSioq less., sotto L'influenza del^^ tonico. 16. 0 = 7- in Rokliùdi n. loc. "^PapuSiov, cfr. re. pày-^

14. e ho r. di roch. ò ia hrooàtti (cfr. n. 16.); condf. sovtn «a •= re. e bov. sar-, strenimnda lampo *à'7Tpayw.., Maddeleni My-'/Sal/ìv/}, scrfó cugino bov. zarfó *èS,x(h'k'fói; àhjera malamente *'ói-^xpx, gcidero asino re. yxdx- /3oc; rfr. Perakhorio n. fond., addo per'etttt[no] 'altro che cotesto' (ma riddo par' emme altro che me), an'lklema orlatura ^xvx-/.'Xxux (cfr, anaJddiso lo orlo, ant. xvxyIxoì).

[16. roch. spaldssi-hov. spot-.]

6 ' Morosi ,

(payia) 'rupe' (cosi 'Roccaforte' dicesi da' naturali Vmii re. [3o'j- viov 'monte'; due voci: rakJiùdi e vuni, che nel linguaggio odierno di queste colonie hanno perduto il loro significato co- mune); e prima o dopo lab.: zofràta lucertola *(7aupà§a (del dial. di Sira = re. Gocupa), possali cavicchio TuaaaàXiov, e spalassi spino, dumo, se è = *àG7ra>.à0iov {molóKji 'malva' ritrova, allato a p.a- làyr;, anche [lolóy-n e nella moderna e nell'antica Grecia). 17. u = v., dopo m, in munitàri fungo, re. y.aviTàpiov (cfr. àp,7.- vìTat); innanzi o dopo 1: kungulizzo solletico (ove è u, per assimilazione, anche nella prima sillaba) Yapya"XrCco, kuluvrìzzo insulto (icolaPpi^oi), I. 18. Mutato in e: kreàri ariete -/.pcàptov, deléguo scelgo ^^[ajX- = SiaAlyw;- pepami palmo OT9ajA-/i (gtciQ-), sìialestira sarchio (7)ca>.tcT-/ipLov, skotemmò vertigine GTuoTtcp.ó? ; - téddeko n. 9; «r^e adesso (apx!,), metapàle di nuovo V£Tà--à- >.'-v; 19. in w: j[)erduèia erba parietaria re. Tusp^ixà/aov (TCspSt>ciov) ; e vurvupuma sterco di bue *(3o>>^iTivia, ove il primo i si è alte- rato sotto r influenza della labiale e riuscì alla sua volta ad alterare il secondo. T. 20. Di regola si continua, come nel re, pel suono i: sikòti fegato re. gu/.cótìov, fitéguo pianto cpu- Tzùoì, krifà di nascosto /cpu<pà {-Ti), diverti alveare "xujìéOpiov less., éinigào caccio fuori *x.uvYiy£oi, kUrisàfi oro ypuGaipiov (xP'^'^ó?), piriàzzo mi secco al fuoco *7:upLà'C(o less., zihlirò freddo 4'^x?'^?' jinnó nudo yuavo';, fìddàói fogliolina c^\jXkixy,iow (cpuXXov), ecc. 21. Ma abbiamo u dopo o innanzi a lab., in fuskónno cresco re. ^uG/covco gonfio (cfr. 96(7x.y,), furina frittella *(pupivri less., vw^- tónno sommergo, con Vu pur nel re. (ìoutco (puOàw), kiippàri vaso di legno per latte V-u^àptov less., stuppi stoppa, con Vu pur nel re. GTou-ia (gtutciov), a^^Mwnao è^uTwvéw. 22. Ancora ii,

17. cndf. ArMUftiit r= bov. ^reu- n. 14; e attdluklio gri\\o = h. astàlakho, re.

18. eh or. di roch., gali, e cndf. di continuo e-t: deanistra = hov. dian- ^SiCKvoiy^'ìpx less. 'regolo di legno con cui i tessitori tengono aperta e distesa la tela sul telajo'; setdri frumento = b. sit- aiT-, feldo bacio = b. f,l- fikéoì. Ma roch. téddiko.

19. gali, 'perhicia persico = b. percikia'^ cndf. lijuonlzzi nevica = b. lijon-

21-2. roch. cuvèrti^ gali, e rfr. guX)érti-\), ciò-; cndf. gukìiró = h.sikh--^- roch. sunnodiàzzo accompagno *(Tuvo(3'£a^w, sunnoriàzzo confino e pascolo sul confine tra due poderi *auvo/3ta?w ; rfr. Sulimaci e Sulipdri n. fond. = b. SU-.

Dial. romaico di Bova. Vocali dtone : u. 7

dinanzi a l, in fiilupédda fascetto di lana da filare (cfr. re. t^ou- >.o'j'ptov ciocca di capelli, touIoò-x fiocco di neve [xold-r,]), lutu- nàri bitorzolo, cioè *tuhmàri (cfr. 'z'Ao;) e limòmulo molino a vento^ *vMzij.ó[vAr>; (ove però agiva anche la lab.); e dopo s, in suòla ficaja a^x/Ày., sunnefiàzzi n.32, surào fischio «j-jp^'Cw, sulàvri fischietto re. cjpijltov. Finalmente ruhanizzo stritolo, con u pur nel re. óo'j/,- (ó'j-/.-) ; e sufi truogolo, curiaci domenica, g/.-j^ìov e x.usLy.-/.-;; (cfr. n. 46; Otr. 100, Deffn. 300 seg.). 23. a = u: zarizzo gratto C'Jvi^^co (vjo.), lastarida pipistrello vu/.Tspi^a. 24. e-^y. se- kamenó gelso moro Tu/.àj^.'.vov, fermika formica re. iJ.zym^^y.7. allato a ;j.'jpa-/iy/.',ov (a'jpjj.r,;), cfr. n. 135-6; àJijero paglia (pure Otr. 100, allato ad àJ'tjuro ; e ciprio) ayupov, pitera crusca (id. Cypr. 367) re. -tToupa (-iTupov). Ricordo i zaconii ^:vo'ja£vs = Suvàa£vo;, SàxTs^x := Sà-/-jXoc, ywjrzKz=y.6T'f}^:, ecc., Muli. 95, Deffn. 294 300. 25. Per st = 'JT, e 'jO, V. il num. 1 10. - Ma tt (= fi) = 'jt è in e Uh ettundo del n. 14. 20. Nel riflesso di eùvou/tCw (a tacer di agusto, re. auyou- <7To; agosto) l'u è caduto: anuJiizzo. Ma muniikMri, maiale, sarà [Avouy- = '^vo'jy'- = [sjjvouy àp'.ov, con quella vicenda che appare caratteristica del dial. ciprio (Muli. 90) , dove abbiamo [j-vo-j/J^w pel solito eùvo'jy- (cfr. Cypr. 343) e Ivjj.voj ■= zlx'j-m. E p.o'jvouyi^o^ fxo'jvo'jyàp'.ov, che occorrono anche ne'dizion. romaici, vi proven- gono sicuramente dal ciprio.- Di ut, v. il n. 113. 27. L'u di ul op, suona V, come nel re, ed è un u che a formola interna suol geminarsi: vlogào benedico sùloyéw, avvìi cortile aò}.iov, p^eu- vrò fianco •::'Xs'jpóv, àvri domani aupiov, névvro nervo vsOpov; fin zofróAa, num. 16. 28. L'u di uy. uy;/, u^y, ora cade, come in hàma caldura /.zuaz e kaméno 'bruciato, misero' re. xau^vivo;, rema- tiàzzo erutto z^vr^iJ.-, plemòni polmone, pur del re., = xvsup.óv.ov, zcma e zemadàri bugia e bugiardo re. òfaa e -x^y.^r,; (-U'ky.a);

23. gali, taromizzaro - bov. tiromizz- o trimizzi ^'ultima e poggior qua- lità di cacio che si fa nel kassdri o cascina (*casearium)' *Tvpouv(^-oOprj-j ess.; rfr. taroJilidjena = h. tirofaj- grattacacio n. 203.

24. cbor. di rodi., gali, e cndf. quasi di continuo e = u (cfr. n. 18): pegatéra Hgììa = h. dikliat- {Ovyy.r-),-fesài soffia civtz ecc., telégo avvolgo = b. tilizzo Tvliyoì (-l'aTi-o), terop'i'jena, ecc.; rfr. e roch. siliaminó, ma ver- mici re. u.uptjivìy/.iov.

27. cndf. mnvvro -hov. mdvro nero re. «xvoo?, ^uyra = b. «ura trovai re- yìvpy. (eOoov).

8 Morgsi ,

ed ora si assimila al p-, come nei part. pass, de' verbi in -éguo (-eóco), per es. fitcmmóno piantato re. ^uteu^.-, pistemméno cre- duto re. TTKJT&ufjLsvoc, ccc. ; e nei nomi verb. esprimenti l'azione o l'astratto de' verbi stessi: pràndemma matrimonio ['j]n:àvSp£up.a, pràstemma scopa (a Roch. 'spazzatura') *T:àGTp£uij.a, fitemma piantagione (puTEup-a, vasilemma tramonto del sole paci>>£i>p,a, pistemma 'credenza, credito' TrtTTeujj.a, kùrcmma tosatura /.ou- psup.a. Cfr. il parallelo che si offre al n. 75. E. 29. A formola iniziale suol perdersi senz'altro o succedergli un a irrazio- nale, V. i n. 162 e 169*. Si odono ancora, ma raramente: ekató cento é/.aTÓv, ecino quello èx.s'ivo;, allato ai soliti katò, cino. Solo è costante l'è di ennéa nove e di érkome vengo £p/o[/.at: erkómesta ecc. 30. Mediano; passa in a dinanzi a p: laràn- ghi arancio re. vepàvr^ov, karparutó fruttifero dal re. y-apTuspó?, lastarida n. 23 vu/CTspiSa, parpató (cfr. Cypr. 357) TùspixaTw, sakkarizzo scuoto il sacco Gax,y.£"Xó^(o ; e sporadicamente anche innanzi ad altre consonanti: lakàni (cfr. Cypr. 323) 'pentola per cuocervi il latte da farne cacio' };£xàv!,ov, rakjiuddào russo re. '^oyjxkCio) (piy/o)), trafilò 'curvo, piegato, coricato' re. r^zySkó;, [matàzzi seta, re. (y.£Tà^tov, trova nel mgr. e piTa^a e p-aTa^a]; trapani falce e trapanizzo Sp£~àvwv ecc.; ammialò cervello re. p-uaXó; ((7.u£l-) , candónno, allato a cendrònno innesto x£v-p- ; àlatro aratro (pure Otr. 162) re. àX£Tpov (cfr. c/Xzx^z'm maci- no); 31. passato in ( sotto l'influenza di attigui suoni palatali 0 palatili: arcinikó maschio àpc7£Viy.ó?, zimhìli doppio sacco che si pone a cavalcioni della bestia da soma *T^£-tXiov less. , azzi- listrào sdrucciolo re. ^£yXu'jTpào>, anizzio nipote àv£i|/ió;, aspri- nàzo imbianco *àG'7i:p£vià*(o), anàsila a ritroso àvàG/.£}^a; cui si aggiungono céite voi bruciate x,ai£T£ e kléite voi piangete ■/AaiETE; 32. passato in o dinanzi a labiale, in parasogui ve- nerdì TCapacrx.£'jT, , zoguari giogo ^Euyàpiov, jomònno empio *y£- ixóvoi (y£p.rCw, cfr. n. 72), zomatizzo riscaldo le vivande, allato a zéma brodo, re. ^sp.aT- ecc. ; apovromizzo immollo, allato ad apovramizzo, *à7rofip£yp(^w less., ostro xiQmìco - * oftrò (è/Gpó?); sinnofo nuvola (ma sunnefiàzzi il cielo s' annuvola) re. guvv£9ov

2&. tU\ parasegui; roch. -a^wi; cndf. -M5r^«^, cfr. n. 14 e 17;- cndf. porpdééo, rfr. porpató (v. il testo al n. 30), dove sussegue a labiale.

Dial. romaico di Bova. Vocali àtone: e, vj, o. 9

(cfr. auvvécpw ecc.);- e ancora in oddio ghiro zkzió:- (cfr. ò)^eu0£po? = £.111)0- di Amorgo e Calimno, Muli. 92; e cfr. zac. Deffn. 310). H. 33. Ha di regola il suono re, cioè i: pigàdi sorgente T^riyàStov, -n stimóìii^ trama, tessuto' TT-r.fx-, nistéguo digiuno vr.<7T£6o); inzzilo bellissimo (stti^'/iIo; 'invidiabile'), mavrópilo Herra nera, umida e fertile' *[7-aupo--7i}^d;, ecc. 34:. Suona e in es. che per la più parte son pure del re: ceri cera xvip- e xepiov, jerào invecchio yvip- e yepà^tó (y/ipàtó), nero acqua vvic- e vspóv, zero duro ^rip- e ^epó?, plerónno io maturo TiV/ipóvoi (-ów), kamateri giorno di lavoro xa- l^ocT-zipà ri[x£pa, kamaterùddia 'nuvolette che nelle giornate calde di estate si alzano dalla parte del mare ed annunziano pioggia vicina' *y.ocuf7.aTYipo6)^ia, sidero ferro ctSric- e cuìspov, àplero im- maturo *àx'X-/ipo;, tutti esemplari in cui F vi sta innanzi a p;- inoltre: angremmizzo precipito re. syx.psy.viì^w (/.pyipi'Cw) col derivato àngremma; ed emàpesa azzipòresa, allato a emacia azzipória, aor. di mdpènno zèro, n. 9. Ma in énnesa, aor. di n(^J5o, si continua rÉ^ = -/i tonico, n. 9. 35. u = 'n innanzi a 1 (cfr. n. 22): vupulia vacca ^(iouOyi'Xsia less., iw^m 'avversione, odio, nausea' col verbo zulónno, 'Cvìlia (^vi'Xo:) ecc., Mavrópulo n. fond., allato a mavròpilo n. 33. 36. (a^ = '/i finale: iaZa strido "(àV/i less,, damala giovenca Say.àV/i, villa *^<jìk'n n. 12, kàmpa bruco re. xàfjL^iYi e y-à[A'>7ia, vràsta febbre cipr. PpaGTvi, i^sto caldo re. *(£- cT'fl e "CécTTa, skhpra ortica re. àT*Cr/:viSa (x.vuVr,); ma Rómi Roma, aspri bianca (e 'cenere') re. àcr-p'/i, megàli grande ij.zyà.l-n. 0. 37. Di rado riflesso per a (cfr. n. 160, 169 e Arch. I 105): o manakJió solo (cfr. [xavn/ó? Cypr. 336) p.ov-, rakkatizzo tossisco "Ppoy/.aTi'Cco less., karrastò polverio x-opvia/.TÓ; (/.oviootó;) ; e forse piazzi fiocco *9'Xo):/Jov less.; 38. i=o, per assimilazione regres- siva : zihkinia camicia da uomo {zikkìni a Roch.), se è = *t(^o/i- v(a ecc. less.; 39. e = o, ancora per assimilaz. regress.: ajenneró

34. cndf. khameddó basso ^a^«v)>ó?, Aaww'eweVa fa giorno re v.avet ^iiépx^ Maddaleni MayJa^vjvìi ; a «e vràsta dalla febbre re. «ttò r/jy /3/)à(TTav, «e sjJeVa stasera re. TauTv;[v] T-^[v][l](77r£/oav, ove f?e è proclitico; mi ivre che tu non vegga re. 'jv. [>-h 'fi\>p'oz, mi trésese che tu non corra re. va [ih rpé^:n?', cfr. i num. 18 e 24 in n.; roch. e rfr. kliamiddó.

36. rfr. zénnulo puzzolento *ò?«ivvj>oc less.

37. endf. raghègo io pago re. jooyeuw; roch. Iiharap'ia allegrezza *xa- /joTTt'a less.

39. rfr. A'jerròkho, Ajelléo, n. fond. (S. Rocco, S. Leone).

10 Morosi,

acqua santa aytov vsp'óv, invece del mgr. e re. ayiaTj/.a (otr. ajóm- ma). 40. u=o: kuéci acino re. •/.oy.yJ.ov, afudào ajuto pelop. pouOw (PoYiGfw), hlupànni 'pannilino' dimin. del re. /.[wjXÓTravov, tulu- pédda n. 22, luvt -r'tci 'guscio, baccello' re. XculEiov (ló^oi), kulu- vrizzo n. 17, kuriipi V.op-j-tov n. 4, simghizzo detergo re. Toouyy- (Tooyyi^w), rumbidi raonticello di forma conica *^ouJ^o'Aiov (efr. re. §ójàp3c"Xov, ant. §ój/,po;, rombo), muskàri vitello p-o'^X"» ^urtali re. p.o'jpTàpcov (mortarium); vurvupum'a n. 19, viirfuràda cali- gine *(iopPopàf^a less., doppio esempio; kàvuro granchio re. x.à[^o'j- pa? (-/càfAopo:), e finalmente vutumo frutex palustris (Po6tou,ov). w 0.41. o = f,o, che è la regola; p. e. foni voce owvr, , pimonia bica di grano Or,f7.covia -ovia, ^omz pane ócoi^.iov. 42. it = co con più fre- quenza che ne'dial. otrant. e nello zacon.; così alupùda volpe re. òiìXìXi'TZ'yJ (àlw-r,;), kufò sordo re. /.woó; kouoó; (/.coooc), mw- diàzzo dentibus stupeo aL;j.wS'.à^w (-lào)), piilào vendo -rrcoXéco, pulàìH puledro e puddàci uccello re. t^ouI- = xMlàoLov e 7rw).àx.iov, skuria ruggine e skuriàzzo irrugginisco re. g/.o-j:- (cr/.fopta), purrò mattino re. Troupv- (-pwivov), arrustia malattia e àrrusto malato àp^wTTiy. ecc. efr. n. 12; ajùlupo n. 3; -urne -usi = -(»[j.tv -w(7i, 1. e 3. pi. pres. cong., p. e. na liume, na liusi re. va luGcoaev, va >.'j(jo'jv, efr. n. 12; finale: kàtu giù. zaTw, ajp«m« su sTtàvco, apissu dietro ò-itìo, óssm stm ed ó^;:rit £';w n. 7, ó^te ouTw:; ma kàotte di dietro v.aTwOòv, ed apànotte, óssotte, ecc. 43. ^ = co solo in àtrepo {àìitrepo Otr. 162) àv^poi-o:. 44. An- che qui il solito espandimento in aguó uovo e asti orecchio, ditt. re. aòyóv e aÙTiov (=wov e où; ònóq). Dittonghi. 45. Iniziali dileguano, n. 162; mediani, suonano di regola come nel re. 46. Singole divergenze: i = xi in ciniirghio nuovo re. /.aivoupyior, efr. n. 31 ; - a = si in zalistiri naspo *è^si'Xr/.T-npiov , efr. il cipr. à.7ztCkv/Tzov pel re. TuT^'.yàSiov ; - u = z'. in aposurónno faccio sco- lare i panni bagnati [nv.oioi exsicco) e in lutrujla la Messa (efr. ^.ouTop'/viy. Cypr. 333) >.£'.Toupyi7., allato a Litrivio n. fond., efr.

40. roch. kurraftó = bov. karrastó n. 37 (efr. M = a, n. 17); cndf. dumd- da - b. ddom- settimana i^Jo/:/-, efr. num. 32 n.

42. chor. di roch. arrostia e arrosto'^ roch, óto.

43. cndf. otesi oùtwo-i'.

46. roch. e gali, silistiri'^ chor. di roch. lutri'jia (efr. lutrikia e lu- tria Otr. 160).

Dial. romaico di Bova. Consonanti: >«. 11

n. 22 e 35;- e infine: e-oi al n. 13; u = qi innanzi a labiale in cumùme dormo x.ot[Aào[Aa'., cfr. n. 22.

Consonanti.

K, 47. Intatto, con suono gutturale, innanzi ad a, o (w), ou: kàstano castagna xàcTavov, liònida lendine re. x.óvi(^a. allato a xovió; (/.óvi;), kòlo y-oìko;, hiinduro n. 10; lekóti n. 14, plàka pietra grossa e piatta -kIólkcc, pléko -urne -itsi intreccio ecc. 7w>.£/.w ecc., Uko lupo lù-Ao;. 48. Unico es. di kJi=y.: akharia son- nolenza, se è *[à]xapta less. 49. Intatto, innanzi a >. e a p : klànno rompo (xAàco), kladi ramo xXaSiov, klicti chiave ySkzi^iov, kléo piango vSkcdoì, klópo torco x'XwSw, klupànni n. 40; trakló n, 30, éklasa ruppi hXy.oy., éklo piangevo {z'/Skvm^) , ecc. ; kràzzo chia- mo xpà'Coj, kripàri orzo xptG-, kremastó appeso y.^ty.-, krommidi cipolla /-po[x[x6Siov (-/.pó[i,t;i.uov), krunno suono xpouw; ékrazza chia- mai sxpa^a, makrio lungo [xa/cpó;, ecc. 50. Solo in gliidio n. 12, onde gludiàzzo, e in agrùstaddo n. 4, è gl = ySk. Qui è dunque eccezione ciò che è regola nel re. 51. Ma qui pure abbiam sempre ng = y/, come è nel re. , benché nella scrittura non vi appaja (cfr. n. 82 e 102). Cosi : angalia abbraccio re. àyxaliK, dangànno mordo re. ^ayxàvw (Sà/cvoi) , àngremma n. 6, ecc. ; e analogamente: en gaio è buono re. slv'xaVJv, me tin gefalih gàtu colla testa giù re. jxè ttiv -/cs^aV/iv xàrco, p?en gàljo 'più meglio' 7:'Xi[o]v yJjXk<m, 's Un Olisti alla Fontana (ySkziG'z-'(\, or- mai ridotto nel bov. a nome proprio). Ancora e g-/^ innanzi a (i vocalizzato: guàddo traggo fuori hyJ^cùCk(ù, guénno esco èx^ai- vw, gualìzzo carreggio re, -/.[ouJI^aXL^oj. 52. S'ha inoltre vf?=*yS = ■/>§ (Otr. 104): vdérro scortico re. ySépvco (s-/,S£po:)); cfr. n. 74. 53. di'fo io mostro non dev'essere = *S£i/w = Ssixto (Ssavuiy-t) , ma bensì una riduzione di *difno (che è dell' otrantino) = Seó/vw (donde a Roch. dihJio io appajo), come vafo tingo, re. id., kléfo rubo, ^r//b nascondo, sono riduzioni di va fio, hlófto, krifto, ^y-izzo), xXé-TO), xpuTTTTO). Del •/- di x,T e /.o-, V. il n. 110. KE KI. 54. Il X di queste formole, qual pur sia la ragione etimo- logica dell'e 0 dell' z, si fa di regola e: citrino giallo xixptvoc, cicidi 'bacca, grano, spicchio' re. x-flx.iSiov, doppio es., civérti

48. cndf. aleJihà[n = ho\. [a]lehntt, ah]i('f)[jia-h. aJiàlìpia re, ÌììxO- (x/.uvBtx).

1 2 Morosi ,

n. 20, cinigào ib. , cilia ventre ico-Aia, cino èy-s'ivo;, cinòmio tra- vaso (x-o',vów), kucci '/.oxyJ.o'j, glicéno addolcisco e glielo dolce yXu/taivw ecc., f)eléci scure ttsT^sxiov, ?/ci lupi Xu/.oi, cefali --ai testa, ccW cera /.-/ipiov, còndri innesto xévTpcov, ce '/cai, cé'o brucio y.aiw, kalocàri estate re. x-aT^o/.aipwv, curiaci e cumùme n. 22 e 46. Cosi è spesso palatale il /., nelle stesse formole, fra i Zaconj, i Locrj, gli Ateniesi, i Beoti, i Cretesi e i Ciprj (Deffn. 266). 55. Fanno eccezione: filikin. S7,eprikéno amareggio *'À:pt/,aivo) = TCtx.p-, allato all'agg. pricio. E ne'seg, esempj, di formola àtona, il /,, susseguito da un / sottilissimo, è rimasto come a mezza via tra il suono guttur. e il palat. : kjeró tempo xaipó; (allato a kalocéri s. cit.) , kjiddio curvo, torto x.'j"XVj;; [fendìkji spiraglio nel tetto per dar passaggio al fumo o all'aria e alla luce = *fendiki = re. «psyytTvi;], e nella flessione: plékji e plèkjete tcIsz-sis ecc., stékji e stèkjete re. cTr/,£t; ecc., n'afikji e n'afikjete re. v'àcpix,-/]? ecc., emhìkjina ed eguikjina n. 283. Ancora avvertasi lo zz di ézzero = z\ì- jcaipo; n. 111. 56. Notevole prekópi, albicocco, cioè 'praecoquus' mgr. TCpar/cóx.xaov Diez less., ma non oserei affermare, senza ulte- riori argomenti di prova, che qui v' abbia un esempio per la nota equazione p = Au. 57. È raro il caso di g = -/.'..-: fagàcta bratto di terreno coltivato a lenticchie' quasi *cpax.-/iàSa, kugàci bitor- zoletto *x.ou/,/.'.à>','.ov (cfr. kucól n. 54, e Otr. 102). 68. Ma dopo nasale, come^ = ^, cosi^=c: ongla oncia mgr. e re. oòyyià (uneia), ungàri uncino (*òyx.iàp'.ov) , me Un gefalin gàtu n. 51, ecc. 69. Da se procedesi poi a s: sépi copertura c/.s-jtyi col verbo se- pazzo, as'idi otre àc/iSiov (à(7/-ó;), vosào pascolo "poa/cjàco (pócy.w) e paravosia i^aisinra., parasogui n. 32; iso ombra re. 'ìg-zm^ [GyJ.v.), damàsino prugna SafxaTy.Yivóv, kósino crivello /.óocivov (v. Otr. 103, 8).

X. 60. È kli, vera aspirata gutturale, innanzi ad a,o(co),ou*: kjiàmme a terra x.a[xa{, Kliàraka Burrone n. fond. (/àpoc^), kUarti carta /apTiov, kUòra paese x.^?°'-» kliórto erba /ópxo;,

55. Per il bovese perciMa persico , che appare di base italiana : e n d f. e gali, percucia. Ancora cndf. embicina, eguicina;- roch. filicia h. -iki.

57. g = c iniz.: cndf. guvérti-h.civ-.

60 *. Il gh de' Saggi bovesi pubblicati dal Witte e dal Comparetti non è altro che uno spediente usato da' nativi per esprimere la forte aspirazione del X.

Dial. romaico di Bova. Consonanti: 7. 13

khùma e kjiùnno n. 12; kìialào 'rovino, guasto' yoi.\v.bì^ kjio- ràfi podere Esich. e re. ywpàrpiov, kliorùo contengo ycopsw; là- kliano cavolo }^àj(^avov, tréhlio corro Tpé^co, rùkjio roba re. §02- /ov, ecc. 61. Un solo es. di f=/: foréguo danzo -/copsów; cfr. Cypr. 265: y'Xri^còvt = yXT,j(^- pXin/ojv class. 62. Intatto è ancora dinanzi a ). e a p: kìilio 'caldo, tiepido' /lió; (^■^ly.^óz) col verbo kliliéno, eklirìzzo /.pfi^w, klirisàfi /.puc-, Kliriatò, kJiróno anno ypóv-, klirondò grosso /ovSpó?. 63-4. Ma è k dopo e: askàdi fico secco l(7/àS-, Paskaìda Pasqua re. naajr-, 'paskàli ascella l/.x(jyjù.ri, muskàri [J-oa/-; e dopo p: érkome zoyoy.xi. Del / di y^O, V. il n. 110. XE XI. 65 (cfr. n. 54). Innanzi a' suoni i ed e, il /^ si riduce a Jl: liinno p^^w, Kira vedova jj\^cf., Mio lab- bro jtù.0^, Jiiro peggio /eTpov, Rézzo x,s^w, liéri mano /Jpwv (/sip), paKéno ingrasso Tra/aivco;- oppure a 7i/ (quasi Jis): lijóni neve y^tóvwv, vrahjóni braccio [ipay^tóv-, nei quali è veramente un j etimologico; alijéddi anguilla re. àyiX'.ov [z^yzlu;), Jijéri^yi^'.ov (come hih^i testé addotto) col valore del re. yz^oulio^ manico, aJijcndra vipera maced. ò/svSpa = èy jSviov- (à'yiSva) ; e sempre cosi in sili, atona, preceda 0 segua l'accento: lijimòna inverno re. yzilLOìvxc, Tijer ameno allegro ycctp-, Jij erette io saluto x,y-i.p-, alite- ranno n. 15, àlijero n. 24, iréJiji e tréJijete Tpé^^ei; -sts, éJijia versai tyyoT., ecc.;- cfr. s = y ne' dial. otr. 105, ne' dial. zacon. e ciprio, di Amorgo, Calimno ed Astipalea, ib. e Defi'n. 247. 66. Un solo es. di p-y^ in mupiàzzo ammuffisco e mùpiamma n. verb., re. iJ.ou'yy,iaI,oì ecc., rimpetto a mùkJia muffa re. [j.r/jyl'x. 6.7. Si arriva poi normalmente a si-ayi (cfr. n. 59): sizzo spacco

61. rfr. e cndf. fardo -hov. kliordo; cndf. na /lappò che io mi riscaldi = b. na klilajìpó i-c. va ^)itizv9w; cndf. e rfr. Rofùdi n. loc. (e Rifùdi trovo in una buona carta corografica della provincia, di vent'anni or sono) = b. Roklnidi.- E di certo anche Rondo furi n. loc. altro non dev'essere che ♦Kgv-o^oj/diov 'quel [villaggio] che è vicino a Bova', che ancora è detta Klìóra città'. Formazione analoga, e ancora con f-x,^ Kataforio-S. Agata (S. Agata in Kataforlo), fra Gallina e Cardeto, più in giù di Cardato, che chiamavasi kliorlo (villaggio) nel greco di quei luoghi (laddove Gallina era la hlìóra).

65. gali, lljéri pi. Ujéria mano -ì;joniizi, allato a hjóni, = hov. lijoìiiiSi. tréi = b. tréhji.

' Kovroxwpi chiamano oggi in fatti un villaggio a cinque minuti da 'Vipv., capoì (leir isola di Thera (Bursian, Geographie von Griechenland, II 528).

14 Morosi,

«T/^(^w, sinl 'giunco, corda di giunco' cyotvi'ov, sinùri lentisco a;^i- vàptov, àsimo brutto a'j/np; (7.G/ri;xwv), ecc. 68. Ma -rh- = -^y-: arkidi òp^^iStov (opx.i;) , come al n. 64 ; e nell' aìijerónno testé allegato (n. 65; àoy-) deve il p esser caduto prima che potesse influire sull'aspirata.

r. 69. Intatto, con suono gutturale, innanzi ad a, o {o>), ou: gàia latte yàla , gónato ginocchio re yóva.Tov, gùlo gengiva re. youXov; rigào ho freddo ^^y^w, agcqn e agapla amore -ri, tigcmi padella Tviyàv-, zigó giogo (gen. izp'M) ì^uyó;, trigoni tor- tora Tp'jywv-, (5/7(5 io èycó; prtp^o ghiaccio r;àyo?, Ugo poco òliyo;, riga re re. ^-hya;, ^r/'f/o vendemmia Tpuyo; (Tp6y/i), na /"/r/o ch'io fugga re. va ^jyco, an'igo apro àvoiyco, maga grande yiya:, ?(5^o parola Vjyo; , trògo e trógusi mangio ecc. Towyoj ecc. ; éfaga mangiai re. è'^aya , pèlago allagamento Tuélocyo; , éfìga fuggii re. è'^uya, àlogo cavallo re. àXoyov. 70. /i = y è in kumha tasca *you[y.7ra = ragr. e re. 7:o6yya, kungulizzo n. 17, splkoma spago, legacciolo {sfigoma Otr. 167) G(piy[o]|/.a , fiikoma nero fumo (efr. re. cpouyó; lumiera); 71. kJi = Y in kJiorr'rzzo compro àyopà'Cw; e in astralàklio rotella del ginocchio àcrTpàyaTi-o?; e ancora efr. il n. 84 n.; 72. f^y in zaforéguo confesso, da zakhor- r= tlcc- yopsuw. 73. Intatto, innanzi a "X e a p: glòssa lingua ylóìGccc, glicàno yXoxatvoj, aor. egl'icana ; grafo scrivo ypà^poi, impf. àgra- fa; gróppo pugno ypóvOo;; ecc. 74. Assimilato a S in amld- dalo mandorla àp.uySaXov, Maddalini My.ySaVriVYi ; e all'incontro: vdérro n. 52, efr. n. 75. 75. Manca il y, fra vocali: in pào [OJTràyto io vado, [na] fào ch'io mangi [va] «pàyco, come in tut^e le altre voci del rispettivo loro tempo;- dinanzi a 1: in ligu- r'iii *yX'j/.up^fCtov = -'jp^'.^ov, dove però non è improbabile un'in- fluenza dell' ital. Uigorizia, regolizia', e in azzilistrào re. ^ey- ■XuGTpàw sdrucciolo. Per la base y;/., siamo poi alla precisa ana- logia dell' uy. (vm), che fu considerato al n. 28, dove è anche da ricordare il n. 52; quindi: dràma covone (f^pày(j,a), pràma

70. cndf. koràzzo - b. khor-'- pendékome mi pento (allato a delégome mi raccolgo, kurégome mi toso, ecc.), dove il g di -èguome si dissimila cosi dalla media della sili, precedente;- krambi suocera = b. grambi yy.upp-rì\ ahro- nlzzó riconosco =: b. annor. *-//3wviToj = '/vw^o-.

71. gali. Menato - b. gón-.

Dial. romaico di Bova. Consonanti: y. 15

cosa Tpàyij-a, spàma uccisione crcpàyfxa, apovràma *apovràgma, da apovraìnizzo Ti. 32, rèma n. lì;- strammcCda lampo ^àaTfoty^w.-, animméno aperto ^àvoiyyivo;, delemméno raccolto *^ia>£y[jivo;, ecc., rimmata 'getti, polloni' re. p-yp--, rémma rutto (è':£'jy;j,a), prósfamma 'comando, commissione' 77pó<7Tay[xy.. Cfr. TTpàp-y-KToc di Sira, e lo zac. ^óaaàp'//.:z = ^suyjx- Deflfn. 252; e fors'anco an- norizzo yvwpiì^oi. TE ri ecc. (cfr. n. 54). 76. Il y ha in queste formole lo stesso suono che ha in Grecia, c'ìo'q j: jicli (cfr. ijia in questo stesso num.) caprio [alJyLSiov, jinéka donna yuvaixa, jinnó -f^iJ^yó:;, Jitonia vicinato ysiTovia, ji terra yvi, jénome 'di- vento, nasco' *yÉvo7.7.i = re. yiv-, jélo riso ysXoi;, 'jèro vecchio yipo; (yfpoiv), jéno io risano uytaivw, ijia (pron. ijghjia, e simil- mente: jghjidi-'jidi qui sopra addotto) salate uytsix, flojizzo abbrucio le stoppie ne' campi dopo il raccolto cp^oyCCco; plaji {plàjghji) campagna in declivio ->.àyi[ov] 'fianco', e similmente Riji Reggio 'PYiyi[ov], katòji e anóji pianterreno e piano supe- riore della casa -/.y.Tcóy- e àvwy£i[ov], Ehristójenna Natività di Cristo Xpic7T0'jy£vva, ecc. Innanzi alle combinazioni dtone -ia -te -io -iu, come in. J alò lido [y.ijyuxló; , ajo santo àyio; e ajen- neró n. 39, 2^^('ja pi. di p?«J^ s. cit., l'jo uy^o; (Oys-.-n:), <^JcìJ?ia risanai uy.y.va, fójm parole re. lóyia, è lo J alquanto più sottile, quasi ;, ma non senza qualche lieve strascico di suono guttu- rale.- Il ci di ortici, quaglia, risponde al /.i di òp-ru/cov che è pur del re. allato ad òpT^y-, 77. Ove poi preceda nasale, anche tra voce e voce, suona gutturale pure il y delle formole consi- derate nel precedente numero; quindi: nghizzo tocco syy^'Cw, singheni cognato cr'jyysvr.;, spingili stringhi 'roiyysi;; 's ton ghiaia al lido; ecc. 78. Così anche dopo p, in arghia festa àpyia; ma cinùrio nuovo re. /.aivojpio; >ta.ivo'jpyio;. V. ancora il num. 76 in n.

T. 79. Di regola intatto, iniziale e anche mediano tra vocali : tafl tomba *Ta(pLov, tamissi caglio *Ta[7.i'7'.ov, tinàsso scuoto t:- vxGóco, tèssera 'zìggv.^x, tosso tanto tÓ'to:, tulupédda n. 22, tùto

76. cndf. platéUise tu parli *nly.[/.i]ré-y-ei? (-euet;) less., tróUise tu mangi T/joV/etj, rimpetto a. piate go e trago, ecc. \ roch. meVia = b. Jm-; e sempre ./ schietto negli altri es. del n. 72: plc'ija, ecc., come in vjénno re. /Syatvw -^ b. guénno (imperf. cfghcnna; cfr. n. 76-7); cbor. di rocb. vjinnó yu/xvój.

10 Morosi,

questo toOto; (~o"ji:o;), doppio es. ; metapàle n. 18, katurizzo •/.otTouprCw, pomata 'opere' uomini che lavorano a giornata nei campi OI(;.aTa, piati pi. piate spalla -e ■:TAàT-/i -ai, màti grem- biale (a Roch. gonna) Iu-òìtiov, hàiu x-àra), triti martedì re. t^ityi, pàti dille re. [sìJtvs tyì;, potè allora ttóte; ecc. 80. Aspirato, come nel re, in mepàvri dopodimani (ty.eTauptov) ; e ancora in mepému, mepésu ecc. 'con me, con te' *i7.£toci-[xou ecc. 291, e vur- vitpunia *(^ok'^ixivix n. 19. 81. Iniziale ridotto a media, per dis- similazione: detràdi mevcoledì re. TSTpàSvi ; - fra vocali: skadà sterco GxaTa, zemadàri bugiardo re. ^z[ua]ixxi:ÓL^'n;, foràda giu- menta re. oo^T-TOL, spidi casa re. [óJttcitiov. 82. Sempre è poi, come nel re, nd-^-^ (cfr. n. 51 e 102): cendào io stimolo xsv- Taco, andi subbio àvTtov, pendmta cinquanta TCsw/i[x.o]vTa (dove si dissimila col mantenersi uno dei t), apandénno io incontro àTiavTaLvw (-àoi), kondó vicino /.ovtó^, panda sempre re. 7:àvT0- T£?, A'Jo Lavréndi n. loc. S. Lorenzo "Ayio; Laupivrio;, dòridi dente [òjSóvxiov, -ónc?« = re. -'>vTa[?] desin. del pcp. pres. ed aor. (p. e. Mónda >'-'XaL0VTa[?], zitionda 'CriT-h'70VTa[;]), -owc^e = -ovrat -ont/o = -ovTo alla 3, pi. del pres. e dell' imperf. medio-pass. ; - -?i(Zr- = -vrp- : andrépome mi vergogno èvTpsTuofAai , céndri inne- sto *)'ivTptov, ecc. 83. Ma dopo p qui è sempre intatto: kJiarti y^cc^zio^, marti re. ij.ao-io; (martius), kJiórto yó^'^o;, kliortazzo sazio ppraCco (otr. kor dònno ecc., 105). Cfr. il n. 100 e il 110. 0. 84. Iniziale, è di regola p: pàlassa mare 9àV, pio zio Qswc, jf)^^o voglio 0£Xco, j^(?ro messe 6£po; col verbo perizio, ecc. ; e così mediano fra vocali: kripàri orzo x.p'.9àpLov, spapi asta di ferro c-aOiov, kapiinno siedo x-aOr(w, epélia volli -/ìGiV^aa, mapénno re. (j-aGaivo), pepéno muojo re, àTuaiOaivco, paraj)òli T^apaOupwv, ?2a s^fl^J^ó che io stia re. va GTaOo"), kaparizzo purifico xaGapiì^w; tìjpt^- pana aor. di pepéno, -{pina -ipi ecc. = --/lO-ziv -viO-fì? ecc. desin. aor. pass., népo vóGco, klòpo vSkà^iù, ecc. 85. (f = 9 in afudào ajuto [ioT,0£oj (/Zftó Otr. 107), dikJiatéra figliuola OuyaTspa (cfr. n. 71 e 121); dove sorge il quesito se si tratti di aspirazione tras- posta 0 non piuttosto di una dissimilazione di figure anteriori con duplice aspirata. E queste figure appunto si ritrovano in

80. cndf. leklidpi ::ih. lekàti\ gali, sipóvlipi scalzi é^uizólvroi. SI. cndf. delónno avvolgo (bov. tilizzo tu^-), allato a teligo. 84. roch. pigatéra, intatto; vfv. pikhatéra, gali, afupdo.

Dial. romaico di Bova. Consonanti: ^. 17

varietà circonvicine (v. la nota). 86. Nessun es. di t-S- fra vocali (cfr. n. 92), tranne il riflesso di fiuOàco sommergo, dove è T pur nel re. p-ouràco -io), allato a [Ìu9- [iouOrCoj. 87. kJi=Q iniz. (cfr. n. 92): kJiarró impf. ekliàrro confido 0ap^:w, kìiorò impf. ikliorra veggo Oojpw (Oswpéw): vicenda quasi normale a Cipro, che ci dà, oltre yap^M e /.woóo, come a Bova, /avaTÓvoi uccido Oav-, yó.ly.GGx, /à9Pco = 9à-Tw, yzloì^dilcù ecc. (Cypr. 418 seg.). 88. /*=9: /??i^/ femmina 0r,l'jx--/i, miizzolifia pietruzze tonde e piatte *{y.o'jT'CoXi0ia, allato a muzzolòpia;- cfr. jP/t;a e fikàri di alcuni dial. romaici = GviSat e 9'/iz.àpiov Deffn. 254; e a Zante 90- piSa = 0up- (Cypr. 289). 89. È sempre t lo 3- che sussegue a /^ o 9: e5^(^ jeri /9é?, os^r(5 nemico £x,^pó;, stùiìio faccio cuocere *£99-nvoj (cfr. l'ant. £99ów; il re. i|>-nva), all'incontro, si rappicca all'ant. %o), artàrmi n. Ili, sif/ra pidocchio (99£ip), ekóstina mi tagliai, ekristina mi nascosi, è>cÓ99r,v, £>',pÓ99£v, ecc. 90. Così è st = G^: evràstina mi bollii £Ppà'79r,v, es/s^e si spaccò £<^/J- (79-/1, ecc.; ^5fe essere re. £lG0a.i, 'este = -iGQi nella 2. plur. pres. ed impf. indie, med.-pass. (p. e. andrépeste vi vergognate èvrpi- TO(J0£); -ómesta = -'j[>.z[g]^x nella 1. pi. pres. od impf. ind. med.- pass. (p. e. andrepómesta ci vergognamo £VTp£-óp.£9a). 91. E ugualmente rt = ^B- (a3-): vvdàrtina mi scorticai *£><,§àp9r,v (£;£- Sàpr.v), ^s/r^i si tirò £a6p9r;, espirti si seminò, si sparse ì<jrdo^-i\, ejérti si levò 'hyi^Brr, orto dritto òp9ó;; zrta, nà'rto venni ecc. re. Yil9a, vicenda non ignota al di dell' Jonio. 92. Rimane lo 9 di 9p precedendogli vocale: mizhpra ricotta re. ujSCiO^y., skiipra ortica *àT!lix,vi9pa ; ma all'incontro: dastilistra ditale Sa.x.Ti»AY,9pa, in causa del s intruso; àtrepo ('antr.) uomo àv.S-pw- 7:0;; ostro n. 88. 93. /j/j = v5, dove è da ricordare il normale dileguo del v di v5 fra il volgo di Grecia (Deffn. 276): -àppina -àppi ecc. = -àv9r,v -x^H; ecc. nell'aor. pass, de' liquidi in -yivw

86. cndf. Mamme = ho\. pclmìne 'forse' *Bó.v,y.u.r,)t less.; e anche tra vo- cali: estàliina stetti eVtkQviv (ma efilistina èyt^-^9>7v, ecc., cfr. n. 89), apéliena^ aor. di [a]pepéno s. cit. (cfr. cipr. op'Jiyx. pò.ypc - opihy. ]3a0o; Muli. 89; \>iyy = (izeGów Cypr. 440).

88. cndf. forò, iforra; ma rfr. e chor. di rocb. intatto : /joj'o, iporra;- rfr. akàffi r: b. ahàppi n. 92 (cfr. Tzx'friux - ixàtì- Cypr. 3G).

92-93. rfr. àprepo;- roch. appliio fiorisco, aov. oppia, x-^OiC/ù ecc. ;- chor. di roch. akàtti (*akiint-).

Archivio t'iottol. ital.. IV. "Z

18 Morosi,

{zikliràpjìina mi raffreddai, epermàppina mi riscaldai, è'|u/pàv- ©r.v, èOcp[7.àvOr,v , ecc., na zikhrappó, na permappò, va ^u-j^^ca- 0ó), ecc.); allappi spino re. àyx.àO- à-/,à9cov (ày.àv6tov), mippa menta (aivOx) e kalàmippa '/.y,l7.'j.i^id-/], popperò suocero re. tcsO- (-sv- Ospó;), grópjìo pugno re. ypóOo; (ypóvOo?) e groppi a quanto sta in un pugno re. ypo9Là (efr. à09ó; e àOGi'Cw = àvOo; -i^o), ttóQOsv = -ó02v, Cypr. 370). In kùnduro VjvOoupo; x.oO- (n. 10), all'in- contro, dove il nesso non è antico, ma è conseguito per epen- tesi di n, siamo all'analogia dei n. 88-90, combinata col n. 81; dove si può confrontare órminga tenia *ilaiy/a = s'Xpv9a (n. 86), ant. D.y-ivQ. E rimarrebbe di chiarire il doppio t di putte donde tA^z-ì, ettùtte di costà aJTo^iOiv, ecitte di è/.ìlGev, óssotte sawOòv, òzzotte £;w9£v, apànotte è-ivwOsv, kàotte x.àTojQcv. In apòtte di qua *à--wS[ó]-9£v, avrebbe il doppio t una ragione etimologica; e surto cosi organicamente in alcuni di tali avverbj, potrebbe essersi poi esteso, per analogia, ai residui.

A. 94. Di regola è spirante (cf), e iniziale e mediano tra vo- cali, con un suono che molto si avvicina a y, e con v talvolta si scambia ne' circonvicini dial. greci. Citerò dànima prestito ^àv£L(7|jLa, dàstilo dito Sà/.T'jXo;, dizza sete Si^j^a, dénno lego Sivw {(ìioì), déndro quercia ^i-^^^o^ 'albero',' dònno do *Scóv(o (SiSwy.t); dòdeka Scó§-; kladi ramo y,\y.^io^, pedi fanciullo 7:xiSiov; damala ^xijAl-fi, dermòni crivello di cuojo Sspu-óvwv; pòdi piede tcóScov, vùdi e rudi n. 10; ecc. 95. Qui resiste, ed è pure allo stato di d, il S di 5i7.-: diavàzzo inghiotto *S:arix(oi less., diavén- no passo S'.a[iatvw, dianistra *^ixw.jP^y. less. (efr. adidzzo tardo àSstaCw, mudiàzzo n. 42, pòdia, vùdia riidia); unica eccezione: Ja (jati) Sta (SiaTi), 96. cfr=Sp; dràma xì.11, dràka pugillum (r^pà^ Spa/.ó;), idroto sudore re. tSpwTa? (ma trapani SpsTràv.ov). 97. E z = ì in ziìina face *Saivr, (Sai;; efr. il cipr. à^tva scin- tilla, e il n. 175), e anche in daulizi tizzone *^ooAiìiov, re. Sa-j- >.iov. 98. In méddipa vespa è m- = t7- = S, v. il n. 94 in nota e il n. 123. [99. zofrdta = *axuox^x n. 17]. 100. Ma è la esplo- siva sonora {d), quando sussegua ad altra consonante: avdédda

94. cndf. e gali, vispa -\>o^. dizza, véddipa vespa oéXktOa. {Sélhc-^ in luogo del re o-«p>j/a), véndro = h. déndro.

986. chor. di roch. sprikhdla freddo = bov. zihlirdda re. ^ny^piSx.

Dial. romaico di Bova. Consonanti: jt. 19

sanguisuga flSfXXa, dclomàcti éSf^oj/.à^iov, raddì ^apSiov; vdérro yMzvo) (r/.5ipw); prandéguome mi marito u-ocvSpsOoj^.ai, spondili verticillo aizov^'Aiov, khrondó ^ovSpó?, andrà marito re. àvSpac, aUjéndra n. 65; kardìa cuore, kardl cardo spinoso (carduus), porfiaWo (cfr. TvopSzXio;, -fsSw). 101. Espunto in ;:ar/o *ezzadrfó è^àSsl'po:; cfr. «rm elee, se è da ^àSp'jta (^oO;), e r=-3 in arasti allato ad agràsti fuso 7.-:à/.Tiov,

n. 102. Sempre intatto, iniziale e tra vocali: panda re. T^àv- TOTs:, 23n^<^ fame ttsTvz, pètalo ferro da cavallo -é-a.lov, póno dolore -óvo:, j9m dove [ò]-o~J; metapàle n. 18, ttpote niente re. Ti-oTs, ecc. Ma è sempre b dopo nasale, come nel romaico volgare (cfr. n. 51 e 81): amhéli vite 7m~ì1io-j e Apàmbelo n. fond. 'Sopra-vigna' *£-àvw-x;x-slov, amhònno urto e simbònno attizzo *òa-óvoì e 'T'jy.-óvoi less. , lambì traluce Xày.-s'. , kàmba bruco y.ày,-ri e arìkambo zecca che infesta i capretti *ào';['p',]- x,afA-o;, ambra avanti £p.-pó; (è'aTìpo'^Osv) ; quindi anche: (iem &<;a non vai re. ììh Tràysic, kalóm bòdi 'buon piede!' cioè 'il ben venuto!' re. /.'/Aòv -óSiov, sàm bu allorché re. tìv -o-j, ecc. 103. a7i = 7.-[o] si riscontra qui solamente nella unione eoU'ar- tie. : an dal, an di dalla, an de mmeri'e dalle parti, ecc. = *:'.-'zòv, *a-'TYiv ecc.; e sempre quando si vuol indicare pro- venienza da checchessia. Lo oida 'questi' (Comp. e. xxxv: mbà- tula 7nu kànni nda displégi, invano mi fai questi dispregi) non è per aura, ma è un accorciamento di tùnda re. tojvxtx , che si fa nella pronunzia per ridurre il verso a misura. E tra an ed '/--[o] dovremo certamente porre *amp, per un'inserzione analoga a quella che lo zaconio ci p. e. in sàmda - nvAiJ.r.- Tpov Gx.à'irTp- (j/,YÌ-Tp-, 0 in (7/,i;7.tco = (t-z-itctoì Defifn. 247; e il cipr. in avSa, come già a' tempi di Esichio, = *àafiSa = xj-a. Dunque ài7-'TÒecc., onde si viene lucidamente ad am-tó an-tó an-dó (n. 81). Altri documenti per l'inserzione della nasale mi sono: amblìci capanna, ricovero in campagna = avh'ci *yJAv/j.o^ e zim- bili sacco VCs-D.'.ov less. Inoltre: ansénno cresco, di Martano (Otr. Ili), che mi pare àacp^aivw = a'xxivo). 104. Di -- è da ve- dere il n. 110, ma qui da addurre il caso di assimilazione che è in petto cado {-ìt.xoì) re. tts^tco; cfr. n. 25. 105. nn-r,^ in

105. roch. e rfr. kavnó ecc.; cfr. ivi pure: amivdala^ vdomàdi, ravdi., nura. 74 e 120.

20 Morosi ,

kannò fumo -/.aTivó;, kannia fuliggine, kannizzo io fumo; e in azzuìinào risveglio è^uTuvéw; ma intatto, dopo l'accento, in iplo sonno ij-vov. 106. pl = -l in plàka tavola di pietra 7:là/ia, dipló doppio SittXó;, àplito non lavato *c/.-!zluxo;, laddove il re. bl. 107. Ma flùppo pioppo, per il -Iojtìttìo? delle pergam. italo-ellen. del sec. XI = mlat. plupus = pdpulus.

4\ 108. Iniziale, e tra vocali, intatto: fàdi tessuto [u]oàSiov, filo amico <^ilo;, fénome appajo cpaCvo[j.at, féno tesso [ùjpatvw, fèrro porto con me cpépvco (-pipw); fitéguo ^utsOw, foléa nido <pw- \iy., foràda cavalla re. (popàra, foriònno carico oopTÓvoi (-ów); efànina apparvi è'pàvriv, hufò sordo x-cocpó; col verbo kuféno as- sordo; ^/a^a scpaya (-ov), stérifo sterile GTÉpicpo;, sinnofo n. 32. 109. k}i = o, in astàlakUo grillo /.[o'jJrà'Xa'py.; di Suida, re. -y/px; ; cfr. Pps/o; = pps(po; Cypr. 260, 110. Costante è st, con 5 Inter- dentale, per ogni cpr di fase anteriore.- I. s^=ant. 9O: stira, stimio, ekóstina, Christina, cpQeip ecc. n. 88;- IL s^ = ant. uO oT (re. cpx): stiàzzo appronto *e'jO£ià^oj, re. 9Ttà(^to; ekàstma mi

107. rfr. glùppo.

108. rfr. rasji^i = bov. /as. fagiuolo l'C. fx/ioiiltov.

109. roch. e rfr. iarokliàjena=:h. tirof- num.23n.; cndf. klékho = h.kléfo rubo *>'j£'j)w = y.),£7rTw.

110. roch. e gali, sempre ft- per lo st bovese di questo numero; quindi: ftira, ftinno, ekóftina; ftidslo, eknftina, ecc.;- dfto^ aftì, deftéra\- ftéra, fterò, f tèrra', eftd, vaftisio, leftó; dfto, rdfto, shdfto, strdfti, rifto, kófto, impf. «/"fa, èra fta, ecc.;- efté, fténi, aftipdo, ale f tdo, ecc ; ddftilo, frdfti, agràfti, nifta, pléfta, aléftora.- Due sole eccezioni: plékhpra ^nls-^Opx = ho\. plésta, attdlakìio - h. astdl- n. 110; la prima delle quali si risolve nella mancata alterazione di ''<-'^{'/^) in cot, e la seconda in un caso di assi- milazione totale regressiva. Cfr. rfr.

amend. ha fp-: fpira, fpinno, fpidiéo',- dfpo, afpi, defpéra;- fpéra, efpd, rdfpo, kófpo, ecc.;- efpé, màfjjra, aléfpora, ecc.

rfr. ha fsp-: fspira\- afspi\- fspérra, fspokhó povero tttw^ó?, efspd, éhofspa, ecc. Ma: oklipó, plétta.

eh or. di roch. ha fst-: f stira, fstinno;- dfsto, def stara;- fstéra, rdfsto;- efsié, mdfstra, nifsta, ecc.

cndf. h'à pt-: ptira, ptinno;- àjjto, apti, deptéra\- Jìtérra, ejìtd, leptó;- epté, pténi; aleptdo, sfiptó stretto o-ytxrós (irijity/TÓg); e pur J5^ in sili, àtona : Ppidzzo; pparó, dpjio, rdjìpo, irapf, dppa, èrajìpa, ecc.; appipdo , doppilo, agrdppi, alépjwra. Del rimanente, tt in attdlakho, nattó acceso àv«7r-ó?, letto; e hKt- in akhti, okJitó, kóhìxio ed impf. ékokhta;- cfr. roch,; e bov. n. 104.

Dial. romaico di Bova: Consonanti: (5)t (/.t ecc.), ?. 21

bruciai, ekuréstina mi tosai = *èx.à'pO-/iv *è-/.oupsip9yiv = è/cauO-ziv èxo-j- p£u9riV, ecc.; àsto egli 'àcpxo? (aù-:ó?), as// n. 44, desterà ^zuzi- pa, ecc.;- III. 5^=ant. t.t (re. cpT): stima sputo 7T:T6(7(ji,a , stiàri pala TCTuàpLov, s^(^ra felce (^Tepi?), s^eró ala TjTepóv e astenga penna *7:T£0'JYa, sterra calcagno TTTspva; es^^ sette s-Ta, va- sti zzo battezzo pa-Ti"C(o, ^^stó sottile Xs-tó;; «s^o accendo à-Tw, iràsto cucisco ^à-Tto, skàsto zappo ay,óf.7:xo) , strcisti lampeggia à(7T^à-T2i, r/sto getto ^(tt-toj, /ìós^o taglio /.ó-tco, cogli impf. asta érasta éskasta astraste èrista ékosta, ecc. Ancora è ft nell'an- tiquato kléfta ladro re. xAlcpT-/i;;- IV. s^= ant. e re. x-S- (otr. 9t): està zyBig, ostro è^Qpó?, dianisira n. 94.- V. s^=ant. xx (re. jr, otr. (px): astàlakJio n. 109, s^^m pettine x.xivwv (yiizi;), astipào batto -/.XUTCÌ03, alestào abbajo 6).a/,x£w, ^^'s^/ boccale *(j/'j/>xwv ('|u/,- x'/ip), os^ó otto òx.xoj; mastra madia p-àx.xpy., dàstilo Sà/,xuXo;, pràstiko 'provato, eccellente' 77pa.x,xr/.ó?, fràsti siepe mgr. e re. ooà/{.x-/i;, agràsti àxpàxxLov n. 100, n/sto notte v6/.xa, plésta trec- cia *7i)^é/.xa (-T,), aléstora gallo (àXé/cxcop). - Cfr. Otr. 101: estóio arrivo (pOàvco, ed estiàzo ^eòOeiaCoi. 111. r^ (r gutturale) = ^x: artàrmi antiq. occhio ò(pOà>.[;.'.ov e apo-rtammizzo strego collo sguardo re. cpQapjji^w = òcpOa)^|xit[oi; fùria mano aperta e distesa con tutte le dita in atto di ricevere =:*fùfta = rc.(!^o'r/Ta. ^ou-z-xa, che Deffn. 289, mi par felicemente, riconduce a *~'jx.xr, 'pugno', dall'ant. tìO;. 112. 9V resiste in dàfìii lauro Sa/pvwv (cfr. n. 26). 113. z -zz- = ant. e re. ^ (otr. fs): zito legno ^uT^ov, ;2;^no stra- niero Qévo:, jS^Jio io cardo £aLvw, 2;(^ro so re. ^épco; ^aw«iio vo scardassando la lana *;avr((o, zarizzo gratto ^uo-fCto (;'j(o), zenia terra straniera ^svia, ;^er(5 duro ^spó;, bercio vomito è;£pà(o; ékrazza chiamai £x,p3c;a 'gridai', ànizza apersi *àvrji;a, izzera sapevo re. vi^supa, épezza giuocai è'-ai;a, dèlezza scelsi Si£>.£;a, étrezza corsi re. £xp£;a, cogli aor. cong. na kràzzo n' ani zzo ecc.; ^^^e sei s;, ó^^it £;co, ecc. ; 114. Di ozzia montagna, v. il less.

112. chor. di roch. ddmni = bov. dafni.

113. In tutti gli altri luoghi sempre s", che in sili, postonica è pronunciato assai forte, quasi doppio: silo, séno, séro; santino, sarizzo, serdo, e cosi: asunndo ècuttvéw, asilistrdo re. ì^ì^\\>(7t pót.M , seder [rfr. sarfó-h. zar fa £5àc)£>(j)og], aslnta sessanta è?vi[xo]vTa;- metdssi seta re. f^erà^tov, ékrassa^ dnissa, Spessa e na krdsso, n'anisso, na pésso; èsse, óshc 114. osia = b. ozzia.

'>2 Morosi,

115. z -::;^- = ant. e re, 4* (otr. fs): ziddo pulce ^uXko;, zéma ósuaiy.a, zófa Crepa tit ^j^-jcpzs, zah'di forbice '\iuli^iov, zikUalizzi pioviggina <\iiyy.\-, zikliràda freddo re. tj^uypó.Sa, zilò alto ù-J/'/ì- ló;, zomi pane (]/co[j-iov; <2Z^dri pesce ò'^àpiov, anizzio nipote àvs- ij^ió;; à;?^^ di (prepos.) *a^j; = àr.[ò] + [s];, dizza sete Si'|a;- azza accesi atl/K, évlezza guardai, custodii è^Xs^j/a, e ugualmente àhlazza piansi re. zyXx'Ìjy, (i'/.>.au(7a) , epìstezza re. è7T;tc>T£i|;a (-zj- ca) ; aor. cong. : tia àzzo, na vlézzo, na Mazzo, na pistéz- zo, ecc. Un esempio di zz = fc è finalmente ^^2;ero = otr. (^/c^ro vuoto £'j/-y.ipo,-. - Lo z^'li, e,, è proprio anche del dial. otrantino di Sternatia (Otr. 102108). 116. sp-=G'^-: spazzo uccido ccpà'Coi, spìngo stringo a'^l^-^oì, spistò ct^ìktó; (csiy/.T-) ; e anche spun- gJuzzo invece del solito romaico e otrantino <7pouyyi(^co [G-Koyy- e cr<poyy-). 117. Mi resta flastimào bestemmio pXa(7^r,[jico, ma qui ci confondiamo col continuatore neo-latino.

B. 118. Come nel re, non ha il suono esplosivo se non dopo nasale: limMzzome m'invoglio re. Xijj.t:. (cfr. \i[jJ^z'n.ù^Xi-j^')z'jbì)^ 'mhénno entro ììjfpc/À^bì, kómbo nodo /.ófj.po;;- dem bàddo Sèv ^cùCko), ecc.- 119-20. Del resto, pur qui di regola v = ^: vàddo pàD-w, velàtri pungolo pe'buoi "(islàrptov (pélo;), voréa tramon- tana Popéa?, villa n. 12; akrivégiio mi faccio scrupolo à/.p^ps'joj, paravosia n. 59, stravónno curvo crpapóvco, sàvano vestimento mortuario cà[iavov, kah'vi capanna -/.aluptov, provato pecora "pó- paTov;- pS: avdédda pSélXa (ma raddi bastone pocjiSiov col verbo raddizzo, e ddomadi £[^^o[j-àS-);- p^X [3p: si«v/i' spiedo re. coupXiov,

11.5. rocb, e rfr. sempre sp (da sf) = y>: spiddo, spéma, spófa; spalidi, spikJialuii, spila anima =: bov. ^{/ij y-u^'i, sprikìidda, spilo, spomi', aspàri, anispio; dispa, ds]oa, évlespa, éklaspa, epistespa.

cndf. sf=-^ iniz. in sili, tonica: sfiddo, sféma {spófa, per effetto di dis- similazione, in vece di sfófa). Ma quanto al riflesso di -^ iniz. in sili, atona e di ■]! interno così in atona come in tonica, lo scambio del y coli' aspirata dentale, sotto V influsso del <r precedente, è continuo, epperò una medesima persona oscilla nella stessa parola tra sf- e sp-: sfalldi, sfukìlràda, sfilò, sfila, sforni] asfàri, anisfio ; vis fa, àsfa, cvlesfa;- e spo?ni, aspdri, anispio^ égraspa £7|0ai^a, érispa, epistespa^ vispa.

Al bov. ézzero rispondono normalmente roch. e rfr. esperò, cndf. ésfero ed esperò; che vuol dire: fc f(; sfece.

116. cndf. sempre sf: s fingo, s funghisco, ecc.

120. chor. di roch. domddi; ma roch. vdom-; chor, di rf. shlzzo.

Dial. ioni, di Bova. Consonanti: v, 23

vràzzo pp3c!^oi, vri'zzo ingiurio opprCw, vréhi piove Ppix,£'., vron- dài tuona [3pov-:a;- cr^: svizzo spengo re. g^uvcj (Tpévvjy.'-), asvésti calce àafiiGTiov - pP: kdrvuno carbone /.àp^o'jvov; ecc. 121-2. Per (3 in 9, quasi nulla di ben certo: trifo, io pesto, riverrà a tri fio (cfr. rpi-TYi; ecc.) anziché a Tpi[3o), come /^iJ^^/b a kléfto ecc. n. 53. Ancora sono da considerare: aftiddo n. 85, vurfuràta less. ; e l'esempio sicuro, ma 'sui generis', à[fl=[i'k in flastimào n. 117. 123. E [3 in m non ho se non in mùnevro nervo di bue, che è il mgr. p.o'jvE'jpov (Du Gange) = [iouv-. 124-5. È ^ vocalizzato dopo gutturale in guàddo è/.pà'Xlco e in guénno è-/.[3aivw;- gualìzzo re. y.ou[3a>i^w (cfr. Otr. 102) ci avvia poi al dileguo che è in fleàri re. (plspàpr,? februarius.

TK (in + k) ecc. 126. Nei nessi yx- yy suol mantenersi la na- sale: angalìa ecc. n. 50; spunghizzo «^^poyy-, ecc.; plen gàdclio 'più meglio' (re. x/iov /.àDviov). 127. Ma yy. ^^ ^^- cihJiìéddi n. 65, raJiJiuddào russo *§sy/o'j>.àco (p^y/^w), pleliluru 'più peg- gio' ':T>>éov yelpov; cfr. re. cc/iliov, ^o/aXi"(oi. 128. Dileguo della nasale, oltreché in spistó re. gw-tó? (cr(piyx,Tj:), anche in r«A- katìzzo tossisco *ppoy/,aTrC&j; ed è all'incontro intrusa in angli- sta chiesa, pur dell' otrant., £x/.Xr,aiz, e forse in smingo mischio re. cjxiyoi e [7-iayw ('7'jy.[j.iyvvai). Non pongo fra questi dangànno mordo (otr. dakkànno), perchè, oltre al ritornare nel re. (f^ay- xàvoj) , è un esempio di lucida e antica ragion grammaticale (Sxyx.àvM : i'^a/iov : : }va[a.pàvco : eT^a^ov),

TS'. 129. Di regola intatto, e iniziale e tra vocali. Ma le com- binazioni nia nio niu, con Vi atono, danno qui pure na ecc. (cfr. n. 149); cosi: asprinàzzo imbianco *y.G-zvnyZoy, velàna plur. di velàni ghianda p7.Aàv',[ov], klupàna plur. di khtpànni panni- lino *y.[o}]'ko7:óf^f.o^, petakiina pi. di petakùni less.- Cfr. n. 134. 130. ^=v: lastarìda nottola vuxTepiSa, larànghi arancia re. vs- pàvTÌ^iov, limòmulo 22. 131. kl = y.'^: skWpra ortica (/.viSy,) re. àr'Gx.viSa, cfr. n. 173;- pl = -v: plemóni, pur del re,, polmone TTveua-; iplo 'jtcvov; cfr. otr. plónno dormo re. 6-vóvcrj, e nel dial.

121. cndf. foria = hov. voréa-^ gali, é faspa = ho-v. évazza 'i^u-hv..

122. cndf. vlastemmào.

123. cndf. kdnnamo = hov. kdnnavo canape (xavvxpo;). 131. rfr. ddfli zzhoY. dafni; e dafrl n. foad. Axyvj'ov.

:? l Morosi ,

zacon.: •j-3s = ù-vov, oltre yoiTrs = x.vT-£c, p7'ihgu = 7:'nyo), Iv.dj^ix^ (^y/pviSa. 132. rr = yj: harrastò polverio re. x.opv.axTÓ; (/toviopxó;), purrò mattino re. ro'jpvóv; pérro porto via, fèrro, serro tiro, vdérro scortico, spérro semino, = re. Tùaipvco, oìovo), gìovo), y^épvw, g-ìovcù; sterra -Tfpva, /%rro forno mgr. cpoDovo; col verbo affur- rizzo inforno e con zilófurra *;u)vóoo'jpva fascine da ardere nel forno. 133. Il v è in dileguo o assimilato in angremmizzo n. 34; cfr. nel volg. romaico /.psaó; -i^co Defin. 275. - E poi sempre dile- guato il V finale, come ne' volgari di dell' Jonio, nella declin. e nella conjug., solo riapparendo allora che la parola seguente incominci per vocale o per una esplosiva guttur. o lab., alla qual parzialmente si assimila: an éJii se hai àv z'/j.'-;, san irte quando venne aàv r.XOe; en eh gaio non è buono Ssv siv'xaVJv^ samì)óte quando mai aàv ttótò, ecc.- E vedi ancora il n. 160.

M. 134. Di regola, intatto. Da mj (-aia-) s' ebbe primamente n [nj) in *zofihàri *'|o9:atàp'.ov carogna, e poi ng\ zofingàri (cfr. it. vengo tengo, "venjo *tenjo). 135-6. Passato in altre labiali : p in paskdli ascella otr. vashàli [y.aa/àlr, ; cfr. r/n^xoy.ov = fj,2- Taupiov Cypr. 264; f{v) in fermi ka (dove avrà influito il f di 'formica' n. 24 e rispettiva nota; cfr. cipr. papvàpLsvo? = [Ji.apv- Mull, 90, ^zoaivri = y.zzG- Weigel, ^oi>ppo6Xaxa; = jj.op[jt.ó>- zaconio DefFn. 310).- Il v di kàvitro granchio, è pur nel re. /.àpoupa^s xàaopo;. 137. nn = ixv: stennàto n. 15, shanni axxijMrjv scamnum, Jiìinó yupór. 138. Dileguato in pésti giovedì rzzu.-Trr,- cfr. re. TTS'pTYi = TTijj.-TX, vj'p'/i = v'j;/.©-^, à'pà>,'.ov = òtx<pà>,- DefTn. 277; a' quali aggiungo xà-ia di Sira = yJy.ij-'.x.

2. 139. Iniziale, sempre intatto e sordo {g): saln] 'come, quando' [w]càv, siko cu/.ov, simero oggi (jriy.epov, séhli segale *Gfx[a]>.iov re. cs/.àV/i , serro oi^vcù ('^jpw), sòma corpo crwfxa, sùrvo sorba re. GoOp^ov, surào fischio G'yJX,cù\- skiiUci verme g/mIt,- /,;ov, stari tela t^Tapiov, sfenó stretto gtóvóc, sparto ginestra c-àpTo;; ecc. 140. Sordo, o meglio geminato, è poi o mediano ne' seguenti esemplari. Innanzi all'accento: esse, esséna te zgz. Dopo l'accento: api'ssu dietro b-iaco, tamissi caglio *Ta|xiGiov (ràjAiGo;), éssu ÌGo\ tósso tógo;, pósso ttógo?; -ipissa = --f\Q't\<yc(.^, des. di 3. pi. aor. pass., ed -esso di 2. sg. dell' imperf. medio-passivo. - Cfr. Otr. 112; ed sgctw = £g-w, [à]-o-lc7cco = -dttigw, Cjpr. 282. 141. re = p'7; arcinikò maschio àpT£V'//.ó;, perei l'anno passato

Dial. romaico di Bova. Consonanti: o-. 25

-£p['j]ai, percikia persico *persikia. 142. Quanto a g scempio tra vocali, che vuol dire a sonorp (i), egli è sempre incolume, ove si prescinda dagli elementi di flessione verbale che tantosto saranno enumerati. Citerò imprima questi esempj: pastina {pa- saéna) e pasamia ognuno -a re. r.v.ab.^rj.z, 7:y,Qy.<jÀy., krasi vino re. -/.pac'ov, argasia lavoro campestre joyarriy, , klirisàfl y^iiGy/o'.r,'') , artisia 'condimento' che già è in Ptochodromo II 575, re. àpT-jasc àpTU'jfy.a (Comp. 93; cfr. num. 143), fìsào soffio ^'jcàw, mesakó mediano re. y.sTia/.óc, ecc.;- cerasi ciliegia jcspà^wv, pràsino verde 7rpà<7ivo;; nésimo quantità di bambagia, lana, lino ecc. che si ha il compito di Alare ^iaiij.ov less., esic, esi, tu, voi, re. za'j, ìgzì;; rùso rosso ^oOt^o;, plùso ricco 7:\o'jg\o;.- E passando poi al. C7 di flessione verbale, lo trovo intatto fra due vocali tra di loro identiche; quindi: àlasa aor. ind. di alànno aro [xkioì), edàn- gasa di dangànno mordo, ecc.;- fisisi zisi lisi 'pelisi gapisi, aor. inf. di fisào soffio, zio vivo '(-/loi, Unno sciolgo X'jw, pélo vo- glio 9éXco, gapào àyx-àco, ecc.;- na fisisi 2. e 3. sg. aor. cong. va ^'jG'/iG-zj; -■(\, ecc.;- àlese e alésete, màpese e mapésete, 2. sing. e plur. aor. imperat. di alépo macino àCkiOcù e ìuapénno impa- ro, ecc.; cfr. -ese nella 2. sg. pres. medio-pass.;- na móso sóso sikóso aplóso klóso fuskóso, prime sing. aor. cong. di mònna giuro re. òy.óvoj, sòmio posso re. acóvw, sikònno innalzo re. cr,Aó- vto, aplònno distendo re. à->.óvco, klópo /AcóOo:), fuskónno re. (pu- cy.óvco;- ??« kùsiime e rza /^i«5w 1. e 3. plur. aor. cong. re, vV./.o'j- G6ij;,£v ecc. di ki'mno odo àx.ouoj. Anche è intatto il a di flessione tra e ed a, che vuol dire nella 1. sg. di aor. ind. come queste che seguono: alesa emàpesa édesa appesa ezzéresa azzipóresa efóresa {alépo e majjénno s. cit., dénno re. S£voi, petto re. 7:i(pTw, zerào [i;];£pàw, *ziporào less., forénno vesto re. (popjcivw). E final- mente si conserva, tra u ed 2 nell'-ióSi di 3. plur. pres. ind. e cong. dell' att.; come p. e. in kùnnusi e 7ia kususi da liimno s. e., ménusi e na mimisi da w^no rimango pivco, gapùsi e né? gapiusi da gapào s. e, ecc. Ma, del resto, sempre dileguato il -c- dell'aoristo che fosse fra vocali tra di loro dissimili; come si dimostra pei seguenti esemplari: {kua, na kid, kùeme odimi (allato a Mise odi) kiiete;- n'alào, n'alai, n'alàome, n'alàete, n' alatisi, àlae alàete {alunno s. cit.); 7ia zerào, na zerài ecc. , = va zizcxxGO) -r,r ecc.;- ekàpia, na hapio, na kapiume, na ha-

26 MorOEii ,

piete, ila haphisi, = ;/.à9;ca, va x.aGiaw ecc. (kajnnno siedo /.a- 6i?^(o); alia, na lio, na liume, na liete, na liusi, li e liete, = s>.u<7a, va l'jGoì ecc., T^órjò ecc. [Unno s. cit.); epéUa, na pelio ecc. = -hOilnnx ecc.; é'im; na i/o ecc., zie ecc., =£'(r,Ga ecc.; egàpia, na gap IO, gàpie ecc., = riyy.TùX'Ta ecc.; arótia, narotio, arò- tie ecc., c^ripwTTiTa ecc.;- n'aléo, n'aléi, naléume, n'aléusi, = '^' òCkiacù ecc. [alépo s. cit.); ?i(2 p^o, na pei (ma talvolta na pési), na péume, na pensi,- = va tzìgcù ecc. {petto s. cit.);- émoa, na mòi, na móete, mòe mòete, ^ w;i.w(7a, va òuMGti; --n ecc., àfxcùcs ecc. (mónno s. e); 2'soa, na 5Ói (ma: rfé ssósi 'il non- -potere' la malattia) , na sóete, = sTcocry. ecc. (sónno s. e.) ; àploa, n'aplói, àpice aplóete, = ri-).coc:y. ecc. {aplónno s. e); ékloa, na klòi, klóe klòete, = è'x.T^wja ecc. [klópo s. e), efùskoa, na fuskói, fiishoe fuskòete, = èipo'jcx-coca ecc. {fushònno s. e). E cade egual- mente il (7 dell'-a-jL che s'ebbe nella 3, pi. imperf. e aor.; cosi: efìsiai *k'^uGriGiy,G'. (scp-javiTav) , elégai *tkiyixGt. (slsyov), ipai dissero *d-o(.GL (sl-ov). Normale poi nella declinazione e nella conju- gazione il dileguo di -:; cfr. n. 133. 143. sm = -G'j.-: azzasméno s^aycac[7Ìvo? {nazzasméno o piò sia santificato Iddio!), che certo proviene dal formulario ecclesiastico; addismonào, e addimonào, dimentico re. à7.r,c[jLovàco; sismàcta 'strappo, fenditura' re. <^x.'cr{^-" e insieme anasisméno 'stracciato' da anasizzo àva-r/J^co ; sàsma paura G/.iv.G[j.y. 'ombra', vrisma ingiuria u[ipicr|xa, hataklismata scompigli ■/.axa/Au'jy.- , kósmo mondo /CÓgjjlo:; mm = G<j.: klom- méno filato ySkoìGu.-, skotemmó g-aotig^A; ; àr gamma lavorio à:- •^y.G[j.y., jiriynma giramento yuptcìJia; m = -G<j.-: vraméno bollito Ppa(7pivoc, alatiméno salato àXariG^x-, kliméno chiuso /cXsicry.-, ecc. ; stima sputo tzz'jgij.cc, zéma bugia ^^zug^xv., scépama copertura G-/.ÌT:c(.Gij.y., kàpima l'atto del sedere e la sedia -/.àOicrp-a, vàstima battesimo pà-T-.a^aa, flòjima (pViyicj/a, pótima bevanda TrÓTtGjxa, [àrtima cfr. n. 142], dànima prestito ^àveiGij.a; ecc.; v = -c!^-: previtero prete 7:^zg<^'jtzoo;. 144. Nessuna traccia in questo dialetto dell' att. --t- = -a-r-, di che nelle colonie otrant. vive un esempio [acettù ellera -/.iggó;) ; ma sempre ss : cissó, ecc.

z. 145. Iniz. intatto: zàla lo strido, col verbo zalào, CaV/i ecc. less.; zio vivo (^-^w, zénno puzzo *[ò]'Catvto less., zoguàri giogo '(suyàpwv, zulia avversione ^rAiac. 146. Mediano fra voc. suona

145. 146. rooh. si: sHtào cerco ?v7T£m, hhoriszome, 'pisziìo, eoe.

Dial. romaico di Uova. Consonanti: a, 1. 27

(U regola geminato come: vizzt poppa re. fiu^iov col verbo viz- zànno, pezzidi 'grossa pietra che forma il limitare della porta' re. -s'CouXcov (-£(^a); skotcìzzi 'si fa scuro, annotta' c/.oxà'Csi, sàz- zo raccomodo tcrà^^c), kjioràzzo compro àyopà^co, kràzzo v-pà'Cw (imperf. eskòtazze {sazza elìliòrazza éhrazza) ; 'pizzilo ì-'i- X,r^^o:;, kliorizzome mi diparto yor/ìC,-; svizzo *g,S'j^,6) re. c[36vo:), ekKrizzo '/^(ì-oì (impf. ésvizza ékhrizza) ; Jiézzo yfCoì (imperf. éJiezza), ecc. 147. 5S = 'C appare in siàssi sgocciola GTà!^ói e in p/550 coagulo re. tt-ó'Coì e --óyco; ma son da confrontare tvticgco allato a -rjyvu^xi e altri casi congeneri nel gr. ant., e in ispe- cie l'odierno tAìGgo) Cypr. 365.

A. 118. Intatto iniz. : làkhano )và)(^-, linàri lino >.tvàp'.ov, lesto sottile l£-TÓ;, luiopinàri lupino re. lou-iv-, ecc. ; e mediano in- nanzi a vocale tonica od atona singola, ne' seguenti esemplari: khalào yyXkv), éilia v.vXiy., mandili pezzuola re. ;/.avTD,i[ov], ecc. 149. Le combinazioni Ha Ho, con Vi atono, danno pur qui Ija (la) ecc., cfr. n. 129. Cosi angaljàzzo abbraccio re. ày/.aAià'Coi e all'aor. angàljasa, teljónno finisco t£>x'.óvw (-o'c.j) aor. etéljoa; màlja, plur. di mali pianura *óij.à'Xiov (cfr. ò[xcù.iy.), stafilja pi. di stafiddi uva cTa'pjltov, affélja plur. di afféddi lardo affet- tato re, 9£}j.ov, maridja pi. di marùddi lattuga [Aapo6).iov, ecc. 150. Del resto, per a scempio tra vocali, s'iia costantemente dd^ cioè quella risposta che sarebbe più legittima, secondo 1' ana- logia de' dialetti italiani circonvicini, pel doppio II, e quindi in addo a},Xo; e addàsso y.Hv.GGoì, fiddo o'jàXov, e siéddo mando oxiWiù, agritstaddo -/.pjTTaD.ov n. 4. Citerò: prikaddida cicoria re. 7:ix,pa}.iSa (allato a mali s. e.), skaddéguo e pur skaléguo rovisto ay.yXz'jbì, addismonào n. 143, pizziddào sguscio re. -it- XXkib>, agriddàci oleastro *àyp£>.à/.iov dal re. àypóXo; (xypiaeXoia), éeddari *x>o'.'Xàp'.ov less., oddio zkzióc, poddi molto ttoIù, puddàéi uccello *7vco'Xà-/.iov ; apriddi re. à-rpiALo,- e kiz^iX).- (aprilis), sciddo cane re. g/cóXo; e Gy,(tHo^ (g/Jj17.1) , stafiddi n. 149); téddico *Tr,-

147. roch, spasso straccio cTrà^w.

149. roch. e cndf. j : tejónno = bov. fé//-, O'o sole f^to? = b. iljo, céja (sg. céddi) -\)0v. miccéddia (sg. micce ddi piccolo *p.iT?Ato? less.); e così kàjo = hov. kdlljo.- Ancora ho: cndf. mdjia capelli = b. watZrZi'a re. //aÀXt'a ; cfr. Otr. 110, Deffn. 258.

150. Aggiungi roch. kììamiddó^ rfr. e cndf. khameddó^ ;^«p.vi).ó;.

28 Morosi ,

li-/.o; less. ; e cosi di regola ne'seguenti sufif. dimin. : -iddi = -ikiov -•jXcov (si eccettua mandili n. 149); -éddi = -i'k'.ov, onde varéddi barile re. papfXtov, piséddl pisello re. tzCC.zK'.ov \ -ùddi= -oùliov (ec- cetto rumhidi n, 40), onde marùddi s. e, sakkùddi sacchetto re. Ga.y,y,o'jXiov ; dove i plurali, all'incontro, escono legittima- mente per -ilja -elja -ulja n. 149 (eccetto kamaterùddia n. 34). Ancora : -ndda = -oìila : manùdda mammina re. p.avo\j>.a, perdi- kùdda pernicetta re. TCòpStx.oìi'Xa ecc.- Non passa in dd il doppio Il che surge per assimilazione tra parola e parola: e llàrga è lontano Iv'làpyz, pie lligo più poco 7vl£[o]v [òjliyov. 151. Alte- razione affatto sporadica di X in r tra vocali, è in sahkarizzo scuoto il sacco cra/./.£>.L^(,j. 152. All'incontro è normale il r da X innanzi a o, p, t (0): derfàci porchette (SeX^àx-iov) , zarfó s^à- SsXcpo;, vurvujmma n. 19, evàrtina mi misi èpàXOviv, /r^a rAOsc (-ov); vicenda comune al romaico volgare;- e anche dopo (p e p: trifopóndiko talpa re. tu'dIo-óvtìx.o; e sulàvri cupaOXiov n. 22. Nelle altre combinazioni, intatto.

P. 153. Di regola è intatto. Abbiamo, per dissimilazione, 1 = ^ {l-r 0 r-l, = p-p) tra vocali in zalisa radimadia *cupt'7Tpa (cfr. ^'jcTpa) allato a zarizzo n. 23; sulàvri n, 152 (cfr. re. p.à- XaOpov, otr. màlafro finoechio ixàpaOpov); parafili 'sportello, abbaino' -ùrapaQupiov, plastrili 'tavola ove si lavora la pasta', TrXacT'/iptov, murtàli n. 40; e ancora /?^^ = 9pyp, come nel re., in fleàri n. 125, gligora prestamente (cfr. l'agg. mgr. èypri- yopo? da àysipoj ecc.). Si aggiunge da^/z lagrima Sà/cpuov, col verbo dakUzzo. Ma in podàli fusto della pianta e peduncolo TuoSàptov avrà influito l'ital. 'pedale', che è nel dial. Calabro; e in astìili (che non è voce calabra) 'astore' il suffisso romaico -o'jX'.[o]v. 154:. Esempio affatto sporadico di n = p è lagàni treb- bia *Xayàpiov (cfr. re. Xayapi'Coi netto il grano). 155. Il nesso <>Tp- è poi riflesso per un suono che or più or meno s'avvicina a s. Bene spiccato è lo s ne' riflessi di ^èy.xXàcTpLov empiastro, *^u- picTTpy. n. 153, *(pXoO<7Tpov 'buccia, guscio' re. cpXouSiov, che suonano

151. roch. siristiri naspo = b. zalistiri n.

152. rfr. tripopóndika: esempio forse di etimologia popolare, con allusione al 'far buche'; cfr. tripào io buco rpinzóitù,

153. rfr. Gligóri r^vjyó/stos n. proprio; e Gligoràci u. di fondo.

Dial. romaico di Bova. Accidenti genei'ali. 29

ambiasi, zaltsa, fliiso; meno lo è ne' riflessi di àc7Tpà-T£i tuona, cTTpayyiì^o) strizzo, spremo, gtosooì rendo, re. cxpcóvo) (TTpwvvuix'.) faccio il letto, T^XacT-ópiov n. 153, 'Say.TuVriTTpa = --'n^^y., sicché li scrivo: stilasti, stranghizzo, stréfo, strónno, plastrlli, ctasti~ listra. Ad ogni modo, questa vicenda non avrà nulla a fare con lo zacon. 5 = [c7]Tp- Muli. 96; poiché essa è propria de'dial. ital. della Calabria, come della Sicilia e della Terra d'Otranto. 156. Il dileguo del p in akkl'i = aldi 'cassa, scrigno' re. v.^yJJ.o-^ (arcula) e in aJijerónno *7.p/apóvw n. 14, può ancora attribuirsi alla spinta dissimilativa. In candónno, allato a cendrón7io, in- nesto --^svTpóvoj (-ów), s'aveva un nesso di tre consonanti sono- re; e finalmente: sapéno *sapreno, imputridisco, è esempio che ritorna nel re. (ant. g7.t:^CC,(ù ecc.).

Accidenti generali.

Accento. 157. Si arretra di una sillaba in queste voci parossitone: Accento. kdtara imprecazione xaxàpa, l'drota pur del re. (65pw; -loto?), sékli segala n. 139, cefdloma estremità (/.ócpaXitwax) téljoina compimento ,

TeXei'toixoc e mùpiamma ammuffimento re. [jLou/X-'aa-f^a (circa i quali, vedi il n. 159), Móstra filo, legaccio (/.Xw(TTr,p -%^oc,), apóì'ga propaggine (àTTop^w^ -wyo?) e kaldmippa xa^aaivOv) ; - e in queste ossitene: khàmme -/JX.II.XÌ, drdka (Spoc^ -xo;) less. , pira Tiupi; oltre che nel tipo di cui sono esempj aréo raro àpato?, oddio Vkzióc,, anizzio àv£i|/to? (cfr. il dia- letto di Patmos e l'antico eolico, Muli. 93), laddove nel comune ro- maico è all'incontro norma costante che -io[s] -ia passino in -iò[sj -id. È questa una vicenda che nel bovese non trova riscontro se non a for- inola mediana in questi pochi esemplari: sdsma (sciasma) GY.ixaiLcc, cóme xaio[jL«[ e xaio[ji.£v, klóme x^atoasv. 158. Si arretra poi l'accento di due sillabe, in damdsino prugna re. cxu-xaxyjvov, prdstiko TipaxTtxo;. 159. Progredisce Tace, di una sili., dalla terzultima alla penult. , in: akrivia scarsità, scrupolosità àxpi'póioc, afiidia por^Oeta, apovrdma (àTOpp£Y[i.a), komda lendine xovtSa, asteriga re. Trrspouya (uTEpu^), vri- sma uPpiffjjia, gudmma cacciata re. i^^%\]i.% e guémma uscita *£xp-/][xa, noma ovoaa, (ma Filippo è di pronuncia ital.; la greca è in Petre-

157. rfr. ènnea -hov. ennèa re. èvvtà (jvvéa).

158. rfv. jdstiko utile, necessario {oir. jàst- ghjàstiko), quasi c?£taTTixó? (cfr. re. eviJftK), zénnulo *ò(;atvrj>ó? n. 35 n.; due voci mancanti a Bova.

169. gali, khumatà = \>ov. hìiiim-.

30 Morosi ,

fìLippo nome di una. fontana pubblica in Beva);- dalla penultima all'ultima, in akomi ancora re. xxóixi, prosté 'avantjeri' pur. re. "Trpo/- Oc'; (npo/Oi?); - dalla terzult. all'ultima: traganó 'duro, forte', re. rp.- vxvo;, znrfó ì\i.o{k-jjo:„ rnkaniki re. ^ouxivtxov (lat. lucanica salsiccia), aekamenó crujtiatvo?, to imi&'i la metà r,y,t7u;, ecc.- Quanto ad akrivi'a e ofudia, pajono attratti dalla numerosa schiera de' nomi in -la (n.l94); cefdljoma, téljoma, niùpiamma ricordano l'accento delle nuove formazioni sulla stampa di rmtaldmbamma less. da [x=TaXa[j.p7.voj, ka- nùnimma guardatura da kanundo less., pldtemma parlatura da. piate - guo less., spùndemma levata del sole da spundér/uo, ecc. kaldmippay finalmente, segue l'analogia de' composti (n. 229). Le alterazioni del-

Assimii. Tace, nella flessione, concordano colle comuni romaiche. Assi-

milazione.- 160. Effetti di assimilazione parziale o totale appajono per la maggior parte le alterazioni che le vocali atone qui hanno patito. E specificherò i seguenti casi, senza presumere che tra il certo non mi scorra alcun che d'incerto. Assimilazione ad altra vocale: immediata regressiva parziale in -ed ° -li 18; transultoria regress. parz. in e ... a <= i ... % 18, = u ... oc 24; totale in a ... a = e ... « 30, = 0 . . . a 37 ; in z . . . / = a . . . i 15, ■= 0 . . . i 38 ; in e . . . e = o . . . s 39 ; - progress, totale in ft...a = à...£ 30, ecc. Assimilazione a cons. pa- lai.: z e £ ed at ne' num. 31 e 46; a cons. lab.: o, it = a a'num. 16 e 17, ■= u al n. 21, ed o = £ al n. 32, w = v] al n. 35, = ot al n. 46. Quanto alle conson. , ha luogo assimilaz. regress. parz. di a a 8 in and- = cciL-K-x 103; e progress, di x, t, ir a nasale 51, 81, 102;- regress. totale in c^d-^yS 73, e aj38 120, in fiìi^T/ivJ 1^7, ince = v-)c (p. e. ple- -ccéddi più piccolo TrX£[o]v -xi'XXtov n. 168 in nota), in GO«=vO 92, in jnm = v-[jt. (p. e. ple-mméga più grande 7rX£[o]v \i.{yx^), in ss '=p(r ndas- séguo *£VTxpacr(j£uto less.;- progress, tot. in tt'= tzt 104, nn = 7rv 105,

Dissimii. rr e pv 132. Dissimilazione.- 161. Di vocali, oltre éi = ée = ons

160. roch. ajalddi olio s&nto ó-yiE"^- = xytov È),à(Jtov;- cndf. attdlaklio ecc. 110; avvésti rzhoy. asv-;- gali, e eh or. di roch. évva - bov. égua £Jt/3a esci!;- roch. scedeffó bov. zarfó. Sono inoltre, in queste varietà, parec- chi esempj di assimilazione di sillaba a sillaba, ora per epentesi di r 0 ^, ora per aspirazione ripetuta. Così: eh or. di roch. plimhlàci = hoy. glimbàci leandro v-l-ri^ùy.ioij:, roch. arnorisèo e miriipra = bov. annor- e miz-\ cndf. spriklirò = "boy. spriklió;- gali, akhdpia z^loov. akdppia n. 92, spri- kìidpa = ho\. sprikìidda -^vy^p-, spr ofdpa -hoy. zofrdta., leKhdpi bov. lekdti. Cfr. Epent. e Metat.

161. cndf. pendékome e pendékonde mi pento, si pentono (allato a de- léguome, kuréguome, ecc.);- spófa-sfófa n. 115. Questa medesima varietà mi ancora stampa (stàmba) goccia, che sarà difficilmente uno stdmma {- a-:ir.yii.y.) dissimilato, ma ben piuttosto uno stapma (uto=: yw. n. 75) con metatesi.

Dial. romaico di Bova. Accidenti generali. 31

al n. 31, non saprei proporre se non e ... a = a ... a 14. Di conson. : pendlnta 82; e cfr. l'SB. Dilegui.- 162. Di vocale (atona) ini- Dilegui,

ziale; 1." di a, ben raro, com'è consentaneo alla tendenza che si de- scrive al n. 169: vlik'zo, allato ad avlizzo, suono il fischietto (auXi'^w), paléno io bagno à-::aXuvto, strdsti e strammdda àffTpdcTrTct ecc.; 2.° di i: inciti ?aàTtov, sdzzo iffài^oj, stari (tcjxocp-); e il re. drónno sudo (!8poco); 3." di u: figlio uio;, vrizzo uj3pi^o3 ; oltre prandéguo, fddi e ziló^ re. [6]7:avSp£uto, [ujcpiò-, [ùj<|/-/)Xo; ; 4.° di s: vlogdo zùloyioì, kató ixa- Tov, c'no sxiTvo?, p-^ zzilo {euiC/jXo?), piskopo e^riarx.-; sperino vespro Iffzep-; nghizzo lyYt^to, ngonatizzo m'inginocchio *ly^ow- , mbénno £u.8aivw ; oltre stidzzo, gudddo, guénno ejérrome, re. [sjùO-, [èjxp-, [slyspv-;- z (^ in Grecia di regola) =£;, in zarfó, zalistiri, zèro, ze- rda, zaforéguo, i^àoeX'spo;, *£^£cXcy.T-/ìptov less., re. i^supco, I;sp7.w, l^x- yopsuo); del resto a^c- (n. 169); 5.° di vj: merdnno addomestico rijj-sp-, lekdti riXxxdcTT) , entrambe re; 6.° di o: jjit dove, che {o-ou), sjpidi (mgr. ba-Kir-), Ugo (oXtyo;), che son pure del re; inoltre: mali pia- nura *óiji.àXtov, jndn^o giuro 6[Aovto (ojxvuixi), noma ovoiji.k, rigdni òptya- vov, ^riia agugliata re. otpx, s^eo osso oaxeov. 7." di w: il re. so/'nj (cbffàv), ecc.; 8.° di at : jaló alytaXoq, Ji'cfi aly^'S- e agrojidi capriuolo, mudidzzo «t[j.o)ò-, tutti pur del re; 9.® di et: na ch'io dica re. vx [eì]7rS, ecc.; 10.° di ou: cf^ no re. [oùJSs'v, ecc. 163-5. Dileguo di atona interna.- Della prima nell'iato: mesakó re. [Asaiaxo?, agro- e agra- (òcypto- òcypta-) ne' composti , come agrómmilo mela selvatica àyptoixv)- Xov, agrappidéa pero selvatico *àypta7riota; rz<so (^ouato?) col verbo ruséno arrossisco, plùso TrXouatoi; col verbo plusénn arricchisco, plu- sdto arricchito, ricco; ta katamtna i giorni critici del mese (vale a dire i primi, dai quali si trae l'auspicio pel mese intiero) xaT«[ii.r,vtìx ; cfr. ma una (p. e. ma jinéka una donna) allato a mia (p. e. mian éga una capra) re. [i-ic;- kUoró 6»wp5. Della seconda nell'iato: Vu- tdno BoutTocvoi; 243, prèmo primaticcio irptóVao; ; zèro qepw pur nel re. {ì^eup-)', agridddci oleastro 'àypisXàxtov, aio uccello di rapina che preda le galline in campagna aixo; aquila, pasdna 142, dómmic do-

162. cndf. disio sinistro àSé'^toq, posepào scopro ixTT07y.-,sipóv lito = hov^ azzip- èguttóXdtos, sidi = \ìov. azzidi re. ò^ù^;- viv. pskotdzzi annotta àna- 0-XOT-; ma oligo = hov. Ugo;- roch. tidé.

163-5. cndf. trdnda zzhov. tridkonda trenta; si '<^v)yì = bov. ioi; ai quali mal può aggiungersi (malgrado il num. 175) il continuo -5'5'[t'] ^hov. -gu[o] {féggo = h. féguo ipeuyw;- nistéggo io digiuno ecc. n. 259), che è piuttosto gg~gv;- inoltre: vdpmo battesimo cfr. re. (SiinTt7[x.x, drsto «òpoxjroi-'hoy. drrusto. roch. e rfr. akrdzzome ascolto à/.poxi^-; r f r, smidzso somiglio

32 Morósi ,

iému {'^ dósemu dosetému) 'dammi datemi' come nel re.; -«se ■= -a£cry.t nella fless. dei verbi contratti; adóni, allato ad aidóni, e sempre il dim. adonàci, usignuolo, ar,oov-; djo Lindrdo n. fond. 'S. Leonardo'; -dme = -ioix.y.i , -cme = -to[).o(.i ecc. nella fless. de' verbi contratti; kùme àxouoixoct. Tra consonanti: sklapénno monto le scale ecc. *c)taXa- -sTTtpoctvw, sarmùra re. aaXa[xoup«; smingo (jixi'yoj ((iu[ji.[xtYv-) , trimizzi less.; zarfó £;dc5eX'^o<;, spastdte allato a spazzestdte uccidetevi *crcp«- ^y)6aT£, klùzza 207; klupdnni re. xwXouavov, apórga 'aTOp^toya. 166-7. Dileguo di consonanti.- Nessun es. di cons. iniziale. Di me- diana: Y tra vocali, v. il n. 75, e aggiungi trafvjùdi 'canzone' col verbo tra[i)]uddo io canto, re. rpayouBtov ecc., e tì^i[v]idjdzzo less.;- Y innanzi a X, al n. 75; t: kdotte xàrcoOsv allato di kdtu; 6 innanzi a [x: klamó xXauOjxo?; innanzi a p: tiromizzaro allato a mizlpra n. 92;- 8 o T innanzi a p, al n. 101; -p-, al n. 125; nasali, n. 128 (133, 138); (7 tra voc. , al n. 142, a aggrupp. a conson. , al n. 143. X, in J!>3 ^nnd, pur del re, ■= GeXw vdc, p. e. pe nnd 'rto voglio venire; p, al n. 156; e aggiungi: mdparo '=*mdrapo [xàpxOpov finocchio. Nor- male nella declinaz. e nella conjugazione il dileguo di -v e di -? (cfr. n. 133 e 142). 168. Dileguo di sili, intere iniz. e mediane, appare nei soliti sardnta e sarakosti (Tsc-a-apocxovxa ecc.), pendinta (ttsvt//.-), ma non nel riflesso di TptàxovTix, che è tridhonda; inoltre, per dileguo di con- son. , in azzasméno n. 143, zarfó, dómmu ecc. n. 165, e in fa fate ^àye 'focy£T£, pdte re. 'jrotyeTE, esempj non insoliti neppure in Grecia. Ancora ricordo arìkamho n. 103, e l'aversi frequente, innanzi a parola che incominci per consonante, -u^-usi -oucrt nella 3. pi. del pres. indie. Prost. attivo. Aggiungi menti. 169. Prostesi di a. Agli es. re. apetdo

volo (7:£'T0[xat), appidénno, allato a pidima (::v]03ct.j ecc.), addismondo *'kri(siJ,ovi(j), avdédda pòéXXa, qui si aggiungono: Apanajia la Vergine navayt'ac (allato al cognome Panagia), afféddi cp£Xiov less., afuddo afu- dia po-/]6£w ecc., anogdo intendo vo£co, anazzia 'nausea' col verbo anazzéme mi nauseo vauo-ia (-tato), ammialó (cfr. re. ì^xvù.ó'; allato a jAUàXc^;), astdlakìio xouTÓ.Xxx)a;, astipdo xtuttocw, annorizzo yvtop-, agrù- staddo xpu(7T-, asteriga 7rT£p- (ma stero 7CT£pov), avlépo pX£7:co; cfr. cipr. ày^TUTTw, à/vtopti^oj, à/^p-/](^(o; e a Sira: ci.\i.{k%yc/L^ e àcririGa = [xaXày v] e cTTiOa.- Ma prostetico ci è anche Va che subentra ne' seguenti esempj

166-7. Dileguo del J da g iniziale palatino: roch. inéha -hoy. j in- yv- vaìxa; cndf. ida ^hoy.jicti re. yt^tov; inoltre cndf. ligora = 'bov. glig-. Di consonanti mediane: cndf. traudì traudào, apperùa = bov. asUriga n. 3. Ma roch. tragiidi ecc. e tiromiséipro',- gali, sedarfó = hoY. zarfó; [ajn^dm ni- pote (eyyovo?); roch. e rfr. [a]mpatikéguo *èu.nxTi/.£Ùo) less.; gali. [a]ì'tici quaglia = bov. ortici re. ò/stux- (òpTvy-),

Dial. romaico Bova. Accidenti generali. 33

ad altra vocale che si è dileguata, come si addimostra dall' aferesi che appare in quasi tutti o nel linguaggio comune o in dialetti par- ticolari della Grecia. Al posto dell' s: apdnu IttÌvco, anulìizzo cpvou-/- = suvou)(^-, alea eXaTa e alàdi olio [IjXxotov, arifi capretto cipr. fit'^i- {t^woc, Esich.) e arikambo n. 102, arotdo [ejpwx-, aìijéddi re. [àJysXiov (£Yyr_£Xtov); azz- = ll-: azzimerónni re. [£]^v](X£pov£i, azzunnào [iJquTt- vew, ecc. (cfr. à^àoEXjpo? di Sira); e analogamente: mig- and- amb- arg- arm-=ì^Y.- ivr- £[ji.Tr-ecc., come in anglista iy-'ÀX-ficU, angremmizko n. 5, andrépome andropia £VTp£7roii.ai , ambléko mi azzuffo IfXTrX/xa), ambró re. ipiTtpo;, argdzzo re. Ipyà^w, armacia less. ; al posto dell'i: asliddi \<syiù-\ dell' v): aleJidti, allato a lehdti, re. X£xxtv) (iqXooc-); al posto dell' o: alijéndra vipera re. è';,? Evxpx, apìssu [ójTridw, amUji òvuj^-, amalo 5ijl-, amjntói'io [ó]p.otà^w, aniolojia voto 5[aoX-; affalo umbilico (zac. à7:7rocX£) ó{AcpaXo?, arkidi òp"/.io-, af tarmi òcp6àX[xiov, azzidi re. [6]|u3-, azzeri re. [oj'j^àptov; al posto dell' u: anapukdtu sottosopra àvuTro- xxTw, apokliondria ^rioy-, apoméno tollero 67:op.£vw, apordo *u:i-5pàoj less. (cfr. 7;opxco e TroxXtóOw, Cypr. 239), an-i aratro [6]vviov, alestdo CXaxTsw. 170. Rara, come nel re., la prostesi di £ e quella di o, per ciascuna delle quali ho un solo esempio : eklirtzzo xpfi^'* (cfr. erapat = TOpuai, di Sira, oltre i soliti esemplari re.), ed osui ombra (dxia). 171. Prostesi di conson.; oltre gùlo gengiva {oòlo^), che è re., soli due es. greci: Uri iride *tpt'ov (tpi?) e lozzó vischio t?oi;; cui si aggiunge lùcchin'='^ócchiu' de'finitimi dial. ital. (v. Comp. 89). 172-3. Epen-Epeut. tesi.- Di vocali, tra consonante (r) e vocale, firidzzo ^io scemo di quantità, di volume ecc.' (yupa-'vw (-àw), miriazzo spartisco [xotpài^w, e pajon quasi esempj d'f propagginato;- tra consonanti: munuklìdri n. 26. Di consonante: y tra vocali, in ispecie dov'è od era u {v): anogdo, cfr. voew; lagoméno ferito re. Xx[^]ciji/.£vo? (Xio^-), omga pur del re. {\j.utx), parasogui ■Jixpxa/.iur, , aguó re. auyov (w&v); - -dguo '^ -%\h>ì ^ -éguo =• -z\Jo) num. 259;- di y tra vocale e p: agrdsti •=* arasti (otr. ardfti) re. àòpà/T- (ixpx/.xo;); tra vocale e X: azzìpóglito £;u7roXuTO(; ; -

170. rfr, etùto (cfr. ètolìto? delle isole jonie), che s'accompagna così con eclno sV.eivoc;- cndf. eurciiio =■ bov. urciiio Ppce!C,'ji-^ e con i prostetico: izénni

- bov. it'nwi less.

172. rfr. trivolopóndika re. tu'^Xott-; bov. trifopóndika',- rodi, hósmio .

173. cndf. /w'o=;bov. uió; (od è questo l'antico spirito aspro?);- sugato = bov. sdv- o-àpSarov;- ^?t'^o = bov. klioo re. /.Xet'yw (/.Xeioj); e cfr. glùppo

- bov. flùppo pioppo; ma s«uii spiedo re. aoyp'kt.o-j e (Toy/V.o-J e azsipóolito = bov. aò^xjpd^'Z-;- rocb. gridai = bov. rtdc» paz-; e vjinnó nudo yu.uvó?. Cfr. il n. IGO in nota.

Archivio plottol. ital., IV. ^

31 Mor.osi,

di ?; tra voc. : travudcio 167; di m tra vocale e consonante labiale, V. il n. 103; e aggiungerei: zambatdri pastore 'TCaTraxàpT]? less.; di a dinanzi a 0 e Op, v. i n. 90, 92. 174. Accanto alle vere epentesi, toc- cherò di d s n interposti fra parola e parola per togliere l' iato ; di che ho i seguenti esempj : se désto a lui re. al aÒTov (sì; a-), ed è intrusione che riappare nel dialetto greco di Cargese in Corsica (Cornp. 80), e pure in qualche dialetto al di del Jonio (Passow, Tpay. Rto[ji.. Append.: ffs S auTov, \j.z 5 aurov); jet s dsto per lui oià au- Tov (cfr. otr. ji'a s dfto, ma s dfto; se però questo s non rappresenti la prep. '; [dq], sicché ja 's risponda ad un 'per a'); énan dtrepo un uomo, '«a kalón dtrepo un buon uomo, mian dkliaro dulia una cattiva azione, ti só'kaman ego che cosa ti feci io, e simili. 175. Di Oerainaz. vera ep itesi nessun sicuro esempio. Geminazione.- 176, Co- stante delle tenui e di (x iniziali quando esca per vocale la parola che precede; p. e. pdo ce kkdnno vado e faccio, téddeko ce ttósso tale e tanto, légo ce ppdo dico e vado, 's tuti mmeria a questa parte, ecc. - Per entro alla parola, rara di x: zukkdla pentola re. T^o'jxàXa, sd- vukko sabucus; di t: vuttónno re. ^outÌoì (PuOdcoj), vuttz botte ^outiov (jìouTt;), miUi naso re. [xùxr] ; costante di tt: appidi pera amò- (xthov), appidénno à-7:y)Scicto 169, liuppdri2\, luppindri lupino re. XouTrtv-, éppesa aor. (ma épetta impf.) di petto 2; e così di v e }j.: panni e klupdnni re. Tzxvio-</ e xoAoTtàvtov (se pure qui non continui il doppio n etimolo- gico di 'pannum'), sinnodia compagnia (juvooia col verbo sinnodid'zzo accompagno; -dnno -inno -énno -ónno = re. -àvco, -ivo> ed -uveo, -svw ed -xtvw, -ovoj, come in hanno re. xdtvo) (xdtjAvw), kUdnno re. '/ji-^^oì [*-/ói.(à), pinno TOvw, afinno re. àipt'vw, svinno re. cpuvco, dénno re. Sévw, forénno re. cpopatvio (ma intatto il v degli antichi liquidi in -svw e degli anti- chi e pur di parecchi nuovi in -ai'vw, come meno [aevw, perméno Osp- txQci'voj, pièno e paléno 266, pepéno re. aTiaiOatvw), fortónno re. cpopxovw;- énnepa impf. ed énnesa aor. di népo\ ammialó à-[jLU£Xo; 169, emme ed emmd ifxs ed viH'-^^?? kìidmme jv,\u%i, immo re. ripiouv, fóremma cpo- patfjLQc; -mma^ -7) jjL£v nella 1. plur. aor. pass., per es. efìlhtinima ci baciammo l^tXrjOvjfjLEv; -ómmo-=rc. -ou[j(.ouv nella 1. sg. impf. indie, att.,

175. rfr. ha continuo un ve epitetico (cfr. il dial. di Citno ap. Muli. 92): ego edidvasane io passai, de sónno kraiisine non posso tenere, n'alar ghé- guusine che s'allontanino, akomine ancora; ma, di regola, sol quando la parola susseguente incominci per vocale.

176. cndf. parasogfjui agguó ecc. -hov. parasogni aguó ecc. (cfr. IG3-5 iu nota);- e}>pclia v^Qé^yjcra;- cssdse-\>Q\. esci re. iaciq.- Ma rfr. ìpora-ho\. ihhorra.

Dial. romaico di Bova. Accidenti geaerali. 35

p. e. andrépommo mi vergognavo re. lvTp£7:ou[ji.ouv; ecc.- Di g gemi- nato sono esempj al n. 140; e p gemin. è in l'kìiorra, impf. di klioró Oitopw. Metatesi.- 177, Frequentissima di p. Il caso piti comune Metat. ò del r che viene a susseguire la consonante iniziale anziché quella o quelle che seguon la vocale della prima o seconda sillaba: prikéno, 2orikdda, prici'o, Trixpxi'vw ecc., prandóguo [u]7ravop£U(o, krapisti re. xoc- TTtffxptov, kropt xoTrpiov, kUrondó jfovSpo?, Tripépi cogn. '©soTTpsTrv)?, grambó ys^uppo?, trifopóndiko TucpXoTr- (l in r), fledri pur del re. (r in l\ februar-);- vrupako Birpa/o;, prdstemma *TiÌGxpzv^y. less.- Altri tipi: lutrujia XstToupvia; agridda argilla ^àpyiXXx, diverti *)cup£Optov less., tavvró io tiro re. Tpa^w, mdparo {mdrtharo) [xdcpaOpov, oltre purró re. TTOupvov (upcrilv-), liarvastó re. xopviaxxoi; e xovtapxTOi; (xoviopTo?); ecc. 178. Esempj di metatesi d'altre conson.: fendikji re. cpeYytTT]?, kùmha re. iTouyya, e dèli giova = YJtZfii (ocpsXXst). 179. Metatesi dell'aspira- zione: vrupako pirpa/o;; e vedi il n. 85. Attrazione.- 180, Ab- Attraz biamo -éri^^^-àrio (-xpiov), cioè l'attrazione romanza e la desinenza grecizzante, in dinéri denaro re. Svivdcptov, sulcri 'suola, scarpa' (sola- rium; V. DiEZ less. s. suolo), purziéri polso *pulsarium e luméra lume (cfr. otr, luméra fuoco): voci tutte d'origine lat. o mlat., ma che que- sti coloni hanno senza dubbio portato di Grecia, perchè sono estranee al dial. calabrese. Voci somiglianti s' incontrano infatti anche oltre Jonio: Travó'piov (Tcavxtptov Du Gange) allato a -Tiavàptov; re. xouvouTOpa -u'poc zanzariera, ecc., cipr. xsXsptv telajo. Il re. TrXaxsptov, piatto, qui ivoy a. platteddi.- Notevole l'è di Rodi nei greci ctrepcv acpoyyepiv = airi- ptov G'^oyyàptov (Muli. 94). Qui intatto sitdri, come kripdri xptO-, pu- Idri TTcoX-.

177. chor. di roch. agroniszo (cfr. iy po\)iii'C,M Cypr. 278) yvw^-; roch. potrógalo il primo latte ^r^pMToyxXx ; sprikìió -^-u-^poq , sprofdta - bov. ^o- frdta 16; ma senza metatesi il riflesso di /Sàr^a^/o?: viiprako; rfr. luturghia senza metatesi; cndf. s/Jt<runfa = bov. zofr-, setreffó i^xdelrpo?, akroniSSo; sprigàda re. •^vyrpiSx. Notevoli: rfr. asdimmondo e gali, addimosndo allato al partic. addimonisméno e al nome addismónima bov. addism- re. dl-riry^-. Notevole ancora: roch. vjcnno (s/.jSatvw), imperf. évjenna, im- perat. évga evgdte (= bov. gucnno, éguenna, égua ecc.), che vuol dire la stessa metatesi del re. /3yatvw, Cfr. il n. 160 in nota.

180. roch, e rfr.: hjimévi capretto (v. less.), che ricorda in singoiar modo gli esemplari di Rodi addotti di sopra.

30 Morosi ,

II. APPUi\TI MORFOLOGICI.

IL NOME.

Articolo.- 181. La differenza tra mascolino e neutro più nou è compiutamente sentita ; e se pur non avviene che io si accom- pagni agli antichi mascolini, l'o è però frequente co' neutri an- tichi. Il nomin. fem. plur. è i [r,] come nel re, non e [a'.] come ne' dial. otrantini.- Il gen. fem. sg. tyì; e il pi, com. to twv si riducono, ove segua consonante, a ti e io. L'artic. iudeterm., come nel re: éna, mia.

Flessione de' sostanti vi.- 183. Due sole declinazioni so- pravvivono: la prima pe' femmin., la seconda pe' masch. e neutri (cfr. Otr. 119), nelle quali si trasfondono anche le voci della terza antica, fatta qualche riserva pe' neutri in -y. [a;] gen. -aTo;. Consuonano esse con la prima e la seconda del comune romaico, tranne che, essendosi qui affatto perdute le desinenze consonanti, il genitivo e l'accusativo vengono a coincidere col nominativo.

Prima declinazione. 183. La desinenza del nomin. sing. è di regola a, cosi per l'a. come per T'/i antico; e dell' -a --vi sono esempj al n. 36, cui ora aggiungo plésta treccia *-)ì/.tyi = 7:lzy,-:-h, e sakkuràfa grosso ago per cucir sacchi re. (7a/-/.ou3àoYi. Tutta volta, non è raro Vi^-n atono, come si vede dallo stesso n. 30; e ancora è in mìtti re. (x'jtti. Anzi abbiamo anche -i--y.\

182. rcli.: resta il -v dell'accus., e pur dinanzi a consonante: me tim mei- nandù colla sua madre, roch. rfr. e cndf. : sempre conservato il -?, ma con l'epitesi di un' e: i alése, i kdmbese, re. vj jXaìatj, vj -/.«a-atj; o lagose, 0 milose, ò lóyoi, ò ^ùloz; o lijimónase re. ó ■^^stu.òj-nxi;; emise esise, re. vusìg s'crstc, emdse esdse, re. vjwàj i'jy.i; ecinose ettilnose, iy.stvoi oc-jzovvoz n. 252, e per falsa analogia anche egóse esilse, iyó) ì<ju, ecc.; e talvolta, come per assi- milazione progressiva, anche roch. ecinoso lagoso miloso. L'analogo fenomeno è nella flessione verbale al n. 271; al che aggiungendosi che questo -se non appaja in vei"un altro caso, resta affatto esclusa l'ipotesi che si tratti di sillaba meramente epitetica.

183. rfr. ^ésta pasta di latte = ant. ttv^zt-^, perfettamente analogo a plésta ~ v\vArrì. rch.: non affatto insolito, pur nel parlare quotidiano, il genitivo plur.: to dikhateró twv Ovyxrpòyj, to glossò twv yloìduùv, ecc.; e si notano de'genitivi, come tom mano, to sedarfudo, senza la normale mutazione del- l'accento, = re. T&y.* I^avwv, Twv i^y.Sùfòyj; ma rfr.: i sur fède, genit. to sarféde, immutato.

Dial. romaico di Bova. Il nome. 37

V. ib., e pùndi re. ■Arouvxa puncta. Ben poche volte occorre, nel discorso ordinario il genitivo o sing. o plur.; ed è ridotto, pressoché unicamente, ai proverbj, a' motti, e a denominazioni antiche, quasi un fossile grammaticale: àìiji tin gardia ti mmélissa ha il cuore dell'ape (dicesi di chi abbia cuor dolce), i arghia ton aléo la festa delle olive; lòja io 'jinekò ce por di to gadarò òlo 'nani trama parole di femmine e peti d'asine tutt'una cosa, eliji tim hina to foradó ha la fame delle giu- mente (dicesi ad un famelico), piati ton akharo glossò discorsi di male lingue (dicesi a chi sparla di qualcuno); del resto, nel discorso ordinario, si usa l'accus. con la prep. azze di. 184. Il nomin. plur. re. in -xììz; ha qui due soli esempj: leddàde so- relle, zarfikte cugine; i cui nomin. sing. son leddà less., zarfi è;aS£Xor,. Il plur. di ìiidna, madre, è mane (re. aavàSs;). Quello di melissa è il neutro dimin. mellssia; cfr. re. [j-eIitgwv allato

a \).Ì\lCG7..

Seconda declinazione. 185. Ciò che si è detto del genit. sing. e plur. femm., va ora ripetuto pel mascol.: nero tu kjeril ^acqua del tempo' acqua piovana, to pigàdi tu iieril la polla dell'acqua, o potamó tu'jalil minuto il fiume della marina pic- cola (ma Kliristòjenna Natale = XpiaTO'jy-) ; azzaforia tu liku confessione del lupo (dicesi al briccone che promette pentirsi dei misfatti che confessa) , ta pedia ammiàzzu to gonéo i figli so- migliano a' padri (con genit. in funzione di dativo), riikjio ton addò rùkjio ton olà roba d'altri roba di tutti, o iljo tu martiu tripla to ceraio tu vudìu il sole di marzo buca il corno del bue, ecc.; ma nel discorso ordinario: azze to kjeró, azze to lìho, 's tu gonéu, azze to marti, ecc. Men raro però è nel discorso comune il genit. de' diminutivi neutri in -lov (che hanno assunto significazione positiva): i tripa tu klidiu il buco della chiave, to ambiìddi tu aladiu l'ampolla dell'olio, to flnso tu haridiu la scorza della noce, ia strazzia to pedio gli stracci de' figliuoli, to

184. chor. di roch, sederféde.

185. rfi'.Khristù n.fond., come a dire 'fondo di Cristo' 'della Chiesa'; roch. tupiu dello zio; tu leddidiu del fratello, tu klìorafiu del podere; ma tu hjiméri (non tu Tìjimeriu) del capretto;- cndf. i tripa tu vcrmiciu la buca della formica, to dèrma tu amiti la pelle dell'agnello.

38 Mol-osi ,

fiJion'o tu Vinii'u il villaggio di Viini o Uocraforte. 18(». Ton- sorvasi l'accus. plur. masc. boii distinto dal noniin.; ma, al solito. senza -,-, quando segua parola oho iiu'oiuinci per consonanto. 1^ occorre, oltre elio noi reggimento do'vofln transit.. corno in aì'ijàiio tu ctpu lavoro gli orti, oapiìo tu hall', amo i buoni, iuh'iìuo tìis ahìidni odio i malvagi, e delle solite prep. : //.'e' ólu. con tutti, eoe., pure in loeu."ioni tenij^M-ali: dio kHróììUS apissc. due anni addietro, lUo rnmus arte due mesi or fanno. 187. Nei proparossitoni masc. non è costante quel regresso dell'accento che nel ro. (> noru\ale: atrcpo avGpwroc, plur. atropi; apòstohh plur. apostoli; amisto malato, pi. (rrì'usti: ma aìKjhclo. piar. unijheli re. àyyiXo'.; ìnàstora maestro, pi. r/ìàstori ve. •j.x-Tozy.; kdruro, plr. hàniri ve. xx'io'j:oi, ecc. ISS. Ksempj di muta- zione tli genere e lU tlessione sono, come noi re. questi ohe seguono: o lògo ó Xóyo^, pi. lòja e lójatti', o ammiaìò ó p-isXoc, pi. (a ammialii; o sparo 6 <rr:6:o:, pi. fa spòra: ma stéo òerrlov, pi. slt'a (re. e otr. stèata'). ÌS9. 1 nomi dal sg. in -a e in -i (re. -«? -yì;) hanno tutti oostanton-.ente il plur. in -t": ìiìéfla {o.niì(].) yCkéTzxr.;, Jalota abitante della marina ^aiyiaXoTrc (ctV. -a eoi. e zacon. = -T;; Muli. PO), zemadiiri, aggett. e sostant.. ro. vJisfAaxapYi;, samhaUri less.;- plur. kìéfìi Jaìòti semudtìri ecc- Anche lahi, chiacchierone, fa al plur. lalL Ma il plur. di singfieni cognato <rjf(z\r\;, è sinffhemktia, come ìeddc^ less.. fra- tello, fa ìeddédia.

190. Quanto ai sostantivi della terza deolina.ione a!i:ioa. i femimli ne son compiutamente passati alla prima, e i masoo- lini alla seconda. I mascolini re. in -xc qui volgono volontieri in -o [-o;], di rado in [-t»;]: ffonéo antenato re. yovéa^ (-j-ovsic), HÌroto ì^^oìxcx.q (ù^pws -wtq;), ìimako terra molle, imbevuta d'ac- qua (l^sijxot; prato), kórako xópatjca^ (jtójjx^, ajólupo odyùxù-x;

186. roch. hdmetg tvs dddtt Hno p-a pèUU no, kdmvsi lesd fate agli altri quello che voi volete gli altri facciano a voi (sensa prep>osiiio&e) ; - chor« vU roch.: Kdmete ton addò,., (col genitivo ia luogo tl3U''aeeusatÌTo).

1S9. roeb. rfr. S(^ierf(.kim cxigini, anìspy.ldkì uiptoti, boT. sarfi <mtff5i«;- cudf. f«ftM«%a = boT. -wJfta.

ISKK rfr. iiim» -hnyt, «tfrofe»;- roch. /ì^ò, eome yyyò? nel iv. (^wyò?), fug- giasco.

Dial. romaico di Bova. Il nome. 39

(-or!/), jilòni (otrant. jitóno) ysiTova; (-wv); allato ad andrà àvSpa; (àvYip), Jljùnóna /£ip.(^va; (/£i'/.o>v), e kópona cappone. 191. Ai re. yilri; (yéXoj; -wto;) riso, yspog (-o)v -ovto:), qui natu- ralmente rispondono: J<^^o {\}^-j<''ljtt),]àro. Ed entra similmente nell'analogia della seconda deci, il neutro in -or, come è y^Cko-^: Jiilo, pi. ta Uili. 192. Degli antichi neutri della terza in -a; ed -7-, cioè kì^éa x.p£a; pi. kréata, sòma r:Gì[j.y., dèrma, éma san- gue yX[j.7., nimma bozzima, trimma tritume, krùma suono re. x.po'jcr|y,a (/.pouy.a) e la infinita schiera di siffatti nomi in [j.y. (pres- soché estranei ai dial. otr.), nulla è da dire, se non che ben raramente se ne ode il genitivo (-aTou, alla romaica; anzi ne ho il solo esempio: i sikla tu galàtu la secchia del latte), e che il riflesso di /.èpa; corno è, come nel re, ceraio. 193. Le voci che il bovese ha assunto dal dialetto italiano della Calabria seguono le stesse norme che ne' dialetti otrantini (Otr. 121j, colla differenza che i mascolini non grecizzati qui diventano neutri, serbando però V -i plurale: to guài, to lijùri, io giiviio il guajo, il fiore, il gomito, plur. ta guài, ta lijùri, ia gùviti. Formazione dei sostantivi. I. Suffissi ferainili.- 191". Agli antichi nomi in -iv., come jairia ix-r^iy., Amalia, nome d'una via di Bova ('pianura', ó|7.a.>.ia), fclia amicizia, foresta vestimento, amolojia àiJ.ok-, fìtta piantagione ^uTsia, non pochi nuovi si aggiungono, la più parte de'quali nel comune linguaggio della Grecia non si riscontrano: zulia re. '(-/jlta ('(yìV>:); hjmonia invernata, fasta fascia, kamasiarta spranga di ferro che porta la catena del focolare, melissaria sciame d'api; e akrivia, afa- dia n. 159, klialastaria rovina (cfr. /^AaTTp-ia, Du Gange), ostria nimicizia (£/Opa), andropia vergogna èvTpo-r,, plusia ricchezza dall' aggett. plùso Tzlo'jif.o; , limMsiia voglia (cfr. limhizzome m'invoglio re. "k'.iJ.rJL-) , flastimi'a bestemmia, akìiarìa ed -altri

192. cndf. to skulici tu khumdtu il verme della terra.

194. roch. oltre sinnofia nuvolaglia rrvj-jsfto: e limbisia allato al bov. tim- bistia, anche agapia amore (bov. ago/pi), hharapia (cfr. yy.fjOTV'j^) allegrezza, serokjeria tempo duro, cioè secco e sereno (quasi '^sfjo-y.y.ipicf.'), vlójia (b. vlo'ji- mia), pio far la ordigrlo fatto di plofdria (cioè di crini di cavallo, per acchiap- pare uccelli), fjacia carcere o volta, ond'esce, regolata a piacimento, l'acqua derivata da un fiume o raccolta da una o piìi sorgenti per alimentare mo- lini ecc. , qua.si : ^\)ly./.fy..

i

40 Morosi ,

nel less. 195. Allato ad angalia abbracciamento re. àyx.a)^ia, racldia bastonata re. pa^f^ia, e dacia morso ((^à/,o;), occorrono anche angalimia raddimia dangamia (l'ultimo pure otran- tino e propriam. 'morsicata' re. Say/.a[j.aTÌa) ; e sullo stesso tipo, derivati da nomi verbali: kanunimia guardatura, da kanùnima l'atto del guardare; fìlimia baciata, da. filima', katarimia ma- ledizione, da katàrhna; vlojhnia benedizione, da vlójhna; sii- rimia fischio, da surima (j'jzv{[j.c/.. 196. Tranne due, cioè si'kosi 'alzata' carnevale cvixwGt; e zósi 'vita, fianco' ^wci;, mutano in -la tutti gli antichi in -i;: vrisia ingiuria re. ùf^ptcìa, katevasia tu potamù 'l'ingrossarsi e straripare del fiume', propriamente 'discesa', cfr. re. /.araPacia infreddatura; ecc. 197. Nei nomi di piante, il solito -la, come in kastania castagno, cerasta cilie- gio, milia melo [j.r^iy., amiddalia mandorlo àjxuySyAia, suvvia sorbo re. coupPia {-éa in agrappidéa pero selvatico, e in nomi di fondi: Miléa, Karidéa RapuSta, e simili; e cfr. Peristeréa, quasi 'Colombaja', nome di torrente e del fondo rispettivo); ma quando si vuol esprimere il concetto collettivo, adoperasi -unia, che ha per base l'antico -wv (-swv), re. -cova;: kalamu- nia canneto, allato a kala^nòna, da kalàmi; spartunia 'gine- streto' re. GTiapTia, da sparto; spolassunia roveto, da spalassi less.; kardunia 'cardeto', da kardi; ma'parunia 'fìnocchieto', da màparo; ecc. 198. A significare un'estensione piuttosto ampia di terreno, tutta occupata da una sola specie di piante, si adopera il suff. -ckta (il quale, del pari che -unia, non è, eh' io sappia, in questa funzione, del re.) e si riduce ad ne' nomi di fondi: fagàda quasi lenticehiata', campo coltivato a lenti; Kalamippà da kalàmippa menta silvestre /.a}.afxiv9a,

195. roch. pidimia salto, hov. pidima tt-^S-.

196. roch. cmbasi entrata, bov. émbima; e plérosi maturanza, bov. ^^e- roma;- cndf. vlastemmasia (per il bov. vlastimia), che par contenere un vlastimis di fase anteriore.

198. roch. Sparla da spùrio s. e.;- cndf. Skliprd Orticheto da sklipra, Scinidd da sim'di (bov. sini) lentischio (T-^ohog, e analogamente Agrasiddd da agrosiddo cane selvatico;- rfr. Akappd 'Spineto' da a7idj)jn, Velond 'Ghiandaja' da veldni, Alifrakd {- *dafnikada) 'Laureto', Lugard 'Saliceto' (cfr. re. "kvyxpicf.)^ e analogamente Ajendràda 'Viperajo' da djéndra (bov. alìjén- dra 65); e ancora per nomi di fondi il pi. fem. di forme che appajono agget- tivali: Kannaveré 'Canepaja', Krijìeré 'Orzaja', Kropané 'Letamajo'.

Dial. romaico di Dova. Il nome. 41

Karidà da karidi xapuS- noce, Vutiimà da vùtumo Po'jto|/.ov fru- tex palustri», Amiddalà da amiddalo s. e, Marajìà da malga- ro s. e. ; e analogamente Perdikà da 2'X^'^dici pernice. 199. Con analogo yalore, in qualche nome di fondo, abbiamo -l'isa, che dev'essere il lat. -ésa, calabr, -lisa: Sterùsa quasi 'Felceto' da stéra 77T£pic; Lipaìvisa quasi 'Petrosa' da lipàri; cfr. KyMo^JGv., che dev'essere *'A/.av9oriGa. 'Spineto', nome di fondo in una per- gam. italo-greca del 1053, e My.oy.fìCìax cioè 'Finocchieto' in altra del 1058, ap. Trincherà. 200. Di gran lunga più frequente che ne' dial. otrantini, occorre qui poi il re. -àSa ad esprimere qua- lità di colore, sapore, ecc.: aspràda bianchezza, mavràda ne- rezza, gliéàda dolcezza yT^uxàSa, prikàda amarezza 7:r/.pàSa, zikUràda freddo, ecc., tutte voci re. Ma questo suff. vai qui pure ad esprimere un'azione alquanto continuata, a un dipresso come V -cita ital., che forse ha influito qui sul greco. Così: strammàda quasi 'lampeggiata' re. àGxpayfxa, vrondimàda 'tuo- nata' da PpóvT-ziy.y., patimàda pestata da T^àrxaa, fisimàda 'soffio, folata di vento' da oÌìotìUm., kamàda scottatura da kùma y.ySJ\Ly.\ e analogamente pimgimrkta puntura. - Ricordo ancora zofràta lucertola n. 16. 201. -àia. Oltre il re. zukhàla pignatta, an- che fisàla vescica, re. cpu(7àviov ('puc-ali? ecc.). 202. Il fem. di pondikó, topo, è pondikàra (quindi trifopondikàra il fem. di irifopóndiko talpa); di astàlakìio grillo n. 109, astalakliàra', e son foggiati suU' analogia di mulàra mula re. (xou7.àpy. (al masc, l'it. mulo; assegnandosi qui il re. mulàri al solo signi- ficato di 'figlio spurio)', gadàra re. ya.Sàpa, fem. di gódaro asino, e ìijimàra, fem, di Uimaro capretto (Esich. /eijxapo;). 203. -tra -tro. Di nuova formazione sono zalisa num. 155, flùso buccia re. (plo'jSa. 204-5. -ina -ena (cfr. re. zlccoivy. cerva, ecc.; ant. cuatva ecc.): derfaci'na porca; melissofàjena (quasi -oàyaiva) uc- cello ghiotto di api, sikofàjena beccafico, tirofà'jena grattacacio

199. rodi. Spartùsa allato a Spartà s. e; Kateferùsa contrada in decli- vio (cfr. katéforo n. II);- rfr. Donahilsa, dall'ant. Svvx^ specie di canna.

200. roch. 6ulùnàda snooi'fia di ripugnanza (^v?^-).

203. roch. /lustra per il bov. flùso;- gali, pléklipra treccia di fichi sec- chi, per il hor. plésta 183.

204. cndf. attalohina, b. astalakliàra 202; e i n. di fond. Kòndena, Kus- zomlttena.

42 Morosi ,

('mangia-cacio'), da'masch. re. [y.s'XtcTo- Gu-^o-Tupo^pàyo;. E qui forse rivengono anche i nomi di fondi Ariiajena, Flòjcna. 20G. -issa: jitónissa vicina yetTÓv-, singhénissa cognata Guyyfv-, 207. -nda: alupùda volpe re. à"Xou7Troìi. Qui spetta probabilmente anche klùz- za ernia >ìyiV/i; e ancora forse trùa, pure otrantino, 'agucchiata', re. òrpà. 208. Si è fatto feminile fràsti siepe, mgr. e re. ó 9pà/.- Tvi;; e rikla oscilla tra 'rosa' e póSov.

IL Suffissi mascolini e neutri.- 209. Fra i sost. masc. citati al n. 189 è osservabile lalà, unico esemplare che in questi dialetti rappresenti l'-x; re. dei tanti nomi di professione (^j/oi- [;.a; panattiere, ecc). 210-12. Noto ancora: pa^opt'ta nonno re, 7:v.7Z7zo\j; (efr. l'ant. aggett. TiaTirTucpo;); s^enna^o pentola, in cui pajono confluire il gr. crTàf/,vo? e l'it. stagnata; vastistiiri prete battezzatore, col suff. ital. -óre; laddove in fisatiiri 'canna di legno con cui si soffia nel fuoco per attizzarlo' avremo -oupwv per -Yiptov (efr. oir.jalisttiri 'pettine e naspo' =ù(xkiGx- e ^ixhjar- -■/ipwv), come sovente fra loro si scambiano nel re. -àpiov ed -06- ptov (p. e. x'/ixàpiov e /c-zi-^Toupiov orticello). 213. Il dimin. lutunàri 'bitorzolo' presuppone forse un positivo lutimi - tulàni (tuIo;) ; efr. piruni piuolo, re. Treipouv^ov (Tueipà punta), e inoltre lo za- con. kramln'ini cavolo allato a x.pà[;.[^-/i , e pur l'ant. dimin. ctt,- 0UVWV ali. a -TviGo; (Deffn. 316).

Diminutivi.- L Feminili. 214. -ùdcla re. -ou"Xa è usatissi- mo : leddùdda sorellina, mistriklda cucchiaino (efr. re. [j.ouGTp-'ov cazzuola), jperdihiklda pernicetta TrspSf/.oula, asterndda aletta TTTspouT^a, kardùdda cuoricino xapSoula, nihliudda 'unghietta' e 'piccolissima quantità di checchessia' (efr. re. vu/wv), ecc. 215. Meno usato, ma pur frequente: -édda, che è il lat. -ella, ma tanto divulgato, pure oltre Jonio, del pari che il suo ma- scolino (n. 220), da potersi dire comune romaico. Es.: alupu- dàdda volpicella 207, tulupédda batuffoletto di lana ecc. 22, fur- tédda manatella (re. (^o^y^iy.), miccédda 'piccina' fanciulla 225. Nessuno schietto esempio del sufF. re. -irCv. (vedi però il less.

207''. roch. sapisSa per il re. uxnrìlo'. legno infracidito.

210. roch. pappo TzàTZTzoz. 211. rfr. ta pranddta le nozze, allato al «in- goi, re. u7rav5^£U|:/«, bov. j^ì'àndemma. 212. hapistuli sedia xaSi^rvi^jov.

215. roch. e rfr. kaspédda, cndf. kaspédda fanciulla (otr. kafcédda) less. .s, '^kazzéddà'.

Dial. romaico di Bova. Il nome. 43

s. kazzédda, e i num. 219, 244) e nessuno di -o^irV/ (ma cfr. il n, 244). Al dimin. re. ^sTaTiouSa, farfalla, risponde qui il posit. péhujda, cfr. ant. tzìxxIo'^ lamina, re. Tczzcdiov orpello. Neu- tri. 216. -i[o] -i[o] (-10V -lov) è frequentissimo, ma, come nel re, con significazione positiva: lièvi mano re. /opiov, manici manico re. (xavix'.ov, vuth ^outiov, tiri Tupiov, ecc.; e ancora serbato l'-o di -io, in khorio villaggio /wptov, tiKio muro tei/- argalio te- lajo èpy-; Kastecjdio, Ceramidio, nomi di fondi. 217-8. Raro -«Siov: glikàdi vinello dolce, vrastàdi caldajo; cfr. re. [v.avàf^tov 'matereula'; -à-ptov ne' due soliti es. klioràfi '/}oz-, già di Esi- chio, e klirisàfl oro re. x?^^'' -ó'-P^^^ in pissàri pece, fengàri luna, kiivàri gomitolo, re. t:icc- «psyy- xouSàpLov; muniidri 17, luiunàri 2Ì3; zoflngàri 134; e specialmente in voci di prove- nienza lat.: luppinàri 17G, miistàri (re. [j.oxjq'zoz) mosto, tinàri tino, jongùri giunco, palatàri palato. 219. Di -kZiov un solo esempio, nel nome di monte Lestizzi 'lievemente sottile, acuto', quasi As-TiT^tov. 220. Non infrequente -ecìdi = re. -£>iov (v. il n.214): var ecidi barile ^«.^ilio^, pesécldi mCil-; miccéclcU 'pic- cino' fanciullo 235. 221-5. Veri suffissi diminutivi sono -àci: kugàci bitorzoletto 58, marucìclàéi tu Ujimóna lattughella in- vernale, fortàci fardelletto, hunc'ici porcellino, adonàci usignuo- letto, kossifàci passerino -/.oaa^jv^-, arhuràci arboscello, ecc.; -ncli (re. -ouSiov, ma specialmente ciprio, Muli. 90): par temidi re. TvapOsv- mercoreWa; Ji7nbar lidi gobbette, dal ealabr. jYm&w gibbus; nel eli (re. -ou>.'.ov): sakkuclcU ecc. 150. -uri (re. -06- o'.ov): cipnri orticello re. >cr,7to6piov, allato a cipo orto y/h~%', wa- snri spoletto re. ixaao'jpiov ; pissùri less. -uci, il più frequente, un vero e proprio suffisso greco (cfr. mgr. e re. 7;a>.o'j/.'.ov, otr. e bov. pallici; re. •/.ouVj'jx.iov, otr. kulnci; Otr. 121), e non già V -uccio ital., che è -ilzzu -uzza nei dialetti calabresi;- esempj: leclcliduci fratellino, alognci eavallino, siMiìci cagnolino, hi- ÌHci labbruzzo, podaliici piedino, inzzùci poppellina, spitùci ca- setta, krevath'tci lettino, mandùci mantellina, radduci baston- cino, stennatùci calderotto, morcùci pezzettino 'morsellino'.

21G. roch. 3Iesa- Katu- Anu-kliorio, n. di fondi.

219''. -t'xjov: rfr. hl'iandici gola, allato al re. ^^avaaztov (cfr, ant yó-it^Qi QCc).

225. roch. paganùci infanto non per anco battezzato.

44 Moroei ,

22G-7. Di sufi", accrescitivi greci non ho alcun indizio. Si dice perifrasticamente: 'na inégan àtropo un omone (re. àvOpw-apo:), ma megàli mitii un nasone (re. wjTàpa), ecc.; e qualche rara volta si adopera il suff. ital, -òne, calabr. -iini: fagùni man- gione (re. 9aya;). Quest' -za22, col suo fem. -una, piuttosto ac- cresce e vezzeggia a un tempo: petakimi less., uccellino appena nato (cfr. nell'ital.: passerotto e simili); zodduna less., ragaz- zotta; micceddùna (cfr. sicil. piccótta), da miccédda 215. 228. Finalmente vuoisi notare che i diminutivi in accezione po- sitiva (cfr. n. 216) qui abondano assai pii^i che ne'dial. otrantini e forse piili che nella stessa Grecia. Che se qui abbiamo da una parte: àia sale ala;, éga capra alya {ali), cefali testa (x-s^alr,), mistra cucchiajo ([j.ócTpo;), lania solco, kànnavo canape (/,àv- va^oc), skórdo aglio (Tx-oprìov), kàpona cappone, e Trigono (Tor- tora', nom. di fond.), laddove il re. preferisce i dimin. àla'ziov, YiStov, y,sipà7.iov, jAuaTpóov, "kaM'jio^, xavvàf^iov, (jy^opSàp'.ov, 7,3C7:o'jvwv, Tpuyóvtov; dall'altra parte qui incontriamo: mòli pianura, alàdi olio, mandali chiavistello, mitàri liccio, ambiasi empiastro, tafi tomba, sufi truogolo, stafidi uva passa, tiììio muro, vra- Jijóni braccio, sinória Hratti di confine, nei quali non si se- menta', ecc., a cui rispondono nei lessici neo-greci: ó;j.aAdv, zkaio^, p,àvSalo;, £'[7,7:)^ac7Tpov, Taooi;, c/Jjoo:, CTy.<pic)a, rely^o;, ppa- yóìvy.;, cóvopoc.

229. Sostantivi composti. Abondano, e forse più che non nel comune romaico. Citerò, senza ulteriori distinzioni: mesà-

227. rfr. siddùni cagnottello, col dimin. siddunàci.

228. roch. savana vesti mortuarie, re. (Tx^u-Jty.-^ parànoma soprannome, re. Tra^avó/i/tov; - rfr. pcrdiJia^ bov. perdikùdda 214.- All'incontro: cndf. holi, bov. hólo icwXos; siddi, bov. siddo; skordi e pondici, bov. skórdo e pondikó.

22t>. roch. pardnoma s. e, potrógalo 176, silopótamo legno trasportato dalla fiumana (^wtemó), Tijeràkona cote manuale (a/v'dni), kuzzopéleko schiena della scure (peléci), kuzzomàlìjera schiena del coltello [mahéri), stimo- nikhrondo tela grossolana {Mrondó), sakkokrévatto pagliericcio {krevdtti); rizàfto radice dell'orecchio (afti), djalàdi olio santo; e i nomi di fondi: Mesopótamo, Vapikambo 'Campo-basso' {hdmbo);- roch. e rfr. apanóstrata katóstrata, sopra- sotto-strada;- rfr. andiporta porta anteriore [agrdjidi ca- priuolo), ecc.;- cndf, siddópuddo catello, unico esempio che in questi dia- letti rappresenti la numerosa schiei-a de' composti neo-greci in -tto-jXoc 'figlio', tra cui sono tanti cognomi (KaXoye/sÓTrou^oc, HpiTTÓTrouloc, ecc.)

Dial. romaico di Dova. Il uome. 45

ìiisto mezzanotte [nista notte) re. v.ì^jàvj/.Tov, misimméri mez- zodì (iméra) if.zGTtu.- ; ponoóéfalo dolor di capo (cefali), pono- céddaro dolor di stomaco {ceddàri 13); ossukàssar^o interno della cascina {kassàri less.), tiromizzaro formaggio molle {mi- zipra ricotta); Jiiljopódaro mille-piedi 'scolopendra' {2')odàri), arihaìnho zecca che infesta i capretti {kàmba), zilòfurra fa- scine di legna minute per iscaldare il forno {farro) , mavró- 2nlo 33, kuzzotràpanoò, Jijeromnrf aro less., trifopóndikoll^, fiddàmbelo foglia di vite [ambéli), kJlamorópi virgulto nano (-ócó-iov); agrómìnilo 163, agrokrómmida cipolla selvatica {krom- midi), agrósiko fico selvatico {siko), agrósparto ginestra delle lande {sparto), agropiccuno piccione selvatico {piccàni, re. ttìt- '(o'jviov). Ma ajenneró acqua santa 39, si direbbe all'accento piut- tosto una giustapposizione (y.yio-vepó) che non un composto.

Flessione degli aggettivi.- 230. I feminili seguono la prima declinazione, i mascolini e i neutri la seconda; sul tipo delle quali si sono quasi tutti rifoggiati gli aggettivi dell'an- tica terza declinazione, qual pur fosse l'uscita loro. Gli antichi in -j; -zix -6 sono qui in -io -za, quasi -s'io; -sìa (otr. -éo -èa, quasi -alo; -aia) : pallio grasso "rva^u;, vario pesante papOr, gli- elo dolce y'Xu/.'j:, spnjyio spesso G-y.%; 15. 231. Similmente pa- recchi degli antichi in -6; (passati forse per -6;; cfr. mgr. aa/.pjr, od. cipr. <xx>'.p'jó; = y,a-/.ooc) ; makrio, pricio tt-./coó;, kjiddio /-ul- "Xó;. Intatti: orto b-^^ó; (otr. artéo), apio semplice, dipló doppio, argo ozioso, non lavorato (detto di un campo), amalo piano, eguale óaaló; (all'incontro mali piano, tranquillo, comodo, il quale coincide col iw'di del n. 228, la forma avverb. mali mali 'pian piano, adagio', e presuppone forse un omàlio per l'antico óy.yj.-h;, come alipio verace è da à},Yi9Yi;, e ijo sano, pur del com. rom., da ù-fz-Zn:). Sopra questi si foggiano, oltre mono 'solo, dispari' re. p.óvo; e ;xovo';, e misó mezzo, allato ad imiso (r,a'.Gu;), come in Grecia, eziandio pilo umido {-r^yXo;) e kjioló torbido ^(^oXa'io; ; - ma intatto è palèo vecchio -y.lxio;. 233. Per aypio; selvatico, fuor di composizione, abbiamo qui agrikò, col quale confronterei dikó dikómmu, re. Si/.ó;, ^'Mj; [j.ou, nel pronome riflessivo, vedendovi un ì^-./.ó; = l'Sto; 'proprio', piut-

230. roch. filicia femina, bov, jìliLi Orj.-j/.yì;- rfr. varco -bo\. vario.

46 Morosi ,

tosto che l'óìSi/có; 'speciale', preferito dal Muli. 189. 231. Per à/ap'-? abbiamo àkHaro masc. e fem. 'cattivo -a', come son masc. e fem. àrrusto appoGro;, "pizzilo zTz'ìQnko;, e ancora, per falsa analogia, ùjo ayto? (p. e. A!jo Ciriaci Santa Domenica), oltre stérifo sterile (cfr. òtimo gravida £toi[j-o;). 235. Sopravvivono 'poddi molto -oT^'j;; e méga ;viya;, in luogo del re. p.syàlo;, fem. megàli. Qui manca il positivo che risponda all'otr. micóó, mincó, piccolo (cipr. [xìt'Cti; -ta -iv, zac. [j.it'Cs -ta, epir. pT'Ct/.ou- po'jf^iv, Cypr. 443) ; ma esistono invece le forme dimin. miécéddi -édda 215,220. Il riflesso di tzx; tzS-gx t^xv è al num. 265. 236. Il re. /covTÓ; è qui solamente nell'accezione di 'vicino'; per 'corto' è in uso kimduro -i, col quale si confronti il cipr. xouv- Toupo; nel doppio senso di x-oXo^Só; e x-ovtó;, che mi par felicemente riportarsi dal Sacellarios al class. /.ó9oupo; 'mozzo', anziché deri- varlo da -/.ovTÓ;. 237-41. Di aggett. in -nló; nessun esempio nel bovese; in -spó? -tioó?: drosera rorido, kamaterà [iméra] giorno di lavoro; in -cotó? (come i re. (a^apcoTÓ? zuccherino, ^syXiKTTpcd- tù; sdrucciolevole, ecc.), solo karparutó fruttifero, re. x-ap-spó;; in -àpn?, oltre il re. zemadàri 189, trovo zondàri vivente, re. (wvTavó;, Q jer ondar i vecchio, decrepito, re. yspovTa?; in -/.ó? [-iTt/tó-]: mesakó re. \).zGixy.rjq , potistikó irriguo; pràstiko (che dicesi del vino eccellente, quasi 'efficace') -pa/,Tr/.ó;; sóliko less.- 242. Ben pii^i abondanti che non nell'otrantino gli aggett. par- ticip. in -y,zo;. Oltre i soliti jomàto pieno y£[7.àTo; e kliortàto satollo re. yooTàTo;, trovo qui; zidiàto acido (cfr. re. E'jSócto;, che è sotto aceto), asprinàto bianchiccio, mesetto mezzo {fsìi- gàri mesetto ce 'jomàto mezzaluna e luna piena), pleràto ma- turo, plusàto ricco. Aggettivi verbali di forma antica: àplito sporco, non lavato y.TvluTo;; e il re. anàlato insipido. Veri par-

234. dkllaro -a.

235. cndf, cecidi ccclda.

237. rfr, zénnulo puzzolento (o?«m; cfr. il tipo ò.kxttìIó? fallace, ecc.).

238. già 11. palijeró grasso, Tra^-J?; - .roch. , rfr. e cndf. kamateri.

240. -dli = -exp-/ìg vedremmo nei roch. protali primo, e padddli sciocco, calabr. paddéco.

241. rfr. e cndf. jdstiko I58n. ;- rodi, nianakhóliko 'solitario e strava- gante', misto di it.o-jy.yJz e ixùuyyoliy.óg.

242. cndf. lissàto arrabbiato (^lia-o-a ecc.);- i>fr. aposépato scoperto (àno- o-z£7rw); djirefto trascurato, quasi à/.ù/jteuTo;»

Dial. romaico di Bova. Il nome. 47

ticipj, ma con significazione d'aggettivi, sono al num. 274. 243. Aggett. gentili; in -zcano = -['//.i]xvó; (ma ossitoni ancora: Gallicano n. di paese, Licanó Luciano, Pelikanó cognome): A'jolavrendicano abitante di S. Lorenzo e Roccaforticàno (che dicesi insieme con Vunitcmo) abitante di Roccaforte [Vuni)\ in -itàno: Rijitàno Reggiano 'Pr,yiTàvo;, Amiddulitcmo abit. di Amendolea [Amiddalia), RokJmditàìio , allato a RokJiudisi, abit. di Rochudi, Stelitàno abit. di Stilo {^':'Aoi),Vut''mo = Vuit- abit. di Bova [Vùa), oltre il s. e. Vunitàno; in -òta [--óiT-n;]: K ondo fiir iòta abit. di Condofuri, Afrikóta abit. di Africo, Ja- lòta 189. 24:4. Rarissimi gli aggett. diminutivi: prasinùdi verdiccio, kalùzziko buonino di salute re. -/.a.T.o'jT^r/.o; ; e non meno rari gli accrescitivi: rakliùni magro allampanato, dal re. priyó;. Cfr. i num. 215 e 226-7. 245. Aggett. composti: stravopódi piedi-torto, kuzzopódi piedi-mozzo, kuzzohéri mani- -mozzo, kuzzomitti camuso (nasi-mozzo), tutti pur del re. 246-7. Comparazione. L'antico suff. comparativo -tsoo so- pravvive qui in un solo esemplare: megalótero, che ha senso di comparativo assoluto ^un po' grande, piuttosto grande'; e l'-tov nei due esemplari comuni all' otrantino: kàljo meglio -AxXkiov, Jiiro peggio /sipov, che del resto non si usano se non accom- pagnati dall' avv. -"Xsov: plen gàljo 'più meglio', 'pleliliiru 'più peggio'. Nessuna traccia di suff. superlativo. Dicono: paddi (-ol6) méga grandissimo, o poddi micccddi il più piccolo, ecc. Ma persistono i superlativi col prefisso Trxpà, che nell' otrantino son così scarsi. Citerò: paraméga 'permagnus', molto, troppo grande, parajìoddì moltissimo, troppo, parali go pochissimo, troppo poco, e così paraplùso, parastenó, paramàgno, ric- chissimo, strettissimo, bellissimo, ecc. Il 'quam' di compara- zione qui si esprime per 7:xpà : ego ime pliiso pie pparà ssé io sono ricco più di te; em Neh gàljo na pelvJni para na kàmi mlan àkliaro dulia è meglio morire che commettere una cattiva azione.

Numerali. 248. Conservasi tal quale l' ant. Tpiàx,ovTcx (re. TpiàvTa): triàkonda. Gli altri cardinali, come nel re; salvo che

248. rodi, e rlr. Iriditela^ cudf. Irànda;- roch. aèinda i^/ì[y.o]vrc/. ; rfr, esìnda, eftinda èivr-, o fluida ò/t-, enncindu re. ìwèv/ivtcz. roch, 2^'''^' tùli n. 2-10.

48 Morosi,

le denominazioni romaiche cedono il posto, al di del 50, a delle perifrasi calabresi: irla ventine CO, irla ventine ce dà- lia 70, ecc. Da kató é^y.-rov a liilji yilioi (o Jijiljàda migliajo), si procede ancora coi calabr. dio, tria centinàra, ecc.- Man- cano gli ordinali, salvo 'protinó TrpcoTSLvó;, che fa le veci di -pco-o;.

Pronomi.- Personali. 249. Non differiscono dai re: ego, esù, plur. emi, esi, ecc. Notevole la forma organica nell' ac- cusat. sing., retto dalle solite prepos. : 's emme a me, ja 'ssó per te, ecc., allato alla re. emména, esséna, che però è prefe- rita nella costruzione enfatica; emména m'agapùsi òli me mi amano tutti. 250. Baritono cisto (otr. a fio) 'egli' ajxó;; e si ode spesso con accezione dimostrativa in ja 's àsto 'per ciò', allato a ja tato. Notevole ancora manaklióndu (otr. mana- kJióttu ecc.) 'da solo', che qui non trova alcun' altra forma correlativa, dicendosi a cagion d'esempio: ego manakhó da me solo, àsti manalil da sola, ecc. 251. De' possessivi non rimane se non 1' vj/'j; fossilizzato in jpatrimó paternostro t.o.- T'ho-E'^-óg; del resto i soliti dikómmu dikóssu dikóttu, re. Siv-ó; aou ecc. 252. Dimostrativi: I. tiito -i questo -a, re. toOto; toutvi, genit. sing. tutù, tuti, genit. plur. tuta; cino -i quello -a èx.ei- vo; èx.sLvr,, genit. sing. cinù, cini, genit. plur. éinó ; IL tùndo, plur. iùnda (e qualche rara volta, coli' assimilazione del v al S, tuddo, tùdda; cfr. Comp. xxv), un 'neutrum tantum', =re. toOvo To, plur. Touvcc Ta, genit. tuta tu, lutò to; e cosi di solo neutro: cindo, plur. cinda, re. èx.eivo to ecc., genit. cimi tu, cinò to (il primo di questi pronomi foggiato per avventura sul secondo; cfr. l'otr. tunà, genit. di tùtó); III. ettùno -i cotesto -a re. a'j- Touvo; ecc. (cfr. ettii costi aùToO), ed ettùndo re. a'jTouvo to ecc. (Muli. 196, Comp. 80), genit. tunù tu, ettunù tu, ecc. 253. Re- lativi. Il solito é pu re. tuou, cui però sottentra non di rado l'indeclin. ti (^tì); p. e. hazzédda, esù, ti den éliji ti kàmi 'fan- ciulla, tu che non hai che cosa fare', cino ti su légo ego quello che ti dico io, cino ti su zitào quello che ti cerco (cfr. Comp. xvi, xvii). 254. Correlativi. I soliti tosso tógo;, posso ttógo;; e inoltre téddeko tale e tanto, che vuol dire l'ant. Tri>v'>,o;, con accento arretrato, anziché il re. tìto-.o; [tìtyoìo;, t£tìo;, titio;]. 255. In- terrogativi. Il solito vis, ti, che si confonde coli' indefinito (256),

Dial. romaico di Bova. Il verbo. 49

e pio quale re. •ttto'io; tvo'.óc 256. Indefiniti: ti[s], ne' casi «obliqui tino (re. Tivà;; cfr. n. 190), p. es. ti imme larga azze tino pen- séguo 'ch'io son lontano da chi io penso', ^ému me tinòm hai c'egò su légo ecino pu hànni 'dimmi con chi vai e ti dirò quello che fai'; tispo nessuno (cfr. Otr. 125), cioè tistìots; e tipote nulla; tiskandi qualcuno e tikandi qualchecosa, quasi Ti^-jcàcv,- -Ti; ecc. (cfr. Otr. 126: tikanéne e pukanéne). Oltre kanéna, genit. kanenù, e il fem. kammia o kàmma, re. xaviva? e x,a[A- pà, qui occorre, ma non riferito a persona: kàna, non estraneo pure alla Grecia (cfr. Comp. 97 e xxxiv : senza kàna tortnénto, hammiam 'bena\ senz' alcun tormento, alcuna pena). 257. Al- lato a pasaéna e pasàna ognuno, iem. pasamia, re. 7racra£va; TCaaàva; ecc., anche V màecììn. pdsa: pàsa prdma ogni cosa, ^as« mena ogni parte (cfr. pàssio pdssia Otr. 126). Nel medesimo senso di pdsa, ma solo riferito a tempo, odesi kàpa: kdpa mèra ogni di, kdpa ni'sta ogni notte, kap'óra ogni ora, kapapóssu'^: ogni quanto?, kapatósso ogni tanto (cfr. kàti, kdi , Otr. 126), che è y-àGs, accorciato da /.aOiva; (Muli. 216). In luogo del re. ó Ta^e, -h TaSs (e di ó Selva ecc. degli scrittori antichi e degli odierni scrittori classicizzanti) usasi o tèsto, i tèsti, già ricor- dato al n. 13, che parmi essere da tiésto = '^oicf.\iToq, cfr. ettu ecc. al n. .14.

IL VERBO.

Tema del presente.- 258. Degli antichi verbi puri non contratti soli due sopravvivono: céo e Mèo, x.aiw e x.>.aiw; meno quindi che ne' dialetti otr. e nel re- 259. Gli altri conseguono tutti un tema in consonante, inserendo fra il tema verb. e la de- sinenza l'uno 0 l'altro de' seguenti suoni: v, g, n, i. I. kUvo

255-6. rfr. pio\s] costantemente per il bov. tì[s], cosi inteyrog. come in- defin. : pio kanundiì chi guarda? asiporésete pios imme ego sappiate chi son io; ma tino ne' casi obliqui; roch. e cndf. pj[5j, p. e. pls iseì chi sei?; e ne' casi obliqui pino, p. e. me pino ì con chi? Si confondono insieme TToto; e Tt;, sotto l'impulso dell' it. chi. Ancora cndf. pinondeì a quale? cioè Tace, itoiov coli' antico suff, ^e; e piano, gemt.piunù, per il hov. pio (cfr. TTotavoO, plur. Trotavwv, Muli. 209; questa paragoge ha il re. soltanto al genitivo).

258-9. rfr. e cndf. akiio (cfr. bov. kùome)\~ cndf. klir/o = ho\. klioo.

Archivio glottol, ital., IV. 4

50 Morosi,

re. '/.Izlyoì {ySkzii'}) ; II. -('fjuo - -éugo - -suw : Jatréguo laxps'jw, kla- dàguo /."XaSs'jw, nistàr/uo vtigts'jw ecc. , nella cui analogia entrano qui pure, come ne' dialetti otrantini, i verbi d'origine latina od italiana, p. e. sarvéguo saXvo, peìisé gito penso, puntiéguo faccio punti {ca.\a.hv. pwiti'ju); sebbene questo dell' -é^wo sia un tipo sui generis, in cui la desinenza riesce ancora preceduta da vocale ;- III. liìino re. 'Xuóvw (X'jw), zinno re. ^'jvw (^uw), dénno re. Sévoi (pio)) ; kùnno re. à-/-o6yco (àx.o'jto), ma col rifless. ki'iome, p. e, ego anogào ti kùome kalà io capisco che mi sento bene; krùnno suono re. /.pouyw (-/.po'jto) ; - IV. analizzo dipano (àvcc'Xuoj) , dakrìzzo e ha- talìzzo, re. id. (Saxp'jo) e x.axal'jco), ecc. 260. Pur molti degli antichi verbi in -àw, alcuni de' verbi in -sto, e tutti quelli in -óco, subiscono siffatta alterazione, la quale pertanto è qui ancora più estesa che non ne' dialetti otrantini e nel re- I. Oltre kliànno (•'yà(o), viz zanno (au^àco), apandénno (à-avTato), hliorténno {/op- Taoj), forénno (oopiw), dénno (Ssco) = re. )(_avco, pu'Càvw, à(.T:.o:vT7j.^oì, j^opTaivw, (popaivoi, Sivto, ancora: klànno rompo (/cT^àw), _perdnno tra- verso (Tvepàoi), alànno aro (cfr. l'ant. àpóco allato ai re. àporpsuoi àTvSTpsuco, otr. alatréguó), appidénno (-r,Sào:»); e analogam. ^<2- foréìinome mi confesso, allato alla forma attiva zaforéguo è^a- yopsuo).- II. Oltre i ve. pagònno (Trayóoi), stravónno {gt^ol^óoì) , aplònno e diplònno (a-VJoj e Si-VJw), Jmndnno (yupc^w), sikónno (c7i/.óco), lestònno (Xeattóoì), mdnno (*ò;xóco r= otAvu^Ai) , 5(5?2no ((7aóa> = (7w^w); ed oltre karfónno inchiodo, komhónno annodo, fuskón- no cresco, formatisi sull'analogia di quelli e re. essi pure; an- cora: 'emhònno simhónno less., vuttónno re. Pootìoj (pu9àw), aposurónno 46, dònno re. Sww (SiSw[7.i), tikJiónno fabbrico re. tói- ^t(^co (-sw), aìijerònno 14 re. àpj^api^oi e àp^tvloj, zinnònno (gratto) allato a ;2;m9io259.- III. Oltre i re. adiàzzo, azzidiàzzo, kmn- hiàzzo, stafidiàzzo, àr^s'.à'Cw, ò^uS-, y.o\jJ^j-, cTacpuS-, ancora : diafàz- zi less.; e analogam.: vasiljàzzi tramonta il sole, allato a va- silégui ^cunCk-; kaì^rastiàzzo impolvero re. xopvax.TL^o> (/.ovcoprow), remmatiàzzo erutto èps'jyp,-, asprindzzo imbianco, kunduriàzzo

260. cndf. alénno per il bov. alànno\- glicónno addolcisco, sprihhónno l'affreddo; e dclónno per il bov. tiliizo (rulinuM)-^ roch, perdsio^ bov. -anno; anaklàszo, bov. -ziio; sinoridsSo less., hharapidsSome less.; cndf. j907'- jjrjó^io, bov. ^jar^jató; sagoriiio, hov. caforéguo:, eh or. di rfr. : sapi^- zete, bov. sapéiiete re. c-aKvjyETé,

Dial. romaico di Bova. Il verbo. 51

accorcio (cfr. n. 236), skandaljàzzo scandaglio, irivuljàzzo less., skutuljàzzo ve. c/.otóvco, ecc.- IV. anakllzzo orlo (àvajtXàw), tri- pizzo (allato a tripàd) buco Tpu7:àoi, zanizzo scardasso (;avàoj) ; vlizzo ccòlko, patizzo (ali. d^. paté) xa-fsoj, ap'picUzzo (ali. ad ap~ pidénno I), svizio re. c^6vw (mgr. g^uoì, ant. cp£vvi»f;.i); e ana- logam. azzarizzo applico l'acciajo, oltre il re. alati zzo salo. 261-4. Facilmente intatti, com'è naturale, gli antichi verbi in -^oì: Rézzo yi'Coì;- miriàzzo spartisco |/.o^pà(^co, sepàzzo copro crxs::-, sàzzome mi adombro, m'impauro Gy,iccC-, skotàzzi an- notta (e skotizzome 'mi ottenebro', ho le vertigini), stenizzo pettino, xTsv-, tiganìzzo friggo Tiriy-, anemizzo ventolo, ecc.;- pézzo giuoco t:cììC(,oì (aor. épezza), hràzzo invoco x.pà'Cco (aor. ékrazza). Ma C è riflesso per ss in stéssi gocciola a-zyX.zi e in pisso re. TTYiCoi (cfr. re. /Awc-croj = -/.WCco e il n.l47). Intatti addàsso e tinàsso, aor. àddazza, etinazza; ma tilizzo aggomitolo re. TuXiyoi (T'jliacoj), aor. etilizza. Ka.Gi!^(o trova qui il neutro kapin- no, io siedo. Intatto il riflesso di -/.IóìBoì: klópo. 265. Dei verbi in --T0), mutili qui pure: vàfo, pur del re. (^à-Tco), kléfo re. xXé^w x.T^spyco (-/cli-Tw), /^r//b re. xpupoi xpu^yw (-/.puTTco) ; ma in- tatti gli altri: ràsfo, skàsto, risto, kósto, re. pàiproi ecc. (pànr- T(o, ecc.). Mutilo eziandio: difo (cfr. otr. difo e difno] re. Ssi/tco e ^Ei'/vor, - ant. SòiV.vu;7.t) ; e ancora si aggiungerebbe trifo dal n. 121. Nessun verbo in -g-zm. 266. Intatti gli antichi liquidi in -V : méìio p-£vw (aor. emina ecc.), perméno Gspjj.ocivoj (aor. epér- mana), zikliréno ^"^y^^- ecc.; sull'analogia de' quali si sono ri- foggiati gli antichi in -jvco, come ttIóvco e izxl'jvco, qui pièno e paléno (aor. éplina, epàlina); e si ottengono inoltre: aspréno imbianco, mavréno annerisco, ruséno arrosso, oltre i re. koìi- déno mi avvicino x-ovt-, lesténo mi assottiglio )^e-T-. Di stèddo (stello), mando, può chiedersi se vada ragguagliato all'antico cTiXkbi, 0 piuttosto non sia il re. (jtsXvw con 11= In. È più pro- babile la seconda ipotesi, e cosi aversi l'esatto parallelo del rr = rc. pv che è in serro, fèrro, jér rome, spérro -^cz^vto, tuovco (rópo)),

261-4. chor. di rodi, kapénno per il bov. kajnnno. Sul tipo di /.VjOw. roch. aplópo, diplomo per api- diplònno di Bova; cfr. il re. volòOm allato a votcpyw e vostra (voioj) e il cipr. '/^j^Om (yr/vcWy.w).

266. Cdf. : kunduricno mi accorcio, por il bov. kunduridiloinc.

52 Morosi,

^fpvco (9spoi), èyspvo[7-ai (àystpco), GTrépvw (a-stpw); e in pérro Tratpvco (j-aiooj), al quale si aggiunge in questi dialetti: metèì'ro scopo, spazzo [j-sTaipvw (jASxa+atpw).- Nell'aoristo è regolarmente: ésira, éfera, espira, épira, emétera, come éstila da stéddo. 267. Le quali forme ci conducono a qui soggiungere, in via d'appendice, che nulla di particolare ci offra il tema dell' aoristo. Solo i seguenti verbi presentano all' aoristo qualche alterazione tema- tica, ma non punto oscura: azzidiàzzo (160 III), aor. azzidia\ zmnónno, aor. ézzm (da zinno, qOw, 259, III) ; Jerondàzzo, aor. ejeróndina (quasi da un yspovTy-Lvco) ; mavréno (re. fxaupiì^co) , aor. rifless. emàvrina ed emavripina', kuféno divento sordo, aor. ekùfena ed ekufàstina (quasi da kufdzzó). 268-9. Dei con- tratti in -w da -£w, soli si mantengono parpató Trspi-aTsto, kJiarró 0app£o), kUorò 6òwp£w, portò t^ovéco, varò Pocpsw, cinigó •/.wnyioì, Tirato /.paTsw; e tavvró tiro, re. Toa^lw Tpa^àoi. Gli altri antichi verbi in -fw, salvo i pochi del n. 260, mutarono in -àco; la qual mutazione, di carattere dorico, è assai comune nel ro- maico, ma non ritorna costante se non fra i Peloponnesj. Cosi, agli ant. verbi in -àoK gapdo orfo'--, klialào, jelào ysl-, Jennào ysvv-, Jerào (yTipàco; re. y^px^oj), meletào leggo (lo stesso signi- ficato pur nell'otrantino), cendào stimolo (/.svTacj), fìsào oug-, zikjirào 'j^'J/.p-, pelekào do colla scure, lissdo mi arrabbio Idgg-, arotào interrogo àpcor-, e aporào less., ancora si aggiungono: anogào (vosco), atoncio e apotonào à-oTovfw ecc., zitào '('■otìco, afu- dào ^oTtQioì, alestào u7^a/,TÌw, fllào o'.lfw, metrdo p-s^p-, puldo •TTwl-, polemdo travaglio, cimento, zofdo J>oo-, parakaldo prego, diaforào guadagno, rigdo intirizzisco, azzunndo à;ii-v£c-j; e ana- log. : addismonào, pizziddào, óilcio, re. lyicrp,ovfco, tùitO^sw, /cuXsw (/.uXico). Verbi in -àco novellamente formati, oltre il re. apetdo (T^éToy.a.i) , sono: katalào guasto (x.zTaljco) , zitiUdo cerco l'elemo- sina re. "Ctito'j'Xs'jco, rakliuddào russo re. poj^a}^.i^co, swrao, fischio cupi^co, ■uoscto 59 (^óc/cco), pordalào re. 7:opS£oi (-fpSco), kanu- ndo less. Mancano qui affatto i verbi sullo stampo dei re. yy.l- v(3, yupvco, TTSpvcÀ), ^spvco (ya>.àc.j, (pupàco, TTspàco, £;£pàoj). 270. E

269. cndf. katurdo, bov. -Uso, re. /.xtou/sj^w; jeriào resuscito, risorgo, dal tema dell' aor. pass, di jérrome re. èyépv- ; tremoldo tremo.

270. roch. dploa, aor. di aplópo re. arrXóvoj (v. num. 261-4 n.);- gali, àhun- na re. óy-ov/z (/j/.ouov).

Dial. romaico Bova. Il verbo. 53

chiuderò con qualche osservazione circa l'aumento. Il tempo- rale persiste in iklia tlyjx (-ov), trta r^XQx (-ov), ipela r,9óXa (-ov), l'kua vixoucra; cui si aggiungono: ivra re. r.tlpa (supov) e z zzerà re. r,^£upa. Il sillabico è nella veste del temporale in ikliorra (Gìojpso)), isoa sOTOToc ed izzia eCriCa. Il sillabico non è costante se non ne' verbi il cui presente, o antico, o moderno, è bisillabo. Così: ékanna da hanno (/.àpco), évrizza da vrlzzo ù[^pi^(o, ecc. In caso diverso, può valere per l'aumento la vocale iniziale, qualunque essa sia, od originaria, o venuta in luogo d'altra vocale caduta, od affatto prostetica (cfr. Otr. 132): óddazza, aor. di acjdàsso àl7-, àvlezza, aor. di avlépo pi-o), ecc. Senza aumento: l'impf. asta e l'aor. azza, di àsto accendo k-toj.

Flessione. Sono superstiti, per entrambe le voci del verbo: il presente, l'imperfetto e l'aoristo dell'indicativo; l'aoristo del congiuntivo e dell'imperativo; e s' hanno inoltre: l'infinito del- l'aoristo attivo; il presente e l'aoristo del participio attivo; il presente e il perfetto del participio passivo (cfr. Otr. 127). Solo i contratti hanno, nella voce attiva, anche il presente dell'im- perativo.

Baritoni.- Voce attiva. 271. Paradigma; pres. ind. linn-o -i -i, -omo -ete -usi; irnperf. : élinn-a -e -e, elinn-amo -ete -ai; aor. ind. (cfr. n. 142): élia ecc.; aor. cong. na Ho lisi lisi, liume liete liusi; imperat. aor.: Ite liete; infin. aor. lisi;- particip. pres.: linnonda, partic. aor. lionda. Notevole la 3. pi. pres., che ritiene l'antico -ouot, non affatto estraneo però al volgo ro- maico d'oltre Jonio, poiché s'usa a Maina, nella Morea (cfr. B. ScHMiDT, Bas volksleben der Neiigriechen, 1, 11), a Tera, Nasso, Sifno, Plomario nell'isola di Lesbo (Muli. 92) e a Sira; e ancora la 3, pi. impf. e aor., che esce in -a[cr]'., come anche si usa ne' luo- ghi suddetti e a Cipro: desinenza che penetra in questi tempi dall'antico perfetto, come anche ci mostrano gli scrittori bizan- tini (Muli. 15 seg.). La desin. della 1. pi. imperf. {-amo, come

271. rodi. rfr. e cndf. : linn-ise 2. sing. pres., élinn~ese 2. sing. impf., éli-ese 2, sing. aor., conservatosi cioè, in grazia dell' -e epitetica, l'antico -g; V. il num. 182 n. Veramente ò Unn-ese la 2. sg. pres. cndf., per i atono in e. La 2. pi. pres. è linn-ite in tutti e tre i luoghi; la 1. pi, impf. elimi-ame. La 2. pi. impf. cndf. è elinn-ate.

54 Morosi,

nell'otrantino; re. -ay.sv) esce per o, e si potrà disputare se la determinazione di quest' atona si debba all'influsso del on che le precede, o non piuttosto all'it. -amo (-amit); la desinenza della 2. pi. imperf., che nell'otr. è -ato, qui è incolume {-eie). Le uscite delle desin. dell' aor. cong. vengono a coincidere con quelle del pres. indie. La 2. sing. dell' aor. imperat. ò sempre in -e, la 2. piar, in -ete, come nel re. (v. all'incontro Otr. 135); quindi: sépae eopri e se^Jaéme eoprimi, pistezze eredi, kràzze invoca, fòlle bacia, fùskoe cresci, mine rimani, pepane muori, féi''e, porta, vré vedi; plur. sepciete e sepaetéme, ecc. Il pep. pres. è indeclinabile, come ne'dial. otr. e tra il volgo di Grecia; stéko klóncla sto piangendo , stékome trógonda stiamo man- giando. Cosi dicasi del partic. aor., che non si usa se non nel perf. e piueeheperf. composti: ékUo gapionda ho amato, ikìia- mo spàzzonda avevamo, avremmo ucciso. Voce medio-

-passiva, 0 piuttosto riflessiva. 272. Paradigma; pres. ind. linn-ome -ese -ete, limi-ómesta linn-este linn-onde; imperf.: ellnn-ommo -esso -eto, elinn-ómesta elinn-este elìnn-ondo; aor. ind.: elip-ina -i -i, -Imma -ite -issa; aor. cong.: na lip-ó ecc.; imperat. aor.: list-a list-àte. 273. Il presente non differisce dal re. Ma l' imperfetto è più vicino alla forma antica che il re. non sia (£'Xivv-o6|jlouvs, -o'jcouvs -o'jvTave, -ù'j^j.vm^.z -ouaxGxz ed -oucts, -ouvTavs); e anche è meglio conservato che non nell'otrantino [elinn-amo -aso -ato, -amósto -asósto -anta). Lo stesso dicasi dell' aoristo (re, è};'jO--/i/,a ecc.; otr. elist-imo -i -i, -imósto -isósto -isa). Notevoli le due voci dell'imperativo. La desin. re. della 2. sg., cioè -o'j (ypà'^o'j, ypà^|;ou ecc.) non ritrovo qui se non pei due verbi kapimio mi metto a sedere e jérrome mi alzo da sedere, che fanno kàpu ejìru; plur. kajnte e jirite (ma pure jiràte 0 'jiràsté). Del resto, come vedemmo, le desin. qui sono •a nel sing., -àte nel plur., precedute dal 0 caratteristico del passivo, che di rado è intatto, perchè sussegua a vocale, ma il più delle volte ha il a innanzi a sé, e quindi perde l'aspirazione. Altri es.: klàppa riscaldati, da jl'.cf.ivoì; kùresta tosati, da x.ou- peuw; lirista nascónditi, da xpu^rw; azzùnnipa «svegliati, da

272. roch. -ómmasto (eh or. di roch. -ómmasta) 1. pi. pres. ed impf.;- cndf. -ùmmosta 1. pres., -ómmasto impf. ;- gali. ~ilmmasto impf.

i

Dial. romaico di Bova. II verbo. 55

è;u-véw; andrc'qnpa vergognati, da èvTpsTuojxai ; fànesta, mostrati, da oaivo|x7.i; jénasta diventa tu, da yiwi/.c(.i; spàzzesta ucciditi, da G'pà(^oj, ecc.; plur. kUlappàte, kurestàte, ecc.- Il carattere del passivo è qui dunque penetrato anche nella voce del sin- golare, com'è del resto avvenuto anche nell'otrantino {grdf-t-u Otr. 139); e così V -a atono di questa voce, come V -a tonico della voce plurale {-st-àie, re. -6--7,t£), ci riportano poi all' a or- ganico di àneva anevàte ecc. (n. 283), ed all'imperativo ita- liano. 274. Quanto al participio pres. e al perf. , ben di rado si usano, e piuttosto in funzione di aggett. che non di partic. veri e proprj. Cosi: kapómeno sedente, seduto, cómeno ardente, vrazzómeno bollente, cumùmeno o cùmeno dormente dormi- glioso, e lijeràmeno allegro (otr. e re. / apo'jasvo;) , da kajnìino, céo, vràzzo, cumàme, /atpoy.a'.;- inoltre; kaméno, letteralm. 'bruciato', infelice re. v.yJj^.-, maramméno appassito, passo, ma- vroméno, 'annerito', disgraziato, kakoméno mal ridotto, mal capitato, asméno acceso (da cisto y-roì). Ne' tempi composti, anche trattandosi di verbi non neutri, si ricorre di regola al partic. aor. att., anziché al perf. pass.; quindi non solo: cino den éne értonda quegli non è venuto (v. Otr. 143), ma anche: ego tklia gapionda ecc. 271, ego iklla àzzonda io aveva acceso, ego to ékjio kàmonda io l' ho fatto ; ecc.

Contratti.- Voce attiva. 275. I. classe (;àoj). Indie. pres. : gap-ào -ài -ài, -urne -àte -ilsi; impf. : egàp-o -e -e, -ùmma

275. roch. e rfr.: tragud-ào -elise -ót, -teme -dite -tisi, ecc.;- etragùd-o -ese -e, -ùmma -ite -ùssa\- che vuol dire, la 2. pi. pres. non contratta, o piuttosto analogica, e quella dell' impf. assimilata alla seconda classe;- e in- oltre, qualcuno degli antichi verbi in -àw, p. e. rotdo è/jwt-, pur colla 2. sg. assimilata alla seconda classe: roti, bov. rotai, cndf. e gali. I. ci.: -do -dse -di (-de), -drne -dte -dusi. Nel singolare dell' imperf., roch. e rfr. danno alle volte, e cndf. sempre, le desinenze -inna -Innese -inne: astln- ninna, asùnninnese, asicnninne, svegliavo ecc. (bov. azsùnno); iz zinna vivevo, e cosi egdpinna od egdpna amavo, emelétinna leggevo, etrijinna vendemmiavo, etranùdinna cantavo, efilinna baciavo, ekrdtinna tenevo, epd- tinna camminavo, ecmninna dormivo, éklenna piangevo (bov. éklo), dove è imprima da confrontare V-onn- che va per tutto il tempo nella varietà otran- tina di Castrignano (Otr. 144: agdponna, agdponne, agapónnamo ecc.), e poi il -V- nella 3. sg. fra' Greci del Mar Nero e i Ciprj (Muli. 278). Ma nel plur. : amnn-iimma -ite -ùssa; ehrat-ùmma -ite. -lissa.

56 Morosi ,

-àte -t'issa; iraperat. pres.: gàpa gapàte. II. classe (-ico). In- die, pres.: krat-ó -i -i, -urne -ite -usi; iraperf. : ekràt-o -i -i, -nmma -ite -ussa', imperai, pres.: kràti krafite. Gli altri tempi e modi come nel re. Solo è da notarsi che, nella parlata odierna, l'imperat. aor. {gàpie gapiete, kràtie krati'ete) quasi sempre ceda il posto all'imperat. presente.- Pertanto, contrae nel pres., in arabo i numeri, la classe de' verbi in -sw, giusta il re. e la lingua classica (dialetto attico); non contrae nel sin- gol. la classe de' verbi in -àoj, e qui sono da confrontare il dial. tessalo, l'epirot. e i peloponnesj , che non contraggono nella 2. e nella 3. pers.. Muli. 252. Parimenti nell'imperf., la classe in -ioì contrae, salvo la 1. sg. (e^mto = s/-pàTou[v] ) che è assimi- lata alla 1. sg. della classe in -àco (cfr. Otr. 146: efilone allato ad agàpone) ; e all' incontro la classe in -ào) non contrae nel sg. , che offre il semplice dileguo dell'oc dinanzi all'o ed all's della desinenza {egàpo = viyà-[a]ov, ecc.) ; ma anch' essa contrae nel plurale.- La 3. plur. di entrambe le classi presenta quel- r inserzione {-ay.-) che s' incontra nella bassa grecità dai Set- tanta impoi, ed è di tutto il plur. nei dial. otr. [agap-iisamo -usato -tisane; efìl-t'isamo -itsato -usane, Otr. 143) e di tutto il tempo fra i volghi odierni della Grecia.- Contrae l'impera- tivo in amendue le classi.- Finalmente va osservato, che gli antichi verbi in,-iw, i quali qui mutano in -àco (n. 269), ripren- dono alla 2. pi. pres. e impf. la vocale della classe a cui in ori- gine essi appartengono: fìlite pres., efìlite impf., da ftlào-^ai- lico, ecc.; ma non mai nella 2. pi. del pres. imperativo {filàteme amatemi; come nel sing.: filarne amami). 276. Il riflesso di '(àw segue nel pres. la flessione de' baritoni: zio zii zii, ziume ziete ziusi; e solo nell'impf. va coi verbi in -àco, ma con Vi nella 2. pi.: izz-o -e -e, izumma -ite -t'issa. 277. Il riflesso di Qzoipiio, cioè kjioró, ha l'impf. a guisa de' baritoni: ikliorra. 278. Curioso ancora che pur l'imperf. sing. di kléo ySka.io> entri nell'analogia dei verbi in -àoi: ékl-o -e -e; ekl-ómma {= -éom- ma), ekléte od ekl-èite, ekl-òssa {= -éossa).- E singoiar voce è finalmente tàvrktdi tirati (p. e. tnvriddi apissu tirati indie- tro), dal contratto tavvró 268. Ma non oserei vedervi l' antico -Bt. di GTviQi ecc. Voce medio-passiva. 279. La differenza delle due classi s*. riduce nella sola 2. pers. pi.- Indie, pres.:

Dial. rom. di Bova. Il verbo. 57

gap-éme -ése -éte, -ùmmesta -aste -rende; irapf. : egap-émmo -esso -éto, -mnmesta -aste -imdo; imperat. aor.: gàp-esta, gap- -estàte. IL Indie. ]}res. : 2^on-éme (-ovfotxai) -ése -éte, -ùm- mesta -iste -linde', imperf.: epon-émmo -esso -éto, -ùmmesta -iste -lindo; imperat. aor.: pón-esta-, pon-estàte. Evidente- mente, la prima classe si è assimilata alla seconda, si nel sg. del pres. e si in quello dell' imperf., come avviene del sg. pres. anche nel romaico volgare di Grecia, che ha p. e. Ti[y,-£wjij.at -S'icat ecc., per Ti[/.ào{xat ecc., sul tipo di ■:raT-sioO[xai -stécai ecc. da T.xTioiJ.y.i ecc.; ma, al contrario di questo, il bovese, anziché contrarre, espunge, o almeno par che abbia espunto, in coteste forme la vocale che sussegue alla tonica: _pon(^me = 7:ov£[o]aai ecc. Quanto al plur., ho da aggiungere che a Bova stessa mi accadde raccogliere queste altre forme: egap-epnmma -ejnfe -ejmssa, epoìi-epihnma -epite -ejmssa, nelle quali abbiamo la caratteri- stica del passivo e insieme le desinenze dell' imperf. attivo.

280. Lo schietto tipo di verbo in -àco rimane al riflesso di xo-.- [Aaoij.ai; pres.: cum-àme -àse -àie, -ùmmesta -aste -l'inde; impf. : ecum-àmmo -asso -cito, con desinenze attive al pi.: ecum-ùmma -àte {-aste) -ùssa (e pur con le stesse desinenze suffisse al tema dell' aor. : ecum-ipiimma -ipàte -ipùssa); imperat. pres. cilm-a cum-àte, re. •/-oijy.oD y,o'.iJ.7.a~z , allato all' aor. cnm-ijja -ipàte.

281. Del rimanente, non è raro il caso che verbi neutri o rifles- sivi, come appunto è /,o'.ixào;j.!Jct, ai quali spetti, per ragione iste- rica, la veste medio-passiva, scambiino questa con l'attiva, non solo nel plur. dell' impf. o nell' imperat. pres., ma eziandio nel pres. indie., quindi: cumùsi allato a cumùnde, poniisi allato a ponùnde, andrépusi 'si vergognano' allato ad andréponde, jé- nusi 'diventano' allato a jénonde.

279. cndf.: gap-dme ~dse -àte, -ómmasto -éste, -ónde; allato a pon-ùme ~ise -ite, -ùmmasto -iste -ùnde.

280. roch. : cum-ume (y.oty.-€)y.xt) -dse -di ... -ìisi; ecum-àmmo .. . -ùssa;- cndf. e gali.: imperf. ecam-inna écùm-innese ecc.; ma cndf. forma più Tolontieri un imperf. perifrastico, coli' ausiliare stéko e il pcp. pres. alt. del verbo neutro e riflessivo: ésteka cumimda, ponùnda stavo dormendo, dolen- domi.

281. roch. cumài e cumùsi 280;- cndf. non solo ponusi e andrépusi, ma pure eponiai si dolsero, andrapiai si vergognarono, bov. eponijnssa an- drapljnssa.

58 Morosi*,

Verbo sostantivo.. 282. Indie, pres.: une ise éne, immesta iste éne\- irapf. : ùmno isso ito, immesta iste issa;- infin.: iste. La 3. sing. pres. éne, re. tlvt, ritorna tal quale ne'dial. otr. e trapez. , e non è insolita pur fra gli scrittori bizantini (Muli. 281 n.). La l. e la 2. pi, dell' imperf. qui si confondono affatto colle stesse pers. del pres. , come nel comune romaico, laddove ne' diversi dial. otrantini suonano imosto isosto, imo- sta isosta, ìmasto isasto (Otr. 145). La 3. pi. dell' impf., così come Visaìie otrantino, appar più genuina che non l'riTavs del re. L' infin. (otr. éste) è tal quale il re. slcrOai.

Verbi irregolari. 283. anevénno salgo re. àvaipaivw (àva^-), imperf. anc'vcnna, aor. ind. anévia (cioè àvéfiiricoc = re. àv£[ÌYi/,a), aor. cong. n anevio, inf. anevisi (per il ?, ora conservato ed ora caduto, cfr. il n. 142), imperat. àneva anevàte = re. à'^oii^a. -òLrt. Analogamente si flette katevénno re. /.aTat^-; ma 1' aor. di mhénno ày.paivco è all' ind. embikjina, Y -Tixa del re. com- plicandosi con r -ina = -r,v che rivediamo qui in nota ; e negli altri modi: na mhikó, mhikì, mhika mbikàte; come anche guénno re. èPyat'vw (è/i^aivco) fa all' aor. eguìkjina ecc., se non che nell'imperativo, accanto a gm'ka guikàte, ha pure égua eguàte, ma nel senso generale di Wàttene, andatevene' \ fe-

282. roch. : pres, imme ise é[ne\ , immasto ecc.; cndf. 1, pi. pres. im- tnisto, impf. immasto, ma a questo imperfetto sostituisce il più delle volte quello di stéko: ésteka-^ gali, immosto 1. pi. pres. ed impf.; rfr. pres, im- mosta, impf. immasto.

' roch.; aor. ind. anévea, katévea, cong. n'anavéo, na katavéo, inf, anevéi^ hatevéi',- émbea^ na mhéo, vnbéi, imperat. émba, embàte;- vjénno, imperf. évjenna, aor. ind. evjépina, cong.. «a éguo, inf. égui, imperat. évga evgdte (evgàste) allato ad évva evvdte;- e s'aggiunge un 7ra^oa + ^ta + /3atvw, ma solo neir aoristo : ^arejdma svenni (il bov. direbbe: 7nurte kakó 'mi venne male'); cfr. ejdina sotto ^pào\ eh or. di roch.: embipina, na mbepó, 7nbepi, mbépa ■mbepàte\ eguipina, na guepó, guepi, guàpa guapdte;- e nell' imperat. di mbénno e di guénno, con la particolar significazione di 'entra in casa ! ' ed 'esci di casa', in luogo di mbépa e gudpa: fa, quasi ETw-at'jSa, e séfa^ quasi £?w-at|Sa (plur. sefdte, sefdie). rfr.: anevénno, aor, ind. anévina (àvé- /5"'?v), cong, n'anevó, inf. anevi (allato ad anévea, n'anevéo, anevci), impe- rai, àneva e anèva; e così katevénno; ma mbénno: émbina^ na émbo, inf. mbéi, imperat. mbése mbésete (allato ad embihjina ecc.);- inoltre: essévina, na 'ssevó, essevi, esseva, essevute, quasi i(T(,ì-é^-/i'j ecc, dove manca la serie pa-

Dial. romaico di Beva. Il verbo. 59

péìio muojo re. y-xidy.ivoì, aor. apépana ecc., come nel re. Qui manea, del resto, il riflesso di à7roGvr,(7x.w, che vive ne' dialetti otrant. (pezimsko). afìnno lascio re. à(p''voi, aor. indie, éfika, cong. nafiko, infìn. afil'ji, ma all'iraperat. à/le afiete {àfim- me, afietéme lasciami, lasciatemi) cioè il re. à©r,c£ ecc. Il /- del- l'aoristo qui si limita ai composti di -[iatvco che testé sentimmo, ad aflnno, e a dònno cui tosto si arriva (cfr. Otr. 131: éfika, éstika, édika, ivrika, épiaka). vàddo metto ^jcùCKiù (ma in que- sta significazione il re. usa piuttosto (^à'Cw), aor. att. evala; pass. evàrtma (àpà>.Or,v) re. £[ìà>.0r,/-a, imperat. vària variate, partic. perf. varméno, più frequente di valiméno. Così anche guadilo caccio ìyJ;jóX>xù. jénome nasco, divento, yivoy-ai (r£N), 3. plur. ìnd. ipres. Jénusi; B.or. ìnà.ejenàsiina^ re. àyivyi/.y. ecc., imperat. jénasia Jenasiàte. dònno do, re. Sivco (AO) , impf. édonna; aor. ind. édika, cong. na doso, inf. dòi, imperat. dòe dóete. andré- pome mi vergogno tvrpsTuofj.at , aor. ind. andràpina e andrayi- pina, cong. n' andrapipò, inf. andrapipi, imperat. andrùp-ipa -ipàte. zèro so re. Cspw (£;-sup-) , impf. {zzerà, aor. ind. azzi- pòresa ed azzipòria, cong. na ziporéo, inf. ziporéi, imperat. vré vréte (cfr. khorò più sotto) \ érkome vengo i^-/^-, impf. ér- kommo re. ripyo'jy-ouv, aor. ind. ilrta, pur del re. volg., = rikB<x, ecc. ; imperat. èia elette (elàste). ékJio ho è'/^oj, impf. ed aor. tkJla ecc. pélo voglio Qilo), impf. {pela, aor. epélia, ecc. kliorò veggo re. 6wpco (Gswpsw), impf. tkJiorra 211 \ aor. z'?;r«, na z'vro o na'-yra, x'tjn, -yrt^ vréte, re. -/lupa ecc., ed è quanto dire che son forme che si sottraggono ad sOpiocw, del qual verbo, allo stato sem- plice, mancano qui del resto e il pres. e l'imperf., come affatto manca il riflesso di sISov ecc. che all'incontro si continua nei dial. otr. e nel re. kaptnno siedo (cfr. i re. xà9n{;.ac /.àOop.at,, allato al transit. x.a0t^oj): imperf. ekàpinna, aor. ind. ekàpia, cong. na kapò, inf. kapi, imperat. kàpu kapiie 273. céo bru- cio /.aico, impf. ékasta, aor. ékazza ecc. L'impf, ékasta, e così forse anche una parte dell' aor. rifl., accenna a una base /caux- {kaft- kast- n. 110; cfr. il re. /.auxó;, che brucia, e trifo al

rallela che avrebbe a suonare esévina (j^w-) ecc. cndf.: emblema, egui- Cina, ma na mbéo, na guéo, ecc.

* roch. : séro, impf. (sera, aor. ind. apòrea, cong. na .siporéo, imperat. .^V- pórese siporésete.

60 Morosi ,

num. 121). Le forme del riflessivo son queste: pres. céoìne céise célie, ceòmesta ecc., allato a cóme cése cète, cómesta cèste cónde; imperf. ecéommo ed ecómmo bcc; aor. ind. ekàina re. è/caórv (:x,àr,v) ed ehàsiina (r/.auOr.v?), cong. na kastó, infin. kasti, imperat. kàsta kastàte; partic. pres. cóme^io, perf. kaméno re. y.a-jy.-. hanno faccio re. jcàvco (-/.à^avw) , aor. ékama ecc. Nel si- gnif. riflessivo adoperan 'jénome. Mèo piango vSk-Ao^ (più soliti nel re. /-Xxiyco e /Aa'jyw), impf. éklo ecc. 278, aor. éklazza ecc. légo dico >.£yw, aor. 2'23a, na tpo, {pi, péte, re. sl-x ecc. mapénno imparo re. i7.aOy.tvw, aor. ind. emàpesa od emapia, cong. »ia mapéo, inf. mapéi, imperat. màpese mapésete, re. è'ay.97. ecc. (otr. éìnazà). meno rimango ed aspetto pivco, aor. emina ecc. \ anogào capisco (vofw ; cfr. re. voióvw ecc.), impf. anógo, aor. enóisa re. svoioaa. omdnno giuro re. ò[xóvw, impf. émonna, aor. ^moa ecc., re. (óawva, cóy.wcra. pérro porto via, guadagno, prendo in mo- glie re. TCaipvw (è-y.ipw), aor. ind. éjyira = re. s-ripa, cong. oia piro e na paro (p. e. na se pìrune i Tùrki 's fi Turkia ti possang pigliare e portare i Turchi in Turchia!; na se pari o potamó ti possa portar via la fiumana ! ), pcp. perf. permeilo - re. 77x0(7.-. petào volo re. TrsTaw (-sToaa-.) , impf. epéto, aor. epétasa, re. ì-tzì- '^vJioL, ecc. pào vado re. [Oj-àyco, impf. ippiga (il re. uTTTYiyaiva e l'otr. tbhione rivengono all'incontro a 7:r,yaivw), aor. ind. ejàina quasi sScà|ir,v, in vece del re. 0-r.ya, aor. cong. na pào, impe- rat. ^^lia eguàste (da guénno) ^ piVm?20 piglio re. Tr^àvco, aor. épiasa ecc. pinno bevo ttivw, aor. ^p?a, na pio, pisi, pie pieie, e vorrà dire *episa, di contro a re. è'-isi (i'-iov) ecc. p^i^o cado re. TTscpTw (-t-Tw), impf. épetta, aor. éppesa, na péo, pési, pése pesete, pisso mi coagulo, mi attacco, re. r.-h^^oì e Tir.ycù (-ri'7'76j, ::'/iyvua'.) , imperf. épisa, aor. épizza. spérro semino re. a-épvw (c-etpw), aor. espira ecc.; pcp.. perf. sperméno = re. è-r-apa-. s^(^^o sto re. axi-AOì (cfr. scTYi/toc stetti, allato a !.aTTiy.t colloco),

* re eh. metalamhdnno prendo la S. Comunione (cfr. aETa),xw/3av&) ap. Du Gange), con Taor. secondo la flessione regolare de'baritoni in -anno: meta^ lànibasa.

* roch.: pào pài-se pài, e pàome pàite pausi ^^hov. póme pàté pàsi;- 2. sg. rfr. paese, cndf. pàse; roch, e rfr.: aor. ejdv-ina 'ise -i -imma -ite -issa;- cndf.: ejàna, ejdese, ejàe, ejàmma ejdte ejàna;- roch. par ejàina; V. la prima nota al presente numero.

Dial. romaico di Bova. Particole. 61

imperf. ésteka; aor. estàpina, na stapó, stapi, sta state ^ spàzio uccido G(pa(w, aor. éspazza, na spazzo, spai, spàzze spàzzète ; - aor. medio-pass, (rifless.) espàghina od espàina mi uccisi, na spagò e na spaghistó o spastó, spaghi e spaghisti 0 spasti, spàzzesta spazzestàte o spastàie. trékJio corro Tpé- yw, aor. étrezza ecc., senza alcuna anomalia, mancando qui l'aor. £'Spoc[/.a (-ov) che nell'otrant. vige egli solo e nel resto dei dial. romaici si alterna con sTos^a. trago mangio Tpcóyco, aor. éfaga, na fào, fai, fàe fàete o fa fate, féno tesso ù'patvoi, aor. éfana = rc. e att. u!pavoc. fénome compajo 9x17-, aor. efànina ed efanilnna, na fanó e 7ia fanipó, feni e fanipi, fànista fani- stàte. fégiio fuggo ©ejyw, aor. é/ìga, ecc. fèrro porto meco re. cpépvw {('^i^oì), aor. éfera, ecc. stinno faccio cuocere *o6-/ivoi n. 110, impf. éstinna re. è'kva, aor. é's^m re. ^t.gv., ecc. kjiliéno riscaldo /l'.aivw, impf. éhlilenna, aor. ékhlana z/lix^v., ecc. ;- impf. rifless. eTiUlènnommo ed eklilappinnommo, aor. ekjilàp- pina, na kìilappò e na kjilappio (con un'uscita attiva, come in n'anevio ecc., appiccicata al carattere medio-passivo), kjilappi, khlàppa kìilappàte.

PARTICOLE.

Avverbj.- 284. Di luogo, pi* dove, m là, kondà vicino, che sono re.; putte donde (eipr. tjo'jOsv) ttóOsv; ócfe qua (wSs), invece del re. èSw; e^</(^ costà (cfr. Otr. 151) aÙToìi; cui si aggiungono i composti ap%te od apótte di qua (n. 93), aputtù di costà, apuci di là, onde poi apotteméra dalla parte di qua, letteral- mente *di qua-parte' (cfr. otr. aputturtéa, quasi àTu'aòxou òpQsa da questa parte, letteralm. 'di qua-direzione', ecc.), aputtuméra, apuciméra. kliàmme in terra /aaaL mésa in mezzo, che pur s'ode nelle colonie otrantine, e qua e eziandio nella Grecia in luogo del comune àvàr^.sToc. larga lontano, che va con àlàpya e àXàpyou (Comp. 89; onde il verbo alarghèguo allontano, da cfr. col re. àlapyàpw), invece di fxax.pà, cipr. (/.ax.puà, otr. magréa.

284. roch. katuvapd quaggiù, letteralm. 'giù a valle', quasi xarw-jSaOa.

* cndf. : sték-o -ese -e, -ómmasto -stékeste -wst, e analogamente nel pi. dell'imperf.: estek-ómmasto, estékeste, estékai;- l'aor. estdhena ecc.

62 Morosi ,

Assii 'dentro, in casa' zao), ózzit 'fuori, alla campagna' s^w; 6s- sotte, òzzotte, da dentro, da fuori, amhró avanti re. £;x7rpó?, apissu dietro òt^igw, apànu sopra èTuàvoi, kàtu sotto /-àTw; apu- pànu, apukàitc, di sopra, di sotto, anapukàtu sottosopra re. àvu- -oy-aTto. péra oltre ^op5'-[v] (che manca all'otrantino); quindi Oitepàra od odembéra oltre questa parte, ecipéra od ecimbéra oltre quella parte, ecittembéra da oltre quella parte, dal di là, ecc. 285. Di tempo, potè quando, tòte allora, sìmero oggi, àvri domani e mepàvri posdomani; che sono re. prita prima (efr. prida Otr. 152), in cui pajono confluire i re. tz^u eTupwra. panda sempre, re. 7i:àvT0Ta. arte ora (apri), allato al re. Twpa, onde puéàì^te d'or in avanti, quasi à-o-/.ac-àpTt, col y.v.i pleonastico che riavremo in pncati 290 ed è in grand' uso ne' dial. otrant. (Otr. 156). perei e 2^^opérci l'anno passato, due anni fa, ttts- p'jGt, Tzoo--. tu kjerù l'anno venturo, n. 55. akomi ancora re. à/tóat. metapàle di nuovo, quasi [j.z'zy.--óCkvi. sirma subito, less. Mancano le voci greche per 'dòpo' e 'giammai'. 280. Sono

re: pó[s] e sà[n] come, e il suff. avverb. -a, p. es. in fanerà pa- lesemente, krifct nascostamente, kalà bene*, àkliaro, aggett. indecl. 234, vale anche come avverbio 'malamente', òtu cosi ou- Tco; n. 13. 's mia, letteralm. 'ad una', insieme; cfr. il re. \i.ì [uxq, allato ai più soliti aui/A e {Aa'(t. pareo «eparatamente, un per uno, singillatim, re. Tzy.oiloì [-x^zv.): pareo para tuto oltre a ciò. 287. Di quantità, i re. 2^^éo più, poddi molto, tosso tanto, posso quanto, ecc. Manca la voce greca per 'meno'. 288. Affer- mazione e negazione, de no {de, daghe, Otr. 155), in luogo del re. 6/i (il re. S£v [ojSsv] sta solo per la congiunz. 'non') ; mane si (quasi: [/.à-vai; cfr. otr. ?'fmme, quasi: oùv-y.à), re. vai. fiamme forse ecc., less. an dò, an di, an emména, eccolo, eccola , eccomi , ecc. , re. [a.]và tóv ecc. ; - ma : aìiii ti mò'kame vedi che cosa m'ha fatto, al qual mutamento di anà in ami non è forse estraneo kami, per kanùna, 2. sing. indie, pres. di kanwiào, guardo, che pure in simili casi s'adopera: kanù to guardalo, eccolo, ecc.

285. cndf. simera^ re; ettepuì'ró, cttespéra, stamane, stasera, re. aùrù tw 7rou/5vw, aÙTvj T/f éiTzio'x-^ apóspc di sera «Tró-I/c, aféti l'anno venturo re. ifér-zì.

286.* gonatisti, in ginocchio, Comp. i, è uno sbaglio per gonalistà.

286. cndl". otesi (oOrwTt). 'JSS. rodi. ttdé.

Dial. romaico di Bova: Particole. 63

Congiunzioni.- 289. ce e, a[n] se, mi che non, na e ti che, me àio ti con tutto che, còla anche; che sono re. Ancora è re: sò.mbu allorché càv 7:01» (otr. sà'p'pìji)\ e poi si aggiungono: 'prita pii (in luogo di ttoIv 7:ou), samhóteti come se (quasi: aàv- -TirÓTò-Ti) , puccati dacché (à-o-/,ai-Ti) re. à-rzó-:'.. Noto ancora l'uso di pu nelle seguenti dizioni, per le quali gli otrantini ado- peran ce: pu óra óra d'ora in ora, lou Ugo Ugo a poco a poco, pu éna éna ad uno ad uno; e ce usato talvolta in luogo di ti, p. e. ti só'kaman ego c'è mmu platégui '^che t'ho fatto io che non mi parli?' (Comp. xi) , od in luogo di , p. e. ti su 'péli kaló se kànni ce Mèi ^chi ti vuol bene ti fa piangere', per il regolare na klàzzi; i quali usi di y,y.i occorrono però anche nel re, v. Muli. 395 e cfr. Otr. 156.

Preposizioni.- 290. Le solite: èc, à-6, u.ztx, Sia, T^apà. La prima soggiace, il più delle volte, all'aferesi dell' s ('5); se no, ha la paragoge come nel re. : se. apó è intatto come prefisso : apoklòpo ritorco, apojérrome mi rialzo àTcoyspv-, apohànno dis- faccio, apoklànno interrompo, apokósto tronco y.r:oy.6~zo), apoto- nào riposo à-oTovéo); intatto è ancora, 0 assai lievemente alterato, nella composizione avverbiale: apukàtu ecc. 284; ma azze è la normale risposta dell' otr. ùfse, n. 115; e di an do ecc. si vegga il n. 103. metà nella composizione: metalàmbamma less., ecc., metapàle 285; col t aspirato, nel re. ìnepàvri (asrauptov), e in mepému con me, mepésu con te, mepétu con lui, mepéma con noi, e simili (ne' quali è forse piuttosto un ij.ztxì che non u.t-zv.; quanto al tipo di queste concrezioni, cfr. re. [v.a^ijxou u.vX,ìgo'j ecc. Comp. 92);- del resto, com'è solitamente nel re, accorciato in me: pào me ólu vado con tutti, me ton ghjerómmu al tempo mio ('a' miei tempi'), me mian óra mattinata in un'ora mat- tutina, di buon mattino, trékllo me ta plaja corro per le campa- gne, hliànnome me ti strada mi perdo per la strada, ecc. dia intatto nella compos. : diavàzzo dianisira ecc. ; v. il n. 95. j'^^'^^- sempre intatto, sia nella compos, : j;ar<2/J^7^ 7:apaO'jpiov, paraspó- ro, parastenò, ecc., 0 sia isolato, che del resto non si vede se non nelle proposizioni comparative, n. 217. Le forme re. arcai

289. l'ocli. sàppu.

290. rfr. e rocli. as 0 ìl-i;: s'emmc a me.

64 Morosi,

àvai xaTai [xerai, per à-Tùó avo. ecc. nella composizione, s' hanno pur qui, ma di rado: aj^epéno àvraiG-, anevénìio e katevénno àvai^- /.aTatpaivw; cfr. mepému ecc., testé addotti.

Sintassi. 291. Vale pel bovese ciò che altra volta si è detto a proposito de' dialetti otrantini: è greca la materia, ma ormai lo spirito è italiano.

III. APPUNTI lESSICALI.

Soao distribuiti ia quattro parti. Nella I.^ registro le voci che si riscon- trano solo nel dizionario antico o che in questo solo hanno il loro fondamento; nella II.'''', le voci che non sono del dizion. antico, e neppure del moderno, ma che in questo ritrovano delle voci aflSni o analogamente formate; nella Ill.a, le voci di origine latina, che non sono del comune romaico, delle favelle italiane contermini; e nella IV.% le voci di etimologia incerta.

avlizzo e vli'z'zo 162.

alddi (anche otrant.) olio, re eh. ojjalddioYxo santo, roch. aZacZi/jó ampollino dell'olio. Cfr. il clas- sico IXdcòtov pauxillum olei. Il re. ha solo tkxKo^ olio.

aléstora 110, re. xsTstvo?.

amétrito smisurato (àasTpyjTo?).

anakldzzo e andklema rfr. e roch., anaklizzo e andklima bov. , io orlo, orlatura (àva- xMoj ecc.).

apordo, aor. aporia, vengo a sa- pere, appuro, intendo (*67r-5pàu)) ; e azzipóresa ed azzipória, aor. di zèro 283.

apórga 157.

aposurónno 46.

armacia maceria ( cfr. £paocy.£q cu- muli lapidum).

arte 285.

vurvupunia 19.

jerusia, v. II.

dacia 195 (oàxo?).

derfdci 152, derfacina 204.

diafdgui e diafdzzi albeggia (cfr. (poco; luce, giorno); re. oioitiÉ^^yzi.

drdka 96.

drdma 75, pur del cipr.

emhónno e simbónno 102 (cfr. zoci'w percuoto).

zénni 145 e rfr. zénnulo 237 n. L'antico ò'^co ha il doppio senso di 'so di buono' e 'so di cat- tivo'.

kalamónno caccio delle canne (xk- XaiAOtó). Dicesi del terreno palu- doso.

cefali 228, re. xscpàXiov.

kldnno 260 kldsma rottura. È pure otrant., ma nel senso di 'albeg- gia', quasi 'erompe la luce'.

Móstra 157.

civérti 20 (cfr. xu,8sOpov Esich).

kj iddio 55 e 231.

keréguo governo, curo; viv.jiré- guo^ aggett. verb. ojirefto tra- scurato (xupieuoj ecc.).

Dial. romaico di Bova,

cinònno 54.

kuluvrizzo 17 e kulùvrisma insulto.

kùnduro 236 e kunduridzzo 200.

kuppdri 21. Cfr. il class. xuTrapo; 'vas magnuin concavum', piut- tosto che il re, xouttoc tazza (lat. cicpa ecc., Diez. s. coppa).

limako 190.

mérmera rocb., animali nocivi (cfr. [ji.£pa£po? molesto).

opli pedata, orma (SttXvì ungula).

orgdda terreno fertile (òpy^?)-

ónninga 6.

pizhilo 33.

piridzzo 260 faccio seccare al for- no (Ttupti^co). Cfr. re. TIUpOVOJ.

rè.yna 9.

rùso rosso 163, ruscno arrossisco, ìntsia robbia. Il re. ha solo §ou- ciov, uva dagli acini rossigni.

só^20 cndf., conservo (ucó^co); al- lato al re. sónno, il quale però

ecc. Appunti lessic, II. 65

in questi dial., come negli otrant., significa 'posso'.

sidri 162.

stém 110.

stérifo 108 e 234.

stigdo pungo, stimolo (cfr. c-t^co, CTtyaij?, (7TiY[Jt.ac).

tamissi 79.

téddeko 9.

farina 21 (cfr. cpupàw misceo, oju- py.ii.« massa farinae subactae).

kliamorópi 229 (-^ióttiov).

kìiarapia allegria e Jiliarapidszo- me mi rallegro rocb. (cfr. yx~ pwTio? laetus).

ìiimaro, rocb. e rfr. : lijiméri, capretto, fem. lijimdra (Esich. : spicfo; 5 [Jitxpò; ai;, 5 Iv tw expi cpxtvo[ji.£vo;, vJyouv 5 7rpwV[ji,o; . y^et- [jLxpo; Si 5 £v tco y_et[xiJ5vi ).

A/ioW 232.

Òde 284 ^

li.

agraflosidero roch. , verticillo del fuso, *àTpxy.TO(7t'or]pov.

agro-, in nomi di piante, 198 229.

-dda 198 e 200.

ddiamma tardanza *àÒ£ix(7[x(x •, cfr. adidzzo, re. àosr/i^co.

-àzzo 260.

amblici 103, amSZtcaiioMe mi ri- covero.

ampatikéguo rocb. e rfr., cal- pesto; bov. e re: tzxtCò.

angóni gali., nipote. Il re. eyyo-

vtov è 'zio'; solo il plur. eyyovtx

è 'zìi e nipoti'. dngr emina 5. -anno 200. dplero 34.

opd- pref. verbale 290. apovrdma, apovram- apovromiz-

ho 5 32. apoforémata, allato al re. apofória,

abiti smessi; cfr. re. (pops[j(.axa

abiti.

' Le voci seguenti: dia sale (a),a?), andi 82, arj/ì 169, artdrmi 111, hurùpi 4, e lakàni 30, sebbene registrate nei dizion, neo-ellen., non sono re, ma pi'oprie solo di qualche dial , p. e. del ciprio. Il re. ha per queste voci: a^artov

Archivio glottol. ital., IV.

66

dspri 36.

-àio 241.

'do [-ico] 269.

veldtri 119.

vrdsta 36.

vrastddi bov. , -a/'i rfr., caldajo (cfr. Pp3c^(o, PpxffToi;, ecc.).

vizzdszo roch. , io poppo (otr. vizzid'zó), allato a vi'z'zdnno do la poppa al bambino. Il re. 8u- X,i\'hì ha entrambi i significati.

Vimoma n. di fondo (cfr. mgr. PouvofjLa tumulus, Du Gange)*.

galdria animali che somministrano latte.

jeronddzzo 260 e Jeronddri 240, re. Y*p^Cw e Y^'p°''' JQ^'u^^o- vec- chiaja (cfr. yspouTtx senato), re. Y£pa{jt.a.

guémma 159.

r/Zz'/i^'c^i 217.

diavdz'zo inghiotto ('metto attra- verso'). Il re. Stapài^w non si- gnifica, stando ai dizion., se non 'leggo', 'studio'.

dianistra ecc. 18 n.

didstiko 240 ; cfr. otr. just- ghjd- -izzo 260.

Morosi,*

zamlcddri pastore 240. Sarà l"ad- domesticatoro' (cfr. re. ì^'JcTrtov, C^^uTiov addomesticamento), piut- tosto che un *C<3::avtTÌp7]; da Vo- ltavo; pastore, che è voce romaica di origine slava.

sèma brodo. Questo signif. ù del re. J^ou[xiov; laddove C£[xa (pur class.) vi dice 'decotto, acqua calda*.

zoguia jugero di terreno, "CeuY^**

zonddri 240, re. Covravo?.

péma lavoratore dei campi, e per antonomasia: uomo. Deve prima aver detto 'soldato' e poi 'colo- no'; e siamo ai OsaaTa degli au- tori bisantini, 'le provincie, e i soldati che vi stanziano.' Per traslati analoghi, abbiamo in questi stessi dial. : pezzo (tts^o; pedone) 'lavoratore dei campi a giornata', e negli otrant. : po- lemó (TToXsas'o) guerreggio) 'la- voro la terra', armata (armi) 'attrezzi pei lavori campestri'.

-ia -imia 194 195.

stìco. émbima entrata *l[jLpv)ixa, re. sa-

-éno -énno 266.

cparajdjna roch. 283 n., s. pdo.

essóvina ed ezzévina eh or. di

roch. e rf r.,283n.,s.aweuéw«o.

-inno 264. Cfr. stinno 183. kalameri 14, re. xaXaaoTiTapov. kamateruddia 34. kanundo guardo, 'squadro'; cfr.

re. xavsuo) prendo di mira. karkardo glocido; cfr. re. xapxdc-

Xtov, otrant. krakdli, ranocchio.

' Non s'usa più, qual nome comune; e così è di vuni e rocliùdi IG, ka~ liórga 6, kalojcro monaco, klisti 51, mesuri mediano, sifóni canale, stenó- mata strette, trigono tortora, cristallizzati anch'essi in nomi di paesi, di fonti e di contrade; e ancoi"a dei nomi delle porte di Bova: dròmo (strada maestra), pzr^o^i (torretta), rao (re. /3«yó? scoscendimento?), surlzH{*<!i>vop!.- Oioj hmite?).

Dial. romaico di Dova,

karparutó 239.

ccfdloma 157; cfr. re. xs^pxXxtovto ecc.

cedddri 13; cfr. y.ollov cavum e l'ital. 'casso' per 'torace'; po- nocéddaro ib.

klùzza 207.

Jiùzzo la parte di uno strumento tagliente che è opposta al filo, come la schiena del coltello, della falce, ecc. Cfr. xoux^x la- tus, Du Gange; e kiizzó, re. xouT^o;, mutilo, mozzo.

lagdni scopa di triboli colla quale si pulisce l'aja, *XaYÌp'.ov. Cfr. re. XxYapi'^w purgo, netto.

lald 189.

livadidzzo riduco un campo col- tivato a livddi Xsi^-, cioè a pa- scolo naturale; quindi 'deva- sto'.

limbisia roch., -istia bov., 191; re. Xi';ji7:t(7[jLx.

lutundri 213.

manaklióliko roch. 241 n.

merómmata animali domestici. Il re. [■fi]w.£pcoi7.x significa solo 'ad- domesticamento'.

metaldmòamma bov. 159, da me- talambdnno roch. 283.

metapdle 285.

metérro, aor. emétera^ scopo, spaz- zo via: *[ji.£Taipvo), che sta a *\i.i- Toci'pto, come itaipvw a ÈTry.i'poj. rmtremma ( e n d f. : mèterma ) 'spazzatura'; roch. e rfr.: 'scopa'.

miccéddi 235.-

rtiuzzolipia -ifìa 88.

nésimo 142; cfr. xXwTtaov da xXwOw, ecc.

ecc. Appunti lessic, li. 67

zalistiri naspo 46.

zalisa 155.

zenoriszo roch., esco dai limiti dell'abitato, vado in luoghi inaccesi, *£;-lvoptCw.

serokjeria roch. 194.

silopótamo roch. 229.

-ónno, 260.

ozzia montagna: ó^eta 'l'aguzza', 'il picco* (A-SCOLi). Un *6'|/t7. da u'|oi;, imaginato dal Pott, e am- messo dal Comparetti (Saggi, 93) non è possibile, perchè, lasciando stare anche l'irregolarità di o^u atono, V ozzia bov. suona osici nei luoghi circonvicini, ove allo 4^ non risponde mai s (cfr. n. 113-15).

paravosia 194, pocxvi.

paraspóro seminagione che si fa, in uno stesso campo, vege- tali diversi.

pcfta rfr. 183 n.

Iteratónno trafiggo (cfr. TTcpiCTo;, Trspdtco); allato all' intrans, pc- rdnno, roch. perdszo, 'passo oltre'. Il re. TrspvS riunisce en- trambi i significati.

pétudda 215.

pissùri sorta di pianta silvestre che s'attacca alle vesti dei pas- santi, da 2'>^sso mi coagulo e mi attacco 147.

pldstro roch., massa di latte bol- lito, già assodato o ridotto in pasta da formaggio; cfr. il re. TrXasxptflc ecc. Ma in dklastro, roch. esso pure, 'massa di lat- te ecc. non ancora ridotto in pasta da formaggio', si mesco- leranno "'/irXaTTpov ed *7./.XaaTpov,

68

quasi 'massa non per

rotta'. pliiséno mi arricchisco e plusdto

ricco, re. TrXouTat'vw ecc. podarici calcola; cfr. otr. podd-

rica. pordaldo spetezzo, re. Tropoco e Tiop-

St'Cw; pardo, re. TropS-Ji. potistikó 240-1. pùnga roch. (rfr. pùmba, bov.

liùmba) tasca. Pur nell'otr. :

pùnga. Il re. ha solo il dimin.

TTouyyt'ov. prastikéguo roch., io scopo, re.

7:affTp£U(o (cfr. qui sopra: ampa-

tikéguó); prdstemma 28. rdkkaio tosse e rahkatizzo 37

(cfr. PpoYX.ta, ppoyxo?). rdsti cucitura (cfr. otr. rdfti), ^a'|tq. riskdfto roch. 229. sakJiukrévatto roch. 1 n. sapissa roch. 208, re. (jxTiv^Xa. sklapénno 163. skutuljdzzo uccido d' un colpo.

Cfr. re. gxotovw.

Morosi , anco sinoridzzo son confinante ( cfr.

n. 228).

zdndala stracci, re. ri^y-vx^aXa.

zimh'di sacco largo e profondo. Cfr. re. t^eV/i tasca.

zùkha pignatta, onde zukkdla zukkdli = re. T^ouxa zucca, x^ou- xàXoc T^o'jxxXiov pignatta.

tiskandl, Uhandi, tispo 256.

trakléno, traklénoìne, mi corico, da trakló re. toexXo;, curvo, piegato, come il corrisp. re. zX^yti^wè da TiX-xyto; obliquo. trdkliina l' atto del coricarsi e il tramonto del sole.

tranó roch., adulto; cfr. re. xpa- veuùi cresco.

trivuljdzzome mi rodo per sover- chio dolore, mi consumo in continui e soffocati lamenti *Tpoj[y]tXid(.(^-, re. Tptoyi^o[jLat.

tiromiszipro roch. (bov. tiromiz- zaro e trimizzi, gali, taromiz-) 23 n.

fisdla 201, re, cpouaxa.

spipio 15 230; spìpia avverbio: khalastaria rovina; cfr. /aXa^rpia

'spesse volte'. stenndto n. 210-12. stimonikUrondo roch. 229. strofanghia mutamento di tempo

(cfr. re. cjTpo'^iyyx? cardine, ant.

(TTpocpiy? versura). sikofdjena e tirofdjena 205. sinérkete viene in mente. Il re. zofingdri 134.

<ruv£p)(_o[iy.i dice 'convengo' e 'ri- zofrdta 16.

senso'. -M^iia 197.

Du Cange. hjerdkona roch. 229. hjeromùrtaro pestello del mortajo,

re. y[ou]So/^£'p[ov. hiljopódaro 229. ìliro vedovo. Il re. ha solo il fem.

III.

akkU cassa, armadio *àpxXiov (ar- dskla scheggia (astula, Diez s. cula). ascia), asklizzo io scheggio.

Dial. romaico di Bova,

jongdri giunco.

kardi cardo, onde kardunia 197.

kassdri 23 n.

kh^go lontano; larga, avverbio, 284; e alarghéguo allontano.

lumbriki roch., lombrico.

luppindri 176.

magno bello.

mdtrakìio materasso. Voce ara- bica; ma qui notevolmente vi- cina alla forma in cui si con- tinua nel provenzale {ahnatrac) e nello spagnuolo {almadra- gue); v. Diez less. s. 'mate- rasso'.

misitémmata mescolanza di fru-

ecc. Appunti lessic, IV. 69

mento, orzo, fave, ecc., onde si

fa il kurddi less. iv. palatavi 218.

pinnuldria (pur otrant.) palpebre. piato discorso, platéguo discorro,

lat. pla[c]ito-, Arcb. I 81. pùdda gallina ^^ re. opvtGx. 11 re.

TTouXoi è 'cornaccbia'. piirziéri 180. skuddi collo; parrebbe uno *<7-xoX-

Xoov da 'collum'. Sideri 180.

spezi cndf., pepe ('spezie'). sfritta camicia da donna ('stricta')- tindri 218. - trimodia tramoggia, sicil. triraoja^ .

IV.

amlìia riccio della castagna, *òvu- yt'a?; l'aut. orj\ ha, tra gli altri, il signif. di 'operculum conchy- liae'.

aria elee num. 101.

afféddi lardo. L'etimologia piti probabile parmi quella proposta dal Comparetti (Saggi, 92)^ che lo fa = rc. cpAiov 'fetta', il lardo usandosi affettato; cfr. il tose. affettato (Comp. ib.), e la fed- d'.lta (da fédda, che forse è *fet- tula', come spddda, cioè 'spalla', è 'spatula'), di tutti i dial. me-

rid., per 'salame'. La voce re. per 'lardo', cioè XapBtov, s'ode qui solamente a Condofuri: lardi.

akliaria sonnolenza, ^àxacptoc? Cfr. il class, xapog sopor, e i re. à:ro- xocpovco, aTroxàpojuLX , mi assopi- sco, ecc.

vupulia vacca, ^fjo'j^r^v.x 'bue- -femina'?

vurfurdda nebbione denso e basso; da popSopo? lordura, quasi 'aria lorda, torbida'?

jendònno io acquisto, mi procac-

' Le voci di origine latina, o di comune patrimonio romanzo, che queste colonie hanno comuni con la Grecia odierna, sono: azzàri àr^àXtov, krapisti •/.aniarpiov, lardi (cndf.), manici fj-X'jMryj, mandùci [xxvr lo-j, murtdli y.oupri- jOiov, mustdì-i p.o{ia-To;, oncfia 58, palùci, panni (cfr. klupdnni 40), pezzi ttet^i'ov, pilndi 'puncta' ttov-jSx^ saitta (spola), fasta, flasi fldT-zUov, furro yoùovo? (già mgr.), onde il verbo affurrizzo inforno; siJda (sit[u]la; cfr. óskla qui sopra). Voce latina mi pare anche lania solco, re. Ixvipto-^ [lania: Wnea.: : faxia ^«(rztà: fascia).

ciò. Il Compareiti (89) pensa a xepoatvttì. Ma piìi probabile mi sembra un *[o]ia-£YW'^<^'v'<^> mal- grado i num. 95 e 128.

zdla lo strillo, zaldo io strillo. Il class, ha C^^Xv] procella, ^x- Xt'Cto procellis agitor; il re.: ^àXv] procella e vertigine, ^aXt'i^w muo- vo, assordo, introno; e riuscia- mo poco discosti dalle signifi- cazioni bovesi.

zundri ciglio della montagna, di- rupo: Cwvàptov (cintura)?

Jìdmme 'forse, probabilmente'. Nel re. s' ha , con questo valore :

Txxa. izza goccia; forse un' t'^ta-^ class. i|;tà(;, come il re. Iixiov è'^cy.ix

Morosi,*

kunédda,T^orco, ecc. ; liunagrihó, cignale. È forse /««ni t= xu[a]viov, da xuxvo? caeruleus, ater, cioè *il nero', com'ò per antonomasia chiamato quest'animale ne' dìal. ital. mcrid. Cfr. il n. 4, e l'an- tico lacon. xouavac^ [jleXccvx Eìich., oltre lo zacon. xou(Ì-y.vs nero, DefFn. 294.- Fuor di Dova, è il solito lijiridi xotp-. kurddi pane nero e grossolano, fatto di misUémmata (less. in). Forse *<7>ctoptxotov, quasi 'pane fatto di scorie, di avanzi, ecc.' Q a auto al dileguo di a-, cfr. lo zacon. xoupiòt , sterco, che il Deffn. 308 felicemente deriva appunto da orxojpt'oc (qui skiiria).

kanmlia (otr. kamùla) nebbia. La kddé fratello, leddd sorella. Sa- ranno semplici vezzeggiativi, da mandarsi con XaXa; XxXi, onde si chiamano in Grecia l'avo e l'ava. A Cardeto, Ielle è lo zio, e per 'fratello' e 'sorella' vi si hanno le solite voci greche, che il bovese pili non serba se non mutile nei composti zarfó zar- fi, £;Qc3£Xcpo; e^xos'X©-/].

base sarà ancora xxujxx; v. ka-

matcrùddia al n. 34. hazzédda {oiv. ha è dda) fanciulla;

forse : kapsella, da xo}- = xottitì^-

(cfr. re. xoTTsXXcc e xo:rtTCx); o

kor[i]zclla ■=■ xoptxt^ouXy. (v. Comp.

90). zódda fanciulla. Non è voce ca-

labra. Forse è [mi]zólla, che ò

quanto dire [xtr^ouXx, piccina, luddùfero bruscolo, peluzzo, bioc-

con suffisso calabrizzante. Cfr. coletto di cotone, di lana, ecc.,

céddi cédda 235 n. che vola in balia del vento.

Tiondoférro ritorno. Dev' essere mdj)a corba.

*xovTo-'.p£pvto 'mi porto vicino, miócuna briciola, onde miccund'z-

mi riconduco'. In questi dialet- zo sbriciolo. Cfr. miccéddi ecc.,

ti, tps'pvto si fa sinonimo di iratp- n. 235.

v(o: ferro ja ta fdttiamu, vado mài rfr. nonna, roch. madre. Il

pe' fatti miei. Quanto alla com- re. ha [xaTa nonna.

pos. con xovTo;, cfr. i re. xov- murtizzo sonnecchio; cfr. cipr.

ToxpxTw trattengo, xovtoitcóvoj sto [xwpxt'vto -£uw -t(7[A£vo(; ecc. (vapxto)

per arrivare; ecc. e [ji.wpt(7(7oupa(v(xpxyi). Si aggiunge

hùni, fem. hùna, dimin. kundéi e il frequentativo murtidddo.

Dial. romaico di Bova,

petakiini uccello di nido. La base sarà quella del re. icsTaxTìg? ecc.

piazzi batuiFolo di lana, seta, ecc., fiocco di neve: cpXoxxiov?

plètora palo maestro della siepe; e dicesi anche di chi sta dritto, 'impalato'.

pio fari roch., crine di cavallo: *7:ojXo'^o[PJaptov? Cfr. -wXoc pul- lus in primis equinus, onde il re. TTwXxfcov TTouXàptov pulcdro, e cp&p-/] juba, coma. Per la qua- lità del composto, cfr. il re. ^ou- pQuvóxpiyoi setola di porco. pZo- faria 194 n.

rùmbo vino cotto.

sirma subito. Sarebbe mai: crupaa, quasi 'tratto', per imitazione dei modi ital. 'di tratto, d'un trat- to', ecc.?

sóliko ragazzo. Lo ayo del class. G'/ohx.ói; puerilis, ineptus, ecc., dovrebbe darci sko, n. G3-4.

ecc. Appunti Itìssic, IV. 71

S2'>aldssi roch., bov. spoZ- IC; cfr. il class. à<nràX3c6o; gcnus vcpris.

stoli fiato (propriara. quel movi- mento di contrazione e dilata- zione che fa il petto respirando; cfr. i termini jatrici àvaaroXi], xaxKiTToX-j^ , 8ta<7ToXv]); stoljdzzo io fiato.

zargdra veleno. Nulla avrei di men rimoto del cipr. '\^/y\, cret. ij/ocxà, TTDcpov oapiji.3C5ct Cypr. 423.

zikkini roch., bov. zikkima, ca- micia da uomo; cfr. re. xi^o- y/yioi; T^o)(_tvo;, di stofi'a di lana, e T^o'/^a ap. Du Gange: 'indu- mentura ad thalos usquc dcrais- sum apud Illyrios'.

zimamicU (otr. fsalammidi, fsam- midi), ramarro.

vidta sempre, continuamente. Non ò voce calabra. Ma pare dal- l'ital. via, preso in senso av- verbiale '.

IV. APPUNTI STORICI.

I precedenti paragrafi ci hanno mostrato che il dialetto di Beva e le varietà contermini coincidono in sostanza col linguaggio comune

* I dial. di Rochudi, Roccaforte e Condofuri hanno ancora lo seguenti voci non comuni con Beva, che non é forse affatto inutile qui registrare;- roch.: al)pisSo fiorisco àvO-, anasihónno allevo àvao-vuc-, anevàsH lievita re. àvat^-, anóstrata e katóstrata (comuni con r e f.) n. 229, at^rustdo mi ammalo ào'ow- cTÉo), astenàsio gemo ctev-, vclàs.zo belo /3e^-, ji terra y.ò', émbasi (bov. óm- bima), iarónno 'rendo compatto, indurisco' re. ^a/s-, imero domestico >7a-, pardnoma 229, pótama il volo (re), savana vesti mortuarie o savanónno io vesto ecc., sindoni lenzuolo, sinno fia 194, figo 190 n, flohia povertà tttw^-^ kliamiddó (comune con cndf. e rfr.) ^a^avjXós, Mandici 219 n.; rfr.: djlrefto 241 n., aféti (comune eoa cndf.) 285 n., curi 4, néma 9, p[o\skotàz3Ì an- notta dnocr-/.- (bov. shot.), pranduta 211, rùmma filo re, spòra sera ian- (bov. vradla), stenónno restringo ttev-; c a d f. : amjrimmóna di nascosto (bov. krifn),

72 Morosi ,

della Grecia odierna, come già sin dalla metà del secolo scoriso aveva aflermato il Mazzocchi, toccando per incidenza di f|ucste colonie nel suo commentario alle tavole di Eraclea^, e come, al principio di que- sto, senza conoscere il lavoro del dotto archeologo napoletano, aveva confermato il "Witte^. Ma quando si considerino piì; dappresso queste parlate, si trova pure che dal comune romaico esse differiscono in parecchi punti e in punti di non lieve momento. Or queste differenze, che in ispecie avvertono nella flessione del verbo, qui più fedele al tipo classico, o dipendono dal numero cospicuo di voci antiche qui ancor vive, che sono spente nella Grecia, conferiscono a questi dialetti un cotal grado di anzianità; e il fenomeno non è punto sin- golare, poiché si tratta di una propaggine, che ha ben dovuto intri- stire, ma che d'altra parte non ha partecipato a quei graduali de- perimenti che il tronco pativa dopo il suo distacco. Questo color d'antichità è però alquanto meno spiccato nel bovese di quello che sia nell'otrantino. Così, i nomi con suffisso diminutivo, ma con si- gnificazione positiva, sono di gran lunga piti abondanti nel greco di Calabria che non in quello di Terra d'Otranto; e la formazione dei nomi semplici e dei composti, e anche la loro flessione, ci offrono, pel greco Calabro, degli elementi e degli usi, che rimangono estranei all'otrantino e sono all'incontro in pieno rigoglio nel comune romaico. Ma non porremmo fra i criterj di preminenza cronologica l'aversi ora il 5 con suono esplosivo nel greco d' Otranto, mentre è fricativo in quel di Calabria e di Grecia.

Ciò posto, in che tempo saranno esse venute nelle presenti loro sedi le colonie Calabre, della cui origine, come di quella delle colonie otrantine, tace affatto la storia? Qui imprima risponderei, mirando al punto oltre il quale non si abbia a risalire, aver io per fermo che vi debbano esser giunte dopo il secolo X. La quale asserzione, a dir vero, non ha per delle prove certe e apodittiche, ma pur si fonda sopra un argomento che io debbo stimar sicuro e che vedrei rinfiancato da ulteriori indizj. Il mio argomento ò questo. La fonda-

dinató forte Svv-, disio sinistro ài-TsHtóc, Mufio stolto y.ov'fog, lipiméno dis- graziato ).u7r-, mantéggo indovino ptavT£'J&3, ragìiéggo pago /o'oysuw, simcra 285 n., skdsJiO crepo re. (7xà?&), sUlmba (bov. izza) 162 n., liérome mi ral- legro ya.!,p~.

' V. il mio articolo: Ricerche intorno alla origine delle col. gr. della Terra d'Otranto, uell'Arch. per TAntropol. e la Etnol., voi. I, pag. 326.

^ Si vegga il bel lavoro intorno al dial. greco di Bova, che il pr. Astorre Pellegrini viene stampando nella Rivista di filol. e d' istrus. class, di Torino.

Dial. romaico di Bova, ecc. Appunti storici. 73

zione delle colonie otrantine va appunto riportata intorno al secolo X (Otr., 186 seg.); se quindi, confrontata colla lingua delle colonie otran- tine, la lingua delle Calabre, secondo che testé accennammo, porta l'impronta di una minore antichità, non sarà illegittimo l'inferirne che queste siano venute fra noi alquanto piti tardi di quelle. Ecco poi gli altri amminnicoli di prova. Le voci ìndtraklio, materasso, e lardnglìi, arancio, si devono agli Arabi. I Greci calabri non le lianno nella forma che i dialetti italiani loro potevano offrire; par quindi che le abbiano portate seco dalla madre patria, e ciò impor- terebbe che l'influsso arabico si fosse in questa sentito prima della loro partenza ^. Ma di cotesto immissioni arabiche nella Grecia, nes- sun vorrebbe ammetterne prima del secolo X. D'altra parte, come 'la prugna' si chiama da questi coloni damdsino, che è pur la voce del comune romaico (oaaacrxvjvov) e probabilmente ricorda il tempo della potenza degli Arabi nella Siria, a Damasco; così il frutto del fico d'India è detto dai coloni medesimi: tùrko. Pur questa voce dev'essere portata dalla madre patria; nella quale perciò, all'età del distacco dei nostri coloni, dovevano essere ben conosciuti i 'Turchi', se dal nome di questi si chiamava il frutto di una pianta, che dalle contrade a loro soggette (nell'Asia Minore) trapiantavasi in Grecia. Or tal fama e potenza non può attribuirsi ai Turchi (selgiucidi) se non dalla fine del sec. XI 2.

Ma, se dobbiamo ritenere che la venuta di questi coloni sia se- guita dopo il sec. X, volgendoci ora all'esame del tempo oltre il quale non si possa discendere, diremo intanto, che dev'essere seguita ben prima del XVI. Poiché è menzione di queste colonie nel libro de antiquitate et situ Calabriae, dell'archeologo calabrese Gabriele Barrìo, pubblicato a Roma nel 1571 ; e il Barrio non dice che fos- sero recenti, ma lascia anzi supporre che gli paressero una conti- nuazione delle antiche colonie della Magna Grecia; talché il Fiore, nella sua Calabria illustrata (Napoli, 1773), in cui attinge a larga mano dal libro del Barrio, chiaramente dice (I, 162): 'La Calabria, altre volte tutta greca, oggidì tutta latina, se non sol nella sua parte più australe, da Reggio a Gerace, conserva alcune terre grecite, cred'io, per argomento di quello che in altro tempo ella fu'. E ci-

' Miglior forza avrebbe per vero questa considerazione, se mdtrakho esi- stesse anche in Grecia, dove non s'ha se non p-cxrxpx;, «borra 0 cimatura grossa', termine mercantile di assai dubbia età.

^ Pur questa considerazione avrebbe maggior forza, se tiMio si dicesse per 'fico d'India' anche nella Grecia; ma non si dice, per quanto io sappia.

74 Morosi ,

tate ancora lo parole del Barrio, ricorda l'idioma greco di liova 'per tanti secoli ostinatamente rattenuto'. Non ò dunque ammissi- bile che i nostri coloni siano venuti sol qualche mezzo secolo prima che il Barrio ne avesse e ne desse contezza. D'altronde, e le tradi- zioni orali di questi Greci sono mute affatto, così intorno al tempo della loro venuta in queste contrade, come intorno ai luoghi della Grecia ch'essi hanno lasciato; e i nomi che essi danno, così alle regioni incolte, ai monti, alle valli e alle acque, come agli appez- zamenti del terreno coltivato e ai paesi stessi ove hanno stanza, eccettuato forse Bova {Vùa), son tutti greci: due cose che difficil- mente si spiegherebbero, se la loro venuta fra noi fosse antica di appena quattro o cinque secoli. Si aggiunga che di parole turche non appare la menoma traccia in questi dialetti^. I quali invece portano evidenti segni dell'influenza profonda che le contermini par- late italiane hanno sopra di loro esercitato, come sarebbero in ispecie le vicende, certo d'indole piU romanza ed anzi calabrese che non romaica, a cui andavano soggette le vocali fuori d'accento, e inoltre il mutarsi del XX in dd : prove non dubbie che questi coloni hanno dovuto per non breve tempo convivere cogli abitanti di schiatta ita- liana'. Neppure si può ammettere che il tempo della loro venuta abbia a farsi discendere al secolo XIV ; poiché non troviamo nello loro parlato queir abondanza di tracce venete che vi si dovrebbe rinvenire, so tardassimo il loro distacco in sino a questa età; anzi di tracce venete non ne abbiamo affatto, all' infuori dell' -èri di dinéri, sulóri, purzidri, num. 180, circa il quale ò da vedersi l'Archivio

* Un canto (Comp. xxxvi) che esprime l'odio profondo dei Greci contro i Turchi e vive tutt'ora nella Grecia, non fa prova che questi Greci abbiano soggiaciuto alla signoria turchesca. D. Domenico Pulialti, dotto sacerd. bovese, così me ne scrive: ^Quei che mi han i^ecitato questo idillio, o romanza che voglia dirsi, mi assicurano di averlo appreso da un certo prete di Bova, il quale, nella occupazione militare (francese) del Regno, emigrò, stette molto tempo in Sicilia ed asseriva di essere stato anche in Grecia. Ritornato qui, vestiva da prete greco.' Infatti, alcune delle voci romaiche che in questo canto ricorrono, cioè reomopillla, aborchindi, cclopidi, pardsciaguo, amorfo e pelicadùci, sono ignote ai bovesi, come sono a loro ignote, o del tutto o nella forma in cui vengono date, non poche delle voci romaiche e quelle di origine turca (fiséchi coltello [?], zibùcM pipa, duféchi archibugio), che Tomaso Morelli cita ne' suoi brevissimi Cenni storici intorno alle col. greco-cai., e che molto probabilmente egli ha avuto da qualche bovese ch'era stato in Grecia, il quale, per certa boria di'campanile, alle voci romaiche cadute in disuso 0 non mai usate a Bova, sostituiva le voci di comune romaico.

Dial. romaico di Bova, ecc. Appunti storici. 75

yloltol., I 393 ed altrove. All'incontro vi abbiamo voci o formo di tipo romanzo, sconosciute al di dell' Jonio, che i nostri Greci non possono quindi aver portato dalla madrepatria, ma devono aver preso a prestito, ne' primi tempi del loro soggiorno tra noi, alle finitime parlate italiane: voci e forme, che ben prima del secolo XIV, e già almeno nel XII, hanno dovuto cedere il posto alle voci e alle forme che risuonano nel calabrese odierno. Così piato discorso e plateguo discorro, less. iii; clunùca {cumicchia calabr.) 'conocchia o frasca tra i cui ramìcelli il baco da seta intesse il suo bozzolo' *coluc[u]la; jìlùppo (rfr.), fluppo (bov.), r/lùppo (cndf.) pioppo (cfr. pluppi del 994 = póp[u]li MuRAT. Antich. ItaL, II 2035); fiocca chioccia (calabr. vacca, abruzz. fiocca); àscia less. iii. Si aggiunga, e sarà per avventura l'argomento più importante e conclusivo, che alcuna delle voci ora citate, e qualche altra analoga, e parecchie altre voci, di origine latina e di origine greca, qui esistenti, ma non appartenenti al comune romaico, si ritrovano, quasi coll'istessa veste o col signifi- cato che qui hanno, in pergamene greco-calabre anteriori al sec. XIII o di pochi anni posteriori. Sono: plùppi (tiàoutioi , dell'anno 1124), akJili cassa (ipxXa, àpxXov, 1124), lenzùli (Xevxì^ouXtov 1158), stritla ca- micia da donna ((TxpiTTx 'strophium' 1212); vnjna valle ([iaOsix 1053), stenndto pentola (aTEyvà-ov 1007), ócfdloma estremità (x£cpaXtóur.ocTcc ver- tici 1141), artista condimento (àpT-/](7ia, da correggersi in àprutita, 1187). Così dicasi di parecchi nomi di fondi (cfr. p. e. Ceramidi, Vundci, Kropané con K£pa[j.tot 1053, Bouvàxt 1127, KpoTrav'^ 1217); o dei suf- fissi formativi di nomi di fondi: -i (cfr. p. e. Silipd, Krommidd con ^ìitXtTià 1176 e Kpoauoà 1125); e -oZax (cfr. il num. 199); e di parecchi cognomi (cfr. Spanò, Romèo, Pdikanó, Melalirino, Melissdri con ISttx- vo;, 'PojixaTo;, IleÀtxavo;, MsXa/pivo;, MìXtddàpT); 1053, 1145, 1164, ecc.). N(j consegue che questi dialetti hanno strettissima attinenza col co- mune romaico del sec. XI e XII, qual doveva essere in uso in colonie bisantine della Bassa Italia, a queste nostre anteriori o coeve, e ormai, da molto o poco tempo, quasi tutte scomparse. Inoltre, nelle stesse pergamene, dalla metà dell' XI alla fine del XII secolo, il nome di 'Reggio' è sempre grecamente 'Prjytov genit. rou 'Pvjyt'ou, e PrjytTàvot il nome degli abitanti, come appunto ancora si dice da questi coloni: Riji e Rijitdni. Ma, dal 1194 in poi, accanto a toìì 'P/iyto'J, trovo anche xotj 'Prlycou, che, se non ò un errore di scrittura, accenna al Riìjiju del calabrese odierno. Tutto questo c'induco dunque a credere, che lo stabilimento delle colonie greco-calabre risalga al sec. XI o al XII. Ma più probabilmente avremo a porlo in quello clic non in questo. Poichò imprima siamo in diritto di ritenero, che nel sec. XI,

76 Morósi ,

cioè appena un secolo innanzi che apparissero i primi monumenti let- lerarj della lingua neoellenica, quali son le poesie di Teodoro Ptocho- prodromo (Muli. Gr. 73), il linguaggio comune della Grecia si trovasse giù. nelle condizioni in cui ne si presenta in cotesti dialetti. D'altra parte, scarsissime e quasi impercettibili essendo nella poesia popolare di queste colonie, come in quella delle colonie otrantine, le vestigia del verso politico, ci sarà lecito inferirne, che, allorquando queste colonie si partirono dalla Grecia, tal verso non fosse ancora divenuto di uso generale, non ancora veramente politico o nazionale, com'era al tempo di Ptochoprodromo. Poi, in un diploma del re Ruggero II, man- cante bensì di data, ma ad ogni modo non posteriore al 1154, anno in cui il detto re Ruggiero è morto, fra i villani da lui regalati a un monastero della Calabria, trovo FpviYopto; pouxàvo; e NtxyÌTy); ^ouTdcvo;. Or qui pouTàvo; non può essere altro se non l'aggettivo gentilizio, an- che oggidi usato a Bova, per 'Bovese', come pyiytTàvo?, c-TsXtràvoi;, y^pa- xtTocvo?, (7c|37]p[Tàvo;, dello stesso diploma e di altri dello stesso re, significano 'abitanti di Reggio, di Stilo, di Gerace, di S.'' Severina'; e ci assicura, credo, che Bova già era allora abitata e da gente greca. E d'altronde il fatto che son tutti greci, come già dicemmo, i nomi dei paesi e de' fondi, oltreché una prova della vetustà di queste colonie, è argomento a farci credere, che questa contrada fosse vuota, o quasi vuota, di abitatori, quando i nostri Greci vi approdarono. Or qual è il tempo in cui è più probabile che tal con- dizione di cose vi si avverasse, e quale è la particolar giacitura delle sedi di questi coloni? A cominciar da questa, se si pon mente al fatto, che i paesi, da loro abitati, non istanno già sulla spiaggia, comoda e] ferace, del mare, a cui pure son tanto vicini, ma in vetta a. colli elevati e di malagevole accesso o in fondo a valloncelli remoti e quasi tagliati fuori da ogni commercio umano, si vien di leggieri nell'opinione, che, preoccupati dal pensiero della loro sicu- rezza, i nostri coloni abbiano avuto cura di stabilirsi in tai luoghi onde potessero scorgere o dove non potessero venire scórti dalla parte del mare. Un fondo di Roccaforte è detto ancora al d'oggi Saracèna; di una battaglia tra Saraceni e Bovesi narrano le tradi- zioni del popolo essere stata teatro 'al tempo de' tempi', una contrada ancor chiamata Pólemo (Guerra); e ai Saraceni le stesse tradizioni attribuiscono la rovina di un castello che sorgeva a ridosso di Bova e di cui poche reliquie nereggiano ancora sulla estrema cresta del monte. Or che questa regione sia stata per molto tempo bersaglio alle feroci scorrerie di que' valorosi ladroni, nessuno ne dubita. Dalla metà del IX alla metà del sec. XI, vanno piene le cronache della

Dial. romaico di Bova, ecc. Appunti storici. 77

Bassa Italia delle loro gesta esiziali. Possiamo quindi ben credere, che in tempi siffatti questa regione rimanesse deserta dagli antichi abitatori italiani. Ma non è ammissibile che proprio allora qui tras- migrassero, o fossero qui trasportate, delle colonie greche. Bensì, un po' più tardi, quando non solo tutta la Calabria, ma e tutta la Si- cilia era venuta in dominio de' Normanni, alla fine del secolo XI; quando le incursioni de' Saraceni erano finite, ma non cancellato ancora ne' sciagurati popoli, che n'erano stati vittime, il ricordo di quelle e non morta la paura; ricordo e paura, che da' pochi super- stiti della vecchia popolazione, indigena, si trasfondevano nella nuova, straniera.

Or quali motivi hanno potuto sospingere questi coloni dalla Grecia in Italia? La Bassa Italia, al finire del sec. XI, era per l'impero d'oriente affatto perduta. Questi Greci non possono quindi essere stati spediti dagli Autocrati di Bisanzio, come furono probabilmente gli otrantini sull' altra punta della penisola, per ripopolare il loro Tema di Longobardia e per farne puntello alla lor vacillante dominazione* Che spontaneamente sieno qui emigrati, neppur si può ammettere, dacché, rassodatasi la monarchia normanna, ogni legame coU'Oriente veniva rotto dalla sospettosa politica degli Altavilla. Non possono dunque esser altri questi Greci che i discendenti di alcuna di quelle torme di infelici, che, duranti le feroci guerre di Roberto Guiscardo e del figlio di lui Boemondo contro Alessio Comneno nella penisola greca, dal 1077 al 1085, furono da quelli strappati a' focolari do- mestici e trascinati in Italia. Non è improbabile però, che le primitive colonie siano state in seguito accresciute da profughi delle colonie romaiche della vicina Sicilia, oppresse e disperse da' Normanni, dopo il vano tentativo da esse fatto di ricongiungersi colla madrepatria *. Ma più probabile ancora si è, che sieno venute ingrossandosi negli ultimi anni del regno di Ruggiero II, dopo la sua corsa vittoriosa attraverso l'Epiro, l'Acarnania, l'Etolia, la Beozia e la Morea, nel 1147, onde si sa che a migliaja ei trasse schiavi in Italia gli abi- tanti. Da cronisti bisantini si apprende, che Ruggero in ispecie tras- portasse in Italia dei tessitori di seta, da Tebe e da Corinto, fra i quali molti erano ebrei. Ora, e l'arte della seta, ancora non ispen- tavi affatto, era a Bova un fiorentissima; e un intiero quartiere di Bova, chiamato Pirgoli, era abitato da Ebrei, che certo non vi dovevano essere venuti di loro talento, non offrendo Bova per la

' Cfr. Otr. 210; Zambelli op. ivi cit. 153 e 183; De Blasiis, La insurre- zione pugliese e la conquista normanna nel sec. XI, Napoli 1873, III 355.

78 Morosi,

sua postura niuna comoclitcì di traffici; ma trasportativi a forza. Qualche non lieve clifForenza che ancora sopravvive tra le parlate di queste colonie, sia ne' suoni, sia nelle forme o piti ancora nel lessico, non ostante la convivenza di forse otto secoli, ci fa anch'essa sospettare che non provengano intieramente da una stessa regione della madrepatria. Confermano il sospetto i nomi di parecchi loro fondi 0 di parecchi fondi de' vicini paesi, non ha guari greci ancor essi, di S. Lorenzo, Bagaladi e Melito, che accennano, come sembra, a luoghi diversi della Grecia; quali Déri (Belo?), Arkadia, Mantinéo, e perfino Kandia e Cipri; e fors' anche alcuni de' cognomi, poiché, allato a Kotronói, Bruzzaniti, Miserafiti^ Pelikanó, Tropedno, Ste- ntano, che richiamano altri luoghi della Bassa Italia, sedi ancor essi, non c'ò dubbio, di colonie bisantine (Cotrone, Bruzzano, Misórrafa, Pollica, Tropea, Stilo), troviamo: Fiati (forse *<!>-/] pocx-/]? Tebano, efr. <I>-/,pa = 0?,pat, n. 87), Autelitdno (forse *AÌTwXcTavo<; oriundo dell'E- tolia), Khrisóo (XpuaaTo?, di Crise?) Messimo MsaavjvxToi; Messenio), Minniti {*MalviT-/]? Mainotto?), SkiipelUi (*>-xo7r£XiT7]? di Scopelo). Sif- fatti indizj , e le particolari attinenze che questi dialetti presentano in primo luogo colle parlate odierne del mezzogiorno della penisola greca e ]5oi con quelle della Grecia insulare^, ci porterebbero a con- chiudere, che la popolazione di queste colonie si componga di un triplico strato: il primo e fondamentale, raccolto in sullo scorcio del secolo XI dalla Morea; il secondo, verso la metà del secolo XII, dalle contrade poste intorno all'istmo di Corinto e dalla Beozia; il terzo, non sappiamo come, quando, ma certamente prima che il secolo XII finisse^ dalle isole, e segnatamente da Cipro.

V. SAGGI LETTERARJ.

per la forma e si pel concetto, i canti di Bova e delle colonie contermini sono ben lungi dall'avere la importanza di quelli che si odono tuttodì nelle colonie otrantine. Per lo più altro non sono che versioni o parafrasi di canti calabresi, de' quali riproducono il metro. Del verso nazionale de' Greci odierni, cioè del verso politico, appena

' Cfr. per queste attinenze i uum. 4, G, 9, 12, 14, 24, 32, 40; 54, G5, 75, 88, 103, 131, 1G9; 213, 235, 271, e 275; e per le attinenze col ciprio in par- ticolare i num. 1, 4, 9; 24, 26, 30, 37, 46; 61, 65, 87, 93, 100, 136, 140, 147, 169; 224, 235, 271, e il Icss.

Dial. romaici di Bova ecc. Saggi letterarj. 79

ò qualche indizio in cantilene fanciullesche e in motti proverbiali (cfr. B., 1, 2, 4, 5). Non inutili a chi nella spontanea letteratura po- polare studia il pensiero e il sentimento morale del popolo illetterato riesciranno i proverbj, nella più parte de' quali spicca una vera im- pronta di originalità.

A. Canti.

1, Beva.

Magni kazzédda, me kànni pepàni, na peparli me kànni esù, Imzzédda. sa Tume tunda lucchìdcia kanunài, mu serri tiri rjardla me Uh gordedda. Sa mmu, platégui, pèzzi ce jeldi, to j(5co mu kdnni ti alupudédda. ma Cini iméra kali èlijì na érti, na su Siro to éma sa mmia avdédda

I.

Bella fanciulla, mi fai morire, morire mi fai tu, o fanciulla, [guardi, quando con codesti occhietti tu (mi) mi tiri (dal petto) il cuore colla cordi- quando mi parli, scherzi e ridi, [cella, il guoco mi fai della volpicella. ma quella giornata buona ha da venire, ch'io ti succhi il sangue come una mi- gnatta.

II.

Ep{issezse o kjeró pu ego s'egupo, Passò il tempo ch'io ti amavo, c'esù, kazzédda, esvàrie^MC m'emména; e che tu, fanciulla, ti sollazzavi con me.

èpiase ce mu épire to piato; platégui ton addò ce den emména. ego ólo ton gósmo eparpdto, to eparpdto ja na ivro esséna. arte mupai ti esu mutezze stàio: c'egó cóla emvitezza tin géra.

prendesti a levarmi la conversazione; parli agli altri e non a me. io tutto il mondo avrei camminato, l'avrei camminato per vedere te. [zione: ora m'han detto che hai mutato condi- ed anch'io ho mutato il sembiante.

III.

Invano colle buone mi vuoi pigliare: questo cuore non ti perdona, non sono canna che io vada dove tu vai, non sono foglia che tu mi muova. [ja] tàndo peccato esii 's to nfórno ^^rh', per codesto peccato tu all' inferno vai, ce 0 cunfessùri manco se ssnrvégui. o nemmeno il confessore ti assolve.

Mbdtula me to kaló péli me piai : futi kardia de ssu to perdunt'^wt. 'n imme kaldmi c'egó pdo pu pài, en imme fiddo c'esù me laojégui.

esii perdiino emména en ezitdi, ce manco o paradiso se delégui.

Esu, kazzédda, l'isc sa signùra, ja nndropi dcm bérri pinnacchic'ra ;

tu perdóno a me non cerchi,

e nemmeno il paradiso ti accoglie.

IV.

Tu, fanciulla, che sei come una signora^ per vergogna non porti cappellino,

80

Morosi ,

c't'/yì'(ombiisto[sejnza/iamm«afintiira; ed hai il corpettino senz' alcuna fiata;

's to p(5tto5M hrati ti ttabaccbióra. tosso niegàlì éliji ti vrangatùra, pu senza miccio àsti ti luméra; den éhììo ivronda mai tùndi sciagura ja posso ego ehanùnia 's kàpa mèra.

nel tuo petto porti la tabacchiera: tanto grande hai la statura, che senza miccia accendi la lampada; non ho visto mai codesta bruttezza, per quanto io abbia guardato in ogni parte.

V.

Ti éne brutto tilndosu casali ! mancu giannddde cantc'^'Mit ti spéra: i pudda stéhji óssu 's to gaddindri, ce 0 aUstora c^niégui a mala péna: irta 's ti sempurtiira ce sondàri : diafdzH ce skotuSSi m&ija 'mména. pu na érti i mòrti na se pari,

ce òli na squeté^^M azz'esséna.

Com' è brutto codesto tuo casale ! nemmeno le rane vi cantano la sera; la gallina se ne sta dentro al poUajo, e il gallo canta a mala pena: venni in sepoltura ancora vivo: non fa mai giorno notte per me. possa venir la morte a portarti via (o

brutto casale), che tutti si liberino di te.

VI.

Vréte ti éne brutto tundo pafsi! màncu zomi den ékhuja na fasi! en òli tosso tosso famigliùsi!

màncu khórta kliorùsija na vrdsi. pósi 's to piskopo na to dói ['nan] tur-

nlsi c'è tto to dònni ja mi kdmi nterési.

jati ótu epeliane i plusi

ja i malapàsca na tu kaparisi!

Vedete com'è brutto codesto paese!

non hanno nemmen pane da mangiare !

sono tutti tanto tanto carichi di fami- glia!

nemmeno erbe trovano da far bollire.

vanno dal vescovo acciocché dia loro un quattrino,

ed ei non glielo per non far danno (alla sua borsa).

poiché così hanno voluto i ricchi,

che la malapasqua li scortichi !

2. Condofuri. VII.

Ego érkome apissu 's tin oplissu. Io vengo dietro alla tua orma,

haspédda, ti pai panda panda arràssu; fanciulla, che te ne vai sempre (da me) hàm,e cùnto ti imme to siddissu: fa conto che io sia il tuo cane: [lontano;

's tim bórtasM de ssónno érti na klàspo, alla tua porta non posso venire a pian- gere, m{anicanamukdme[se] to slcuddissu, sicché tu mi faccia una culla del tuo

collo, na me n&chéspi Ugo na mi Icrdspo. e mi culli un poco acciocché io non

guaisca.

Dial. romaici di Bova, ecc. Canti di Condofuri. 81

iósso ékho na kàmo na su érto aplssu, tanto ho da venire dietro a te, manalii na mu ipise: émba óssul che da te sola tu m'abbia a dire: en-

tra dentro!

Vili.

Sfiddo pu na só'mbi óssu 's t'apti,

na kdmi zàle na se kt'iso ego,

ce na su pài òli i akol;

ce pu na só'mbi óssio 's t'ammialó 1

'gó su'pa mi jirisi kataci:

c'esù mupe ti en immo o protip,ó,

schiatti na mi mu kdmese paddi: na mi kliarri ti panda se gapó.

Ti possa entrare un pulce dentro all'o- recchio, che tu faccia strida che le oda io, e si che te ne vada tutto l'udito; e ti possa entrare dentro al cervello! io ti dissi che non ti aggirassi laggiù : tu mi dicesti che non ero io il primo

(tuo amante), dispetti non me ne far molti: non ti credere che sempre io ti ami.

IX.

Khórista e' èia, ti ékho ego tiapdo: a Jjpéli nà'rti, na mi adiai pléo. e m,megdli i strdta ti éklio na pdo, ce an esu den érkese, ego kléo. pidnno to màuto, io vdddo, ce pdo,

na se 'pantio se kammd Jitonia :

's ole te ribatédde kanundo

cessina e sse kìioró 's kaìnmd merla.

Partiti e vieni, che io ho da andarmene : se vuoi venire, non indugiare più. lunga è la strada che ho da camminare, e se tu non vieni, io piangerò, piglio il mantello, me lo metto, e m'in- cammino, per iscoutrarti in qualche vicinato: a tutti i veroni guardo e te non ti vedo in ninna parte.

X.

Pos sónno ego pidki faji na fdo ? kdtu e mmu péli pd'i i dacia, pidnno to manto ce guénno na pdo, pdo na tin ivro se m,ia meria. te kaspédde ole ego te kanundo : m,e ole ecine de hlioró kammia.

metapdle tin ivra, e' ego pdo arte na cumipume Ugo 's mia.

Come posso io pigliar cibo da mangiare ?

giù non mi vuol andare il boccone.

piglio il mantello ed esco per andarmene,

vado per vederla in qualche parte.

le fanciulle tutte le guardo:

fra tutte quelle non vedo niuna (che sia la mia bella).

di nuovo l'ho trovata, ed io me ne vado

ora che abbiamo a dormire un poco in- sieme.

XI.

Kaspédda, ti cumdse manalii, ego cóla cumdme m,anahlió. sfiddo na su émbi óssu 's t'apti, na hdmi èdle na se ktiso ego! ùspe sprikhdda na su guci i sfUii !

Fanciulla, che dormi sola, io anche dormo solo. [recchio,

ti possa entrare un pulce dentro all'o- si che tu faccia strida che le oda io! dal freddo ti possa uscir l'anima!

Archivio glottol. ital.. IV.

82

jati en irtese pu immo ego. an érkeso, esónname smipti ce kdììii prdma ti sèri o piò.

Morosi ,

poiché non venisti dov'ero lo.

se venivi, potevamo metterci insieme

e fare una cosa che la sa Iddio.

xir.

Me partia de Bova 'na mattina ja mian arràta t' ikha jenaména.

damme 'na vota d'acqua, gioja mia, na palino ta ììiljamu kaìnéna «che t'aju a dari ca aju la spia,

ti pdsi ce to légusi ti mmdna ? »

pe' li spijvìni Idssa fóri a mmia : piUte T^asséguoegó, mdlja ta kdnno.

Mi partivo di Bova una mattina

per un fallo che (vi) avevo commesso.

dammi un sorso d'acqua, gioja mia, ch'io bagni le mie labbra riarse

« che t'ho da dare, che ho la spia, che vanno e lo dicono alla mamma?»

per gli spioni lascia fare a me : per dove passo io, (tutto) appiano.

XIII.

Aspe póssu lipiniénu éìlji 's to hósmo ego a pléo me ga pélo na krastó. ripdo t'dlljero 's to rèma ce mu pdi kdtu, ce tonaddó to chiummow ansiimmégui; addi frabbich^^MM spitia 's ta zundria, e' ego 's to mali de ssónno tikliói; STpveméggu dddi lipdri, eguénni sùco, c'emména eslcches[)e cóla i funtàna; kanundo ja dnu, to ùrio tramute^^Mj, hanundo k}iam.mé, de hììoró ti stràta; ' hrd'zzo to foria ce de ffesdi; krdsso to Ilici ce i bbàmpa sbiziete; pdo 's to nférno ce o Jùda me gudddi; kràzzo tim mòrti ce drrusto jénete. jati i sórtamw de mm,' afuddi, éKho na kdmo vita disperemmcni *.

Di quanti disgraziati ci ha al mondo io il più grande voglio essere tenuto, getto la paglia nel mare e mi va in fondo e agli altri il piombo viene a galla; altri fabbricano case sui dirupi, ed io nel piano non posso murare; altri spremono pietra e n'esce sugo, e a me mi è seccata anche la fontana; guardo in su e il tempo si stravolge, guardo a terra e non vedo la strada; invoco borea e non soffia; invoco il fuoco e la fiamma si spegne ; vado all'inferno e Giuda mi caccia fuori; invoco la morte e malata diviene, poiché la mia sorte non mi ajuta, ho da fare una vita disperata.

3. Roccaforte. XIV.

Pùcc[a]ti 's tim bórtasM érisa to lue- Dacché alla tua porta gittai l'occhio,

ólata'passemménatasdimmónia. |chio, tutte le cose passate le dimenticai.

i ùmbra i dikisu m'épiae ndo lùcchio, l'ombra tua mi ha preso dall'occhio,

c'égó esuperespa ola ta demónia. ed io superai tutti i demonj (rivali).

ma sirma pu su mó'piae to lùcchio, ma subito che tu mi hai preso l'occhio,

eh gdnnija m,md piène i cirimònia: non fanno più per noi le cerimonie.

m'èdesejapdndaesùmetiindo\ùcch.iOt mi legasti per sempre tu con codesto

occhio, [demonj.

ja na schiatte'sjjwn' ola ta demónia. acciocché crepino di dispetto tutti i

' Tutta questa curiosa filastrorca non è altro che la traduzione libera di un canto calabrese.

Dial. romaici di Bova , ecc. Canti di Roccaforte.

83

XV.

Na mi kdmise dubbj apdnu 's emména, ti 0 lagose o dikómmu de mmanchégui; piste guo t'imme férmose ólo esséna; hanése ta pensérimw pische^iw'. ta sitdriamu éne ola delemména, ma énammu oftró [me] perseguite^^Mi; sitàrim,mu ise esu,pu kdnnija 'mména; oftrómmu e àcino pu se pretend^^wf.

Non far dubbj sopra di me, chò la mia parola non fallisce; credo di essere fermo tutto in te; nessuno i pensieri miei li pesca. il mio grano è tutto ricolto, ma un mio nemico mi perseguita: il mio grano sei tu, che fai per me; il mio nemico è colui che ti pretende.

xvr.

Esù ja agapi i dikimmu ise òssu,

e ego an dom bàtri en éklio libertàti. sa 0 prama depende^wi dse tóssu, e ssónnise kratine iniquitatì. a ssóise trattenessi akomin' óssu, fórci alarghéguusine i sceleràti; ce sirm.a sirma me porise ambróssu, ce tòte mu ngrunlzzi im buluntati.

Tu per amor mio sei dentro (chiusa a

forza in casa), ed io da mio padre non ho libertà, quando la cosa dipende da tanti, non la puoi ritenere una iniquità. se puoi trattenerti ancora dentro, forse si allontaneranno gli scellerati; e subito subito mi vedrai innanzi a te, e allora mi conoscerai la volontà.

XVII.

Tòte s'afinno sane pu apepéno, ce pio se kanundi toii ghjeró Tchdnni: a su platégui kané dópu ti apepéno, ingiuriane emména mit den gdnni. 'gó spere guo dipòi ti imme kliuméno, nemménu na mu kdmisen' angànni; ce pos ego esséna imm,e deméno, emména éliji pdri ola ta aflfànni.

Allora ti abbandonerò quando sarò mor- e chi ti guarda il suo tempo perde : [to, se ti parla qualcuno dopo che io son ingiuria a me non me ne fai. [morto, io spero che nemmeno dopo che io sarò tu non mi farai inganni; [sepolto, e come io a te sono legato, a me mi hai da levare tutti gli affanni.

XVIII.

/ cefali mu petti dse prikdda, pu i kard'iamu éfere ja 'sséna. òli é\ì'i\u na rukaniusi lijjdr[i]a, ma hanése lipdria san emména. pòssa prdmata epàtespa ego i mdvra ola ta fèrro apdnumu gramména. o esu kondoférri 's ti Limmiira, o ego pdo ce klidnnome ja 'sséna.

La testa mi casca dalla amarezza, che il mio cuore ha sofferto per te. tutti hanno da masticar pietre, ma nessuno pietre come me. quante cose patii io la sventurata tutte le porto su di me scritte. 0 tu ritorni alla Limmara, [tua.

o io me ne vado e mi perdo per cagion

XIX.

/ mdnasu na mbéi na se kldspi, ti éhji tin gefaline tripiméni.

La tua madre entri a piangerti, chò hai la testa bucata.

84

ce pio sónni ta ólasu mai gràspiì ce òse póssus ise fagoméni! àvri 0 pappussu ta certa na su aspi, ja na kliapi to émasu, o kakoméni !

[spi, mepàvri mbàra i mànasu [na] se kld- an aìcomi den ise apepamméni!

Morosi ,

e chi può mai tutte le cose tue scrivere ? e da quanti sei divorata? [candele, domani possa il tuo nonno accenderti le perchè si perda il tuo sangue, o mal- vagia! posdomani nella bara la tua madre ti se ancora non sei morta! [pianga.

XX.

Prikdda pio ka[la]léghi na dmvài, ja posso edic'wasa ego o mavroméno ! pu 's ti spiMssu enan garfi na 'mbéi, jati parakali nd'mme khuméno! pakaméno 's tin anca na se dei, jati ékamese emme 'ssonariaminéno! ma strammdda apdnotte na katevéi, [na] ton dikóssu kdmi ólo sapiméno!

Chi bene dice (di te) amarezza inghiotta, quanta ne ho inghiottito io lo sventurato ! possa nell'anima tua un chiodo entrare, poiché preghi (Dio) ch'io sia sepolto! possa il diavolo alla (sua) gamba legarti, poiché hai reso me pazzo! un lampo da sopra scenda, che ogni cosa tua faccia in polvere!

XXI.

[E] mraanché guo na su doso ti risposta, ti mókamese mia poddin grudfli. mu irtane graféssu me tim Bósta, 's ti mèra pu ise esu miVse fidili;

ma 's tim bórtasw ekatévinane appósta, ce de mmu éstilese manco 'na sedili. plem brita su ma ékame[se] ti sòsta, ce drte me kratisi ja 'na spondili.

Non manco di darti la risposta, che me ne facesti una molto crudele, mi vennero tue lettere per la Posta, (in cui mi dicevi) che, nel luogo dove

sei, mi sei fedele; ma io alla tua porta scesi apposta, e tu non mi mandasti nemmanco una prima tu mi facevi la corte, [sedia, ed ora mi tieni per un fusajuolo.

XXII.

[7] kaspédde pu gapilsi ta pedia pd[si\ 's ti funtàna na kanunipusi: jomónnusi to petto dse stuppia, na ta pedia dèe afte limbistusi: to vdddusi poddé 's ti fantasia : sirma sirma pe' nna prandeftiisi : a sorta te afuddi ce i filia, to pidnnusi to aspdri ce jelùsi.

Le fanciulle che amano i garzoni vanno alla fontana per ispecchiarvisi: si empiono il petto di stoppa, acciocché i garzoni di loro s'invaghi- se lo ficcano molte in fantasia: [scano: subito subito vogliono andare a nozze: se la fortuna le ajuta e l'amicizia, lo pigliano il pesce e se la ridono.

4. Rochudi. XXIII.

Piscilo m,dna ce piszilo cari, pu ehdmai ti ppiszilo kaspédda ! ii'rai ce limbistissa an do asturi.

Bella mamma e bel babbo,

che hanno fatto la bella figliuola!

videro e s'invaghirono dell'astore.

Dial. romaici di Bova, ecc. Canti di Rochudi.

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ti su ekàmai ta arhtdrmia ótu céddia. imme gargùni ed 's to Kondofùri; s' eszitia, ce en ikìia ecinda c&viéddia:

ce j'àfto to ipa ego tato tragùdi, na gapiune òli téddeka miccédda.

poiché t'hanno fatto gli occhi cosi pic- io sono garzone di Condofuri, [cini. t'ho cercato (in moglie) e non ho avuto

codesti panieri (regali di nozze): e per ciò l'ho detta io questa canzone, acciocché amino tutti una tal fanciulla.

XXIV.

Esil, kaspédda, pu ise 's to pardnu, plen aspri ise esù para to hjóni: ce pos embénni 's to ar gatto ce féni ! ce pòsse manij^^Mi to veléni !... 's to kósmio ise panda gapiméni, s'avlépu san i gatta to plemóni.

0 tu, fanciulla, che sei in alto, più bianca sei tu che la neve: e come entri nel telajo e tessi! e come maneggi V ago ! . . . al mondo sarai sempre amata: ti guardano come la gatta (guarda) il polmone.

XXV.

Kremdnnete o Hjo to paradiso, ce pòi slcotàsii san érkete vrddi: 'gó séro ti su Idmbi ettiindo viso, ce to péttosw Idmbi sa fengdri: 's ti pórtasM na érto na kapiso, ini mo^éspo dse tundo limitari; ce a mmu kdmi pina ce a ssu szitiso, dómmu, ja to peó, éna kurddi.

Il sole è appeso per il paradiso, e poi si abbuja quando vien sera; io so che ti brilla codesto viso, e che il tuo petto brilla come luna: alla tua porta possa io venire a sedermi, e non ismuovermi da codesto limitare; e se ho fame e se (qualcosa) ti cerco, dammi, per amor di Dio, un panetto.

XXVI.

0 spiddo pu s' edàngae 's t' afti

su ipe légo pu to sèri esù:

ipe mi afikese paralisi:

dddo su deli gJiiréguo per'ettù:

0 lógomu énas éne ce i spilli;

ce i kardiamu me serri vidta ettu.

ce an de fférro 'sséna òde 's tim moni,

na mu minu ta stia 's tu potamii.

Il pulce che t'ha morso all'orecchio t'ha detto una parola che la sai tu: t'ha detto che non ti lasci venir meno: altro io non ti cerco fuor di questo : la mia parola è uno e (uno) il mio animo; e il mio cuore mi tira continuamente

costì, e se io non ti porto in moglie qui nella

(mia) capanna, mi possano restare le ossa nelle fiumane !

XXVII.

Ego s''egdpo pùcca t' isso cédda, ce drte e mmu guénni pléo an di har

dia : deméno va' éliji me halih gordédda, de ppiànno abbénto dse kammia me- non piglio riposo in nessuna parte esù (se ma pisiilo miccédda [ria. tu sei una bellissima fanciulla,

Io t'amavo da quando tu eri piccina, e ora non mi esci piti dal cuore:

legato mi hai con buona cordicella,

86 Morosi,.

ja ^sséna prépi ettùndi jitonia. a te conviene codesto vicinato.

na pràma pélo: na isso alùpudédda, una cosa voglio: che tu sia volpicella,

«a mtl'pis' éna lago dèe filia. [e] mi dica una parola di amicizia.

xxviri.

An ■fiere ti hanno sa éne arghia, ja na kdmo esse na piàise péna.' kllorisSome ce pào 's tin anglisia ce vdddo ta pie rrùkìia anasiména: san érkome, deléguo ola ta kliortia, purverédda ta hanno ola ja 'sséna: ótu éhlio na su hdmo tim mdjia, na mi gapisi ddclu par' emména.

Se tu sapessi che cosa faccio quando è per farti pigliar pena! [festa,

mi parto e vado alla chiesa e mi metto i panni più logori: quando vengo, raccolgo tutte le erbe, polvere le faccio tutte per te: cosi ho da farti la magia, che tu non abbia ad amare altri che me*

XXIX.

Èia, kaspédda, ce pdme ""s to plima. Vieni, fanciulla, e andiamo al lavatojo.

ti to vrastdri su to pérro ego,

ti s'afuddo ce kànni to apovrdma:

ce ja ti ppina dfi na kdmo ego.

ti strittasu dspri dspri vdddo 's to

kUma, su ti hanno dspri pos en' éna aguó : an den érti, stilemuti mia furina, ti trÓQO ce san érke\se\ se khoró.

che la caldaja te la porto io, che t'ajuto a fare la risciacquatura: e per la fame lascia che faccia io. la camicia tua bianca bianca metterò

(ad asciugare) alla frasca, te la farò bianca com'è un uovo: se non vieni, mandami una frittella, che io mangio e quando vieni ti veggo.

XXX.

Ego to ipa ti éne hjeì ó khaméno, ti su hombónni pi su traguddi ! en ola san 'na cipo jenaméno, pu érhete o potamó ce to kììaldi. ótu imme ego sventuremMi^wo ; ego kìéo e' esii panda jeldi: dfimme addónca ja disperemm^no, ti ego petto pdnda mésa 's ta guài.

Io lo dissi che è tempo perduto, che tu lo canzoni quello che ti canta ! gli è tutto come un orto beli' e fatto, che viene la fiumana e lo rovina, così son io lo sventurato : io piango e tu sempre ridi : lasciami dunque per disperato, che io casco sempre in mezzo a' guaj.

XXXI

Spérto m,e to kósmio esiX na pdi, me to voréa na kdmi sinnodia! appodenóssu den eguénìio mài, fina pu eplaté gnome is mìa. de dfike, de afinni na mu vrdi to éma pu edeléfti 's tin gardia: tòte s'afinno esséna ja na pdi,

sa tt' dndera mu guénnu an di cilia.

Errante per il mondo possa tu andare colla tramontana a fare compagnia! di qua dentro non uscirò mai, finché non discorreremo insieme, non ha lasciato e non lascia di bollirmi il sangue che (mi) si è raccolto nel cuore: allora io t' abbandonerò, te, per andar- mene, quando le intestina mi usciranno dal ventre.

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Dial. romaici di Bova, ecc. Cauti di Rochudi.

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XXXII.

To séro, to séro ti e mme gapdi, pistéspi e ssónno pléo 's tih ghitonia: su me tus àddu pészi ce jelài, e' emme e mmu diliis' òli tih gardia. {pela v'idta na érto eòi pu pài,

na su riso pràma 's ti podia : ^na pràma manakhó me trivuljdi, ti de khoró àse 'ssé oli tin gardia.

Lo so. Io so che non mi ami, credere uon posso più al vicinato: tu cogli altri scherzi e ridi, e a me non mi mostri tutto il cuore, vorrei continuamente venire dove tu

vai, per gittarti qualcosa al lembo (della ve- una cosa sola mi strugge, [ste):

che non vedo di te tutto il cuore.

XXXIII.

Khoristina an do spiti mian iméra ja ma kaspédda pu iklia gapiméni : jdvina Mónda vidta òli ti spéra ja mian errata pu iklia Jenam,éni. «dómmu napio - tis ipa appodembéra - tin glòssa na palino pu e kaméni! hanuna tuta ddklia, tiitì céra,

ti kardia mi mu afiki pepamméni ! »

Mi partii dalla casa un giorno per una fanciulla che avevo amata: andai piangendo continuamente tutta la per un fallo che avevo commesso, [sera « Dammi da bere - le dissi di qua - ch'io bagni la lìngua che è riarsa! guarda queste lagrime, questo sem- biante, il cuore non lasciarmelo morto ! »

XXXIV.

Kali spéra su légo e' ego pdo; Buona sera ti dico e io me ne vado;

ma siilo péna 's tin gardiamu pérro, una sola pena nel mio cuore io porto,

ti pdo Idrga dse tino gapdo, che vado lontano da chi io amo,

pdo larga dse 'ssé pdnda pense^rMo; vado lontano da te (a cui)