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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

*AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONl ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VCL. LXXXVIL IN VENEZIA

iJALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCL Vili.

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

S T OR I CO -ECCLESI ASTICA

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RGEL (Urgellen). Ci con resi- denza vescovile di Spagna nella Catalo- gna a 26 leghe da Lerida, 32 da Barcel- lona eioda Puy, in bella pianura este- sissima che si estende fino a Cordova, alle radici de'Pirenei, Ira la Balira e la Segre che riunisconsi un po' più sotto. Prende il suo nome di La Seii ifUrgel^ Urgel- liitniy da una montagna vicina, sulla (|ua- le sta un forte, ma in seguito dell' ultime guerre, più non restano delle sue forti' ficazioni che 4 porte. E però ancora un punto importante di difesa, evie un go- vernatore militare colla guarnigione. La cattedrale, di gusto gotico, è dedicata alla B. Vergine, ha il batlisterio e la cura d'a- nime amministrata dal canonico curalo, e vi sono in grandissima venerazione, fra le ss. Reliquie, i corpi de'ss. Hermangau- do o Ermengaldo e Odone vescovi d' Ur- gel. Secondo l'ultima proposizione conci- storiale, il capitolo si compone (se anco- ra non si è formalo quello stabilito nel concordalo ultimo colla Spagna e colle lettere apostoliche ad Vicariami de' 5 settembre! 85 j) di 7 dignità, essendone lai." il decauo, dii3 cauonici comprese

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le prebende del teologo e del penitenzie- re , di 20 beneficiati , e di altri preti e chierici addetti al servizio divino. Aderen- te alla cattedrale è l'episcopio. Tra le al- tre chiese della città una è parrocchiale col s. fonte. Vi è un monastero di mona- che, l'ospedale, il seminario, la casa de' trovatelli, e prima dell' ultime deplora- bili vicende polilicheeranvi due conventi di religiosi. I suoi abitanti, per la maggior parte agricoltori, trafficano di legname e di grani. Nelle sue adiacenze trovasi una considerevole miniera di vetriolo. Que- st'antichissima città, chiamata Orgelo , UrgellOy Orgeliò\ 0/"g/<7,neira provincia Tarragonese di Lerida, principato di Ca- talogna, sulla sponda sinistra della Segre, fu da Carlo Magno compresa nella Set- timania o Marca di Spagna, e poi diven- ne capitale di polente contea, con signo- ria sopra città e castella. Avendo Carlo il Cali'OL\ì\\s'd questa Marca in due mar- chesati, venne Urgel colle sue dipenden- ze attribuito al marchesato o contea di Barcellona^ ò.\ cui fui." signore eredita- rio Wiffiedo il Filloso. Nell'884 al più tardi Suaifreddo 0 Suniario, 3.° figlio di

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Gutiiililde e di Wiffredo, da questi venne pruvvediito della contea «l'tirgel. Aven- do sposato Richiide, con essa iielc)44^(^* ce una ragguardevoledonazione alla chie- sa di Giroua , ed altra a quella di Bar- cellona. Moiì vecchissimo Sunifreddo nel gSo, e gli successe il primogenito Boirel, chei7 anni dopo divenne anche conte di Barcellona. Terminò di vivere nel ggS, ereditando il primogenito Hai mondo Bor- re! la contea di Barcellona, e il secondo- genito Ermengaldo I detto il Cordova- no quella d' Urgel , insieme alla contea d*Ausonne o Vich che divise col fratello. Si distinse col suo valore principalmente contro i mori saraceni invasori delia Spa- gna. Nel 996 portatosi in Roma, fu am- messo nel concilio celebralo da Papa Gre- goi'io V alla presenza d'Ottone Ili im- peratore, e sedè a'piedi di questi. Tra gli argomenti che vi si discussero, i due più importanti furono il matrimonio di Ro- berto Il redi Francia con Berta, dichia* rato nullo, e V ordinazione di Guudale, che dopo essersi fatto ordinare vescovo di Vich, vivente il vescovo Fruian, l'avea fatto assassinare per le sue giuste lagnan- ze. Il conte fece testimonianza contro l'u- surpatore Gundale, che fu deposto. Nella grande assemblea di prelati e signori, se- guita nel 1009 in Barcellona, interveime- ro i fratelli Raimondo Borrel e Ermen- galdo I, e vi fu ristabilito l'ordine cano- nicale di quella chiesa. Nel io io dispo- nendosi il conte a marciar di nuovo con- tro i mori , fece testamento e distribuì parte de'suoi beni a diverse chiese. Par- tito col fratello Arnoldo vescovo di Vich, ed i vescovi Ezio di Barcellona e Ottone di Girona, e parecchi signori, ciascuno alla testa delle proprie milizie, vi peri il 1.** settembre co'vescovi che l'aveano ac- compagnato. In età d'un anno gli succes- se nella contea d'Urgel il figlio Ermen- galdo 11 detto il Pellegrino sotto la tu- tela materna. Fatto adulto, idominii della chiesa d'Urgel avendo destatola sua cu- pidigia, fece delle usurpazÌQui di cui senti

URG poi rammarico ; laonde nel 1 02G colla moglie Arsinde si presentò al capitolo d'Urgel, e in espiazione de'Ioro falli die- dero ciascuno un servo di loro terre e ca- stella. NelioSo recatosi il conte dal ca- stello di Pons, ove risiedeva, pel s. Natale a Urgel, con Ermengaldo conte di Pai- Ihase di Guglielmo suo visconte d'Urgel, ratificò le donazioni fatte da lui e suoi predecessori alla chiesa. Nelio4o intra- preso il viaggio di Terra santa vi morì, lasciando il figlio Ermengaldo III detto il Barbastro di 7 anni, in tutela della madre Costanza 2.' moglie del defunto. Nel 1048 recatosi il conte con essa e con Miron suo visconte a Urgel per celebrarvi la Pasqua, fecero parecchi doni alla chie- sa e suoi ministri. Nel io58 essendo in guerra col moro Alchagil duca di Sara- gozza , si alleò con Berengario conte di Barcellona, alla presenza de'dueGugliel- mi vescovi d'Urgel e di Vich. Rinnovato nel 1064 il trattato, partì il conte colle sue truppe , ed espugnò Barbastro non senza molti sforzij ma poco dopo vi tro- vò la morte in mezzo ad una vittoria e orrenda carnificina degl'infedeli. Gli suc- cesse il figlio Ermengaldo IV detto Gcrb, il quale nel 1077 accolse in Urgel con grandi onori Amato vescovo d' Oleron legato di s. Gregorio VII, e colla moglie Lucia diedero opera alla riforma de'mo- nasteri delle loro giurisdizioni. Nel 1087 il conte con Adelaide di Provenza 2." mo- glie, erede di Forcalquier, donarono alla chiesa d'Urgel il castello di Foro Barbe- rano, dal cui atto rilevasi che supremo signore della contea d'Urgel era Filippo I re di Francia. Il conte faceva l'ordina- ria residenza nel castello di Gerb, che for- tificò per assalire i mori de'diutorni, e in fatti tolse loro Balaguer. Nel 1092 morì il conte e gli successero nella contea d'Ur- gel Ermengaldo V detto WBalearidc, na- to da Lucia , e in quella di Forcalquier Guglielmo nato d'Adelaide. Valoroso Er- mengaldo V con)e i suoi antenati, com- battè i mori, e menile voleva toglier lo-

UR G ro risole Balenìi, vi restò ucciso neh 102. Ne fu successore il figlio ErmengflldoVr eletto li Castìglìaiio^ come nato da ma- dre di Costiglia e perchè in tal regione passò gran parte di sua vita. Alla contea d'Urgel unì la signoria di Lerida, ed a- vendo commesso guasti a danno del mo- j, nastero dis. Saturnino, poi ne die soddi- sfazione all'abbate. Ne! i iT'4s'' successe.!! figlio Ermengaldo VII òe\.\oValenza^c\\e neh 162 all'uso de'suoi maggiori rinun- ziò d'ioìpadronirsi de'mobili e immobili del vescovo d'Urgel in morte, riprovevo- le usanza quasi generale tra'gran fenda* tari, ed a ragione da lui pure riguardata come una rapina; ma si riservò la custo- dia de'caslelli e delTaltre possessioni del vescovato durante la sede vacante. Nel I 183 fece guerra a'mori di Valenza col fratello Gaucerando, e ambedue periro- no avanti quella capitale. Il figlioErmen- galdo Vili riportò d'Arnaldo visconte di Castelbon e di Cerdagne il giuramento di fedeltà perla prima delle due signorie. Nel I 198 il conte s'impegnò in guerra con Raimondo conte di Foix pe' confini de'Ioro stati e ne prese parte la Catalo» gna. Il conte di Foix assediò ed espugnò TJrgel, la saccheggiò in uno alla cattedra- le, fece prigione i canonici da'quali tras- se grosso riscatto, e desolò tutto il paese; ma poi Ermengaldo Vili se ne vendicò facendo prigioni nel 1234 •' conte di B'oix e il viscontedi Castelbon suo alleato, che ritenne per 4 anni e rilasciò a mediazio- ne del re d'Aragona, generosamente som- ministrando al conte a titolo di feudo 2000 soldi melgorini fondati sulle sue terre, e fidanzando al visconte la nipote Elisabetta con promessa di dargli i suoi dorainii se moriva senza figli. Seguitoli matrimonio, nel i 2 i o mori Ermengaldo Vili lasciando erede in tenera età la fi- glia AurembiaXj e in caso di stia morte senza successione, sostituì la propria so- rella Miraglia moglie di Pons l visconte di Cabrerà. Inoltre legò al Papa Innocen- zo 111 la metà della cillàdi Vagliadolid,

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che gli apparteneva dal lato sua ma- dre nipote di Raimondo Berengario IV conte di Barcellona, e la fendale dipen- denza dell'altra metà, a condizione di far eseguire il suo testamento. Ma Geraldo figlio di Miraglia prelese dopo la morte dello zio, che la contea d'Urgel dovesse in lui ritornare a preferenza della cugina Aurembiax. Elvira madre di questa, im- potente a resistere alle sue armi, cede gli slati della figlia a Pietro II re d' Arago- na, il quale obbligò Geraldo e la sua fa- miglia a rendersi prigioni. Dopo la morte del re riuscì a Geraldo di riprendere pa- recchie città e castella della contea d'Ur- gel, e vi commise molte devastazioni, in- di perdonato dal re Giacomo I; ritenendo questi però la contea d* Urgel col titolo di conte, la die in feudo a Geraldo, sal- vi i reclami di Aurembiax. Questa nel 1228 li fece, offrendo in dono al re la città di Lerida, facendogliene omaggio , rimettendo al re 9 de'suoi castelli. Pren- dendo le difese di Geraldoil visconte Gu- glielmo di Cardona suo cugino, il recol- l'armi portò la guerra nel la contea d'Ur- gel : presele cittàdi Abesaedi Agramont, ed alcuni castelli conlpreso Pons, e in tal guisa la contessa fu ristabilita ne'suoi sta- ti. Geraldo entrò allora Ira'teraplari, ce- dendo le sue pretensioni al primogenito Pons II. Il re die per marito alla contes- sa, come la piti ricca erede del suo rea- me, d. Pietro infante di Portogallo figlio del re Sancio F. Morta Aurembiax nel i23i senza prole, lasciò al suo sposola contea d'Urgel, colla città di Vagliado- lid e le signorie che le appartenevano nel regno di Galizia, con autorità di dispor- ne a beneplacito. Ma siccome la contea d' Urgel formava una parte ragguarde- vole della Catalogna, il re temè che d. Pie- tro cedesse i suoi diritti alla casa di Ca- brerà, perciò gli die in cambio la signo- ria di Maiorica e dell'isole adiacenti ia feudo, con facoltà di trasmetterne la 3.^ parte a' suoi eredi, non ritenendo che la cittadella della capitale, colle città e

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castelli d'Oleron e Palenca. Quindi cIM 1233 i re d'Arngona presero il titolo di conti d'Urge!. Morendo nel 1243 PonslI, lasciò al primogenito Ermengnldo IX i diritti sulla contea d'Urgel, e in sua man- canza i fratelli, coll'obbligo di portare in perpetuo il nonied'Ermengaldo. Ermen- gnldo IX poco gli sopravvisse, egli succes- se il fratello Rodrigo detto Aharo^ a cui il padre avea lasciato i castelli da lui e- reditali, che gtierreggiò col re che gli a- vea occupato parecchie piazze della con- tea da lui ricuperate, il re conservando sempre il titolo di conte d'Urgel. Succes- se il figlio Ermengaldo X nel 1267, non 5enza lurbolenza pe'diversi parenti aspi- ranti alla contea; morì senza successione neli3i4, lasciando i suoi stali a disposi- zione del vescovo d'Urgel e degli altri e- secutori leslamenlari, o per restituirli al re d'Aragona. Perciò divenne conte d'Ur- gel e visconte d'Ager Jacopo I figlio del re Alfonso IV, e nel 1 34? g'i successe il figlio Pietro che sposò Margherita di Mon- ferrato colla città d' Aqui per dote. Nel i4o8 per sua morte divenneconte Jaco- po Il suo figlio, che aspirando al trono ^i procuròdal re Martino la luogotenenza del regno, dignità che d'ordinario si con- feiiva all'erede presuntivo della corona; onde si ribellarono gli aragonesi e costrin- sero il conte alla fuga. Morto Martino nel i4i2, il conte fu unode'prelendentialla corona, ed. Antonio de Luna, suo parti- giano esaltalo, trucidò l'arcivescovo di Saragozza che ne attraversava l'aspiro, il quale detestabile assas<(SÌnio pregiudicò gravemente il conte, e il regno fu aggiu- dicato a Ferdinando I, contribuendovi s. Vincenzo Ferreri. Il conte prese le ar- mi, e il re douìò il vassallo, lo condannò a prigionia perpetua, ne confiscò i beni e riunì alla corona la contea, morendo Ja- copo II nel 1433. Il re maritò le figlie con proporzionate doli. Dipoi Urgel fu occupala da'francesi nel 1793 e nuova- mente nel (809. Nel 182 I vi stanziò la giunta, che dirigeva l'aroiala della fede

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contro i co8litU7Ìonali_, venendo poi nel I 823 per convenzione consegnala a'fran- cesi in favore di Ferdinando VII.

Urgel nel V secolo fu la sedo degli ar- civescovi di Tarragona, e nel medesimo isliluilo il vescovato d'Urgel, divenne se- de de'propri vescovi suiTraganei del me- tropolitano di Tarragona e lo sono tut- tora. Nella diocesi vi è il piccolo sialo del- la repubblica d'Andorre, nel regno d'A- ragona, sotto la prolezione della Francia e della Spagna, ed anticamente n'era si- gnore il vescovo d'Urgel col conte di Foix. Lo descrissi nel voi. LXVIII, p. 27; e tut- tora il vescovo d'Urgel n'è riconosciuto principe sovrano con piccolo tributo, ed ogni nuovo vescovo si reca a prendere possesso, con quelle formalità che dirò in fine, narrando quello preso dall'odier- no vescovo. Ne furono primi vescovi Giu- sto che intervenne al concilio di Toledo, Simplicio che fu a'concilii di Toledo e di Barcellona, s. Ermengaldo, s. Odone, ed il fnmoso Felice. Egli era stalo maestro d'£'/?/7/7«r/o arcivescovo di Toìcclo^W qua- le lo considlò in qual modo egli ricono- scesse Gesù Cristo, in quanto uomo, per Figlio di Dio; se lo credeva figlio ^rr Jia- fnrrTj o solamente per adozione. Felice rispose , che Gesù Cristo, in quanto uo- mo, o secondo la natura umana, non è che Figlio adollivo e noneupativo , cioè solamente di nome. Per questi errori e per quelli contro il culto delle ss. Imma- gini, quali Ncstoriani e leonorlaiti, am- bedue furono condannati da diversi con- cilii, da'Papi Adriano I e s. Leone HI, e principalmente confutali da s. Paolino patriarca d'Aquileia, e da Alenino, come e meglio narrai ne'due indicali articoli. Si dubita della sincerità della conversione di Felice, poiché alcuni vogliono che do- po la condanna de'suoi errori li rinunziò solo esteriormente. Essendo slato Felice rilegato a Lione, dove visse circa r 5 an- ni, Agobardo che nel vescovato d'Urgel gli successe, assicura in uno scritto ch'egli fece contro Felice, di già morto, che a-

U RG vea avuto una conferenza con lui , nella quale 1' avea costrello a riconoscere la verità , e che non avea mai pubblicalo questa sua confessione, sulla promessa che f Felice gli avea fallo di non insegnar più i suoi errori; ciò ch'egli però non avea tra- lascialo di fare segretamente. Mentre lì' era vescovo Ingoberlo, verso 1*884 nn chierico spagnuoiodi nome Selva, ch'era- si ritirato in Guascogna, persuaso sopra una falsa voce che Ingoberlo fosse mor- to in un viaggio da lui intrapreso, si re- cò a visitare Sunifreddo conte d'Urgel, e mercè la sua protezione si fece ordinare vescovo d'Urgel. Poco dopo essendo com- parso ingoberlo, dileguò colia sua presen- za la voce della sua morte; ma Selva non volendo perdere il frullo della sua ordi- nazione, discacciò il vero pastore e si po- se in sua vece nella cattedra episcopale. Due anni dopo questo delitto un altro ne aggiunse, ordinando pel vescovato di Gi- rona Hermeumire contro il voto del cle- ro e del popolo che aveano eletto un chie- rico di buoni costumi di nomeServnsDer. Avendo Teoilardo arcivescovo di Narbo- na fatto consapevole Papa Stefano V det- to VI di quelle due usurpazioni , adunò per suo ordine a' i 7 novembre 887 un concilio a Pori sui confini di Maguelona e di Nimes. Si lesse la lettera pontifìcia che dichiarava scomunicatiHermenmire eSel- va,e fu dall'assemblea confermata la con- danna; ma Teodardo impedì che vi si av- viluppasse ilconteSunifreddo che avea fa- voriti i due intrusi, e V esito fece vedere ch'egli avea operato snggiamente;giacchè recatosi da Sunifreddo ottenne colle sue rimostranze di slaccarlo dal partilo che a- vea abbracciato. Hermenmire però trovò mezzo ài mantenersi sulla sede di Girona. Sunifreddo incorse poi per altre cose le censure ecclesiastiche, ma ne fu assolto nel 909 da un concilio. Nel 1024 il con- te d'Urgel Ermengaldo II tenne nel ca- stello di Pons, situato nella sua contea, un placito ili.** novembre sulla lite ver- tente tra Ermengaldo vescovo d'Urgel e

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Durand abbate di s. Cecilia nella stessa diocesi, intorno la chiesa di Curticile nella parrocchia di Castelbon, di cui si conten- devano la proprietà. Il giudizio pronun- ziato dal conte, dopo aver maturamente pesate le ragioni delle parli, fu a favore del vescovo. Il conte d'Urgel Ermengal- do III e sua moglie Clemenza, nel 1057 con Guglielmo vescovo d'Urgel e suoi canonici , fecero lo scambio del castello di Solsone contro la metà di quello di Saint-Lezinie. Ne! i348 da Utrecht fu trasferito ad Urgel Nicolò Capocci (f^.) romano, nel 1 35o creato cardinale. Nel- le Notizie di Roma sono registrali i se- guenti vescovi d'Urgel, con l'epoca di lo- ro promulga^ion»^ Nel 1788 d. Giorgio Curado. Nel 1747 d. Sebastiano de Vit- toria girolamino d' Aspeizia diocesi di Pamplona. Nel 1707 Francesco Giusep- pe Catalan de Ocon di Ferror diocesi di Mal.Tga. Nel 1763 Francesco Fernandez de X'iliva de Casas Ibanes diocesi di Car- lagena. Nel 1771 Giocchino Santiyan-y- Valdiavelso d'Arge diocesi di Santander. Nel 1780 Giovanni Garcia Montenegro di Lugo. Nel 1785 fr. Giuseppe Ooltas minore osservante d'Orano arcidiocesi di Toledo. In tempo di questo vescovo Pio VI diresse al cardinil Vincenti Mareri nunzio di Spagna il breve Decct Ronia- nitni Pontifì,cem, de' 25 febbraio 1794» Bull. Roni. cont. l. 9, p. 356, col quale confermò la transazione tra il detto ve- scovo d'Urgel e il suo capitolo, e l'abbate del regio monas-tero benedeltino di Ri- poli, sotto il titolo della B. Vergine di Ger- ii nullius dioecesisy nella provincia eccle- siastica di Tarragona; sulla reciproca ces- sione rispetto alle parrocchie di Caballe- ra, Aja, Benlola , Llus , e cappella di s. Pietro della villa di Rivas, in favore de.' vescovi d'Urgel, tranne s. Michele di Ca- ballerà da ritenersi dall' abbate di Ri- poli. Ed a questi si riconobbe la podestà di conferire lai.'' clericale tonsura e i 4 ordini minori a' secolari e regolari resi- denti nella medesima parrocchìa,e di con-

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cedt're le lettere dimissonoli per lutti e singoli gli onlini maggiori, ordinando l'amministrazione della confermazione a qualunque vescovo cattolico.Nel concisto- ro de*27 giugno iSaS fu preconizzato da Leone XI I abbate di detto monastero nul- linSyi\. Antonio Guidel-y-Prinies, mo- naco del medesimo, a presentazione del re di Spagna. Ripiglio la serie de' vescovi d'Urgel. Nel 1797 Francesco Antonio de la Duana-y-Cisteros di Villanova de la Fuente arcidiocesi di Toledo. Nel 18 17 Bernardo Francesco Caballerodi Madrid. Nel 1824 fr. Bonifazio Lopez domenica- no di Montchermoso diocesi diCoria. Leo- ne XII nel concistoro de'25 giugno 1827 dichiarò vescovo d'Urge! d. Simone de Guardiola di Mersias arcidiocesi di Tar- ragona, già abbate cassinese di Monser- rato e visitatore generale del suo ordine, lodatissimo nell' esercizio di tali ufiizi, grave, prudente, dotto e pieno di probi - tìì. Per sua morte il regnante Pio IX nel concistoro de' io marzo 18 53 promulgò l'attuale vescovo mg/ Giuseppe Caixal-y- Estradè di Velusell arcidiocesi di Taira- gona, dottore in s. teologia, parroco, ca- nonico della metropolitana di Tarragona, dotto, grave^ prudente,di morale probità e degno del vescovato (per sospetto d'a- ver favorito i carlisti, fu poi rilegato all'i - sole Baleari, come notai nel vol.LXXVF, p. 253, nel proseguire brevemente i cen- ni storici contemporanei della Spagna, che compio a Valenza; indi restitui- to alla sua sede). Riporta il Giorna- le di Roma del i853ap. 790. Andor- ra città e la deliziosa Valle d' Andorra, è un territorio posto tra la Spagna e la Francia, al sud del dipartimento dell'Ar- riege, indipendente da questi due stati, ed ha per suo principe e ordinario il ve- scovo d'Urgel, ed ecco come ne prese pos- sesso l'encomiato prelato ili.°agosto con solennità secondo gli antichi costumi e l'antiche memorie. Il vescovo si mise in viaggio per alla volta di sua diocesi e del $uo regno insieme col sindaqo e due abi-

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tanti d'Andorra, ch'erano andati ad in- contrarlo alla Seu d'Urgel ed erano stali alloggiali nel palazzo vescovile; era pure accompagnato dal governatore, dal capo battaglione del i ©."cacciatori di guarni- gione alla Seu , dal giudice, dall' alcade ec. Un picchetto di cacciatori a cavallo precedeva il corteggio vescovile sparando fre(|uenti colpi di fucile, che echeggiava- no per quelle valli. 11 limite del territo- rio d'Andorra è formalo dal torrente Rio Rune; dall'altra parte del torrente atten- devano il vescovo tutti i dignitari della Valle, vestili secondo il loro antico e pit- toresco costume, e sopra un poggio vici- no al cammino stavano 4o uomini orna- li d'arcobugio (Escopeleros); appena fi- niti gli spari di questi, un silenzio impo- nente si slese su tutta la Valle. Il sinda- co arringò il vescovo dichiarando, che le Vjalli lo riconoscono per loro sovrano; ma che però era necessario, avanti d'enlrar- vi, che giurasse di rispettare e conserva- re i loro privilegi o fueros. Il vescovo a- vendo fatto questo giuramento, il sinda- co e l'altre autorità gli baciarono la ma- no ; allora il sindaco gridò: Viva il prin- cipe d'Andorra 1 E la popolazione ripetè mille volte questo grido con entusiasmo, si fece una sparata di facili e suonarono tutte le campane. Il torrente Rune è 3 miglia distante d' Andorra. All' entrare nella città d' Andorra fu apparecchiata una cappella ornata di rami e di fiori. Il vescovo vi fu ricevuto dal clero, e quin- di andò alla chiesa principale denomina- ta cattedrale, ove si canlò il Te Deiim. Il corteggio poscia andò al palazzo del consiglio , nella gran sala del quale il principe vescovo prese possesso del suo territorio,enefu redatto processo verba- le da due notari con testimoni ; quindi vi fu un banchetto di 78 persone a tavola: il sindaco offrì alcune monete d'argento in segno del tributo che paga Andorra. Il vescovo le accettò ordinando che fos- sero dille al curato per distribuirsi a' po- veri. Furono fatti brindisi in verso ed in

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prosa. Il vescovo principe sovrano deve visitare tulle le popolazioni d' Andorra, ed amininisli'are la confermazione. Rica- vo da'geografl le seguenti notizie. Andor- ra, capitale della Valle di questo nome, ha circa 3ooo abitanti, è compresa nella pro- vincia di Saragozza, a 6 leghe d' Alcaniz e I o da Foix. Andorra è la i .'^ Ira le 6 co- muni, che hanno diritto di eleggibilità; le altre 5 sono Canillo, Encarap, Ordino, Massane e Saiut-Julien. I subalterni vil- laggi giungono a 34- In mezzo alle piti scoscese montagne de'Pirenei,conducono gli abitami vita libera e frugale, in angu- sto territorio che non oltrepassa 7 leghe quadrate. Gli andorresi parlano la lingua ca^tigliana e costituiscono nell'insieme u- na popolazione di quasi 3o,ooo indivi- dui. Il prodotto di loro possessioni forma la principale loro rendita, e vi si aggiun- ge una copiosa miniera di ferro, che tie- ne in attività parecchie fucine, e quanti- tà di legname da lavoro. Gli andorresi nell'esercizio della pastorizia , per V ab- bondanza de'ioro pascoli, presentano dei patriarcale nel politico reggimento. Im- perocché dalle 6 comuni principali eleg- gonsi 24 membri, 4 cioè per ogni comu- ne, i quali compongono il supremo consi- glio di governo, e le funzioni de'raedesi* mi sono a vita. Il consiglio nomina due sindaci, i quali hanno il carico della pub- blica amministrazione, e radunano al l'oc- correnza r assemblee. Narra l'avv. Ca^ stellano, che la rivalità de* due più po- lenti vicini, il vescovo d' Urgel e il conte di Foix , negli antichi tempi giunse più volle a turbar la pace anco fra questi ru- stici casolari. S'interpose Pietro III re d'Aragona, e regolò con un suo lodo nel 1278 le condizioni dell'alto dominio co- mune a'due padroni. Ambedue nomina- vano il rispetti vo vicario per amministrar la giustizia, e insieme concorrevano al- l'elezione d'un giudice per 1' appellazio- ni. 11 vescovo percepiva di tributo annui scudi 90, ed il conte 180. Da particola- ri couveuzioui eia regolato il diiitlu di

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ritirare determinata quantità di segala, alcuni capi di bestiame d'ogni specie e diverse merci, senza soggiacere a pubbli- che gravezze. Dopo che Enrico IV redi Francia riunì alla corona la contea di Foix, e meglio nel 1617 l'esegui il suo figlio Luigi XV, i re esercitarono in po- co variata foggia le prerogative degli an- tichi conti. Nel 1799 per la soppressione d'ogni diritto feudale, terminò d'eman- cipare gli andorresi dal lato di Francia, e da quell'epoca, ad onta delle molle e giavi politiche vicende , nulla si opera a pregiudizio di loro libertà. Si può para- gonare la Valle d' Andorra all'esistente repubblica di s. Sfarino (V.)^ e nell'au- lica Grecia a quella di Petenisso o Pm- diiiisso (T.). Ogni nuovo vescovo d'Ur- gel è lassato ne'libri della camera aposto- lica in fiorini 2000; quanto alla mensa, questa venne fissala dal ricordato concor- dalo. La diocesi è vasta, e comprende cir- ca! 5 leghe di latitudine, e più tli 26 di longitudine, conlenendo 4oo luoghi. Concini d* Urgel. III. "fu tenuto nel 799 da Leidrado ar- civescovo di Lione, che Carlo Magno a- vea inviato a Felice vescovo d'Urgel ca- duto nell'eresia, con Nifrido di Narbo- na. Benedetto abbate d'Aniano, e parec- chi altri tanto vescovi, che abbati. Per- suasero Felice d'Urgel di portarsi a tro- vare il detto re de' franchi, prometten- dogli un' intera libertà di produrre in sua presenza i passi dell'opere de'Padri, eh' egli pretendeva favorevoli alla sua opinione. Baluzio, In Notis ad Àgohar^ do. Il 2.° si adunò neirSoo, pure contro l'eresia di Felice. G^///<2 chr. t. 6. Il 3." nel 991 sulla disciplina ecclesiastica. A- guirre, t. 3.

URGEL Giovanni, Cardinale. Spa- gnuolo crealo cardinale di s. Chiesa i\<\ Urbano VI a' 18 o 28 settembre 1378. Si portò a Pisa nel seguente gennaio, per passare poi in Roma, ne altro si conosce di lui ; anzi Contelori riferisce non avei* trovalo alcuQ monuoieoto del suo cardi*

IO UHI

iialato, però ricordalo dagli Annali Pi- sani, da Panvinio e Cìacconìo.

URIM e THUMMIM. f\ Sacerdo- 810, Tempio di Gerusalemme, Razionale, Tribù'.

URIM A 0 ORIMA o SURIMA.Sede -vescovile della provincia di Eufralesia d'Antiochia, eretta nel secolo IV sotto la metropoli di Gerapoli. Ne furono vesco- vi: Abraamio, che nel 363 sottoscrisse la lettera del concilio d' Antiochia all' im- peratore Gioviano, relativamente alla consiistanzialità ; Marns assistè al conci- lio d'Antiochia, tenuto dal patriarca Do- nino, in rignaido ad Atanasio vescovo di Perrha ; Davide occupava questa sede iieir 845. Oricns dir. t. 2, p. 946. Que- sta chiesa trovasi pure fra le sedi vesco- vili soggette a' patriarchi giacobiti, e le sono attribuiti i seguenti vescovi. Teodo- ro del 736, Gregorio suo successore, Da- vide deir845. Oricns dir, t. 2, p. 1 529.

URlTANA. F. Oria.

URNE CINERARIE, r. Sepoltura. Ne riparlai ancora nel voi. LXXXIV, p. 23o, e dicendo de' sepolcri antichi di Toscana, Fejo^ Fuld ( ^.) ec.

URRACR Corrado, Cardinale. F. Urach o Urrack.

URRIES Carlo, Cardinale. Vedi il Tol. Ili, p. 23o, col. 2.^

URSACIO. F. Valente.

URSINO (s.),!." vescovo di Bourges. Ordinato vescovo da'discepoli degli Apo- stoli,si recòa spargere la luce della fede nel- le Gallie; annunziò l'evangeloa Bourges, e vi fondò una chiesa di cui fu il i. "pasto- re. Dopo la sua morte fu seppellito nel luogo ov'egli era usato di seppellire gli al- Iri; ma a poco a poco si cessò d'onorare la sua tomba, e se ne perdeUe alfatto la ricordanza. S.Gregorio di Tours, il (piale ci riferisce questi particolari , aggiunge the circa il 56o si scoperse miracolosa- mente il suo corpo,e fu deposto nella chie- sa di s. Sinforiano, che prese poscia il suo nome. Filippo arcivescovo di Bourges nel 1239 lo diiotlerrò,e collocatolo in una

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cassa d'argento lo pose sopra l'altare. Si assegna ordinariamente la missione di s. Ursino nel II secolo. Lisieux. pretese di possedere le di lui reliquie, ma senza fon- damento, giacciiè sono sempre rimaste a Bourges. La sua festa principale vienece- lebrala 8*29 dicembre; però ne'marliro- logi di Floro, di Adone e di Usuardoèia* dicata a'9 novembre.

URSMARO{s.), vescovo regionario e abbate di Lobes. Nacque presso Avesne nell'Hainaut. Fino dalla sua prima gio« vinezza mostrò un ardenlissimo amore per gli esercizi di pietà, e praticando o- gni virtù, studiavasi d* inspu'are altrui que' sentimenti medesimi ond'era egli a- nimato. Avendo s.Landelino fondalo l'ab- bazia di Lobes sulla Sambra, nella diocesi di Cambiai, Ursmaro vi prese rabito>pei' consagrarsi unicamente al servigio di Dio, e nel 686 ne fu fatto abbate. Questa di- gnità fu per lui motivo di raddoppiare il fervore in tutti gli esercizi di religione e nelle austerità della penitenza. Egli non mangiava mai carne,nè pesce, non be- vea che dell'acqua, e passò io anni senza gustar pane, neppure dopo una perico- losa infermità che pali. Terminò l'abba- zia e la chiesa di Lobes, che s. Lan- delino non avea potuto compire, e fondò vari monasteri, fra' quali quelli d' Anne e di Wasler. Non potendo il suo zelo ri- manere ristretto nel ricinto dell'abbazia deliberò d'uscirne per dedicarsi alla con- versione de'peccatori, e predicare l'evan- gelo agi' idolatri delle diocesi di Cam- biai, Arras, Tournay,Noyon,Tei ouanne, Laon, Metz, Colonia, Treveri e Mastricht. Fu consagrato vescovo, e ne esercitò le funzioni in virtù di commissione della s. Sede, continuando tuttavia a dirigere la sua abbazia con molta saggezza. Senten- do avvicinarsi il suo fine, fece nominare s. Ermino per governarla in suo luogo, e non occupo'«si più d' altro che di ter- minare santamente la sua vita. Morì nel 713, in età di 69 anni, il 18 aprile, nel qual giorno è onoralo come protettore di

UR3 , Binclie,a Lobesea Luxeroburgo. Fu sep. pellito il susseguente, ed in tal giorno è nominato nel martirologio romano e in altri molti. Le sue reliquie si custodisco- no aBincbe,ch'è una piccola città distan- te 4 legbe da Mons.

UUbOVICO Cristoforo, Cardinale. Inglese, cliiamato pure Ursuwike e Barn- bridge, insigne pei* scienza legale, non senza taccia d'intemperante e pieno di vanità, stretto in amicizia col cardinal IMorton arcivescovo di Cantorbery, soffrì gravissimi disturbi e acerbe persecuzioni fiotto Riccardo III d'ingbilterra, in dife- sa dell'immunitàecclesiastica, dalle qua- li felicemente scampato fu da Eurico VII eletto regio elemosiniere, e nominato ve- scovo d'alcune cliiese del regno, non che ambasciatore all'imperalore Massimilia- no I, a Carlo Vili re di Francia, a Fran- cesco duca di Bretagna, ed a Lodovico duca d'Ot leaus. Dopo queste ambascerie, in cui die saggio di se e del suo valore, venne trasferito all'arcivescovato di York, e da Alessandro VI dichiarato questore o collettore apostolico nell' Inghilterra. Decorato nel i5ii del carattere di mi- nistro del re Enrico VIII presso la s. Se- de, in ten»po in cui ardeva fiera guerra tra Luigi XII re di Francia e Papa Giu- lio li ; questi pel di lui mezzo avendo ot- tenuto dal re la difesa della Chiesa roma- na e la guerra mossa a'francesi, in rico- noscenza a' IO marzoiSi i lo creò in Ra- venna cardinale prete de* ss. Marcellino e Pietro. Il lustro però della conseguita dignità non fu capace di correggere o frenare il ruvido e bestiale umore che talvolta lo predominava e che poi gli fu fatale. Lasciandosi trasportare dall' im- peto d'un cieco e infrenabile furore, ta- lora insultava e percuoteva anche in pub- blico, non solo i propri famigliari dome- stici, ma anche gli altri. Tra'molti da lui maltrattati vi fu Rinaldo da Modena suo servo, il quale fortemente sdegnato del- l'indegno trattamento ricevuto pubbli- camente, si abbandonò al riprovevole

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partito di propinargli disperatamente un potente veleno, cìel quale mori in Roma neli5i4j ed ebbe tomba nella chiesa na- zionale di s. Tommaso del collegio ingle- se, dove al manco lato della porta che introduce in sagrestia si vede la statua del cardinale espressa in marmo, in abi- ti pontificali e in piedi, con nobile epi- taflio. Scrisse con pari erudizitjue ed e- leganza l'istoria di sue ambascerie, e al- cuni trattati di giurisprudenza, che dis- graziatamente perirono. Quanto poi al crudele fimigliare Rinaldo, posto in car- cere, si tolse la vita col veleno; ciò non pertanto e ad /errore/w, squartato il suo cadavere, i brani furono appesi alle por- te esterne di Roma.

U RTELLO, Urteliim. Vescovato del- l'Aruìenia maggiore, sotto il patriarcato di Sis. Martire suo vescovo assistè e sot- toscrisse il concilio di Sis. Oriens dir. t.

i,p. i448.

USCAVANO o USCOVANCH o U-

SCl. Vescovato dell'Armenia maggiore, sotto il titolo di s. Sergio, con resilienza nel monastero presso Erivan, del patriar- cato d' Ezmiazin. Il celebre Uscan , che seileva verso la metà del secolo XVII, si qualificava ora vescovo di s. Sergio nel- l'Armenia maggiore, ed ora vescovo ar- meno ò! Erivan. Questo prelato essendo ad Amsterdam nel 1666 e nel 1667 la- sciò molte memorie firmate di sua mano, relative alla fede degli armeni sulla pre- senza reale. Oriens dir. t. i_, p. i448-

USELLl o USAL o USEL. K Ales e Terraiba.

USEZ o UZES, Ucetia seu Usecia. Città vescovile della Bassa Linguadocaia Francia, nel dipartimento del Gard, ca- poluogo di circondario e di cantone a cir- ca 5 leghe da Nimes e quasi 9 da Avigno- ne, sopra un'altura e sulla sponda destra dell'Auzou. Ha tribunale di i.'' istanza, conservazione dell'ipotechejdirezione del- le contribuzioni indirette, società d'agri- coltura e collegio comunale. La catte- drale antica, dedicata al patrono s. Teo-

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ìlorito o Teoflorico piele e maiiire an- tiocheno d'Usez, fu regolare tie'canonici di 8. Agostino, cioè prima vi furono quel- li della congregazione di cui parlai nel voi. VII, p. i5jf e poi quelli di s. Geno- veffa in lenipo de*quali e nel i 726 fu se- colarizzato il capitolo, ed allora si formò di 4 ^igi^it^ e di iG canonici. Erano ri* inarcabili la collegiata di s. Lorenzo, le parrocchie di s. Stefano e di s. Giuliano, jacasade'gesuiti, 3 conventi di francesca- ni e 2 di monache. Ora 1' antico palazzo vescovile, e il bel terrazzo presso la chie- sa di s. Teodorico, donde godesi d'estesis- sima vista, sono gli oggetti più osservabi- li della città, che in genelale è mal distri- buita e mal fabbricata. Al basso del pa- lazzo vedesi l'abbondante sorgenled'Au- le, che traversa l'acquedotto del Gard per andare a Nimes. Vi hanno fabbriche di berrettame di borra di seta e lìlugello,di panni comuni, di cartoni equivalenti a- gl'inglesi. Vi SI tralìlca di seta, vini, acqua- vile, olio e grani, tenendovisi 3 fiere an- nue. Patria di diversi illustri , fra questi si distinsero Mosè Charas chimico e mem- bro dell' accademia delle scienze , Pietro Costa scrittore istruitissimo, Giovanni Le Mercier dotto professore d' ebraico nel collegio diFrancia, e Giacomo iMarsollier. ^^elle vicinanze è una sorgente minerale, appellata Fontana del Peyret, ed uber- toso n'è il territorio. A 6 miglia di distan- za si ammira un bell'avanzo del grandio- so monumento antico detto il ponte del Gard, sulla strada tra Nimese Avignone. Gli antichi romani per dirigere una cor- rente d'acqua aNimes,do ve in alcuni tem- pi la fontana resta assai bassa, fecero veni- re l'acqua fino dalle vicinanze d'Usez. Di cominciarono l'acquedotto i di cui a- vanzi furono giudicati tenere ili. "luogo tra que'di Francia, dal marchese Maffei «elle sue Gallia anliquitates cjuaedaììi selectae , atqiie in plures Epistolas di- sirihiUae. Antichissima questa città, fu dominala da'visigoti e poi ebbe de'parti- colari vij»cooti , che Cario IX eresse nel

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I ^(yQt in dignità di duca e pari, in favore della nobile fmiiglia Cruceola. Gli abi- tanti vi godevano de'privilegi straordina- ri che perderono nelle fanatiche guerre religiose, alle quali presero grandissima parte nel secolo XVI. Avendo abbraccia»' lo il calvinismo della setta degli ugonot- ti, inalberarono con aperta ribellione il vessillo dell' indipendenza , sostenendosi co! municipale reggimento sino al 1629, in cui furono forzati a sottomettersi ed a veder spianali i ripari della loro città. La sede vescovile appartenne alla provincia ecclesiasticaNarbonese i /,non però suffra- ganea della metropoli di Narbona.Tutta- volta pare che per un tempo lo Fosse, poi di Bourges,quindi d'Arles.Dice Com man- ville che i vescovi ottennero da Papa s. llaro del 461 una specie di diritto come di metropolitano a pregiudizio di quello di Narbona, ed in una Notizia antica si legge, Castriim Ucetiense Melropolis* certo è che in seguito fu vescovato esen- te dalla giurisdizione del metropolita di sua provincia. La Gallia Christiana y nel t. 4>p. I i44> lipoi'ta la serie de* vescovi, e pel I ."registraCoslanzo o Costantino del 45 1, sebbene è assai probabile che abbia avuto predecessori, uno de'quali fu rap- presentato da un Vincenzo sacerdote al concilio di Rieznel 4^9)6 per lui Io sotto- scrisse. Costantino intervenne nel 4^' a quello d'Arles, ed all'altro del 45> e ne firmò gli atti. Nel 5o6 il vescovo Proba- zio fu al concilio d'Agde. Nella sua mor- te il clero e il popolo elessero Norizio patri- zio, con sua ripugnanza; diligente pasto- re edotto predicatore. Divenuto vecchio, nelle funzioni gli fu surrogato il suo disce- polo s. Firmino (/^.), che in morte de- gnamente gli successe e venne consagra- to nel Sò^. Di nobilissima stirpe, era fra- tello d'Aigulfo vescovo di Metz. Interven- ne a diversi concilii con saggezza supe- riore alla sua età, e pieno di meriti san- tamente morì nel 553. In questo gli fu sostituito il nipote s. Ferreolo ^ che per lo zelo della conversione degli ebrei, la

USE calunnia Io fece esiliare a Parigi, però ri- conosciuto innocente venne reintegralo nella sede dopo 3 anni con grandissima soddisfazione del suo popolo. Allora s. Ferreolo, riunito un sinodo, stabilì d'ac- cordo col suo clero alcune regole sul mo- do d'istruire gli ebrei, de' quali un gran numero ricevè da lui il battesimo, esclu- dendo dalla sua diocesi que' che persiste- rono ne* loro errori. Governò in seguito pacificamente la sua chiesa, ristabilendo- vi la disciplina, assai rilassata durante la sua assenza, e morì nel bacio del Signo- re a'4 gennaio del 58 1. Coll'assenso del re divenne vescovo Giovino già rettore della provincia; poi Marcello, Aureliano e Audoeno del 660. Ricorderò i più ce- lebri successori. Raimondo de* signori di Posquieres del 1 1 3o; Ebrardo morto nel I i5o dopo avere riedificalo la cattedra- le rovinata dagli eretici, assai liniosinie- roj a Rainardo nel i 209 scrisse Innocen- zo ni; Raimondo fu da tal Papa manda- to legato apostolico forse in Francia stes- sa, il cui re Luigi Vili confermò alla chie- sa d" Usez le donazioni fatte dal padre suo. In tempo d*Andrea Fredol del i3o8 Clemente V stabilì la residenza pontifìcia nella vicina Avignone, e vide due paren- ti elevati al cardinalato. Anche il succes- sore Guglielmo de Mandagol del i326 ebbe nel congiuntoGuglielmo già arcidia- cono d'Usez un cardinale. Nel 1 3/^5 fu ve- scovo Eredio di s. Elia, che nel 1 356 In- nocenzo VI elevò alla porpora cardinali- zia. Neil 357 gli successe Pietro d'Arfe- ville, sotto il quale Guglielmo Grimoardi fu vicario e utìllciale d' Usez e nel 1 362 Papa Urbano V. Questi neh 370 confe- rì il vescovato al nipote Pietro de Ru- vera, cui successe nel i 37 i Bernardo de Saint-Etienne. Guglielmo Soiberti nel 144^ fu traslato a Carpentrasso. Ga- briele du Chastel nipote del predecesso- re Oliverio, morendo in Roma neh 463 fu tumulato in s. Prassede. Fr. Lodovico de Vigne carmelitano, neh6o3 fondò il convento de' minimi di Ponte s. Spirilo,

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Paolo Antonio de Fay morì neh 632, e Nicola de Gidiié del 1 645 è l'ultimo re- gistralo nella Gallia Christiana , i suc- cessori essendolo nel l. 6 della nuova e- dizione, e gli ultimi" dalle Notizie di Ro- ma. Questi furono, nelr737 Bonaventu- ra Bauyn di Dijon, già canonico della me- tropolitana di Parigi; ed Enrico Benedet- to Giulio de Betesy deMezieres della dio- cesi d'Argentina, fatto vescovo 0^1779, il quale fu uno di quelli che ricusarono di- mettersi nel 1 80 I dalle loro chiese, e sot- toscrisse le proleste de'medesimi vescovi contro il concordato che le soppresse in- sieme a questa di Usez, e poi morì nel 18 16. Il vescovadi Usez godeva 25,ooo lire di rendila, e pagava 1 000 fiorini per lesue bolle. In tutta la diocesi si contava- no 281 parrocchie, divise in 9 decanati. Il celebre cardinal Bartolomeo Pacca, morto decano del sagro collegio, nelle sue importanti Memorie sloriche de' due viaggi in Francia e prigionia, nel l. 3, cap. 9, descrive il suo viaggio da Fontai- nebleaUjOve era deportalo Pio Vll,ad U- sez per rilegazione di Napoleone I ordi- nata a'i4 gennaioi8i4> dopo la revoca del famoso concordato ivi dettato da Na- poleone I e concluso col Papa. 11 cardina- leche energicamente avea con altri col- leghi illuminato il Papa perabrogarlo, ra- gionevolmente perciò temendo nuova re- clusione in qualche fortezza, ne restò con- tento. Quindi nel cap. io descrive il suo soggiorno in Usez, ove fu ben accolto, al- loggiando nella virtuosa e edificante casa d'Amoreux. Dichiara Usez piccola città, allora unita alla diocesi d'Avignone, non lontana dalle famose Cevennes montagne di Francia, con anguste strade e irrego- lari edifizi. Conteneva poco più di 6000 abitanti, de' quali una 3.^ parte segue la sella di Calvino, ed è la più facoltosa del paese, perchè occupatasi nel conunercio non avea falle le perdite, che hanno do- vuto soffrire i nobili cattolici della città, che possedevano prima della rivoluzione feudi e altri diritti signorili. Tali ugonol-

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ti conservono ancora l'anlìca animosità e il maltalenlo contro i cattolici, e più vol- te in tempo dello rivoluzione sostenuti da- gli abitanti de'conlorni del così detto Gar- donanche,e delle vici'ne Cevennes, che so- no anch'essi in gran parte furiosi ugonot- ti, hanno travagliala la popolazione cat> tolico, ed obbligali i sacerdoti, o a pren- der la foga in paesi stranieri, o a nascon- dersi ne'vicini boschi per salvarsi dal lo- ro furore. Nel tempo del soggiorno del cardinale non diedero alcun segno d* av- versione, anzi l'ebbero in grande concet- to, considerando la sua fermezza nella re- sistenza da lui fatta nel suo segretariato di stato agli ordini di Napoleone I tenu- to quasi onnipossente. Del resto trovò che i cattolici avevano conservalo la cattedra- le di s. Teodorito ridotta a parrocchia, e la chiesa di s. Stefano sua succursale. Glie gli ugonotti avevano trasformatoin tem- pio pel loro cullo erroneo la chiesa de'fra- li minori. Si loda d'avervi passalo 70 gior- ni di sua fjuinquenne deportazione, che qualificò i più sereni e tranquilli e forse i più felici eli sua vita; libero e sciolto da ogni cura e pensiero di carica e di ufljzio, per la vita melodica che vi menò; per la quasi generale coltura degli abitanti, spe- cialmente gii ecclesiastici e i nobili; perle attenzioni, ossequio e riguardi che gli u- sarono, massime in chiesa ove gl'innalza- rono un piccolo baldacchino , venendo spesso visitato dal sotto-prefetto e dal maire. A' 1 5 aprile in Usez proclamando- si il governo del re Luigi XVIII, e la ca- duta dal potere di Napoleone I, ed accia- mando il Papa e il cardinale con parti- colari dimostrazioni, esso coli' insegne cardinalizie recossi a celebrare la messa nella cattedrale con qualche solennità. Celebrò pure nella parrocchia di s. Ste- fiino, enella cappella dellesuore della ca- rità dette .?wo/r nere dall'abito: dapper- tulio facendo numerose comunioni. Ono- ralo il cardinale in più modi dagli stessi calvinisti, a'22 aprile partì da Usez per r Italia e Roma.

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USINADA scu UsiDANA. Sede vesco- viledelUiMauriliana Gesariana nell'Afri- ca occidentale, sotto la metropoli di Giu- lia Gesarea. Donaziano suo vescovo fu esiliato nel 484 <la Uiinerico re de' van- dali, che favoriva gli errori de' donatisti, contro de* quali parlò Donaziano nella conferenza di Gartagine. Morcelli, Afri- ca dir. 1. 1.

USSERIO Giacomo. Nacque a Dubli- no neh 580 da famiglia nobile e antica, studiò nell'università di quella città d'Ir- landa, e vi fece progressi rapidissimi, non solamente nella lingua, nella poesia, nel- l'eloquenza e nelle matematiche, ma al- liesì nella cronologia , nella storia sacra e profana, e nella teologia. Nel 1 6 1 5 com - pilo in un'assemblea del clero d'Irlanda alcuni articoli riguardanti la religione e la disciplina ecclesiastica, che furono ap- provati dal re Giacomo I, benché fossero differenti da quelli della chiesa anglica- na, e ad onta che 1' Usserio fosse prote- stante ossia anglicano. Indi il re gli con- ferì nel 1620 il vescovato di Mealh in Ir- landa, e nel 1626 l'arcivescovato d'y^r- inach (avendo in quest'articolo citalo la sua biografia, scrivo la presente, ad onta del protestalo parlando degli Scrittori ecclesiastici) e primate dello slesso re- gno. Neli64o passò in Inghilterra a ca- gione delle guerre civili, e dicesi che i cu- ratori dell'università di Leida gli offrisse- ro una pensione considerevole col titolo di professore ordinario, se voleva recarsi in Olanda; e che il cardinal Richelieu gli mandò la sua medaglia, e gli olhì grossa pensione, colla libertà di professare la sua religione acattolica in Francia, se vole- va andarvi. Ma Usserio preferì di resta- re in Inghilterra, dove morì a*2i raar- zo I ^55 di 75 anni, lasciando di cele- bre fama, come uno de'più grandi dotti del secolo XVII, senza però poter cono- scere che fuori della Ghiesa cattolica non vi è la salute eterna, anche pel dichiara- to nel voi. LXXIX , p. 73. Il protettore d'Inghilterra Cromwell, sapendo quanto

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era sialo amalo dal popolo, lo fece so- iennenienle seppellire nell' abbazia di Westniinsler. Abbiarao di LJsserio un gran numero di dolle opere, lanlo in ia- lino cbe in inglese, ma cogli errori pro- pri di sua falsa credenza. Le Ialine sono: 1." Britannìcariim Ecclesiarum anli' quìtales; quibns inserta estpestiferaea Pelagio in Ecclesiam indiiclae haere- seoshistoria^\&Zi.^.''Gravissimaequae' stionis de cliristianarnm ecclesiarum in Occidentis praesertim partihus , ab a- posto liei s temporibus con ti fina succes' sionCyet stata historica explicatìoy 1 6 1 3. Ambedue quest'opere sono x\^\V Indice de'libri proibiti. 3.° Storia di Gotescha- quCy 1 63 1 .^.''Epistole di s. Ignazio mar- tire ^ di s. Barnaba e di s. Paolo con no- te, 1 645. 5.° De' simboli e formale dife- de^ 1647. ^•" P^^ll'^niio solare de'Ma- cerZo/i/, 1648. 7.° Gli annali dell'antico Teslame?itOyi65o. 8.° Una lettera sul- le differenti lezioni del testo ebraico, i652. 9.° Gli annali del nuovo Testa- mento, 1654. io.° Regola riguardante la versione de' Settanta, i655. i i.** Cro- nologia sacra, 1660. L'opere inglesi so- no:!." Tre discorsi, di cui uno sulla ge- neralità della Chiesa, pronunziato nel 1 624. 2." Risposta al p. Malone gesui- ta, i63i. 3.° Trattato sull'antica reli* gione irlandese e inglese, 1 63 1 .4.° Trat- tato sulV Incarnazione, intitolato ImniU' nuel, i63g. 5.° La conferenza del giu- dizio di Renauld,sulV Episcopato, 1 64 1 . ^J' Descrizione geografica dell'Asia mi- «ore, 1643. Dell'orìgine de' vescovi e de* metropolitani, i644' 8.°P/rco/o Ca- techismo, i644' Molle opere miste, cioè: i." Riduzione de* doveri de' vescovi. 2.° Trattato suU* estensione de' meriti della morte di Gesù Cristo. Trattato sul sabato. 4 ." Dell'ordinazione de* ministri nell'altre chiese de' riformati. 5." Della potenza del principe. Il lutlo stampato a Londra neh 638. Lasciò inoltre mss. tre trattali. 1 La censura de' Padri della Chiesa e degli scrittori ecclesiastici. 2.°

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Esposizione sopra Bellarmino. 3.° Bi- blioteca teologica. L'ultima edizione de- gli annali d'Usserio è quella di Ginevra 1722 e col i\{o\o: Annales T^eteris etlVo' vi Testamenti a prima mundi origine deducti,unacum rerum Asialicaiitm et Aegfptiarumchronico,a temporis histo- rici principia usque ad extremum teni' pli et reipublicae Judaìcae excidi uni producto: J. Usserio Arni, arch.etllib. prim. digestore. Accedunt tria ejusdem opuscola. Viene qualificato il più chiaro, dotto ed esatto compendio della storia u- niversale, poiché concilia colla s. Scrittu- ra la storia delle grandi monarchie del- r Asia e dell' Egitto. Alcuni dotti sopra diversi punti non crederono di seguirlo. Tulli convengono che Usserio era un pro- digio d'erudizione, e che avca molta cri- tica ed una gran conoscenza dell'antichi- tà sagra e profana; ciò non ostante alcu- ni protestanti vogliono che non abbia a- vuto sempre il discernimento fino , nel riconoscere genuini certi scritti dell' an- tichità ecclesiastica che non favoriscono la loro pretesa riforma. Riccardo Parr cappellano del prelato e depositario di tulle le sue carle,nel 1 686 pubblicò la sua vita in inglese, con una raccolta di 3oo letlere che avea scritto agli uomini del suo tempo più illustri per erudizione, lu- di Tommaso Smith pubblicò una nuo- va vita.

USSITI, Hir/^.?77^e. Eretici seguaci del- l'eresiarca Giovanni Huss, il quale prese il cognome dal luogo ove nacque, villag- gio diBoemia, circolodi Prachio sulla ri- va sinistra del Blanilz, detto pure Hus- senetze Hussinetz, vocabolo che significa oca, perciò somministrò frequenti allu- sioni agli autori protestanti ; quindi isuoi fanatici e crudeli settari si denominarono Ussiti e Flussi li. Di basso lignaggio, il cognome di sua famiglia è sconosciuto. Si vuole che il signore del borgo dove Gio- vanni trasse i natali, gli abbia procuralo i mezzi di studiare, annunziando egli fe- lici disposizioni; ed in lai modo contri-

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)ju\ .Vsuoì tlepIoral)ili progressi nel mon- do, poìclièil suo fanatismo e In mania tiell* innovazioni politico-religiose gli a- fjuislarono poi un'infelice fama superio- re a'suoi meriti. Fatto baccelliere e pro- fessore dell'università di Praga neh 393, ne divenne rettore nel 1409, quindi sa- cerdote e confessore di Sofìa di Baviera regina di Boemia; il che pose Giovanni in relazione co'più ragguardevoli signori del regno. Alcuni giovani boemi, allievi dell'università d'Oxford,nvendoneI i4o4 propagato nel loro paese la perniciosa dottrina de* IVìclcfislì (F.) , Giovanni Huss, eli' erasi tutto infettato del nuovo veleno, diffuse maggiormente gli errori di tali eretici e ne aggiunse de'nuovi co' suoi propri scritti ; osando altresì predica- re in tutti i luoghi, e specialmente nella cappella di Beltlerame a Praga »> che il Papa era simoniaco, eretico, che non vi Bvea ordini nella Chiesa di Dio, ma nella società de'Demonii". Più tardi non esitò di leggere in pubblico una lettera che due studenti gli seri veano dall'Inghilterra, e di raccomandare scandalosamente a'suoi u- ditori l'opere dell'eresiarca Giovanni Wi- clefcaposetta de'wiclefìsli, suo modello ed oggettodi sua ammirazione; di quel Wi- clef contro cui la Chiesa, Gregorio XI, A- ]essandro V,e il governo inglese si erano uniti e accordati per combattere e dissi- parne gl'infesti discepoli, conosciuti anco sotto il nome di Lollardi [F.). Una tin- ta di fìlosofìa antica, sparsa nella novella eresia, la rendeva più pericolosa, mentre si sosteneva in essa, che ogni creatura e Dio, e vi si professava il sistema óeWani- ma itnh'ersale. False idee di libertà, di iralernità, di eguaglianza si mescolarono all'idee di pretesa riforma religiosa e si accreditarono rapidamente tra le persone del popolo. I suoi progetti di riforma non si limitavano, come se lo immaginava il •volgo, alla Comunione (^F.) che si dovea fare da tutti sotto le due specie : il conci- lio di Costanza, di cui riparlai aSvizzERA, si mostrò assai indulgente su tale articolo,

USS il quale non pregiudicava al dogma; ma questo I .°punto di disputa mascherava al- tre fonti di errori, sovvertitrici della fe- de, e che l'eresiarca non si curò di tenere lungamente nascoste. I buoni erano tutti indignati , ne più ascoltare potevano a sangue freddo , spacciarsi da Giovanni Huss questo strano e perverso ragiona- mento. » Che non bisogna credere alla Madonna, ne a'Sanli, alla Chiesa, ne al Papa, perchè bisogna credere solamen - te a Dio, e perché la Madonna, i Santi, la Chiesa, il Papa non sono Dio. " Con tali indegni sofismi, questo eresiarca ar- ditamente impugnava le verità fonda- mentali del cristianesimo. Altri princi- pali suoi errori sono. Che la Chiesa non è composta che di predestinati. Che i mi- nistri i quali non sono giusti e predesti- nati, non sono veri ministri. Che l'ubbi- dienza ecclesiastica è una mera invenzio- ne degli uomini. Che tutti i preti hanno la podestà di predicare, e che non devo- no astenersene per timore della scomu- nica. Leggendoi frammenti dell'opera in- titolata Della Chiesa, composta da Gio- vanni Huss, destano stupore l'impronti- tudine, la rozzezza, la licenza e la durez* za delle sue espressioni contro il clero, verso il quale non serbò egli mai misura alcuna, nessuna convenienza. Le circo- stanze diedero rilievo al personaggio ch'e- gli rappresentava impunemente: non vi era più centro di unità nell'Europa , pel lungo e grande Scisma (F.), divisa \' Ub- bidienza (F.) tra'diversi Papi e l'antipa- pa ; riuscì egli quindi perfettamente nello scopo che si era prefisso, d' infiammare cioè ilrisentimentodella niollitudinecon- tro gli ecclesiastici, di scatenare tutte le passioni contro di essi e di farli trucida- re. Vivente lo stesso Huss, i suoi scritti misero la Boemia (F.) in combustione, ed armarono il popolo del la capitale Pra- ga contro i magistrali. Contento di su- scitare gli animi , il novatore conservò l'apparenze della moderazione io mezzo alle turbolenze, cui dava occasione la sua

US s eresia. Vcnceslao VI redi Boemia avreb* he di leggieri troncato il male dalie ra- dici e avrebbe risparmiato molle lagri- me all'umanità se avesse voluto interpor- re il suo potere; ma quel monarca indo- lente, crudele e tutto dedito a'piaceri, non si prendeva troppa briga delle sventure che stavano per produrre le stravaganti visioni del predicatore della cappella di Dettlemme. Finalmente Stefano Paletz professore di teologia e Michele de Cau- sis , giustamente sbigottiti de' progressi dell'eresia, denunziarono Giovanni IIuss alla s. Sede. Il Papa Alessandro V nello scomunicarlo con bolla de' 20 dicembre 1409 in Pistoia, gl'interdisse ogni eccle- siastica funzione. Giovanni Huss a ppcilossi al I ."concilio che doveasi tenere inCostan- za per fare cessare lo scisma. Neli4'2 la flicoltà teologica di Praga condannò in globo 4^ articoli di Giovanni Huss, di- chiarandoli come ciascuno o eretico, oer- ronco, o scandaloso, o tenente liingiì fe- deli dal vero cammino della fede. Egli parli da Praga l'i i ottobre i4i4j p»'if^a d'aver ricevuto il troppo famoso salva- condotto, soggetto di questione tra'piii e- ruditi critici. Giovanni lo ricevè solo i5 giorni dopo la sua carcerazione, e s'igno- ra il tenore di quell'atto di sicurezza ; pro- babilmente tale tenore non differiva da quello che fu inserito nel salvacondotto accordato a Girolamo da Praga , mae- stro e baccelliere di teologia, suo furioso discepolo, più di lui dotto e sottile nella disputa, ed in esso è detto formalmente " salva nondimeno la giustizia e perquan- to dipende dal concilio e 1' esige la fede ortodossa;" il che dava realmente la fa- coltà ai concilio di far catturare la per- sona dell' eresiarca. Costui quantunque percosso dalle censure maggiori della Chiesa, ribelle all'autorità legittima, pre- dicò i suoi errori lungo tutta la strada , li tradusse in lingua volgare, onde propa- garli più da lontano, seminò dappertut- to i funesti principii della sua dottrina. Si portarono a Costanza anche Paletz e Cau-

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sis , e vi arrivarono quasi conlempora- neanienleadHnss,il quale dominato dal fanatismo e dall' orgoglio, nulla rispar- miò per irritare contro di lui non solo i padri del concilio, ma altresì gl'inviati di tulli i principi d' Europa. A dispetto di lui le le censure di cui era allaccialo , di propria autorità si sciolse da'Iegami del- l'interdizione, osò celebrare la messa, sta- bilire conferenze segrete, soffiar la fiam- ma della discordia e sovvertire i principa- li dogmi del cristianesimo , in una città scella per fortificai li e per depurar la fe- de. Tanli eccessi d'audacia costrinse l'im- peratore Sigisnìondo, incaricato dell'or- dine di quell'augusta assemblea, a farlo arrestare a' 9 ottobre i4i5i. Giovanni Huss avendo tentalo di fuggire dal con- vento dov'era rinchiuso, fu trasferito una lega e mezza lungi da Costanza, nella for- tezza svizzera di Groteleben. L'impera- tore, i padri del concilio e principalmen- te il cardinal Armet di Broniaco decano, esaurirono tutti i mezzi di dolcezza e di persuasione; ebbero ricorso a tutte le in- gegnose industrie della carità evangelica per piegare quel cuore ostinato, per a- prirgli gli occhi sui pericoli a' quali l' e- sponeva una pervicacia senza esempio, e per sottrarlo all'ultimo supplizio, con un pronto pentimento e ritrattazione di lut- ti i suoi errori. Giovanni era troppo or- goglioso : volle acquistare una grande e lagrirnevole celebrità a qualunque costo. Palelz e de Causis, non meno che i giu- dici scelli per verificare i caratteri de'si»,Oi scritti, vollero procacciargli vie di ricon- ciliazione e di salvezza; ma ninno fu ca- pace di rimoverlo da'suoi vani sistemi di religione. Pareva che insultasse alla mae- stà dell'illustre adunanza ripetendo. Sto ad determinalionem ConciliijmewUe ri- gettava ogni parola di pace dello stesso concilio, ascollando soltanto la voce d'un amor proprio inconcepibile. Un de- siderio smoderato di farsi un nome tra- spariva a traverso di incredibile osti- nazione. Fino all'estremo momento si a-

VOL. LXXXVII.

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<lu|ii'<) con riiiti-omis&ìone de'suoi disce- poli n guaiiagi):>re pioselili : fino alTiiI- liiiiu istante palesò egli la più sfacciata vanità. I Pnihi del concilio prima di prò iiuuziaie Ih loro ultima decisione sulla dottrina di Giovanni Huss, gli propose IO un formolario d'abbiura equo, che un uomo più illuminato e d' animo ri- posalo r avrebbe acceltalo con ricono- scenza, poiché tal formolario salvava il suo amor proprio; ma tutto inutilmente, e lo rigettò , [u possibile ammollirne l'animo. Piuttosto che piegarsi, egli disse: »» avrebbe voluto che gli fosse posta una mola al collo e che il gettassero in mare". Condannata la sua rea dottrina nella ses- sione i8.\ questo novatore dopo la scou- sagrazione dal grado sacerdotale, fu con- segnalo al braccio secolare l'S o a'i5 lu- glio i4i 5, e condotto in un sobborgo di Costanza al supplizio in uìezzo a un con- coiso immenso di popolo d' ogni paese. Egli salì con tutta l'intrepidezza del fa- natismo sul rogo, co;ne sul teatro del suo trionfo. Bruciato vivo, le sue ceneri si gettarono nel fiume Reno. Gli ussiti rac- colsero la terra del luogo, in cui il loro ca- po eia stato arso, la portarono a Praga e la distribuirono a'Ioro amici come una terra sagra. Da quel fatale rogo, su cui perì Giovanni Huss , si sparsero fino in Boemia scintille, che accesero un vio- lento incendio di guerre intestine e reli- giose, che il sangue di più di 200,000 uo- mini non bastò ad estinguerlo. La sua fi- ne tragica ed i suoi errori, gli avvenimen- ti terribili che ne furono il risultamento, ]o resero obbrobrio*)amente immortale, più che i suoi talenti, non poco mediocri, anche nel secolo in cui visse. INella sua pri- gione scrisse alcuni trattali, sui Coman- damenti di Dio, sull'Orazione domenica- le, sul Peccato mollale, sul Matrimonio, sulla Couoscenza e sull'amor di Dio, sui Tie nemici dell* uomo, sui Sette peccali niorlali, sulla Penitenza, e sul Sagramen- io del Corpo e del Sangue di Gesù Cri- sto. La raccolta delle sue erronee opere,

U S S pubblicale a Norimberga nel 1 558 con una prefazione degl'eresiarca Lutero^ fu ristampala neli7 i 5, coll'audace e insul- tante titolo: J. Huss ctHicronyin. Pia- gcns'h- confcssoruni Cliristi hisLoria et ino nume Illa. Il laico Girolamo da Praga, nativo di quella città, arrestato nella Sel- va Nera, fu condotto avanti il concilio di Costanza per esservi interrogato sulla sua dottrina; nella sessione i g.'^ egli condan- nò gli errori di Wiclelfe di IIuss già suo maestro ; ma avendo in prigione fatto istanza d'essere ulteriormente inteso in pieno concilio, nella sessione 21." vi fu ammesso: ivi in luogo di sottomettersi al- le decisioni della Chiesa, arditamente ri- trattò la sua abbiurazione, parlò di Gio- vanni Huss come d' un santo, e protestò ch'egli aderiva alla sua dottrina ed a quel- la di Wiclelì. Fu allora anch'egli dichia- rato eretico e spergiuro ; consegnato al braccio secolare, fu bruciato vivo come recidivo nel i4i6. Narra Novaes nella Storia di Martino F. Eletto questi l'i i novembre 1417 nel concilio di Costanza, rimase poi estinto lo scisma, ma l'eresie de* furiosi e crudelissimi ussiti insangui- narono la Boemia^ e gli errori penetra- rono fatalmentenella M or a^^'ia^uftW Un- gheria e nella Germania (V*)» H Papa colla bolla Inter cunctas pastoralis cu- racy de'22 febbraio 1 4 ' ^> Bull. Roni. t. 3, par. 2,p. 4 18: Damnatio errornni Joaii- nis TVicleff, Joannis IIuss ^ Hieronynii dePraga^ et aliorwn.de SacranientisEc- clcsiae male sentientibus,eorumque com- plicunietfautorum.Ac forma hacreticoSj suspectosque de haeresi exatninandi. Contiene 4^ errori di Wiclelf, 3o artico- li ereticali di Huss, e i 5 interrogatorii da farsi a'sospetti d'eresia. Mandò la bolla a tutto l'episcopato e agl'inquisitori contro l'eretica pravità, a'quali é diretta. Quin- di dichiarò colla bolla Apostolicae Sae- dis praecellens auctoritas , de' 25 gen- naio 14^6, Bull, citato, p. 458 : De Sa- cramento Eucharistiae laicis sub una tantum specie juxta Constantientis san-

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cita Concilìì ministrando. I prinoi pa- li errori di Wicleifed Hnss, rimarcali dd Novaes, sono: Sostenere come dogma di fede la necessità ne'laici della cojnunio- ne sotto ambedue le specie e col Calice. Insegnare l'esistenza del Paneei\ii\ fi- «o{/^.), dopo fatta la consagrazione. Cre- dere di niun valore l'amouinislrazionede' Sagran)€/iti falla da'ministri dell'aliare in peccato mortale. Ammettere a'sagi o santi Misteri tulli i laici , che fossero in grazia di Dio. Pretendere che la Chiesa non potesse avere Rendite e possedeie Z?c'- /i/len)porali. Atterrale Tordinedella Ge- rarchia, sostenendo l'eguaglianza di lut- ti i SacerdoliseuzH didérenza alcuna dal Papay dd Cardinali^ lW P'escovi. Anche nel 1422 con mollo zelo e diligenza, Mar- tino V si applicò a reprimere i funesti progressi dell'eresie degli ussiti in Boemia (P .)i i quali diretti e armati dall'ostina- to e furioso ussita, l'ejnpio Giovanni Zi- sca, perseguitavano crudelmente i catto- lici, distruggevano le chiese, profanavano gli altari e le ss. Imniagini, bruciavano i sacerdoti, olire altre iniquità. Gli ussiti lacerando con furoie V inìmagini della Madonna de Sette Dolori ("^.jjil concilio provinciale di Colonia, tenuto contro di loro e contro i wiclefisli, ne ordinò la fe- sta. Pertanto Martino V indusse l'impe- ratore Sigismondo re di Boemia e d'Un- gheria, e gli elettori dell'impero a bandir la guerra crociala contro i medesìnn e- relici. Di più nel 14^9 ordinò la celebra- zione della festa del Corpus Domini con nuove indulgenze, anche ne'luoghi inter- detti, e ciò per maggiormente promuove- re il culto della ss. Eucaristia combal- lula iniquamente dagli eretici Taboritl ( V.), una delle principali diramazioni de- gli ussiti, derivali dal sanguinario e fana- tico Zisca, dopo la morte del quale cnpo- sella in parte presero il nome di Orfani (^/^.jy a vendo sigli uni che gli altri aggiun- te altre eresie a quelle degli ussiti. Deplo- rabili furono i danni che cagionarono ila- boriti col forsennato Zisca, loro capitano

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audacissimo e valoroso, contro i crociati, e gli altri cattolici di Boemia^ Ungheria, e Germania., nel 1 ." articolo avendo nar- ralo a qual grado eccessivo di fanatismo giunse quel caposella.Dopola sua morte i sanguinari seguaci si divisero in due ter- ribili fazioni : una ritenendo il nome di taboriti, elesse a capo Procopio il Raso, così detto per la chierica che avea porta- to come pessimo prete; l'altra prendendo quello d'orfani, per non volersi sollomel- tere ad alcun condottiero. Parte degli us- siti prese il nome d' Orchiti ^ Orehitae.pev la dimora che fecero in una monla^nache chiamarono Ore/^, e dove vantavano d'a* vere ricevuta !a loro legge da Dio, come Mosè. Un cattivo sacerdote denominalo Bedrei,iiato in Moravia, si fece capo di questo ramo di ussiti, che professavano gli stessi errori degli altri, distinguendosi per la loro crudeltà verso i sacerdoti e i religiosi. Gli ussiti nelle sanguinose guer- re che fecero, anco coni ro l'impero, erano armali d'un grande clipeo o scudo di le- gno, col quale interamente coprivano e difendevai»o il loro corpo. Ne'Ioro accam- pamenti lo collocavano in terra, e vi na- scondevano l'intera persona. Venne con- servata per lungo tempo tale specie di difesa in molte città della Boemia, e fra le altre a Praga. Con soddisfazione ili Nicolò V, neh." maggio i44S entrò ui Praga il celebre cardinal Carvajal lega- to apostolico, per ridurre gli esaltali boe- mi al buon sentiero, al quale però non li trovò disposti. Pretesero questi segua- ci dell'eresia ussita, che confermasse Gio- vanni Rochizana primario cnposetta, da- gli scismatici del conciliabolo di Basilea fatto arcivescovo di Praga; ma il cardi- nale ricusò di farlo, e parli a'2 i maggio. Racconta Cardella nella biografia del cardinal Carvajal, che nemico acerrimo dell'eresia e valido sostegno della purità della fede, per estirpare gli errori pio- fessati dagli ussiti, fu sfidato a pubblica disputa da Rochizana, ed egli slimò di acccllaila. per non dar motivo agli ere-

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liei vantnr vittoria in una causa, nclln qualeerain vece per essi d'infallibile per- dita. Giunto il giorno stabililo per la di sputa, conaparsi nella pubblica adunan- za il cardinale e Rochizana, piena es- sendo de'personaggi più distinti del re- gno, die principio alla dispula Rochiza- na, ma sebbene insigne e profondo teo- logo non potè pronunciare die le sole pa- role : Aeterni Patris P^erbnm; rima- nendo così confuso e così ottenebrato nella mente, che quantunque per ben 3 volte tentasse con ogni sforzo di ripeter- le e proseguire il discorso, non gli fu pos- sibile. Attoniti per alto stupore i circo- stanti, e coperto di confusione l'eretico, il cardinale interrotto dopo convenevole tempo il di lui vergognoso silenzio, die principio al suo argomento colle stesse parole proferite da Rochizana, e le pro- seguì con tale energia, eloquenza e co- pia d'erudizione, che molti di quell'as- semblea, detestato l'errore, abbracciaro- no le cattoliche verità. Nondimeno in Praga dipoi prevalsero gli ussiti, e ri- movendo Mainardo amministratore del regno, per Ladislao i di tenera età e poi degnissimo principe, gran difensore del- ia cattolica religione, consegnarono la città a Giorgio Podiebrado o Podielrna- zio loro fautore ; onde il Rochizana con maggior orgoglio si stabilì nell'usur- pato arcivescovato, con grave cordoglio del Papa. Nicolò V nel finire del i^ìn mandò suo legato in Germania il celebre cardinal di Cosa, per riformare la disci- plina ecclesiastica corrotta dall'eresia us- sita, con ordine d'esercitare la legazione anche sul reame di Boemia, dove essen- do rimasti vincitori gli eretici, dopo aver preso Praga s' erano messi nuovamente a perseguitare i cattolici. Allorché nel i4^2 Nicolò V coronò in Roma l'impe- ratore Federico III, questi non si comu- nicò sotto ambo le specie, come in tal funzione pralicavasi, per non sembrare di approvar l'errore sostenuto dagli us- siti, che propugnavano necessaria la co-

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munione del calice. Nel r45i7 morì La- dislao I, e neli45'H venne eletto succes- sore l'amministratore Podiebrado perle mene degli ussiti, che continuavano a straziare la Boemia colle guerre. Viven- te Nicolò V, il suo nunzio Piccolomini, poi Pio 11, avea inutihnente dimostrato a Podiebrado, quanto avrebbe meritato colla Chiesa e col Papa, ed anco col suo giovine re, se avesse ridotti gli erranti boemi al culto cattolico. Inseguito il Pa- pa Pio 11 neh 463 annullò i preliminari di pace stabiliti fra' legati del concilia- bolo di Basilea ed i boemi allorché vi si portarono, in virtù de'quali essi avea» no rinunziato a tutti gli errori, fuorché alla comunione sotto ambedue le specie, ciò che i padri scismatici accordarono. Continuando il re di Boemia Podiebra- do a favorire gli ussiti e perseguitai>e i cattolici, riuscite inutili te pontilìcie am- Dionizioni, Paolo 11 nel 1 466 lo scomu- nicò e dichiarò decaduto dal regno, sen- tenza che confermò nel 1467. lo vece avendo il valoroso Mattia l Corvino, re d'Ungheria e genero di Podiebrado, ri- portato vittoria sugli ussiti nel ì^'jOy il Papa gli mandò l'onorifico dono dello Stocco e Berrettone benedetti (P^.). Indi Podiebrado fu deposto anche da Mattia I, e morì in mezzo a tali turbolenze nel i47i' Sisto IV nel 1472 per estinguere l'eresia degli ussiti, concesse il regno di Boemia, comeché anticamente uno degli Stati tributari della s. Sede (^.), a Mattia I benemerito della Chiesa, ordi- nando a'boerai sotto pena di scomunica d'ubbidirlo e riconoscerlo per re, ed in- sieme assolvendoli dal giuramento fatto a Ladislao II o Uladislao V, ma questi prevalse. Ormai estinta l'eresia degli us- siti, rincrudì neli474'n Praga, facendo gli eretici strage de'religiosi e spoglian- do i monasteri. Dopo pochi anni rinno- vò l'eresia Agostino Luciani, già vescovo Santauriense e poi eretico. Innocenzo Vili con tanto zelo si adoprò nel i486 per ridurlo al seno della Chiesa, che gli

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riuscì, onde potè deprimere l'eresia. Nel 1493 Alessandro VI aderendo all'istan- ze del re Ladislao li, fece promulgare la crociata contro i turchi, e per meglio prom uoverla creò legato Orso vescovo di Trani, dandogli ancora autorità d'assol- vere e di riconciliare colla Chiesa roma- na i pragesi, stati lungamente infetti negli errori di Huss, indi resi ubbidienti i per- tinaci daLadislao II dopoché nel 1490 era divenuto re d'Ungheria. Ed è perciò che i pragesi sci isserò al Papa di comun con- senso, e condannando tutte le eresie, di- chiararono di volere ricevere tutti i riti cattolici, e osservarli perpetuamente; del- la (|ual cosa il re stesso scrisse ad Ales- sandro VI. Questi adunque ingiunse al legato Orso, di riunire i pragesi nella co- munione cattolica, di pacificare i principi boemi, e di bandire la sagra guerra con- tro gl'infedeli. In questa guisa, come piac- que a Diojfu estirpata l'eresia boemica,re- slituendo il legato nella grazia dellaChie- sa i pragesi, tranne alcuni, i quali pochi anni dopo furono costretti da Ladislao II ad abbiuràrgli errori per timore ancora di punizioni severe. Laonde nel 1499 ^"" rono assolti tutti quelli che si converti- rono, venendo prosciolti dalle censure fulminate da Paolo II; ed Alessandro VI die piena autorità a* sacerdoti cattolici boemi di riceverli nel seno della Chiesa. Allora in Boemia rifiorì il cattolicismo, e i pochi restati tultavolla ostinati fu- rono perseguitati dal zelante re. Però nel seguente anno pullulò nella Moravia e nella Boemia la sozzissima eresia de* Valdesi (V.)y come la qualifica l'anna- lista Rinaldi, la quale coH'alIeltamento di laidissimi piaceri perverti molti, di- mentichi della propria eterna salute, con- tro i quali Alessandro VI destinò inqui- sitori, abbracciando essi diversi errori de- gli ussiti. Poco dopo gli eretici Luterani (/^.) rinnovarono la comunione sotto le due specie, che dal concilio di Trento condannata, divenne un essenziale osta- colo per la riunione delle sedicenti chie-

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se luterane o de' Protestanti (F.) alla vera Chiesa cattolica apostolica romana. Per altre notizie vedasi il Conlin, Di- zionario delVeresic ,xìc^\ articoli Huss e V ssiti j Beigi er. Dizionario enciclope- dico, l'articolo f/^^z^zy Giovanni Coeleo, Storia degli ussiti, Magonza i549-

USULA o USILLA o USILAE o U- ZALA. Sede vescovile dell' Africa occi- dentale nella provincia Bizaceua, sotto la metropoli di Adrumeto o Hadramito. Ne furono vescovi: Cassiano, che trovos- si nel 349 al concilio di Cartagine; Teo- doro fautore de*donatisti,i quali nel con- cilio Cabarsussitano del 383 condanna- rono Primiano ; Privato, che interven- ne nel 4'! alla conferenza di Cartagi- ne; Vittorino, esiliato nel 4^4 da Un- nerico re de' vandali ; Lorenzo sottoscris- se la lettera del concilio Bizaceno, man- data nel 641 all'imperatore Eraclio Co- stantino contro i rnonoteliti. Morcelli, Jfr. chr. t. r . Usula, Usulen, è ora un ti- tolo vescovile inpartihus, che conferisce la s. Sede, trovandosi ne' registri conci- storiali notata sotto i titoli arcivescovili in partihus di Cartagine e di Adrume- to o Hadramito, il quale è il più ragione- vole,per l'antica dipendenza ad essa quan- do n'esistevano le chiese. Gregorio XVI nel 1843 col vicarialo apostolico di Co' lombo lo attribuì all' attuale mg."^ Gae- tano Antonio, allora pro-vicario, indi vi- cariOjCome dissi nel voi. XXXI V, p. 260.

USUR.A. F. Monte di Pietà , e gli altri relativi articoli.

UTENSILI SAGRI, Utensilia sacra. Vocabolo generico e complessivo che com- prende i sagri Arrediy Pannilinij Para- mentii Festi, Fasi(F.) ed altre Suppel- lettili sagre (/^.), ed ornamenti sagri per uso della Chiesa o Tempio pel culto di- vino, non che pe' suoi ministri e per la Gerarchia ecclesiastica, Fcscovi (F.) ec. , i quali sono soggetti agli Spogli ec- clesiastici, al modo riferito in quell'arti- colOjSu ciò vegliando i Succollcllori degli spogli (F.)^ sul quale argomento abbia-

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iiiu di G. Roiloni, De SpoUis Ecclcsia- *//(•/>, Itoinae i585; ed in Ruoia per gli utensili sagri ì\ìì Cardi na li ^ il prelato Sfigri.itn (f^.) per la St/grexlia della Cappella ponlìfìvia. Si può vedere l'ai- tioolo i^lcnsili.i nel Ferrari, Prompta Bihliotheca Canonica ec, sulla loro somminislrazione, inanulen7Ìoiie, lasse, padronali ec, rigtjardanli i medesimi. iNel 1783 in Roma fu stampato dal Giunchi: De Sacris Utcnsilibus Iracta- tus^ SS. O. N. Pio f^f clicolus: aneto- re Fabio de Alheriis pnlricio BUvaiia- ti, Fabriani primuin, deinde Seiio^al- liae, mine vero Eecle.siae Fidginalia Fi- cario generali. Accessit Sacrae Roma- nae Rotae deeisionuni ad nialeriam per- tìnentiuni ejusdem in altero volu/ninc colleclio^etin ntrocpie indices locuple- tissinii. L'origine e il significalo delle au- guste Ceremonie e de'venerandi Riti c\\q accompagnano il Culto esleriore della nostra s. Religione formano certamente una delle più importanti e dilettevoli par- li della sagra Erudizione. Benché per al- tro questo studio, conosciuto sotto il no- me di Liturgia, sia sialo con grandissi- mo studio e impegno coltivalo, con in- numerabili e preziose opere che illustra- no il vastissimo argomento , nondimeno ninno in certo modo sino all'Albertis, sot- to il punto di vista che annunzia il titolo «lell'opera, se è giusto il ragguaglio che ne diede il n."3() deW Effemeridi di Roma del 1783, avea preso parlicolar cura per la parte più interessante di siffatti studi, tioè la materia de'sagri utensili, l^erciò, soggiunge lo scrittore di tal rivista , que- sto vuoto della scienza liturgica venne fi- nalmente riempilo, ed a suo giudizio e di tulli gì* inlendenli, com'egli assicura, degnamente e completamente , da non lasciar nulla a desiderare. Dice quindi, che per la scelta e disposizione della ma- teria, l'opera può soddisfare lutti quel- li the ponno averne bisogno o bramino consultarla. I filologi e que'che sono mos- si da semplice erudita e cristiana curio-

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*ità, vi troveranno sciolti lutti i did)bi sidia prima inlroduzione de'sagri utensi- li d'ogni specie , ed il loro pio e mistico o simbolico significato; i teologi e i mo- ralisti vi leggeranno qualunque questione circa le cose da credersi o la maniera di condursi riguardo a' medesimi; e finaU mentei giureconsulti, pe'(piali precipua- mente,dice l'estensore dell'articolo, sem- bra essersi avuto in mira nella composi- zione dell'opera, potranno consultarla in tulli que'casi forensi, ne'quali sj dispute- rà della proprietà de'sagri utensili, e del loro risarcimento. Si dice inoltre, l'opera essere divisa in due vohuiìi in foglio, il i.'* de'quali è destinalo all' esposizione della materia, ed il 1." ad una collezione di de- cisioni della s. Rota romana spettanti al- la medesima , e disposte per ordine cro- nologico dal I )83 al I 777. Tutto l'argo- mento si svolge nel i .** volume in 1 7 capi, lli.^e il 2.° parlano del nome e dell'uso, divisione ed origine de* sagri utensili; il 3.** della loro necessità e utilità; il 4'** e 5." della loro materia e della loro forma tanto antica che moderna; il di loro consagrazione e benedizione; nel 7." della venerazione a'm edesimi dovuta; nell'8.** della preminenza competente per loro ragione; nel g.° e io.** di loro custodia e di loro visita; l'i 1." della loro sospensione e inlerdizione; il 1 di que' a cui spetta di provvederli, donde si prende molivodi parlare ancora di que'a'quali incombe la manutenzione e riparazione delle chiese, materia di tante liti nel foro; nel 1 3.° si a- gila la (juestione, se e in quali occasioni debba farsi copia de'sagri utensili a' ve- scovi ed a'sacerdoti che vengono a richie- derli pe'sagri usi; nel 14.*' si disputa sulla contribuzione onerosa per la manuten- zione o rifazione de'sagri utensili; nello." si ricerca se i safari utensili vadano sosr- getti allo spoglio,ese di essi possa dispor- si per contralto o ultima volontà; nel 16.** si esaminano i vari abusi che possono far- si de'sagri utensili colla simonia, col fur- to, colla superstizione, e si assegnano le

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proporzionale pene pe'rei «li simili abusi; nel 17/ finalmente si sviscera la materia dell'alien azioue de'sagri utensili, e delle pene degli alienanti. L'autore del com- pendioso estratto dell'opera, dice avere avuto presente nell* ollrire il breve prò» spetto della medesima, di dare una prò va dell'utilità grandissima che polranno rilrarne i vescovi, i vicari generali, i par- rochi, i confessori, i canonici e ogni classe infine di ecclesiastici, giusdicenti e giure- consulti. Finisce col dichiarare , luttociò oltre l'essere illustrato con copiosa erudi- zione storico-liturgica, trovasi corrobo- rato dall'autorità delle costituzioni apo- stoliche, de'concilii, de'ss. Padri e (le'più accreditati dottori, alle quali si aggiunge all'opportunità quella delle decisioni ro- tali, de'decreti delle s. congregazioni, mas- si :ue di quella del s. concilio di Trento. Siccome non mi fu dato conoscere opera di tanta importanza, stimai non inutile dune un piccolo saggio sulla riferita con- tezza, onde renderne avvertito chi l'igno- rasse, se gli piace di farne ricerca. Del resto, se no»i m'illudo, per quanto il com- porta l'essenziale natura di tutta questa mia opera e la mia pochezza, comechè uscita unicamente da questa sola debole j.>enna , pure mi lusingo in buona parte, almeno nella piti intrinseca , di avere e- saurito l'ampio e fecondo argomento ne- gli innumerabili articoli, si speciali che generici o relativi, che comprendono la descrizione di tutti gli utensili sagri. In- tendo dire, della loro origine, diversità di nomi, differenti forme e materia , be- nedizione e consagrazioue, usi diversi, in- terdizione e abusi; della parte mistica e simbolica, e dell'analoghe molteplici eru- dizieni, in una parola di quanto special- mente li riguarda. Ragionai anche de'po- Hteriori decreti sui medesimijemaoati dal- le s. congregHzioni e confermati da'piìi re- centi Papijinclusi Vii mente al regnante, sul delicato argomento dello spoglio ecolesia- fclico, che pe'cardmali fino a pochi anm addietro non era stato del lutto definito.

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UTICA. Sede vescovile della provin- cia Cartaginese proconsolare nell'xlfrica occidentale, e antica città marittima del- la reggenza di Tunisi (T'.), tra Cartagi- ne e il promontorio d'Apollo. Era un'an- tica colonia de' tirii o fenicii, al dire di Pomponio Mela e di Stefano di Bisanzio. l greci lachiamarono Itica,ed è da nota- re che quelli di detta nazione che scrisse- ro fra'Iatini, adoperarono tale ortografìa che dava il suono d'Utica de'latini stes- si. Questa città, per dignità e grandezza non la cedeva che alla famosa Cartagi- ne, V emula di Roma, e dopo la distru- zione di questa, divenne la capitale della provincia. Strabone T indica sullo stessa golfo con Cartagine, e si dice che ad essa fu di molto anteriore, e non mollo lungi l'ubicazione. Augusto diede a qtie'd'Utica il titolo di cittadini romani, e nelle mone- te chiamasi Munì ci pi ni n JuUiim. Nella spedizione dell' i«nperatore Carlo V di Tunisi, nel I 535 sbarcò a Porto-Farina, ritenuta comunemente l'antica litica,»' «6 giugno. Spesso si fa di essa menzione nella storia della guerra civile da Cesa- re, e per la morte del rigiilo Catone di- venne ancor più celebre. Marco Porcio Catonesoprannominatod' lìtica, dd\ luo- go dove morì, pronipote del fauìoso M. P. Catone il Censore, fece la sua 1. "cam- pagna nella guerra degli schiavi, e al suo ritorno fu fatto qtiestore. Si unì a Cice- rone contro Calilina, e si oppose a Cesare nel senato. Fece tutti gli sforzi per unire gli animi di Cesare e di Pompeo ; ma non essendovi rilascilo, seguitò il partito di Pom[)eo, che liguardava come il difenso- re della repubblica. Finalmente ilopo la battaglia di Farsaglia e la morte di Pompeo, ritiratosi ad Utica,si trafisse con un pugnale per sottrarsi alla servitù l'an- no 45 avanti la nostra era. Nel sito dove giaceva Ulica,trovan8Ì una quantità gran- de di vecchie mura, un acquedotto molto largo, cisterne ed altri vestigi d'edifiziche manifestano una magnilìca e granile cit- tà. Al sud ovest di tali rovine si vedono

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i vasti campì che i romani resero famosi colle loro gesta militari. La lappreseuta ia oggi Porto-Faiiua, in vantaggiosa po- sizione; altri dicono che fosse più vicina a Diserta: propriamenlesulTarea dell'an- tica Utica si colloca il casale di Boosha* sthes o Satcor. Però quel i.°silo, stante il limo dal fiume Bagrada convogliato, tro- vasi attualmente a più miglia dal mare, ove si [)escano con profitto i coralli , di vhg si fa ampio comaiercio. Ulica ricevè iie'primi tempi della Chiesa il lun»e della fede, e nel secolo 111 divenne sede vesco- vile sotto la metropoli di Cartagine. ili.° vescovo che si conosca è Aurelio, che nel :t55 intervenne al concilio di Cartagine. Pare che a suo tempo, e certamente nel 258, durante la persecuzione di Valeria- no, vi furono uccisi 3oo cristiani, deno- minali AJassa Candida, perchè le loro ceneri si mescolarono colla calce. Sono venerati a'24 agosto col nome di Martiri di litica (F.), e resero perciò gloriosa li- tica ne'fasti ecclesiastici, il vescovo Ma u- ro vivea nel 3o3; Vittore I fu al concilio d'Arles nel 3 14; Quinto si recò al conci- lio di Cartagine nel 339; Vittore 11 fu alla conferenza diCartagiue nel 4 1 'J ^^'" loniano trovossi al concilio di Cartagine nel 4 1 9; s. Fiorentino intervenne alla con- ferenza di Cartagine nel 484, e fu esilia- lo da Unnerico re de* vandali , e con s. Vindemiale di Gopsa si recò a Trcviso(F.) ove santamente morirono: tumulati nel- la chiesa di s. Gio. Battista , i corpi nel 1 0^3 furono trasportati nella cattedrale dal vescovo di Ti eviso Rotari. Faustinia- «o vescovo d'Ulica, fu al concilio di Car- tagine nel 525; Junillo o Junilio fiori verso il 55^ ; Flaviano sottoscrisse la let- tera mandata dal concilio proconsolare d'Ahica, a Paolo patriarca di Costantino- poli contro i monoteliti; Potentino, V ul- timo vescovo d'Utica, rifugiossi nella Spa- gna verso il 684, in conseguenza dell'in- vasione falla in Africa da'sarnceni. Mor- celli. ylfriia dir. t. i. Per molto tem- po suir autorità d'alcuni mss. fu cre-

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duto Vittore vescovo di Fila, in vece vescovo d* Ulica, celebre storico del- l' invasione e [)ersecuzione de' Manda- li (K). Utica, Uliccn, divenne un ti- tolo vescovile in partihus sotto il simi- le arcivescovato di Cartagine, che con- ferisce la s. Sede, ed alcuni che ne fu- rono insigniti li notai a'ioro luoghi, Co- rnell cardinal Ann ibaldi morto nel 1367, riferito nel voi. XX VII, p. 173.

UTIMMA o UTIlNUNA. Sede vesco- vile d'Africa, nella provincia Proconsola- re, sotto la metropoli di Cartagine. Il ve- scovo Ottavio si trovò alla conferenza di Cartagine del 4''* Morcelli , Jfrica dir. l. I.

UTIMMIRA. Sede vescovile d'Africa, nella provincia Proconsolare della metro- poli di Cartagine. Ebbe a vescovi: Severo, che trovossi alla conferenza di Cartagine co' vescovi cattolici nel 4' i J e Beparato, esiliato daUnnerico re de' vandali nel 484 per aver sostenuto nella conferenza di Cartagine la fede cattolica contro i do- natisti. Morcelli, Africa chr. t. i.

UTINA , Uthina. Sede vescovile del- l'Africa occidentale, nella provincia Pro- consolare, sotto la metropoli di Cartagi- ne. La città sorgeva presso il fiume Raga- di a, ed è illustre ne'fasti della Chiesa e presso gli scrittori profani. Ne furono ve- scovi: Felice, che trovossi al concilio di Cartagine nel 255 ; Lampadio porlossi a quello d'Arles nel 3i4; Isacco interven- ne alla conferenza di Cartagine nel 4i » > Felicissimo fu l'ultimo vescovo d'Ulina , poiché alla sua epocaGeoserico rede'van- dali ne devastò la città. Morcelli, Africa c/ir. t.i. Ulina, Utliinen,è un titolo ve- scovile in par tibus,(\eW eguale arcivesco- vato (li Cartagine, che conferisce la s. Sede.

UTINlCA.Sede vescovile della provin- cia Proconsolare d' Africa, della metro- poli di Cartagine, e chiamata pure Uti- ma o Parva Utina. Valerio suo vescovo si trovò co'cattolici nel 4'^ ♦'»''» confe- renza di Cartagine. Morcelli,^'. chr, 1. 1,

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rXITI 0 MUTITI. Erelici ùuW-Lute- rani (f.), e discepoli di Giovanni Hult. Dicevanoch'essi erano figli tVIsraele^ve' nuli per eslertuinare i cananei. Professa- vano allresì la massima, che siccome il giorno del giudizio universale si avvici- nava, così bisognava prepararsi mangian- do e bevendo senza limite.

UTMA. Sede vescovile d'Africa, forse della provincia di Numidia, e perciò soUo la metropoli di Cirta Giulia. Timiano, uno de'suoi vescovi, Irovossi co' cattolici alla conferenza di Cfutagine del 4 1 i .Mor- celli, Jfrica dir. l.i.

UTRECHT (XJltrajccten). Città con residenza arcivescovile, popolosa e bella dell'Olanda nel regno de'Paesi Bassi, ca- poluogo della provincia omonima, nella quale tiene il rango principale, di circon- dario e di due cantoni , a circa 8 leghe da Amsterdam, ed a più di 12 dall' Aia capitale della monarchia. Se(\(i d'un tri- bunale dii.'' istanza , d' un tribunale di commercio della giiuisdizione della corte superiore di l'Aia^d'un'alta corte militare, e anche d'un arcivescovo scismatico-gian- senista. Trovasi situata in amena valle, in riva al Reno Vecchio ed al Vecht che da esso quivi si distacca, ed il Reno dividen- dola in due parti o rami, a'quali fu dato il nome di Vecchio e di Nuovo canale, i quali bagnando la città si riuniscono do- po averla attraversata in tutta la sua lun- ghezza. E' fabbricata all'antica, cinta da terrapieni con anjpia fossa, torri e mura: quadrangolare n'è il recinto, che ad una lega si distende. Niente pareggia la bel- lezza dellesue vicinanze, soprattutto dalla parte d'Amsterdam; nella sua forma qua- si quadrata, le sue vie sono assai larghe e ritagliate da canali il cui livello sta cir- ca 20 piedi sotto il pavimento. L' edifi- cio più rimarcabile è la cattedrale di s. Marimo, da ultimo in parte cadente, con superba torre alta 388 piedi, e secondo il Castellano di 4^9, donde in tempo se- reno si gode d' una magnifica prospetti- va, ed iu mezzo u canali, fiumi e stagni

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scorgonsi circa 5o città. Notevole è an- cora il palazzo civico, come pure diver- si stabilimenti di carità, il palazzo del re appellato Huis-van-Loo, la zecca ed un collegio generale delle zecche del re- gno. Utrecht è rinomatissima , peichè i ducati d'oro d'Olanda ne'paesi esteri han- no corso più generale. Vi sono eziandio, una biblioteca publ)lica , un anfiteatro d'anatomia, un giardino botanico, un ga- binetto di storia naturale, un osservato- rio astronomico, una scuola latina , una società di poesia e più altre società lette- rarie. Vi sono pure belli e comodi pas- seggi, e tra gli altri quello del Maglio, che aumenta 1' amenità de'dintorni. Distin- guesi l'università fondata neli63o,eche ha professori di lingue classiche, di ma- tematiche, di medicina, di teologia e di legge. Utrecht contiene pure un museo e scuola di belle arti, una scuola veterina- ria fondata dalla società agricola d' U- trecht, ed una società provinciale, cioè vi è un dipartimento della società del Bene Pubblico e un dipartimento della società nazionale ecorjomica. Il regnante Gugliel- mo III re de'Paesi Bassi, con decreto de' 3i gennaio i854 eresse un istituto reale e centrale Neerlandese di meteorologia, destinando sua sede Utrecht e incarican- dolo: 1 .°Di fare osservazioni meteorologi- che in diversi punti del regnoe delle pos- sessioni neerlandesi nell' altre parti del mondo, a bordo delle navi mercantili d' Olanda durante i loro lontani viag- gi.2. "Di raccogliere e pubblicare periodi- caujenle i risultamenti dell'osservazioni meteorologiche che si farebbero ne'paesi esteri. L' istituto dunque deve con uni- formità d'osservazioni meteoiologicha su vari punti del regno, oe'possedimenti d'ol- tremare e sui vascelli de Ile flotte da guer- ra e mercantili, raccogliere e pubblicare i-risiiltuli (li queste osservazioni e di quel- le che si fanno all'estero. Inoltre il re or- dinò la costruzione ad Utrecht d'un os- servatorio destinato all'uso speciale del- l'islilulo centrale di luelcorolocia. Vi si

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vede un molino per la spianatura del ra- me; di poca importanza sono lemaiìifat- lure, ed il commercio poco considerabile, benché favorito dal vantaggio d'una na- vignzione interna facile; tuttavia vi si tro- vano fabbriche di panno nero, e rinoma- te sono le pannine d'Utrecht; di velluti, di calze, di relfe, di ceraspagna, d'inda- co, di lucerne economiche, di spille. Vi hanno pure rallìnerie di zucchero e di sa- le, e purghi di tela; e net vicino villaggio di Baarn è una Horente manifattura di tappeti. La città conta quasi 40,000 a- bitanti, elegge 6 deputali agli stali della provincia. Utrecht vanta parecchi illu- stri, tra'quali primeggia il sommo Pon- tefice Adriano /^YFlorenzi , sebbene il Bellinlani senza fondamento lo pretese di Sanzano di Brescia. Di cpiesto dotto e vir- tuoso Papa, già professore e benemerito dell' Unh'ersità di Loi'nnio (F.), vesco- vo di Tortosa (/ .) e cardinale, e gover- natore della Spugna (/'.) pel suo disce- polo l'impeiatore Carlo V, non meno di sua dotlrina, virtù e opere, ragionai ne' citati e altri articoli, comechè per un com- plesso di circostanze , poco conosciuto e assai calunniato. E quanto alla patria, il Buroianno nelle noie al Moringo, fltae Jladriani F I^ dinjoslra sino all' eviden- ze», ch'egli nacque in Utrecht, m Urbe no- .stia TrajeclOf ed ivi porta un lungo ca- talogo della genealogia di questo Papa. È da avvertirsi che ne'Paesi Cassi si dan- no due Trajetli , uno superiore, V altro inferiore: il i .'*alla Mosa, ed è Masirichtj il 2." al Reno, ed è Utrecht patria d'A- driano VI. Dall'essere Utrecht fabbrica- ta da'roraani sul maggior guado del Re- no, da questo è venuto il nome di Traje- cium poi Trerhtj in fine Utrecht j anti- co passaggio del Reno o Utrajeciain^ va- le a dire passaggio alla città di Volta, per distinguerla dall'antica città di Ma*- sJricht, o sia passaggio della Mosa, Tra- Jcctitni ad Mosani. ^^er^iscrizione sepol- crale si It'gge : Hadriano VI P. /)/. ex Trajccto insigià infer. Gcr manine Ur-

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he. Del suo monumento sepolcrale ne ri. parlai nel voi. LXI V, p. 109. Esso fu e- retto da Willelmo Enchem'oer braban- liuo, vescovo d'Utrecht, già preposto del- la slessa chiesa , e fu 1' unico cardinale creato da Adriano VI. Ne' voi, LXVI, p, 95, LXXI, p. i32, rilevai come antica- mente si scrivevano i diplomi pontifìcii, con caratteri detti impropriamente gotica o romano alterato, di cui nel voi. XXXI, p. 3oo, longobardo, sassonico e franco- gallico; e che l'attuale forma di scrittura usata nelle ^o//c^ apostoliche, fu introdot- ta in Roma nella Dataria apostolica, tW concittadini d'Adriano VI, e da questi ivi chiamali e fatti venire da Utrecht , a di- versi de'quali affidando la scrittura delle bolle con carattere deforme e di forma piuttosto olandese, quale usavano tra lo- ro. Mg." Marini nella Diplomatica Poii- tiftcia^ edizione 2-^ p. 64 , dice che nel pontificato d' Adriano VI da que'd'U- t rechi s'introdusse nella dataria un assai j>ÌLi deforme carattere e scrittura della precedente, e detta gotica volgarmente. Che tloveliero le bolle pontifiicie questo loro deturpamento ad Utrecht , per la gente di colà passata in R.oma ; e tale scrittura fu appellata bollalica, liegese e lettera di s. Pietro. Tuttavia fa osserva- re, che talee altri diversi caratteri, se pu- re diversi, e non piuttosto modificati dal- le diverse nazioni possano dirsi, non che tutte l'europee scritture, derivano dal ro- mano carattere, come sostenne Malfei^ contro Mabillon e Papebrochio. Utrecht è principahnenle rinomata, perchè in es- sa a'23 gennaioiSyg si strinsero in lega con trattato di unione le 7 Provincie U- nile della repubblica d'Olanda. Così fu scosso il giogo assoluto di Filippo 11 re di Spagna e sovrano de' Paesi Bassi, si elfetluà la separazione dall'altre 10 pro- vincie, ed in Utrechl fu solennemence pro- clamata la propria indipendenza, dichia- randosi Guglielmo I di Nassau principe d'Orange Stadtholder o luogotenente di tutta la Bassa Alemagna, a cui Filippo

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1 1 nel 1 55^9 avea tlalo in governo le prò* vincie d'Uliecht, Olanda, Zelanda e Fri- sia. Nella guena del 1692, Ulrecht fu occupala colla provincia dall'esercito fran- cese per 3 anni. E inoltre famosa per es- servi comincialo a' 29 gennaio 1712 il congresso della pace generale, per la guer- ra della sticcesdione alla monarchia di Spagna {^ ■). li'di l'i 1 aiirileiyiS visi concluse Ira gli alleali la celebre pace che tranquillò 1' Europa^ tra la Francia e la Spagna, ringhiltei ra, la Savoia , il Por- togallo,la Prussia e l'Olanda. La pace par- ticolare Ira la Spagna e il Portogallo vi fu segnata a' i 3 febbraio 1 7 1 5, e così eb- l^e fine quel clamoroso congresso, che stabilì i nuovi destini d'Europa. Il Papa Clemente XI avendo sa[)ulo che nel con- gresso d' Utrecht i piincij/i eretici procu- ravano con ogni sfojzo la ri vocazione di lutto lo stabilito nulla pace di Riswick a favore della cattolica religione, questa e- nergicamenle in più modi difese, come a* loro luoghi narrai, Utrecht eia provin- cia fu il centro de'torbidi che precedette- ro la rivoluzione deliygS. Dopo la riu- nione air impero francese fece parte del dipartimento del Zuider-zee. Nel 1 8 i 4 '^h- venne parte del regno de'Pae-si Bassi, e lo è tuttora. La provincia d'Utrecht, di cui è capoluogo la città, piano e sabbioso ha il territorio, tranne dal lato australe, ove s'innalzano graziose colline. Vi si re- Sj)ira l'aria più s.dubie e [)iù benigna, che in lutto il licnanentedel regno. 1 dif- ferenti rami del Pveuo irrigano copiosa- mente il suolo, chedàsuUìciente raccolto di cereali e pascoli ubertosi. Vi si fa corn- rnerciodi asportazione di gr.ujo, tabacco, bovi e fornuiggio. i suoi abiianli ascen- dono a circa 1 60,000, ma sono nella mag- gior parte Protestanti. La sua storia si compenelra con quella ile' vescovi, insie- me a quella della città, e questa vado compendiosamente a riferire, dovendosi tener presente l'articolo Paesi BASsi,tanto per le notizie politiche e civili, (juanto per le religiose. Prima però debbo dire del-

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Pordine Teutonico, secondo W promesso a quell'articolo, cioè de* cavalieri di tal nome come oggi esistono nel regno de* Paesi Bassi. Il territorio d'Utrecht face- va parie de'i 2 tcrrilorii dell'ordine Tea- tonico in Germania, formando un baliag- giodi esso con i4 commende. Esso pro- cedeva in gran parte dalla donazione fal- la nel i23i da Svedero gentiluomo di Munster, signore di Dingete eRingem- burg, e dalla sua sposa Beatrice, a cui fu poi unita la commenda di Schaluinen in Olanda. Il cav. Antonio di Ledersake di Printhagen pel i.^fu nel i 23 i eletto gran commendatore di questo baliaggio. Al tempo della pretesa riforma fu questo sottratto alla sovranità del gran maestro di Marienthal. Gli stati della provincia d'Utrecht nel 1 58o presero questo baliag- gio sotto la loro protezione, a patto che il gran couìmendature r)on ubbidisse che ad essi, escludesse dall'ordine i preti, non ammettesse che i gentiluomini profes- santi la sedicente riforma dello stato , e invitasse i commendatori a prender mo- glie. Vani tornarono gli sforzi del gran maestro di Marienthal , per ricondurre sotto il suodominio il baliaasiod'Utrechl, Le ultime negoziazioni aperte nel 1791 furono interrotte dalla guerra colla Fran- cia e dalla rivoluzione. Napoleone I sop- [jiesse r ordine nel territorio d' Utrecht; con decreto de*27 febbraio 181 1. Dopo il ritorno della casa d'Orange, il re Gu- glielmo I propose agli stati generali di ri- stabilirlo nel suo nuovo regno de' Paesi Bassi, e ciò ebbe effetto con legge dell'8 agostoi8i5. Delle 1 4 commende stabili- te nel 1 23 I, ne restano ancoralo: le gran- di couìmende di Dieren, Maasland , Tiel, Rhene,Leida,Katwy,Schoten,Doesburg, Schaluinen, Middelburg, Schoenhoveo. Ilcomniendatoredi Dieren è tuttora coa- diutore dell' ordine e viene immediata- mente dopo il gran commendatore.I com- mendatori portano la croce smaltata ap- j>csa al collo, e ne usano un'altra di j'ica- ujo sull'abito; i cavalieri però non porta-

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no che lui." L* 8 sellembre 182 7 fu con- cesso a'nobili che hanno ollentilo l'espet- XM'ìva e dato prove di nobiltà, di porta- re una crocetta alia bottoniera. Per es- sere insignito dell'ordine d'uopo di dar prova di 4 f]tiai'ti di nobiltà.

Da' romani Utrecht riconosce la sua fondazione. Prima si chiamò Urbs AnlO' ìlia vel Antoninnam^ sia perchè la espu- gnasse Marc' Antonio luogotenente di G. Cesure, sia perchè l'ini peratoreMarco Pio A nlonino la restaurasse; poi Vllrajectum^ ovvero Trajectnm ad Rhcnuin. Il paese apparteneva anticamente a quello de'ba- tavi, ma nella decadenza dell'impero ro- mano fu invaso in uno olla città da'fran- chi e da'frisoni. 1 frisi abitavano antica- mente una vasta estensione di paese sulla costiera dell'Oceano germanico. Essendo poi entrati nella Gallia Belgica, s'insigno- rirono delle proviijcie poste verso V im- boccatura del Reno, delle quali n'erano padroni i calti, germani ancli'essi d'origi- ne. I romani riguardarono i catti, e pre- cipuamente i baiavi , che ne formavano parte, come i popoli più coraggiosi diOer- loania. Essi essendosi stabiliti neh' isola posta fragrami del Reno, poi si fecero un altro stabilimento tra' belgi, ma l'arri- vo de'frisi fece loro perdere il nome, so- lo restalo ne'due villaggi appellati Cal- •wick. Al sopraggiungere de'frisi, i baiavi si rinchiusero in una piccola isola for- mala da' filimi in una pai le della Ghcl- dria, presso Niiuega, la (|uale è ancora appellata dal loro nomeBetawe. Al dire di Procopio, fra tutti i popoli di Germii- nia, iiKuio seppe così bene mantenere la sua libertà contro i romani come i frisi. Essi entrarono nella Gran Bretagna co- gli anglo sassoni, e la situazione del pae- se loro non lascia dubitare eh' essi non fossero valenti ujariuari. Nella Frisia pe' primi sparsero 1' evangelo s. Swidberlo, co'jjuoi compagni, s. Eligio vescovo di No- yon,s. Wilfrido di York nel 678; ma que- sti lenlalivi non erano troppo bene riu- sciti, per cui il vero Dio eravi quasi iu-

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teramente sconosciuto , quando giunse nella Frisia s. U lUihrordo (/',) nel (i()0 o nel 6t) I , con s. Swidberlo e 10 altri monaci inglesi. Par certo che approdasse- ro a Calwick, poslo all' antiche foci del Reno, luogo ove sbarcavanogl'iiiglesi pel loro commercio. Di si recarono a U- trechtjCittà fabbricata da'romani sul mag- gior guado del Reno. Quivi furono be- nissimo accolti da Pipino iV Heristal il Grosso^ maestro di palazzo d'Austrasia nella Francia, il quale poco tempo innan- zi erasi impadronito d'una parte dellaFri- sia. Allora s. Willibronlo si recò in Ro- ma a prendere l'apostolica benedizione da Papa s. Sergio I, e l'autorità di pre- dicare la fede alle nazioni idolatre. Ven- ne paternamente accolto e ujunito delle più estese facoltà. Tornalo con piìi ardo- re nella Frisia, menti e s. Swiilberlo qtial vescovo regionario convertiva i boruttua- ri, s. Willibrordo cogli altri io mis>ionari predicò l'è vangelo ubertosamente nellu parte della Frisia appartenente a'francc- si; e tanto fu il successo, che dopo 6 an- ni Pipino il Grosso rimandò il santo .1 Roma, pregantlo s. Sergio I d'insignirlo del grado vocovile. Ad onta della ripu- gnanza di s. Willibrordo , il Papa cam- biatogli il nome in quello di Cleraenlc, nel 696 lo consagrò arcivescovo de'fri-i nella basilica di s. Pietro, egl'impose il pallio, con facoltà di stabilire la sua se- de in quel luogo del paese che gli fosse sembralo più opportuno. R.estiluitosi il santo in Frisia, pose la sua residenza nel castello d'Utrecht, come afferma il ven, Reda, Ilist. lib. 5, e. i 2. Cluverio invece crede che fosse Willembmgo, lungi di Utrecht 3 leghe e mezzo, la qual città o castello reale è nominala anco Vulla o città de' Volti, da Pipino donala al san- to. Questi fece fabbricare in Utrecht la chiesa delSalvalore,nppellata Onde Man- , sterj nella quale pose la sua sede metro- politana, come narra s. Bonifacio nell'^- pìst. 98. Restaurò e consagrò anche quel- la di s. Martino, chei pagani aveauoqua-

UT R si interamenle clislrulla, e vi pose ad uf- fìzìarla i canonici regolari. Si crede che questa fosse quella di s. Tommaso siala costruita da Dagoberto li re di Francia, n richiesta di s. Wilfrido di Yoik, il qua- le gli avea reso grandi servigi allorché cac- cialodi Francia erasi ritirato in Irlanda e in Inghilterra. Qui devo far menzione del 1.° concilio celebrato in Utrecht nel 697 o nel 7 19 da s. Willibrordo, per man- dare tle' missionari nei settentrione. Re- gia 1. 1 7, Labbé t. 6,Arduino t. 3. Però av- verte Lengletche questo concilio è incer- to. Quando s. Wilfrido recandosi a Ro- ma, i venti Io gettarono sulle coste del- la Frisia , gli abitanti del paese erano immersi nelle tenebre dell' idolatria; vi predicò la fede, e ne convertì e battezzò un gran numero, fra'quali persone d'al- to aliare. In questa guisa egli cominciò a dissodare il cani che fu poscia coltiva- lo da s. Willibrordo e dagli altri missio- nari che seguirono il suo esempio. La chie- sa dunque di s. Tommaso, rifabbricala e consugrala in onore di s. Martino, di- venne poscia la cattedrale d'Utrecht, e fu uffiziata presto da'canonici stabditi da s. Villibrordo. Pipino fu generosissimo con s. Willibrordo, e gli donòeziandio il vil- laggio di Sweslram , ora Suslerem , nel ducato di Juliers presso la Mosa, il quale servì a dotare un monastero di religiose che vi fu fabbricato. Nel n»orire. Pipino raccomandò al santo arcivescovo i nipo- ti , senza nominare il padre loro Carlo Martello suo figlio naturale. Questi di- venne tosto prefetto del palazzo, il i .''guer- riero e il più grand'uomo distato del suo secolo. Nel 728 donò l'entrate dipei>den- ti dal suo palazzo d'Utrecht al monaste- ro che s. Willibrordo vi avea fondalo, nel quale voleva stabilire la sua cattedra, ed in appresso perciò fu secolarizzato. Carlo Martello fece molte altre donazioni a pa- recchie chiese fondate dal santo arcive- scovo, e gli conferì la sovranità della cit- tà d'Utrecht colle sue dipendenze e per- tinenze. Tale è l'origine della grandezza

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temporale della chiesa d'Uhecht. Il prin- cipato che la costituì, se si eccettui un piccolo distretto che confina a settentrio- ne collo Zuyder-zee, era attorniato dal- l'Olanda e dalla Gueldria. Per diversi se- coli i vescovi di questa illustre chiesa riunirono alla spirituale estesa giurisdi- zione, anche la sovrana, essendo di loro slati, il duca di Biabante gran coppiere, il conte d'Olanda gran maresciallo, il con- te di Cleves gran ciamberlano, il contedi Gueldria gran cacciatore, e il conte di Bentheim gran portiere. Il santo non con- tento d'aver così bene stabilito la fede nella Frisia conquistata da'franchi, si re- cò alti ove a propagarla e per tutta la Fri- sia,raggi unto nel 720 da fi.BoJìifarw(P'.)f che passò 3 anni con lui prima d'andare nella Germania, di cui divenne l'aposto- lo. Dopoaver s. Willibrordo co'suoicoui- pagni spento il paganesimo nella maggior parte della Zelanda e dell'Olanda, ed in lutti i luoghi de'Paesi Bassi, aflinedi sban- dire l'ignoranza e agevolar la propagazio- ne del cristianesimo , coli' illuminare gli spiriti e raddolcire i costumi, stabilì a U- trecht delle scuole, che poscia divennero celebri. Mentre s. Bonifacio si affaticava con s. Willibrordo nel paese de'frisoni,a- vendo saputo che il santo pastore d' U- trecht divisava di farlo suo successore,ab- bandonò la missione per sottrarsi al ve- scovato, e corse l'Assia e la Sassonia, per lutto battezzando i pagani, ealzando chie- se sulle rovine de' loro templi. Narra il Boiler, che nel 723 Papa s. Gregorio li lo consagrò vescovo, e gli mutò il nome di Winfrido in quello di Bonifacio, il che altri credono contardata piùantica,o al- meno già veniva chiamato BonifacioWal- frido. Ritornalo s. Bonifacio in Germania continuò le sue apostoliche fatiche, e da Papa s. Gregorio 111 ricevè il pallio , per servirsene nella celebrazione de'divini mi- steri e nella consagrazione de'vescovi, ed insieme lo dichiarò arcivescovo e primate di tutta l'Alemagna, con ampio poteredi fondare vescovati. Intanto s. Willibrordo

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giunto ad un'eia mollo grave, al ilfeii. re del cilnto Buller, si tolse un coadiuto- re che consagrò vescovo per incaricarlo del governo della sua diocesi; e prepara- tosi nel ritiro al passo deireternità, la rag- giunse nel 788 o nel 7 39. Oli successe s. Bonifacio, il quale governò questa chiesa per lo spazio di I 3 anni. Tuttavolla leg- go nel Buller, che s. Bonifacio, quantun- que vescovo da gran tempo, non avendo oDCora slabile sede, Pipino il Piccolo lo nominò al vescovato di Ma^oiiza , che Pupa s. Zaccaria eresse nucjvamenle in arcivescovato a favore dels. A postolo del- rAleroagnanel 751 .Stabilitasi nelle Gal- liela religione cristiana, il governo eccle- siastico formossi in generale sopra il go- verno civile. Il vescovo della ujolropoli civile divenne metropolitano della pro- vincia ecclesiastica, e avea per suIlVaga- nei i vescovi delle città che componevano la provincia nell' ordine politico. Così le chiese della primitiva Germania furono fino da' primi secoli soggette alla n)etro- poli di Magonza. Ma questa città essen- do stala distrutta nel 407 da' vandali, i vescovati che n' erano dipendenti furono tolti a questa metropoli, per essere com- messi a quella di Trcvcri. Ristabilita la metropoli di Magonza, s. Zaccaria le sot- tomise anche Utrecht, e Colonia eh' era stalo arcivescovato e poco dopo fu ripri- stinato. Quando Papa s. Sergio 1 avea di- chiarato s. Willibrordo arcivescovo d'U- trecht e metropolitano della Frisia, il ve- scovo di Colonia avea portato perciò le sue querele al Papa, come d' una ollesa recala a'propri diritti, dacché pretèndeva appartenergli la porzione della Frisia più prossima alla sua diocesi, e dovesse quin- di soggiacere alla propria giurisdizione. Per questi lagni, la sede d'Utrecht dopo la Dìorte di s. Willibrordo divenne pu- ramente vescovile, per più anni rimase vacante, e non ebbero fine che mercè l'e- spediente di nuovamente erigere Colonia in metropoli, e di sottoporle la chiesa d'U- trecht per sudraganea, sottraendola da

UTR Magonza. Dice Commnnville che Utrecht fu eretta sotto Colonia nel 74^^> ed ebbe il diritto d'esenzione nel 7G0. Pel riferi* tOj tali date non sono esatte. Più tardi ciò avvenne. Pare che s. Bonif.icio come pri- mate dell' Alemagna prendes*ie cura della chiesa d'Utrecht, quando s. Willibrordo per finir i suoi giorni nella solitudine abdicò; ma non che ordinasse s. Bonifa- cio, come vuole il dottissimo agiografo Buller , sebbene esplicilameute non lo nomini, già essendo stalo consagralo iti Roma. Di s. Bonifacio si ha una lelteri scritta nel 754 a Papa Slefuio 111, intor- no allo stato della chiesa d' Utrecht do- po la morte di s. Willibrordo. Ad onta delle cure che esigevano le chiese gover- nate da s. Bonifacio, con allri zelanti ban- ditori del vangelo, si recò a predicarlo a' popoli barbari che abitavano le più remo- le coste della Frisia, e ne convertì e bat- tezzò un gran numero. Indi gl'idolatri a* 5 giugno 755 lo tagliarono a pezzi, pro- curandogli la corona del cnartirio. Il suo corpo fu successivamente trasportato a Utrecht, a Magonza^ ed a Fulda abba- zia da lui fondala. Compagno de' viaggi di s. Bonifacio, e discepolo amato come figlio, fus. Gregorio abbate (J-^.) i\e\ san- gue reale di Franiia, dal s. Apostolo qual- che teu)po innanzi il suo martirio fatto abbate del monastero di fresco da lui fondalo in Utrecht. Ciò afferma Buller, che però nella vita di s. Willibrordo lo dice abbate del monastero da tal santo e- retto. Alcuni pretendono, che s. Bonif»- cio aflidò pure a s. Gregorio l' ammini- strazione della chiesa d'Utrecht; ma il Buller dichiara, che restala la sede senza pastore, Stefano 111 e Pipino il Piccolo obbligarono s. Gregorio a prendersene cura, per cui alcuni scrittori gli diedero il titolo di vescovo, ma è certissimo ch'e- gli restò semplice prete. La chiesa d' U- trecht, che governò per 22 anni, divenne [)er la sua vigilanza e per le sue predica- zioni la più fiorente di tutto il paese. E- gli visse fino al regno di Carlo Magno, da

tJTR cui ottenne la conferoìa delle (ìonazioni già fattesi alla chiesa d' Utrecht, con di- ploma dato ad Aix-Ia Chapelle. Morì san- tamente a'5 agosto 776, venerandosi le sue reliquie ad Utrecht nella chiesa di s. Salvatore. Alberico o Adalberico di York, divenuto canonico d' Utrecht , fu incaricato dell' amministrazione di que- sta chiesa negli ultimi armi della vita del sacerdote Gregorio, ed ollenne da Carla Magno con di[)loma emanalo nel yy6 in INimega, un cantone appellalo Lisidim. Leggo nella Gallìa Christiana ^ l. i , p. 816 , Vltrnjectini Episcopi et Archie- piscopi: Totius ripalici inler Ehcnum et LeccamJhivioSi Sembra che restasse prete e morì nel 784' Teodardo, nella lingua di Frisia detto Tiard , nacque in tal provincia , governò 6 anni col titolo di vescovo la chiesa d'Utrecht, e morì nel 790, tumulato in s. Salvatore. Armaca- re o Ermocare gli successe nel 791 , e •visse i3 anni nel vescovato. Rixfrido o Rilfredo o Ricofredo, frisone di nascita, qual vescovo governava nell'816 allor- ché Papa Stefano V si recò in Francia. Ottenne dall'imperatoieLodovicoI WPio nell'824,con diploma d'Aix-la-ChapelIe, la confer.ma delle donazioni già fatte dal- l' avo Pipino e dal padre Carlo Magno alla cattedrale di s. Martino d' Utrecht. Ke fu successore s. Federico (/^.) nipo- te di Ratbodo duca o re di Frisia non nell' 820 come dice Boiler , ma verso 1*825, prima the i francesi compissero la conquista del paese. Ludovico 1 che avea indotto il clero e il popolo ad eleggerlo, non senza sua ripugnanza, venendo con- sagrato tlal metropolitano di Magonza, gli commise di estinguere il rinVanente dell'idolatria nella Frisia, ben disposta dalle suebeneficenze; ond'egli vi spedì al- cuni ministri evangelici, nel qual nove- ro trovossi s, Of/o//b (/^.) canonico d'U- trecht, le cui fatiche sortirono un efjtelto il più forltmalo, anche nella riforma de' costumi de'frisoni già cristiani. Altrettan- to fece il vescovo cogli abitanti della Wa-

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lacria, una delle principali isole della Ze- landa; e secondo la Gallìa Christiana, predicò pure contro l' ariana eresia, pe- netrata nella Frisia. L'imperatore avea sposato in seconde nozze Giuditta di Ba- viera, ambiziosa e data a'piìi infami di- sordini, la quale pose in iscompiglio lo stalo, e fu cagione o almeno il pretesto che indusse i 3 figli di Lodovico 1 a ribel- larsi due volle contro di lui , a imprigio- narlo e a deporlo. Per avere s. Federico avvertito l'imperatore degli eccessi del- la moglie, e questa con apostolica liber- tà ammonita di sua rea condotta, l'im- peratrice lo fece assassinare a' 17 luglio deir838, mentre faceva il ringraziamen- to nella cappella di s. Gio. Battista per la celebrata messa. 11 santo fu sepolto nel- la chiesa di s. Salvatore. Gli fu tosto so- siituilo il fratello Alfrico o Alfredo , per le cure di s. Odolfo; il suo vescovato fu turbato dalle scorrerie de'danesi norman- ni, che lo costrinsero ad abbandonare la propria chiesa, alla quale il conte Rolga- rio concesse diversi beni. Mancò a'vivi pri- ma deir845 o in questo a' i5 agosto, e fu deposto presso il fratello. Ludgero o Ungerò frisone circa 1' 854 S^' successe, ed ollenne neir864 Ifi conferma de'beni concessi alla chiesa d'Utrecht dall'impe- ratore Lodovico r.*'re di Germania, e do- nati dal padre Lodovico I. ]Neir8 r5 pe- netrati nuovamente i normanni nella Fri- sia, diedero alle fiamme Utrecht, salvan- dosi il vescovo presso l'imperatore Lota- rio 1 nell'abbazia di Pruyu). Ollenne uel- l'858 da Lotario re di Lorena il mona- steiodis. Pietro di Berg pre*.soRuremon- da, in compenso delle |)erdife cagionate- gli da'normanni. ]\eir859 fu al concilio di Toni, ed encomialo qual vindice della disciplina ecclesiastica, e per averiridot* lo il nobile Baldrico a far tiouazioni alla sua chiesa; morì nell'866 e venne depo- sto nella chiesa di s. Salvatore. La Gai- Ita Christiana di Ludgero o Ungerò ne fa due vescovi, e del solo Ungerò scrive VyJrtc di verificare le date, con maggio-

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re proì)aM|ità; f«)ise lìolla somiglinn/a del nome, di uno si formò due vescovi. Nel- lo stesso 866 Odilbaido, che inlerveime fd concilio di Colonia nell'867, e fu mol- to stimato da Zwentiboldo re di Lorena, il(|uaiegli concesse l'allVancazionee i'im- monilà di tutte le tene fiscali comprese nella sua diocesi. Morto nel 900, o me* glio circa due anni prima, fu deposto iu s. Salvatore. Poco visse il successore E- giboldooEylbolilo, volendosi morto nel dicembre 899, non nel 902. L* impera- tore Arnolfo nel fine deir899 contribuì all'elezione di s. Radbo(ìo[f ' .) vipiì^untì- te, nipotedallatomaternodìRatbodo ul- timo re o principe deTiisoni, dotto sicco- ITìe educato alla corte di Francia dal fìlo- sofoNannonediSlaveren nello studio delle 7 arti liberali. Prese l'abito religioso, per- chè la maggior parte de'suoi predecessori erano stati monaci, e la chiesa d'Utrecht crostata fondata da preti dell'ordine mo- nastico. Essendosi peròi danesi normanni resi signori della città, egli trasferì la sua sede a Deventer, col fine di trovarsi vici- no a Utrecht, e di poter quindi con più agevolezza rannodare il suo popolo, che il timore de'barbari avea disperso, il suo ritiro da Utrecht, Boiler V attribuì per sottrarsi alla persecuzione mossagli da alcuni peccatori ostinali. Modello di pe- nitenza, dolcezza e carità, non cessò mai di edificare il suo popolo col sapei e e co- gli esempi. Per le sue istanze il re Corra- do nel 914 confermò con diploma le do- nazioni latte da'predecessori alla chiesa d'Utrecht. Il Butler colloca la sua mor- te a'29 novembre 9 18, laddove altri la ritardtino d'un anno. In questo fu vesco- vo lìaldrico di Cleves il Pio, non però fi- glio del conte di Cleves, confermato e consagralo dall'arcivescovo di Colonia. Si vuole precetloie dell'imperatore Ot- tone I, certo è che ne godè grandenienle il favore. Continuando la città di Deven- ter ad esser la residenza de' vescovi d'U- trecht, Baldrico essendo dolente di veder la capitale di sua diocesi e signoria in ma-

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nodegl* infiMleli, imprese a caccinrneii e viriu-ici, coll'aiulodi persone potenti che avea fallo entrare nelle sue mire. Divenu- to signore d'Utrecht, ne 1 islorò le rovine e cinse di torri , rifabhriouidovi eziandio le due priiuMpali chiese, cioè quella cat- tedraledi'^. Martino glorioso patrono del- la città, e l'allradis. Salvatore; ed aven- done ricuperato le rendite statuì nuovi canonici iu luogo degli estinti , com' egli riferisce in una letlera del 934- Ri più or- nò la cattedrale, e vi ripose diversi Corpi santi. Inili otleruie nel 987 da Ottone l un diploma con facoltà di batter mone- ta in Utrecht col suo proprio conio, e gli conresse anco gli^ altri diritti e regalie leali, coir assenso di Giselberto duca di Lorena. Morì nel 977 vecchissimo e fu sepolto nella cattedrale. Nello stessoFolk- maro o Wolkmaro cancelliere dell'im- pero, e visse sino al 990. Nel seguente Baldovino 1 d'Olanda, figlio di Sifrido o Sifredo, che imperava nella provincia di Kennemersda Harlem fino ad Alkmaer, il cui fratello Teodorico era il 3." conte d' Ohiuila. Si conosce ima sua moneta d'argento, su'la quale è l'edigie d'un ve- scovo senza mitra col nome Dalduiiius^ e nel rovescio è una Croce colla parola Trajectu/n.^e\ 994 finì i suoi giorni,e gli successe Ansfrido o Goffredo di Lovanio, non però conte e neppure discendente di Carlo Magno. Siccome i normanni cac- ciali da Utrecht non aveario perduta la speranza di rientrarvi , così confidando nella santità di questo vescovo, s'imma- ginarono che convertiti al cristianesimo, fingendo di recarsi in questa città per farvi le loro divozioni , il prelato ne a- vrebbe volentieri aperte le porte. Essi però s'ingannarono, e non trovandosi in forze bastanti per assediare la piazza, do- vettero ritirarsi e abbandonar per sem- pre il brigantaggio .Avendo Ansfrido per- duto la vista nel ioo5, fondò nel 1006 presso Amersford un monastero, nel qua- le vestì egli slesso l'abito religioso. Nota- bdmenle aumentò i redditi di sua chiesa

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cn*l)pnì della propria famiglia o co'legnti eli pie persone, che ne veneravano le vir- tù: non poco abbeiPi L'trechl e vi ai!giun- se nuove forti{jcazioni,morentlo nel 1 009. Jn questo Adelboldo d'illuslre stirpe, già canonico di Lobbes e poi cancelliere del- l' imperatore s. Enrico II. Le violenze e- sercitate da Tliierri conte di Frisia sulle terre de'suoi vicini, aprirono un campo al valore di questo prelato; imperocché a- vendo il conte cacciato dal proprio paese Thierri Bavone signore d'un distretto ne' dintorni di Bodegrave, questi implorò il soccorso del vescovo, il quale presentò al conte due battaglie l'i i luglio 1018, in cui restò vinto e dal conte si uni il con- trastato terreno a'propri dominii. li pre- lato nell'assumere tal difesa, in pari tem- po si adoperò anche per quella di sua chiesa. In fatti il conte di Frisia erasi re- so signore della contrada situata lungo la Merwe e anche più oltre, appellata poi Pagus Flardingeji.fisjeò in seguitoNord- Olanda; e per mantenersi nella medesima aveva eretto sulle rovine del forte di Durfos un altro forte, il quale die poi o- rigine alla città di Dordrecht. Ne di ciò ancora si rimase contento, ma istituì e- ziandio un pedaggio sopra tutte le barche che attraversa vano questa provincia. Allo- ra l'imperatore, uditi i lagni de'mercanti di Fieijdel vescovo d'Utrecht e di altri pre- lati ed abbati, commise a Goffredo il Gib- boso duca della Bassa Lorena di muove- re contro il conte Thierri ; ed avendolo Adelboldo accompagnato, innanzi al det- to forte essi ingaggiarono a' 27 luglio IO 18 un combattimento, ove il conte ri- porlo nuova vittoria mercè lo stratagem- ma d'alcuni armigeri appostali,i quali nel bollor della mischia si posero a gridare: Salvai salvai il che cagionò la fuga de' lorenesi. Così rimasto il duca abbando- nato, dovè rendersi prigioniero; il vesco- vo si salvò in un battello, ma fu preso nel seguente. Liberato il duca dopo pochi giorni, si adoperò per la riconciliazione del vescovo col conte; ma Adelboldo si

VOL. LXXXVII.

prestò di mala voglia. T Sanrnartani di- cono che ad AdeII)oldo si unirono gli ar- civescovi di Colonia e di Treveri. Il ve- scovo non più avendo da far guerra, im- piegò le somme che la pace gli permi- se di cumulare nell' erigere una nuo- va e magnifica cattedrale, in luogo della distrutta da' danesi e cominciala da Bal- drico, Secondo alcuni ; la cui dedicazione venne onorata a'27 giugno i024da i-z ve- scovi , non che da s. Enrico II impera- tore, il quale appimto in «juesla solennità donò la contea di Drente alla chiesa d'U- trecht con diploma indi dato in Bamber- ga. Questa donazione venne ratificata nel 1 025 dal successore Corrado II il Salico in Tibur, il quale anzi fece di più, non meno aiiezionalo del predecessore alla chiesa d'Utrecht ; poiché con diploma da- to nel 1027 in Cremona confermò la do- nazione d'Ottone 1 delia contea di Tei- sterbant. Lodato Adelboldo per virtù ed erudizione nelle divine e umane lettere, si ha di lui due libri della vita di s. En- rico II, ed un trattato della Sfera dedi- cato al dottissimo Silvestro II Papa. Mor- to nel 1027, in esso o nel seguente suc- cesse Bernulfo o Bernardo già canonico d'Utrecht, pel favore di Corrado II. Dap- poiché i capitoli delle due chiesa principali d'Utrecht, cui spettava l'elezione del ve- scovo, non potendosi accordare sulla scel- ta del successore d'Adeiboldo, l'impera- tore credette opporlunodi trasferirsi nel- la città per terminare il contrasto. Ma mentre egli si trovava per via, l'impera- trice che accompagnavalo fu sorpresa da' sintomi del parto, ed obbligata quindi a feruìarsi in una casa di campagna ad Oe- sterbeech , venne accolta dal canonico Bernulfo, il quale portò all'imperatore, che continuava il viaggio, la notizia della nascita d'Enrico III. Allora l'imperatore, nel quale eransi rimessi i canonici nella contesa elezione, lo nominò vescovo d'U- trecht. Ma questo racconto patisce ecce- zioni,perchèEnrico III era nato nel IO i 7. Si potrà congetturare, con anticipare l'av- 3

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veiiimento, che Corrado II gralo a Ber- iiulfo, fallo aibilmdel vescovato, con esso volle rimunerarlo. Dipoi trovandosi Cor- rado in Ulrechl, vi morì a'4 giugno 1 089, e il suo corpo fu trosporlalo a Spira. Nel 1046 il vescovo inlrnprese una spedizio- ne contro Tliierri IV conle di Frisia, e gli frullò il conquisto del suddetto Flar- dingen. In Utrecht edificò le due colle- giale di s. Pietro e di s. Gio. Battista ; da s. Maria o s. Salvatore d'Utrecht traspor- tò la metà del collegio canonicale colle rendile, nella chiesa che in onore del b. Lebuino costruì in Deventer. Terminò di vivere nel i o54, e fu deposto nella sua chiesa di s. Pietro. Nello stesso perven- ne a questa sede Gtiglielmo, nato da una della prime famiglie di Gueldria, uomo risoluto edestro nel maneggio degli affari, per cui salì in grande reputazione nella corte d'Enrico III; ne minor favore go- dè sotto il figlio e successore Enrico IV. Vedendo egli 1' Olanda governala dal giovane Thierri V sotto la tutela di Gel- Irude sua madre, tentò la domanda a ti- tolo di restituzione presso Enrico IV e del- la sua madre lulrice, di tutta la contea si- tuata nel Weslflingue, cioè del Renne- merland, colla badia d'Egraondo e col- l'Olanda;, il che tutto gli fece ottenere Annone autorevole cancelliere e arcive- scovo di Colonia , con due diplomi nel I o64- In questi atti de'29 aprile e 1 mag- gio, trovasi per la 1.^ volta il nome d'O- landa sotto il significato di Frisia; con- trada che il prelato cede in seguito a Gof- fredo duca della Bassa Lorena per tener- la da esso in feudo. Ma il conte di Fian- dra Roberto I il Frisone, avendo sposato la conlessa Geltrude, la ripose nel 1076 nel possesso di questo paese col far as- sassinare lo slesso Golfredo. Alcuni pre- lesero che Guglielmo facesse un viaggio in Terra santa, e si vuole morto nel 1076 a'27 aprile o nel maggio. I Sanu)artnni dicono nel 1075, e riportano l'epistola di Papa s. Gregorio VII , sulla controver- sia tra Guglielmo e il vescovo Noviomen-

UT R se. Ma ne essi, ne VArte. di verificnrr le (late, non fanno parola della terribile mor- ie di Guglielmo, da me riferita col dot- to Voight nella biografia di s. Grego- rio FU. Qui dirò solo, che Guglielmo era divenuto scismatico per seguir le parli d'Enrico IV persecutore della san- ta Sede, e che questo principe dimoran- do in Utrecht inlese che il Papa 1* avea scomunicato e interdette l'insegne regie. Guglielmo dopo aver confortato Enrico IV, salilo sul pulpito, ruppe in fiera in- vettiva contro s. Gregorio VII, e fu to- sto in modo spaventevole punito da Dio con deplorabile morte. Nel 1076 ne oc- cupò la sede il sassone svevo Corrado giù cameriere dell' arcivescovo di Magonzn, e condusse a fine il forte d' Ysselmon- de dal predecessore cominciato nell'isola omonima. rimpello a Rotterdam; ma non godè lungamente il frutto di queste sue fatiche, perchè Roberto I conle di Fian- dra, al quale il forte riusciva incomodo, iujprese a rendersene signore con l'aiuto degl'inglesi e olandesi. Accorse il prelato con molti de'suoi vicini alla difesa delU piazza, ed all'imboccatura della Mosa se- guì duplice cond^at limenlo per terra e pei» acqua, colla peggio degli episcopali. Cor- rado rifugiatosi con altri in Ysselmonde, sostenne in essa un accanito assedio, e do- vè rendersi prigione, indi liberato eoa diverse condizioni, fra cui la principale fu la cessione dell'Olanda meridionale al conte Giovanni. I vincitori smantellaro- no la piazza, ed all'area su cui innalza- vasi fu dato il nome di Storni-polder o terra d'assalto. Ma Enrico IV, il perse- cutore della Chiesa e di s. Gregorio VII, essendo a lui Corrado attaccalo, lo risar- cì quasi subito di questa perdita col do- no cheglifecea'3 ottobre 1077 della con- tea di Staveren, già da lui confiscata al margravio Egberto capo de'sassoni ribel- lali contro di lui, alla quale poi aggiunse I* Oslergo e il W^eslergocon diploma del 1086, il quale con molti altri che vado ricordando si ponno leggere nelfa Gal'

U T R Ha chrisllrtnn. Corrado era occupalo a coslruire in Utrecht a spese d'Enrico I V una chiesa in onore della B. Vergine, al- lorché nel 1 098 venne assassinalo o d'or- dine d'Egberlo, o dal frisone Ploberlo, sdegnato per avergli ciirpito il segreto da hii inventato, d'asciugare una fontana scoperta ne'fondamenti della nuova chie- sa. Tale fi la misera fine d'un altro par- tigiano d'Enrico IV 1 Bncardo gli succes- se nello slesso anno, e non è conosciuto che per le sue fondazioni, e per le dona- zioni ricevute, terminando di vivere nel I I 12. In questo il sostituito fu Godebal- do, che pel f.° vescovo d'Utrecht fece uso della mitra, per concessione fatta da Pa- pa Calisto II nel concilio di Reims del del I I I c), e non 1 1 49 come leggo nell'^r- te di verificdrc le date, ma sarà fdlo ti- [>ografìco. Recatosi l' imperatore Enrico V neli 1^3 ad Utrecht per passarvi l'in- verno, durante il suo soggiorno sorse nel- la città, fra la nobiltà alemanna e i vas- salli del vescovo, un contrasto che dege- nerò in ammutinamento, ove non pochi gentiluomini delle due parti vi perderò- no la vita. Ora l'inìperalore, sospettan- do che il vescovo avesse eccitalo tale tur- bolenza, si assicurò di sua persona, lo lasciò libero senza un forte riscatto. Gode- baldo non ebbe miglior trallamenlo sot- to il regrjo seguente di Lotario II; poi- ché Petronilla di lui sorella uterina, reg- gente della contea d'Olanda, si giovò di sua amicizia per riporre Thierri V^I suo figlio nelle contee di Ostergo e di Wester- go, che Corrado a vea ricevuto da Enri- co I V. Godebaldo per mantenersi nel pos- sesso delle due contee suscitò i west-fri- soni alla rivoluzione, e indusse Fiorenzo il Nero, fratello di Thierri, a porsi al- la loro testa. Donde avvenne, che il vescovo d'Utrecht, il conte d'Olan- da restassero signori della West-Frisia, ma che Fiorenzo se la ritenesse per conto proprio. Il vescovo confermò la fondazio- ne della chiesa della B. Vergine e di 8. Salvatore, eominciata da'milili Erman-

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no eTeodorico, e dotala dairimperatrice Matilde moglie d' Enrico V. Pose la i.' pietra alla badia benedettina di s. Loren- zo di Oesbroch, e vicino a morte vi volle professare il monacalo, terminando di vi- vere nel I 128. Ne fu successore Andrea figlio del conte o burgravio di Cuyck e borgomastro d'Utrecht, preposto di Lie- gi. Puntoal vivo della perdita fatta dalla sua chiesa dell' Ostergo e del Westergo, tentò indarno di ritorle a Fiorenzo. Que- sto terminata la guerra col fratello, bra- moso d'ingrandirsi, chiese la mano di Ed- wige erede delta contea di Rechemj ma il tutore Ermanno d'Arensberg, il vesco- vo d' Utrecht e il signore di Cuyck per ragioni di stalo si opposero a questo no- do. Però que'd'Utrecht favorevoli a Fio- renzo r accolsero nella città, dalla quale egli cacciò il prelato; ma i signori d* A- rensberg e di Cuyck inetti a resistergli, lo fecero pugnalare in un bosco ov'erasi re- cato alla caccia. La successa morte di Lo- tario II valse a' colpevoli l'impunità, e il «successore Corrado HI li ristabilì ne'Ioro doniinii confiscati dal predecessore. Il ve- scovo traendo partito da queste disposi- zioni, con diploma del 11 38 ottenne la restituzione dell'Ostergo e del Westergo, e poco dopo morì. Neh «39 gli successe Erberto o Ardebertodi Gerente indi partì per Roma. Durante la sua assenza gli a- bitanli di Groninga essendosi ribellati, cacciarono il suo luogotenente e altro ne sostituirono. Il vescovo al suo ritorno marciò contro di essi, e rimasto ucciso il capo loro, donò il burgraviatodi Gronin- ga a Lefferdo,e la castellania di Coevorden a Lodolfo suoi fratelli. Inquieto Thierri VI conte d'Olanda per vedere l'autorità del vescovo accrescersi nella Frisia, in- dusse il proprio cognatoOltone ad irrom- pere nella Drente, affine di liberare qua* di Groninga, malcontenti del governo ve- scovile; ma questi rimasto vinto e prigio- ne, il conte neh 146 si recò ad assediar Utrecht per liberarlo. Vicino la piazza ad esser presa, il vescovp uscì adorno de'suoi

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abili pontlfìcnli alla testa ili tulio il clero, e inoltratosi alla volta del conte gli minac- ciò la scomunica se non levava subilo il campo. SbigoUilo da tale appareccbio , Thierri concluse la pace col vescovo, il quale gli restituì suocognalo.Corrado ili ottenne da Papa Eugenio 111 la nomina del vescovo d'Utreclil, e 3 diplomi spedì per questa cbiesa riportati dalla Gallia Christiana. Neh i5o alla morte d'Erber- lo, ottenne Ermanno di Horn prevosto di 8. Cercone di Colonia, pel favore de'cotiti d'Olanda, di Gueldria e di Cleves, la pre- ferenza alla sede d'Utrecht sopra Federi- co de Ilavel. Ma ì cittadini d'Utrecht, che tenevano per quest'ullimo, si ribellarono contro Ermanno; però i di lui parligiani ricorsi all'imperatore Federico I, questi nella dieta di Nimega ne confermò l'eie- zione e l'investì eziandio della temporale autorità del vescovato, il che ratificò il legalo apostolico. Debole fu il governo d'Ermanno, che cessò di vivere nel i 1 56. Succedutogli nello slesso Goffredo di Rhe- nen preposto d'Utrecht, volle riunire al principato vescovile il burgraviato o ca- stellania di Groninga dopo la morie di LelTerdo, ma fu costretto a prender l'ar- mi contro i di lui nipoti che aspiravano a quel dominio. S'impadronì della piazza, ma quasi subilo ne venne caccialo dal con- te dì Gueldria, che li prese a difendere. Allora Fiorenzo 111 conte d'Olanda, pres- so di cui il vescovo erasi rifugiato , corse ad assediarGronioga,che il conledi Guel- dria difese per un anno, cessando l'ostilità per la mediazione di Rinaldo arcivescovo di Colonia, il quale die la proprietà di Groninga agli eredi di Lefferdo per 3oo marchi d'argento. Comunque amici fra loro, il vescovo e il conte d'Olanda, era- no io controversia siccome i loro prede- cessori rispetto alla proprietà della Frisia orientale.Essendo Federico I nel 1 1 65 en- trato ne'Paesi Bassi, l'afiare fu portato a lui, e per sua imperiai decisione ebbe ter- roine in modo che la potenza e i redditi furono tra loro divisi per eguali porzioni.

U TU Goffredo die alla sua chiesa il proprio C0' stello di Uhenen clie avea ereditalo , ed eresse 4 munitissimi castelli per opporsi a'fìjsoni e all'imprese de'conli d'Olanda, uno de'quali costruito fortemente sopra una vicina montagna sulla riva sinistra dell' Yssel, fu chiamato Monforde o Mont- fori: questo castello divenne poi città, che ingrandita successivamente e popolala , ebbe il titolo di contea. Morì Goffredo neh 178, e in questo gli fu sui rogato Bal- dovino d'Olanda figlio del conte Thierri VI, ch'ebbe guerre co'conti di Gueldria per la signoria dellaWeluve feudo del ve- scovato,le quali ebbero fine con suo van- taggio nel 1 1 88, mercè giudizio interinale di Federico I, deflnilivamenle conferma- to neh 191 con sentenza di suo figlio En- rico VI imperalore.Col conte Thierri suo fratello soggiogò i frisoni,ed essendosi poi sollevati contro il prelato gli abitanti della Drente, che avea lungo tempo pacifica- mente governati, si recò a visitare l'impe- ratore a Magonza per implorarne soccor- so; ed ottenuto un corpo di genti, men- tre colle proprie lo conduceva nella pro- vincia nemica, la morte lo sorprese per via a'21 aprilei 196. In questo fu eletto Arnoldo d'Isemburgo preposto di Deven- ter, da'canonici della fazione del conte di Gueldria,mentre l'altra parte del capitolo, aderente al conte d'Olanda ,nominòThier' ri preposto d* Utrecht o meglio di Mae- strichte fratello del vescovo defunto. Ma i due eletti essendosi dopo qualche reci- proca ostilità trasferiti a Roma, Innocen- zo III prima approvò Arnoldo, che ivi morì a'6 aprile e fu sepolto; poi confermò Thierri, che tornando nel suo paese mo- rì in Pavia a'3 agosto. Alla nuova della morte de'due competitori, nel medesimo anno fu eletto Thierri I Van-Der-Aare preposto di Maestricht che coll'imperato- re Irò va vasi in Sicilia. Restituitosi ne'Pae- si Bassi e giunto io Utrecht, si die ogni cu- ra per acquistare un' esatta cognizione dello slato di sua chiesa; e siccome i suoi predecessori aveano contralto molli debiti

UT R per difenderei propri diritti, delermiuato di pagarli, e^li passò in Frisia affine di levar colà in via di tributo le 8omme ne- cessarie ad eseguire il Ritto divisamento; ma Guglielmo conte di Frisia o meglio d'Olanda, punto da tale atto d'autorità, lo fece arrestare in un monastero,mentr'e- gli usciva dal tempio, e Io cacciò in una prigione. Liberato poi da'frisoni, il vesco- vo intimò la guerra al suo oppressore. Po- co dopo morto Guglielmo, il vescovo pre- se parte nella dissensione insorta fra il conte di Loss e Guglielmo conte di Fri- sia, relativamente alla reggenza d'Olan- da; ed abbracciato avendo il partito del 1 ." lo spalleggiò vigorosamente coH'armi. Si videro iu questa guerra que' d' U- trecht inoltrarsi fino a Leida, ove il con- te di Loss si recò a raggiungere il pre- lato, e con esso sottomise il Kennemer- land. Guglielmo però quasi di subito riacquistata la superiorità delle armi, e fattosi riconoscere conte d'Olanda, con- cluse col prelato la pace j anzi per mag- giormente consolidarla nel i3o4 strinse con lui una convenzione per la quale re- ciprocamente si cederono i ministri e i servi, per modo che dalle terre dell'uno dovessero passare a stabilirsi in quelle dell'altro. Thierri I quindi tutto si dedi- cò al governo di sua chiesa, della quale riscattò i dominii, ritenuti in pegno da' creditori: morì nel 12 12 a Deventer, donde il suo cadavere fu trasferito nella cattedrale d'Utrecht. Di 24^""» ^^ ™*5" desimo fu eletto Ottone 1 preposto di Santen, figlio d'Ottone II conte di Guel- dria e cognato di quello d'Olanda, per opera de' vescovi di Munster e Osna- bruck. Nel 1 2 1 5 portandosi in Roma per la dispensa dall'età, morì a Norlhusen. In detto anno gli successe il prevosto d'U- trecht Ottone II de'conti di Lippe. Pre- so dalla divozione propria de'lempi, do- po aver confidata la cura della civile au- torità di sua chiesa al fratello Ermanno, partì neli2i7 co'crociati alla volta d'o- rieule. Al ri torno, l'insolenza de*suoi ufC-

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ziali lo compromise col conte di Gueldria; si venne all'armi, ma coll'inter vento del legato apostolico Conone,o meglio il car- dinal Corrado d'Urrach, furono le discor- die sedate. Il vescovo ebbe poi un'altra guerra col conte d'Olanda sulla proprie- tà della Frisia ; e quest'affare ch'era sta- lo deciso fin dal 1 i65 dall' imperatore, lo fu allora di nuovo nel i225 da una sentenza dello stesso legato, che con al- cune modificazioni confermò l' imperiai giudizio. Uscito Ottone II da tal impac- cio, prese parte nella controversia fra'ca- stellani Egberto di Groninga e Rodolfo di Coevorden ; e dichiaratosi peli.°por- la guerra all'altro, coll'appoggio della piò parte de* vassalli della chiesa d' U- Irecht. Il vescovo ebbe ad alleati i conti d'Olanda, di Gueldria e di Cleves, oltre il signore di Benthem, ed avendo a' ij luglio 1226 offerto battaglia al nemico, fu preso nella mischia e trattato da'vin- citori nel modo il più crudele. Immagi- nando essi che il suo sagro carattere fosse attaccato alla tonsura, gliela strapparono colla cute, per non essere riputati sacri- leghi nel dargli la morte ; ond'egli non sopravvisse che Ggiorni alai supplizio,an- zi pare che fosse trucidato con motte feri- te. Nello stesso anno dalla sede di Pader- bona con autorità di Gregorio IX passò a questa, di cui era stalo preposto, Wil- lebraudo de'conti d'Oldemburgo, mercé le cure del congiunto Fiorenzo IV conte d'Olanda, mentre era in Italia per l'im- peratore Federico II. Recatosi a Utrecht prese 1' armi per vendicar la morte dei suo predecessore contro Rodolfo di Coe- vorden, che l'avea cagionata. Impadro- nitosi di sua persona, dopo una guerra assai lunga,gli fece rinunziare la giurisdi- zione della provincia, lo multò di 3ooo uìarche d'argento, di fondare un capito- lo di i5 canonici nel luogo ov'era stato commesso l'orribile delitto, e di costrui- re un monastero alle benedettine; indi ad istanza del popolo tumultuante, gli fece espiare nel 1 2 3o il suo atroce defitto sotto

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la ruota. Morto nel i233 o neh a 36, fu stpollo nella chiesa di s. Servaziotlel mo- nastero delle cislerciensi da lui fondalo. Ebbe a successore Ottone 111 d'Olanda conte della Frisia orientale, figlio cadet- to di Guglielmo I conte d'Olanda; poco dopa dagli slati venne riconosciuto, iusìe- me al fratello Guglielmo, tutore del con- te Guglielmo II loro nipote di 7 anni, ed amminÌ!»tratoredeirOlanda. Seguitò poi a reggere rOlanda,anclie dopo che il suo pu- pillo nel i 247 a'29 setleujbie fu eletto re de'roraanijd'ordinedi Papa Innocenzo IV peraverdeposto riniperatoreFederico II. Nel 1248 il re Guglielmo ^i recò a visi- lare lo zio in Utrecht, e si fece crear cit- tadino della medesima ; quindi mosse contro il conte di Goor vassallo ribelle del vescovo, ed avendolo fatto prigione, lo spogliò d'ogni sua dignità e gli confi- scò tutti i beni a profitto della chiesa d'U- Irecht. Il vescovo Ottone III terminò di vivere nel 1249 e fu sepolto nella catte- drale, lasciando Adelaide figlia naturale, poi mai itala a Baldovinodi JNordwyk. Fu eletto a successore Goswino d' Amslel, preposto di s. Giovanni d' Utrecht, ma con tale negligenza si comportò nelle ve- scovili funzioni, che Guglielmo d'Olan- da re de'romani, di concerto col cardi- nal legato Pietro Capocci, raccolto nel laSo il capitolo d'Utrecht, Io costrinse a rinunziare. I collettori de' concilii ri- portano nel 1249 quello d'Utrecht, in cui Goswino rinunziò alla dignità. Man- si, Siippl. l. 2, p. 1 163. Per le raccoman- dazioni di Corrado arcivescovo di Colo- nia gli fu surrogato Enrico de' conti di Vianden, ed il re de' romani col pasto- rale e l'anello l' investì della temporale giurisdizione. I congiunti di Goswino pre- sero le armi, sdegnati per la sua destitu- zione, per vendicarlo; tua Enrico, uomo di senno e di mano, si pose in islalo di difesa, ed avendoli vinti in ordinala bat- taglia, li trasse prigioni a Utrecht. Il re de'romani Guglielmo, che si trovava in que'luoghi, otteone la loro liberazione,

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a condizione di recarsi nella cattedrale a chiedere perdono al vescovo, colla testa nuda, non che a prestargli come vassalli giuramento di fedeltà. Restava al vesco- vo di vendicarsi del conte di Gueldria, the loro avea prestato soccorsi ; sicché trovandosi coll'armi in mano, senz'indu- gio fece un'incursione nella WeIuve,pro- vincia dipendente dalla Gueldria, e col ricavato del riportato bottino edificò poi il munitissimo castello di Vredeland, con- tro i ribelli vicini. Siccome la cattedrale d'Utrecht era per vetustà rovinosa, En- rico imprese a rialzarla, e nel 1254 ne gittò i fondamenti. Tre anni dopo die nuove leggi e statuti alla città d'Amers- fort, la quale non era prima che un sem- plice castello. Fece donazioni al mona- stero delle monache presso Deventer, co- stituì in Steenwick una collegiata di 12 canonici, e morì nel 1267. In questo gli successe Giovanni I de* conti di Nassau per la nobiltà de'uatali , ignaro dell'ec- cles'iastica disciplina e quasi illetterato, per cui non potè ottenere la pontificia conferma; mentre que'di Reiinemerland ed i frisoni trovavansi in ribellione nel- l'Olanda contro la nobiltà che li tiran- neggiava. Gysbrecht d'Amstel, dagl'in- sorti forzalo a porsi alla loro testa, li con- dusse fino alle porte d'Utrecht, e fece ri- bellare il popolo contro il vescovo e ma- gistrati. Indarno il conte di Gueldria, presso di cui il prelato erasi rifugiato, tentò di rimetterlo nella sede, solo potè prendere Amersfort. Intanto i cittadini d' Utrecht, abolite le antiche magistra- ture, stabilirono un governo democrati- co. Il vescovo, che da due anni era pas- sato a Deventer, sentendo come Utrecht trovavasi in preda alle fazioni, cercò di rientrar nella città col favore delle tur- bolenze, col cav. Nicola di Kats. Questi accompagnato da 5oo scudieri giunse improvvisamente innanzi le mura e ne sforzò le porte; deposti i nuovi magistra- ti, ristabilì gli antichi, e restituì a Gio- vanni I la propria sede nel 1279. Però

UTR le sventure non avendo prodotto alciiii migliora mento nel carattere del vescovo, iiempre ostinato a rifiutar gli ordini sa- gri, non ostante le rimostranze de' suoi diocesani, egli viveva nel lusso e nella mollezza, poco curandosi dei governo temporale e spirituale di sua chiesa, ed alienando senza riguardo i castelli e gli antichi dominii della medesima per com- piacere a* suoi partigiani. Quindi Papa Martino IV, uditi i lagni che s'innalza» vano contro l'indegno pastore, lo depose nel 1282. Ne'pazzi suoi dispendii, il ve- scovo avea dato in pegno a Gysbrecht il forte di Vredeland, il che produsse una guerra con Utrecht, che indignata ricor- se al conte d'Olanda, il quale lo fece pri- gione e liberò la piazza. Nel 1282 stesso il lorenese Giovanni II di Zirk gli suc- cesse, sotto il quale fu ricuperato Vre- deland ; dopo pacifico governo, nel 1 296 fu trasferito alla sede di Toul. Gli suc- cesse n«l medesimo anno il preposto di Lovanio, Guglielmo Bertoldo de' signo- ri di Malines, mdto versato nel diritto ci- vile e canonico. Di carattere inquieto e turbolento, trasse partito dalle sedizioni che seguirono la morte del conte Fioren- zo V, per suscitare i west-frisoni a scuo- tere il giogo dell'Olanda, e per darne l'e- sempio imprese a ricuperare Muyden, cit- tà posta sul Wecht, cui già l'imperatore avea donato alla di lui chiesa. Assediala la piazza, mal difesa capitolò senz* aspet- tare le truppe ausiliarie che il reggente d'Olanda le conduceva. Invanitodel buon successo, il vescovo immaginò di poter a- gevolmeute soggiogare tuUa l'Olanda; e dietro il disegno formatone in sua mente, congiunse alle temporali l'armi spiritua- li, e pubblicò una crociata contro il conte d'Olanda e il suo popolo, accusandoli d'e- resia. Siccome i frisoni erano religiosi e avidi d'indulgenze, nulla sembrò ad essi più meritorio ad acquistarle che il com- battere contro gli olandesi loro mortali nemici. Il vescovo imbarcò la sua arma- ta óullo Zuyder-zee, e corse a piene vele

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sopra Monnikeiulan. Ma quelli del Ken- nemerland, non tosto egli s'era appres- sato, gli distrussero la fiotta e lo costrin- sero a cercare un asilo nell'Over-Yssel. Ritornato ad Utrecht , si tirò addosso nuove sventure , poiché essendosi rotto co'nobili venne arrestato da 4 di loro che l'affidarono alla custodia del borgoma- stro, il quale per un anno lo tenne pri- gione. Avendolo poi alcuni paesani libe- rato, egli recossi qualche tempo dopo a Roma coll'intenzione d'abdicare; ma Bo- nifacio Vili non l'esaudì , ne rianisuò il coraggio , commettendo al vescovo di Munsler di soccorrere il proprio confra- tello contro i sudditi ribelli. GuQ[lielrao tornato in Olaiìda, fece leva di truppe, e recossi ad assediar Utrecht; ma Jacopo di Lichtenberg, dopo averlo respinto, gli presentò battaglia presso Hegevard, nella quale restò ucciso a'4 luglio i3oi. Il ca- davere sepolto prima nella chiesa de' ca- valieri gerosolimitani di s. Giovanni, fu poi traslato nella cattedrale dal successo- re. Questi fu tosto Guido d'Hainaut ni- pote del conted'Olanda, eletto a pieni vo- ti,già tesoriere diLiegi e canonico diCam- bray; ma il suo competitore Adolfo di Valdeck s'impadronì d'alcune piazze del* rOver-Yssel, dalle quali però venne su- bito cacciato. Avendogli procacciato la sua promozione il fratello Giovanni I( conte d'Olanda, per gratitudine nel iBoS gli condusse alcune genti affine di cacciar i fiamminghi invasori.della Zelanda. Ap- pena sbarcato col contea' 2 5 marzo nel- l'isola di Duveland fu fatto prigioniero, e nel tempo di sua cattività, i fiamminghi profittando delle turbolenze suscitatesi ia Utrecht, s'impadronirono della città e ne furono espulsi neliBo^. Liberatosi il ve- scovo nel 1 3o5 col cambio fatto con Gui- do di Fiandra, tutte le sue cure dedicò alla propria chiesa. Intanto il franoeseCle- (nente V avendo stranamente fissato la residenza pontificia in Ai'ignone y pro- mulgando nel i3i I il concilio generale di Vienna v'invitò Guido. Questi com-

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iiiciiilubiic per suiitilù di vita, prudenza e giustizia, facondia euilie virlii, fu ao- collu da'padri culla più alla venerazione, «j ad islan/a di Filippo IV re di Francia il Papa nel i 3 i 7- gli olTrl la dignità cardina- lizia; ma il virtuoso vescovo, ringraziato umilmente Clemente V, ricusò modesta- uieule Tesibitogii onore. Il re lo ritenne per alcun tempo alla sua corte, llicliia- mato ud Ulreclit dalla sollevazione in- sorta tra' frisoni, dopo aver tranquillala ugni turbolenza, si die tutto a liberare d vescovato da'debili contralti dagli ante- cessori, ed a ristorare le piazze cb'essi a- -«veano lascialo cader in rovina. Confer- mòenuovi privilegi concesse ad Utrecbt, ed una malallia lo rapì a'vi venti nel iv^iy. Subilo ottenne il seggio vescovile il pre- posto di s. Pietro d'Utreclit, Federico li di Zierick, per le raccomandazioni del pa- rente Guglielmo 111 conte d' Olanda , e com'erasi iuipegnato con lui, sotto la sua dipendenza resse la chiesa. L'episcopale consagrazioue la ricevè in PLUiiia o meglio MI Avignone. Non pochi sudditi gli si ri- bellarono, e fu aiutato contro di essi da parecchi vicini, quindi il conle li fece rien- trare nel dovere per Giovanni d'Arkel. L'eccelsa torredella cattedrale fu da lui rie- diiìcata da' fondamenti. Morto nel 1822 a' 20 luglio, nell'anno slesso a pluralilù di sulliagi fu eletto Jacopo d'Oudshooro d'Ouslborn decano d'Utrecht, conferma- to dall'arcivescovo di Colonia; ma cessò di vivere a' 20 settembre, non senza so- spetto di veleno, perchè al conte d'Olah- da non era riuscito fargli anteporre Ja- copo di Zuden preposto de' gerosolimi- laui. Fu lodalo per onestà, probità, reli- gione, scienza, amore alla sua chiesa e in- signe pietà. Gli successe Giovanni III de Diesi preposto d'Anversa e figlio di quel castellano, quantunque i vescovi elellori altri a vesserò designalo a vescovo,cioèG io- vanni di Bionkborst preposto di s. Sal- vatore d'Ulrechl; la quale elezione i con- ti d'Olanda e di Gueldria , e il duca di Brabanle fecero auuullare da Giovauui

U T R XXII e sostituire il Diesi. Il conle d'O- landa godè sotto di lui della stessa auto- rità nella chiesa d'Utrecht die goduto a- vea nel vescovato di Zierick. Fondò il col- legio d'Amersforl, terminò i suoi giorni nel i34o e fu deposto nella cattedrale. Benedetto Xll gli surrogò il romano Ni- colò Capocci ( /^.), per la controversia in- sorta fra Giovanni IV d'Arkel canonico della cattedrale scello da una parie del capitolo a istanza del conle di Fiandra, e il suddetto Bronkhorst, al quale il con- te di Gueldria avea procuralo la plura- lità de' suffragi. U Capocci costretto ad abdicare nel 1 34 ( ,ebbe poi la chiesa d'Ur- gel e il cardinalato. A istanza di questi il Papa riconobbe Giovanni IV, che fu con- sagrato a Roma, al dire deWArle di ve- rificar le daU'i ma io trovo piti probabi- le in Avignone ove dimoravano i Papi col- la curia romana, e cosi altri vescovi d'U- trecht. Allreltaulo per altri disse la Gal- liachristiana^ ma quantoa Giovanni IV lo vuole tiaslato da Munsler. Il suo ze- lo fu superiore ad ogni elogio, perchè io due anni venne a capo di ricuperare mol- ti castelli, e lutto il paese d'Over-Yssel,già dato in pegno per debiti al conte di Guel- dria. Volendo egli fare risparmio delle rendite, rilbrmò tutta la corte e limitos- si a vivere come semplice particolare a Grenoble, lasciato il governo civile del vescovato al fratello Roberto d' Arkel. Durante l'assenza del prelalo,il conte d'O- landa Guglielmo IV, seguito da quelli di Cleves, e nel 1 345 assediò Utrecht, e sta- va per impadronirsene quando giunto il vescovo, colla mediazione di Beaumont zio del conle ottenne tregua, a patto che 100 cittadini si recherebbero a chieder- gli grazia a capo, ginocchia e piedi nudi. Avendo poi il nuovo conte Guglielmo V ripigliale f armi contro il vescovo nel I 355, queste furono incalzate dalle par- ti con vigore incredibile; mail vescovo ve- dendosi abbandonare da' vassalli, chiese e ottenne pace nel 1 356. D'allora in poi egli 5ulo SI occupò di utili e pacifiche cu-

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le, neliu cultedrale eresse lu oappeila ili s. Gio. Evangelista, e ranicchì di prezio- se suppellettili, fondò varie scuole, formò una biblioteca di codici e sparse nella diocesi il gusto che avea per le lettere. Ollenne da Lodovico V il Bavaro pei* se e successori nuovamente il diritto di baller moneta con proprio conio, e dal- l'imperatore Carlo IV la conferma e rin- novazione di tutti i privilegi di sua chie- sa. Trasferito nel 1 364 ^ Liegi da Urba- no V, gli successe GiovanniV di Wirnem- burgo. 11 suo governo fermo e vigoroso contenne nel dovere i cittadini, già dispo- sti alla sedizione, ma a costo di molli do- minii del vescovato che fu obbligato a- lienare. 1 capitoli d' Utrecht, scorgendo tal deperimento nel temporale dominio delta loro chiesa , portarono successiva- mente le loro querele in Avignone a Ur- bano V e Gregorio XI. Mentre quest'ul- timo pensava al modo di soddisfarli , lo sfortunato vescovo, soccombendo sotto il peso de^ suoi disastri , intprovvisamente morì a' 23 giugno i Sy i . Tosto la mag- gior parte del capitolo scelse Arnoldo de' signori di Horn (^'.), il quale trovavasi in Koma, secondo le due citate opere, ed io ripelerò in Avignone, ove fu consagrato da Gregorio XI , e recatosi al vescovato ne prese possesso a' 1 8 settembre. 1 citta- dini d'Utrecht, co'quali ebbe diverse di- spute intorno a'rispettivi loro diritti, ot- tennero finalmente da lui nel iSyS una dichiarazione, che riconosceva non aver facoltà d'impor loro nuove tasse, d'in- traprendere veruna guerra senza l'appro- vazione de'3 ordini, cioè del clero, de'no- bili e de'citladiui. £d afnnchè tal diploma avesse perpetuo effetto , venne in esso in- serito,che tutti i vescovi successivi nel pos- sesso ne giurerebbero l'esecuzione. Nello slesso aunoil vescovo fu assalito o minac- cialo di prossima guerra dal conte d' O- lauda, a motivo di certo canale che il pre- lato avea costruito; controversia ternii.r- nalacon trattalo di pace nel i 375. Final* meolti Giegurio XI si recò lu Kuma ucl

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i377 e vi ristabilì la papale residenza. Ivi morto neh 378, gli successe Urbano V I, contro il quale poco dopo i cardinali francesi elessero scismaticamente l'anti- papa Clemente VII, che dando principio al grande Scisma d'occidente, si slabiFi in Avignone: i popoli furono divisi nel- r Ubbidienza di Roma e d'Avignone, ma la Germania e la Frisia seguì la i." JNel medesimo 1 378Urbano V l trasferì l'Horu a Liegi, per morte d'Arkel, e nel i38i lo creò cardinale, dignità che ricusò pel tur^ balenio scisma che divideva l'unità della Chiesa. Da Munslera'22 novembrei378 fu Iraslato a Utrecht Fiorenzo di Weve- lichoven, per le cure d' Ottone signore d'Arkel, il quale di più costrinse l'Horna rilasciare i castelli della chiesa d'Utrecht che pretendeva ritenere per un anno.Fio- renzo fu prelato di regolata condotta, e- conomojsaggio e zelante pel mautenimeii- lo de' suoi diritti. Ritirò dalle mani de* creditori del vescovato, per 7600 scudi, parecchi castelli e villaggi alienati da'pre- decessori; e smantellò il castello d'Eer- dem da dove Evrardo d' Eslem faceva molle scorrerie sulle terre d'Utrecht. In questo mezzo Roberto di Viane brigò per soppiantarlo nel vescovato d'Utrecht, ed avendone ottenuta nel 1 38o la paten- te d'ammissione o intrusione dall'antipa- pa Clemente VII, si apparecchiava a far- la valere. Fiorenzo però l'obbligò a de- sistere ed a chiedergli pace; iodi nel 1 382 ottenne dall' imperatore W^enceslao la conferma de'privilegi di sua chiesa. Sic- come poi Enrico burgravio di Montfort voleva sostenere la sua indipendenza dal- la chiesa d'Utrecht, venne nel 1387 as- salito dal vescovo e costretto coll'armi a riconoscerne l'alto dominio. La Chrotii- ca Bclg. nel i 39 1 riporta un concilio ce- lebrato in Utrecht, contro Jacopo di Giuliers francescano. Fiorenzo temuto da'^uoi vicini e rispettato da' suoi vassal- li, come principe; quale vescovo fu probo, prudente e dotto. Morì nel venerdì santo del 1 393 nel castello d'Haidcuberg, e fu

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trosporlato nella caUedraledi s. Martino ila lui nnicclìila criilensili sagri. Diiila »ede di Slrasburgo,a istanza del duca di (iueidriii pe' voli del capitolo, passò in cpiesta Federico III di Blaiikenlieicn con- fermato da Ijoniiacio IK, in onta alle jorcomandazioni d' Alberlo dnca di Ba- viera e conte d* Olanda, che spalleggia- va Roggero di Bronkliorsl tesoriere di Colonia. Federico III «li molto ingegno, ed esperto in ambo le leggi, sottomise nel i3q5 alla propria chiesa il castello di Coevorden e la pi»ovinoia di Drente, ch'e- ra stata tolta a'suoi antecessori; eie an- ni dopo, assedialo il c;iSlello d 'Eberstein, lilenulo il più forte della Germania infe- riore, lo prese e rovesciò d.i'fondamenti. ]*arechearmalo di tutto punto marcias- .«.e ancora sul conte di Gueldria. Confer- mò il collegio de' canonici di Gulenbur- go, istituito da Umberto signore del ca- stello, e morendo nel 14^4 •" Willanha- ven, con pompa fu portalo nella cattedra- le e collocalo in elegante avello. Gli suc- cesse Zvveder de'signori di Gulenburgo e d'Egmond, per la pluralità de' voli del capitolo, con grande rammàrico de'uiol- ti candidati, che i potenti vicini avevano proposti. Ma uno fra loro, Rodolfo di Diephoul, patrocinato dal duca di Cle- Tes, s'niipadron'i d'Utrecht, cacciandone Zweder, il quale quindi trasferì il suo seggio a Dordrecht sotto la protezione di Filippo il Buono duca di Borgogna. Ora avendo questo principe determinalo di riporlo sulla sua sede, si recò ad assedia- re Utrecht in persona; respinto nell'as- salto dopo pugna di 5 ore, levò il campo e tornò in Olanda. Frattanto Zwederim- padrouitosi del castello di Gorst forzò gli abitanti d'Amersfort non meno che quel- li di Ilhenen a riconoscerlo; dopo di che costrinse Rodolfo a sgombrare d'Utrecht, ove fece il suo ingresso nel 1 425. Gli €- siliati che l'aveano seguito, commìsero in questa città enormi eccessi, proc<;deoJo UiQl'ullre da pugnalare nel proprio letto il buigoma&Uu Bareud Piovis, ud puu-

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tu che gli si amministra il Viatico. Ro- dolfo si pacificò col duca nel i43o, ed O" j>erò tanto deslramenle nella cortedi Ro- ma, che giunse a farsi a-^solvere dalle cen» sm-e e confermare da Eugenio IV. Zvre* der da tal giudizio si appellò al concilio di Basilea ove si recò, ma tu sorpreso dal- la morte pendendo il giudizio nel 1 433, e restò sepolto nella certosa di Basilea. CoM Rodolfo restò pacifico possessore del vescovato d'Utrecht, non ostante l'elezio- ne che una parte del clero avea falla di Walerano di Meurs, e la conferma poi ottenuta dall' antipapa Felice V, eletto da' padri di Basilea divenuti scisin alici e la loro conventicola concili ibolo. Se non che , un' imposta che volle stabilire nei i447jP6r soddisfare a'debiti di sua chie- sa,gli ammulinò contro una parte de'suoi canonici, alla cui lesta si trovava il deca- no; e la discordia procedette a tal pun- to, che impadronitisi d'Ulrechl, costrin- sero il vescovo a ritirarsi ad Horst. Wa- lerano profittando della congiuntura vol- te far risorgere il suo partito; ma il car- dinal di Cosa legato, recatosi nel i449 sul luogo, combinò fra' due competitori, che Walerano rinunzierebbe il vescova- to d' Utrecht a Rodolfo, e che questi Io jliuterebbea salire sulla sede di Munster allora vacante. Rodolfo in seguito ebbe nuovi dissapori cu'suoi canonici, i quali nel tempo ch'egli risiedeva ad Horst, cac- ciarono i suoi amici e cambiarono i Dia- gistrali delia città. Moiì Rodolfo di cre- pacuore nel e 455 e fa sepolto nella cat- tedrale. Dopo 1 4 giorni, mercè i voti de' 5 capitoli d' Utrecht, fu innalzalo al ve- scovato Gisberto de' signori di Bredero- de arcidiacono di s. Salvatore della me- desima. Subito palesò l'odio suo contro i partigiani di Rodolfo, colle deposizioni, coll'esilio e colle proscrizioni, in tal mo- do cagionò uno scisma , perché i perse- guitati ritirali ad Amersfort procederono a nuova elezione, che cadde su David di Borgogna bastardo del duca Filippo, e al- lora vescovo diTerouaaae. 11 duca spe-

U TR tfi a Roma il vescovo d'Arras, per in- durle Calisto \\\ a confermare quesla e- Jezione, e l'ollemie, benché avesse con- fermala queila di Gisberto; e ciò perchè il Papa attendeva soccorsi dal duca, per la guerra contro i turchi. Avendo il du- ca ottenuto le bolle, si dispose a collocar il figlio sulla sede d'Utrecht. Dal canto suo Gisberto, .sostenuto dal vescovo e da Rinaldo suoi fratelli, si apparecchiò alla difesa; ma vedendo d duca, già divenuto signore di molte piazze del vescovato, approssimarsi alla capitale, concluse con lui un trattato di pace; cioè che rinunzie- rebbe in favore di David alla sua elezio- ne , ricevendo dal duca per indennizzo delle spese fatte 5o,ooo leoni d'oro di Borgogna; che resterebbe arcidiacono di s. Salvatore, e godrebbe di più la prepo- silura di s. Dunaziano di Bruges, col ti- tolo di I. "consigliere d'Olanda e cogli e- inolumeiiti doppi. Approvata la rinunzia da que'd'LIlrecht, Gisberto nel i4^7 'i dichiarò sciolti dal giuramento di fedeltà a lui prestato. David di Borgogna entrò allora in possesso del vescovato d' U- trechl; e sebbene Devenler avesse ricu- fealo di riconoscerlo, vedendo sotto le sue mura le genti del duca si sottomise. La buona armonia regnò lungo tempo fra il vescovo ed i Brederode, \\ cui maggio- re R.inaldo venne dichiarato governatore d'Utrecht; ma il suo procedere e quello de'suoi congiunti li pose poi talmente iu discordia con David , che finalmente li fece arrestare, ed assoggettare più volte alla tortura Piinaido e Walerano suo fi- glio, per trarre da essi la confessione de' delitti onde gli accusavano i loro nemici. La violenza de'lorjnenli trionfò della co- stanza del figlio , il quale si confessò col- pevole; ma però non produsse lo stesso effetto sul padre, la cui innocenza venne riconosciuta nel 147^ per sentenza pro- nunziala da Carlo il Temerario duca di Borgogna, figlio e successore di Filippo il Buono, alla lesta de'cavalien del To- sun d' oro , di cui Biaaldo era membro.

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La morte del duca Carlo, avvenuta a'5 gennaio i477 j diiuinuì 1' ascendente di cui godeva il vescovo d'Utrecht, il qua- le incessantemente contrastato da qne* cittadini abbracciò il partito di ritirarsi a Wyck nel 1481. Continuavano ogni giorno le turbolenze in Utrecht, ove gli Hoeckini davano la legge; e gli sforzi che Massimiliano arciduca d' Austria, sposo di Maria di Borgogna erede di Carlo, po- se in opera per ristabilire il vescovo nel- la sua sede, non valsero che a rendere piti arditi e numerosi idi lui avversari. JNel- r incursioni praticate dalle due parti, scorgendo il prelato l'ostinazione di que* d'Utrecht, scagliò contro la città sentenza di scomunica e d' interdetto, che però venne proibito a'magislrati di riconosce- re. Tuttavia nel 14^2 fu determinato di richiamarlojalìine di ristabilir la pace; ma il suo ritorno non produsse quel bene che si sperava , trovandosi quasi prigio- niero in nìezzo a un popolo sedizioso e mal placato. Allora l'arciduca Massiuri- liuno si recò alla testa di 12,000 uomini in .soccorso di David , ed insignoritosi d' Utrecht si fece riconoscere dal senato a'j settembre 1483 qual protettore tem- porale di questa chiesa. La storia delle peripezie di David si può leggere nella bolla Eocigltprotervorurn^eaìanataa fa- vore del prelato da Sisto IV, e riprodotta nella Gallia chrisliann. Il vescovo pas- sò quindi più tranquilli i suoigiorni,ch'eb- bero termine a Wyck-te-Duerstede nel 1496. Assai dotto, interrogava egli me- desimo que'che aspiravano agli ordini sa- gri, ne loro li conferiva se non dopo rigo- rose prove, ed un giorno di 3oo candi- dati 3 soli ammise agli ordini sagri. Ne fu successore Federico IV de' marchesi di Bade, per in»pegno di polenti signori in nome dell'imperatore Massimiliano I, ed il suo competitore Filippo de' duchi di Cleves ebbe il vescovato d' Amiens. Federico IV sostenne guerre con Alber- to di Sassonia sostenitore de' ribelli fii- soui, e col duca di Gueldria pel posses-

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M> d'alcune fortezze, il quuie ne) 1 5 1 i fu tlu'citladiui ti' Ulieclit, tnalcuiileuli del vescovo, dichiarato loro piotcllore per fili le«la a Fiorenzo d' Ysseisleiu paili- ^iauo del pieialo. Ora avendo questi leu- lalo luil iebUaio di scalar le mura del- la città cuiruiiito del ghiaccio, le genti di Gueldiia glielo iutpediruno. Lo svi- lito di sedizione cosi perseverante ne' cittadini d'Uliecht, era fondato perchè Federico IV tutto operava senza consul- tale gli stati , onde il prelato divisò di rinunziare il vescovato, e nel i5i6 lo cedette a Filippo di Borgogna, altro na- turale del deftjiito duca Filippo il Buo- no, e fratello di David, mentre poco do- po Federico IV mori di vecchiaia nel Bra- banle e il cadavere fu trasferito a Baden. Fdippu era aumiiraglio d'Olanda, onde contro la sua inclinazione e solo per «compiacere Massimiliano 1, acconsentì al cambiamento di slato , Leone X dispen* (>audulodagrillegitlimi natidi. I cittadini d'Utrecht videro questa nomina con ram- marico, pei che prevedevano che alla fine dovevano soggiacere alla dominazione austriaca; ma fu d'uopo piegarsi, e la ma- gistratura accordò con buona pace quel- lo che non avrebbe potuto ricuperare colla forza. Filippo quindi entrò in pos* Stesso di sua chiesa alla testa di i ooo ca- valli, ma non ne fu coasagrato che nel- l'anno seguente. Questo vescovo vide na- scere l'eresia di Lutero, e senza aperta- mente abbracciarla mostrossi disposto a favorirla. I progressi dell'armi de' duchi di Gueldria nella Frisia l'indussero onde far loro fronte a chieder soccorsi a Mar- gherita d' Austria governatrice de'Paesi Bassi; ma le genti da lei somministrate operarono in vece a vantaggio di casa d'Austria, che resero inleramente signo- ra della Frisia a'iS oltobrei523. Il ve- scovo finì i suoi giorni a Duerstede a'7 aprile i524 di 5^ anni. Questo prelato era dotto, ma mollo equivoco nella sua dottrina, e di costumi poco regolali, pru- (ieute e assai pohtico. Erasmo di Uotter-

U TU (lam gli dedicò il suo commentario sul- le due epistole di s. Paolo a Ti moteo.Ln* rico di Baviera figlio deireletlore Pala- tino, fu quello sul quale cadde la scelta de'capiloli d'Utrecht, sollecitati da casa d'Auatiia, per vescovo d'Utrecht. Di ma- la voglia solfrivano que' cittadini che si trovasse fra le mani del duca di Gueldria l'altra diocesi di loro provincia, di cui erasi quasi impadronito durante la guer- ra della Frisia. Enrico pertanto si assun- se l' incarico di ricuperarla, e nel iSiy palleggiò amichevolmente col duca di riscattarla mediante l'osborso d'una som- ma di denaro. Ma que'd'Utrecht,a'quali egli voleva imporre un tributo per que- st'oggetto, si rifiutarono di pagare pri- ma che non fosse eseguito il trattato ; parimenti il clero, che il prelato tentò d'aggravare con una particolare gabella, manifestò la medesima opposizione, e ve- dendo che si minacciava costringerlo, su* scilo una sedizione, dalla quale trasse partito il duca di Gueldria per impadro- nirsi d'Utrecht. Allora il vescovo ricorse all'imperatore Carlo V, ma le reciproche ostilità non ebbero fine che col trattalo concluso a Gorinchem a*5 ottobre 1 528. Essendosi le nuove erronee opinioni re- ligiose rapidamente sparse nel paese, se- condale dalle turbolenze, gli eretici Pro- tes tanti spiegarono partito pel duca, e gli episcopali ricorsero al patrocinio del- l'austriaco Carlo V. Onde ottenerlo fu mestieri di cedere a questo principe, an- che sovrano de'Paesi Bassi ossia duca di Brabante e conte d'Olanda, la tempora- le sovranità della chiesa d'Utrecht, ch'e- gli riunì alla contea d' Olanda, cioè le Provincie d'Utrecht e d'OverYssel. La cessione seguì con atto del vescovo in pre- senza e col consenso de' capitoli a' 2 1 ottobre 1 528, in mano d'Antonio di Sal- vaiiig conte d'Hogslraten incaricato dal- l'imperalpie Carlo V, e da lui accellala a' 2 dicembre seguente. Dice V Arie di verificare le date^ che Papa Clemente VII ratificò rS maggio 1 53 1 la Iraslazio-

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ne della sovranità temporale della chie- sa trUlrechl in Carlo V ; ed io aggiun- gerò come duca di Brabante e conte d'O- landa, colla bolla Romanus Poutìfcx^ presso la Gallia Christiana^ ma in data de'20 agosto i52g. Carlo V avea posio in Utrecht un presidio nella rocca mu- nilissima da lui costruita, ed avea pro- messo dal canto suo con allo de* 3o set- tembre i53o,che rinnoTÒ a'i2 novem- bre successivo, di conservar tutti i privi- legi della chiesa d'Utrecht, uno de'quali consisteva nel diritto de' capitoli d' eleg- gere ed istituire il loro vescovo; ma dice ìlNovaes, che poco dopo Clemente VH accordò a Carlo V la nomina del vescovo d'Utrecht. Enrico di Baviera, ristretto alla sola autorità spirituale, così poco se ne curò, che nel 1 Sag rinunciò il vesco- vato nelle mani del Papa, ritlrossi in Ger- mania, ove poco dopo ottenne il vescova- to di Worms, di cui era coadiutore, e mori nel 1 552. Così terminò la potenza temporale e sovrana della chiesa e de' ve- scovi d' Utrecht. Clemente VII nominò i.^'vescovo d'Utrecht senza tale principato il cardinale Willelmo Enchenvocr,c\ìe i Sanmarlani dicono|nalivo non d'Utrecht, ma hrahantimis patriae Silvae Diicen- sis, ossia Bois-lc-Duc. Risiedendo in Ro- ma, fece prendere possesso dal suo procu- ratore, e morì in Roma nel 1 534 ove sem- pre era rimasto. Gli successe Giorgio de* conti d'Egmont, che pacificamente go- vernò, ornando la cattedrale; più coll'e- seropio che colle parole istruì i fedeli, pio, limosiniero, diligente pastore, severo nel- l'ordinarei chierici che voleva idonei. Mo- rì nel 1559 nell'abbazia di s. Amando, di cui era amministratore e vi restò sepolto, il cuore venendo tumulato nella catte- drale d'Utrecht, di cui fu l'ultimo vesco- vo. Si ponno vedere la Batavìa sacra, h.. Malici, De nobilitate, de Advocatis Ec- clesiae et de Comitatum Hollandiae et Dìoecesi Ultraj'ectina, Amstelodamii 1816. Giovanni Vagenaar, Storia della patria^ che contiene ^li avvenimenti sue-

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ceduti ne* Paesi Bassi uniti, ed in par- ticolare in Olanda, dagli antichi teni' pi fino al ì'jSiy Amsterdam 1749: -^^<'' moria sulla dignità dello Statolderato nelle Provincie Unite, Amsterdam 1787. La Storia in parie fu riprodotta da Gof- fredo Sellio e da Benigno Dnjardin nel- r Histoire generale des Provincies- U- nics, Pa ris I 7 57 - 7 o .

Arcivescovato d' Utrecht e scisma della Chiesa d' Utrecht.

Carlo V d'Austria imperatore cede al suo figlio Filippo II la monarchia di Spa- gna (^^•), e la sovranità de' Paesi Bassi, cioè V Olanda e il Belgio^ che fece gover- nare dalla sua sorella naturale Marghe- rita d'Austria; ma introducendovi l'as- soluta autorità colla quale dominava la monarchia spagnuola, generando mal- contento, scoppiò poi in aperta ribellio- ne. Intanto penetrando sempre più ne' Paesi Bassi il veleno delle nuove eresie, a sostenimento della cattolica religione, di cui era zelantissimo, Filippo ]i sup- plicò Papa Paolo IV di aggiungere nella regione agli antichi vescovati altri, e di dichiarare arcivescovati le chiese d' U~ trecht per l'Olanda, Camhray e Mali" nes pel Belgio, il che eseguì eolla bolla Super Universas Orhis Eeelesias, de* 12 maggio 1559, Bull. Boni. t. 4> P»»*- I, p. 359. Alla metropolitana d' Utrecht assegnò per suffraganei i vescovi di Har- lenijGroninga, LeM'arden, Middelburg, Deventer (T''.). Queste chiese costituiro- no r episcopato d'Olanda. Peri." arcive- scovo d'Utrecht Pio IV a'i3 novembre I S^ I promulgò Federico Schenck de'ba- roni di Tautembergdi Frisia, preside del- la camera di giustizia di Spira, assai dot- to nelle divine e umane lettere , ornato delle qualità richieste in un pastore, as- siduo nel governo del gregge, esempio di pietà,erudito e facondo predicatore, scrit- tore e confutatore dell'eresie. Così la cattedrale d'Utrecht elevata a metropo- litana, tornò alla dignità in cui era sotto il suo x.° pastore s. Willibrordo. Frat-

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Innlo tìiIflfnndo<»i ne* Pnesì Rassi 1* eresia dt Calvinisti Ugonotti, solloii nome di Jiiendichi o Geusi, la lihellione andava* si organizzando, cnpitanala da Guglielmo 1 d'Or{in2;e, che orinata mano nel 1570 entrò nell'Olanda e Zelanda, dalle quali Provincie fu proclamalo stadtholder. In- di nel gennaio iSyp in Utrecht, come già dissi, si formò la famosa unione delle Sette Provincie unite, formanti la repub- blica d'Olanda, una delle rp.iali fu quella d'Utrecht, venendo solennemente dichia- rato stadtholder Guglielmo I, e perdute per sempre daFilippo 1 1, succedendo nella maggior parte de'popoli la rinunzia alla fedecatlolica per abbracciare l'eresia. Fu promesso che la religione cattolica ri- marrebbe libera e intatta, compresa la conservazione de'religiosi e delle morfa- che; per cui i' arcivescovo d' Utrecht Fe- derico co'suoi 5 vescovi sulFraganei cele- brarono un sinodo provinciale, e forniro- no di avvisi salutari il clero e il popolo, a non fidarsi delle fallaci promesse, e tener- si in guardia da' pestiferi errori che am- morbavano la regione d'Olanda. Malgra- do le convenzioni e trattati , confermati nell'unione d'Utrecht, i protestanti pre- sero la somma del governo, perseguitaro- no il clero, invasero conventi e monaste- ri, s'impadronirono de'beni ecclesiastici, oppressero in più modi i cattolici. La per- secuzione tosto prese grandi proporzioni, il clero secolare e regolare fu cacciato dal- le Provincie unite all'Olanda; la sede ar- civescovile d'Utrecht e le chiese vescovili sufFraganee furono empiamente soppres- se e distrutte, ed i cattolici miseramente dispersi, esiliali, calunniati, atrocemente perseguitali.L'arci vescovo d'Utrecht Fe- derico, afflittissimo ivi morì a'25 agosto i58o e fu sepolto nella sagrestia della metropolitana. Non ebbe successori, on- de i Papi nominarono vicari apostolici d'Ulrechtedell'Olanda, insigniti del gra- do di vescovi in partihus. La Gallia r/j/7>//V7«tì5 registra: IN. conte di Renebur- go. Giovanni Brukesio designato vesco-

U TR vo. SasboldoVosmero arcivescovo di Fi- lippi. Giacomo della Torre arcivescovo d'Efeso. Giovanni Neerkassel vescovo di Casloria. Indi riporta la serie de'preposli e tie'decani dell'antica chiesa d' Ulrecht. La s. Sede colla morte dell' arcivescovo Federico riguardò come estinto l'arcive- scovato d* Utrectit e il suo capitolo me- tropolitano. Di quanto precedetle,accom- pagnò e seguì la soppressione dell* epi- scopato d'Olanda, non meno dell'origine e progressi dello scisma della chiesa d'U- trecht, per aver abbracciato il Giansrni' stno (F.) con pseudo arcivescovo d' U- trecht, e pseudi vescovi d'Harlem e De- venter, ne trattai nel voi. L, p. 1 49 e seg., sino e inclusive al falso e scismatico Steen- hovcn, tutti condannati successivamente da'Papi, come scismatici e come gianse- nisti refiattari. Dappoiché i successori di Steemhoven, che poi riporterò, nell'esse- re eletti da'pseudi canonici vengono con- dannati da'Papi, nel ricevere la parteci- pazione da detto scismatico capitolo, che osa impudentemente chiederne la confer- ma. I giansenisti da circa un secolo e mezzo spiccati come membra putride dal vivo corpo della Chiesa di Dio , essi non- dimeno s'infingono appartenerle. Appe- na i pretesi arcivescovi e vescovi di tal setta hanno ricevuto la scismatica con- sagrazione , s' alFreltano di scrivere al sommo Pontefice parole di fedeltà , di sommissione e di ubbidienza. L'unica ri- sposta di sfacciata impostura, è la di- chiarazione dell' incorsa scomtmica, che suol esser loro inviala con lettere apo- stoliche sottoscritte dal segretario de'bre- vi a''principi, dopo pubblicate colle stam- pe e artisse dal maestro de'cursori apo- stolici ne'soliti luoghi in Roma, e princi- palmente nelle pareli esterne delle basi- liche patriarcali Lateranensee Vaticana, della Cancelleria apostolica, della Curia generale a Monte Citorio, della Piazza di Campo de'fiori. In forma di breve dal Papa si partecipava puvea'Dilectis Fi- liis universis catholicis in Belgio Bata^

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vo coìiinioranlihus. Atliinqitee come pro- misi nel luogo cilalo, vado ad accennare la continuazione dello seismo della chie- sa d'Ulrechl, ripetendo quanto rignaida

10 vSleenhoven. I due pretesi capitoli iVX]" liecht e d'Hailero dopo essersi usurpata la giurisdizione del vicariato apostolico dOlanda,quello sedicente d'Utrecht com- posto di 7 chierici refrattari giansenisti, nel I 723 elesse per proprio chifDerico ar- civescovo Cornelio Sleenhoven, che sa- crilegamente fu consagrafo nel 1724 da mg/ Domenico M.' Vailet vescovo di liabilonia , il quale pure era interdetto e scomunicato; ed invece di due vescovi assistenti, che non poterono trovare, con- tro le regole ecclesiastiche supplirono due falsi canonici. Papa Benedetto XIII sco- miinirò il nuovo pseudo arcivescovo e quelli che 1* aveano eletto e consagralo.

11 breve Qua so Ili ci ludi ne, dal Papa e- manalo a'22 febbraio lyaS e diretto: nili'ctisFiliisuniversis catholicis inFoc' dcrato Belgio commorantibns, si legge pure nel Bull. Pont, de Propagandafi- <^/r, Appendi X, t. 2,p. i i. Sleenhoven pre- tendendo di stabilire la nuova chiesa d'Utrecht die principio allo scisma tut- tora esistente. Poco dopo morì a'3 apri- le 1725 lo Steenhoven , ed a' 16 dello slesso mese fu da'refraltari giansenisti e- letto per nuovo prendo arcivescovo d'U- trecht Cornelio Berckmans Roitiers, il quale sacrilegamente consagrato dallo scomunicalo Varlet vescovo di Babilo- nia, fu come il predecessore sospeso, in- terdetto e scomunicato da Benedetto XI I \ col breve Novis istic, dei3 agosto i 725, Bull. Rom. 1.12, p. 23. Morto repenti- namente il Berckmans a' 1 5 maggio 1 782, gli fu sostituito dagli scismatici canonici Teodoro Wander Croon,che il suddet- to vescovo di Babilonia consagrò a' 28 ottobre 1783 collo stesso sacrilego rito de'due precedenti. Clemente XII con bre- ve de* 17 febbraio 1735 dichiarò nulla l'elezione di lui, ed esecranda la sua con- sagrazione, il perchè Teodoro si appellò

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al futuro concilio. Mori egli nel giugno 1789 , e dopo ^\n mese gli fu siurogato Gio. Pietro Meindarls, il quale Clemen- te XII col breve Magna nos, de'6 otto- bre 1739, Bull. Rom. l. i4> p. 392, lo dichiarò incorso nelle più severe censu- re, irrita l'elezione, vietandone la consa- grazione in arcivescovo, e proibendogli l'esercizio dell'ordine. Ma a* 18 dello slesso mese fu consagrato arcivescovo d'Utrecht dal sacrilego Varlet vescovo di Babilonia. Indi Papa Benedetto XIV col hveve Àuget Pastoralem, de'24 gennaio 1 74 r , Bull. Bened. XIV, l. r , p. 1 3, lo sospeseda ogni esercizio dell'ordine e giu- risdizione vescovile, dichiarò interdetto, scomunicato e proscritto come sedutto- re, lupo insidioso e (ìglio d'iniquità. Mo- ri frattanto il vescovo di Babilonia Var- let a'i4 n»fìggioi742, onde non restava alla setta giansenistica della falsa chiesa d'Utrecht altro vescovo che ilMeindarts, ['uomo più perduto nello scisma. Egli dunque perchè non mancasse la succes- sione de'vescovi scismatici della nuova chiesa d'Olanda, ravvivò l'estinto vesco- vato d'Harlem, e ne creò e consngrò ve- scovo a'2 settembre 174^ Girolamo de Bock, al qtiale Benedetto XIV prima col breve Quamquam inhaereuft, del (."set- tembre, Bull, cit., p. 92 , dichiarò nulla l'elezione e illecita, proibendo la consa- grazione;poi condannando la seguila,con- Irò il consagranle e il consagrato fulmi- nò la scomunica col breve Obsurdescìt quotidie magis, de' 20 dicembre , Bull. cit., p. I o3. Girolamo essendo morto 1' ( i dicembrei744> Meindarts gli sostituì a' 1 5 maggio I 74^ Giovanni W^an Stiphout pseudo curato d'Amsterdam, e nel luglio seguente lo consagrò, dandone parte con temeraria arroganza a Benedetto XiV, nel chiedergli la conferma del commesso suo reato. Il Papa col breve Hieronymo de Bock, de'26 giugno l'j^S, Bull, c'ìt., p. 236, annullò l'elezione del pseudo ve- scovo d'Harlem, e con censure gli vietò di farsi consagrare. Saputosi poi dal Pa-

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pa la seguila consagrazione, la con{!ann^ con sentenza di scomunica pe'fhlsi con- sagratore e consagrato, mediante ii bre- -ve Tarn praeclaram, de'28 agosto 1 74^, Bull, cit., p. 244- Di pii:i Benedetto XIV nello stesso giugno a vea condannato l'ap- pellazione d'ambedue al futuro concilio, col breve /altissimo Divinac Provìden- tiacy de'26 giugno, Bull, cit,, p. 287 : Damnatio et prohibitio libri yCiijus titu- lus est: Illustrissimorum, acRcverendis- siniorum Archiepiscopi Ultraj'ec tensile t Episcopi Harleniensis instriimentwn Appellalionis ad Concilium generalcm futuriwit a diiobus brevìbus a Sanctis- simo alias expcdilis ad Catholicos in Foederato Belgio. Questi brevi di Be- nedetto XIV e de' stioi predecessori sa- ranno nella storia ecclesiastica un perpe- tuo monumento non meno della perfìdia ostinata de'settari giansenisti d'Utrecht, che della pazienza e illuminata vigilan- za, come della energica e salutare severi- tà de'Papi in difesa della Chiesa e della purità della fede, onde preservare i cat- tolici olandesi dalie mani degli scismatici e da* loro errori. Finsero dipoi gli sci- smatici di volersi riconciliare colla s. Se- de, e però Benedetto XIV nel 1748 sta- bill avanti di se una congregazione di cardinali, dalla quale uscì il decreto de* 6 ottobre, in cui si dichiarava , che gii ultragettini sarebbero riammessi alia co- munione della Sede apostolica e della s. Chiesa, quando essi sottoscrivessero pu- ramente il formolario di Alessandro VII, nel quale si condannano le 5 Proposi' zioni(y.) cavate dal libro di Giansenio; e si sottomettessero sinceramente alle pontifìcie costituzioni emanate contro gii errori di Giansenio e di Quesnello. Que- sta sola richiesta fu confermata con altro decreto della stessa congregazione depu- tata delr.**maggioi749;nia gli scismati- ci stettero saldi alla negativa della richie- sta condizione, onde la s. Sede si vide necessitata a rigettare suo malgrado le loro istanze. Nel 1752 Benedetto XIV ri-

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c^s^ d'accettare il trattato; ma prote- stando gli scismatici con una dichiara- zione de' 1 2 settembre, che non avrebbe- ro acconsentito giammai alla sosci izione pura e semplice del formolario Alessan- drino , mai accettata la costituzione Unigenitus Dei Filiusy coWa quale Cle- mente XI condannò in globo f o i propo- sizioni di Quesnello contenenti il danna- lo giansenismo, per quante spiegazioni venissero loro date, cosi la proposta ri- conciliazione non si avanzò niente di più. Frattanto il sacrilego Meindarls nel 1 757 eresse nuovamente il vescovato di De- venter, ed a'25 gennaio 1758 ne consa- grò vescovo Bartolomeo Byevelt, pseudo parroco di Rotterdam, di cui fu riprova- la l'illegittima e incompetente elezione, come altresì la nuova erezione del ve- scovato, da Benedetto XI V con breve de' 29 dicembre I 758, col quale il Papa fece conoscere agli scismatici, che non erano essi tanto audaci nell'avanzare lo scisma, quanto egli vigilante nell'abbatterlo.Cre- sciulo secondo il narrato il niuiìero de* falsi vescovi della nuova chiesa d'Olan- da , il Meindarls essendosi arrogalo nel 1763 il diritto di metropolitano, convo- cò e tenne a' 1 3 settembre un sinodo pro- vinciale nella sagrestia della chiesa par- rocchiale di s. Geltrude d* Utrecht, al quale egli presiedè, coli' intervento de* pseudo vescovi sufTraganei della falsa chiesa d' Utrecht, cioè d* Harlem e di Deventer, di 6 canonici e 9 parrochi, tul- li come giudici (ecco il fonte donde il Ricci poi vescovo di Pistoia attribuì a* curati l'eguaglianza de' vescovi nel giu- dicare al suo famoso sinodo, che Pio VI condannò con bolla dogmatica), e di al- tri ecclesiastici, come teologi, che ne ven- nero fìno dalla Francia. In questo Conci- liaholo^W scismatici slessi slabilironoca- noni intorno alla fede, a' costumi e alla disciplina, come se perciò avessero l'au- torità, di cui erano privi. Il presidente ne pubblicò gli alti colla stampa, ed eb- be ii temerario ardire di parteciparli

UTR con lettera (le'2 i settembre al Papa Cle- mente XIII, adi domantiaine la confer- mn. Qiiesto vigilante pastore della Chie- sa universale , dopo maturo e rigoroso esame, e perfettamente consapevole del- le ree massiniedi questi scismatici, lo di- chiarò nullo, illegittimo e detestabile; lo chiamò conciliabolo d' Utrecht, ne re- scisse, irritò e cassò gli atti tutti , e ne vietò severamente la lettura, la vendita e la distribuzione. Ciò fece colla bolla Non sinc acerbo aiiinio, de'3o aprile 1765, Bull, Ro/n. coni. t. 3, p. 67, e Bull. Pont, (le Prop. fule^ l. 4> 9^- bidi Clemen- te Xi li col breve L'gregìatn a Nobis^ de* 29 ottobre 1765, Bull. Boni. cont. l. 3, p. i4o: Colonienses Unù'ersilateni coin- meiidat prò evulgato judìcio contra li- bruni Justìnii Febronii^et Acta Pseudo- Synodi Ultrajeciinae. E col breve Pa- storaltm Epistolani , emanato in detto giorno, Bull, cit., p. i/^w Cuni Episco- po Leodicnsi gratulatur prò pastorali ab ilio edita, etevulgatione Apostolicae Constitutionis,(jua Pseudo-Synodus Ul- trajectina proscrìbitur. Essendo morto Meindarlspseudo arcivescovo d'Utrecht, com'era vissuto, ostinato sempre nella sua detestabile disubbidienza, i falsi canonici d'Utrecht gli surrogarono Gualtero Mi- chele Van-Nieuwenhysen, che il pseudo vescovo d' Harlem Van-Stiphout consa* grò a'7 febbraio 1768. E Clemente XIII lo sospese, interdisse e scomunicò col bre- ve Etsi satisj dell. ''giugno 1768, Bull. Boni. cont. l. 3, p. 5 1 7, e Bull, de Prop. fide , t.'4j pi i5. Si riaprirono tuttavia i trattati di riconciliazione nel pontifica- to di Clemente XIV, fra le risposte me- morabili del quale, dice Cancellieri nel- la Storia de' possessi ù p. 4^4 > nierita menzione distinta quella che die ad uno che gl'introdusse il discorso della riunio- ne della chiesa d'Utrecht: Adorate, cjuae incendistis; incendile, quae adorastis. Le trattative dell'unione si proseguirono col successore Pio VI, ma siccome da questi Papi volevano gli scismatici uaa

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dissimulazione, che i refrattari medesimi detestano in Libcrioed in Onorio I, e dal- l'altra parte non volevano piegar la men- te all'apostoliche ordinazioni; così questi nuovi tentativi andarono nuovamente a vuoto, non ostante la costanza e la dol- cezza, che in essi vi adoperarono succes- sivan)ente i due nunzi apostolici di Brus- selles, Busca e Zondadari, poscia cardina- li, de'quali tutte le savie e zelanti premu- re restarono inutili, pe' cavilli solili de* giansenisti. Morì intanto nel dicembre 1777 il falso vescovo d'Harlem Van-Sti- phout, a cui dagli scismatici fu dato per successore Adriano Broekman , parroco diCorleuJjurg. Il Nieuwenhysen pseudo arcivescovo d' Utrecht, dissimulando le passale vicende, ne partecipò l'elezione a Pio VI, e con inaudita baldanza gliene domandò l'approvazione. A questa sfac- ciataggine inorridì il Papa, e seguendo le vestigia de' suoi predecessori diresse il breve Piane cognitmn vobìs, de'22 luglio 1778, Bull. Boni. cont. t. 6, p. 20, a' cattolici delle provincie unite d'Olanda, in cui riprovò e dichiarò nulla, nefanda, illegiltima e sacrilega tale elezione, la re- scisse ed abrogò il pseudo vescovo d'Har- lem Broekman da ogni uso della giuris- dizione vescovile, e sotto pena delle più tremende censure vietò al pseudo arcive- scovo d'Utrecht Nieuwenhysen, ed a qua- lunque altro ancorché legittimo vescovo o arcivescovo di consagrarlo. Sperava Pio VI che questo rigore temperalo da e- spressioni amorevolissime, facesse torna- re ravveduti i refrattari giansenisti al suo seno, ma con indicibile»,suo rammarico seppe, che a'2 i luglio si passò alla con- sagrazione dell'elello, dal quale lo stesso Papa ricevè una lettera scrittagli nel seguente, in cui gli partecipa l'avvenuto. A tanto eccesso di temerità stimò Pio VI di dover fulminare nuove censure col breve Dcdinius advos, de' 5 agosto, Bull. cit., p. 28, egualmente diretto agli stessi cattolici dimoranti nelle provincie olan- desi, ed a ferire que* pertinaci colla sco-

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niunica,i quali insultavano la s. Sede con lelteiedi simulata sommissiuno, accom- pagnate dagli atti della più ostinata disub- J>idienza. La nìorle del Dycvclt, clie si di- ceva vescovo di Devenler, die luogo ad altra sacrilega elezione nella persona di Nicola Nelleman, parroco di s. Orsola di 33eUt e canonico d'CJlreclil, segnila a' 2 settembre I 778. il IN'ieuwenliysen locon- sagrò a'28 ottobre, e con nuovo insulto j)rontameute partecipò l'elezione e la con- sagrazionea Pio Vl,ilqualecol breve iW va- et in cìies dcleriora, de' 18 gennaio 1779, Bull, cil., p. 64, le riprovò e a- natematizzò , rilavando in esso, die se alla cousagrazione di Broekman sedicen* te vescovo d'Harlem vi fu solitudine, a cagione del diinìnnìto numero de'settaii giansenisti, clie ogni giorno andava sce- mando nelle [)rovincie olandesi, questa del INelleman fu privala e clandestina, per arrossire il consogranle di sua ulte- riore temerità. Indi l'erudito ex gesuita canonico di Bergamo conte Luigi Mozzi nel I 785 stampò in Ferrara: Storia coni- pcndiosn dello scisma della niiovachie- sa d'L'tiechtf diretta a monsignor Ve- scovo di ... da D. A. D. C. All'egregioau- lore Pio VI spedì un breve di congra- tulazione. Ne die ragguaglio il Giorna- le. Ecclesiastico di Roma nel 1. 1, p. 23, il quale osserva e loda le riflessioni con cui si vendica la Cbiesa roo)ana dalle ca- lunnie de'suoi nemici, i quali pretendono tlie abbia esercitata tirannia contro gli nllrajeltini, e s'impugna l'insussislente e infame parallelo fatto dal conte di Trauts- inandorf della condotta della Cbiesa ro- mana riguardonglinllrojettini medesimi, con (|uelia tenuta da' vescovi africani a riguardo (ìe Donatisti. osserva altresì dall'autore della Storia, cbe la Cbiesa di Francia è andata su ciò coslanlemenle d'accordo colla romana, e cbe molte volle è stata quella lai." a esercitare al- cuni alti d' ecclesiastico rigore contro quella tal cbiesa , e molte altre cose si avvcilonu; precipuameiile, cbe tanto in

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Ulrecbt clic negli altri luoglii d* Olanda, il numero di que* cbe da Roma ricono- sciuti sono per cattolici e cbe vivevano contentissimi sotto la direzione de'vicari apostolici, era molto maggiore dell'altro. 1 nollre del bergamasco Mozzi si ha la Sto* ria delle ris'oUizioni della chiesa d'I!- trecìity Venezia 1787. Il Bercastel nella Storia del Cristianesimo, l. 34, n.°i86 e seg., ragiona de'maneggi degli ultrajel- tini per riconciliarsi colla s. Sede, ripro- vando la costante avversione all' ubbi- dienza , percliè lenendo sempre il lin- guaggio della rassegnazione, ricalcitrava- no a[)ertamenfe alle voci del supremo pa- store de'fedeli, e pretendendo di volerle seguire, conoscendo d'essere separali dal- l'unità dellu cattolica Cbiesa, e sforzan- dosi di fur credere cbe non ne erano punto disgiunti. Riporta egli pure i frat- tali di riconciliazione con commendati- zia dell'imperatrice Maria Teresa, inta- volati con Clemente XI V, onde concepite buone speranze da' deputali baiavi in- viati a Roma, tosto gli ultrojettini rima- sero delusi dal riferito risoluto e brusco dilemma pronunziato dal P^pa: Adora ciochehai abbruciato , abbrucia ciò che haiadorato. Intese dire: accettino prima gli ultrajeltini il formolario d'Alessandro VII e la bolla Unigenilus di Clemente XI, detestino la resistenza finora fatta al- l'uno e all'altra; pel resto ci presteremo a lutto, ma senza di questo non occorre di venire a parlamento, e li licenziò. Nar- ra pure i tentativi falli dagli ultrajetlini con Pio VI, andati a vuoto per ostinarsi nelle loro erronee privale opinioni , per orgoglio ricusando sollometlersi a' giu- dizi della Cbiesa. Parla ancora il Berca- stel de'pseudo arcivescovi e vescovi d'U- Irecbt, Harlem e Devenler, degli scismi di quelle cbiese, e de'brevi di riprovazio- ne di Pio VI. Nel i833 fu stampata in Fermo l'Allocuzione tenuta in Utrecht nel tempio cattolico di s. Martino a'RB, Pastori delle sagre missioni d'Olanda il 20 settembre i'jc)i dall'apostolico

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superiore arch>escovo di Nixihi Cesare Brancadoro, allora nunzio di Crusselles e poi cardinale, veramente degna di quel retante e dotto principe della Cliiesa ro- mana. In essa ricorda la visita fatta ne* luoghi delle missioni apostoliche «l'Olan- da, l'amministrazione de'sagramenti del- IaConfermazione,deirEucnrislia,deirOr- dine, del suo amore e sollecitudine ver- so il gregge afìldatogli, lo slato progressi- vo e lodevole delle missioni; e si ammira- no l'esortazioni evangeliche con facon- dia pronunziate. Ricordò a* detti parrò- chi ecooperatori. «Che dall'infausto prin- cipio di cpieslo deplorabile scisnja sino a' nostri, tulle le volte che o la temerità del capitolo ultrajettino si avanzò ad e- lensersi un arcivescovo, o l' intruso anti- canonicamente a tal grado pretese di de- stinare de'pseudo vescovi in Harlein o a Deventer, la s. Sede apostolica con let- tere in forma di breve di rette a'fedeli del- la federazione del Belgio, solennemente dichiarò così fatta elezione e designazio- ne illecita, nulla, irrita, invalida allatto, e la susseguitane consagrazione nefaria, sacrilega, esecranda , scomuniche fulmi- nando ed anatemi, e della cattolica co- munione privando, e denunciando come vitandi eletti insieme ed elettori , consa- grali e consagranti, e tutti coloro, che co- munque prestato a vesserò aiulo,consigl io, consentimento ed opera in tali elezioni e consagrazioni: non ignorate che la mede- sima s. Sede gli eletti e consagrati , de* quali parliamo, pronunziò sos[)esi da qua- lunque esercizio tanto dell' ordine quan- to della giurisdizione , e che tutte le de- stinazioni da loro fatte e da farsi per qualsivoglia officio al regime dell'aninje appartenente, decretò irrite e di nessiui tralore, e stabilì, che si avesse a riguardar come sospesi, ed anche irregolari , se a- vessero esercitalo gli ordini, tutti coloro che per l'autorilà di tali vescovi ricevu- to avessero l' imposizione delle mani". Rammenta i sunnoniinati Papi ch'ebbe- ro il costante iuteudimeuto d' estirpare

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questo scisma, deplorando che allora fra* gallicani emigrati e fra' preti esuli da Francia , per la fede de* padri loro e la fedeltà ai re, frequentavano le chiese sci- smatiche e nelle cose divine comunicava- no coU'arcivescovo interdetto, con pub- blico scandalo. Esortando i cattolici o- landesi a vivere separali e lontani dagli scismatici e da' loro seguaci, ma di non mai perseguitarli co'detti o co' fatti, con ingiurie o contumelie, dovendo esser be- nigni e compassionevoli, e piegare Dio perchè si ravvedino, secondo le paterne pontificie esortazioni. Gli successe nella soprintendenza interina delle missioni in- glesi, e qual superiore delle missioni d'O- landa, mg."^ Annibale della Genga arcive- scovo di Tiro e nunzio di Colonia, poi glo* rioso Leone XII. A suo tempo essendo morto il pseudo arcivescovo d* Utrecht Nieuwenhysen, a*io maggio i 797 gli fu dato in successore Gio. Giaconìo Van- Rhyn,checonsogròil falso vescovo d'Har- lem Broekinan; laonde Pio VI col breve Ferlaiiis ad Nos y de' 26 agosto «797, Bull. Rom. coiit. t.io, p. i (6, ne con- dannò l'elezione e la consagrazione , di- chiarandolo sospeso e scomunicato vi- tando. Il successore Pio VII ne rinnovò la sentenza, anche per aver consagrato » vescovo d'Hailem e suo pseudo suHraga- neoGiovanniNieuwenhysen, condannan- do e scomunicando ambedue col breve Dani urgente univcrsif del i.** ottobre 1802, Bull, cit., t. r r, p. 4^2. Elettosi a vescovo di Deventer Gisberto de Jong, Tarcivescovo Rhyn lo consagrò assistito dall'altro scismatico vescovo d' Harletn, contro lo statuito da' sagri canoni e dal pontificale romano, e de Jong ebbe l'ar- dire di parteciparlo a Pio VII con lettera. Il Papa col breve Perlatae ad Nos-^iìtì 1 4 dicembre i8o5, Bull, cit., t. 12, p. 4oo, condannò tale elezione e consagra- zione, i falsi arcivescovo e vescovi e chiun- que vi avesse cooperato, dichiarandole ir- rite, nefande, sacrileghe, illegittime, per- chè fatte contro le leggi della Chiesa, e

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che fossero riconosciuti per scismniici e scomunicali vitandi. Il pseuilo de Jong vescovo di Devenler,dopo over conlribiii- lo all'elezione di Willibroido Vai» ()s a scismatico arcivescovo d'Utrecht, locon- sagrò a' 24 api ilei 81 4; e Pio VII nello slesso anno col breve Inter niaximns, de'7 settembre, Bull, cit., I.i3, p. 827, condannò l'elezione e 1' ordinazione , di- chiarandole illecite, nulle, illegittime, sa- crileghe, fuhnininidu l'anatema conlro i sedicenti vescovo e arci vescovo,non meno conlro quelli clie vi cooperarono. Narra il n.° 67 del Diario di Roma del 1825, che gli ostinali scismatici d' Utrecht a- \endo proclamato di recente vescovo di Deventer GuglielmoVet,-il quale con let- tera de'i3 giugno 1825 non arrossì di rendere consapevoledi sua elezionee con- sagrazioneil Papa Leone XII; penetrato il santo Padre da quest'esempio di per- tinacia negli errori giansenistici, e nella disunione dal centro dell'ortodossa uni- tà, a' 19 agosto diresse un breve aposto- lico a tulli i cattolici dimoranti nel Bel- gio Datavo per avvertirli della nullità di tal promozione, e dell'ecclesiastiche cen- sjue da cui Irovansi innodati tanto il pro- clamato quanto quelli i quali nella sacri- lega inaugurazione sua avevano avuto parte; e paternamente gli esortò a fuggir- ne il consorzio, e rimanere costanti nel- la cattolica comunione. Terminando il breve con mostrare il più vivo deside- rio del ravvedimento de'traviati, che es- so implora con fervide preci al Signore. Dice l'Arlaud nella Storiadi Leone XII^ che essendo l'Olanda agitala dalle tur- bolenze che vi suscitava una riunione co iiosciuta sotto il nome di piccola Chie- sa^ Leone XII col dello breve si rivolse a'caltolici d'Olanda, gemendo nel veder la Chiesa cattolica turbata dallo scisma d'Utrecht; ed osando Guglielmo Vet ap- pellarsi vescovo di Deventer, con aver a hii notificato la sua elezione, con lettera che r intruso avea studiatamente inor- pellala di adulazioni, secondo i canoni del

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codice giansenistico. Riporta il n.T) del 1 Hai io di Homa del i82(), che essendo morto lo scomunicato e scismatico Van Os arcivescovo d' Ulreclil, gli scismatici di sua setta, sempre costanti nella loro perlinacia, siurogorono a lui con crimi- nosa illegalità Giovanni Van Santen; il quale unendo l'insolenza alla colpa, con audacissima lettera osò annunciare In sua elezione e consagrazione alla s. Sede, ri- cercando da Leone XII d'essere ricono- sciuto per legittimo pastore delia chiesa d'Ulrecli l.Non poteva il Papa in tale cir- costanza dimenticare, siccome quegli sci" scismatici avrebbero voluto, la sua digni- tà di supremo Gerarca, l'autorità della Sede apostolica, e le prescrizioni de'sagri canoni: onde con lettera apostolica de'i3 gennaio 1826, diretta a tutti i cattolici del Belgio Baiavo, nella pienezza de 'suoi pontificii poteri, sottopose rigorosamen- te Giovanni Van Santen alle medesime censure ecclesiastiche di i.^ classe, delle quali era stato gravato da Pio VII il pre- decessore Van Os. Il Santo Padre nondi- meno, in mezzo a'suoi giusti rigori, non volle chiudere allo scismatico le vie del ravvedimento, ne toigli la speranza del perdono; per cui si degnò far sapere pa- ternamente, colla lettera apostolica, che se il Van Santen abiurava il suo scisma, ubbidiva alle leggi di s. Chiesa, veneras- se i decreti della s. Sede, egli lo accoglie- va cou»e figlio carissimo fra l'amorevoli sue braccia, contento di poter esclamare: Abbiamo curato la Babilonia^ ed ella e sanata. Sia benedetto il santo nome di 7>^/o.GregorioXVI (che da cardinale qual plenipotenziario di Leone XII avea con- cluso col re de' Paesi Bassi il concorda- to che riporta il Bull. Rom. cont. nel l. 1 7, p. 90, che il Papa approvò colla bol- la Quodj'aindiu maximis^ de* 1 6 agosto 1827, e promulgò nel concistoro de' 17 setlefnbre coll'allocuzione Quas prò in- staurandisy loco cit., p. 94; quindi altre cose dovè operare sotto Fio FIIIj e ri- ferii il tulio ne'qui ricordali articoli) col

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breve In Snncta hac Pi- tri iSer/^,de'4 set- tembre 1 843,coiidannò l'elezione e la con* sagrazione d'Enrico Giovanni Van Bimt nuovo vescovo falso d'Harlem, consiigia- lo da Vaii Sanlen arcivescovo scismatico d'Utrecht, pronto di ricevere ambedue nel grembo della Chiesa cattolica seab- biiirassero i loro errori. Nel i853 Er- manno Heykamp divenne nuovo vesco- To settario di Devenler, ed imitando l'u- so degli scismatici suoi maggiori, scrisse le soli le frasi alla s. Sede. Il regnante Pio IX in virtù del potere apos^tolico scomu- nicollo, e con lui quanti concorsero alla nomina e alla consagrazione del mede- simo, ordinando ne' termini più formali che tutti i cattolici abbiauli in conto di scomunicati. Nel voi. LXXIlljp. 4^, nar- rai quanto precede, accompagnò e segui il decretalo dogma dell'Immacolato Con- cepimento di Maria Vergine, nel dicem- bre 1 854 promulgato dal medesimo Pio IX; e uell'accennare le dimostrazioni so- lenni e universali di giubilo religioso per slcomuiovente avveiémento, ricordai pu- re quelle de'catlolici del Belgio e dell'O- landa. Quindi osarono gli attuali 3 falsi arcivescovo d' Utrecht, e vescovi d' Har- lem e Deventer , scismatici e giansenisti della provincia d'Utrecht, tulli scomuni- cali e già condannati dalla s. Sede, di pub- blicare una riprovevole pastorale col ti- tolo: l'ierderliik Ondcrrìgit van den Aertshisscop van Utrecht , en de Bìss» choppcn van Ilaarlenien Deventer over de Oubevelekte Ontvangenis der IL Maaagd 31aria(\L\e&\.: Instruclio Pasto- ralis Archiepiscopi Ultrajecti ac Episco- porum Harlemensis, et Daventriensis su- per Immnculata Couceptione D. Mariae Virginis). Te Utrecht, By J. z\.Van Woe- slenbergi856. Con decreto della s. r. In- quisizione de' 4 dicembre i856 fu con- dannata e proibita di stamparsi, ritenersi e leggere da' cattolici l'iniqua Pastorale con grave censura , e posta nell' Indice de' libri fìToibitiy il tutto approvando il Papa Pio IX.

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Ristabilimento della Gerarchia eccle- siastica nella Neerlandia o Paesi Bassi.

Conviene che anzi tutto faccia un fu- gacissimo cenno del riferito da me al- I'articoloPAESiBASsi,per meglio compren- dere quanto precedette il glorioso avve- nimento, e quali cose lo prepararono e maturarono. Grande fu il male che pro- dusse a'cattolici l'infelice, deplorato e o- stinato scisma della sedicente chiesa d'U-^ trecht, infinite le vessazioni e le violenze patite, pe'giansenisti e pe'dominanti protestanti; mirabile ed edificante la co- stanza nella vera fede de' medesimi cat- tolici. In conseguenza dell'insurrezione del 1787 de'Paesi Bassi contro Giuseppe Il imperatore d' Austria, i cattolici della repcdjblica d'Olanda doveano ricuperare la libertà religiosa; ma quantunque la chiesa cattolica fosse annoverata tra !e religioni tollerale dallo stato, soltanto nel

I 798 ricuperarono esse le chiese e altri loro edilizi, tranne i cattolici , che però nel resto furono emancipati, prima essen- do malamente tollerato il loro culto. An- zi nell'Olanda settentrionale che a'catto- lici per la loro immensa maggioranza si doveano restituire tutte le chiese e altro, poco essi ottennero. Nel 1806 1' Olanda da Napoleone I imperatore de'francesi fu eretta in regno a favore del fratello Lui- gi, padre di Napoleone III regnante im- peratore de'francesi, indi nel 1 809 la riu- nì al suo impero, ed i cattolici provaro- no alcuni miglioramenti. Però nel 181 5 nell'erezione del regno de'Paesi Bassi, in cui fu compresa, nuovamente la chiesa cattolica fu posla sotta una specie di tu- tela, e quindi dal governo neerlandese si operò sempre a danno de'catlolici. Il per- chè Pio VII, ch'era entralo in trattative col governo per organizzarvi l'ecclesiasti- ca gerarchia, non ebbe la consolaziooedi vederne il progresso, restando troncate.

II riportato concordato tra Leone XII Pa- pa e re GuglielTno I, concluso dal cardi- nal Cappellari e dal coute di Cellus nel

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1827 , ili che riparlai n Umvebsita di LovAKio e nella hiogialia ili Pio Fllly per volere del governo non recò a Inlli i cntlolici del regno, e spccialmenle alla chiesa d'Olanda, qne'vanloggi ch'erano siali slipolali. Leone XI 1 e il cardinal Gap- pellari ebbero con tale allo precipuamen' le in mira il rislabilin^ento delld gerar- chin cailolica per tulio il regno, ina nel- l'esecuzione del concordalo la sola parie meridionale del regno, ossia il Belgio, ne provò gli ellelli. Finainienle neh 83 i la rivoluzione del Belgio, da'Paesi Bassi se- parò affatlo le provincia meridionali, co* stituite nel nuovo regno del Belgio^ ri- conosciuto da Gregorio XVI col manda- re un nunzio apostolico in Brusselles, re- stando le Provincie settentrionali sollo lo scettro di Guglielmo l,col nome di regno INcerlandese o óe' Paesi Bassi. Dopo a- vere riferito nel ricordalo articolo una rassegna storica intorno allo sialo della religione cattolica in Olanda e altre prò- vincie settentrionali, dalla fatalissima pre- tesa riforma sino al 1 840, aggiunsi le no- tizie sino ali85o; e passai indi a descri- vere la ^fissione delle ^ Arcipretured' O- landa o settentrionali de'Paesi Bassi, che per loro eterna sventura con ribellarsi a Filippo li abbandonarono la religione cattolica per abbracciare l'eidetica sella del calvinismo. Pertanto descrissi le mis- sioni,! decanali e loro luoghi. i.° Dell'ar- cipreture ^'Olanda e di Zelandayhi.* con Amsterdam capitale dell'Olanda, già costello d'Amslel, residenza dell'aicipre- le d'Olanda, da Napoleone 1 dichiarata la 3.^ cillà dell'impero francese, dopo Pa- rigi e Roma; la 2/ con residenza dell'ar- ciprete di Zelanda all'Aja capitale del regno de'Paesi Bassi, coulenenle l'arci- prelura anche Harlem, lacui cattedrale è la più grande dell'Olanda, non che Mid- delburgo. a.'^Deirarcipretura d'Utrecht, colla residenza dell'arciprete in Utrecht. S.** Dell' arcipretura di Gueldria, con Arohem residenza del suo arciprete. 4" Pell'arciprelura di Over Yssel oXhweu-

UTR the, con Delden capoluogo, risiedendo l' arciprete in Vasse presso Almeloo. 5." Dell'arciprelura di Salland e Drenlhe,co' capoluoghi Zwolle della 1.' provincia, e Assen tiella 2.* residenza dell'arciprete. 6. ''Dell'arciprelura di Frisia o Friesland, con Lewarden capoluogo e residenza del- l'arcijìrete. 7.° Dell' arcipretura di Gro- ninga,con Groninga capoluogo e residen- za dell' arcip) eie. Queste provincie cosi divise costituiscono 7 arciprelure o di- stretti, a ciascuno de' quali presiede un arciprete, che sotto di se ne' decanati in cui sono riparlile l' arciprelure hanno molti parrochi, con 4 06 parrocchie e 4^0 chiese. La missione dipende per la s. Se- de iuimediatamenle dalla cardinalizia congregazione di Propaganda ^/V/c. L'in- caricalo d'affari 0 inleruunzio apostolico del Papa all' Aja, per decreto di Grego- rio XVI nel i83i fu dichiarato vice-su- periore delle medesime missioni d'Olan- da. Inoltre riportai la statistica del clero secolare e regolare, degli stabilimenli s\ di pubblico insegnPnìento che di pia be- neficenza. Dissi che nel 1834 il governo regio offri uno stipendio al clero cattolico, cioè un 3." dell' assegnato al protestante, facendo il confron lo numerico de'catto- liei cogli acattolici. Dal 1840 in poi, os- sia dal re Guglielmo II soltanto si verificò la libertà del culto cattolico. Siccome il il re Guglielmo 11 pel suo regno d'Olan- da o Paesr Bassi nel 1840 voleva attua- re il concordato elaboralo dal cardinale che allora governava la Chiesa col nome di Gregorio XVI, per le gravi opposizioni che trovò ne'prolestanli, si contentò che intanto ilPapa istituisse i discorsi vicariati apostolici e meglio stabilisse i preesisten- ti. Finaluìente tiescrissi i 5 vicariali apo- stolici de'Paesi Bassi del Brabanle setten- trionale, i, ''Il vicariato apostolico di Bois- le-Duc, dicui neh 83 I Gregorio XVI fe- ce amministratore apostolico d. Enrico Den-Dubbelden, indi nel 1842 lodichiarò vicario apostolico e vescovo d' Emmaus in parlibusj e nello stesso tempo gli as-

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segnò per coadiutore mg/ Giovanni Zuy- sen (alluale arcivescovo tl'Utreclil) e ve- scovo ili Gena in parlibus , dappoiché iti tulli i vicariali aposloiici d'OIamla, co- me in Inghilterra eaIlrove,quel Papa vol- le porre de'vescovi, pel da lui vagheggialo proponimento e vasto concetto di ripristi- narvi la gerarchia ecclesiastica. 2." il vica- riato apostolico di Grave, Ravestein e Me- gen, eretto neh 83 i daGregorio XVI, e lo dièinainmiiiistrazioiieal precedente vica- rio apostolico con residenza in Grave. 3." 11 vicariato apostolico di 13reda, istituto nel i8o3 da Pio VII, e meglio stabilitone! 1842 daGregorio XVI,e vi pose un vesco- vo a vicario apostolico, con residenza in Creda. 11 vicaiiato apostolico di Liin- bargo,neli84o istituito da Gregorio XVI con estensione grandissima, e nominò un vescovo a vicario apostolico, con residenza in Limburgo. 5.° Il vicariato apostolico di Lussemburgo, istituito da Gregorio XVI nel 1840, dichiarantlo un vescovo vicario apostolicOjCon residenza in Lussemburgo. Oltre la descrizione tle'luoghi de'mento- vati vicariati, ragionai dello sluto religio- so di ciascuno, e notai che tali vicari apo- stolici furono consagrati damg."^ Cornelio Lodovico barone di W^kersloolh e di Schalkwyk, da Gregorio XVI tanto sti- mato enei 1 832 fatto vescovo di Curiuni, il i.° vescovo olandese che dopo piti di 100 anni fece residenza in Olanda, e si recò in Roma a*3i gennaio i84o. L'in- defesso zelo religioso di Gregorio XVI per la propagazione ed esaltazione della Chiesa universale non si limitò alle cure paterne delle 7 arcipreture delle missio- ni d'Olanda, ed allo stabilimento de' 5 accennali vicariati apostolici della slessa ede'Paesi Bassi, ma come narra ancora ing."^ Fabi-Montaoi a p. 6, // Semina- rio Pio , moltissimo caldeggiò e sospirò la restituzione alla Neerlandia e Paesi Bas- si della sua gerarchia ecclesiastica, il che pure dichiarò il venerando successore Pio iX coll'allocuzione Curii placucrit,\\(\uiì' ebbe la gloria di poterla cifettuure nel

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modo che vado a narrare, avendone io già fallo cenno nel più vulte citato articolo pubblicato nel i S5 r ,con dire delle copiose suppliche indirizzategli da'cattolici d*0- landa per ottenere de' vescovati come in nntico. Perciò raccontai, che nel dicem- bre i85o il governo acattolico d'Olandii del reGugliehno 111 regnante, mentreera internunzio apostolico e vice-superiore delle «nissioni d'Olanda mg.XarloBelgra- do (ora vescovo d'Ascoli, e di cui nel voi. LXXzMI, p. io5), avea manifestalo un profondo rispello alle libertà religiose, col dichiarare che vedrebbe colla mag- gior soddisfazione il ristabilimento della gerarchia della Chiesa cattolica ne'Paesi Bassi, coerentemente al principio e alla GOtnunicazione nel 1 84*2 latta sotto il pon- tilìcato di Gregorio XVI, al sinodo della sedicente chiesa riformata Neerlandese de* Paesi Bassi, per la libera organizza- zione delle dilferenti comunioni religio- se; principio confermato poi nel 1848 nella revisione delle leggi fondamentali. Ora colla Civiltà CaUoiica e l' udiciale Giornale di Roma vado a narrare il gran- de alto pontilìcioesua ammissione, che Iddio operò per via di ragionévole discus- sione nell'Olai da acattolica, da prima infuriata di veder rimessa ne'propri stati l'ecclesiastica gerarchia de'cattolici ; gri- dò irragionevolmente come nuove usur- pazioni, d'invasione papale, d'ambizione, di rei disegni. Ma queste grida non eb- bero nemmeno il merito della novità del- l' oggetto al quale furono applicale, ed ebbero dall'altra parie il grande vantag- gio d'essere già stale cor»futate di recen- te da'falti d'Inghilterra nella restaurala gerarchia cattolica con J^Vestniinster(f'' .) per melvopolitana. L'Olanda acattolica, condotta a più ragionevoli cousigli, rico- nobbe poi come legittimo l'operato dal Papa, e couje richiesto dal bene stesso de' suoi nazionali ; n)entre colla creazio- ne della nuova provincia ecclesiastica d'Olanda 0 regno de' Paesi Cassi cessa- rono le missioni delle 7 arcipreture ed i

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vicariali apostolici, tranne quello di Lus- seiiibiirgu che lo leggo ancora registrato nelle nOìciali Notizie di Roma del i JS "Jy e dell 858, ina senza il vicario apostolico, perchè wg/Laurent vescovo di Chersona e l'alto da Gregorio XVI morì neh 856. Tultavolla posso io qui dichiarare, che venne tosto dichiarato pro-vicario aposto- lico il presente mg/ D. N. Adanies. Narra la Civiltà Cattolica^ 2." serie, t. 2, p. 344 e 4^3, che a ben comprendere la que- stione agitala nell'Olanda per la ripristi- Dazione della gerarchia cattolica, è ne- cessario accennare alcuni preliminari. >i Nel i8i5 dopo assestati gli aifari po- litici d'Europa entrò la s. Se(Je(o l^ioVU) in trattazioni col governo de'Paesi Dossi per organizzarvi l'ecclesiaslica gerarchia; ina ogni fatica tornò vana e i negoziati rimasero per allora iudeljniti. Questi si ripresero 12 anni dopo (da Leone XII) con esito più fortunato in quanto allo sla^ bilire il diritto e conchiudere il patto (il concordato suddetto) ; l'esecuzione però non rispose che in parte alle promesse. Poiché, sendo decretato che tutto il re- gno formerebbe una sola provincia eccle- siastica avente il metropolita a Malines nel Belgio, e due vescovi suliraganei ad Amsterdam e Bois-le-Duc nell'Olanda, il decreto non fu tradotto alla pratica che nella parte meridionale del regno. Indi a 3 anni sopraggiunsero le rivolu- zioni che travagliarono per un decennio l'infelice paese, llnchè il Belgio nel 1840 venne decisamente riconosciuto padrone di se e staccato dall'Olanda. Allora il re Guglielmo II mise mano all' esecuzione dei patto che dal 1 827 ancor restava ad attuare nella porzione a lui rimasta del regno. Ma i protestanti ed i nemici di Roma, coloro stessi che aveano semina- to tanti mali alla patria, levarono cosi alle le grida e le minacce, che il sovrano intimorito pensò di soprassedere ancora di vantaggio, e fu convenulo col nunzio (di Gregorio XVI che poi lo creò cardi- nale) mg.' Capacciui di temporeggiare

UTR alquanto, finché si calmassero gli animi inaspriti. Intanto rimanendo le altre pru- viiicie inistalo di missione, si eressero (ila (Gregorio XVI) pel Brabante selleiilrio- naie e per il Lind)urgo 3 vicariali apo- stolici, che durarono (ino all'aprile 1 853. Sopraggiunse il 1 848, anno n»alaugui alo a tante nazioni, meno fmieslo [)erò a'cat- lolici olandesi; perché la nuova costitu- zione che riconfermava il princi[)io del- la separazione dello sialo dalla Chiesa at- tribuì a tulle leconumioni religiose il di- ritto di ordinarsi secondo le leggi del pae- se. Quindi ebrei e proteslanli tolsero a riorganizzare i loro culli. Anche i catto- lici protetti dulia legge che noi divieta inviarono al S. Padre (Pio IX) nnu»erose suppliche pel riordinamento della tanto sospirata gerarchia. Le Iraltalive ebbero luogo,e noi ne accenneremo le principali, dopo indicato brevemente quali siano i nemici contendenti a' cattolici quella li- bertà che loro concede la costituzione. Mollissiuji sono in Olanda i partili acat» lolici; possono però ridursi a 3 principa- li, abbraccianti ciascuno buon numero di peculiari frazioni, e sono : i sedicenli Ortodossi, le Società segrete, etl i Con- seri'alori. 111. "degli or/or/o.y?/, capitana- to da Groen vanPrinslerer membro del- la 2.^catnera, aspira a ripristinare la dot- trina formolala nel sinodo di Dordrecht (eretico) l'anno 1618, perciò vorrebbe tornar le cose com'erano avanti il 1798, epoca dell' emancipazione de' cattolici neerlandesi, quando cioè la religione di stato era la calvinistica e malamente tol- lerato ogi»i altro cullo. All'antico ordine governativo bramerebbe accoppialo il si- stema costituzionale, ch'esso dice poter- glisi benissimo accordare. Questo parti- to nelle sue tendenze é implacabile av- versario del 2.° : le società segrete^ nu- merosissime nell'Olanda e non per anco tulle conosciute. Le principali sono VJj- niias fondata da protestanti appartenen- ti alla magistratura o all'alio commer- cio j ha per iscopo di nou favorire^

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proteggere se non il proteslanlesimo per mezzo ilella fiirza maleriale : \' Assisten- za cris Liana ^dìQ mira a conservare i pri- \ilegi religiosi trasmessile d;igli avi, e data occasione, [)rocaccia pervertire con tlcnaro i poveri cattolici traendoli all'a- postasia in \\\\ co'Ioro figli : la Tucuda intesa a comprare l)eiii stabili tra'calto* liei per innalzare parrocchie e stabilirvi ministri protestanti : quella del Be/i es- sere istituita per sovvenire i protestanti miserabilijspeciidmente per ispegnere lo- ro qualsiasi desiderio d' abbracciare il catlolicisnjoj tiene l'occhio a'fanciulli na- ti di matrimonio misto, cerca d'istruirli fin da'primi anni, li soccorre bisognosi, li raccoglie orf.melli : fìnalmenle la più sfacciata di tutte appellasi Pliylaclerion, la quale, oltre allo spiiito [)articolare di proselitismo che la informa, promette, salve rarissime eccezioni, di non far ma- trimoni co* cattolici, torli al servizio, contrattar con loro, dar loro alcun lucro ec. E ciò basti delle società segre- te e de'loro scopi peculiari esternamen- te professati. Che poi oltre a' fini sopra enunciati esse non ne abbiano degli altri più rei e nascosti sarebbe stoltezza il non supporlo: tuttavia egli è fuor di propo- sito lo scrutinarli in questo luogo. Di- eia m solo che le Società segrete sono ge- neralmente avverse agli ortodossi^ per- chè democratiche e naturali alleate della più pura democrazia d' ogni paese, fo- mentano in patria e fuor di patria la. ri- voluzione e l'anarchia. amano punto il protestantesimo se non in quanto ser- ve loro di arma raicitliale a danno del catlolicismo. Vogliono libertà piena e in- tera, e fingendo divozione alla casa d'O- rani'easo'inanoal ristabilimentodell'an- lica repubblica olandese. Leggono nelle tendenze degli ortodossi un ritorno al dispotismo oligarchico, a cui esse hanno giurato eterna guerra. II 3." parlilo è il Conservatore^ il quale rimpiangendo i molti privilegi perduti dopo remancipa- zioae de'cattolici, fa suoi bfurzi per riac-

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quistarli ; odia pertanto V articolo della costilu/Zione che favorisce la libertà de* cattolici, e qualsiasi ministero si mostri inclinalo a volerlo osservare. A* conser- vatori appartengono per ordinario i Do- mine o sian ministri del cullo prote- stante. Questi percepiscono di grasse pre- bende ; an>ano la tranquillila e la pa- ce, l'erciò guai se arrivano a subodo- rare una qualche riforma che metta in pericolo l'invidiabile loro slato! Non sono alfallo avversi a' cattolici, guar- tlavano però coll'occhio del prefàzio, co- me si suol dire, il ministero Thorbecke per certo suo progetto di legge ni lima- mente proposto. Temevano che il prov- vedere a'poveri non dilfalcasse loro le pro- pine; era più che probabile che volendo riformare l' università non introducesse un qualche articolo a danno delle catte- dre protestanti, e infine che il loro culto non fosse più lutelatoedirelloda un mi- nistro speciale. I 3 partiti suddetti, quale per un titolo, quale per l'altro, aveano in ui'C'ia il ministero '. il n.° 58 del Gior-

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naledi /io//7<^i del 1 853, riporta l'allocu- zione fatta al sagro collegio dal Pa()a f*io IK nel concistoro de'y marzoi853, Cam placnerit niisericordiaruni Palri^ sulla instaurazione dell'ordinaria gerarchia e- piscopale nel regno d'Olanda e del Bra- banìe settentrionale. Do[)o aver dello co- me Papa s. Sergio 1 istituì la sede vesco- vile d' Utrecht « come vi pose al gover- no s. Wilhbrordo, encomiato s. lionifacio e gii altri insigni pastori della medesima, souiiiuiiKe averla Paolo IV decorala del

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grado di metropolitana con vescovi sulfra- ganei. Pticorda la luttuosa perturbazione recalale da'novalori per far abbandonare al popolo il catlolicismo per seguire i loro errori, quindi dell'eresia che la soppresse, e quanto fecero senza intermissione prov- vidajnente e sapientemente pel manteni- mento della fede caitolica nella regione d'Olanda e del Brabanle i Papi Gregorio Xin,CiemenleYIll,Alessandro VII, Cle- mente 1 X, Innocenzo XII, Benedetto XIII

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t: Beiieiletto XIV; siiigolai mente colle sue sollecilnclmi: « Gregoritts A'/'/ Pniede- cessar JVoster omneiii operainail religio- nis ncgolìd in illis regionibus tnagii ma- gisniie coiiinonenda^ et tid tcclcsuisticani (liscipUiinin inslaiirandani conliderit. Et- si vero Pracdectssor Nosler,Seretiissimo ìlio Rege ftiverUCy haud omiscrit nmlla piovide sapieiìlerque consiilutre,nc prue oculis habert- exoplnlaniEpiscopalis ilie- rarchiac imUitiratioiietn, tiifne'i ob leni- poruin adjuncla ìuijusniodi opus lune minime urgenditni tsse duxit, hac Fieri' rios aposloUcos Episcopali dignilnle or- ualos in Brabanlia augendos censuit. /- taqtie veìieintiiter laetamur^cufii Nos di- i'inu clcuìcnlia, licei imintrilos^ reservas- se K'ideatur adilludopuspcr/icicnduui, in quo Praedectssorts Nostri tanta cura et studio tlaboraverant. Equulein ubi in- scrutabili Deijudicto ad liane subliniein Principis Aposioloruin Caihedrani evecti fuimusy dlico suinina alacritatCy omnique soUiciluduie curas, cogitationesque IVo- stras ad ecclesiastica illius He gai ne golia convertiinus. Acpro apostolici Noslmni- nisterii inunerCy etsmguLiri dia cliarilate^ qua ejusdein Regni Jidtles prosequiniur, ndiil e erle antiquius ìiabuiinus^ quain ea omnia peragercj quae et saticiissimae no- strae Religionis rationibuSj et eoruuuleui fidelium uldUali maxime conducere pos- seni. Incredìbdi igilur animi nostri con- solalione perspeximus tandem advenisse illud lem pus tantopere exoptatutn, quo ibi cuni maxiino rei catholicae emolu- mento^ elillorunifidelium bonoEpiscopa- lis Ilierarcliia ex comniumbus Ecclesiae regulis possit instaurari. Namque ani- madverlimuSyCalkolicam in co Regno re* ligionem^Deo bene /uvaute^/nagis in diem progredi , et permagnum cat/iolicoruut ibi degeulium numerum passim augeri, et benevolam ac propensam esse illius Se- renissimi Regis erga calholicos ipsos sibi subjectos voLuntalem^et quoti die magisea amover i impcdimenta, quae rei catholicae olim advcrsabanLur , quaequepeuitus a-

U T R movcnda esse confidimns oh illoruni ae- qnitaiein et justitiani^ qui illius gubernii rei moderanttir,atque administrant. Ac- cedit etiam , ut non soluni feiierabiles P^ratres,qui Ficarii Apostolici mane re ibifunguittur, veruni etiam nniversus ille clerus, et quamplurimi laici viri ciijusquc ordinis et condiiiouis enixii iteratisque preci bus a Nobis cfJlagìLarinli ut ibi coni- memoratam Episcoporum Hierarchiani restituere vellemus. Fos ipsi inlelligitis , Fenerabiles/<'ralres/fuo lubenti lacloque animo lias poslulaliones exceperinms , cum Nostrae omnescurae, soUicitudines, studia, Consilia eo semper spectaveritit, ut ejusmodi res ad optatum exìliun poS' set adduci. Qua propler^ andito cotisilio FF.FF. NIV.S. R. E. Cardinali u/ncon- grcgalionis Fi dei Propagandae preposi -