DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI FBIXCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI -ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELIA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, Al CONCILH, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOI^ CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. £C. EC.

COMPILAZIONE

DEL GAYALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

YOL. XCI.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCL VI 11.

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La prrscnic edizione (• jiosla sollo la salvaguardia delle leggi vlgcnli. per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative. |

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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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Continuazione dell' articolo Venezia.

§ Vili. Decanìe e loro chiese parroc- chiali urbane divise per sestieri. No- tizie storiche-sagre-artisliche di i^ chiese parrocchiali esistenti, cowpre- , se la cattedrale e la concaltedrale, e quella in cui risiedeva il patriar- ca di Grado, e della sua giurisdi- zione e prerogative in Venezia; di 29 chiese esistenti, già parrocchiali^ e convertile in succursali, in oratorii sagramentali e non sagramentali, con pie unioni e benefiche istituzionij di 19 chiese già parrocchiali demo- lite. Altre notizie da richiamarsi a! loro luoghi. Indicazione del clero fo- raneo.

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lei tener proposito in breve, sul mollissimo che vi sarebbe a dire, delle parrocchie e delle loro chiese, priucipal- nieiite procederò col senatore Corner, luassime per le notizie sloriche, ma de- scrivendo con lui le ss. Reliquie, se al-

cuna piti non esistesse, non intendo d'es- serne responsabile : presso di esso sond registrati gl'innumerevoli pievani eleva'i alla dignità vescovilee anche patriarca- le. Terrò presente pure l'attuale Stato personale del Clero, ed il prete Cappel- letti, singolarmente per le successive vi- cende di soiìpressione e altro, e per l'o- dierne, sì della città eVi della diocesi, con l'ordine da lui tenutode'sestieri civici, ove si trovano o esisterono. I pregi artistici più rimarchevoli li dirò col Moschini, no- me equivalente a singolare elogio ;e qual- che interessante cenno colle Fabbriche di Venezia, e altre opere e nozioni. Si- no all'annoi 81 o, Venezia contava nella città 72 parrocchie, alcune delle quali anticamente appartenevano alla giurisdi' zione del patriarca di Grado, altre erano soggette al primicerio di s. Marco, ed il re- sto formava la diocesi del vescovo di Ca- stello. Tutte poi, soppresso quel patriar- cato, entrarono a formare la nuova ar- cidiocesi di Venezia: tranne le ducali, che rimasero sempre soggette al primice- rio finché questi duiò. Alla sola città li-

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mitavasi tutta l'arcidiocesi patriarcale, sino al 1818. Si distiriguevaiio le par- rocchie in matrici e filiali, e per lu mag- gior parie erano collegiate. Per m<itrici s'intendono le Decanie, le cpjali ecco co- me sono registrate nello Stalo persO' naie del Clero. 1.* Decania di s. Mar- co con 5 parrocchie, compresa la Mar- ciana. 2." Decania di s. Pietro di Castello, culla quale si contano 8 parrocchie, com- presa quella del Lido sul Litorale. 3.' Decania de'ss. Apostoli (secondo il Pro- spetto riassuntivo dello Slato personale, mentre nella descrizione figura 4-" De- cania e 3.' la seguente), colla quale so- no 6 parrocchie. 4-" Decania di s. Silve- stro, unita alla quale comprende 6 par- rocchie. 5."s. Maria del Rosario, colla quale, e compresa la parrocchia di Gam- barare nella prossima terraferma, sono 7 parrocchie. Del clero foraneo e delle 3 Foranie di Torcello, Caorle e Mura- no farò parola nel fine di questo §. Le parrocchie hanno chiese succursali, ora- toriali sagramentali , ed oratoriali non sagramentali , come dirò parlandone. Le parrocchie, oltre il parroco , hanno coo- peratori, confessori, predicatori, sagrista, altri preti addetti, diaconi , mansionari chierici, accoliti e oslìari. Le chiese suc- cursali hanno vicari, gii oratorii sagra- mentali hanno rettori. Della parrocchia di s. Marco trattai nel § VI : in questo descriverò l'esistenti e le soppresse, e nel § X le altre. Finalmente, delle antiche 70 fraterne parrocchiali, soccorritrici de' poveri, sostituite di recente dalle de- putazioni col rispettivo parroco per pre- sidente, ne parlo ne' numeri 17 e 19 del §XII, dicendo dellaCommissiuuedi pub- blica beneficenza e degli asili infantili. E nel fine di detto n. 19 descrivo la pia società della s. Infanzia^ introdotta in ogni parrocchia.

Sestiere Castello. I. S. Pietro apostolo, già chiesa cat- tedrale vescovile, e poscia patriarcale e tuetropolilaua primaziale. Ora 2/ de-

VEN cania, basilica minore concalledrale, par- rocchia arcipretale, e decanato patriar- cale. Dalla via de* Giardini per tortuo- se vie alla sinistra, si giunge a questo venerando luogo. Sorge la chiesa sopra un'isoletta che forma l'estremila sud-est della città, congiunta all' adiacente me- diante uu ponte di legno che valica lar- go canale. Benché tra loro siano discor- di i cronisti veneti nello stabilire il vero sito dell'antico Olivolo, dice il Corner, al cani ponendolo ov'è l'isola di s. Elena, altri nell'isola incontro, detta della Cer- tosa ; tuttavolta si tiene più probubile opinione, che il Castello d'Olivolo auli- camente sorgesse nel luogo, ove sorge di presente questa chiesa col già pa- lazzo de'paliiarchi, cioè nell'isola chia- mata ora Quintavalle, denominazione avuta dalla casa Quintavalle padrona di gran parte dell'isola. A questo luogo creduto d'intera sicurezza, e nell'altre isoielle delle lagune, rifugiaronsi gli a- IMaììl'ì d' Aq ai leia, di Concordia, di Padova, di Aitino, di Oderzo o Opì-. tergio, e gli altri popoli dell'antica ter- restre Venezia, i quali fuggi vano dal fu- J rore d'Attila re degli Un/ii (f^.J. Adun- ' que i padovani e gli altri della Venezia terrestre, narra lo stesso Corner, dopo aver occupato multe isolette nelle paludi Adriatiche, si riilussero anche a questa | situata in vicinanza del porto, in essa ritrovarono i vestigi d'anlichissiuie mu- ra, e compresero questo essere il luogo abitato già da'troiani condotti da Ante- nore dopo l'eccidio di Troia, i quali al loro approdare in Italia quivi fabbri- carono un castello, chia(nato, prima Troia per memoria della distrutta famo- sa lor patria, poscia Olivolo, vocabolo interpretato luogo pieno j ma di esso me- glio è parlarne nel riferire la fondazio- nedel vescovato nel § XXI coll'ab. Gap- À pelletli, e sono cose tutte appoggiate al- la tradizione del popolo. In questa iso- letta dunque fermò il suo domicilio una uou pìccola parte de' popoli fuggiaschi;

VEN e quando già esisteva la chiesa s. Ja- copo nell'isola di Rialto (la quale sebbe- ne oratorio sagranienlale, si ritiene co- iniineniente che sia stata la prima chie- sia parrocchiale innalzata in questa cit* ; nondimeno e come dirò nel § XIX, n. 2, qualcuno pretende, che prima an- cora della chiesa di s. Jacopo di Rial- to altre ne sieiio esistite sulle primi- tive maremme venete), o contempora- neamente o di poco assai posteriore, al- cuni nobili tribuni, allora Simaohali, po- scia Cavotorta chiamati, nell'estremità dell'isola d'Olivolo vi eressero una chie- sa sotto il titolo de' ss, Sergio e Bacco martiri, la quale divenuti^ la i.^catte- «Irale fu posta sotto rimmediata giuris- dizione de' patriarchi di Grado, insieme con tutte le altre chiese della Venezia marillima, finché altra incursione de* barbari die' occasione al vescovato d'O- livolo, che nel principio del secolo XII prese il nome diCrf.v^e//o,daquello ricor- dalo e quindi dato a quel sestiere. Noterò che nella chiesa ile' ss, Sergio e Racco, il vescovo d'Oderzo, l'alliiiale s. Magno, da Eraclea vi [)orlò le spoglie di que'ss. Mar- tiri, La detta nuova iiicuoione avvenne allorché Rotari re de'Iougobardi dal 636 al 652,quale eretico ariano e giurato ne- mico non meno del nome romano, che della religione cattolica, scorrendo furio- so per lutto il trailo della Venezia terre- slie, colmò di stragi e rovine le città, e piantò in esse vescovati ariani, dopo aver- ne fugali i legittimi pastori. Prevenendo però molli di questi ultimi le iurie del barbaro re, ricovraronsi nelle lagune Adriatiche, rifugio sperimentato sicuro in simili incontri, e quivi trasportando colla miglior parte del loro gregge anche les'cili vescovili, vi stabilirono i vescovati della Venezia marittima soggetti al pa- triarcato Gradense. Fra quesli s. Magno circa il 640, vescovo dell'antico Opiter- giojora Of/t'rz.0, sapendo venir minaccio- so alla sovversione di quella città l'adira- lo Rotari, prevenne il di lui furore, e cou

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gran porzione del suo popolo costruì o co- me pare più certo ristaurò sui lidi dell'A- driatico la c\Hlì<y Eraclea, e con l'autori- tà apostolica vi piantò la sede vescovile. Fondala tradizione e comunemente rice- vuta, però c'istruisce, che prima di pas- sare alla fondazione o riedificazione d'E- raclea si fermasse egli per non breve tempo nell'isola di Rialto, dove a spiri- tual conforto e assistenza religiosa de'po- poli ivi concorsi, fondasse per divina ri- velazione 8 chiese, la i.* delle quali de- dicata a Dio sotto l'invocazione di s. Pie- tro principe degli Apostoli, il quale ap- parso al s. Vescovo, mentre era rapito in ispirilo, gl'ingiunse di fabbricare a di lui onore una chiesa in quell'angolo della città nascente, ove avesse veduta una mandra di bovi e di pecore pascolare in- sieme. Questa fu, secondo il Corner, la prodigiosa origine della chiesa di s. Pie- tro,che poscia o rinnovata o restaurata, o meglio propriamente fondala, come al- tri vogliono ed a suo luogo dirò, da Or- so Partecipazio vescovo Olivolense 4-''> divenne la cattedrale delta nuova città di Venezia, e sede de' vescovi Olivolensi, poi detti di Castello, e in fine de'patriarchi di Venezia. Qui però non devo tacere quanto leggesi nella Slato personale. t Questa chiesa vuoisi prima edificata nel V secolo o nel VII. Divenuta nel 775 cattedrale, fu più volte incendiata e restaurala, e finalmente ridotta all'at- tuale forma nel 1624". Delle 8 chiese dell' isole Realline, di cui s. Magno pro- mosse l'erezione , secondo la tradizione, tranne tjuella di s. Giustina che non più esiste, come diiò nel n. io di questo §, l'altre sussistono e sono: s. Pietro in O- livolo o Castello, s. Ralfaele Arcangelo, s. Salvatore, s. Maria Formosa , s. Gio, Rallista in Bragora, s. Zaccaria , e ss. A- postoli. Tulle furono edificate cou debo- le costruzione, per cui ciascuna nel IX se- colo ebbe bisogno d' essere rifabbricata, come dirò nel descriverle. 11 vescovo Or- so ueir 841, dalia chiesa de' ss. Sergio e

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Bacco, allora calletlinle, alla nuova di 8. Piclto, vi Iraspoilò le loro ss. Ossa, le collocò nell'altare al loro nome consagra-

10 in decente orna di marmo: per lut- to ciò questa cUiesa portò anclie il nome ile'ss. Sergio e Bacco. Il vescovo Landò del i4'7 l'isarcì a proprie spese il tet- to cadente, e vi eresse la di vota cappella d'Ognissanti, che poi Martino V nel 1424 arricchì di copiose indulgenze. Il patriarca Friuli del i5qi promosse con fervore la rifabbrica della cattedrale di s. Pietro, ed a proprie spese fece co- struire di marmo il piospetto esteriore.

11 Corner pubblicò la medaglia per tale rinnovazione, con l'anno i 5q4 nell'iscri- zione e l'immagini de' ss. Pietro e Paolo. R^idusse a perfezione l'edifizio il patriar- ca Tiepolo del 1619, secondo il Corner, indi consagrata a' 2 settembre i64a dal patriarca cardinal Cornaro. Tra le ss. Reliquie che vi si venerano, oltre i corpi de'ss. Sergio e Bacco, vi sono quel- li del proto-patriarca s. Lorenzo Giù» fctiniani; di s. Lucilla vergine e martire; de''ss. Marcellino e Giulio martiri , traili dalle catacombe di Roma ; la mano di s. Cipriano martire e vescovo di Carta- gine, obesi crede già venerata nella sua chiesa abbaziale di Muiano.Giaceinquti- sta chiesa il corpo d'Antonio Pizzamano \escovodi Feltre di santissima vita, che rUghelli e altri celebri scrittori decora- no del titolo di Beato, morto in Venezia nel i5i2,e qui deposto, ove 8 anni do- po fu trovato incorrotto e illustrato da Dio Con manifesti miracoli. Di più vi so- no sepolti que' vescovi e patriarchi, che dirò ragionando di loro. Aggiunge il Cor- ner nelle sue Notizie storiche: « Conser- ■vasi pure decorosan)eiile siiuata un'an- tica cattedra di marmo (riportando due incisioni della parte anteriore e posterio- re della medesiuja, co' caratteri scol[)ili), che per tradizione dicesi es'»ei quella iu cui setlelte l'apostolo s. Pietro, allorché \Mi\\ASiria(V.) piantò in Antiochia il suo pontificalo. Fu douatu questa nobile le-

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liquia ili cristiana antichità da Michele imperatore d'Oriente, figlio di Teofllo (perciò forse Michele III dell' 84^-67 : ina nel relativo articolo che citerò, coll'o- pera originale del Cornaro, la dissi dona- ta dall'imperatore Michele al doge Gra- denigoneli 3 io; perciò qui debbo avver^ lire, che in quell'anno regnava Andi oni- co II Paleologo, figlio e successore di Mi chele Vili Faleologo morto nel 1282), al doge l^ietro Tradonico circa la metà del secolo IX, e l'essere slata tratta dalla città d'Antiochia diede motivo all'equi- vocojche fosse ella la cattedra di s. Pietro. Dalle paroleche nel mezzo dello schiena- le sono incise, ed esprimono Antiochia città di Dio con lettere arabiche, chiara- mente si desume non essere stato esso marmo lavorato avanti il secalo VII, perchè la città d'Antiochia non fu chia- mata Città di Dio, se non nell'anno 528, come attestano Teofiine e Cedreno sto- rici greci; come pei-thè la lingua arabica non si usò mai in Antiochia, se non dopo l'anno GSy, io cui gli arabi la occuparo- no nell' anno 28 d' Eraclio imperatore d'Oriente". Trovo nel Moschini. » Dopo il 2.° altare, cattedra di marmo con iscri- zione arabo-cufica : il volgo la crede cat- tedra di s. Pietro in Antiochia ; Ira'dolli chi la tiene come cattedra d'altro vescovo, chi come cippo d'un principe de' mori ". Sulla medesima, parlando dellaC(7^/cd//-dJ e festa di s. Pietro in Antiochia, riunii alcune erudizioni e opinioni, dovendosi tener presente anche quanto ho riferito nell'altro articolo Cattedra e festa di s. Pietro in Roma, la quale veneriamo nel tempio Faticano ( F.) per reliquia insigne e qual simbolo della Sede Apo- stolica. Questa Sedia (F.) d'avorio ser- vì per molti secoli per l' Intronizzazione de' Papi. Quanto alla cattedra marmo- rea di s. Pietro di Castello, i critici mo- derni la credono portata da' veneti cro- ciati, da Costantinopoli a Venezia, e l'i- scrizioni essere in lingua turca. In tanta disciepanza d'opiuioni volli consultare

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lii (loKa opera e secomla tra le cufìclie tleirillustresulloclalo, e intitolala: Trat- tato iltdle simboliche rappresentanze Arabiche, e della varia generazione de' Musuhnani caratteri sopra diffe- renti materie operati ^ di Michelangelo Lanci. Parigi dalla stamperia orientale di Domley-Dcipré 1846. In essa e nel t. 2, p. 26, trovasi la tlichiara/ione delle tavole xvii e xvni, contenuta in 5 pagi- ne in foglio, che qui tenterò restringere, notando alcun che fra parentesi a mag- gior onore dell'opera sle*sa. ^Jell'antica basilica di s. Pietro di Castello in Venezia, è una marmorea cattedra ohe si credette ne'secoli indietro servita di scnniio alla santità eantorità di s.Pietro inAnliochia, per cui i divoli non lasciavanodi piamen- te visitarla edi orarvi innanzi. Intraveden- do alcuni essere nel suo dossale, intagliato a rilievo, ornamenti a modo di lelternli seiubianze di sconosciuta favella; e fon- dati sulla tradizione vocale, che Michele imperatore d'Oriente avesse donala que- sta cattedra a' veneziani nel i3io, col- la credenzi che fosse stata di s. Pietro, se ne mandò copia in Iloma a Giusep- pi Assemani, uno de' più rinomati o- rientalisli del suo tempo, per saperne il coulenulo. Dopo lungo studio, erronea- mente dichiarò comprendersi in mezzo alla cattedra e all'intorno, la leggenda che snona in italiano: Città di Dio e Antio- chia : chiedi a me e li darò gente in tua

' eredità, e il tuo potere sino a'conjini della terra. Regger ai qmlli con verga di

ferro e li stritolerai siccome stoviglia vasellaio. Opera di Abdulla servo di Dio. La tua sede, o Dio, e a durazione di secoli, verga di giustizia si e la verga delregno tuo. Sulla fede di autorevole testimonio,tutti si confermarono nella fai- lace vecchia idea: perciò con più di fre- <{(ienza e divozione i fedeli buonamente

' continuarono a baciare le lettere, e con j.Meci vi strofinavano rosari e coroncine. Ma viaggiando pe'veneli paesi ilTychsen (protestante) perito ueli'orieutuiiiuvelie,

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gli piacque di prenderead esame la catte- dra, ne pubblicò miseramente ii disegno e l'iscrizione, con esposizione e opinione ca[)i icciosa e fantastica. Tosto però sor- se Simone Assemani, insegnatore dell'a- rabo in Padova (e grave autore d'opere, fra le quali: Saggio sull'origine, culto, letteratura e costumi degli arabi avan- ti maometto. Globus coelestis cufico-a- rahus F^cliterni. Sull'injltietna degli arabi sulla rima italiana. Monete effì' già te maomettane. Monete cufiche del museo Mainoni. Rerum Arabicarum col- lectio),n temperare col suo senno la mala memoria del r." illustratore Giuseppe; suo zio; e forzandosi d'impugnare ilTych- sen (la cui sedicente scoperta era assii dispiaciuta a' veneziani, specialmente al patriarca Giovanelli), pretese aver serviti> la sedia a sepolcrale monumento d'illu- stre eroe musulmano morto sul campo tli guerra. Anche <{uesti due errarono pel ri- levato su questo tesolo cufico dallo sguar- do linceo e sapiente del eh. Lanci, tlopo aver egli ottenuto fedelissintta copia del- l'epigrafiche note a mezzo del più volte e mai abbastanza lodato Moschini , cioè prima mediante impronta di nera tinta; e poscia per aver ancora il Moschini a' 7 dicembre! 838,co l'opera del virtuoso ed erudito ingegnereGiovanni Casoni (la cui perdita piansi e piango, per l'amorevolez- za di cui mi fu largo, e ricordo con grati- tudine e ammirazione, a cagion d'onore), fatto staccare dal muro il marmo scolpito, il che produsse la scoperta del rovescio della pietra (convien dire che prima fosse isolila pel disegno memorato dcd Cornei* prodotto, e per quanto poc'anzi ho riferi- to,né si può dire che sia una riproduziona perchè l'opera d'Olao o Olouf Tychsen fu impressa posteriormente a Rostock nel 1787C0I idolo: fnterpretatio inscriptionis ciificae in marmorea templi patriarcha- lis s. Petri cathedra, qua s. Apostolus Petrus sedisse ereditar. Indi nel 1790 pure in Rostoik. stampò il supplemento : Appendix adJnscriptiotiis eufìcaef'ena-

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tiìs in marmorea templi patriarchaliì cathedra conspìcitne ìnterprrtafione/n), as'^iii più del davanti adorno di lettere scidle, e ne inviò copia in Roma allMlu- slratoie che celebro. Ed iooltre per ave- re poi eziandio a lui generosamente man- dato quel fior d'ingegno ch'è il conte Tul- lio Dandolo, l'esemplare in gesso del dos- sale della cattedra a doppie scritture, ri- cavato per cura dell' ora defunto inge- gnere Salvatori, fu ficile alla dottrina del Lanci trarne accurato disegno si del- l'uno e dell' altro lato, ed inciso pub- blicare nellesuddelte 2 tavole,rappiccoli- to il disegno con pantografo alla 3/ par- te del monumento. Pertanto, ripiodot- te le originali iscrizioni, corrisponden- ti alle sure lao e ig^ e seg. del Co- rano, esse dicono nel nostro dolce e so- noro idioma. » O Signor nostro, certa- mente noi ascoltauìmo il banditor che ne invita alla fede dicendo: credete nel Signor vostro; perciò credemmo, oSignor nostro. Rimettici adunque i peccati no- stri, e rimondaci da'mnli nostri, e facci di qua partire co'giusli. Ancora, o Signor nostro, fa che ne venga quanto ci promet- testi pe'tuoi legati, ci far coprire di ver- gogna nel giorno della resurrezione. I(U- pertanto rispose ad elli il Signore dicen- do: io non peruielterò che perisca l'opera dell'operatore tra voi, od egli sia maschio o sia femmina;chè l'uno di voi è dall'altro. Coloro adunque che trasmigrarono di lor patria e cacciali furono delle lor case e malmenati nella mia via, e combatte- rono e furono uccisi, veramente saran- no per me rimondi de'Ioro mali, esìgl'in- Irodurròin quegli orti,sotto cui scorrono i fiumi; il premio è da Dio; e affé di Dio che appo lui sta la bellezza del premio. - 'Di' ; o Signor mio, perdona e usa mi- fiericodia ; dacché tu se' l'ottimo de'mi- sericordiosi". Di naturale conseguenza , appariscono le curiose e balorde (sic) spie- gazioni d'Assemani e delTychsen, quindi francamente il perspicace Lanci alkMinò «bsere un mosieraico lroao,eretlo in niez-

VEN 7.0 d'una camera onde potersi I ibera «nen- ie leggere, per servire al suo Signore, o forse un supremo giudice, un Emiro, un Soldano; poiché dietro alla parte ove po- sava il suo capo, si legge l'invito coranico a clemenza e misericordia. Quanto all'e- tà del monumento, per studiosi riflessi, e per la furma delle lettere qualificale tainurec, congettura appartenere al finir del secolo Kl di nostra era, allorquando vieppiù le forme alfabetiche si snatura- vano, e invece dell' originale semplicità si coprivano disfoggiatis>imi addobbi. In fine dichiarò,circa alla provenienza, esse- re probabile, cheal ritorno de' veneti pa- ladini dalle crociate, essi recassero ([uesto giuridico o soldanico trono in Italia, anzi assolutamentea Venezia. Pocodopo, pres- so idi voti veneti, già possessori in s. Marco della vecchia cattedra marmorea, che di sopra descrissi colle magistrali dilucida- zioni del medesimo profondo orientali - sta Lanci, per le sconosciute lettere, inval- se la volgare e pia opinione d'essere ser- vita a s. Pietro in Antiochia, dalle cui parti i loro prodi crocesignati avevano in patria portato il monumento. Prima d'abbandonare la meditata scultura tlel marmo, volle il Lanci lodare il bello as- setto letterale cogli adorni che lo rive- stono largamente per tutte le vie cui gli elementi su la pietra discorrono; e |)iti À che altrove certamente nel mezzo de'la- ti, dove il sapiente calligrafo diede stra- grande prova di sua virtù. In vero, niua altro marmo si vide, egli dice, grande- mente fornito di nobili acconcezze negli svariatissimi fregi, come qui per copia e lusso Irabbondano. Il perchè, ben a ra- ^ gione, gli gotle assaissidio l'animo d'es- sere slato il i.° a farlo spiccare dal muro, che per mala sorte ce lo appiattava, e quindi darne per nuovo intaglio un for- bito disegno, ad allegrar la veduta di co- loro che in cosilìatti esolici studi tanto si deliziano.Sono però a leggere due erudite Memorieùtì sullodalo ingegnere archeo- logo Giovanni Casoni, l'una del i843.

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l'altra dell 84^»piesentate al veneto Islì- secoli della repubblica sino all' olto!)re Inlo, ed ima leltera d<i lui sciilla al fu 1807, in cui loglieiiclule la cnttedrali- Cdtite Leoiiaiilo Manin del i85i, nelle là, la sede palimi cale col capitolo venne quali nanaiiclo la storia di questa cai- trasferita nella basilica priniiceiiale di s. tedia, esamina quanto disse il cbiaiissi- Maico, di propria aiilorilà dal patriar- 1110 Lanci, e ritiene die tanto questo in ca Gamboui, al modo già riferito. Ora s. Pietro, quanto un frammento siinilis- gode, insieme al grado di concatlediale, «imo da esso Casoni trovalo nel Fonda- quello di basilica minore a guisa di quel- co de'Turcbi, siano ambedue spettanti a le ili Roma, nel 1821 ambedue beni- n)onun>enti lurobi sepolcrali. L'attuale guarnente conferiti da Pio VII, dopo la chiesa di s. Pietro di Castello, è arcbitet- canonica soppressione della precedente lata nel prospetto da P'rancesco Sine- calledralilà. Fu sempre parrocchia e ina- raldi, sopra un disegno già stalo fumilo li ice, e da nllimo aveva soggette 22 par- dal Palladio al patriarca Diedo ; e nel- rocchie filiali al suo decanato. Di pre- l'interno da Giovanni Grapiglia, ambe- sente la parrocchia di s. Pietro è vasta, tlue buoni seguaci del ricordalo Palladio, contando q^iT. anime. Queste cifre, co- IMolle pitture e sculture notabili conile- me tutte le altre, le ricavo dallo Slato ne questo memorabile tempio. Wagnifi- personale del i858, ed a suo luogo ri- co èli suo marmoreo campanile. Dopo porterò il computo comj)lessivo. La chie- il ricodalo 2.° altare, trovasi una gentil sa di s, Pietro è padronato del capito- tavola del liasaiti, con s. Pietro e 4 ^'tri lo metropolilano, che ne ha la parroc» pianti; quindi gran tavola, di largo sii- chialità abituale. Si compone il suo cle- le, del romano Ruschi, con Maiia Ver- ro: dell'economo spirituale; di 3 coo- giue e Santi, sulla parete vicina una la- peratori pel circondario della parroc- vola di Paolo Veronese, con s. Giovan- chialc, uno de'quali è sagrista; di 3 coo- ni Evangelista e due altri Santi. Nel coro peratori pel circondario della succur- gran quadro, ben aggruppato e di buon sale. Questa è la chiesa di s. Francesco tono, del Bellucci, con volo della lepub- di Paola, di cui nel § X, n. 64, che ha il blica a s. Lorenzo Guistiniani. Ha un pò- suo vicario. Ha 3 luatorii non sagrameu- tente emulo nel quadro in faccia , collo tali. Il i." è (piello de' ss. Pietro e Pao- stesso santo, limosiniero; coinponimen- lo.in cui si raccolgono ne'<ii festivi i di vo- to del veneto Lazzarini, giudizioso, ricco li sotto la prolezione di S.Filippo Neri, di fantasia, di esalto disegno e buon co- Il 2." dell' linmac(jlata Concezione di lorilo, reputalo dal Moschiui la miglior Maria Vergine, eretto neli856,e bene- opera della scuola veneta nel decorso se- detto da mg.' patriarca Multi lai.^do- colo. Nella cappella all'altra parte, lavo- menica di novembre di quell'anno; ed la del Giordano, con Maria Vergine e ha il rettore litolare. Il 3.° di s. Maria l'anime purganti. Sulla porta della vici- Assnntadelle Vignole, Biiiiola o Scptern Ila cappella, altro lavoro, senile, del Da- J^ineae,\n isola, ulliziatoda' minori os- saiti, mal collocato, con s. Giorgio a ca- servanti riformati, esoggetto alla parroc- vallo: nella cappella pregialo musaico cliia. Come 2." decania urbana ha sog- d'Ar«niuio Zuccato, con disegno di Ja- gette leparrrjcchie di s. Maria Formosa, copo Tiutorelto. Questo parlare, conci- di s. Zaccaria, di s. Giambattista in I3ra- .so, sentenzioso, magistrale, è del Mo- gora, di s. Maria Elisabetta del Lido, di schini ; l'avverto, anche pel tratto sue- s. Martino, di s. Francesco della Vigna, cessivo, onde non si creda che io voglia de'ss. Gio. e Paolo. Voglia il cielo, per ostentare il tuono di giudice nelle arti, la dignità e decoro della s. Chiesa ve- Queìita chicsu fu cultedrulo du' primi ueziauu, che aia stalo riaiussu lo slulu di

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squallore, ìii cui negli ultimi anni ev,\ caduta quest'antica basilica arcipietale, e già illustce sede patriarcale, come mi scri- veva l'ab. Diclicl» suo cooperatore in cu- rei animamiìi e ceremouiere, a'i 2 apri- le i84^

2. S. Biagio, presso al temiiue del- la riva degli Schiavoni, parrocchia del- l'imperiale regia marina di guerra. Nel lo^a per irapuUo di divo/Jone un Bou- cigli fece erigere questa cliiesa, e con parrocchia in onore di s. Biagio vescovo e miirlire, in quella [)artedel sestiere di Castello che riguarda la laguna, sito per- ciòassai comodo per quelli ch'i dalla par- ie del mare pel porlo di Lido arrivcino a sbarcare a Venezia. L'opportunità del luogo attrasse a frequentarla molti di que'greci, che pe! coiumercio in numero considerabile approdavano a qnesta città, e cominciarono poscia ad ullj?.iarne nni parte col proprio rito; atteso il quale liso già inveterato, comandò il consiglio de Dieci nel 1470, che in ninna chiesa della «lominante potesse celebrarsi col rito greco, fuorché in s. Biigio, com'e- rasi anteriormente ordinato. Perchè pe- lò il rito "reco cattolico d' una nazione

o altrettanto celebre che estesa, si conser- vasse con mezzi sicuri, si determinarono i greci d'istituire sotto l'invocazione del prodigioso s. I?ficoIò vescovo di Mira una divota confraternita, ed ottennero da detto magistrato decreto permissivo nel 1498. Cosi questa chiesa si iilllziò con doppio rito sino al 1 5 1 3, quando la na- zione greca trasferissi alla nuova chiesa da loro fibbricata sotto il (itolo di s. Giorgio martire, di cui nel § XIII, n. g. Sin oltre la metà del XVI 1 secolo fu questa chiesa puramente parrocchiale, e divenne collegiata per merito di Do- menico Zanolli dal 1664 suo pievano, il (juale istituito un titolo presbiteria- le lo destinò al nipote Gianfrancesco Mo- retti, che poi gli successe. Gli altri due titoli furono istituiti pel diacono e il sud- diucouo, dal beuemeiilo pievano Leo*

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mrdo Ferruzzi, che r.* di tulli fu Ini- ziato nel sacerdozio a titolo di servitù di questa chiesa, e fu anche il i." che trat- to fosse d»l seno della chiesa stessa a go- vernarla «piai pievano. Imperocché qui dirò col Corner, che Sisto V con breve de'3o dicembre 1 ^90 (ma il Papa era morto a'27 agosto), concesse a' chierici veneziani di poter essere promossi agli ordini sagri, anche senza patrimonio, pur- ché col consenso de' rispetti vi pievani fos- sero ascritti ail alcuna delle parrocchie e collegiate chiese della dominante. Lad^i ine rimarcata errata data del breve de- rivò fjrse dairUghelli, che a p. iZii ri- porta con essa il breve Roinatmni Pori' tificem, e la riferì pure l'accurato abbata Cippe lletti. Però con questo aggiun- go. '♦ Benem erilofu pure il patriarca Tre- visan, per aver ottenuto da Sisto V in favore della Chiesa veneta che i suoi chie- rici continuassero ad essere ammessi agli ordini sagri a titolo di ser\>itìidi Chiesa; ossia, senza avere titolo di beneficio o di patrimonio, col solo appoggio del servi- gio prestato e da prestarsi ad una chiesa, nel cui clero avrebbero poscia ottenuto alla loro volta il titolo ossia il beneficio, entrando a formar parte del capitolo ri- spettivo. Sapientissi<na determinazione, perchè cos\ veniva assicurato ale chiese un servizio stabile e decoroso, si nelle sa- gre uffizi ature che nella cura dell'anime: lo che non avrebbesi p oluto sperare, sa a tenore dell'introdotta disciplina dell'al- tre diocesi, avessero dovuto appoggiare il titolo della loro ordinazione 0 ad un beneficio ovvero al patrimonio. Ne sia- mo testimoni pur troppo, dicohè a'pa- triarchi fu posto impedimento a valersi d'un tale privilegio: sebbene il privilegio non sia cessato per anco, perchè nessu- na bolla pontificia lo abolì, la potestà secolare ohe vi pose l' imp*dimento ha a tanto d'autorità d'abolirlo ". Fu prima I cura del pievano Moretti di rifabbri- care l'antica chiesa, che d'ogni parte di- aioìitrava pericolosi contrassegni di sua

VE N Tccchiezza, e ne dispose con magnificen- za i t'ouclamenli, peicliè riuscisse di più ninpia e nobile sliulluia della vecclùa alteirala. Fu rinnovala alla metà del se- colo trascorso, e consagrata agli 8 mag- gio. Si venerano in questa chiesa nnass, Spina donata nel i SyB, del legno della s«. Croce, un osso del braccio di s. Biagio titolare, ed altre ss. Reliquie. Già fdiale di s, Pietro, nel 1810 la chiesa fu chiu- sa, e la parrocchia venne unita a quella contigua di s. Martino; indi nel 1817 fu riaperta ad uso della detta marina mi- Jitare, e dichiarata sua parrocchia a' 3 ottobre 1818, col proprio-i. r. cappella- no, indipendente dalla giurisdizione del patriarca. In questa chiesa, da quella demolita de'Servi di Maria, vi fu trasfe- rito il deposito del grande ammiraglio Angelo Emo, ultimo de' Feneziani^ co- me alcuno gravemente il chiamò, scol- pito da Giuseppe Fei rari-Torrelti.

3. S. Martino j contigua all'arsenale fu fondata da' padovani, opitergiensi e al- tri popoli ricovrati in Venezia, e stabi- litisi nell'isole Zimolle o Gemine, in onore di s. Martino celebre vescovo di Tours, e vi contribuirono lefimiglie Val- laressa e Saloniga (tanto dice il Corner; ma lo Stato personale la vuole eretta nel I 161). Quando i patriarchi di Gra- <Io si [issarono in Venezia presso la chie- sa di s. Silvestro, fu con alcune altre soggettata alla loro giurisdizione, in nu alla parrocchia. In attestato d* osseepiio erano obbligati i pievani di presentar a' patriarchi gradesi, innanzi le feste di s, Vito martire e di s. Martino, due am- polle di vino, e nella solennità di (pie- sto santo imbandire una refezione. In se- guilo , a tali dimostrazioni si aggiun- sero 12 grossi di moneta veneta.. Ca- dente la chiesa, nel i54o fu in più nobil forma ridotta sul modello elegante del Sansovino, per opera del suo pievanoAn- lonio Conlarini, contribuendovi con ra- ro e lodevole esempio il capitolo de'tilo- lali notabile parie di sue rendile. Coiu-

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pilo redificlo, nel i653a'5 febbraio la consagrò con pompa solenne il patriarca Morosiiii. Formavasi il capitolo del pie- vano, di tre preti, diacono e sndiliacono titolati. A'el contiguo oratorio ntl i33'> fu istituita la scuola o confraternita di s, Martino, di cui si procurò due ossa per venerarle. Cessato il patriarcato diGrado, divenne soggetta al vescovo di Castello, e filiale di «. Pietro. Tuttora è parrocchia, e forma parie della decania di s. Pietro di Castello, con 2918 anime. Il gran- dioso e ricco deposito del doge Erizzo , è opera del Carmero, Girolamo da San- ta Croce vi ha qui 2 sue egregie pitture, e la tavola del Cristo risorto, al fìancu <lel maggiore altare, ne poi la il nonte. Nel parapetto dell' organo la Cena del Signore lo dimostra un emulo del Gior- gione, onzichè un allievo della vecchia scuola. Il battisterio, già altare nella or atterrata chiesa del Sepolcro, è Unissi- mo lavoro di T. Lombardo,

4. S. Gio. Battista in Bragora, in Branda , sorge dopo breve cammino adiacente alla riviera, Poco distanti dal- l' isola d' Olivolo si alzavano di quasi eguale figura e grandezza due isolette , divise da un canale, perciò si dissero Zi- molle ossia Gemelle o Gemine, sagre in antico a' Dioscuri. I primi abitatori, fug- giti dal fuiorede'longobardi, vi costruiro- no le loro case e due chiese parrocchia- li, delle quali questa fu la più cospicua, ancora per essere stata edificata per la visione avola da s. Magno. La costruiro- no gli antenati di Giovanni Talonico, pu." ulto colla morte neir824 P^'" l'eccitata ri- bellione; ovvero fu eretta nell'Siy (lo Stato personale dice neir824). Il suo fi- glio Domenico, a vendo da un luogo d'o- riente detto Diagula portato in Vene- zia le ss. Reliquie del Precursore, con sommo piacere de'conciltadini; fatto poi vescovo d'Olivolo, le donò a quesl;» chie- sa, ed allora acquistò il soprannome di Bragida o Bragola o Bragora. Fu rie- dificata due volte, nel 11 78 e nel i^']5,

12 VEN VEN e soleiinemenle consagrata dal patriarca ornata di belle pìtturedel Cioia,de'Vl»a- ^urìano a'5 novembre i5o5. Possiede rini, del Carpaci:io, delBordone, del Pal- (liie ss. Spine, una costa di s. Giacomo INI i- ma ed altri ; ora decetileraetite rislaura- Dore apostolo, e allre ss. Reliqiiie,la più la diiii'attiial parroco d. Giovanni Me- raggiiaidevole essendo l'intero corpo del negliini. Era collegiata, ed una delle 22 glorioso patriarca d' Alessandria s. Gio- parrocchie filiali di s. Pietro, al cui de- \annì Elemosinarìo, la cui traslazione a canato luKora appartiene, e continua. Venezia segiiuiel I 749. Ne stampò la sto- ad essere parroccUia, con 4o53 anime, ria Rocco IJruni, ed il Corner ne riferisce Ila per succursale la cliiesa di s. Anto- mi cbiaroeslralto, col prodigio di fermar- nino, di culai n.° seguente, notando Io si la galera che portava il sagro tesoro a Sialo personale, come in allre, anche i fronle ilella riva che conduce a questa siuerdoti forestieri celebranti nella me- chiesa, valse forza umana a rimuover- dcsiuia.

la; anzi non potè dal naviglio rimuovere 5. S. Antonino prete e martire, fon- il s. Corpoche il pievanodella vicina chic- d, ila nei secolo VII : è una delle chie- sa; ma mentre si conduceva a quella di se t:relte dalla pia e munifica famiglia s. Giovanni di Rialto,,dirolta pioggia co- liadoaro, a decoro della cpiale ti fu tra- strinse a portarlo nella prossiina chiesa sportalo da Costanlitinpoli l'incorrotto di s. Gio. battista, e poi non putendosi più corpo dell'illustre s. Sabba abbate, da rimuovere, conosciuta la divina dispo- Pietro Darbolano detto Cenlranico poi sizione,vi si lasciò. Soltanto i piedi, slacca- nel 1026 doge, essendovi discrepanza li dairincorrotlo cadavere, si trasporta- d'epoca tra' racconti del Dandolo e del rono nel Tesoro ecclesiastico di s. Marco. Sanulo, il quale narra pure, come le Tralascio per brevità altre meraviglie; so- campane di questa chiesa miracolosa- lo col Corner avverto, che non pare sia mente suonarono mentre con pompa il corpo di questo santo il donato da Mao- ecclesiastica il Centranico intendeva tra- meno 11 a Mattia I re d'Ungheria, e che sportale nella sua casa, posta in questa ►i venera nella regia cappella di Buda ; il contrada, dalla nave il s.Corpo,cbe dive- <|uale piuttosto sembra essere il corpo di nulo immobile, si conobbe esser| divino s. Giovanni il Digiunatore patriarca di volere doversi depositare in questa chie- Costantinopoli, detto pure Elemosinarlo, sa, confermalo dalla cessazione del suo- ed a cagione sua s. Gregorio 1 assunse il no appena collocalo sul maggior altare, titolo di Servus Servorum Dei (f'".), e dall' apparizione d' una colomba che che I Papi successori conliiiuaiono a [)or si posò sul sagro deposito; dipoi con al- tare. L'identità di cpiello che possiede tri miracoli Dio glorificando il suo servo, questa chiesa, il riferito dal Corner la anche a mezzo della croce di legno del prova, anche col riconoscimento che ne santo e da lui lavorala nel deserto. Ad fece Calisto III, nel concedere indidgen- onta del riferito, la famiglia Tiepolo glo- za nel i455 a questa cbiesa a'divoti visi- riandosi d'aver essa arricchito questa tanti. Siccome in questa parrocchia nac chiesa del ven. Corpo, vi eresse magnifica que e al suo s. fonte fu rigenerato Pie- cappella. Per la copia de'miracoliè vene- tro barbo, divenuto Paolo 11, con diplo- rnlo uno de'proleltori contro la peste. Nel ma de' 1.5 dicembre i^'jo, costituì i pie- 1 38g fu in questa chiesa eretta la confra- vani di essa rettori dell'università e col- ternitadi s. Sabba, con permesso del con legiodell'arti libeiali, da lui con esso isti- sigilo de'Dieci; vi fiorironoancora quelle luilo in Venezia. Tuttora il suo parroco de'lMorti,tlu'Filatoi, de'Coronari e altre, è cancelliere per apostolica aulorilà dello Dell' antica e benefica fraterna grande studio generale di Venezia. La chiesa è de' poveri vergognosi faccio cenno nel

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§ XII, n. 19, e nel precedente nuoieio elico che in s. Antonino si collocò leii5- poiaiieamente il ricovero ile' fanciulli cleir istilnlo Manin. Verso la inetti del secolo XVll facendo temere rovina l'itii- lico edifìzio, il suo pievano Nicolò lìi li- neili rinnovò la cappella maggioi e e le due lotei'ali,ed il successore Domenico David compì la fabbrica dell' intero tempio e del campanile, e ciò fu nel 1680. Lo Stalo personale la dice rinnovata nel I o3 Oj rifabbricala interamente nel 1 680, e consagrata a' 24 giugno j 681. Indie- ietta in collegiata nel 1 7 I r. Inoltre qui- vi si venerano le reliquie 8, Spiridio- ne vescovo di Trenìitunte, e di s. Ilaiio- ne abbate. Fu pure filiale di s. Fielro,ces- d'esser parrocchiale, ed oggidì è si-i- taulo succursale di s. Gio. Bollirla in Bra- gora. La cappella di s. Sabba ha dipinti di Palma giovine, e sculture del Vit- toria, e conta un insigne dipìnto di L. Sebastiani, l'unico che esìsta Delie vene- te chiese.

6. SS. Trinità e volgarmente Ter- nila, già eretta da'Sagri-do e Celsi tra il 1026 al io32, e rifabbricata ne'primi anni de'secoli XIII e XVI, olire posterio- ri ristauri. In essa vencravasi una s<>. Spi- na , una mano di s. Menna solitario e martire dell'Egilto, uno de'fcmori di s. Gerardo vescovo di Chonad in Unghe- ria, di cui è celtbialo proloniartire, co- me pure vuoisi il primo (he illustrò col martirio la patria Vene2Ìa,donatoa que- sta chiesa dal vescovo di Torcello Gri- mani, perchè ne'suoi parrocchiali confini il glorioso santo vi ebbe i nalidi. Di più in inagnih'ca cappella si venerava il cor- po del persiano s. Anastasio monaco e martire di Cesarea, da dove Irasferito in Gerusalemme, 1' inìperatore Eraclio lo porlo a Costantinopoli, donde nella sua conquista uno della famiglia Valaresso Io condusse a Venezia. Impugna il Cor- ner che Borna si vanti possederlo, con- tro il Martirologio ed il Breviario Ro- mano che r asseriscono ; e il Piazza aa-

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Cora neir Emeiologio tìi Roma a' 22 gennaio allerma autorevolmente vene- rarsi il capo nella chiesa di s. Anastasio dell' abbaxia delle Tre Fontane f^'.), ed il corpo nella cappella tWSancta San- ctoritm (F.J. In più luoghi registrando simili conlrasti, notai doversi concordare le rispettive prelensioni, nel persuadersi le parli conlendenli, che spesso fu preso per lutto il corpo porzione ragguardevo- le di ss. Reliquie (P^.), possedute dalle diverse chiese. In questa parrocchia fu- rono istituiti due spedali, che dalle fami- glie de'i'ondaUiii presero il nome, l'uno inlilolalo delle Boccole, e l'altro di Scv Nntichicrda dia Chris tian.T)'\ più verso il i5oi il patrizio Nicolò Morosiiii, poco lungi da questa chiesa eresse 3o case per abitazioni e ospizio di nobili poveri. La chiesa era parrocchiale, collegiala,ed una delle 22 filiali di s. Pietro, finché chiusa nel 1810, indi convertita in magazzinodi tavole, nel 1882 fu demolita. Leggo nel cav. Cicogna, che impiegò 295 pagine per illnstiarne l'isciizioni, che 7 altari decoravano questa chiesa; che il ss. Cro- cefisso ivi venerato si trasportò in ss. Gio. e Paolo, e le reliquie de'ss. .Anastasio e Gerardo Sagredo si venerano nella chie- sa di s. Francesco della Vigna ; e ch'era adorna di pregiale opere di pittura, al- cune delle quali furono testé vendute all'incanto.

7. S. Maria Formosa sorge sul campo del suo nome, una dell'edificale, giusta la tradizione, per ingiunzione di s. Maf;no vescovo d'Opilergio, in onore della Ma- dre di Dio, a seconda della prescrizio- ne licevutane da essa in visione, pre- cisandogli il sito mediante candidissima nuvoletta. Quindi il Santo coli' aiulo degli abitanti Biallo, e niassime del- la famiglia Tribuno, innalzò l'edifizio sotto il titolo della Purificazione di Ma- ria Vergine, e fu la chiesa della Formo- sa dalla vaga forma con cui la Madon- na si mostrò al s. Prelato. E' certo che questa gode il vanto d'essere lai. 'chiesa

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creila in questa cillà in onore tli Maria. Convien ciederechefossedi debole slrut- ttira, poiché dopo due secoli divenuta ca- dente, i figli di Maiin Patrizio la riedi- ficaiono neir864,come vuole ilCorner, o Dell' 842 secondo lo Sialo personale^ e dal vescovo d'Olivolo Santido. Divenu- to nel c)^9 vescovo d'Olivolo Tribuno, memore delle benemerenze di sua fiimi- glia per la 1 ." sua erezione, l'arricclù co* corpi de'ss. Saturnino niartire e Nicode- mo sacerdote, insieuje al capo di s. Ro- mano martire, i quali poi è verosimile che perissero nell'incendio orribile del i 1 o5, the consumò questa e molte altre chiese. Nondimeno neh iy5 fu ricostrutta, e fece bèlla mostra di se per 4 e più secoli, fin- ché nel 1492 lu rialzala dall'architetto Moro Lombardo; o come il Sanso vino as- serisce daPaoloBai bella,.??// modello del corpo di mezzo della chiesa di s. Marco. Ma una parte di essa per violento terre- moto in gran parie allerrata, nel 1 689, fu dalla pietà di Turriu Tononi, ricco nier- canle, riparata. E (tironvi aggiunte ÙWQ lacciaie marmoree, la prin)a nel secolo XVI, la seconda nel XVI 1. Già 1' avea tonsagrata il vescovo di Caorle Super- chi, nella S."" douienica di n^aggio i^iS. Il patriarca d' Aquileia Antonio Gri- mani a desU:a dell'aliar maggiore eresse h) cappella di s. Giuse[)pe, ove si venera h) miracolosa immagine della 13. Vergi- ne, collocatavi a'ag giugno 161 2 solen- nemente dal patriarca di Venezia Veu- dramiu.Nell'allra cappella a sinislra,con egual magnificenza costruita dalla fami- glia Quirini, si conserva il corpo di s. Venusto martire, trailo dal cimiteriodi s. Priscilla di Roma. Per l'anlichilà di sua origine e [)er l'altre sue prerogative, fu destinala questa chiesa per una delle 5 matrici della città, riconosciuta per tale dalle filiali di s. Procolo, di s. Gio. in Olio dello Nuovo, di s. Leone, di s. Ma- lina, di s. Maria JNuova, di s. Gio. Cri- sostomo, de' ss. Apostoli, di s. Sofia, e di s. Felice. Fu collegiata con decoroso

VE N collegio capitolare formalo dal pievano, (In 4 pieli, due diaconi e due suddiaconi litolati, e 4 chierici o accoliti pur tito- lati. Si accrebbe il decoro di questa chie- sa quando nel 1 14^ vi fu istituita la con- gregazione di s. Maria Formosa, una delle IX del clero veneto. Anteriormen- te e nel f)33 vi fu fondala la confraternita laica della Presentazione di Maria Vergi- ne, nell'oratorio contiguo. Piìx tardi e nel 1604 vi ebbe origine la piissima confra- ternita o scuola della ss. Triuità, col ca- ritatevole fine di raccogliere limosine per la liberazione degli schiavi crisliani tenuti da'turchi. Per antico istituto, cominciato nel 943, i dogi nella vigilia della Purifi- cazione dovevano formalmente visitar questa chiesa accompagnati dal senato; ed in morte erano obbligati lasciarle un paliotlo di ricco drappo per ornaaìenlo dell'altare maggiore.La visita de'dogi era in memoria d'avere i veneziani nel sud- detto anno, e specialmente i parrocchia- ni di «piesla chiesa , ricuperato le loro spose rapile da' triestini, o narenlani o istriani, in uno a'ioro ornamenti, come tornerò a dire parlando del doge Pietro Candiano II, e narrai nel voi. LXXX, p. 245, col cav. Mulinelli, traendolo da'suoi Annali urbani di Venezia. Come poi anticamente nell' ultimo di gennaio si adunavano le zitelle da marito, per rin- venirlo, in s. Pietro di Castello, lo nar- ro nel § XVI, n. 4- Al deserto porlo dell'acque Caprulane, dove furono sor- presi i ladroni, per memoria si die' il nome di Porto delle Donzelle. E sic- come per tale ricupera e vittoria n'ebbero più merito i fabbricatori di casse(o meglio case, come osserva il eh. Gallicciolli nel- le Memorie venete antiche e profane, presso il Mulinelli, poiché a quell'epoca le case della città essendo ancora (juasi tutte di legno, e dicendosi cassa [ìevcasa, . i fabbricatori erano denominali casse- \ Ieri) parrocchiani di s. Maria Formosa, oUeunero dal doge l'annua visita della lucdesìma. Inoltre il Cuiuer riferisce, che

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{la lale vllloiia el)be altresì origine la fe- sta già tonto celebre delle Marie, la cui pompa nlliiava aVenezia gran numero di forestieri. In principio (si fermarono la statuedi legno,come toccai nel voi. XXXI, p. ^']5, per figurare le spose ricuperate, alle cpioli datosi il noine di Marie , iS portavano solennemente in giro per la città, dal qnale uso deri\ò presso i vene- li la frase Maria de legno, tjuando si voglia insultare o motteggiare una ma- gherà, fredda e inf^ulsa femmina: suc- cessivamente a* fantocci furono sostitui- te le donzelle vere, come leggo nel cav. Fabio IVIutinelli) si cavarono a sorte la giovani dalle parrocchie della città, due per sestiere, e si denominarono volgar- mente Marie, ìmVì nel j 272 fu ristretto il numero a 4- Venivano scelle fi a le più belle della città, e si ornavano con tanti ori e gioie, che in mancanza di pri- vali fornimenti, si estraevano dal pub- blico tesoro i pettorali e le corone gio- iellale per addobbarle, ma col debito pe- gno : il tutto a ciu a di óve o quattro uo- mini de' [)iù ricchi d'ogni sestiere. L'or- dine del solenne apparalo fu prescrit- to noli' anno i i43 C( n pubblico decre- to, nel doga do tli l'olnni. Andavano le giovani dette Marie nel giorno della fe- sta delia Turificazione ad ora stabilita al palazzo ducale, ove accolte dal doge e da lui regniate, e on esso si portava- no alla cattedrale di Ca stello, ove cele- bra vasi la solenne messa, e lendcvansi grazie a Dio per l'ottenuta vittoria sui triestini o altri rapitori. Ritornate poscia a s. Marco, ricevevano nella ducale ba- silica le candele benedette e poscia resti- tuitesi alle loro barche oinalissime, col doge stesso e con lungo giro pe'principali canali, andavano a visilar questa chiesa di s. Maria Foj mesa, anche come l'unica anticamente dedicata alla B.Verginej .so- lennilà che per la sua lunga durata fu poscia divisa in 3 gif^rni, anzi proknga- *asi per 7 e precedenti la Candelora o le»la delia l'uiificazione medesima. Da

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per tutto erano accompagnale dal popo- lo, il quale con danze, con nmsicbe e con giira di barche lieUunente le folleg- giava. Molle altre leggi pel buon ordi- ne di questo spettacolo prescrisse la pub- bl ira autorità, che ponno vedersi traccia- te nell'opuscolo del ca*. Cicogna intitola- to: La festa (Ielle Marie ec, Venezia 1843 ; finché poi nel 1879 applicala la repubblica a più scrii pensieri, per la pe- ricolosa guerra dei genovesi, trascurò l'applicazione ai divertimenti, onde restò prima sospesa e poi abolita la festa po- polare suddescritla. lu essa era tenuto il pievano di questa chiesa, mandare a spe- se del suo capitolo due barche con 8 uo- mini al servigio del vescovo, e d'invitar- lo seco a pranzo; ovvero corrispondergli certo censo stabilito nellecoslituzioni del vescovato, al riferire del Corner. Però il cav. Mulinelli narra, che il pievano re- galava al doge due fiaschi di vino di Mal- vasia, e due cappelli di carta dorata, col proprio stemma e quelli del l'apa e del doge. Finite I' ecclesiastiche ceremonie, più assai grande diveniva il pubbtìco tri- pudio nel giorno della festa, che già j^er convili, per danze e per altro eia tuthi quanta sossopra la città, non senza amo- rose licenze e non senza qualche libertà, anche nel gentil sesso : festa dispendio- sa mollo, costando a ciascuna dell'anti- che 72 contrade, non meno di 1 eoo du- cati ossiano zecchini d'oro, per quanto ancora lasciarono scritto il Filiasi, nelle Meviorie storiche de^ Veneti primi e se- condi, ed il Sansovìno, nella Penezia città nobilissima e singolare. Per la de- ploi abile rifornì» delle parrocchie, segui- ta nel 1810 sotto il regno Italico, cessò c|uesta chiesa d'essere collegiata e matri- ce, con q chiese filiali dipendenti, restan- do però come sempre parrocchiale, una delle quali essendo stala quella di s. Ma- rina, già de' ss. Liberale ed Alessio, nel- la sua chiusura e lagrimevole demolizio- ne, acquistò il sagro tesoro del corpo di s. Maiìua che in essa era in gran veue-

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n>7.ione, per quanto dirò di lei d'inleres- jAfTorle coslonlemeiite crudeli e ingiu- sanle e singolare, parlando delhi seguen- sle calunnie di commercio peccaminoso te non più esistente chiesa, culto che ora con una femmina, che la resero eguale riceve in questa, come già feci cenno a* martiri, restituì a Dio l'immacolato nella sua biografia. Il deposito del gene- 8uo s[)iriloa*i7 luglio.ed allora con sor- ral Cappello nella facciata, lo scolpì Do presa de' monaci si conobbe ch'era una inenico da Salò, ed è opera di buon ef- donna. 11 Boiler riporta la sua festa a' fello. Nel I." altare la tavola in 6 com- i8 giugno col Martirologio romano e parli con s. Barbara in mez.zo, qual ca- col Breviario di Parigi come protettri- polavoro di Palma il Vecchio, è da stan- ce d'una sua parrocchia, le cui reliquie care qualunque lodatore. Nel vicino aU vi furono trasferite da Venezia; e la fé- tare la tavola in 3 comparli, diligente e sta della traslazione del suo corpo a det- di buon gusto, di Bartolomeo Vivari- ta uitinia città a' 17 luglio. Laonde è Ili. Nella crocerà è di L. Bassano l'ulti- probabile, che il 18 giugno sia il gior- nia Cena del Signore, ed il coro si de- no del di lei beato trapasso. Il suo corpo coro con affreschi bellissimi del fu ca». fu sepolto onorevolmente nel monastero l^ielro Paolelli. Ora è soggetta alla de- slesso, dove poscia i patriarchi de'maro- cania di s. Pietro, nella siui parrocchia nili fissarono la sede loro; e vi riposò sonoanime 4372. Ha per chiesa succur- finché o per incursione de' barbari, o per sale quella di s. Leone IX, di cui tratto altra cagione fu trasportato in Romania, nel n, Cf di questo §, e per oratorio non provincia del greco iujpero. Quanluntpie sagramenlale l'annesso rislauralo edili- sia ignoto il tempo di tal traslazione, zio dedicato alla B. Vergine della Salute, pure argomentano alcuni, esser accadu- 8. S. lìlan'na, era parrocchiale, col- ta circa l'VlII secolo, d'ordine d'un'im- legiata e filiale di s. Maria Formosa, peratrice nomala Marina o Maria, che come indicai nel ntimero precedente; e perassicurare il sagro corpo dall'incursio- credesi eretta nell'anno io3o dalla fa- nede'saraoeui, Io volledeposloin luogo vj- miglia Balbi: la parrocchia fu soppres- cinoalla cillà imperiale, e per divozione sa nel i bo8, epoca tiella prima concen- traltenne seco legala in argento una ma- trazione, ed allora divenne succursale, no staccata dal rimanente del corpo. Co- indi nella 7,." concentrazione del 1810 nunupie sia il fallo di tale traslazione, la chiesa fu chiusa, in seguito demolita certo é che dalla chiesa d'un monastero e trasmutata in abitazioni profane. L'ac- ^ situato poco lunge da Costantinopoli nel quisto prezioso del sagro corpo di s. Ma- 1 2 1 3, come si legge nel Dandolo, Gio- rina vergine, fece che l'antica chiesa par- vanni de Bora veneziano, corrotti con rocchiale dedicata a s. Liberale vescovo preghiere e con soldo i custodi, rapì il di Canne e martire, ed ancora a s. Ales- corpo di s. Marina, e lo collocò in Vene- sio, fosse poscia col di lei nome coma- zia, nella chiesa allora delta di s. Libe- iiemente chìauìata. Questa rinomalìssi- rale. Il Sanudo riferisce la traslazione ma santa, la di cui invitta pazienza vie- da Costantinopoli a Venezia al I23i. ne egualuienle celebrata dalla Chiesa Alla felicità, colla quale fu acquistalo ii greca e dalla latina, nacque in Bitinia, sagro corpo, non corrispose però quella secondo il Boiler, o in Fenicia al dire della navigazione, iu cui corse grave ri- dei Corner, ed in abito virile di mona- Schio di naufragare per violenta borra- co da giovinetta fino alla morte, col no- sca ; se non che implorata con fiducia me di Marino, passò tutta l'innocen- de'naviganti l'uilercessione della santa, si te sua vita nel monastero di Chanu- videro a un trailo fuori di pericolo, per bin nel Monte Libano; ove dopo aver cui i veneziani avendo preso poi la santa

l YEN YEN 17 per prolclfi'ice de' viaggi marinimi, fece bile nell'urna ove giace. La pielà tle'fc- godere a molti che l' invocarono nelle deli abitanti ne' dintorni della demolit.i tempeste, il valore della celeste sua prò- chiesa di s. Marina, per divota memoria lezione. Collocato dunque dal Dora ii pose nel prospetto della succeduta abi- corpo della s. Yergine nella chiesa di s. tazione la sua efiigie con altarino, ed n* Liberale sua parrocchia, che d'indi in 17 luglio ne celebra la festa coll'addob' [)oi ciiinniossi di Si Marina, come dissi, ho delie circostanti botteghe e finestre, nel magnifico altare maggiore, col co- e delle strade ancora, secondo il religio- stante prodigio di mantenersi incoi rotto so veneziano costume, e intero, senza umano artificio; però la g. S. Leone IX e \o]gtìrmen{e s^ Lio > mano sinistra separata dal braccio, co- Questo gran Papa si rese benemerito per perla pur essa di carne e di pelle, non che aver nel concilio romano protetto il pa- un dito pollice della stessa mano, si cu- triarcato di Grado, contro le pretese di stodivano in teche d'argento con iserizio- Gotebaldo patriarca d'Aquileia, nel qual ni greche esprimenti apparleneie al cor- sinodo conferì al patriarca Domenico il della pazientissima s. Marina vergine, pallio, e gli assoggettò i vescovi della Fu venei abile al popolo di Venezia il 17 Yenezia e dell'Istria, oltre la facoltà di luglio, solennilà della santa, dopoché ivi farsi precedere dalla Croce inalberata, ne fu trasferito il corpo (la chiesa greca prerogativa che passò a' successori, Io- onorandola a' 1 6 agosto); ma piìi celebre ro confermata dal Pontefice Innocenzo ancor divenne nel i5i2, per aver in tal II, in uno all'altre prerogative 3 e quan- gioino l'armi venete, nelle gravi angu- to alla Croce di potersi far precedere stie della guerra di Cambray, ricupera- ovunque, lianne in Roma e alla pre- la l'importante città di Padova, le di cui senza del Sommo Pontefice. Recatosi s. chiavi giù in memoria del i." acquisto ve- Leone IX a Venezia, accolto con rive- devansi appese in questa chiesa, vicino al renza e amore dal doge e da' cittadini, deposito del doge Steno ivi sepolto (come venerò nel sepolcro il corpo di s. Marco, era sepolto il doge Marcello, i monumenti e concesse alla sua basilica e ad altri pii de'quali si trasportarono in ss. Gio. e luoghi indulgenze e privilegi ecclesiasli- Paolo, nella distruzione di questa chiesa), ci. Dopo la beata sua Diorte, avvenuta Le quali chiavi si collocarono dopo la di- nel i o54, illustrato da Dio con mira- struzione della chiesa in [)arola,neI chio- coli, i veneziani memori de'benefìcii ri- slrodei scinuiano di s. M." della Salute, cevuti, eressero a suo onore o riedifica- li iconoscendo il senato il rilevante ricupe- rono una chiesa che vuoisi slata sagra 10 per l'intercessione della santa decretò as. Caterina vergine e martire, la cui ef- che il suo giorno natalizio dovesse essere figie è nella tavola dell'aliar maggiore, per la città tulio festivo, e che il doge ac- oltre altre autorevoli memorie, che ne compagnatodalsenalo,esusseguitopoida convalidano la tradizione. Prima era pure amboi cleri, dovesse portarsi aimualmen- intitolata a s. Leone Magno, Apprendo le alla sua chiesa in rendimento di grazie, dallo Stalo personciìe che furifubbricata Benché fin dal 121 3 s. Marina fosse dive- neh 100. Minacciando rovina, neh 52o unta principal protettrice di questa chie- si rinnovò da'fondamenti e ridusse all'al- sa, non mancò la venei azione dovuta al- tuale suo stato, con pie limosine, ed a'aa I antico titolare «.Liberale, nel cui nobi- settembre i6ig la consagrò I' areive- le altare marmoreo si custodivano due scovo di Zara Luca Stella. Yi si ve- s.ie coste, oltre le reliquie de' ss. Inno- nera il coipo di s. Faustina martire, centi e altri santi. Nella chiesa di s. Ma- con altre insigni reliquie di ss. Martiri ria Forn)osa, il corpo di s. Marina è visi- traili da' eimjlerJL di Pioma. Era parroci

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chiale, collegiata e filiale di s. Maria For- mosa, di cui ora ti' è succursale, sop- pressa la sua parrocchia nella generale concentrazione del iSio.lNel i.° altare a sinistra, il s. Jacopo Apostolo è bellis- sima figura di Tiziano, eseguita in vec- chia età con intelletto e mano giova- nili.

IO. S. Giustina appartenevo al mo- nastero dell'agostiniane, che eleggevano un cappellano curalo per la parrocchia, la quale fu soppressa, e la chiesa cambia- ta in caserma militare, sussiste ora che la sola facciata. Questa santa vergine e martire padovana apparsa a s. Magno ve- scovo d'OpitergiOj secondo la tradizione, gli notificò il divino volere che dovesse innalzarle una chiesa, ove vedesse ger- mogliare unr. vite, ed il santo trovata- la nell'angolo estremo della città, ivi co' sussidi! de'fedeli la fabbricò; toslodive- nendo parrocchiale, e poi collegiata, se- condo il Corner, nel principio del secolo XIII, il die nega l'ab. Cappelletti, co- me si ha da un'epistola d'Innocenzo HI. Il suo nipote cardinal Ugolino Conti, e poi Gregorio IX, la consagrò nel 12 19. Nello slesso secolo divenne priorato, in- di fu consegnata a'canonici regolari del- l'ordine del ss. Salvatore di s. Brigida, e vi dimoravano ancora nel 1429. Forse per mancanza di rendile l'afiidarono a un converso e si ritirarono. Di essi riparlo nel n. 46, § X. Ad istanza de' parroc- chiani e del senatore Francesco Barbaro, Nicolò V nel 1 44^ to'se a'canonici il pi io- rato e lo die' alle monache di s. Maria degli Angeli osservanti la regola di s. A- gostioo, parte delle quali vi passarono nel i4^3. Rovinatasi la chiesa neli5oo,]a rinnovarono i pii senatori Barbaro, Mo- rosini, Contarini e Dandolo, contribuen- dovi Girolamo di Giovanni. Ridotta a compimento, neh 5i 4 la consagrò il ve- scovo di Cìssamìa o Chissamo Domenico Zon. A destra dell'aitar maggioie,erelto di preziosi marmi dalla famiglia Dolce, e- lavi quello dedicalo a Nostra Signora eoa

VEN simulacro di marmo rozzamente espres- so, trasportalo da Candia o Creta ilopo la filiale invasione turca, e che venerava- si nella cattedrale di s. Tito, siccome d'o- rigine prodigiosa derivata dalla Spagna. Nelle pareti della chiesa, ricca di scelte pietre, eravì un marmo, colla pia ci eden- za che s. Giustina vi lasciasse ioipi esse le sue ginocchia, allorché ricevè la palina del martirio sul ponte Corvo in Padova. La facciala marmorea superstite è di mar- mo, e fu eretta coll'oro di Girolamo So- ranzo, e col disegno di Caldassare Lon- ghena. Per decreto pubblico, ogni anno il doge visitava la chiesa, in memoria delia strepitosa vittoria riportala nel 1 571 contro i turchi.

I I. iS". Giovanni in Oleo, volgarmen- te S. Zuanenovo o Zaninovo. L* avea eretta nel 968 la famiglia Trevisan ia onore del martirio della caldaia d'olio bollente, mirabilmente superato da s. Giovanni Apostolo ed Evangelista, e per corruzione della parola 0//0 in novo, o per esser la 2.' delle chiese a lui dedicale in Venezia, fu delta s. Giovanni Novo. Mi- nacciando perire, nel principio del se- colo XV, fu rinnovata colle limosiue de' fedeli sul disegno di Antonio Scarpa- gnino (architetto dell' altra chiesa di s. Gio. Elemosinarlo), e consagrata il i." maggio 1 463 dal vescovo di Jesolo An- drea Bon. Però l'altare maggiore eretto poi con iscelli marmi al santo Titolare, fu consagrato a'9 marzo i65o dal vesco- vo d'Adria de' Savj. Circa la metà del passalo secolo essendo nuovamente ia pericolo di cadere, Ìu riedificata più no- bile e ampia con architettura giudiziosa ed elegante di Matteo Lucchesi, secondo il modello del Redentore, ma non fu anco- ra consagrata. Fra le ss. Reliquie di que- sta chiesa, evvi una prodigiosa immagi- ne del ss. Crocefisso, custodita dalla con- fraternita dell'anime purganti. Le altre sono quelle de' ss. Cosma e Damiano, la tavola del cui altare èdiGirolamoDaule, discepolo di Tiziano; di 8. Barbara ver:

V EN pince mai tire, diversa An quella di Tor- cello, e ne riparlo nel § XVI II, n. 28; ili s. Margheiila vergine e martire; de' s<. Tommaso e Bartolomeo Apostoli; di s. Maria Maddalena; de' ss. Itmocenli; di s. Gio. Bat lista. Era parrocchiale e collegiata; filiale di s. Maria Formosa; cessò d' esser parrocchia nel 1H08, e di- venne nel 18 IO succursale di s. Zac- caria.

12. S. Procolo o Proculo, volgar- mente s. Provolo. Era parrocchia delle monache di s. Zaccaria, le quali si face- vano rappresentare nell' amministrazio- ne parrocchiale da due ca|)pellani cu- rali, da loro eletti. Colla soppressione de' monasteri e colla concentrazione delle pairocchiela chiesa nel iSoS fu chiusa, indi demolila e nella sua area fahhricate abitazioni. Se ne vogliono stati fondato- vi i Parlecipazii, che nella loro venula da Malamocco a Venezia illustrarono que- .sia città con tanti sagri edifizi. E' incer- to, ma piohahile, che insieme col mona- stero eh' erale contiguo di s. Zaccaria, cui fu del tulio soggetta, fosse eretta d'or- «line d'Angelo Partecipazio, il i.^de'do- gi che risiedè in Rialto, forse nelI'Sio o neirS 14, mentre il monastero fu fabbri- calo appunto circa rS 14. Verso l'BSo pa- re che vi sia stala trasferita la parrocchia ch'era onnesa alla chiesa di s. Zaccaria, onde rimuovere il dislurhochene risenti- va la quiete delle monache nella loro uf fiziatura ; gius parrocchiale che tultavol- ta si ritarda per congettiu-a al i i 07, nel cui precedente anno 1 i o5 tanto la chiesa di s. Procolo, che quella di s. Zaccaria erano staledistrulle da va>tissimo incen- dio. Ristorata da que'danni con assai an- gusta struttura, nel declinar del secolo XIV trovandosi rovinosa e cadente, la rinnovò nel i 389 Amedeo de' Bùongua- dagni cancellieie ducale. Ma per la sua poco solida costruzione, le monache nel 1642 la riedificarono da' fondamenti a spese loro, in modesta e decente forma, e ne seguì la consflgrazione nel 1 697 ;

YEN 19

ne fu poscia accresciuto il decoro verso la metà del secolo passato, rinnovandosi gli altari con i.scelli marmi.

Sestiere di s. Marco.

1 3. iS". Marco, già basilica primicerìale e parrocchia ducale, esclusa affatto dalla giurisdizione dell' ordinaiio diocesano, soggetta immediatamente al doge, matri- ce di 3 filiali, sede del primicerio e di sua curia, ufìiziata da 12 cappellani ducali, col titolo di canonici, da 6 sotto-canonici, e da molti sacerdoti e chierici. Da pri- ma esisteva colà la chiesa di s. Teodo- ro. Al presente è la descritta basilica me- tropolitana con parrocchia e decania, la cui cura è nel capitolo, esercitala in at- to dall' arciprete 2.' dignità del mede- simo.

1 4. S. Geminiano, già intitolata anche a s. Menna, collegiata e filiale di s. IVlar- co, a cui era dirimpetto : fu soppressa e poi demolila per cedere il luogo al palaz- zo reale. Ne parlai nel § IV, n. 3.

r5. S. Moisì' Profeta, prima intitolata 0 s. Vittore martire, dalle famiglie Arli- geria e Scoparia,nel dogado di Gio. Gal- bajo del 787 perfezionata, dotala e fat- ta parrocchiale. Piiedificala daMoi^sè Ve- tiier , fu da lui fregiala col titolo del s. Profeta, di cui aveva il nome, che secon- do il Dandolo si deve credere unico ti- tolare, contro la tradizione in favore di s. Vittore. Distrutta colla parrocchia nel terribile incendio deli io5, si rialzò poi dalle sue rovine colle limosine de' fedeli. Dolala da'suoi fondatori di ragguardevoli tendile, secondo il praticalo nell' antica disciplina, nel 1192 furono divise in 3 porzioni eguali, assegnandosi lai . per la conservazione dell'edifizio, la 2.' pel so- stentamento del pievano, la Z.^ pei preti e chierici inservienti al suo culto; tutto confermandosi nel I23i. Aumentandosi oltre il bisogno il suo clero, senza corri- spondenza di rendile , nel vescovato di Bartolomeo Quirini dei 12 74 fu ridotto, oltre il pievano, a 3 preti, diacono e sud- diacono, e due accoliti ; nondimeno ne'

9.0 YEN

tempi posleiiori potè Bcciesopisi il colle- gio. Per la vecchiezza, nel 1 632 fu oller- lala e insieme gettata la i.* pietra della nuova dal patriarca cardinaleCornaro,in uno alla medaglia riprodotta dal Corner, con due analoghe isci izìoni. In non niol* ti anni il leiupio ridu$:>>esi nell'attuale sua forma, sonluo«>o per magnifirenzadi mar- mi e nobiltà d'ornamenti, onde si distinse fra lutti i parrocchiali della città; indi nel 1668 ne aumentò il decoro il procuratore "Vincenzo Fmi,col marmoreo prospetto e- steriore e gravissimo dispendio; la sua ar» chitetlura imponente e traricca d'ornali, è del Tremignan.La consagrò il i ."dicem- breirog il patriarca Cornaro. Ivi si ve- nera il corpo di s. Antonino martire trat- to dalle catacombe di Roma, delle ossa de'ss. Innocenti e altre ss. Relifpiie; oltre il prezioso tesoro di porzione della ss. Tu- nica inconsutìle di Gesìi, rimastale nei iBgi dalla metà di quella lasciata da Donato Garoso pievano di s. Lucia alla scuola grande di s. Marco. Dal 1810 non è più collegiata, ne parrocchiale, fi- baie di s. Maria Zobenigo; e nella ridu- zione delle parrocchie fu aggregala in qualità di succursale alla parrocchia pa- triarcale di s. Marco. Nel altare la Vi- sita de'ss. Magi è del Diamantini; nel 2.° l'Invenzione dellaCroce con parecchiSan- ti è del Liberi: ambi buoni lavori. INel co- ro il gran quadro col Castigo de' serpenti è la miglior opera del veneto Pellegrini. Altri dipinti sono di Palma giovine e di J. Tintorelto. Nel parapetto dell'altare di sagrestia, è il bel getto in bronzo de'fran- cesi Chenel e Feron , disegno di Rocca- tagliata. Il Coleti nell'aggiunte all'Ughei- li, Ilalìa sacra, t. 5, p.i 188, parlando dell'erezione di questa chiesa e della sua collegiata, riporta la serie de'suoi pieva- ni, da Cristoforo che fu poi vescovo d'O- livolo,sinoe inclusive al 42. "Andrea Tre- mignan del 1690. Conosco il libro di Ni- cola Coleti dedicato a J. R. Moscheni, Monumenta Ecclesiae f^eneiae s. Moy- sis, Veneliis f758,

YEN I C). S. Maria Zohcnigo o Jtibanìco o Giuhenico, Jiihcniconitn, inoltre detta s. Maria del Giglio. Dalla famiglia (rin- benica, che ne fu la principale fondatri- ce, ricevette il soprannome questa chiesa dedicnlaall'AniiutiziiizionediMaria Ver- gine : la tradizione aggiunge avervi con- tribuito anchegli Erizzi, BarbarigliijGra- ziaboni e Semitecoli. Si crede antichissi- ma, fondala nel principiar di Venezia, per essere stala una delle 5 matrici, alla quale erano filiali le chiese di s. Moisè, s. Flautino, $. Maurizio, s. Benedetto, s. Michele Arcangelo o s. Angelo, s. Vita- le, s. Samuele, s. Gregorio, ss. Vito e Modesto, s. Agnese, ss. Gervasio e l'ro- tasio, s. Barnaba, e s. Raffaele Arcange- lo. Arse la chiesa nel 976 , quando il popolo irritato contro il doge Pietro IV Candiano incendiò il palazzo, e si disle- sero le fiamme a consumar le chiese e case contigue, sino a s. Maria Zobenigo, che restò con gran parie della parrocchia miseramente incenerita. Risorta da tal dì- sastrOjincontrònon molti anni dopo egua- le vicenda, cioè nel i io5, allorché ca- suale incendio distrusse gran parie della città, restando del tutto consunta. Rile- vata anche da questi danni colle carità de' fedeli, si conservò sino verso la fine del secolo XVII , in cui per vecchiezza nel 1680 cominciossi a rifabbricarla dai fondamenti, riducendosi a perfezione nel- la forma attuale, in un triennio per la generosità del suo pievano Lodovico Ba- ratti , al cui esempio vi contribuirono ì parrocchiani. È nobilitala da 7 altari di scello marmo , e dall' esteriore facciata marmorea, per la cui erezione assegnò in legato 3o,ooo ducati Antonio Barba- ro, benemerito anco dello spirituale deco- ro della chiesa, a cui donò i corpi de'ss. Eugenio eAntonio martiri,a lui mentre e- ra ambasciatore in Roma concessi da In- nocenzo Xi. Si venera puredel legno del- ^ la ss. Croce, le lesle de'ss. Anastasio e Pellegrino martiri, e di s. Chiara vergine e martire, oltre altre reliquie di ss. Mar-

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tiri tratte da'sngi'i sollenanei Roma. Era aulica consiietudiue di questa chie- sa, corne d'altre città, di cantar solenne messa all'aurora della festa della ss. An- nunziata con indulgenze di Leone X. Fu consagrata la 3." domenica di luglio 1700 dal patriarca Giovanni Baduaro. Non è più collegiata, ma non cessò mai d'esser parrocchia e conta 2734 anime. L' ar- cliileltora dell' esterno è di Giuseppe Sardi, die quivi parve volesse gareg- giare col Tremignan, che contempora- neamente innalzava la facciata di s. Moi- sè, vedendosi egualmente Iraricca d'or- nati e dello stile barocco.' Nella sagre- stia v' è un quadretto che sembra ope- ra del Rubens, colla Vergine e s. Gio- vanni di nubile immaginazione e fran- ca esecuzione. Nel coro è bella l'Annun- ziala di G. del Salviati. Sulla porta è copiosa e bell'opera di Giulio dal Moro la Cena del Signore. La tavola col mar- tirio di S.Eugenio del Loth,e quella col martirio di s. Antonio prete dello Zan- chi, che dipinse anco i comparti del sof- fino, sono effetti d' una nobile gara fra que' due pittori. Inoltre qua e sonovi |)itture del Palma groviue e sculture del Vittoria e altri.

ì'j. SS. Maurizio e Compagni, già intitolata a s. Adriano. La famiglia Can- diano detta Sanudo eresse questa chie- sa nel 6c)g, perita poi nell' incendio del 1 I o5. Risorta dalle sue ceneri, da' fuii- damenti si riedificò verso il fine del se- colo XVI e consagrò nel 1 5903*17 giu- gno. Tra le ss. Reliquie vi è un osso dei i.° Santo titolare, e altro di s. Matteo a- postolo. Contiguo a'muri della chiesa vi fu trasferito l'ospizio della confraternita degli Albanesi istituita da alcuni essi per la propria nazione nel i44^ nella chiesa di s. Severo , sotto il titolo de' ss. Gallo e Severo. La chiesa di s. Maiuizio, ^ già filiale di s. Maria Zobenigo, nella con- centrazione delle parrocchie fu assogget- ta, in qualità d'oratorio sagramentale, al- la parrocchia di s. Stefano. Oltre l'acceu-

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nate riedificazioni, altra moderna ebtie questa chiesa. Architettata da prima dal patrizio Pietro Zaguri sul modello del- l'atterrato tempio di s. Geminiano, po- scia condotta dal Diedo e dal Selva, o- nora il valore de' moderni artefici, e la religiosa generosità di Bartolomeo Pas- sagnoli. Fu consagrata a'4 '"aggio 1828 dal patriarca Monico. Il prospetto archi- tettato con grazia e condotto con dili- genza ha 3 bassirilievi, de'quati i due mi- nori sono di Luigi Zandomeneghi, il mag- giore di Bartolomeo Ferrari. E graziosa cosa eziandio il cenotafio che al suo mae- stro il Selva vi fece porre il grato disce- polo prof. F. Lazzari. Lo scarpellino D. Fadiga con valore vi condusse lodevol- mente ogni lavoro iu pietra.

1 8. S. Filale detto s. Fidai. Ad onore di tal martire, di cui portava il nome, e- resse una chiesa Vitale Falier doge nel 1 084) tua insieme colle circonvicine case fu anche questa distrutta dal voracissimo incendio deli io5, e rialzata durò fino al termine del XVII secolo, onde conven- ne atterrarla e gettarne le nuove fon- damenta nel 1700, co' disegni di A. Tirali, e ridotta all'odierna forma, il vescovo di Vicenza Priuli la consagrò a* 27 aprile 1755. La fabbrica per indu- striosa diligenza del pievano Teodoro Tessari fu magnificamente compita , e di più abbellita con facciata di marmo pel pio legato del doge Carlo Contarini. Vi si venera una ss. Spina, ed alcune goc- eie del prodigioso sangue scaturito dal celebre ss. Crocefisso di Berito. Già colle- giata, parrocchiale e filiale di s.Maria Zo- benigo sino ali8io, al presente è succur- sale di s.Stefano.Nel maggior al tare è trop- po povera di luce la bella tavola esegui- ta nel 1 5i 4 dal Carpaccio, che oifre la B. Vergine nell'alto. Santi al piano, e un An"elelto che suona. Nella base del cam- panile sta incastrata notissima romana iscrizione.

I g. S. Samuele Profeta e già s. Mat- teo, poiché nel catastioo del vescovo

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Ratubeiio Polo del i3o3, Irovasi nomi» vaio plcbnnuss. Mallhaci Evangclistaf, qui diciliir esse contrada s. Sannielis. E' iiicerlo se nel looo quando fu fabbri- cata da'Boldù, furono delti ambedue i nominati santi per titolari , oppure un solo di essi. Perì nell'incendio deli io5, dal quale risorta, e poi minacciando ro- vina, neh 683 fu rinnovata quasi per in- tero, e compita neli685 al modo diesi vede. S'ignora 1' epoca di sua consagra- zione, ma se ne celebra la memoria a'iG luglio. A' pochi suoi pregi suppliscono i tesori di ss. Reliquie ond' è ricca, cioè d'una ss. Spina, di s. Tommaso Aposto- lo, s. Spiridione, s. Apollonia, s. Antonio abbate e altre, oltre il corpo di s. Va- lentino martire tratto dalle catacombe di Roma. Anche presso fjuesla chiesa, co- me era in uso di molte altre parrocchie, t-ravi un romitaggio per donne ritirate dette Recluse [iìeW'aììlicUe Recluse, e di quelle introdotte in Venezia meglio ne parlo neln. 2odel§XlJ),ed in questodis. Samuele nel i 348 vi si chiuse la pia suor 13enedetta,nel romitaggio dietro la chiesa, per benefico legato di Beriola Gradenigo, Era la chiesa sino al 1 8 1 o collegiata, par- rocchiale e filiale di s. Maria Zobenigo ! oggidì è oratorio sagrainenlale della par- rocchia di s. Stefano.

2 o. S. Angelo o s. Michele Arcangelo; ovvero secondo alcuni antichi cronisti s. Gabriele Arcangdoj prinia intitolata a s. Mauro. Già parrocchiale, collegiata e filiale di s. Maria Zobenigo, neliSio fu soppressa e chiusa, e ne fu trasportata la parrocchia a s, Stefano, ove sussiste , ed ivi fu trasferito il batlislerio di pietra di paragone; poscia la chiesa venne demo- lita , senza che ne resti vestigio. Se ne attribuiva l'edificazione ud 920 alle fa- miglie Morosina, Gumba e Lupanica, ed altri circonvicini, in onore di s. Mauro martire; così l'altra piccola contigua di s. Gabriele Arcangelo, nello stesso 920, Ambedue cambiarono poi titolo, e do- [ìo aver palilo l'iuceudio deli'auuo 1 1 o5,

V EN tino dalla metà del secolo XI lu chie- sa di s. Mauro ave» preso il nome di s. Michele Arcangelo, e tultavolta chia- mata pure coli' altro titolo. Nel 1290 apparso 1' Arcangelo s. Michele a Tom» masino Morosini, gli ordinò perfezionai* la chiesa di s. Mauro, e d'iuiporle il pro- prio nome, siccome fece. Ciò alfennano alcune non sicure cronachelle, poiché già nel 10G9 portava tale titolo deli' Arcan- gelo. Cessata l'orribile peste dd iG3 i nel della festa di s. Michele, il beiieuieri- to pievano Francesco Lazzaroni v' intro- dusse l'immagine di s. Maria di Loreto, poi trasferita nell'isola di s. Clemente. Nel maggior aliare si veneravano, oltre le re- liquie di s. Mauro e altri Santi, il corpo di s. Clemente martire tratto da'cimileri di Roma, e donato dal pievano Lazzaroni. A- vea buone pitture, e 3 de'g altari ornali di beili marmi. 11 contiguo oratorio o chiesetta di s. Gabriele, e poi della ss. An- nunziata, i Morosini fondatori nel iSg:! lo concessero alla confraternita de' pove- ri zoppi, perciò venne chiamata la ScuO' la dell' Annunziata de' Zolli. E vuoisi che questa confraternita fosse quella pur in- dicata dal Corner, instituita per racco- gliere i vecchi soldati, incapaci di servire per ferite, mutilazioni od altro.

2 I .SS. Benedetto e Scolastica, volgar- mente s.^c;/ze^Zo. Fondata da Falier, i di- scendenti Giovanni e Domenico per rime- dio dell'anime loro nel io i 3 l'olfrironoal monastero de' benedettini di s. Michele di Rrondolo, colla parrocchia, che i mo- naci fecero governare da'preti,come pra- ticarono i si'cceduti cistcrciensi nel 1229, l'abbate eleggendo il parroco. Altrettan- to praticarono i canonici regolari di s. Spirito, quando in principio del secolo XV furono sostituiti a' cistcrciensi nella proprietà del monastero di Brondolo; fin- ché Eugenio IV nel i435 coli' assenso de'canonici, dichiarò indipendente la par- ^ rocchia, assegnandole il collegio capitola- re. Leggoalcune varianti nello Stato per^ sonale. Non si conosce l'epocii di sua ru-

VEN raolìssima erezione. I monaci beneJeUinl la possederono sino al i ^:^'j(^fne^\ioi^3'j), in cui venne stabilita a parrocchia, tale ri- rannenilo sino al 1810. Vi sono le reliquie tie'ss. Benedetto abbate, Savino vescovo, Gerardo martire, Gregorio Nazianzeno, Tiburzio e Valeriano martiri. Il patriar- ca Tiepolo nel 16 19 rinnovò l'edifizio, e (li poi consagrato a' 19 marzo 1695, dal patriarca Badoaro, ed a'9 maggio i694> dice lo Stato personale. Già filiale di s. Maria Zobenigo, al presente è solo sue* corsale di s. Luca. Nel 2.° altare vi è una delle opere più belle del Prete Ge- novese, con s. Sebastiano medicato dalle pietose donne. Nel maggior altare è della fictiola del Maratta la tavola con Maria Vergine e Santi.

9. -2. S. Patcrniano, già parrocchia, col- legiata e filiale di s. Sdvestro fu soppressa e chiusa, quindi ridotta ora a usi profani. NeirSoQ o 890 dalla Marca d'Ancona al- cuni n)ercauti veneziani portarono nell.i patria 1' immagine di s. Paterniano ve- scovo e protettore di Fano, collocando- la in tabernacolo a'muri di loro abita- zioni. Molli anni dopodiversebuone don- ne vi aggiunsero 1' eflìgie delia B. Ver- gine e di s. Anna. Da ciò ebbe principio in Venezia l'antico culto di quella santa, in onore della quale adunatesi alcune di- vote femmine in una vicina casa circa il fine del IX secolo, disposero i principii d'un monastero sotto la regola di s. Be- nedetto , finché concesso loro un mona- stero, l'intitolarono a s. Anna e vi forma- rono la comunità religiosa di benedetti- ne. Aumentatosi il culto di s. Paternia- no, la famiglia Andrearda, e altre, gli e- resse una chiesa di legno, che fatta par- rocchia ebbe possessioni dal doge Pietro IV Candiano,ma restò incenerita nel 976 nell'eccidio di quel principe. Risorse di pietre in più stabile forma nel 977,6 ^ nel 999 ebbe il campanile edificalo roz- zamente d'alcuni operai fuggili dalla schiavitù saracena, per rendimento di gra- zie a Dio. Distrutta dal fuoco del i io5

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e ristabilita, nel 1 168 soggiacque a egual infortunio; ma la pietà de' fedeli vi ripa- rò in piìi ornato modo e con 8 nobili co- lonne di maruio greco trasportate da Co- stantinopoli,perite anch'esse nel4>°iucea* dio del 1437, indi ancora una volta si ri- fabbricò.Dall'accennata città ebbe pure 3 ss.Spine,rosseggianti di quando in quando di vivo sangue, massime nel venerdì sau" lo, oltre le reliquie di s. Gio. Battista e de'ss. innocenti, ed un dito di s. Pater- niano, dono d'Alessandro 111 al doge Zia- ni. Nell'altare di s. Liberale vi erano delle sue ossa, e le leste de'ss. Gordiano ed fi- pi maco martiri. Nel maggiore le reliquie insigni di 7 Santi, provenienti dall'orien- te e con tavola esprimente le loro effigie, cioè i ss. Prospero, Vitaliano, Vincenzo e Ponziano, e le ss. Maura, Petronia e Teodora. Per la vittoria navale riportata o'io luglio r 65 1 da' veneti sui turchi, or- dinò il senato che in tal giorno festivo a s. Paterniano dovessero i musici delia ba- silica ducale recarsi in questa chiesa a cantar la messa solenne, a memoria del benefizio.

28. S. Fantino. Alla primitiva chie- sa concorsero per la sua erezione nel 996 le famiglie Barozzi, Aldicina edE- quilia, indi la rifabbricò quella de* Pi- sani con aumento di decoro per la do- nata prodigiosa immagine della B. Ver- gine portata d'oriente, e per la copia de* cui miracoli si poterono colle limosine perfezionare gli abbellimenti; anzi per es- iti la chiesa acquistò il nuovo titolo di s. Maria delle Grazie di s. Fantino, e già n'era in possesso nel i499- '' munifico cardinal Gio. Battista Zeno nel i5oi as- segnò 10,000 ducati per l'intera sua rie- dificazione, più ampia e più ornata, eoa sue cupole appoggiate a forti colonne ; al compimento della magnifica opera, che incominciata nel i5o6, ebbe termine nel i533, contribuì lo zelo del suo pievano Marco Rodino, consagrandone l'altare maggiore Angelo de' Gradi minorità e vescovo di Nona a' 16 febbraio 1498 (te-

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mo errato tale anno). L' altro pievano Giovanni Pomelli neh 632 eresse l'alia- re in cui si venera la celebrala intuiagine della Madonna. La chiesa fu coasagrata ti' 1 5 giugno, ma non si sa l'anno e da chi. Sono suoi spirituali tesori, il corpo di s. Marcellina martire tratto dal ci niiterio ro- mano di s. Priscilla; e le relìquie di s. Tri- fone martire, il cui corpo portandosi dal- l'oriente in Venezia dentro nave, che viaggiava con quello di s. Marco, per di- vina disposizione fu spinta alle spiagge di Catlaro, onde i cittailini con gioia si pre- sero il s. Corpo, lo collocarono in magni- fico sepolcro, ed elessero a protettore; V^e- iiezia potè avere un osso del braccio, e Vetlor Pisani tolse in Caltaro altro del- ia gamba, trasferito pure in questa chier sa, riuscendo inutili per riaverlo l'amba- scerie di Cattare. Inoltre la chiesa nel 1 746 ebbe in dono due anelli della cate- na a cui fu legato in prigione il santo tito- lare Fantino. In questa parrocchia nac- que e nel suo fonte rinacque a Cristo , il glorioso s. Lorenzo Giustiniani. A destra della chiesa si edificarono con magnifi- cenza l'oratorio e 1' ospizio della B. Ver- gine Assunta e di s. Girolamo, per la pia e antichissima confraternita, istituita per l'assistenza de'miseri condannati all'estre- mo supplizio, e nel 1 4 1 1 avea il titolo di j. Maria di Giustizia. Tanto rilevasi dal decreto del consiglio de'Dieci , col quale |)ermise a'confratelli d'accompagnar ve- stiti di bruno i delinquenti alla morte, consolandoli ed esortandoli alla rassegna- 2Ìone,e poscia di tumularne i cadaveri con sullragi (i confrati mentre si eseguiva la capitale sentenza, tra le due colonne del- la Piazzetta, delle quali riparlo nel § XIX, n. 8, accendevano due candele ne- re innanzi l' immagine della B. Vergi- ne esistente sul fianco destro esterno del- la basilica Marciana, verso la stessa Piaz- zetta; ed ora avanti la ss. Immagine per pia lascita si accendono due torcie du- Vanle il suono dell'Ave Maria). E sicco- tpe itj s. Faulino eiavi pure la con fra -

VEN tcrnita di s. Girolamo, nel i^5S si un"! all'altra e assunsero doppio titolo. Co- sì aumentato il sodalizio, nel n^ji fon- dò sontuosa cap[)ella alla Vergine As- sunta, indi arricchita d' indulgenze e di ss, Ueliquie nell'altare del Crocefis- so, in cui Alessandro Vittoria espres- se in bronzo le due statue della Madon- na e s. Giovanni, essendo il Cristo in Croce di altro scultore, le quali statue in* sieine coir altare di paragone e colla sta- tua di s. Girolamo, ch'era pure del Vitto- ria si trasportarono nella chiesa de' ss. Gio. e Paolo. La chiesa di s. Fantino già collegiata e filiale di s. Maria Zubenigo, di questa è succursale fiuo dal 18 lO.E que- sto edifizio,con semplice e molto bello pro- spetto, bella e ornata porta; nell'interno distribuito assai bene in 3 navi, opera de* Lombardi o della loro scuola; tranne la ricca e maestosa cappella nmggiore, con- dotta dal Sansovino. Nella sagrestia è uu bel <piadretto di Gio. Bellino, con Maria Vergine che tiene il Bambino, e s. Giu- seppe. Il quadro nel coro, colla Croce - fissione, è del Corona, che bellameur te imitò il Tintoretlo, col suo genio por tente. Nella già scuola di s. Girolamo, ora Ateneo, e di cui in fine di questo nu- mero , si vede 1' architettura con istile scorretto del medesimo Alessandro Vit- toria , ed ivi si raccolsero memorie e busti di medici illustri, alcuni de' quali dello stesso Vittoria. Fra molte pitture di buone mani, i quadri della stanza ter- rena sono del Corona e di sua scuola: il soffitto è del giovine Pahna, il quale al- tro ne dipinse io una stanza superiore, e pressoché tutti i quadri co' fatti della vita di s. Girolamo. Altra stanza ha pic- coli quadri co'f.ilti di Maria Vergine, co- lorili da Alvise del Friso col tocco di Pao- lo,suo maestro e zio. La chiesa di s.Fantino meritò l'artistica illustrazione nell'opera Le Fabbriche di f^cnezia colle t£|vole di à sua facciata, spaccato e parti ornantentali inlerne,ollre la pianta. Non mi è[)ermes- SO che rimarcare, essere iuleuta la peri-

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ta desciizione in far trionfare con sobria nilica i singolari pregi che la rendono niirabìle agl'intelligenti, descrivendo con l'aggiunta il Zanotto alcuni altri belli dipinti, che non ricordai per brevità. A. volere poi dire alquante parole dell' ilio* sire Ateneo di Venezia col cav. Mutinetli, Jiinali (Ielle Provincie f^euete^conv'xenQ farne precedere altre di quello non men celebre di Transo (f^,), come quello che fu il primo istituito, a cui nuovamente m'onoro, vanto e pregio d'esservi aggre- gato legalmente. Sollecita sempre la co- spicua e nobile città vescovde e regia di Treviso, a coltivar le scienze e le lelleie, istituita sul declinar del secolo XV dal- l'AUiano, nome chiarissimo per gloria d'armi e di lettere, l'accademia Liviana, tpiesla sul finir del secolo seguente si ri^ covro a Treviso col nome de* Ptrseve- lanli. Da quell'epoca sino al termine del secolo passato, non poche altre accade- mie successero a' Perseveranti , avendo precipuamente primeggiato quella de' Solleciti, della cui riforma occupossi il gran Muratori, ultima di tulle essendo slata l'accademia d'agricoltura, la qua- le ilopo essersi resa benemerita, peri col- la sua rinomanza nel rovescio del più ant tico de' governi, la repubblica di Vene- zia. Nondimeno ì superstiti accademici rir masero privatamenteiinitiin società, det- ta il Gabinetlo Letterario, i quali oltre- ché raccoglievano opere periodiche, gior- nali letterari e politici, settimanalmente leggevano ne'sabali due memorie a vi- cenda in quel ramo di scienza cui erano ascritti. In tale modesta forma e senza al- cun accademico fasto i letterali trivigiani proseguendo la cultura de'buoni studi e Taoiore per le lettere, tanto crebbe il lo- ro nobile ardore, che pe'primi domanda- rono al governo e ottennero a'aS aprile 1811 ,che il Gabinetto, non più con qua- ^ sto nome, ma con quello di Ateneo (vo- cabolo di cui a Liceo e altrove) Trivigia- 110 (osse chiamato. Si elesse a presidente j^'rapc^scQ Cardinali, di rari l^leuli male-

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malici, precipuamente nella parie anali- tica, quindi senza compilarsi un partico- lare regolamento, si adottò pressoché lo statuto medesimo immaginato dal Mura- tori per r accademia de Solleciti, presso le Mf^niorìe scientifiche e letterarie del' l'Ateneo di Treviso. L'Ateneo di Vene- zia fondato venne col decreto italico 25 dicembre 1 8 io, e formato dalle tre socie- tà intitolate di Medicina, de'Filareli, e di Belle Lettere, già lietamente da lunga sta- gione fiorenti, scegliendo a presidente il conte Leopoldo Cicognara, ed all' ullizio di segretari generali di classe, per le Let- tere l'ab. Mauro Boni, per l'Arti il prof, FrancescoDu l'ré direlloredell'arli mec- caniche, e per le Scienze il prof. Francesco Aglietti protomedico del magistrato di sa-- nità marittima. Nella i. 'sessione de'a i no- vembrei8i 2 all' Ateneo Veneto trova van- si ascritti gl'indiviiluì registrati dal ca». Mulinelli a p. i85. Essi sono classificati come segue. Presidente. Segretari. Diret- tori delle sezioni tielle Scienze fisico-ma' tematiche, delle Scienze naturali, della Scienze morali, deirErudizione,deirElo- qiien2a,delleArli liberali, delleArli mecca- niche. Meu>bii onorari. Membri onorari esteri. Membri ordinari e di visi ina classi. La I .' classe divisa in 3 sezioni, cioè delle Scienze, delle Scienze naturali, delleScieO' ze morali. La 2,' classe divisa in 3 sezioni, cioè delle Lettere, della Eloquenza, delle Arti. Membri esterni. Membri soprannu« tuerari liberi. Membri soprannumerari atlivi.Membri corrispondenti. Tenuta per- tanto dal Veneziano Ateneo la sua j."* se- zione in detto giorno, egregiauieute die' relazione delle molte letterarie fatiche di quel 1," anno accademico il prof. Aglielli » che sommo nella medicina , valoroso nelle lettere, amatore e protettore delle belleartì, d'animo assai candido, liberale, modesto, orda'grandi accarezzato, or trar sandato, malamente rimeritato da quaL che amico, peggio da alcuni ingrati, per lui » morte rapiti, sempre però sliinatq ed amalo dall' universale (suprema « ba-s

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$tevolegIona:clagliZ7omminon ti può pre- tendere e sperare di più): visse lunga vi- ta sino ali 836, stranamente avvicendata da onori e da umiliazioni, da comodi e da povertà". Oh il fecondo ritratto morale; a quanti mai può egli applicarsi , in que- sta miserabile e temporanea nostra sta- zione?! Cosi in Venezia e neiristiluto e nel suo Ateneo ed Accademia fu dato sta- bile e dignitoso ricovero alle arli,alle scien- ze e alle lettere. Tutti poi questi istituti sono forniti di pregevole biljlioleca;e nel- l'Ateneo ne'gioveilì,appresso il mezzogior- no, si fanno letture da'soci, che sono ono- rati di ascolto da' dotti e studiosi. Nella Cronaca di Milano del i SSy, disp. aio.* trovo registrato: Asson, Degli stitcliscien' tifici dell' Ateneo di Fenezia negli an- ni (852-55 (estratto dali'y^.yeraVrfs/one scientifica e letteraria dclt Ateneo Ve- neto, voi. 7, fase. I i), Venezia 1857 ti- pografia Naratovich.

24. li- Luca. Lo Stato personale la dice innalzata nel ii47i fi*^ '' Corner narra, che prima del 1072 fu fabbri- cata dalle famiglie Dandolo e Fizzama- 110, altri essendone stati benefattori ili fondi , massime il vescovo di Padova Fantino Dandolo nel \^\i. Fu riedi- ficala più ornata da'* fondamenti, nel- la forma attuale nel XVI secolo, e la di- vola confraternita di Gesù Sagramentato nel I S'è I eresse nobdaienlea suo onore la cappella maggiore, con altare dedicato al 8. Evangelista litohue. Fu consagrala a' 24 maggio I 767 dal patriarca Bragadino. Le sue ss. Reliquie, provenienti dal con- quisto di Costantinopoli, consistono in due ss. Spine, in porzione del corpo di s. Lu- ca; de'ss. Gregorio Nazianzeno; Adriano, Anastasio e Trifonia martiri; e da Pioma ottenne un dito di s. Agnese vergine e martire. A onore del s. Titolare neh 192 vi fu eretta una delle IX congregazioni del clero. Neh 197 già a vea il collegio ca- pitolare, composto del pievano, due pre- ti, diacono e suddiacono titolati. Era fi- liale di s. Silvestro , e tuttora è colle-

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giala e parrocchia della decania di s. Marco; ha per succursale la chiesa di s. Benedetto, della quale nell' anzidetto n. 1 1 , essendo 3o24 i parrocchiani. Nel 1 ." altare la tavola del Uenieri con s. Luigi IX nell'alto, e le ss. Cecilia e Margherita al piano, è d'una vaghezza che riesce ve- ramente fascino agli occhi. Bellissimo di- pinto di Paolo, è il s. Titolare nel mag- gior altare. In uno de' quadri laterali, d'Alvise del Friso, si vedeva la testa barba- la dell'Aretino, per essere quivi sepolto ((|ueslo quadro e il suo corrispondente fu levato negli ultimi ristauri, più si ve- de). Presso la sagrestia è il deposito di Giancarlo Loth, pittore bavaro, pure qui tumulato, di cui è la vigorosa tavola cou s Lorenzo Giustiniani al r." altare. E' pu- re a lotiarsi la bella tavola del Politi coi santi Palerniano, Luigi Gonzaga ed al- tri divi ; ed è eziandio da far noto il bel lissimo sodltto col Titolare in gloria, di questi tempi condotto dal prof S. San- ti, del quale sono pure gli altri adreschi testé coloriti.

2 5. S. Bartolomeo e anticamente ^.De- metrio, poiché narra la tradizione che neir840 e nel bel mezzo della città presso l'isola (.li Rialto fosse fabbricata la chiesa di s. Demetrio di Tessalonica martire, la quale poi rinnovata dal doge Selvo del 107 I, venne allora decorata eziandio del titolo di s. Bartolomeo, che in seguito pre - valse. Lo Stato personale la dice eret- ta nel secolo X, riedificata nel 1170,6 ridotta nella forma attuale neh 725, in- di consagrata dal patriarca Bragadino il I. "maggio 177 I. Sino dall'orìgine fu par- rocchia e ragguardevole; ma se Celestino ili la sottopose al vicino monastero di s. Salvatore, tosto il successore Innocenzo 111 la restituì nella sua libertà, ed ebbe diversi cospicui personaggi a pievani. Es - seiido note al Papa Giovanni XXII (me- glio Benedetto XII) le ristrettezze de'pa- ( triarchi di Grado, e quanto le tenui ren- dite fossero insudicienti allo splendore loro dignità, eoo diploma del i ." apri-

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le i34'^> ""'* '''• *:hiesa paiTocchiale c!i s. lùntoloineo, con tutte le sue prerogative e pertinenze, alln mensa patriarcale di Grado, e togliendola da qualunque sog- gezione del vescovo di Castello, l'assegnò in perpetuo possesso di Domenico (ma se è giusta la data, dovrà dirsi Andrea Dot- to) patriarca di Grado, e de' successori suoi, a* quali concesse pure la facoltà di poter dopo la motte o alla partenza di Wicolò Canale pievano vivente (così il Corner; ma 1' al). Cappelletti dice che la parrocchia nel i 34.2 era restata vacaulejio temo che il Cornerabbiaerratonellailata, per cui aggiunsi Benedetto XII allora vi- vo), eleggere in ogni caso di vacanza un vicario perpetuo, [-"roraosso il Canal a' u5 luglio alla sede di Bergamo, ad istan- za di Andrea Dotto patriarca gradese, gli esecutori apostolici del diploma elfettua- rono la stabilita unione, e posero il pa- triarca in perfetto e perpetuo possesso del- 1-1 chiesa, colla competenza dell'elezione del vicario perpetuo. Nel pontificato di Uonifaoio IX, alcuni parrocchiani istigati dal vicario Basegiu , assunto falsamente il nome dell'intera parrocchia, ottennero un suo diploma che tolse la chiesa da qualunque giurisdizione del patriarca gra- dese, l'assoggettò alla s. Sede, e concesse a'parrocchiani l'autorità d'eleggersi il vi- cario perpetuo. Ricorseli patriarca Pie- tro IV Cocco al t'apa, il «[naie con nuo- va bolla de'c) settembre i4o2 abrogò la precedente e restituì al patriarcato la chiesa. Il patriarca invitò il Basegio a riassumere il vicariato, e qual disubbi- diente lo depose dall'ullìzio, sentenza che approvò lo stesso Bonifacio IX a'a8 no- vembre t4o4 (era morto il 1 ottobre ed a' 17 eragli succeduto Innocenzo VII). 1 patriarchi di Grado quindi goderono pa- cificamente la restituita autorità, e dopo di essi la conseguirono quelli di Venezia, t i quali egualmente si fecero rappresenta- re da un vicario perpetuo. Numeroso era il capitolo collegiale. Esercitava in que- sta chiesa i suoi esercizi di carità e reli-

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gione la congregazione di Gesù Crocefis- so destinala alla liberazione e sollievo de' carcerati, istituita nel i5if)5 per le fervo- rose insinuazioni del p. Giambattista da Pesarominore riformalo, in s. Maria For- mosa , e qui trasferita pochi anni dopo. Nel 18 IO cessò il patriarca d'essere il parroco prò tempore , e co»ì il suo vica- rio amministratore. D'allora in poi non è più parrocchia, collegiata, fi- liale di s, Silvestro, soltanto succursale della parrocchia del ss. Salvatore. Neh." altare il Crocefisso, è del Barthel; nel 2." è del moderno Querena la tavola colla morte del Saverio; nel 3.° la tavola con s. Michele è del Novelli. Sulla porta della sagrestia è del Veranda il quadro colla Manna nel deserto, opera di gran carat- tere e di robusto colore. Nel lavoro riva- leggiava col Palma , il quale dipingeva all'altra parte i 1 Castigo de'serpenti, ope- ra che manifesta l'onorato studio fìitto std nudo: egli è l'autore eziandio de'di- pinti della maggior cappella. In ({uella di fianco di essa , il bravo Rotlhnatner dipinse la tavola coIl'Annunziata, e i due «piadri laterali colli Nascila di Maria Vergine, e il suo Patrocinio. Neil' altra cappella laterale è d' altro valoroso le- tiesco, Gio. d'Aquisgraua, la tavola del- la B. Vergine in gloria. Nel seguente magnifico altare è pregiata opera del C<)- rcna il s. Mattia apostolo. Le 4 gi"andi fi- gure, in altrettanti quadri distribuite per la chiesa, sono giovanili lavori di Seba- stiano del Piombo.

26. S. Giuliano martire celebre di Antiochia, deve la sua originaria edifi- cazione al saggio e pio Giovanni Mar- lurio, allorché governava la repubbli- ca con Orso vescovo di Castello, in tem- po dell' esilio del doge Giovanni Par- tecipazio I dell' 829, impiegandovi rag- guardevole parte di sue sostanze, in ono- re d'un santo, che dopo aver conservato insieme culla sposa s. Basilis^a un'intatta virginità nel matrimonio', depose per la fcdudiCrislola testa sotto iu spada dclcur-

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iiefice,come si rappresentò ne'due quadri laterali della mafjgior cappellfi, Consuma- lo l'eclifizio ncll'incenclio del I IOTI, fu ri- fabliricnlo probabilmente dalla famìglia Bilbi. Circa la metà del secolo XV di- venuta la nuova chiesa cadente, fu rin- novata come si vede sul modello di San- «ovino, dentro e fuori, ed essendo dive- nuto veccbio ebbe in aiuto il Vittoria, che vi lascifj liacce del suo bizzarro ar- chitettare con facciata in due ordini. So* sieniie la più parte delia spesa Tocnipa- Ro FiKdogo ravennate, medico famosissi- mo, il quale avendo anche alzato di mar- ino l'esterna facciata, con permesso otte- nuto nel I 553, epoca della rifabbrica, vi collocò la sua immagine in bronzo cava- ta dal vivo, onde restasse peipetua me- moria di sue beneficenze. Dipoi l'H luglio j58o la consagrò con solenne rito Giu- lio Soperchio vescovo di Caorle. Sino al i4o5 l'amministrò il solo pievano, nel quale anno Innocenzo VII ad istanza del tinge Steno e de' parrocchiani , istituì 4 titoli presbiterali. Possiede le reliquie di s. Giuliano, de'ss, Floriano e Germano martiri , il corpo di s. Paolo I eremita, n»a senza il capo esistente in Iloma(di- viiso tra la basilica Vaticana, e le chiese di s. Marcello e s. Maria in Campilelli, ni riferire di Piazza, neW'Emerologio di Jìonin), da Costantinopoli qui recato da Giacomo Lauzolo, non ostante che altri contrastino a Venezia tanto raro tesoro, confondendosi al solito le parti col tutto o almeno la maggior parte; gli ungheri e Clugny vantandone il [)ossesso, al mo- llo distesamente narralo dal Corner. Qua» (ita parrocchia e collegiata insigne ap- partenne alla giurisdizione del patriarca (ti Grado; (ino al iBio era chiesa filia- li; di s. Maico, ed attualmente n'è ora- torio sagramentale. La pregiata statua di bronzo sulla porta è del Sansovìno , e- ^primente il suddetto medico; il quale di CIÒ non contento, inoltre volle ricordato il suo operato da due lapidi laterali in greco ed io ebiaico, poiché l' uomo è

YEN lerapre capriccioso. La tavola del i." al- tare con Cristo morto, sostenuto da A.n- geli e Santi al piano, è di Paolo; sul qua- le altare è pure una beila immagine di Maria Addolorata di C. Dolce. Sopra la porta il quadretto con s. Girolamo è di L. Bassano. Il 2." altare mostra ancora una volta il Vittoria tiisto architetto e buo- no scultore. La tavola coli' Assunta è bel lavoro di Palma giovine, che fece pure la tavola dell'altra cappella co'ss, Gio- vanni apostolo, Antonio abbate, e Giu- seppe. Quella del maggior altare collaCo- ronazione di Maria Vergine , e 3 Santi al piano, è di Girolamo da Santacroce. L'altra cappella «oltre danno di sue ric- chezze in silo ristretto. Dell'altare ne fu architetto Rusconi, gli stucchi si lavora- rono dal Vittoria, si condussero dal Cam- pagna le sculture, fra le quali è gruppo amorosissimo il Cristo morto sostenuto dagli Angeli; Paolo vi dipinse la Cena del Signore, Corona la mezzaluna colla Man- na cadente, e Palma giovine il Cristo catturato nell'Orto. Neil' ultimo altare è diligente e vago lavoro del cremonese Boccaccino il quadro con Maria Vergi- ne in trono, e i ss. Giovanni Evangelista, Giambattista, Michele e Pietro.

27. iS". Z?(2*.yo, anticamente .?. Sabba, ridotta ad altro uso pel narrato nel § IV, n. 3. Rimane, come ivi dissi, superstite la facciata, che decora bellamente la piccola piazzetta de' Leoni di fianco alla basilica di s. Marco, il cui architetto è reputato G. Benoni.

28. SS. Sahatore. Secondo la tra- dizione, surse per averla ordinata egli stesso a s. Magno vescovo d'Oderzo cir- ca il 638, dove vedesse nel mezzo del- la nascente città rosseggiare una nuvo- letta, e le famiglie Carusi e Gattolosi sup[)lirono alla spesa. 11 pavimento si formò di grate di ferro, cui passava sot- to uu meato d' acqua corrente, com' e- ra fatto in Gerusalemme quello della chiesa del s. Sepolcro. Sin dall' origine fu parrocchia, ed uno de' suoi pieva-

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ni, il virltioso BonHglioZusto, per desi- derio il'inleia perfezione volle al)l)raccia- ree iiitiodurre nella sua chiesa l'isliluto de'caiioiiici regolari di s. Agostino, e Tot* (enne, consigliatosi col patriarca di Grado Enrico Dandolo. Laonde col clero, die avea tratto nella sua risoluzione, vesti l'abito regolare a' 3 maggio ii4'« l^i ciò sdegnato il vescovo di Castello Pota* ni, perchè erasi proceduto senza il debi- to suo assenso, tosto sospese il clero dal- la celebrazione de' divini unizi. Abban- donato Zusto da'suoi, ricorse al patriar- cache l'avea animato all'impresa, il qua- le subito portatosi in U orna,- a' i3 dello slesso mese prontamente ottenne da In» nocenzo 11, che la chiesa e monastero del ss. Salvatore fossero accolti sotto la protezione della s. Sede, e l'istituto ivi fondato dovesse perpetuamente conti- nuarvi, anzi per consolidarlo, il Papa vi mandò due canonici regolari della basi- lica Lateranense. Tutto approvò e con- fermò Eugenio III nel II 4^- Adonta di questo, il Zusto fu perseguitato con furo- re da' nemici, onde fu costretto evadere nell'isola di Veglia, ove inseguito da'suoi malevoli, venne barbaramente trucidato a' 24 opiile 1 i5i, Dio nianifestaiulo la sua santità con prodigi. Recatosi a Veglia il patriarca Dandolo, ed ottenuto il ve- nerabile corpo, lo condusse a Venezia,e in questa chiesa i canonici regolari onore- vohnetite lo collocarono dietro l'altare maggiore. Co'successori priori si mosti a- rono benigni i Papi Eugenio 111, Ana- stasio IV, Adriano IV e Alessandro III, sia nella conferma de'privilegi concessi da Innocenzo 11, sia per le decime par- rocchiali assegnate pel manteniniento della chiesa e sostentamento de'canonici. Dij)iù, Alessandro 111 nel i 168 accor- dò al priore Viviano e successori, l'uso della mitra e bacolo pastorale. Portato- si poi nel I 177 il Papa a Venezia, con- sagrò la chiesa a'at) agosto, concedendo intlulgenze negli anniversari di tal rito, e per la festa della Trasfigurazione^ a'visi-

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tanti. Lucio III, che gli successe, memore d' aver consagrato quand' era cardinale l'altare di S.Tommaso diCantorbery,nella sua festa e 8." accordò indulgenza a' visita- tori della chiesa, confermando i canoni- ci nella protezione di s. Pietro. Danneg- giato l'edificio dagl'i ncendii, il priore Gre- gorio Fioravanti inti aprese la riedificazio- ne daTondamenti, con più ampia e deco- rosa struttura. Confermarono i privilegi del monastero Urbano III, Gregorio Vili, Clemente 111, Celestino 111, il qua- le fece eseguire il decretato da'predeces- sori nel 1 igS, cioè l'incorporazione della chiesa parrocchiale di s. Bartolou)eo a questa di s. Salvatore. Meglio informa- lo Innocenzo ili, come notai poc'anzi, sciolse l'unione e l'annullò, bensì confer- mando a' canonici i piivilegi. Altri nel 1288 neaccordòrimperatoreFedericoll. Lunghe furono le controversie tra cano- nici e la chiesa di s. Bartolomeo, riferite dal Corner.efinahnenlele terminò Nicolò IV. Frattanto i canonici nel i 207 01267 acquistarono il corpo di S.Teodoro marti- re, e videro fondata nella loro chiesa nel I2gi la congregazione del ss. Salvatore, una delle IX del clero. Dopo interne di- scordie, Bonifacio IX nel 1 BgS onorò il priore coll'abbate di s. Giorgio Maggiore dell'aulorilà di visitatori apostolici delle diocesi di Venezia, Chioggia eTorceilo; ed a maggior decoro del priore nel 1 400 gli concesse altri ornamenti pontificali e di compartire la solenne benedizione; ma conferì il monastero in comuìenda a Leonardo Delfino patriarca d'Alessan- dria, e poi alle rimostranze del senato reintegrò il priorato. Pel pernicioso e lun- go scisma, penetrata la rilassatezza tra 'ca- nonici, il priorato verso il 1 4 ' 8 fu ridot- to in commenda. Nella triste condizione in cui era caduto il monastero, accorse Eugenio IV a riformarlo coll'opera del vescovo di Traii Tomassini domenicano nel i434> ^ insieme curando la confer- ma de' privilegi e pontificie concessioni ed i restaun uece»saii agli edilizi della

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r.Iiiesa e monnslero. Tntli vi mnndJi 1 8 ca- nonici osservanti la regola, della (ìoieule congregazione del ss. Salvatore di Bolo- gna, i quali in l)reve vi ripristinarono l'esemplarilìi regolare, onde il Papa nel

1442 unì il monastero e la chiesa olla congregazione. Inoltre in tale anno il l'apa liberò questa cliiesa dalla figliuo- )anza di quella di s. Silvestro. Da Pio ]| t; akji Papi, i canonici ottennero pro- tezione e privilegi. Intorno all'anno

l5o6, fu rinnovala la chiesa in maesto- sa forma e con gravissimo dispendio, ridotta a perfezione nel 1 665 dall'ab- bate Gio. Alberto de Grandis, poiché sin dal i635 i priori aveano ottenuto il titolo d* abbati. Poscia la riconsagrò a' 3o marzo 1789 il cappuccino Fiance- sc'Anlonio Cori-er patriarca di Venezia. Fit di decoro a questa canonica il b. Ar- cangelo Canetolo, che vi dimorò io an- ni e ne fu superiore. Il dello corpo di s. Teodoro capitano di soldati e glorioso martire d'Eraclea, fu preso in s. Sofia <li Messembria,dal veneto Giacomo Dau- IO nell'espugnazione della città, indi portato a Coslanlinopoli nella chiesa di s. Nicolò d'Embolo, allora posseduta da've- neziani, da dove io anni dopo Marco Dauro lo tradusse in questa chiesa nel 1767, e dove Dio lo glorificò con copia «li miracoli. Questo santo è veneialo nelle due Chiese Ialina e greca a'7 feb- braio. La Chiesa veneta ne celebra la festa solenne, come di protettore della città, a'g novenibre, in cui il Breviario romano pone la memoria d'altro s. Teo- doro soldato e martire sotto Massimia- no imperatore, il quale probabilmente era l'antico protettore di Venezia, ed a cui INarsele ivi fabbricò la chiesa, di che più sopra. Comimque sia andata la cosa, perla pocaatlenzionede'secoli passati. per equivoco di confusione, s. Teodoro che qui si venera viene riconosciuto da Ve- nezia come uno de'suoi protettori. Sino da'primi tempi della fondazione di Vene- zia fu preso s. Teodoro per protettore

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nella nn<;cente città, e fu n di lui onore istituita una coufrateinita, il cui ospizio divampò insiemecolla scuola di s. Marco, e si sciolse l'unione de' confratelli. Tra- sportato poi in questa chiesa il corpo di s. Teodoro, col braccio e la mascella di s. Andrea apostolo, fu ristabilita nel 1 26B la divnta scuola sotto l'invocazione di s. Teodoro martire; e per aulorilù del senato nel i45o fu comandato, che la festa di s. Teodoro, legala (sic) come dissi per equivoco a' c) novembre, dovesse os- servarsi solennemente, come si pratica- va cogli altri ss. Protettori della città. Quanto alla statua di s. Teodoro eretta sopra una delle due colonne della Piaz- zetta, nel § 11, fi. 3, seguendo l'opina- mento del eh. Zanotto, la dissi piutto- sto esprimere s. Giorgio, ma nel § XIX, n. 8 in fine non laccio le ra£;ioni del eh. Romanin, che ritiene rappresen- tare realmente s. Teodoro, nel parlare cioè del doge Sebastiano Ziani e dell'e- poca in cui furono erette le colonne. Cresciuta poi in numero e decoro la scuola di s. Teodoro, fu nel r 552, per decreto del consiglio de' Dieci, annove- rata in 6.° e ultimo luogo alle scuo- le grandi della città. Eresse poi la con- fraternita nella rifabbricata magnifica chiesa di s. Salvatore, un onorevole al- tare al s. Martire suo prolettore con de- cente urna di .scelto marmo, in cui a'i3 dicembre 1628 con divota processione, coll'inlervenlo del doge e del senato, fu ri[)oslo il s. Corpo dal patriarca Tiepolo, assistito da molli vescovi eabbali,a deco- ro della funzione. Non solamente un no- bile veneziano fondò in Venezia i canoni- ci regolari, ma due altri nobili veneziani fondarono in Fiancia, colla regola di s. Agostino, una congregazione di canoni- ci regolari, detta dell'Artigia, probabil- mente o verso il fine del XI 1 secolo o al principio del Xlll. Il primo prioree fon- datore nella diocesi di Limoges fu il bea- to Marco nobile veneziano, il quale par- lilo dalla paUia col bealo Sebastiano suo

V EN nipote per visitare i sepolcri ile'plìi cele- bri santi, giunsero a quello di s. Leonar- (lo, ove avendo deteiminalo di fissare la loro dimora, alimentati in principio col- le liojosine di que'canonici, del luogo det- to la vecchia Artigia. Marco eresse un o- rntorio, austeramente vivendo con conti- nui digiuni, tenendo sulla nuda carne una lorica di ferro, e santamente morì, dopo aver fatto ordinar sacerdote il nipo- te a se sostituendolo. Sebastiano fu dun- que il secondo priore, cui successero al- tri, e sotto il governo d'Elia i religiosi canonici abbandonarono l'antica abita* rione, per trasferirsi in luogo poi detto grande Artigia, col permesso di Geraldo vescovo di Limoges, il quale mori nel I 177 (noto anacronismo). Ivi Elia fece fabbricare la chiesa e il monastero, e vi riposei corpi de'Deati due fondatori, non senza prodigio. Fin qui il Corner. Ma dell'ordine di Artigia, con qualche did'u- sione ne tratta il p. Helyot, Storia degli ordini monastici, t. 3, cap. 21. Questo non è il luogo di rfìgionarne. Diedi il cen- no per seguire il benemerito Corner, e per registrare nna gloria veneta. Solo dirò, che il p. Helyot riconosce per fon- datori i due beali encomiati ; dice morto il vescovo di Limoges nel 11 77; dunque l'istituzione non fu nell'epoca riferita dal Cornei-, ma anteriore. Aggiunge, che ne prese l'abito Favenl vescovo di Limoges, continuando a governar la diocesi, e mo- li nel 1226. Riporta l'osservanza de'reli- giosi; che si accettavano altres'i de' chie- rici ignoranti, anche dell'idioma Ialino; che l'ordine si estinse poco dopo il i^or, e the la grande Artigia divenne un prio- rato in commenda. Quanto a' canonici vegoiat i del ss. Salvatore di Venezia, re- starono in questo nìonastero sino al- la soppressione di tutti gli altri ordi- ni religiosi neh 810. La cura della par- rocchia fu allora assunta dal clero secola- re, che tuttora la dirige,aveiido perchie- sa succursale quella di s. Bartolomeo de- scuUa al u. 25. La parrocchia appar-

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tiene alla dccania di s. Marco, e nover.i 25 IO anime. La facciata della chiesa è attribuita al Sardi, e le statue del Fai- doni: ma non è degna di tanto tem- pio, in cui gareggiano luiilà, setnplicitìi, eleganza e varietà. 11 i." modello lo die Giorgio Spavento, appresso liformalo da Tullio Lombardo, e condotto infi- ne dal Sansovino, tranne le lanterne nel mezzo delle 3 cupole, apertevi dallo Sca- mnzzi, emendando così un considerabile difetto prodotto dalla scarsezza di luce. Ha 3 crocere formate di 3 grandiosi ar- chi. Singolarissima n'è la pianta. Il 1. monumento a'coniugi Delfino, è architet- tato da G. del Moro, che ne fu anco il principale scultore: le statue de'coniugi sono ilei Campagna. Questi è creduloatj- che l'architetto del vicino maestoso e no- bile 2." altare, a cui fa danno la trista nicchia, ove la statua della B. Verginee certamente di lui. Il monumento del do- ge Francesco Venier che segue, si con- dusse dal Sansovino, il quale, cpiantun» que ottuagenario, vi travagliò valorosa- mente come scultore. Del medesimo è il mausoleo innalzato ad Andrea Delfi- no, ed alla moglie Benedetta Pisani. Il gruppo della Pietà, la statua coricala ed altre minori cose, sono del Vittoria. Nel- l'altro 3.° altare, disegnalo dallo stesso Sansovino, vi è la celebre tavola dell'An- nunziata, dipinta dall'unico Tiziano col suo modo spedito degli ultimi anni. Nella crocerà, il grande e ricco deposito di Caterina Cornalo regina di Cipi'0,sì I op- posto pe'3 cardinali di sua famiglia Mar- co, Francesco e Andrea Cornare, si di- segnarono da Bartolomeo Conlino. La tavola del bellissimo e ricco maggior al- tare colla Trasfigurazione, è dessa pu- re di Tiziano, in cui spiegò giaii vigo- re d'immaginare, benché vecchio: le fi- gure sono piene di spirito, mosse con tut- ta proprietà e maestria. Questa tavola ne copre altra di belle figure, in bassori- lievo di finissimo argento in parte dora- to, coudolla nel 1230. Per lasciarlo vede-

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resi apre la tarola ne' solenni. L'al- tare ha preziose colonne di verde antico. fie\ musaico, sopra il vicino aliare del Sagratuenlo, col doge G. Friuli ed un canonico in atto d' adorazione, si leg- ge che fu fatto nel mdxx, tlal prete Cri- sogono, il quale lavorò anche in s. Mar- co ; e vi sono gli slemmi della fami- glia. Il gran quadro colla Cena in Eni- uiaus, è tale opera di Gio. Bellino, da riputarsi di Giorgione. Snll' altro al- tare, la mezzaluna col Padre Eterno, il Figlio, Maria Vergine ec, è l'unica ope- ra che in Venezia si ha in pubblico di Natalino da Murano, scolare di Tiziano. iS'el baltiàlero è del Renieri il Battesi- mo del Signore. All'altra parte il magni- fico aliare dichiara il Vittoria, secondo suo costume. La tavola con Maria Ver- gine ec, è del Palma. La porta, sotto l'or- gano, fu condotta dal Sansovino. Delle due statuette, di due discepoli di lui, il s. Girolamo è del Cataneo , il s. Lo- renzo è del Colonna. I portelli dell'or- gano si dipinsero da Francesco, fratel- lo di Tiziano. Nel vicino altare bellis- simo di Guglielmo Bergamasco, il s. Gi- rolamo fu scolpilo da Tommaso Lom- bardo. 11 deposito de' due dogi Priuli si vuole disegnato dal Franco, il quale ne vigilò l'innalzamento. Le due grandi sta- tue de'ss.Girolamo e Lorenzo, allusivi a' nomi de' dogi nominati, le scolpì G. del Moro. 11 monastero contiguo, che ora serve di caserma, fu condotto da Sanlo e Tullio Lombardo: l'interno chiostro dal Sansovino. Fu architettala dal Sar- di eziandio la vicina fabbrica della cuu- fraternita che fu di s. Teodoro. Descris- se questo magnifico tempio anche il Te- manza; e più recentemente la nobile o- pera. Le Fabbriche di fenezia con ta- vole e preziose illustrazioni.

Sestiere di Cannaregio.

2g. S. Geremia ebbe a fondatori nel-

r8i3,al riferire d'alcuni, i progenitori di

Mauro Torcello e Bartolomeo suo figlio,o

quelli slessi, i quali uelio^S o nei 1047

VEN vi collocarono un braccio di s* Bartolo- meo Apostolo, che ottennero in Bene- vento da certi monaci greci, a forza di preghiere e di denaro. Se tali date sono vere, non sarebbe giusta l'asserzione di quelli che ritardano la fondazione della chiesa al io84- Minacciando la chiesa rovina, il doge Sebastiano Ziani, già di lei parrocchiano, la rinnovò da' fonda- menti, e pare compila nel I223; dipoi ne consagrò l' altare maggiore il vesco- vo di Castello Pino a' io marzo 1247, e tutta la chiesa l' altro vescovo di Ca- stello Mauro il i ."giugno I 282. Per l'an- lichilà pericolando, dopo la metà del de- corso secoloo nel i 753, il pievano Giani- batista Spreafigo, pieno di fiducia nella divina provvidenza, dispose tutto per rialzarla in magnifica forma da' fonda- menti. La sua consagrazione fu fatta a' 16 settembre i83q dal patriarca cardi- nal Monico. Possiede pure le reliquie di s. Geremia profeta, di s. Irene vergine e martire, ed altre,fra le quali primeggia il prezioso corpo di s. Magno vescovo di Opilergio, il cui beato transito avvenne in una piccola casa di questa parrocchia; benemerito delle 8 chiese fondale in Ve- nezia, onde per riconoscenza il senato nel 1454 ordinò doversi annoverare la sua festa fra le solenni a' 6 ottobre, e lo ascrisse fra' principali patroni della cit- tà. Altro tesoro è il miracoloso ss. Cro- cefisso, donato nel 1602 dal cappuccino p. Francesco Da Mula, che collocato in magnifico altare, al suo cullo fu istituita ima confraternita per sulTragare l'ani- me purganti. Collegiata, filiale di s. Pie- tro di Castello, continua ad essere par- rocchia, però soggetta alla decania de' ss. Apostoli, e conta anime 3344- N^' suo perimetro è la chiesa succursale di s. Giobbe, di cui nel § X, n. 47- ^'^' se- guente numero di quel § parlerò dell'o- ratorio sagramenlale di s. Lucia. Vi sono ancora gli oratorii non s-igramentali di s. Giobbe, fondato in padronato privato dall' ubbule Giovanni Coulariui ; e della

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Ij. Vergine Addolorala detto de'Figli del- la Carità, e vi si raccolgono ogni sera circa 200 fanciulli a ricevere l'istruzio- ne religiosa da 3 maestri stabili. La chie- sa di s. Geremia è di grande e nuova forma, compita negli ultimi anni, ed ar- chitettata dal Corbellini prete bresciano, il quale, semplice, soleva dire d'avere nell'arte un gusto suo proprio; e diceva il vero.

3o. SS. Ermagora t F or limalo, vol- garmente s. Marcuola. Dal furore de' longobardi fuggendo nelle Lagune gli abitanti della Venezia terrestre, popo- larono anche le due isole di Luprio, tra loro divise da largo canale, enei VI se- colo vi fabbricarono due chiese parroc- chiali, una dedicata alla ss. Croce, d'al- tra a'ss. Ermagora e Fortunato martiri d' Aquileia; o secondo altri l'edifìcarono le famiglie Memmo e Lupaniza, o a me- glio dire le rifabbricarono ne' princi- pii del secolo Xll, allorché spavente- vole terremoto nel 11 17 atterrò mol- te fabbriche della città, e l'acque de'ca- naii scosse da quell'in)pelo violento get- tarono fiamme di vapori sulfurei, da'qna- li furono eccitati in diverse parti della città improvvisi incendii. Da questi sor- presa la chiesa di s. Ermagora fu in po- che ore miseramente consumata, restan- do solo illesa dalla forza del fuoco la ve- nerabile mano destra del s. Precursore, dono di Andrea Memmo, la di cui iden- tità fu mirabilmente autenticata con tal prodigio. Iiifabbricata la chiesa dalla pie- tà de' fedeli, fu consagrata con grandio- sa solennità nella i.^ domenica dopo l'S.' del Corpus Domini dt\ i332 dal ve- scovo di Castello Delfino, dedicandola a Dio sotto l'invocazione della B. Vergi- ne, de' ss. Ermagora e Fortunato e di s. Gio. Battista, la cui ricordata insigne reliquia qui si venera da'primurdi del se- colo XI, nel quale la chiesa nomìnavasi anco col suo titolo. Di sua traslazione e invenzione tiene proposilo il Corner. La famiglia Memmo a questa sua pariocohia- VOL, xci.

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le nel l 'j/^o die altresì il corpo di santa Memmia martire tratto da' cimiteri di Kotna, unitamente all' iscrizione sepol- crale. Quivi è pure un dito di s. Erma- gora, le leliquie di s. Andrea apostolo, di s. Teodosia vergine e martire, ed il corpo di s. Fortunato martire trovato nelle catacombe romane. L'edifizio mi- nacciando rovina, nel 1728 cominciò a rinnovarsi per assidua diligenza del suo pievano Bartolomeo Trevisano; fu iu più grandio>a e ampia forma rifabbrica- la da' fondamenti, poi nel 1737 consa- crata (o forse benedetta) dal patriarca Corraro. Tanto trovo nel Corner. Ma il piìi autorevole libro dello Stalo perso- nale del Clero m' istruisce, che termi- nalo il tempio nel 1736 lo consagrò il patriarca Giovanelli la 2.' domenica di seltetubre 1779. Si riedificò ancora il vecchio oratorio dedicato a Gesù Croce- fisso, di confraternita zelante di condur- re alla sepoltura i cadaveri degli anne- gati. Nel I 145 vi fu istituita la congre- gazione de'ss.Ermagora eFortùnato,una delle IX celebri del clero veneto. Ebbe contiguo il monastero dell' cremile di s. Agostino, le quali passando in quello nuovo di s. Giuseppe nel i6g3, ciò ri- cordasi dalla medaglia prodotta dal Cor- ner, coli' efllgie del Salvatore e iscrizio- ni. E' collegiata, filiale di s. Pietro di Ca- stello, non che sempre parrocchia, sog- getta alla decania de' ss. Apostoli, con 4490 anime. Ha per chiesa succursale s. Fosca,di cui nel n. 34 di questo §, men- tre nel n. 32 dirò dell'oratorio sagra- mentale di s. Maria Maddalena. Inoltre nel circuito della parrocchia vi è l'ora- torio del ss. Crocefii^so non sagramentale, mantenuto da una pia unione di secola- ri sotto il titolo del Suffragio de'Morti. Nella chiesa de' ss. Ermagora e Fortu- nato, r architettura del Massari è nobile e grandiosa. A fianco del pulpito vi è un quadro delia i. 'maniera di Tiziano, col divi» Bambino Ira' ss. Andrea e Cate- rina.

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3i. S. LconaiflOf non era ct.llegiala, Leiisì filiale tli s. J'ielio di Caslello;ces:>ò il' esser panoccliia, In cliiusa, e serve ail usi profani. Celebre fti presso i veneti il jiGine tli s. Leonanlu confessore, a cui flessela famiglia Criloazio la chiesa pai- l'occhiale nel lOsS, poscia consagralii nel 1343. Al cullo del Santo nel 1 3q5 In i.>liluila una confraleniila. Qui ancora t-hhe origine quella poi Irasfeiila a s. Maria della Carila vicino alia chiesa de' tallonici regolari Laleranensi, e fu una delle scuole grandi. Vi si veneravano le jeliquie del santo Tilolaie, ed allre di !)S. Martiri, tratti da'ionuuii cìinileii. Zi.. S. Maria lìladdaUna. INel i2'22 )a famiglia Uall'u in onore di tanta peni- lente fondò un oratorio che in bieve tli- >enne chiesa parrocchiale, e nel iG'jS t'ietta in collegiata, cume adeinia Cor- ner colle notizie della medesima, e im- pugna r ab. Capjx'llelti solo con parola lugativu. l'ero anclie lo Sialo persona- le alferina clie fu collesiala e parrocchia sino al i8io. Accorse a 1 innovai la nel 1701 Francesco Iliccordi, uno de" due titolati preti e poi pievano, con altari di inartuo, e ingrandimento del campanile, tbe vuoisi antica Ione in riva ad un ca- nale, il quale empito poi di lena e mu- talo in istrada prese il nome di Rio Ter- jù. Lo Slato personale ritarda al 1760 la rifabbrica da' fondamenti nell'attuale sua forma. Ma ciò eh' è positivo, fu nel 1 749 chiamato l'insigne ai chilelto Toni' uiaso Temanza a rifabbricarla da'fonda- Liieuti, come ve la eresse con iiobii di- iieguo. Possiede le reliquie della San- ta, l'acilìcatesi nel i356 I' tmule Ve- nezia e Genova, in memoria si stabilì festa della città quella della Titolare. E- ra liliale di s. Pietro di Castello; fu sop- pressa e thiu.sa, indi riaperta nel 1820, serve da oratorio sagram enlale della [)ai- locchia de' ss. Ermagora e Fortunato. Poiché dopo essere stala profanala dal governo italiano, mercè le cure dell' ot- timo edullissiuioGiovauui Kado,picvauo

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de'sS.Ermagora e Fortunato, venne lesli- lui la al la pubblica ammirazione. Architet- tata,come si disse, dal Temanza, del quale ivi riposano le ossa, d'elegante figura 10- loiula, dove il bell'ordine ionico della fac- ciata, semplicissima e d' una purità che innamora, mirabilaienle ricorre eziandio neir interno: bellissima è la forma del coro; la foggia degli altari è forse unico esempio, ('he se in opera ricca di tante liellezze aichilelloniche l'occhio degl'in- telligenti risconti a qualche sconvenienza, non potrà mai allribniila a difetto del- l' architetto, della cui morte profittò un prcsontuoso ignorante |>er introdurvele. La bella sagrestia potrebbe pigliarsi a inodelio d'oratorio privalo, e v'intro- dusse la stessa forma d' altare. Quest'e- sempio del 'Jeiiianza fu seguilo dallim- inorlal Canova nel suo tempio a Possa- gno. Giustamente il ch.Diedo ne rilevò i pregi artistici nell'opera, />f Fahhiielie di J'cnczra. INe rende altresì raginne, colla biografia del Temanza, I' interes- sante opuscolo : Le Belle Jr li ili J'enc- r/V/, ivij tipografia di Fiuiiresco Andreo- la I 829, editore Giuseppe Oi landelli.

33. ó". DJarziale, volgarmente s. l\Jar- ziliniì o 3Iaieilian. ISe' pi incipii del se- colo Vili, allorché \ enezia coll'agginn- la di nuove fabbriche e? di più numeroso popolo andava rendendosi grande, la ric- ca lamiglia Bardana slabilitavasi, aiutan- do col denaro ì nuovi cittadini a molli- pi icar abitHzioni, lu la cagione che si fab- bricasse tutto il trailo di questa conli-a> tla. Altri la dicono eretta nel q82o nel 1 i33. La famiglia de' Hocchi vi eresse ad onore di s. IMaiziale vescovo tli Li- moges la chiesa, presto lijrmata in par- rocchia.Divenuta cadente, la pia diligen- za del pievano Giuse[ipe Pascpiini, col pioprio e l'altrui soccorso, da'fondameii- li la rinnovò assai ornatamente e com- pì nel ]6q3, al modo che si vetle, ve- nendo indi consagiala dal patriarca Bar- bai igo a' 28 settembre irsi. Per 3 il- lusili viltoiìc lipoilalcdu'vcneli bclgior-

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no festivo ili s. ìMatziule a Ziii°<) , e nel golfo (li Romania contro i turclii, e nel ì'ò'jS contro i padovani, a' 3 luglio di tale anno fu stabilito per rendinientodi grazie aDio.alla Madonna.ed a'ss. Marco e Marziale, dover il detto giorno essere fra' solenni, che solevano chiamarsi y^.y/e di palazzo. E celebre per venerazione e miracoli la sua imiuagine della B. Ver- gine, di cui riferisce la tradizione, essere pervenuta da'lididiRimini senza opera u- inana a questa chiesa, pel culto della quale si eresse una cnnlraternita.Essa è di legno e dicesi scolpita da un pastore e perfe- zionata col ministero degli Angeli, e per loro ingiunzione collocata in vuota bar- chetta che qui la condusse. Mirabile n'è il racconto del Corner, ma mi è vietato dir di più. Pel complesso de' prodigi o- perati fu disposta in magnifico altare. La chiesa fu collegiata; era Oliale di s. Pie- tro di Castello, e contìnua ad esser par- rocchia, ma sotto la decania de'ss. Apo- stoli. Numera 5196 parrocchiani. Quat- tro chiese sono nel suo perimetro. S. Lo- dovico o Alvise, succursale, di cui nel § X, n. 4i. S. Cristoforo osìia s. Ma- ria <leirOrto, oratorio sagramentale, di cui nel detto §, n. 38. S. Maria Annun- riata de' servili, oratorio non sagramen- tale. S. Girohuno doltt)re, oratorio non sagramentale. Questi due ultimi orato- ri! servono per l' istruzione de' fanciul- li e sono diretti dal parroco. Vi è pu- re la cappella di s. Maria del Carme- lo, eretta nel 1826, ed appartiene ad una pia aggrega '.ione. Nel altare del- la chiesa di s. ALirziale vi è opera pre- giatissima di Tintoretto, con s. Marziale, ed i ss. Pietro e Paolo. Nel coro la Ri- surrezione è con)pouiuientu s'i bello del- l'Aliense, che il Passiguauo, (jui suo ri- vale nell'opposto quadro della Crocefis- sione, volle possederne il disegno. Al- l' altra parte nell' ultimo altare il To- bia guidato dall' Angelo è opera celebre che Ti/.iano condusse di circa 3o anni: la lesta di Tobia non può esier più viva,

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e l'Angelo [)ienodi grazia e vivacità sem- bra muoversi. Quegli che prega lontano, è il buon padie di Tobia. Era stata uifer- ta al pievano nel 1 8 1 o la magnifica e mo- numentale chiesa de'Servi di Maria, re- stando questa di s. Marziale aperta; ma non voile aderirvi, amando piuttosto ri- manersi nella sua ristretta; perciò fu ca- gione, che quella de' Servili rimanesse chiusa e andasse in seguito deplorabil- mente demolita.

34. ^- Fosca. Dell' antica si vuole fondatore nell'anno 873 Crasso Fazi(j vescovo d' Oli volo; veramente si esclu- de dalla serie de' vescovi dal Dandolo, dallo slesso Corner e dall' ab. Cappel- letti, per cui resta dubbiosa tal fonda - zioiie nelle sue circostanze. E più ve- rosimile, che essendosi portato da Tri- poli d' Africa a Torcello, dove ha un ce- lebre tempietto, il corpo dell' illusile s. Fosca vergine e martire nel secolo X, il suo culto si estendesse fino a Venezia, e perciò le fosse eretta una chiesa par- rocchiale, indubitatamente rinnovata nel 1297. Minacciando cadere, fu dirocca- la nel 1679, e poi in più decente forma riedificata da'fuudamenti, venendo cou- sagrata a' 25 agosto tySS da Girolamo Fonda vescovo di Nona ; dopo di che a con»pimento de' suoi abbellimenti, il se- natore Filippo Donato eresse di marmo la facciala e due altari. Qui si venerano le reliquie della ss. Croce, restala illesa iu un incendio, una ss. Spina, una cuslu della s. Titolare douata nel 1592 dal ve- scovo di Torcello Grimani, della terra inzuppata dal preziosissimo sangue di Gesù Cristo ed altre molte reliquie. Col- legiata, filiale di s. Pietro di Castello, colla parrocchia cessò di esserlo nel 1 8 1 o, ed oggi è succursale de' ss. Ermagoru e F'orluualo.

35. S. Felice, volgarmente s. Feli- se, nel 960, o forse nel 966, fu fondala dalla famiglia Gallina, e rinuovavasi in- torno il 1267, essendovi poi memoria d' esaere àtulu cuusa^rala a^li 1 1 lui^ho

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dell'anno slesso da Leonardo vescovo di Jesolo, con fr. Marino vescovo di Caorle e 3 altri prelati. Benché laCliiesa universale faccia a' 1 4 gennaio commemorazione di s.Felice prete di Nola,col nome di martire peraver palilo perCristo,qiiesla chiesa eil clero veneto ne celebrano la festa come di confessore a' 3i agosto. Il suo altare e quellodella B. Vergine, dell'antica chie- sa, furono consagrati nel detto 1 267. L'o- dierna, come si vede, fu riedificata nel ]53{ con nobile struttura e disegno di uno de'Lombardi, e non del Sansovino, come per errore disse il Corner, ed a' 4 ottobre 1624 '^ ricoosagrò il patriar- ca Tiepolo. l'ossiede alcune ss. Reliquie. Parrocchia e collegiata, era filiale di s. Maria Formosa, venne chiusa nel 1807 e la sua parroccbialilà si concentrò in quella de' ss. Apostoli. Fu poi riaperta, e con patriarcale decreto de* 24 ottobre ]8io eretta nuovamente in parrocchia nella decania di detta chiesa, e prosiegne ad esser parrocchia. Ha 3 1 16 anime, e la chiesa di s. Sofia per oratorio sagrumen- tale, che nel seguente numero descrive- rò, s' intende sempre secondo l' indole e tra'confini d'un Dizionario. Vi ha pure J' oratorio non sagramentale della JVati- vità di Maria Vergine. L' edifizio di s. Felice è beo compartito e d'ottimo gu- sto, con belle porte sullo stile de' Lom- bardi. Nel i.° altare è della moderna ora defunta Pascoli Angeli la s. Anna; nel 2.° dal pur moderno e defunto Querena la favola con parecchi Santi ; nel 3.° è di J. Tintorello il s. Demetrio con ritratto un principe Chigi, che lo fece eseguire.

Kel niaccior altare è nobil lavoro del

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Passignaiio la tavola, in campo d' oro, col Salvatore, il .santo Titolare e due ri- traili. Le due statuette laterali, come anclte le 3 sulla poita niaggiore, sono di G. dal Moro. All'altra parte nel i.° al- tare la tavola col Saverio, è del moder- no co. liobustello; nel 2.° Maria Con- cetta del pur moderno pittore Tona; e ucir ullituo altare l'Addolorata è dìpìu-

VEN lo che onora 1' ora defunto prof. Po* liti.

36. S. Sofia. Ad onoredella divina Sa- pienza i Gussoiii e Giorgio Tribuno nel 1020 eressero la chiesa, con nome greco chiamata s. Sofìa, indi vi fu istituita la parrocchia. Pkovinosa, quasi la rifabbric?» da' fondamenti lo zelo di Tommaso Cu- rini suo pievano, e celeremenle la com- pì nel 1698. Quantunque abbia subilo varie modificazioni, porsene vede ancora l'aulica forma. Parrocchia, collegiata, fi* lialedi s. Maria Formosa, fu nel 1810 chiusa e poi riaperta a'26 giugno 1 836 a merito diGio. Battista Rebeilin, che com- pratone il fondo lo donò per la celebra- zione del culto divino a' parroclii di s. Felice />ro tempore, per cui oggi serve d'oratorio sagratuenlale della parrocchia di s. Felice.

37. SS. apostoli, il cui titolo in al- cune cronache antiche si trova indica- lo per Santo apostolo. L' ultima del- le chiese che dicesi per celeste rivela- zione fitta fabbricare da s. Magno, iii onore de' XII Apostoli, i quali a lui ap- parsi in visione glielo ingiunsero per di- vino volere, dov' egli trovasse 12 grue insieme congregale. Soccorso nell'injpre- sa dalia cristiana carità, fu in breve per- fezionala per quella di Gardoco Gardoli- co. La restaurarono gli Erizzo ed i Cor- ner. Vicina a rovinare, fu da'fonda men- ti rialzala nel 1075 circa, ed a' 6 luglio di tale anno la consagrò Guido vescovo di Traù. Di poi verso la metà del secolo passalOjSi rinnovò nobilmente e con ben ideala maniera nell' interno. Calerinu Cornaro regina di Cipro, per quivi ripo- sarvi Tossa cle'suoi auìenali (vi ebbe pur essa la tomba nella cappella di essi, pri- ma che fosse trasferita nel suo mausoleo a s. Salvatore), le donò il braccio di s. Ametisto glorioso martire in Cipro, eil nobile di quel regno Chiriarco vi aggiun- se il braccio di s. Ilarione abbate. Vi è pure un dito di s. Anna; i corpi de' ss. Ireneo e Fauslo luarliri, e le teste de'ss.

VEW Tibiirzio e Condicio inarliri, estralli da' romani ciniireii. Il suo collegio capito- lare divenne numeroso. Parrocchia, dal 1810 non è pili collegiata, era filia- le di 8. Maria Formosa, ed è tuttora par- rocchia con 3344 a'ii'Tie. Ho avver- tito in principio di f|uesto§ che lo Sta- to personale del Clero registra IV de- cania la chiesa de' ss. Apostoli, e nel ]*rospetto riassuntivo la segna per or- dine in terzo luogo. Sia comunque, le parrocchie soggette alla sua decania so- no: s. Geremia, ss. Caiizio, Canziauo ec, «. Marziale, s. Felice, ss. Ermagora e For- tunato. Nel suo perimetro è l'oratorio non sagramentale de' ss. Filippo Neri e Lui- t;i Gonzaga, con ospizio annesso per po- vere vecchie e inlermlccie. Questo orato- rio un tempo apparteneva a'ieligiosi cro- ciferi, ed ora è ulllzialo da una pia unione di secolari,e dal cappellano. L'etJifiziode* ss. Apostoli è ampio e di buona forma. 11 sodino è ilipinto a fresco da Fabio Ca- nal. La cappella de' Corner, dedicata a s. Lucia vergine e martire, alla destra, è magnifica per ogni rispetto e per la scel- tezza de'uiarmi, e ne fa ammirare la di- ligenza e l'ingegno del suo ignoto archi- tello e scultore. La tavola dell'altare con detta santa, è del Tiepolelto. Que- sta cappella è tra Le Fabbriche di Ve- nezia illuslrate ; ed il suo restauro e il collacamento dell'altare di pietra di paragone, oltre altri recenti abbellimen- ti della chiesa, si eseguì colle copiose of- ferte de' parrocchiani, a cura precipua- mente di mg."^ Pietro Piantou fabbricie- re della parrocchia, e seco lui gareggia- rono i confdbhricieri conte Carlo Michel e conte Antonio Zen. La tavola vigorosa del vicino altare colla Nascita di Maria Vergine, è bell'opera del cav. Contarini. Nella sagrestia è saporita opera del Mon- tem(7.zano, il Cristo morto, colle Marie e s. Giovanni. Nel coro sono degni d'os- servazione i due grandi quadri laterali: II. colla Cena del Signore, dipinta nel I j8 JijSulla niauieru liziauesca,da Cesare

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daConeglianojili. "col cader dellaManna, è di Paolo. Nella seguente cappella l'ele- gante monumento del co. Giuseppe Man- gili!, fu disegnato dal Trezza: il busto n'è stupendo hivorodel Pizzi, e il monumen- to che v' è dirimpetto fu innalzato dal- la pietà della vivente contessa Lucrezia Mangilli, al defunto suo marito conte Be- nedetto Valmarana. Il disegno è del va- lente prospettico Giovanni Pividor, e il busto è del bravo scultore Luigi Mini- tini, non di Luigi Ferrari, siccome mala- mente fu detto. La tavola dell'altare col- l'Angelo Custode è del Prete Genovese; e quella de' ss. Titolari del vivente S. Santi. La cella del campanile è lodata opera del Tirali.

38. SS. Caazio, Canzinno, Canzia- nìlla e Proto, volgarmente s. Canziano. Ad esso ed a'suoi illustri compagni Mar- tiri, si vuole innalzata dagli aquileiesi fuggiti per timore de' barbari in queste lagune. Fu consagrata a'20 maggio 1 35 1 da Marco vescovo di lesolo: la sua for- ma attuale è lavoro del XVH secolo, e la sua fronte murata nel 1706. Que- sta chiesa con alcune altre della città per autorità apostolica fu assoggettata a' patriarchi di Grado ; ed il Dandolo ricorda il privilegio concesso da Alessan- dro IV al patriarca gradese Maltraverso, per l'uso del pallio in certi giorni solen- ni, fra' quali in que'dis. Silvestro e dis. Canziano; donde si argomenta ch'essi celebrassero pontificalmente in questa chiesa di loro giurisdizione nel giorno de'ss. Martiri titolari. L'antica facciala di- mostrava la sua gran vecchiezza sin da' tempi del Sabellico; ma rinnovata poi e ornata coU'iuterno della chiesa, si ri- dusse ad assai decorosa struttura con 7 altari di marmo, de'quali quello a destra del maggiore era prima dedicato a s. Veneranda di Tours, il di cui cranio, do- no ile'Loredani, qui si venera. Collocata poi in quest'altare una ss. Spina,^ ne prese il nome,eindi il pievano Sebastiano Pii- ualdi avendolo decorosanieate rifabbri-

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rnlo, pel I ." in Venezia lo dedicò n s. Fi- lippo Neri. Anche l'altnie (Iella cappella a manca tlel maggiore, a vea per litolare s. Lucia; ma avendola i Vidman ridotta con particolare magnificenza, per ripor- vi il corpo incorrotto di s. Magno mar- lire, vescovo d'Opitergio e poi d' Emo- nia, come si legge nell'iscrizione coll'ef- figie del Santo che riposa coricato e pro- dotto dal Corner, prese la sua denomi- nazione, anche a motivo del solennissimo ctillo col quale ivi si venera. E siccome qui è pure il corpo di s. Massimo mar- lire d'Asia, rapito e drmato da un Ba- doer,si confusero gli alti esiatlrihuirono .•tll'altro, di che scrissero diversi, e Gio- vanni Sconlebio neW'yé Emonia vìndica- la. Anzi fu supposto che s. Massimo d'A- sia fosse il celebre s. Massimo vescovo di Reggio, per cui un prete reggiano ne rubò la testa, che Sisto V fece restituire. Unita a questo sagro Corpo fu portata a Venezia, e in questa chiesa, un<a croce di bronzo col Crocefisso e dall'altro la- Io alcune figure, il cui disegno offre il Corner, forse pettorale per servire al sa- gro Corpo, benedicendosi con essa gl'in- fermi con efficacia. V»è pure il corpo di {. Candido martire, forse anche quello di S.Savina martire, ed altre ss. Reliquie, ^'tradizione che vicino alla chiesa vives- sero circa il secolo XIII alcune pie donne dette Recluse o Romite, come presso al- tre. Finalmente sotto 1' invocnzione de* ss.CanzianoeCompagni martiri vi fu isti- tuita l'omonima congregazione, mia del IX del clero, delta anche di s. Cancia- iio, nel i-ìSS. Era parrocchia, collegia- ta,filialedi s. Silvetro, e di presente con- tinua ad esser parrocchia, con 44'^ a- iiime. Ila per chiesa succwrsale s. Gio. Crisostomo, di cui nel prossimo n. ^o. E per oratorio sagrainenlale ha la chie- sa di s. Maria Concetta de'Miracoli, della quale nel § X, n. 53 r,igiono.

39. ^V. Maria No\'a fu parrocchia, collegiata, filiale di s. Muiia Formosa, li soppresse e chiuse nel j8q8, ed an-

V E N ni addietro cadde e quindi venne de- molita. L'edificava nel 971 la famiglia Borselli d' Aquileia abitante in Rialto , secondo la cronaca mss. Savina. L' an- tico suo titolo era s. Maria Aisuntn^ come neh r io, finché si disse Nuova dal Xlllsecolo. Caduto l'edifizio nel i535, sub lo la rinnovò a proprie e altrui spe- se Nicolò Negri suddiacono titolato del- la chiesa, ed è fama con disegno del ?)i\n sovino, inrii consagrata a' 17 giugno, i- gnorandosi l'anno, rinnovandosi la faccia- ta nel 17 70. l^ossedeva una ss. Spina, del prodigioso Sangue del ss. Crocefisso di Berito, dono del doge Contarini nel r 63o , qual sua parrocchia ; ed altre ss. Reli- quie. Possedeva pure il ftinoso dipinto di Tiziano figurante s. Girolamo, che va alle slampe, ora esistente nell'accademia di Milano. Il suo campanile restaurato nel 1498 dall'archiletto M.Uteo Fonta- na, per volere del picvatio Pietro Canal, si finì di demolire nel 1839.

4o. S, Giovanni Grisnitomo, e an- ticamente .?. Cecilia, Vuole la tradi- zione, che l'antica ftdjbricata nel 1080 da' Caltanei a questo gran vescovo di Costantinopoli, fosse situala incontro l'o- dierna, qtiando fu la cadente atterrala per r in(tendio del \\']'^, e quindi l'al- tra edificatii, dopo i3 anni dal lato op- posto della prima, con indulgenze d'In- nocenzo Vili a'contribuenti. La sua con- sagrazione si commemora a' 1 3 febbraio, ma non si conosce l'anno in cui fu ese- guita. Olti'e un braccio del s. Titolare, si venerano le reliquie de'ss. Anna, An- drea Apostolo, Gio, B.itlisfa ed l'ilisabet- ti sua madre, Stefano, Re IMagi, Biagio, llarione, Afra, Onofrio anacoreta, del quale q>i è antico il cullo. Fu parroc- chia e collegiata, era filiale di s. Maria I''ormosa fino al 1810, e d'i» Il ora è suc- cursale di s. Canzifino. L'edificio per la sua forma è uuofra' pregiati di Vene- zia, il cui disegno è di Sebastiano da Lugano, a cui diede mano I\loro Lom- bardo. La tavola del i altare co'ss. Cri-

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sf( foro, Agostino e (iirolnmo bollore, si c«mlns«e nel iTiS ila Gio. l?ellino: si loda h fanlfisifi, In nobiltà del cnrntte- re, la foiva, la vai^hezza e l' armonia di tinte. I^a tavola del maij^ioi' altare con s, G'ovanni Crisostomo consagra- to vescovo e altri Suiti, si dice comin- cinta «la Giorgionp, e compita <la Se- bn<>liano. «lei l'intubo, ovvero tutta sua. A lato deg'i altri due altari si c«jlloca« rono 4 figure «li Santi, opere di G. Man- sueti. Il bassorilievo dell'ultimo altare è studiata opera di Tidiio Lotidiardo.

41.»^. Lucia, prima intitolata alla v.v. yinnuìiziatn. L'origine di questa chiesa si assegna all'anno i ig-J.Si rese celebre per la traslnzintie in essa del suo s. Corpo, co- me ritengono gli scrittori vei.eti e altri, l'ero il Buller fu d'avvilo, nelle f''ìte(ìc principnlì Santi, «he il corpo della cele- bre s. Lucia vergine e martire di Siracu- sa,ivi^dopo il martirio patito nel 3o j, S'a rimasto parecchi anni, ma fosse poi trasfe- rito in lt;ilia (ossia nella sua terraferuìa, ed alciniidicnno neirVI II sec(. lo). Saper- si da Sigeberto di Gemblours, che 1' im- peratore Ottone I (re d'Italia nel 961 e nel seguente imperatore, mori nel 97-^) lo fere poi portate a .Metz, dove si vene- ra nella bella cappella «Iella chiesa di s. Vincenzo. La porzione delle relirpiie di detta santa, ch'era anticamente a (Costan- tinopoli, è «li pi'eseutea Venezia, e vi è o- nor.ita con pecidiar divozione ni-Ila chie- sa al suo nome intitolata. Ciò premesso colla critica, per le diverse opinioni cir- ca d luogo tfelle traslazioni, seguirò il lin- guaggio della principa'e mia guida per le chiese di Venezia, ch'è il benemeren- tissimo Corner. Neh 20 1, fauiO<o per li confpii\fa (li Costantinopoli, da rpicsta fu condotto il corpo «li s. Lucia in Venezia, e collocalo nella chiesa di s.GiorszioMas'- giore de'benedeltini nell'isola omonima, ov' era sommamenttì veneralo, massi- menti giorno consagr.ito dalla viUoiios.i di lei morte a' i3 dicetubie. Mi perchè in (juel giorno per lo più burrascoso e ia-

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clemente, snccedevano nel Irngilto del- la laguna fre(|uenli gravissime disgra- zie di naufragi, fu determinato nel 12^9, in cui per improvviso turbitie perì un gran numero di persone, onde potersi ve« nerare il sagroCorpo dal popolo con mag- gior siciu'ezza, di trasferirlo in Venezia nella chiesa parrocchiale eretta sotto l'in- vocazione della Santa. Seguì la traslazio- ne a'i 8 gennaio! 280, o 1216 come leg- go nello Slato perdonale ; giorno me- morabile pel 1." arrivo del s. Corpo, Dio illustrandola con due prodigi, cioè eoa lasciare la Santa una delle sue braccia in mano dell'abbate di s. Giorgio, econ ri- donare la vista perduta ad un nobde che ne invocò la grazia. Acccescendosi poi colla «livozione del popolo il culto dell.-» Santa, per solennizzarne con pompa la fe- sta ebbe origine nel 1284 ""a pia con- fraternita coll'assenso del pievano della chiesa e degli altri suoi preti. Di questo e «la'documenli si deduce, che allora fos- se anche collegiata. Nel pontificato d'Eu- genio IV, ottenne da questi il vescovo di l'altre Tommasini, che la chiesa «li e. Lticia fosse unita al monastero delle domenicane del Corpo di Cristo, già di circa mez70 secolo fondalo nella stessa parrocchia. Questo si edeltuò alla morte del pievano nel luglio «444; ^ d'allora in poi i pievani esercitarono la cura sotto la giurisdizione delle monache. Frattanto alcune religiose, vef-tilo l' abito ilei 3." or- dine de'Servi di Marii.solto la regola di s. Agostino, si ridussero in una casa vicino alla chiesa di s. Lucia, ove vivendo in P)i*- ma (li comunità religiosa riuscirono «li e- ilillcazione. L^ acquistata riputazione vi trasse tante compagne, che divenuto an- gusto il luogo, u»olte«li esse trasferironsi a Padova per fondare un nuovo moni- siero. Le 8 religiose restate in Venezia, fidando nel divino aiuto, comprarono al- cune case contigue alla loro, e dispostela in forma di [iccolo «hioslro, vi entraro- no nel 14^9, coU'intendiraento d'istitui- re un monasteio sollo l'iavocazione del-

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la ss. Annunziata, alla quale costruit'ono propinqua chiesetta. Elessero quindi una superiora, e dal monastero fiorente dis. Daniele vi passò per abbadessa Orsa, nel- le cui mani fecero i voti religiosi. Dipoi Sisto IV concesse loro la chiesa di s. Lu- cia e la casa parrocchiale, colla condi- zione di pagare alle domenicane suddet- te annui 5o ducati d'oro, in compenso del tolto-, tralasciando di riferire i litigii tra due monasteri, e il temporaneo ra- pimento del corpo di s. Lucia fitto dal- le domenicane. Le agostiniane dis. Lu- cia prosperarono,sotlo il governo dell'ab- jjadesse [ìerpertiie, che Gregorio XIII ridusse triennali, sotto la i/ delle quali il fiorentino Donato Baglioni, padre d'u- na monaca, ridusse sontuosamente la cap- pella e il sepolcro di s. Lucia. Avendo già Bernardo Mocenigo eretta la cappel- la maggiore, la sua nobiltà e quella del- la santa non accordandosi colla vecchia chiesa, si rinnovò questa da'* fondamenti con mirabile disegno di Palladio (mira- bile altresì per le angustie dello spazio ed altre circostanze di sito), eil è l'ultima «uà opera, onde fu condotta dopo la sua morte nel 1609. Compita del tutto, a'2 i novembre o 1 3 dicembre 1617 la con- sagrò il patriarca cardinal Vendramino. Dipoi Giorgio Polacco confessore per 36 anni del monastero, edificò accanto la sagrestia la di vota cappella in onore del- la nascita di Gesù e del dottore s. Giro- lamo, e l'arricchì di copiose ss. Pieliquie; il patriarca Tiepolo ne consagrò l'altare a'24 novembre 1629; ed egli pure qui- vi eresse la cappella e magnifico altare in onore dell'Aspettazione del parto del- la Vergine. Ultima di tutte ad esser com- pita, fu la cappella a destra del maggior altare de'ss. Gioacchino e Anna nel 1628, e n'ebbe merito Nicola Peetres nobi- le d'Anversa ivi sepolto. Avendo le a- gostiniane contiguo il monastero alla chiesa, facevano esercitare la cura dell'a- ninie a un cappellano da loro eletto. Colpite nel 1810 dal generale decreto di

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soppressione, il loro chiostro demolito in parte, oggidì serve ad uffizi di dogana per le merci della ferrovia. E la chiesa divenne oratorio sagramentale dipen- dente dalla parrocchia di s. Geremia ; sempre però essendo insigne santuario perla divozione di tutta la città, per con- tenere il corpo intatto della gloriosa s. Lucia. In questo bellissimo e leggiadro edifizio, se l'occhio non trova la felicità delle proporzioni propria al giau Pal- ladio, vi riscontra però una certa piace- vole novilà e un non so quale gusto gre- co, degno degli aurei tempi di Roma; in altissima considerazione è tutto l'in- terno agi' intelligenti dell'arte. Il pro- spetto è d'imperito artefice. Il Palma gio» vine può dirsi il pittore di questa chiesa ; eh' egli fece tutte l'opere della cappella della Santa, i portelli dell'organo eie ta- vole degli altari, con leSponsalizie de'ge- nitori della Madonna, col Presepio e s. Tommaso d'Aquino. La tavola di s. Ago- stino in gloria e Santi al piano, è di L. Bassano. Nella maggior cappella il busto del Mocenigo è del Vittoria. La cappella che segue a destra ha scultiue del Cam* pagna. Morlaiter lavorò la statuetta di s. Antonio da Padova e il bassorilievo della mula adorante l'Eucaristia. Vi di- pinsero ancora Maffeo Verona, Ingoli e Pilotti. Illustrarono l'edifizio, il Teuian- za, e Diedo e Zanotto, Le Fabbriche di f'enszia.

Sestiere di Stinta Croce. 42. S. Croce, appartenne al contiguo monastero di francescane, le quali elegge- vano il pievano ad amministrar la cura dell'anime. La parrocchia fu soppressa, nel 1 8 I o per la 2." diminuzione delle par- rocchie e delle chiese, la chiesa di s. Grò* ce venne chiusa e ridotta a magazzino privato. Fa poi demolita, e sul luogo occupato da essa e dal monastero fu pian- talo un ampio orto e giardino. Questo posto sul Canal grande a sinistra, pres- so il ponte della Croce, appartiene al conte Spiridioue Papadopoli. E' delizio-

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so, verdeggia e fu bella mostra di lean» donare il monastero. Il collegio capitoI.ii-e co da lontano. E" pure ricco di piante e- di preti litolati,cheancoin tempo de'clu- sotiche, ed è il più esteso di quanti fra' niacensi amministrava la cura della par- particolari ne possiede Venezia. Dell'an* roccliia, assunse quell'intera della chiesa, lieo monastero non rimane in piedi che lii rinnovò da'funclamenti e fece consagra- inia colonna di granito egiziano, sorreg- re neli342. Urbano VI neliSyB ridusse gente l'angolo della fabbrichelta archi- il priorato a commenda, e lo goderono al- acuta eretta dagli odierni proprietari, cuni cardinali. Nel i4o5 rovinala lacap- che vuoisi qui recala da Toiemaide, in pella maggiore, si trovò nella niensa no- unione del capitello che la coiona, sul labile porzione della ss. Croce. Il prio- qmile è scolpilo un monogramma quasi rato l'ottenne poi Doinenico Michiel pa- simile a quelli che si vedono intagliati triarca di Grado del i 44^5 ^ cosi diven- sugli stipiti eretti esteriormente di fronte ne una delle parrocchie soggette alla giu- al Battisteio di s. Marco. Di tutto ri- risdizione del patriarcato gradese, e con parlo nel § XIX, n.i i.La cinta merlata auloritìi apostolica nella chiesa vi eres- che circonda il giardino, interrotta nel- se un vicarialo perpetuo. Morto nel i4^ii l'angolo dall' accennata fid)brichetla ar- fu conferito il priorato ad Eugenio Mem- chi-acula, e da una lorricella, fa mira- mo canonico regolare Lateranense della bile contrasto per la varietà delle forme Carità, il quale per impulso dell'animo e pel verde delle piante da cui pare in- suo religioso, pose ogni studio perchè coronala, colle fàbbriche circostanti. Ri- accanto la cliiesa fosse eretto un mona- torno alla chiesa e al monaslerodi s. Cro- stero e vi fossero collocate suore fran- ce. 1 cittadini dell'antica provincia di Ve- cescane. Quindi alcuni divoti verso il uezia o delle Venezie, ricoveratisi per ti- 1 460 edificarono dietro la cappella mag- niore de' longobardi nelle lagune della giore alcune stanze ad uso di povere e- Venezia marittima, nell' isola di Liiprio remite, ed in esse vi ftu'ono introdotte fabbricarono questa chiesa, a merito tie' alcune donne del 3." ordine de' minori, Badoer, altri alti ibuendolo a'AIastropie- e per istruirle furono tratte alcune mo- ra oggi Malipiero; riferendo la tradizione nache da Padova e da Murano; le quali averla consftgrata il I ."vescovo d'Olivolo ridussero le compagne a professare la Obelerio del775,e fu tenuta in tanto pre- regola più austera del 2.° ordine detto di gio, che nella divisione della città in re- s. Chiara. Il cardinal Riario legato di gioni col suo nome fu denominato il se- Sisto IV, portatosi a Venezia, assegnò al sliere. Nel i 1 09 i Badoer la donarono nìQn(Mleio.d\ ?,. Francesco della x.Crocey a'benedellini cluniacensi, acciocché ac- nome chegli die', il priorato colla chiesa e canto vi erigessero un monastero, a'qua- uniti edifizi, con diversi privilegi : lutto li i fedeli offrirono doni e rendile ; e fìjr- approvò il Papa, ponendo le religiose sol- se riedificarono la chiesa nel i i 1 i. Ebbe lo la direzione del vicario de' minori os- il titolo di priorato colle 6 seguenti cine- servanti della provincia di s. Antonio. A- sesoggelte: s. Gregorio di Capodistria, lessandro VI accordò alle monache la pie- R, Martino di Sommocolle, s. Andrea di sentazionedel vicario curalo,e loro aflldò Tombello, s. Marina di Munigo, ss. Ab- la custodia de'beni della chiesa. Nel i5i i don e Sennen di Trevigiana, ss. Giaco- il monastero con altri 4, fn ridotto a ri- mo e Bartolomeo di Grespignana j de' forma per essersi intiepidito il fervore, quali solo l'ultimo restò in dominio alle Rovinando lachiesa, determinatasi l'abba- francescane poi abitatrici del monastero. desvT di rifabbricarla, nel 1 583 il palriar- Decaduti i monaci dall'osservanza, circa ca Trevisau coll'inler vento del doge, po- ta mela del secolo XIV doverono abbau- se lai.' pietra per la nuova e con meda-

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pili» ripnrtata tlil Cornor, ove si vo.ila hn di» vinno pure quelle ilei celebre «.

(la im J.ito s. Mmco eoi Leone nl.ifo, «lai- Pnutulenne meilico, d.i luì «enerifo ,i

i';iltro il doge genuflesso e sosteuenfe I-i Cristo. Vi sono anitorr» le reliquie di «.

Croce, con analoqhe legqende. Nel i Tc) J. Pietro apostolo e d'altri Santi, oltre mia

il Papa Clemente VII! «sottopose il mo- ss. Spina, e un fraoimenlo della s. Co-

nastero al patriarca, e la chiesa fu con- lonnn,ed tuia qorcia del prezioso ss. .San-

sa£:;rala nel 1600 dal vescovo di Pistoi.i gne che mischiato con acqua usci dal

Ahioso. Nell'antica aveano tomha i do- costato del Redentore, tratto da <piello

gi Malipiero e Domenico Morosini ; e nel restato illeso neil' incendio della basilica

monastero fiorirono suore di santa vita, di s. Marco, e <lono del doge llenieri Ze-

Della concessione fatta da Pio VII alle no. Era collegiata, filiale di «. Pietro di

monache, parlai dicendo di qnelledel ca- Castello; tuttora è parrocchia. L'edifizio

pitolo cattedrale nel § VI. Pel decreto dopo varie vicende bi ridotto allo stalo

de'28 luglio 1806, con cui fa ordinata la presente da Bartolomeo .le Comendà.

concentrazione de* monasteri e conventi L'attuale sua forma fra il moderm f-i

nelle provincia venete, questo venne di- intravedere molto di antico. Li sua con-

chiarato di i.* classe, ed in esso nel no- «agrazione «i couimemoraa' r Tingilo. Li

vembre rSo^ furono concentrate le mo- pirrocchia è soggetta alla decanta di s.

nache di s. Chiara. Nella filale soppres- Silvestro, conta ^\\\ anime, ed hi per

sione del 1810, vi fu compreso anche chiesa succursale (pielh de' ss. Simeone

questo monastero. Apprendo dal cav. Ci- e Giuda apostoli, vulgo ?. .S7wn/j pir-

cogna, cheil p. Domenico Godagli com- roto, di cui nel seguente numero. Nel-

pilò: Compendio dell' origine et de.lle. la chiesa s. Simeone profeta, dietro

ffonne illustri di s. Croce di P'enctìa \\ maggior altare h figura coricata in

roniposfo per il p. ecprt'dicafore e con.' marmo, del santo Titolare, è opera di

fcf.wre del monnslero. In Venetia 1610. Marco Romano condotta nel i3t7. Nel-

Se io potessi profittare della miniera d'e- l'altare che segue, è ilei Catena il qm-

nulizione. qua! è l'opera delle /«?rr?'3/o- drelto della Trinità. Neil' altro è ope-

77Ì f^c«f3i'<7«<', potrei tempestare di gein- ra del Gramiccia la s. Famiglia. Il mo-

me bibliografiche queste nozioni, almeno numento al giovine Antonio Dona è del

delle chiese finora in essa opera ilhi- Bosa. La Cen 1 del Signore sul lìaltiste-

strate. ro è lavoro del Tintoretto.

43.1?. Simeone Pro/<'if^, volgarmente ?. 44- '^'^' Simeone e GiiultApn^stnli^vrA' Simon grande. La fabbricarono nel ^6j garmente i.Simonpiccah. Pare l'anterio- i Ghisì, Aoldo e Briosi, in onore di quello re che fosse sfata fibbricata nel I X seco- ch'ehbe la sorte di ricevere fra le braccia il lo da'Briosi, intli la riedificata venne con- hedentore bambino, quello il cui corpo sagrata a'2 i giugno layi. Non ostante v\ fu portato nel i2o5 dalla cappella di molte successive riparazioni, convenne K. Maria di Costantinopoli, da'veneti Bai- nel 17 [8 demolirla, e poi nel giro di 20 duino e Drusiaco. Nel r3r7 fu soletnie- anniecon grandissimo dispendio,da'f')ri- nienledal vescovo castellano Alberti de- datnenti si compì, veoeulo cons;igraf;i posilato sulla mensa del maggior alta- a'27 aprile [738 da (iaspare Negri ve- re. Pretende Zara di posseder essa il scovo di Cittanova d'Istria e poi di Pa- corpo incorrotto del santo, ma non ha renzo. Con solenne culto e al proprio documenti. In delta epoca fu periato in altare, qui venera da tempo itnmemo» questa chiesa il corpo 0 l'insigni reliquie rabile il braccio destro intero colla ma- di s. Ermolao prete di Nicomedia e mar- no di s. Dorotea vergine e martire di Ce- lire, chiaro per roiracoli ; con esse sem- sarca di Cappadocia, della quale, nel

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»744>^" cnnrc<!«o il proprio uffizio lìi q le- fioni p<'r la cilià e diocesi di Vene7Ìa, on- de in«nfenei-e ed ar.crescere nel popolo la peculiare di lei divozione. Benedetto XI V che l'accordò, elargì pure la confer- ma dell'indulgenze concedute da Urina- no Vili e Alessandro VII alla confrater- nita di tal santa eretta in questa chie- sa. Inoltre Venezia vanta le suore di s. Dorolcn (f.), come (i\ìb fìf^]^ Xl,n. i4» istituite, coM'altra pia opera s. Rnffae' //'(F.), da' piisimi conti Passi di Berga- mo, nobile famiglia originaria di Vene- zia. Non è certo clie il capo e un brac- cio di s. Simeone, con altress. Reliquie, fossero rubale a questa chiesa e portate in Ansano diChieti. Era parrocchia ecolle- giala, filiale di s. Pietro di Castello fino al 1 8 I o ; ed attualmente è succursale di s. Simeone profeta. L'edifi/io l'archilellò Gio. Scalfarolto, proponendosi a mo- dello il Pantheon, senza copiarlo servii- mente, ma riducentlolo nelle sin)me- Irie e nelle decorazioni. Gli altari pure sono a tabei'nacolo, come quelli del Pan- theon. Pesantissima riesce la sovrappo- sta cupola per l'estremo suo innal/anien- to. Toltone qualche altro difetto, l'ope- ra è degna d'imitazione: tanto è il ge- nio e la perizia che vi mostra l'autore. Mella sagrestia il lavatoio è opera assai giudiziosa, che il Temanza dise<^nò in gioventù ; il bassorilievo è del Marchiori, rhe vi scolpì pure se slesso. Il Dizionario geografico pubblicato in Venezia, chia- ma questo edifizio moderno molto ele- gante, con magnifica e ardila cupola co- perta di rame. Lo Scalfarotto nelhi fac- ciala, sopra nobile gradinata, eresse un bel vestibolo d'ordine corintio, sul fron- tespizio del quale è un bassorilievo scol- pilo da Francesco Penso detto Cabianca, che rappresenta il martirio de' due ss. Titolari.

45. S. Giovanni Decollato, volgar- mente s. Zar, Degolà. La primitiva fu trelta nel VII secolo, secondo lo Sia- lo personale^ e ol dire di Corner, du'

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Venier ne' primordi del XI secolo, sotto il titolo della Decollazione del Ballixfn^ la di cui solennità divenne poi di lietft ricordanza a'veneziani per l'illustre vit- toria riportata sui genovesi a Negropon- te. Nel 121 3 i da Pesaro la rinnovarono da' fondamenti, e nel 1708 fu riedifi- cata in più nobii maniera nell'attua- le forma. Consagrata n 54 lugPKf^ s' i- gnora l* anno. Gloriasi possedere quel tlito tlel suo s. Titolare, col quale indi- cò a'giudei il Redentore del mondo. Qui pervenne nel i334 per dono d'Antonio Colonna confratello del sodalizio di s.Gio. Battista istituito in questa chiesa, a cui lo lasciò un cavaliere boemo reduce di Pale- stina e morto in sua casa. Non è sicuro che sia stato pievano di questa chiesa il bea- lo Giovanni detto Olmi, il cui corpo in- corrotto veneravasi in s. Sebastiano ; e soppressa quella chiesa, passò con altre ss.Reliquie in mano del fu pittore G.Gres- ler, il quale le cesse alla chiesa di Dignano neiristria.oveattualmenle si venera. Par- rocchia, collegiata, filiale dis. Pietro di Castello, fu soppressa nella concentrazio- ne generale del 18 io, e chiusa, poi ria- perta al culto a'29 agosto 18 18, ed è al presente oratorio sagrametale dipenden- te dalla parrocchia di s. Giacomo dal- l'Orio.

46. iS". Giacomo o Jacopo dall'Orio^ ossia di Liipao o Liiprio. Dal sito in cui fu fabbricata la chiesa parrocchiale in onore di s. Giacomo Maggiore apostolo, acquistò il detto soprannome de Ltipn'o volgarmente dall' Orioj imperocché il luogo dalla palustre apparenza, fu cogno- minato Liiprio, come scrive il Sabelli- co. Però l'etimologia oderta dal Sanso- vino, forse dal canale ivi scorrente ab antico, dallo Rio, sembra più naturale. Un antico marmo posto nella facciala della chiesa, in cui sono incisi tre S S S, fece arguire assai f.icilmente ad alcuni che fosse stala fabbricata nel 5j5; ma osserva il Corner, obese si avesse a desu- mer l'epoca delia fondazione dulie 3 lei-

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tere, dovrebbe credersi piutlo^lo indica- to l'anno dall'oriniiiedella cittìi, che dal- la redeiizioDe uiiiverside o nostra era. Lcggesi nella cronaca del Sanudo, esser ella siala creila ilalle famiglie Campoli d'Oderzo, e Muli delle Contrade; ma incerto essendo sempre cloche tale cro- nista scrive de' tempi remoti, si può con qtiakhe fondamento solamente asse- nte, che questa chiesa fu in gran parte l'innovata nel i 225 dalle famiglie lìadoa- roe dal\lida,e che insieme con alcune al- tre fu assoggettata albi giurisdizione de' patriarchi di (irado, sotto de'quali rimase lincile il patriarcato venne unito al ve- scovato di Castello. Per la 2.^ volta fu restaurala la chiesa a' tempi dello sto- rico Sansovino, il quale descrlvendoue Jecose più am mi re voli, singoiar mente no- ta il pulpito foruiato di scelti marmi, ed una gran colonna di verde antico, per la sua rarità e grandezza pregevole quanto una gemma. Il coi di s. Leandro mar- tire, un osso di s. Agnese vergine e mar- tire, e uìolte altre reliquie de'ss. Martiri tratte da' sotterranei di Roma, sono gli Sj)ii iluali 01 nacuenti di questa chiesa. Fu coiisagrata a' 20 agosto, ma non si cono- sce r epoca, e restaurata più volte. Col- legiata , era filiale di s. Pietro di Caslel- Ju; prosegue ad esser parrocchia, della de- Cfinia di s. Silvestro , con 2g63 anime. Ha per oratorio sagramenlale la chiesa di s. Giovanni Decollalo, di cui feci cen- no nel precedente numero. Il tempio di s. Giacomo è di stilearchi acuto a tre nava- te. Nella parete a destra della porla mag- giore sia appesa una tavola del Buon- consigli, con parecchi vSanli : é di buon colore, ha armonia di tinte, e biistevole scorrevolezza di pennello. I 4 Evangelisti ue'pcnnacchi della cupola del Sagrauìen- lo sono buona opera del Padovauino. L' Addolorala, nella cappella dopo la maggiore, è dei Grandccia. La sagrestia ha soflitto e pareli con opere del Palma giovine. Sulla ujuraglia |)resso la sagre- aliu, iuuo le Villa teologali e i 4 DoUori

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di s. Chiesa, di Paolo Veronese, e più «otto la Cena in Ematis di Andrea Schiavone. Nella cappella seguente coperà del Lot- to, fatta nel i546, la tavola con Maria Vergine incoronata, e con parecchi San- ti. Ne'due quadri laterali, con fatti della vita di s. Lorenzo, il Palma giovine fece ne'suoi primi anni due opere che lo met* toiioaccanlo de'piùgrandi maestri. Pres- so il primo altare a sinistra della porta maggiore, la tavola con Maria Vergine in gloria, e al piano i ss. Gio. Battista e A- goslino con un chierico, è opera di Fran- cesco Bussano, e vicino ad essa, v'è l'al- tra pala di Paolo figurante i ss. Lorenzo, Girolamo e Nicolò. Dell'accennato Bas- sano è pure la Predicazione del Battista, posta vicino alla ca[)pella delSagramenlo; dove iulrotlusse molte delle ligure che Ja- copo suo padre mise nel quadro ch'è nel palazzo ducale, col ritorno di Giacob- be in Canaan. Tuttora esistono, e già dal Sansovino riguardate tra le cose singolari della città, tuttora si pregiano per la lo- ro mole e per quello che l'arte vi ag- giunse, i lodati pulpito ottagono di fini marmi, e la colonna ionica di verde an- tico di straordinaria grandezza e squisito hvorodi fronte all'altare del Sagramen- to. L'organo è ornatissimo per intagli pò- sii a oro, la cui cantoria è dipinta net prospetto, con 3 falli della storia di Ge- sù Cristo e di s. Giacomo ; e di sotto, la- teralmente alla porla, con due Profeti, di Andrea Schiavone. Pitture tulle gua- state da' restauratori.

^j.S. Enslachio, volgarmente5..S'tor, già intitolata a s. Isaia, e più tardi por- lo il titolo congiuntamente At'ss. Eusta- chio ed Isaia j e finalmente allorché nel 1678 fu rifabbricata da'fondamenti nel- l'attuale sua forma, conservò il solo no- medi s. Eustachio. La fondazione di que- sta chiesa dedicata a s. Eustachio e Com- pagni martiri , viene comunemente at- tribuita a merito della famiglia del Cor- no, che la fabbricò in tempo ignoto al Corner. Invece trovo uello Sialo perso-

VEN naie, die tale famiglia, poi eslinlasi nel I2q6, la detlicò n s. Caterina. Nella cro- naca eli Savina si elice eretta nel c^Q><ò a spese de'Tron, Giusti e Otioaldi. Ma il Dandolo nel descrivere il vastissimo in- cendio del I io5, nominando tutte le cliie- se e parrocchie incenerite, dalle f|U>ili è circondata la chiesa di s. Eustachio, di questa non fa menzione, ond'è prohahiie che ancora non fosse fabhiicala. Lai." si- cura memoria di essa è del 1290, ed es- cendo già parrocchia. Nell'anno accennalo iGySjabbatlnla l'antica cadente, dal pie- 'vano Donato Trevison, fu alzata l'odierna più grande e magnifica , indi ridotta a perfezione con nobilissimi altari, ed este- riore facciata di marmo, per la cui ere- zione lasciò in legato quanto occorreva il doge Rlocenigo, morto nel 1709 e ivi se- pollo. Il patriarca Corraro la consagrò a' 1 5 luglio I 74^1. JNell'aliare de'ss. Martiri titolari si venerano le lororeliquie,equel- la di s. Gio. Crisostomo. Fu parrocchia, collegiata, e filiale di s. Pietro di Castel- lo fino al 1810. Attualmente è oratorio sagramenlale della parrocchia di s. Cas- siano. Il diseguo della facciata, d'ordine composito, è di Domenico Rossi, e quello dell'interno è di Giovanni Grassi. In que- sta chiesa si ha ulteriore prova, che la pit- tura in Venezia circa la metà delTaltro secolo avea onorali coltivatori. La tavo- la di s. Lorenzo Giustiniani e vari altri Santi è del Bambini, l'altra col santo Ti- tolai-e,del Cameiata, la 3." con s. Osvaldo, del Balestra. Neil' altra parte l'Assiuita è del Migliori, i ss. Andrea e Caterina, giovanile lavoro dell'Amigoni. Il Croce- fisso in marmo lo scolpì Giuseppe Tor- rctli precettore del Canova.

48. S. AI ari a Ma ter Domini, anti- camente s. Cristina. L'eresse nel c)6o o 969 alla Madre di Dio la famiglia Cap- pello, essendo tradizione che ne'suoi prin- cipii fosse sotto l'invocazione di s. Cristi- na verginee martire, ed udiziala da mo- narhe, perchè la Santa vi ha l'altare e il iito di contitolare, ed in vicinanza unsi-

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to detto Corte fìellc monache jaygotYìenl'i deboli per asserire la Santa 1.* titolare, mentre l'altare fu eretto nelio 1 o dal pie- vano Angelo Filouiati. Esisteva la colle- giata nel I 1 88, agli ecclesiastici della qua- le Clemente HI confermò le concessioni del vescovo di Castello JMarco Nicola. Minacciando rovina, per l'assidue cure del Filomali nel piincipio del secolo XVI o nel iSao fu rinnovala da'fondamenti con disegno dell'interno di T.Lombardo, e dell'esternodel Sansovinojed all'altare della cappella maggiore fu collocata uiifi palla d'argento lavorata a manifattura greca , di cui è fama fosse tradotta da Costantinopoli dopo il 1204, derubata nel I 797 dal gallo invasore. Neil' altare a sinistra della maggior cappella si ve- nera la divota immagine del Crocefisso, trasferita a Venezia da Messina, e prodi- giosamente preservala nel tragitto da replicate procelle. Il pievano Giovanni Pa- lazzi la donò a questa sua chiesa e le ftb- bricò sontuoso altare di marmo, che per essere di stile barocco, fu di recente ri- mosso, e sostituito da un altro altare tolto dalla soppressa chiesa di s. Maria Maggiore. Indi nel i56i vi fu istituita una confraternita in onore della ss. Croce. Lu- cio vescovo di Sebenico consagrò la chie- sa a'ao luglio 1 540, in assenza del patriar- ca. La congregazione di s. Maria Mater Domini, una delle IX del clero, vi fu isti- tuita nel I I 3o, secondo il Corner. Non è più pariocchia, collegiata, e filiale di s. Pietro di Castello. Trovasi succursale di s. Cassiano dall'epoca della generale concentrazione delle parrocchie. Questa chiesetta contiene bellissimi oggetti d'ar- te. Il primo altare ha sculture buon gusto cominciate da Lorenzo Bregno , e terminale d' Antonio Minello. La ta- vola del Catena dell' altro altare, giu- diziosa, amorosa, delicata e di sapore, oflre s. Cristina in sul punto di esser gettata nel lago di Bolsena : Cristo la benedice dall'alto e le manda da un Angelo la bianca stola; nel piano vi ha

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nllii graziosi AngcIcUi , che nlzanJo la e; vero , die s. Cecilia gode in riiicsta- fuiie alloitaal collo ilella Santa, nllegge- chiesa cullo e rilo di coritilolaie; e nel- liscono il peso della gran pietra che vi è l'altare a lei sagro si conserva una te- nllaccala. Sulla porla è di J. Tintoretto sia con lamina di piombo e inciso il suo il quadrocoll'Invenzione della Croce, nel nome, perciò si ritiene appartenere alla fjnale sono ben disposti gli spettatori che s. Verginee Martire; congettura assai de- (iumo coroi'.a al morto che ricuperò la buie per stabilire l'identità d'una s'i sin- vita, e graziosissime le donne che corleg- golare reliquia, come giustamente osser- giano s. Eiena. Nel (piiidro opposto colla va il diligeulissimo e critico Corner. Ver- Cena del Signore si vede JU)'opera di gran so il fine del XII secolo nominavasi f|ue- caratleres'i nell'invenzione, si nel disegno, sta chiesa con l'unico titolo di s, Cassiano di colorilo tizianesco, di teste ben variate vescovo e martire , e Clemente 111 nel e bellissime e verissime, fra le qu»h è su- 1188 con tal nome la ricevè sotto lu l)lin)e quella del Redentore. A'quali ca- protezione della santa Sede, confermali latteri il Zanetti, qui sepolto, che spesso doie i beni e i privilegi. Egualmente vedealo, lo attribuì al vecchio l'alma, con tal titolo e sotto la stessa invoca- li carattere invece di esso dipinto fa ere- zione fu consagrata a' 2 j luglio 1867 derlo al iMos(:liini,col Sansovino, piuttosto dal vescovo castellano Foscari. E pe- «pera del Bonifacio. La Trasfigurazione vero, che in altri documenti e car- iieir ultimo altare è lavoro del Bissolo, te posteriori di mollo tempo si legge in cui vi mostrò lo studio per allontanar- questa chiesa fregiata del doppio tilo- si dalle secclie maniere; n'è però di mei- lo de' ss. Cassiano e Cecilia, come da to vigore il colorito. una sentenza deli 523. Laonde pare ra- 49. S. Cassiano, volgarmente s. Cns- gionevole il concludersi, che sino dall'o- san, intitolata pure a s. Cecilia. As- rigine della chiesa, s. Cassiano ne fu Tu- serisce Sansovino, che fu fondala da' nico titolare, e che verso il secolo XVI Michieli e Minotti, in onore s. Ceci- fu aggiunta s. Cecilia a contitolare. Non lia vergine e martire, ed il Savina as- devo tacere, rlopo il riferito col Corner, segna l'epoca del 926. Aggiunge il San- che 1' ab. Cappellelli asserisce trovar>l sovino che nel principio fu ulHziata da meu»oria di s. Cecilia anche nel Catasli- monache, e perciò vi si conserva il capo co di Polo vescovo di Castello nel i3o3. di detta santa (sarà porzione, poiché l'in- Dall'incendio deli io5, in cui perde i suoi tero corpo si venera gelosamente in Lio- documenti, risorse la bruciata chiesa con ma nella sua magnilìca chiesa, ed il Piaz- nuova fabbrica, alla quale nel 1 232 Gia- za con autorità, ntW Einerolo-^io di Ro- comò Minolto, discendente da'suoi pri- ma, attesta che nel a lei festivo e sul mi fondatori , donò alcune case nel di' maggior aliare si espone il Cranio insan- stretto della parrocchia. Con una 2." rie- guinato ov'ella fu percossa dal carnefice: dificazione nel 161 « fu poi rinnovala riparlai della santa nel voi. LXXXIV, nella forma attuale, in più decorosa ma- p. i5o e seg., 23 I e seg., in cui si trove- niera e più ampia, e con altari magnifi- 1 anno gli scrittori che ragionarono della ci, in uno de'quali, dedicato al Crocefisso, celebre invenzione fatta nella propria si conserva il corpo di s. Cassiano mar- chiesa di Roma del suo s. Corpo nel 1099. *'"^> "'^" P*^'" vescovo, tratto dalle ca- li Martirologio romano non registra altra tacouibe di Ptoma. !n altri altari si cu- sauta omonima. Se pure non sia il capo slodiscuno le reli(piie de' ss. Dionisio A- d' una santa martire a cui fu imposto reupagita e Lorenzo Levita, ed altre. Era il ujedesimo uonie); il che però non è parrocchiale, collegiata, filiale di s. Silve- pruva d'avervi ubitulu religioàe. Ccu^ì sUu; ed è aucura punucchia. Appailleiie

V EN pila cìeconia di 8. SiUeslro, in parte al se sliere di s. Croce e in parie a quello di s. Polo, tonlaiido 545^0 anime. Ne sono, chiesa siicciusale s. J\Jarìa Malcr Do- mini, e oratorio sogramentale s. Eusta- rliio, delle quali tliiese parlai ne' prece- denti n. 47 ^ 4^' L'edilìzio di s. Cas- siano è di buona forma. Neli.° aliare la tavola col Eal lista e altri Santi, è del tec- cliio Palma. E' coiupo»ta e disegnata sul- lo stile antico, peiò giorgionesca nel co- lorilo. ]Nel 3.° altare vi è la pala di L. iJassjino, con la Visitazione di IMaria a s. Malia Elisabetta. INVIla cappella a lalo della maggiore, \i sono 2 buone opere di L. ]'assano: la Nascila di Maria, e Zac- caria nel tempio^ e la pala die figura l'Addolorata, è bella opera dell'ora deliinlo prof. Politi. La cnjipella mag- gioie Ita 3 opere bellissime di J. Tin- torello: Cristo lisorto Ira'ss. Cassiano e Cecilia; Cristo in Croce; Cristo al limbo, e nel quale piecipuamente y\ è qualche nudo per eccellenza dipinto. Nella se- guente ricchissima cappella la moderna j^ascoli Angeli dipinse la tavola con mol- ti Santi. La sagieslia è gìoiel'o per la ricchezza (\e ben comparlili mai mi, del- le pietre dure e d'altri orniinienti. La tavola deiralliire con Maria "Vergine e due Santi è opera di G. B. Piltoni : il quadio col martirio di s. Cassiano è la- voro del Balestra : il Cristo all' Orto è di L. Bassano. Tornando in chiesa, è del Ponzone la tavola del primo alia- re con Cristo in Croce e Santi ; ed è del moderno Querena quella del 2.° con s. Antonio di Padova.

Svi fiat di s. Paolo a s. Polo. 5o.S.PàolOy\o\^»vmtiì[es.Polo. 1 dogi l'ietroTiadonico eGiovanni suofìgliodi- ^oti ili Dio, ueir837 presso l'isola di Rial- to ad onore di s. Paolo Apostolo fonda- lono la chiesa parrocchiale, da cui prese il nome quella parte della città, che ora chiamasi Sesticr di s. Polo. S'ignora l'anno iu cui fu consugrata, ma se ne ce- lebra i'auuiur&uiiu. Cu»i il Corucr. Ma

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posso aggiungere collo Sin fo persona hi che f«i lìedincala nel i6oo (meglio nel i586), rimodernata neli8o4 coll'opera tlell'ora defunto prof. D. Bossi, abbel- hta neli83o, econsagiala dal patriarca cardinal Monico a'aq settembre i 83c). La Ione campanaria si compì neh 362: sul basiimenlo vi sono due Leoni, reputa- ti sloriche allegorie, le quali per lo piìi bisognerebbe the spiegassero chi le con- cepì. 11 volgo li vuole allusivi al general Carmagnola. Scrive il Quadri: « Ecco quanto servono i monnn)enti alla storia delle nazioni ". Con più ragione slorica però devono tenersi come simboli reli- giosi; imperocché, olire che riscontrarli in altre consimili fabbriche, sono opere scolpite olire mezzo secolo prima del Car- magnola. Dev' essere stala restaurata ila alcuni benefallori. L'altare eia cap- pella maggiore ebbero assai decoroso ristoro dalla pietà del pievano Antonio Gatta nel fine del secolo XVI, e la ricca jialla d'argento, che era collocata nello slesso allaie, fu derubala iiclirpG. Tra le sue preziose relicjuie, sono le più vene- rabili la ss. S|tina, un insigne frammenlo della ss. Croce, doni di Marco Desitlera- ti; e la reliquia di s. Giovanni N'epornuce- no, a di cui onore fu poi eretto magnifi- co altare, dono di Federico di Sassonia primogenito d'Augusto III redi Polonia. L'atrio della chiesa viene formato da son- tuoso e divolo oratorio, nel cui altare di scelli>simi marmi venerasi il ss. Croce- fisso dipinto alla greca , ed all' inlorno vaghe pitUiie esprimono i viaggi dolo- rosi del Kedeiiloie dal Pieloiio al Cal- vai io, ossia la l'ia CV//f/i, divozione ivi esercitala con solennità da' fedeli. Quivi fu eretta nel 1228 la congregazione di s. Paolo, una delie IX del clero veneto. E* tjna chiesa i di cui pievani pììi dell'altre furono elevali alla di"nilà vescovile. Ne' tempi antichi iiequenli erano nella piaz- za vicina i pubblici mercati , ora ridot- ti a' soli sabati. Fino al 1810 parroc- chia, cuUcgiulu^ ci'u llliule di s. Silve-

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slio. Ora è succursale di s. Maria Glo- riosa ile' Frari. Presso 1' organo sono di J.tcopo Tiiilorello, l'Assunzione della Bladonna e la Cena del Signore, bella invenzione, piena di genio e di spirito, as- sai ben condotta e studiata. Nella Cfip- pella del Sagramentosono di G. del Sai- viali, i 4 quadri co'fatli della vita di Ge- sù Cristo. Nel coro vi ha 5 dipinti del Palma giovine, e due statue di bronzo del "Vittoria. Nell'altare seguente la pala è di Paolo colle Sponsalizie di Maria Vergi- ne. All'altra parte nel altare la Pre- dicazione di s. Paolo è del cappuccino Piazza, autore eziandio del quadro pres- so r organo col Battesimo di Costantuio. 11 s. Giovanni Neponiuceno nell'altare di inezzo è del Tiepolelto.

5 1 .S.Toninìaso,\o\^a\inenles. Toma. Sopra un fondo della famigIiaTonisto,clie religiosamente lo concesse,nel 9 1 7 fi> fab- bricata la chiesa parrocchiale di s. Toni- inaso Apostolo,a cui anche la stessa fami- glia donò poi rendite e beni. Nondimeno alcuni attribuiscono il meritodella fabbri- ca a'Miani o Emiliani, come li chiama il Mulinelli, altri a Coriolano Tribuno. Cer- to è che il fondo e la dotazione devesi a' Tonisti. Fu poi rinnovata nel iSgS, enei i5o8 dilatala dall'angusto suo sito, efi- naUnente nel 1 6^5 abbellita con l'esterna [acciaia di marmo, per opera dell'archi- tetto C. Longhena. Pe' lavori io diversi tempi eseguili, minacciando rovina nel 1742 ne fu intrapresa la rinnovazione da' fonda Dienti, ne'quali collocò la i.' pietra il patriarca Foscaria'22 febbraio dell'an- no slesso. Nello scavarli furono trovati ve- stigi dell'anlica chiesa. Fu consagrata l'i I settembre j 8o3 dal vescovo di Caorle Pe- ruzzi. Antichissimo e solenne è qui il cul- to di s. Teodosia vergine e martire di Cesarea di Palestina, al cui altare si X'eoera un braccio e un piede tolti dal di lei corpo in Costantinopoli , efficace essendosene sperimentalo il patrocinio. Vi si venerano ancora le teste de'ss. Abdon e SeuueD martiri persiani, pcatate da

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Foligno; un osso del s. Apostolo litolare; e delle reliquie de'ss. Innocenti. Dice l'ab. Cappelletti,che anticamente era sla- ta chiesa di monache , e intitolata a' ss. Sergio e Bacco. Fu parrocchia, collegia- ta, era fdiale di s. Silvestro. Oggidì ap- partiene a' minori conventuali , che vi hanno contigua l'abitazione, de' quali parlerò dicendo degli ordini regolari di ambo i sessi, esistenti, o non più esistenti in Venezia, nel § X, n. 21. La chiesa è architettata dal liognolo, e merita osser- vazione la tavola del maggior altare con Cristo risorto, opera d'Antonio Zucchi, marito della celebre pittrice Raulfinan,il quale dipinse in Koma tale opera. Qui rammento, aver fallo cenno nel voi. XXVI, p.i33 e i34, nel celebrare le benemerenze del mio amorevolissimo R.mo p. m. Angelo Bigoni, assai caro a Gregorio XVI, qual ministro gene- rale de' minori conventuali, ch'egli es- sendo ministro provinciale accrebbe di due convenli, cioè uno in Bergamo, e l'altro in Venezia presso quesla chie- sa, ove edificò una magnifica cappel- la e vi depose una preziosa e copiosa col- lezione di ss. Reliquie; delle quali sono a slampa memorie e catalogo, e della cui preservazione in tempi anteriori ebbe pur merito quell'ab. Vincenzo Zenier, che fu per alcuni anni rettore nella chiesa di s. Torna ; quello stesso ab. Zenier, già morto da qualche anno fa, ch'ebbe il pri- mo la felice idea di far apporre a sue spe- se iscrizioni latine , scolpite in marmo, sulle case di Venezia, che o per nascila d'uomini illustri, o per altro fallo degno di speciale memoria , avessero meritalo l'onore di perenne e pubblica ricordan- za; esempio seguitalo dopo lodevolmente da altri.

52. S. Stefano, volgarmente s. Slin. Era collegiata, filiale di s. Silvestro; fu soppressa e demolita, vi rima- ne al presente che il solo recinto. E- sisleva nel i io5 la chiesa di s. Stefano confessore, ma in quell' anno la cousuu-

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se il fiimoso incendio. Pareclie roilgine ne del cardinal Ubaidiui legalo d' inno- si debba al secolo X o XI, quando gli an- cenzo IV in Venezia, nella città e diocesi, lichi veneziani frequentando Costantino- 54- SS. Ubaldo e Jgala, volger- noli, presi da divozione per la rinomanza mente .?. Boldo, parroccliia, collegiata, tle'prodigi di s. Stefano abbate, qui gl'in- filiale di s. Silvestro, fu soppressa edeino- nalzaronouna cbiesa e tosto divenne par- lita, solo restandone il recinto. Ebbe ori- roccbia. La rinnovò nel 129^ Giorgio gineprima del 1088 dalle ftimiglie Giusti Zancani, e poi ebbe altre ristorazioni. Po- e Tron, in onore di s. Agata vergine e co conosciuti gli atti del s. Titolare, voi- martire, indi restala incenerila nel i io5, le Corner in breve riportarli. iVacqne in insieme colie case del suo confine, per la Costantinopoli miracolosamente , visse maggior parte formale di tavole secon- santamente nel romitaggio presso la chic- <lo l'uso di que'tempi,fu poi rinnovata con sa di s. Antipa martire, rovinala la qua- limosine, enei 1 3o5 ampliata con l'ag- Je dal terremoto, si ritirò in una spelon- giunta della cappella maggioie. Neii2o3 ca a continuarvi le sue austerissime pe- ricevè da Costantinopoli un bracijo della nitcnze. Si fece poi monaco e divenne ab- s. Titolare. In seguilo introdottosi il cullo baie del monastero, Dio operando mira- di s. Ubaldo vescovo di Gubbio, la chiesa coli a sua intercessione. Do[)0 la beata cominciò ad esser chiamala con doppio merle fu venerato per sanlo, e qui por- tilolo,e finalmente restò col solo di s. Ubai- late le reliquie, con quelle di s. Antipa do, almeno dui 1482. Vi fu pure celebre tanto lodalo nell'Apocalisse. il culto di s. Oojobono. Divenuta rovino- 53. iS\y^g05//«o,pairocchia, collegiata, sa, fu demolita neh ySS, eperla rifdjbri- filiale di S.Silvestro, fu soppressa nel i 808 ca si pose la i ." pietra a' 1 5 maggio; com- e divenne succursale, poi nel 1 8 1 o fu chiù- pilo l'edifizlo, si tornò a nthciarvi la nelle sa, indi convertita in deposito di legna da diNataledel lySg- fuoco. L'aveano fabbricata verso i! 9^9 55. S. Apollinare, volgarmente .v. A- o 969 l*ielro Martorio vescovo d'Olivo- ponal. Da Ravenna trasferitasi a Ve- lo (però l'ab. Cappelletli lo dice morto nezia la famiglia Sciavola, eresse tiell'an- nel 964) e Teodosio suo padre, in onore no io34 una chiesa, che falla parroc- di s. Agostino vescovo d'Ippona, dichia- chia volle dedicata a s. Apollinare mar- randola colla parrocchia soggetta a'vesco- tire, vescovo e protettore di sua antica vi successori. Distrutta inleramenle dal patria. Si pretende vi conlribuisse l'altra luoco.dogando Pietro 11 Orseolodel 99 I, famiglia ravennate Rampaiia, anch' essa o nìeglioneli io5 neldogado di Ordelnfo stabilitasi nell'illustre città delle Lagune. Falier, fu in breve rialzata colle limosi- Vacandone da tanto tempo il pievanale, ne. Consumatada altri incendii nel i 149 e devoluto alla s. Sede, Sicarde vescovo e nel i G39, la slessa veneta pietà pel i la di Cremona, nel 1212 nunzio apostolico fece risorgere in un decennio, pel 2.° nel- presso la repubblica, l'unì all'arcidiaco* l'anno stesso la rialzò. JNegli scrittori per nato di Grado a sollievo di sue ristreltez- lali vicende vi è un conflillodi date rife- ze, ilche confi-rmòIimocenzoIILNelprin- rite dui cav. Cicogna, che 1' illustrò in cipio del secolo XV già era collegiata, ma 73 pagine. Venne consagrata nel 1691 con tenui rendile, aumentate dal pievano dal patriarca Dadoaro, sotto l'invocazione Marco Piacentini, il quale pure rifabbricò di s. Agostino e di s. Monica sua madre, la chiesa rovinosa, circa la metà di dello l'ossedè la reliquia di s. Cristoforo, e il secolo; prima di lui l'altre pievano Fran- corpo di s. Marco martire eslrallo dalle cesco Pavoni eresse il campanile, e forse catacombe romane. La festa del santo si principiò i restauri della chiesa. Si gloria celebrava con soleauilk dal) 25o, d'urdi- possedere iu occulto luogo il corpo di •< voi. xcr. 4

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Gionn profeJa(tiaclizione popolare coiifer- iiiata (la una scultura col nome del profe- ta nelle pareti esterne tlel tempio), il di cui capo veneratasi, prima della sua sop- pressione, in un altare, con un braccio di Sigismondo re di Borgogna e martire, un dito di s. Caterina verginee martire, e l'ossa de' ss. Innocenti, olire una ss. Spi- na. Tranne pochi avanzi dell'antico tem- pio,quelloche si vedefn rifabbricalo qua- si del lutto neh 583. Il patriarca Tiepolo la consagrb a'aS luglio 1 63o, che vi è bel- lo e scolpilo, ma lo Stato personale dice ignorarsi l'anno. Era filiale di s. Pietro di Castello, fu soppressa la parrocchia nel 1810, chiusa la chiesa, servendo per al- cuni anni a diflerenti usi profani, cioè nel 1 8 1 3- 1 4 tempo dell'assedio di Venezia e- lanvi mulini a mano per macinare il gra- no, poi divenne magazzino d'un rigallie- le; finché neh 85 1 fu reslituila al pubbli- co cullo, per la pietà d' alcuni di voti che acquistatone il fondo la riparai ono dall'in- giurie del tempo e degli uomini, desti- nandole una dotazione conveniente. Ora è semplice oratorio non sagramentale soggetto alla parrocchia di s. Silvestro. 56. S. Sih-fslro, Fra le prime chiese ch'eressero inKialto i popoli ivi rifuggiti per l'invasione de'barbari,deve noverarsi questa dedicata a s. Silvestro I Papa, la sua antichità rilevandosi dall' aver dato uno de'suoì preti. Vittore figlio d'Orso Parte- cipazio, al patriarcato di Grado ueir884 secondo Coruer,o neir87 8 ^' *^'*'*^ dell'ab. Cappelletti. L' edificazione della chiesa, Sansoviuo 1' attribuisce alla famiglia An- drearda o Giulia, e la cronaca in uno al- ia dotazione alle famiglie Ausipiaci, Bat- tiocchio, Vilrinaci, Flabianìci, Bennati e Caloprìni. Da tempo immemorabile era matrice, dellei5 chiese filiali enumerale da Corner. Ne'tempi remoli contiguo al- la chiesa si eresse l'oratorio d'Ognissanti ossia di s. Maria de'Palriaichi e d'Ognis- lanti, illustre pei essere stato consagrato da Papa Alessandro 111 il i." novembre 1177, festa de' titolari (questa data noa

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la credo esatta per quanto dico stilla par- tenza del Papa da Venezia nel G XIX^ n. 8). Fu detto anche chiesa e col no- me cumulativo di s. Giovanni, e per- ciò lo Stalo personale dice la chiesa consagrata da dello Papa. Tale cap- pella era di particolare giurisdizione de' pievani, per cui con doppio titolo di- ceva nsi pievani s. Sih'cstro e jjriori d' Ognissanti. Riedificata la chiesa nel 1422, più tardi il pievano e priore Al- vise Bagatlo nel i485 riunì ad essa l'o- ratorio. Dopo la sua rifabbrica, consagra la chiesa a' 24 agosto Delfino patriarca di Grado, e ad onta dell'assoluta giuris- dizione che vi avea, con facoltà di Lan- dò vescovo di Castello, per averlo questo ammonito di non poterla consagrare, in ciò dicendo appartenergliene la giurisdi- zione, non ostante quanto sono per rac- contare. Essa era divenuta la loro chie- sa patriarcale, per la residenza che vi fe- cero i patriarchi; essendo del pari colle' giala. Subì nuova ristaurazione nel se- colo XVII , e finalmente fu ridotta al- l'alluale suo stalo nel 1 838, e riconsagra« ta a'a i aprile 1 844 ^^^ patriarca cardina Monico , che ne decretò l'anniversaria commemorazione la 2.' domenica dopo Pasqua. La congregazione di s. Silvestro, una delle IX del clero, qui fu eretta nel 1 192. Molti de' suoi pievani furono ele- vati a'vescovali,lutli ricordandoli Corner. Sono sue reliquie, una ss. Spina, alcune ossa de' ss. Diecimila martiri crocefissi, de'ss. Innocenti, di s, Barnaba apostolo. Prima che fosse collegiata , fu sino da tempi remoti soggetta la chiesa alia giu- risdizione de'patriarchi di Grado, i quali in un contiguo palazzo vi aveano fissalo la loro residenza; e neh 069 il patriarca Marengo investì e confermò Vitale Mo- ra rio pievano e priore nella basilica di s. Silvestro, che sin da' tempi antichi era del seno della s. Madre Chiesa patriar- cale di Grado. Antichissima era dunque la giurisdizione de'palriarchi gradesi in questa chiesa , ed alla medesima eratio

V EN unite colla slessa soggezione le venete chiese di s. Giacomo cii Lnpiio o dall'O- rio, (li s. Martino nell' isole Gemine, di 8. Matteo, di s. Canziano, di s. Maria de' Crocifei'i, e di s. Clemente in Isolo, oltre quelle d'oriente ottenute in dono dalla pubblica munificenza. Tutte queste giu- risdizioni confermò al prelato gradese Innocenzo Ili neh 200. 11 Corner quindi prende argomento dalla residenza che presso questa chiesa fecero i patriarchi di Grado, di descrivere i nomi e le azioni di quelli che abitarono in Venezia, an- che per l'operalo de'patriarchi d' Jqiii- leifT, la residenza de'quali esseiido termi- nala in Udi/ie, in quesl* articolo ne tenni determinato proposilo, e perciò devesi tenere presente. Ora mi sia lecito accen- nare relative nozioni col Corner e coll'ah. Cappelletti: queste sono indispensabili al- la storia ecclesiastica del patriarcato di Venezia, e per questa città circa alla re- sidenza che vi fecero! patriarchi di Gra- do, cui successero que'di Venezia, Senza tornare nell'argomento, v'innesterò pure Rlcun'altra notizia che vi si rannoda, co- me de'Ioro privilegijdiritti e giurisdizioni. Altre notizie dovrò riferirle ne'§§ XIX e XXI. Nel tempo in cui era patriarca di GradoVitale I V Candiano,elello nel 967, il doge Pietro II Orseolo ristabilì le mu- ra cadenti di Grado, ne rifabbricò le tor- ri, vi rizzò un palazzo perchè servisse di albergo al doge all'occasione; restaurò e nobilitò la inelropolitana di ». Eufemia, Kel 989 la chiesa di s. Silvestro di Ve- nezia, eh' era giuspadronato della fami- glia de' Caloprini, e che per essersi que- sta estinta, era passato il pa<lronato nel fìsco, dalla repubblica aggregata al patriarcato di Grado: questa de'Ioro pa- stori ne diventò a poco a poco la residenza. Morì Vitale IV nel 1018, avendo per lo più fatto il suo soggiorno in Rialto, cioè presso s. Silvestro e Rialto, a cagio- ne della sempre crescente insalubrità del- l'aria, che rendeva perniciosa e fatale una cunlinua diiuora uell' ìsola di Grado. Il

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successore Orso Orseolo, per una popo- lare sommossa intorno al 1028 fu co- stretto fuggire dalle lagunein compagnia d' Ottone doge suo fratello, ed a cercarsi asilo neir Istria. Profittando di sua lon- tananza. Popone patriarca d'Aquileia a mano armata crudelissimamente sac- cheggiò e devastò la città di Grado; la quale poi fu ricuperata dall'armi de' ve- neziani, e il patriarca Orso ritornò alla sua chiesa, restatnando la città ed i sa- gri templi. L'irrequieto Popone, colle sue truppecommìse nuove devastazioni e vio- lenze sulla città di Grado e vi appiccò il fuoco, non rispettando le cose sagre come le profane. L'instabilità del popolo nuo- vamente depose Ottone, e per sospetto cacciò dalla sede l'ottimo fratello Orso. Dipoi richiauìato il doge e Orso, ad am- bedue aflìdò l'amministrazione della re- pubblica; e il patriarca la diresse con tal prudenza, che meritò d* esser posto dii alcuni storici nella serie de* dogi, e di essere dipinto nella attuai sala del Con- siglio Maggiore nel palazzo ducale. Dipoi nel I 04^ divenuto patriarca Marengo, si die' tutta la premura per l'iparare i tanti danni che aveano solTerto le chiese e la città di Grado, Questa però non potè più risorgere, andò anzi vieppiù in deperi- mento, laonde a poco a poco divenne più gravoso e incomodo il dimorarvi. Sup- pose l'Ughelli, che il patriarcato di Gra- do, a'tempi del patriarca Marengo, fosse cambiato in quello di Venezia; per ave- re s, Gregorio VII chiamalo il Marengo patriarca di Venezia, o perchè era me- tropolita della provincia di Venezia, o perchè in Venezia faceva la sua residen- za. Questa non era allora slabile, bensì venivano spesso i patriarchi a Venezia, a cagione del disagialo alloggio che avea- no in Grado e dell'insalubrità di quell'a- ria ; però in questo lempo non solo il pa- triarcato non era divenuto di Venezia, il che avvenne 4 secoli dopo; ma neppure aveano per anco i patriarchi gradesi filt- rato iu Venezia la loro slubik lestdenza.

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Vi venivano allora di quando in quando^ ne resero in seguilo più IVequenle hi ve- nula; vi si stabilirono verso la metà del secolo seguente. Il patriarca diGrado Gio- vanni Gradenigo, eletto nel i i o5, fu ili." che fissasse stabilmente la sua residenza in Venezia e in Piiallo; e forse perciò nel concilio Lateranense di Pasquale 11, a cui fu presente nel i i i 2, si trova nominato nelle l\liscell. del Bakizio , Patriarcha yeneticiisje nella cronaca delBelgio,preS' so il Pislorio, .si dice, Patriarcha V^ene- tus, qui et Gradensis imnciipatur. Egli tenne sinodo provinciale in Venezia nel j 127, per ridurre a ubbidienza i cano- nici di Torcello, che la negava al loro ve- scovo Silveiio. Innocenzo II confermò al patriarca Dandolo il pieno possesso di lut- ti i beni appartenenti alla sua chiesa; al- trettanto fece Lucio II, particolarmente perciò che spettava a'possedimenli della chiesa di Grado in Costantinopoli , nel- l'Istria e nella Venezia. Imperocché il do- ge Ordelafo Falier avea nel 1 i 07 donato al patriarca Gradenigo la chiesa di s. Ar- chidano di Costantinopoli con tutte le rendite, ed altre chiese ad essa annesse. La lite insorta in Muiano tra il clero di s. Stefano e quello della matrice di s. Maria, die'occasione ad un sinodo pro- vinciale, che il Dandolo radunò nel i 1 52, Rivoaltiin aula patriarchali Gradensij cioè nel suo palazzo ch'egli possedeva in Rialto. Nelr i55 il medesimo prelato ri- cevè da Leonardo o Bernardo Cornaro il dono d'un fondo in Rialto, per piantar- vi una chiesa in onore di s. Matteo Apo- stolo. E neir anno stesso ottenne in Ro- uia d'Adriano IV, che la sua metropo- litana di Grado venisse innalzata all'ono- re di chiesa primaziale della Dalmazia, e che le fosse quindi a<soggetlata la chie- sa metropolitana di Zara colte sue suiira- ganee, perchè quella provincia era en- trata ad ingrandire il dominio della re- pubblica di Venezia. Di più Adriano IV concesse a'palriarchì di Grado il privile- gio di cuusagrare vescovi in Coslauliuo-

V EN poli, e dovunque i veneziani a vesserò pos« seduto chiese ili loro proprietà. Lo stesso Papa, o il successore Alessandro III, con- fermò i privilegi e le giurisdizioni tlelia chiesa gradese. Il eh. S. Romanin, nella Storia flocitmcntata di l enezia, che ivi cominciò a pubblicare neh 853 co'tipi di JVaratovich, osserva che per le concessio- ni d'Adriano IV, irritalo contro la re- pubblica di Venezia il patriarca d'Aqui- leia Ulrico o Ulderico o Voldarico II, partigiano dell'imperatore Federico I av- verso a'veneziaiii, con poderosa armata invasa l'isola di Grado, «'.ostrinse a fug- gire il patriarca Dandolo, ed a ritirarsi in Venezia; e che fu allora da lui edifica- to a s. Silvestro il palazzo sul terreno do- natogli all'uopo dal mentovato Cornaro. Aggiunge, non sopportando tanta ingiu- ria il doge Vitale II Michiel, fece assalire da un naviglio il prelato acpiileiese, il «pia- le fu preso e condotto con 1 2 suoi cano- nici a Venezia. Essi poi furono liberati con altri 700 principali seguaci del pa- triarca, a condizione che ogni annuii pa» triarca e successori dovessero mandare a Venezia con grande apparalo 12 pani e 12 grassi porci, per darsi in preda con caccia al popolo nel gioved'i grasso, i pa- ni dandosi a' carcerati. Di più per me- moria fu stabilito, che in detto giorno il doge si recasse nella sala pubblica del Piovego, magistrato istituito nel 1282, ove con verghelle abbatteva alcuni ca- stelli di legno. L'invio del toro, egli di- ce, sembra avere altra origine, ed era de- capitato dall'arte de'fabbri. Questo spet- tacolo cessò nel 1 52 3, continuando la sem- plice visita del doge a delta sala. Bensì si surrogarono altre feste, cioè le forze di Ercole, e il Volo col quale un giovinetto, raccomandato a grosse funi, dall'alto del campanile, veniva a presentare un maz- zello di fiori al doge nell'esterna loggia del palazzo. Dell'anteriore indecente spel- laroiOjio ne parlai ne'vol. XXXI, p. i 75, LXXXII, p. 123. Egualmente del degra- dante bìbulo dovrò riparlarne alla sua

VE N volta nel § XIX, n. 7. Può vetlersi il cav. Mulinelli, Annali Urbani, p. 4'- La di- mora che di tanto in lanto,e anclie per lun- i go tempo, aveano finora in Venezia i pa- triurchi di Grado, non avea ottenuto Tu- poslolic;i sanzione: rottemie il Dandolo, nella circostanza che nel i 177 Alessandro Ili si trovava in Venezia, abitando rpieslo palazzo patriarcale, come in asilo di si- curezza, contro le persecuzioni di Fede- rico I; sicché da questo tempo soltanto se ne può ripetere la legittimità della dimo- iai, inili neli 187. il patriarca assegnò una porzione della chiesa di s. Silvestro per abitazionede'suoi pievani. Anche al Dan- dolo, Urbano 111 confermò i diritti e i privilegi della chiesa di Grailo. Il simile fece Clemente ili neh 190, nell'inviargli il pallio, al patriarca SignolojaI quale nel I iQi Celestino III concesse tutte le ile- cime che appartenevano alla chiesa di s. Arohidanoin Costantinopoli. Lostesso ot- tenne nel 1200 da Innocenzo III, e di fai* continuare l'antica consuetudine, che in tutte le chiese della diocesi di Castello ossia di Venezia, il nome del patriarca di Grado si pronunziasse il sabato santo nel preconio della benedizione del cereo pa- squale, prima di quahmque laica dignità e di quella del doge; di essere ricevuto a suono di campane ogniqualvolta fosse ri- tornato da Grado a Venezia; ed inoltre la fiicoilà d'istituire e destituire canoni- camente i benefizi ecclesiastici dellechie- se ili s. Sdvestro, di s. Jacopo dall' Orio, di s. Martino, de'ss. Canziano e Canzia- nilla, di s. Mai ia de'Crociferi, oggidì de' Gesiiiii, e di s. Clemente, in Venezia, non che di s. Aichidaiio in Costantinopoli, e d'esigere le decime da'parrocchiani di es- se. Mentre era patriarca Falier, con de- creto del 1206 il podestà veneziano di Cijstanliiiopoli Zeno assegnò al patriar- cato di Grado il perpetuo dominio d'un lungo traiti) di fabbriche e di terreni fuo- ri delle uun-a di quella città, i quali per le divisioni fatte cogli altri conqnistatori a- veano toccalo a' veneziani. Al patriarca

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Oarozzi confermarono i privilegi Inno- cenzo 111, Onorio 111 e Gregorio IX. Al patriarca Maltra verso concesse nel i?.55 Alessandro IV onorevolissime prerogati- ve, specialmente per le chiese d'oriente alla sua giurisdizione soggette. Nel i^gc) Bonifacio Vili sottrasse in perpetuo da qualsiasi dipendenza e giurisdizione del vescovo di Castello, sutlraganeo del pa- triarcato di Grado, il palazzo che i pa- triarchi gradesi possedevano ed abitava- no, presso e contiguo alla loro chiesa di s. Silvestro in Venezia, dichiarandolo im- mediatamente soggetto alla s. Sede. Il patriarca Domenico radunò 3 sinodi, due in Grado, e l'altro nel 1327 nel suo palaz- zo patriarcale di Venezia, in cui si pub- blicò la canonica unione della chiesa par- rocchiale di s. Bartolomeo di Venezia colla mensa patriarcale gradese, dal che ne derivò in seguito il diritto ne'patriar- chi di Venezia, con approvazione di Gio- vanni XXII. Il patriarca Dino del i332, già vescovo di Chioggia, colla ritenzione in commenda della parrocchia di s. Mar- tino, di cui era stato pievano; commenda che sembra ritenesse anche dopo fatto patriarca. Il patriarca fr. Tommaso Fri- gnano meritò il cardinalato col titolo de'ss. iVereo ed Achilleo, da Urbano VI, e ritenne il patriarcato benché risiedesse in Roma: era chiamato// Cardinale Gra- dese. Il celebre fr. Pietro Amelio, già ve- scovo d'altre sedi, come di Sinigaglia, nel iSqi ottenne da Bonifacio IX un'indul- genza a favore di quelli che in determi- nali giorni visitassero la chiesa di s. Sil- vestro, e le somministrassero qualche sus- sidio. Nei 1427 divenne patriarca Molin, reggente della cancelleria apostolica, ca- rica che continuò ad esercitare, come a- vea fatto essendo arcivescovo di Zara, Impetrò e olienne da Eugenio IV la con- ferma e la rinnovazione di tutti i privi- legi del suo patriarcato, prima generica- mente e poi distintamente di qtielli che avea sulla chiesa di s. Bartolomeo. Essen- do patriarca Coudulmcr, soppressa nel

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i44o ^^ *^''<^ vescovile Cillanuova o Eraclea, fu aggregata al patriarcato tli Grado. Il successore Micliiel fu rultiaio patriarca che risiedesse presso la chiesa di s. Silvestro; ed altres"! fu l'ultimo pa- triarca di Grado, il cui patriarcato fu soppresso neli45i alla sua morte da Ni- colò V, e fu saggio consiglio; poiché cpie- sto pastore nou poteva mai o quosi mai recarsi a sedere nella stia cattedra, ed era costretto a dimorare costei ntenienle nel- l'altrui diocesi, esercitando la sua giuris- dizione, ed anche questa non di rado con- trastatagli, svdleio pariocchie che pos- sedeva in Venezia, onde molteplici e a- spre furono le controversiegiurisdiziona- li che i patriarchi ebbero co' vescovi di Castello. D' altronde non era lieve scon- cio, che in una stessa città sedessero due pastori ed avessero in lutti gli angoli e le contrade di e-^sa, frammischiale qua e colà, le chiese a loro soggette; tutte poi, uniche quelle che appartenevano al pa- triarcato di Grado e ne formavano la dio- cesi, s'intitolassero indistintamente Cu- stellnnae- Dioecfsis, Le quali chiese ap- partenenti al patriarcato di Grado, in cit- tà furono: s. Giuliano, s. Silvestro, s. Mat- teo di Rialto, s. Jacopo dall'Orio, s. Mar- lino, s. Maria de'Crociferi, s. Apollinare, s. Bartolomeo, ss. Canzianoe Canzianilla, s. Croce di Luprio, e ss. Gervasio e Pro- lasio. Su quesl' ultima, dopo gravi di- scordie tra il patriarca e il vescovo di Ca- stello, esercitavano entrambi lagiurisdi- 2Ìone promiscuamente , in vigore d' una transazione del io4i- Su di esse per al- tro, come nolo il Gallicciolli, non godeva il patriarca (\\Ci\aòo,ìù' pitna autorità^ ni- Utile l'entrale, ma proporzionava sol' lanlo su queste pel suo soslcntaniento, J prelati gradesi, ollie la chiesa di s. Ar- chidano in Costantinopoli, possedevano altre chiese nel Ncgroponte. Ed erano soggette alla loro giurisdizione anche al- tre parrocchie e monasteri in Grado ed al di fuori ; sui (|uali, per la maggior parte, passò poscia il diritto al patriarcato di

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Venezia; e queste ne formavano la dioce^ si, e da queste siccome dalle suindicate' traevano la loro sussistenza. Anzi, dopo la soppressione del vescovato d' Eiaclea, alcune parrocchie di esso vennero sotto il patriarca di Grado, altre furetto unite alla diocesi di Treviso, e altre a quella di Ceneda. Non è poi vero, che i principali beni del patriarca gradese fossero quelli de'vescovali soppressi di Equilio e di Citr Nova; poiché Equilio fu ealinto iSaut ni dopo la soppressione del patriarcatq di Grado. Soppressa dunque la sede pa- triai'caledi Grado, fu allres'i soppressa in vescovile di Castello, e fu eretta con esse, mediante una sola diocesi, la nuova scilo patriarcale di Venezia, composta di tutf tociò che alle due chiese apparteneva, e che formava d'entrambi le giurisdizioni, i proventi, i privilegi. Colle rendite della chiesa di Grado passò ne'patriarchi di Ve» nezia anche il palazzo di residenza conti- guo alla chiesa di s. Silvestro, che fu po- scia dato a livello a' confratelli della cele- bre scuola di s. Rocco nel i486. In esso dutiqiie il sodalizio risiedè per qualche tempo; finché allettalo dall' opportunità d'un più ampio e più comodo locale nel- la parrocchia di s. Pantaleone, si tra- piantò, avendo però lasciato nella chiesfi di s. Silvestro luminosi contrassegni di sua divota munificenza. La chiesa tultorf» continua ad essere parrocchia, 3.'\iecania e decanato patriarcale, onde il parrocq è anche decano, i parrocchiani essendq 4491- Ha pcf chiesa succursale s. Gio- varM)i Elemosinario, di qui nel prossima n.58; per oratorio sagramentale la chiesa di s. Jacopo di Rialto, della (luale parlerò nel n. 59 ; e per oratorio non sagramen- tale la chiesa di s. Apollinare,discorsa nel n. 55. Le chiese parrocchiali soggette al-, la decania sono: s. Simeone profeta, s. Cassiano, s. Maria Gloriosa , s. Giaco- mo dall' Orio , e s. Nicola da Tolentit no. La chiesa di s. Silveslra, ridotta, co- me si disse, a nuovo stalo nel 1 838, con- ta solo ora |c seguculi opere pilloiicUe,

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Nel primo altare il Battesimo del Signore è eli J. Tinloietlo, opera con figure di gran carattere ; nel 2.° altare la Nascita del Salvatore del Loth. All'altra parte s. Silvestro che battezza Costantino, del vi- vente prof. S. Santi; e nel!' ultimo altare la tavola co'ss. Tommaso di Canlorbei7, Giambattista e Francesco, ed Angelet- ti, opera di Girolamo da Santacroce. E qui non si può far a meno di declamare contro chi, approfittando de' nuovi ri- slauri cui ultimamente soggiacque que- sto tempio, fu cagione della perdita d'in- signi dipinti del vecchio Palma, di Pao- io e di altri, i quali furono da alcuni speculatori venduti a caro prezzo ollra- munti.

57. S. Matteo di Rialto, parrocchia, filiale di s. Silvestro, non fu mai colle- giata ; venne chiusa e demolita, quin- di ridotta a comuni abitazioni. Nel- le mani d'Enrico Dandolo patriarca di Grado offrì a Dio un suo terreno posto ne'confini di Rialto, Leonardo Corona- rio neli i56, perchè in esso ad onore di 8. Matteo Apostolo ed Evangelista fosse fabbricata una chiesa di perpetua sog- gezione al patriarcato gradese. Il dona- tore del fondo egli abitanti circonvicini s'obbligarono all' erezione dell' edifizio, che ben tosto compintodivenne loro p-ir- rocchia. Indi neli 166 la pia matrona Si- diana Sanudo donò un vicino terreno per fabbricar vi l'abitazione pel pie vano.Fuori di esso non avendo i pievani con che man- tenersi, l'iuiione o università artistica dei macellai gli stafrib determinati proventi; onde meritò nel i436«4^tenerne il gius- padronato da Eugenio IV, colla facoltà d'eleggere i pievani. V aggiunse poi ta- le arte il merito del restauro , rinno- vando nel 161 5 in gran parte la chiesa, e riparando la debolezza della cappella principale. Bisognosa di nuova struttura, nel 17 35 r intraprese in uno all'abbel- iimento , al fornimento di ricche sup- pellettili, il pievano Nicolò Milesi coadiu- vato dalle limosiue dc'panocchiauie ui-

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tri; e venne consagrata nel 1743 dal pa- triarca Foscari.

5S. S. Giovanni Elemosinano, vol- garmente s. Zitane di Rialto. S' igno- rano i principii di quest' antichissima chiesa parrocchiale in Rialto, sagra al s. Patriarca d' Alessandria. La sola me- moria posteriore alla sua fondazione è del 1071, per la caduta del vecchissi- mo campanile; e quella de' pievani è del ii^'i, uno de' quali , Corrado Carac- cioli, divenuto arcivescovo di Nicosia e cardmale, fino alla morte ritenne in com- menda il pìevariato. Nel 144^ Eugenio IV volendo istituire nella diocesi Castel- lana, una specie di Seminario e come a- vea fatto in Firenze, cioè un collegio di 12 poveri chierici, con due maestri, l'u- no di grammatica e l'altro di canto ec- clesiastico, pel mantenimento di essi as- segnò unitamente ad altri benefizi anco questo pievanato, perchè ledi lui rendi- le s'impiegassero a vantaggio del nuovo collegio; la di cui istituzione fu poscia con- fermalf da Calisto IH nel i455, insieme al giuspadronato della chiesa concesso al capitolo di Castello. Dispiacque a'parroc- chiani la stabilita distrazione delle ren- dite di loro chiesa, e presentarono le lo- ro doglianze al magistrato delle Ragion Nove , di cui era antica prerogativa il presiedere alla cura e governo della chie- sa medesima. Volendo dunque il magi- strato conservar intatta la pubblica giu- risdizione sopra una chiesa assai l'ag- giiardevole, in cui si conserva una reli- quia della ss. Croce, ne elesse con soddisfa- zione de' parrocchiani il virtuoso Luigi Ziija per pievano ; ma tosto si opposero i canonici di Castello in virtù de'diplomi pontificii , che dal magistrato si preten- devano estorti o insussistenti. La contro- versia si fece grave, ed il doge col sena- to, d'accordo col legato apostolico depu- talo alla visita della chiesa, ottennero nel 1488 da Innocenzo Vili sciolta l'istitu- zione, la reintegrazione della chiesa nella sua libertà e la conferma del Zoja. ludi

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Alessandro VI neli493 shtbilì le regole per l'elezione del pievano e tle'litolalidel' la collegiala, la proporzionala divisione delle rendite fra essi, uuinietlendoli alla cooiparlecipazionede'privilegi ed esenzio- ni godute dal clero della basilica dis. IMar- co; perciò il doge ebbe la prerogativa di eleggere il pievano e ì titolali, e venne dichiarato patrono della chiesa, essendo- dal Papa abrogalo il giuspadronato del capitolo Castellano. Nel i5i3 scoppiato fatale incendio nell'isola di Rialto, tutta la consumò insieme a cpjesta chiesa. La rialzò dalle rovine la pietà de'Cedeli, sem- pre pronta fra' veneziani. Paolo Ili nel 1 546 confermò al doge la ricordata pre- rogativa; e siccome i 3 primitivi litolari cransi ridotti a due, essendosi aumentate le rendite del capitolo, neh 554 'l doge Fra ncescoVenier ristabilì per decoro del la chiesa il 3. 'titolo presbiterale; onde il col- legiosi formò del pievano,di 3 preti, d'uu diacono e di due suddiaconi titolati. Sem- bra impossibile come ciò sia sfuggito al- l'accurato ab. Cappelletti, nel dichiarare non aver trovato che questa chiesa fosse stata collegiata, filiale d'alcuna ma- trice, ed in questo ha ragione. Vuole vSan- sovino, che questo tempio sia stato rifab- bricato da'Trevisan, e che per la sua rin- novazione ne formò il disegno l'architetto Antonio Scarpagnino. Dopo la sua rie- dificazione, fu consagrato a' 28 settem- bre 1072 da Daniele Vocazio vescovo Dalaiaziense cioè Dalmata. Nella gene- rale concentrazione del 1810 cessò d'es- sere parrocchia e collegiala. Al presente la chiesa di s. Giovanni Elemosinarlo è soltanto succursale di s. Silvestro. Il no» minalo architetto la fòru)ò in figura di croce greca, e la costruì di pietra Istria na, l.'i volata a perfezione. Il quadro co- gli Ebrei che si preparano alla Crocefis- sione del Uedentore, la mezzaluna con s. Nicola fitlo vescovo, il gran <p«adro do- po l'alture colla Manna, l'idtra mezzalu- na con a. Rocco che risana gli appestali, &L)iiu del Cotona. Il quadro cui marta io

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di s. Cnlerina è di Palma giovine. Nell'al- tare la tavola con s. Sebastiano, s. Cate- rina, e s. Rocco al quale un Angelo ad- dita la via, è opera della miglior manie- ra del Ponlenone , che qui eguagliò nel vigore della tinta, nella forza e nel toc- co del pennello , non però nel dare vita alle figure, quel Tiziano, il quale nella tavola del maggior altare rappresentò il s. Titolare. Sono due opere pur troppo prive di quella luce, di cui ogni cosa eh priva, manca d'anima e di vita. All'al- tra parte ne'3 quadri col s. Titolare, s. Marco e un parroco che l'acqua santa al doge Leonardo Dona che visita la chie- sa , Marco Vecellio spiegò tutto il suo genio. Neil' ultimo quadro il Ridolfl rap- presentò l'adorazione de' Magi.

59. S. Giacomo eli Rialto, volgarmen- te s. Giaco/nello. La più antica chiesa surla in Venezia, perciò stata lai." par- rocchia della medesima, come concor- demente asseriscono i più antichi e ac- creditati scrittori e cronisti veneti, de» cantandola siccome la prima della città ed eretta nel suo nascere ad onore di Dio, sotto l'invocazione di s. Giacomo Mag- giore apostolo, nell'isola di R.ialto. Noa posso occultare ritenere il Gallicciolli, se- guito dal Zanotto peritissimo, non es- sere stata propriamente s. Giacomo di Rialto la prima chiesa fondata in Ve- nezia, come pur dirò nel § XIX, n. 2. Allorché Attila fierissimo re degli un- ni, dopo aver sterminato varie cospicue città, e desolati vastissimi paesi, entra- to in Italia minacciava l'eccidio a que-^ sta provincia, i padovani e gli altri po- poli della terrestre Venezia, dall' esem- pio dell'altrui rovine atterriti, si ricove- rarono nelle vicine lagune dell' Adriati- co, per fondarvi ivi un sicuro domicilio a se slessi calle loro famiglie. Tre consoli di Padova ivi rifuggili con gran parte del loro popolo, determinarono di ren- derai abitabili una dell'isole chiamata A'i- rrt//t> o Ixivoallo, poi Rialto, ed in essq i'elluronu le foiidameula d'una nuova cit-

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tà; e slabilirono , che chiunque fosse pe- lilo nella fabbrica o esercizio navale, ivi potesse gocleie d' ogni iniinunità. Nar- laiulo l'annalista Miitìnellì all'aiiiio 8iO la residenza del dof^e trasfei ila tla Mala- inocco, dopo la dislruzioue sua e di Era- clea, colla concentrazione di quasi tutta la popolazione delle due città, come pure dt-ll'isole varie in Uialto, questo dal no- me della riunita nazione assunse quello n>euJoii\ndo,celeberrimodi/'e//esjV/.Noti si perde mai lino al cader della repubbli- ca la gratitudine e la memoria verso Rial- Io, di maniera che gli alti della repub- blica vene?.iana e i notarili cominciava- no !.eui[)re così: III Clirisli nomine Amen. Aiinu eie. Indici, eie, liivoalli eie, e di solto Jcluni Fciietiis. Fra gli altri, che ivi concorsero per formarvi il loro domi- cilio , vi fu il greco Eutiiiopo architello e fiibbrica'lore di navi, nella cui casa es- sendosi acceso fortuitamente un incen- dio, SI dilatò rapidamente e consumò in breve ora 24 case; e già minacciava l'e- «terminio alle restanti fàbbriche, allor? che il buon uomo ricorrendo co'suoi con- cittadini all'orazioni, promise con voto a pio e a s. Giacomo d'ivi innalzargli una chiesa. Appena pronunziato il volo, mi- rabiliiienle si eslinse il fuoco. La chiesa venne prontamente edificala e poi con- sagrala da'vescovi Severiano di Padova, Ambrogiod*Allino,Giocondodi Treviso, Epone d'Opilergio a'aS marzo ^7. i; an- no riportalo dal Corner, che lo Stato personale dice ignorarsi. Giorno felice pe'veneziani, di lustro all'Italia, di deco- ro alla nostra s, Uetigione. Giorno av- venturoso e di fausto augurio alla sorgen- te V^enezia, poiché in (juello pure in cui avea Dio sublimato l'umiltà dell'Imma- colata concepita Maria Vergine, peresaU tarla alla dignità di IMadrc del suo Fi- gliuolo unigenito, volle anche che in u- nuli e abbandonali luoghi avesse i suoi principii una gloriosa repubblica, da lui ileslinala in tanti modi a vantaggio e di- le^u della sua Chiesa. Per 1' amuiiuislra-

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zlone de' «agramenli fu nella chiesa de- stinato parroco e custode Felice sacer- dote di fede incontaminata. Questo tem- pio fu rifabbricato in nuova forma dal doge Selvo, il cui dogalo cominciò nel 1071 e fini nel I 084, principiato e com- pito in quegli anni. A Felice, nel governo successero altri pievani, restali ignoti sino a MariniiZane priore di s. Giacomo e ca- nonico Castellano, uno degl'iniqui segua- ci di Dajauionte Tiepolo traditore. Nel i34o trovasi Orso Delfino rettore della chiesa di s. Giacomo di Rialto, poi nel i347 vescovo di Capodistria, e successi- vaotente arcivescovo di Candia e patriar- ca di Grado. Frattanto essendostate nel- l'isola di Rialto fabbricate nuove chiese, andarono queste talmente dilatando la giurisdizione parrocchiale nelle convici- ne case, che l'antica chiesa di s. Giacomo, già unica parrocchia negl'inizii della cit- tà, restò totalmente priva di cura d' ani- me, ed il rettore di essa conservò il no- me ili pievano come un decoroso testi- monio della grandezza della medesima. Rinnovata neli ig4i f" poi con evidente miracolo preservata questa chiesa dal- l'orribile incendio, che neli5i3 incene- rì tutta l'isola di Rialto; imperocché le fiamme voraci, nel giungere al sagro dilìzio, retrocessero in se medesime e po- co dopo si eslinsero, non pern)eltendoDio che fosse dislrulto dal fuoco il luogo, pei' cui erano restati inviolali dalle fiamme i primordii della città, e dove erasi eretta la I.'' sua casa. questo insigne prodii gio si ha dichiarazione e autorevole te- stimonianza di Leone X, in quel diploma col (juale concesse a questa veneranda chiesa alcuni privilegi. Dipoi nel i5i3 fu rinnovata la facciata, e in qualche par- te anco r interiore struttura, per opera di Natale Reggia suo zelante pievano, Tultavolla questi restauri non essendo stati sullìcienti alta vecchiezza dell'ediiì-i zio, la pubblica pietà lo ridusse in piì\ consistente e decorosa forma, quando nel iCui luiiedificòda'fuudameuli,noa seQ'<

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2n conservare la figura precedente, e ta- le è tiiltora. E' tradizione, che nel sog- giorno d' Alessandro 111 in Venezia, pei* fermare la concordia da la s. Sede e ITtn- pero, nel l 177 deconisse questa chievi cl'an)pie indulgenze perpetue, da lucrarsi da' di voti visitanti nel mercoledì santo; per cui in tal giorno si recava il doge e il senato ad acquistare lo spuìtuale te- soro, e fors' anco per omaggio alla <ua primazia d' origine. Ad onta di questa, non fu mai collegiata, secondo lab. Cap- pelletti, sebbene 1' assei isca alFermaliva- mente lo Stato personale. Era giu'spa- drunatodel capitolo cattedrale di Castel- lo, e dipoi passfi in quello de'dogi, come ti trae dal medesimo ab. Cappelletti; il quale inoltre asserisce, che cessò d'avere la cura d' anicne e parrocchiani quando nel I 3q6 cede al governo tutte le case di sua giiH'iidizione per fabbricarvi gli udì- zi pubblici, che le stanno d'intorno con so- lidi e magnifici porticati. Lo Stato per so- vale, con error nianifeslo, la dice parroc- chia prima del 1810. Al presente, questa primitiva chiesa di Venezia è soltanto ora- torio sagi'a menta le, di peudeiiletlas. Sii ve- slro, di cui era liliale. L'edifizio, ricevuti filtri ristauri, nel suo interno ha due qua - dri colla Natività eie vSponsalizie della B. Vergine, i quali e la tavola dell'altare che adornano, sono opera di Marco Vecellio, Nel maggior altare è bel lavoro ilei Vit- toria la statua di s. Jacopo titolare, posta in una nicchia. Il seguente altare, vera- mente magnifico, è tutta opera, e delle sue migliori, del Campagna, rimarcando il Corner la statua in bronzo di s. Aato- nio abbate.

Sestiere Dorsoduro. 60. S. Nicolò de MendicoU. Que- sta parte della citlà, a cui la consisten- za del terreno die' il nome al suo se- stiere, e si disse anche Orso Duro, fu abitata da' padovani qui e nelle altre la- gune rifuggiti nel secolo