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THE NEW PUBLIC UER Ah otti 887 * AATOR, LENOX >^'' PROPRIETÀ LETTERARIA. • •• • •• • • • • • • •• • -, • • • • • • •• ••• • • • • • • • • ••• • • • • .. .. Questa Relazione , stampata a rischio dell' autore, sarà venduta a benefìcio dei danneggiati poveri dall' Eruzione dell' Etna, ai quali è destinato il ricavo della vendita, netto di spese. INDICE Prefazione Pag- 5 PARTE PRIMA CRONOLOGIA DELLE ERUZIONI DELL* ETNA. i. Ragione di un cenno storico 2. Genesi dell' Etna secondo le teorie recenti. 3. Eruzioni delle epoche oscura ed antica 4. Eruzioni dell' epoca mediovaie . 5. » » moderna 6. » del secolo attunle . . . . 7. Epilogo storico •» * PARTE SECONDA * - - * l'eruzione del 1886. . • * 1. Eruzione centrale del 18 maggio. 2. Conflagrazione del 19 maggio . 3. Il campo dell' eruzione 4. I crateri la sera del 19 y Eruzioni e prodotti vulcanici ^t a - » 9 » 11 » 14 » 17 » 22 » 33 •> _. ■* .. * •- . • • * » 57 * 59 » 65 » 70 » 73 Sull'eruzione dell'Etna del 1886. 6. L'eruzione dal 19 al 21 maggio 7. » 22 24 » 8. » 25 27 » 9. » 28 30 » io. » 31 magg. 2 giugno 11. Ultimi giorni dell'eruzione. 12. Epilogo dell'eruzione . 13. Crateri e prodotti vulcanici del 1886 14. Danni, servizi pubblici e beneficenza » 85 » 90 *> 105 » 121 » 129 » 144 » l62 » 174 » 195 INDICE DELLE FOTOTIPIE Tav. » . » • « e ». • • • • *> • • • I. Carta delle eruzioni dell'Etna. II. Topografia della regione a nord di Nicolosi. III. L'Etna durante lo scoppio dell'eruzione centrale. IV. Le bocche d'eruzione viste la sera del 19 maggio. V. L' Etna veduta da Nicolosi il 21 maggio. VI. Teatro dell'eruzione visto dai Monti Rossi il 2 giugno. VII. Corrente di lava che invade una via campestre. Vili. Veduta degli Altnrelli lasciati intatti dalla corrente di lava. IX. Caverna eruttiva a sud-ovest di M. Gemmellaro. • • *• • • » .1* • • » ••• • •• * • •* . •• - * • • • • e ""■ •-. • • • ••• • • • • 1 • • • • •• • » * e « PREFAZIONE. »<<*■ Fantasia troppo fervida di popolo meridionale ed ampol- losità di giornalisti soverchio gelanti avevano , in soli due giorni, siffattamente ingrandito i danni dell'eruzione scoppiata il ip maggio ed esagerato il pericolo che potessero essere sep- pelliti alcuni paesi del versante meridionale dell' Etna , che V lll. m0 Sig. Sindaco ff. di Oitania Cav. Uff. Giuseppe Pi^arelliy a rassicurare gli animi commossi della cittadinan- za* trova necessario disporre un servigio tecnico di osserva- ZJoui locali che servisse alla compilazione di un bollettino m quotidiano sul progresso delle lave. Questo servigio fu affidato al nostro Ufficio e fu disimpe- gnato, dal 21 maggio al $ giugno, senza interruzione, da tutti f suoi componenti a vicenda , ptr turno di tre giorni cosi • dell'Etna del rS&é. stabilito eh» un ingegnere ed un assistente poterono sempre dimorare in prossimità de! campo di eruzione ed avere QjM di osservare da vicino non solo l'avanzisi delle colate, ma i fenomeni e le fasi pin importanti dello violenta conjla- grazjone. Ossala Y emione ebbe anche termine questo speciale ser- vilo, che per lo telo col quale tra stato disimpegnato pare sia riuscito di pubblico gradimento: però doleva a molti che di tante fatiche e di tanto lavoro nessun frutto dovesse so- pravvivere alla cessazione del bollettino. Fu in considerazio- ne di ciò che V Ili"' Signor Sindaco ordinai'a al nostro Ufficio , quasi epilogo del lavoro fatto , una breve relazione sul grandioso avvenimento di cui siamo stati spettatori: e la incombenza di redigerla è stata—per volontà del mìo Capo ed annuenti dei miei Colleghi— data a me, che pernii cu- mulo di circostanze favorevoli avevo assistito da vicini' alle prime fasi del fenomeno il giorno e la sera del iy, avevo avuto agio di accostarmi, nei giorni 22, 2; e 24 , al teatro eruttivo ancora nel suo violento parossismo dinamico , ero stato presente nei giorni 2, 3, 4 e ; di questo mese agli ul- timi conati dell' eruzione, ed avevo potuto, pel primo, ascen- dere la vetta del nuovo cratere quando ancora non erano cessate del lutto uè le esplosioni dì scorie e di lapilli, ut lo sgorgo delle lave fuse. Prefazioni- 7 Questa relazione , quindi, ha un cerio pregio ed è quello di essere staiti scritta da una persona stato testimonio, per ot- to giorni su quindici, di moltissime fasi della eruzione. Ha, per converso, il difetto grandissimo che questo stesso testimo- nio i affatto sprovvisto della necessaria preparazione scienti- fica ed è talmente sollecitalo da più urgenti occupazioni dì ufficio a far presto, da non potere consultare una benché mi- nima parte di quanto l stato scritto intorno alle eruzioni. Pertanto, questa breve relazione, scritta per incarico del- l' Autorità da cui dipendo, viene alla luce senza la più pic- cola pretesa: viene coli' umile intento di dare la narrazio- ne veritiera di un certo numero di fatti naturali occorsi nel- la recente eruzione. Cronologicamente però arriva primo contributo, e forse solo da parte di un testimonio oculare, ad una futura storta dì questa importantissima conflagrazio- ne dell' Etna, la quale disgraziatamente non i stata osser- vata da vicino con intendimento scientifico nei suoi varii pe- rìodi di attività , sìa per la malattia dell' infaticabile illu- stratore dei fenomeni etnei dell' ultimo ventennio Prof. 0. Silvestri, sia per le quar antan t sanitarie che hanno impedi- io V accesso in Sicilia agli scienziati di oltremare. Calauiu, giugno 18S6. Bernardo Gentile. PARTE PRIMA Cronologia delle eruzioni dell' Etna. 1. — Ragione di un cenno storico Anche quando non si tenga conto degli scrittori gre- ci e latini che nell' antichità si occuparono di descrive- re e di illustrare le eruzioni più remote dell'Etna, non sono pochi gli scrittori italiani e stranieri che, special- mente in questi ultimi tempi, hanno pubblicato impor- tanti lavori sui fenomeni del nostro vulcano. Tra gli Italiani il Recupero con la sua Storia della Eruzione del 1755, il Gioeni con quella del 1787, il Ferrara, pubblicando la Storia Generale dell' Etna già preparata dal Recupero, il Maravigna con le sue Ta- vole Sinottiche e, dopo la fondazione dell' Accademia Gioenia, il Di Giacomo, il Ferrara, I'Alessi, l' Inter- landi, T Aradas, il Galvagni, il Gemmellaro, lo Sciu- - ddl' Etna del iSSù. to-Patti, ed il Silvestri hanno con numerose memo- rie illustrato quanto di grandioso, di terribile, dt stra- no, offre questo monte misterioso, oggetto perenne di maraviglia e di studio. Fra gli stranieri lo Scrofe, il Daubeny , il Lyell, P Hoffman, il De Beaumont, 1' Aste» e molti altri tra i quali 11 Sàrtorius di Waltershausen, pubblicarono scritti pregevolissimi sulla vulcanologia Etnea. Ma in mezzo a tanta mole di lavori, varii per argo- memo, per differenza di teoriche e di scuole, per diver- sa coltura scientifica degli autori, in mezzo a tanta ric- chezza di osservazioni, di studii e di dottrina, è raro assai lo incontrarsi con persona che abbia dell' Etna e dei suoi fenomeni principali una conoscenza, anche su- perficialmente, esatta e completa. E di ciò è colpa, senza dubbio, il livello medio trop- po basso della coltura intellettuale della nostra popola- zione: ma è colpa altresì, la mancanza di un libro che tratti dell'Etna e delle sue eruzioni in modo popolare ed abbia, per la piccola mole, prezzo cosi tenue da es- sere alla portata delle borse più modeste. Neil' epoca nostra in cui le pubblicazioni illustrate dif- fondono a buon mercato ia cosi detta Seimila per tulli, una storia popolare dell' Etna dovrebbe incontrare il pubblico favore, come l'ha incontrato il Fiaggio al- l' Etna del Prof. Silvestri il solo libro popolare, sotto- altro profilo, che tratti del nostro vulcano. Ragione di un cenno storico. Mentre quindi io voti perchè qualcuno di quella elet- ta schiera di giovani clic costituisce la Sezione Cata- nese del Club Alpino Italiano, tragga argomento della ni .11 km ii /.a di un tale libro, per compilare una storia delle eruzioni dell' Etna, elle poggiata sugli studii del Gemmell.iro e del Waltershausen, non ne abbia la gra- vila e la mole indigesta, credo utile far precedere alla narrazione dei fenomeni osservati nella recente eruzione il cenno cronologico delle eruzioni che 1* barino pre- ceduta e dì cui si è conservata memoria. Intendendo con ciò, non gii di riempire la lacuna di cui ho avvertita la esistenza, ma soltanto di offrire il mezzo a chi legge dì potere valutare ed assegnare il giusto posto a que- sta eruzione, che fin dal secondo giorno fu, con sover- chia precipitazione, battezzata la più grande del secolo! 2.— fi&KEW DELL' Etna SECONDI Maestoso per altezza e per mole, splendido per sin- golare bellezza di coloii e di forma, superbamente tran- quillo quando non si mostri spaventevolmente irato, l'Et- na non è soltanto il soggetto simpatico ai poeti ed ai pittori, ma è la sfinge misteriosa che ha tentato in o- gni tempo lo scienziato , è uno dei temi più attraenti che abbiano saputo meritare l'attenzione e lo studio del naturalista. Molto si è discusso intorno alla formazione geolo- 12 SulV erwjone dell' Etna del 1886. gica di questo maggiore vulcano di Europa: ne ciò re- ca maraviglia quando si pensi come appunto sia sopra questa genesi dell' Etna che sono state formulate e di- scusse alcune tra le più recenti teoriche della moderna vulcanologia. 10 non mi fermerò certamente ad esporre quali siano queste teorie, ne a dire quali varie idee si abbiano sul- la formazione dell' Etna ; dirò solo come in generale esse siano molto ingegnose e come tutte abbiano un certo fondo comune. 11 De Bcch, infatti, il De Beacmoxt, V Humboldt , TAbich ed altri, da una parte: dall'altra lo Sciope, il Lyell, il Prevost, il Walteeshausex, lo STOPPASI ei il Silvestri convengono tutti in questo, che I* Etna , come del resto il maggior numero dei vulcani, trovasi poggiata sopra strati molto spe>>: vi: orìgine marina e dì un % etì geologica relativamente recente, anzi imtne- e* e* diatamente anteriore all' epoca moderna : e che a poco a poco, mentre avveniva un graduale sollevamento nei banchi di questo terreno sedimentarlo della terza epoca, cominciava > per via d: eruzione 1 formarsi una gran parte delP attuale massa dell' Etna. La discrepanza, dirò cesu iccdarrreiitale delle dee scale- re comincia scio vjuaede s: tratta di spiegare 1" ardile volume e la torma del mocre. I fautori della teoria dei crxUri di sv**x:tvnMK li iianne spiegato l—rrrxiinaridc eie un cataclisma repecrno abeia ad un tratto soìlerato eie- >3 la la massa centrale dell' Etna e che in questo paros- sismo dinamico ne sia crollata una porzione dando ori- gine allo sprofondamento che costituisce la Valle del Bove. I fautori, invece, della teoria opposta ad un mo- vimento istantaneo sostituiscono un accrescimento lento, graduale, della massa per via di successive eruzioni dì lave e dì materiale vulcanico disaggregato, e lo spro- fondamento di una gran parte di un antico cratere, più orientale e più alto dell' attuale, causa della fonvumi- ne della Valle del Bove. Le eruzioni successive di lave nel volgere di innu- merevoli secoli, i sollevamenti parziali delta crosta del monte e le parziali squamature , non die l'azione di- struttrice e livellatrice degli agenti fisici, avrebbero fi- nito per dare al vulcano quella (orma che nelle grandi linee ha ora e che probabilmente aveva già quando l'uo- mo apparve sulla superficie della terra. Rigorosamente parlando le idee del De Beaumont sulla formazione dell' Etna non sono precisamente quelle dì Humboldt di Abich , come quelle del Waltershausen non coincidono, in tutto, con quelle di Lyell, di Scropc e dì Stoppani ; ma per quel poco che posso centrare ora, il trascurare queste discrepanze specialmente per spiegare la singolare struttura della Valle del Bove, non è errore tanto grossolano eh' io non possa commettere, quando ciò mi eviti di impigliarmi in una disquisizione lunga ed intricata. u Siili' eruzione dell' Etna del 1SS6. Pert.mto, intorno alla formazione dell'Etna è gii qual- che cosa il potere stabilire: Cile essa fu prodotta, sopra terreni sedimentari delta terza epoca geologica, dalle eru- zioni dì alcuni crateri posti sopra una spaccatura direna secondo I 1 asse della Valle del Bove : Cile in un periodo lunghissimo, per effetto di migliaia e migliaia di eru- zioni successile di lave e di materiali sciolti, la massa del monte andò sempre più crescendo, finché in una con- flagrazione più potente delle altre non venne meno la scorza della sua parte più alta dando origine col crollo alla Valle del Bove: Che, in conseguenza di ciò avendo preso il sopravvento un cratere più occidentale dì quello sprofondato, andò formandosi 1' imbasamento del cratere amiate e poi il cono principale che come vedremo più avanti , ha subito parecchie trasformazioni anche nelle epoche storiche: Che, infine, squarciami limitate, sol- levamenti parziali, erosioni delle acque, trasporto dei detriti e succedersi di eruzioni innumerevoli t potenti avrebbero finito di dare alio irrequieto vulcano quella massa gigantesca e quella maestà di forma che lo rende, ora, orgoglio giusto delle nostre popolazioni. 3. — Brodosi delle epoche osculi* k antica. Le notizie che intorno alle più remote eruzioni del- l' Etna ci lasciarono gli scrittori antichi, se valgono a dimostrare che l'attiviti del nostro vulcano non fu loro Erit-ioni tkHe epoche osami e antica. 15 sconosciuta fino dall'epoca mitologica in cui Mia aveva dato vita alla favola dei Giganti in guerra con Giove ed alla punizione del soggiogato Encelado, sono invece molto vaglie ed incerte perchè possano giovare ad una vera cronologia storica delle eruzioni. Secondo la Tavola cronologica dì Rome de I* Isle , la prima eruzione conosciuta risalirebbe all'anno 1500 ■V. C— Diodoro Siculo attribuisce al fuoco dell'Etna la trasmigrazione dei Siami, dalla costa orientale all'oc- cidentale dell'isola, avvenuta verso il 1470 av. C. Un'altra grande eruzione avrebbe avuto luogo poco dopo l.i venuta dei Sicoli , cioè verso 1' anno 1280 , e Tucidide fa menzione di altre tre eruzioni avvenute ne- gli anni 737, 477 e 427 av. C. Diodoro discorre, infine, dì una colata di lave così grande da arrivare fino al mare ed impedire il passag- gio ad Amilcone condottiero cartaginese che col suo esercito dovea recarsi nel 396 da Nasso a Catania, lungo il litorale. Questo e quanto ci rimane di conosciuto sulle eru- zioni dei tempi più remoti e dell' epoca greca. Né, invero, più precise o circostanziate sono le noti- zie che abbiamo sulle eruzioni dell' Etna avvenute nel- l'epoca Romana. Sappiamo da Giulio Ossequente che furono fortissime le eruzioni degli anni 140, 135 e 126 Mi C; sappiamo dall' Oftosio . scrittore del V Secolo, Sult' eruzione dell' Etna del 18&6. che in quella ancor più violenta del 122, la pioggia di cenere cadd« in lama abbondanza sopra Catania, clic questa *i ebbe bruciati (?) i tetti delle, case, ed in com- penso ottenne dal Senno Romano l'esenzione dei tri- buti per un decennio. Infine un tal Bollaxdum, nella 11 ( rosa i del martirio di S. Agata, parla di una ei tiene, singolarissima per la rapidità e l.t violenza del corso delle lave, die net soli cinque primi giorni del febbraio 253 avrebbe dal suo cratere raggiunto Catania e l'avreb- be distrutto senza il miracoloso intervento del velo e delle relìquie della Santa ebe portati in processiono dinanzi alla lava, poterono arrestarne il cammino. In, |iL-v,i> Mino, dunque, dodici le soprano**!* eru- zioni più importanti dell'epoca remota e della greco- romana di cui ci sia arrivata memoria. Il Can. Prof. S. Au-issi, invece, netta sua dotta Sto- na Critica delle Eruzioni dell'Età*, consultando gli scrittori dell'amichiti, crede di aver trovato menzione in essi >li ben 43 eruzioni, di cui 16 nel solo periodo greco. Ad ogni modo, quale ne sia stato il numero, M di* i bravi cenni tramandatici e le descrizioni stranissime rimasteci di qualcuna di esse, non sono suffi- cienti per rintracciarne le lave , che si trovano perciò N cogli altri banchi di lava della stessa epoca sto- rica e con quelli sgorgati in tempi preistorici. ne da la topografia delle cor- renti di lava dovute alle voti* eruzioni dell'Etna, tutte Eruzioni delle epoche oscura e antica 17 le sopracennate correnti, colorite con tinta rosata, co- stituiscono confuse con altre più remote, il letto co- mune delle lave antiche su cui scorsero di poi le co- late posteriori, del medio evo, le moderne e le recenti. 4. — Eruzioni dkll' kpoca mediovalk. Dalla caduta dell' Impero Romano al XII secolo, l'A- lessi ha trovato argomento di notare non meno di al- tre 12 eruzioni dell' Etna : però è soltanto di quella del 1 169 che si hanno descrizioni meritevoli di fede. Eruzione del 1169. — L' eruzione era già scoppiata violentissima nei primi giorni del Febbraio quando av- venne, il giorno 4, uno dei terremoti più funesti che ricordi la storia di Sicilia. Molti furono le città ed i villaggi fortemente scossi e danneggiati della parte me- ridionale dell'isola: Lentini e Catania crollarono intie- ramente e non meno di 15 mila abitanti rimasero se- polti tra le rovine della sola Catania. In tale cataclisma la parte orientale della cima dell' Etna, narra il Falcan- do, sprofondò alquanto, molte sorgenti di acqua muta- rono corso e le lave dal loro cratere avventizio, arriva- rono fino al mare passando a ponente del Castello di Aci. Tuttavia nella carta topografica del Waltershausen questa corrente non figura, forse perchè incerto ne è il corso; e perciò non trovasi notata neppure nella tav. I*, tratta da quel magistrale lavoro, (idi' Etna dà :SS6. Delle 14 eruzioni avvenute, sempre secondo lo Alessi, dal XII alti fine del XV secolo, sono meritevoli di un cenno quelle degli anni 1285, 1323, 1329, 1333, ij8i, 1408, 1444, 1446, 1470 e 1494. Eruzione del 1285. — Secondo lo storico Niccolò Speciale, essa fu preceduta da un violento terremoto e le lave, clic dovettero venire fuori dal Iato orientale della montagna, divise in molti rami, circondarono un eremo detto di S. Stefano e devastarono completamente una grande estensione di campagne, che il Recupero opina siano quelle tra Damala e Bongiardo. Eruzione del 1323. — Di questa eruzione sappiamo solamente die scoppiò il 30 giugno: che la pioggia d'a- rena arrivò fino a Malta: e che per la violenza dei tre- nuioti i! vertice dell' Etna « affondò in parte ed il monte tutto ne fu sconquassato n. Eruzione del 1329. — Di questa clic fu formidabile abbiamo, invece, una viva e particolareggiata descrizione delio storico Spkci.u.e presente a tanto straordinario av- venimento. Una prima eruzione era scoppiata già il 28 giugno verso sera, contemporanea ad un fortissimo ter- remoto che spaventò gli abitanti anche di molti altri luoghi di Sicilia: apertosi il lato orientale della monta- gna in una regione alta, presso la Rocca Mnsurra, una impetuosa -corrente di lava ne venne fuori dirigendosi verso Museali, di cui seppellì molte case e campagne. Questa eruzione durava ancora tra continui terremoti Enixjotii dell' epoca mediovaie. quando al ij luglio, dot dopo 17 giorni, una più bas- sa ma più profonda squarci attira si aprì con fremito e BagO C c grandissimi presso l'attuale villaggio chiamato Fieri, e da molte bocche cominciò a venire Unni unta copia di pietre e tanta arena, clic la luce del giamo ne rimase oscurata pei grande estensione e sul posto sì formò il cono detto MonU Sosso. Le lave eruttate, dopo avere coperto le campagne adiacenti al nuovo monte, si partirono in tre bracci, di cui due .si diressero e per- vennero tino al mare presso Aci, ed il terzo, appena toccato il territorio di Catania, cessò di scorrere, per l' interposizione, come asserisce lo Speciale, del velo di S. Agata. — Ma già, prima ancora ciie finisse questa se- conda eruzione, una terna di arena e di laviìle venne slanciata fuori dal cratere principale con furia tanta e con tanto fragore ed in tanta abbondanza, che « ne ri- masero coperte tutte le campagne catauesi , la luce del giorno ne tu oscurata e moltissime persone morirono per lo spavento ». Eruzione del 1333. — Pare, a quanto ne riferisce il Silvaggio, che questa eruzione sia stata di sole pietre lanciate dal cratere principale, non trovandosi fatta men- zione alcuna di corso di lave. Eruzione del 1381. — Dagli storici è ritenuta come una delle più violenti ed. è tra le pochissime le cui lave siano arrivate tino a Calania. Scoppiata verso Tienie- stxri, il j di agosto, diede origine per l'abbondante Stili' eruzione dell' Etna del 18S6. getto di pietre e di scorie ni Monti Àrsi; però la spac- catura della montagna, di uniforme larghezza e profon- dita « quasi fosse un canale sotterraneo artefatto » ebbe principio a tramontana di Torre di Grifo, ora Mussa Annunziata, e nella direzione E. S. E. arrivò quasi in linea retta fin presso a Gravina dalla quale località eb- bero sgorgo le lave fuse, ciie dopo 8 chilometri dì per corso raggiunsero i! mare in vicinanza di Catania, col- mando quel porto di Ulisse di cui parla Omero e che si crede fosse stato tonnato dalle due antiche correnti di Larmisi e d' Ognina. Eruzione del 1408 — Anche di questa eruzione avve- nuta nel Novembie, due chilometri a tramontana del mo- nastero S. Nicolò dell' Arena, le cronache del tempo ci hanno lasciato vivaci descrizioni. La squarciatura del suolo fu preceduta dall' apparizione di grandi fiamme dal cratere principale e fu accompagnata, al solito, da tre- muotì violenti e da abbondante getto di lapilli e di are- na. Formatosi il cono avventìzio , le lave cominciarono a fluire da ben cinque bocche e con si grande impeto che ne rimasero atterrite tutte le popolazioni del ver- sante meridionale dell'Etna: e Catania stessa sarebbe stata abbandonata senza l'energica opposizione della regina Bianca. L'eruzione durò soltanto 12 giorni, ma in cosi breve tempo le lave avevano avuto agio d' investire al- cune case di Pedani, e divise in quattro rami erano ar- rivate assai vicino ai posti dove ora sorgono Mascalucia, Eruzioni dell' epoca tnedìovale. S. Gic I.i Punta , Bonaccorsi ed Ad S. Antonio. Una tempesta sopravvenuta , unge un Anonimo di i lanciate dal cratere i perdesse ( ? ! ) Mes- Sctacca, spinse cosi lontano le cenei principile die « poco mancò i sin» e tal' altra città dì Calabria ». Eruzione del 1444— Che un'eruzione dal fianco me- ridionale dell' Etna sia avvenuta iti quest'anno è un fat- to che non può esser messo in dubbio essendone stato testimonio un Renz.\no vescovo di Lucerà, che raccon- ta della corrente di lava minacciante Catania ferma- ta presso Battìati dal velo prodigioso. Filoteo , alla descrizione di questa eruzione aggiunge la notizia che il cratere maggiore die formava 1' alia cima dell' Et- na sprofondò in parte « inghiottito dall' Ampliata voragi- ne n ed il Fazello con poca diversità ne ripete il rac- conto. Il Recupero, in ultimo ci ha lasciato la topo- grafia del corso di questa lava che in soli 20 giorni, uscita fuori da una località posta tra Monti Ano e Mon- te Peloso, si sarebbe allargata e sovrapposta a quella del- la precedente eruzione, fino a Mascalucia , S. Giovanni la Punta, Bonaccorsi e S. Antonio. Eruzione del 1445 — Scoppiò nella sera del 25 set- tembre presso la Serra di Musami , dando origine , si crede, a Monte Finocchio. Pare che le lave siano colate solo nell' interno della Valle del Bove , non facendosi menzione di danni arrecati alla regione coltivata. Di una eruzione avvenuta nel 1447 non si sa altro, Sdtf fnrjntie ilcìi' Fina del 1 dal Silaggio, che i danni prodoni non furono gravi, essendosi la corrente arrestai.! dinanzi al velo di S. A- gata. Eruzione del 1470 — Lunghissimo, al contrario, sareb- be stato il corso delle lave di questa eruzione , cui il Fazello assegna 28 miglia (!) di lunghezza, e che du- ra tradizione siasi sovrapposta e confusa colle lave del Crocifìsso o del 1381, arrivando anche essa lino al ma- re e coprendo il porto di Ulisse già parzialmente col- ui. ito. Eruzione del 1494 — Di questa eruzione, colla quale si chiude la serie di quelle scoppiate nel medioevo non si conosce il corso delle lave : si crede pcò sìa stata l'origine di Monte Frumento. Gli storici narrano dì que- sto periodo le notevoli modificazioni subite dal cratere principale, che già era sprofondato in parte durante la eruzione del 1444 e che si era tornato 1 formare mol- to alto e di forma regolare. Nella Tav. I* tutte le correnti di lava che secondo il Waltershaiisen si ha la ragione di credere siano cola- te nei dicci secoli deli' epoca mediovaie sono state co- lorite, naturalmente nella porzione rimasta scoperta, con tìnta violetta. fi.— ERUZIONI DKI.l/ EPOCA MODERNA. Eruzione del 1536 — A quanto narrano le cronache del tempo ed il Fazello che ne fu spettatore, questa BfKtjom tk&.ipoca iiioJi-iiij. eruzione del 1536 merita di essere 110l.Ua tra le più violenti. Le Live dapprima, il 22 marzo, proruppero dal cono principale: al terzo giorno avvenne una enorme squarciarura nell'alta regione boschiva a libeccio dtl cono e da molte bocche venne Inori un così copioso torrente di fuoco che il terrore ne fu generale e gran- dissimo anche a Catania, Le lave progredendo si di- visero in tre rami: uno diretto verso Nitolosì distrus- se il tempio di S. Leone, un secondo si avanzò verso Valcorrente, un terzo verso Paterno. Eruzione del 1537— Ma ancora non era cessata quel- la eruzione, che dopo dodici giorni di terremoti spa- ventevoli, n per cui tutta Sicilia ebbe gravi danni e Corleonc fu quasi distrutto» sì aprirono a meta di Mag- gio nuove grandi bocche presso Monte Sparviere , dalle quali fu vomitata tanta materia fusa che in quattro gior- ni le correnti percorsero più di sette chilometri, lam- birono il monastero di S. Nicolò I' Arena e distrussero molte case di Nicolosi e Mompilieri. Portato in pro- cessione il velo dì S. Agata, il corso delle lave si ar- restò, ma la pioggia delle ceneri durò ancora per tre giorni, mentre il cono principale sprofondava fragoro- samente « inghiottito dalla bocca del vulcano che da quel tempo per altri nove anni rimase senza cono ed in attività permanente n. Altre tre eruzioni sono notate come avvenute negli Sali' e; ■ dell' Etna del iSSù. anni 1566, 1579, 1580. — Della prima sì sa che le lave, venute fuori da Monte Forte, raggiunsero i nocelleti di Randazzo: della terza die scoppiò verso il Pisano e clic le lave sì diressero verso Aci , mentre della seconda s' ignora tanto V origine che il corso. Il secolo XVII e nella Storia dell' Etna un secolo di grandi avvenimenti. Nel 1603 il cratere principale dà segno di straordi- naria attività coli' emissione di fiamme splendenti. Nel 1607, continua a dar segno di molta attività con uq torrente di lave che colma il lago sottoposto al cra- tere, mentre da una squarciati! ra del fianco altre colate dì lave distruggono ie compagne di Adernò. Nel 1609, nuova eruz'one sopra Randazzo; e l'anno successivo al- tre correnti che arrivano fino allo abitato di Adernò, distante 15 chilometri dal teatro d'eruzione. Dal 1613 al 1624 è un continuo succedersi di terre- moti e di eruzioni, specialmente nel versante settentrio- nale della montagna. Al t° luglio 1814 sì aprono nuove bocche presso Monte S. Maria, crolla il cono S. Giorgio, formatosi nell' eruzione del 1607, e per io anni conti- nua la emissione delle lave. Al 2t febbraio 1633 scoppia una nuova eruzione, che è preceduta da un tremuoto cosi violento che ne ri- mangono distrutti, insieme alla chiesa della Madonna del- l' Idrìa, molte case di Nicolosi e del Piano. Emioni deli' epoca moderni. Eruzione del 1634-36. — Né meno funesta è l'eruzio- ne cominciata il 17 Dicembre 1634 e durata fino al Lu- glio 1636. La squamatura del monte, preceduta e que- . volta anche ; , ha luogo al Tri i,i tremuoti, foglietto presso Serra Piatila: però le correnti di lave effluiscono da un grande numero di bocche sparse so- pra una vasta superficie di monte. Dapprincipio la mas- sa fluente espandesi sul piano delle Rosette: di poi un braccio trabocca verso Fieri e si avanza fino al Pisano, mentre un altro più impetuoso , dopo essersi allargato sul piano dell' Edera, minaccia Trecastagne e Pedara. La processione dal velo di S. Agata, cosi narra il Car- rera, arresta la corrente; ma per poco , perchè nuove correnti si seguono e si accavalcano , squarciasi il ter- reno per tre miglia in contrada Pricoco, e tra sprofon- damenti e terremoti le colate continuano fino a tutto Giugno, mentre 1' attività dei crateri sì mantiene per- sistente fino alla primavera del 1638. La eruzione del 1640, dalla parte dì Castiglione, av- viene con scarsa emissione di lava: non cosi, quella del 1646 che dà origine a Monte Nero sul versante setten- trionale e le cui colate sono tanto copiose da coprire, per gran larghezza di terreno, le campagne di Castiglio- ne fino a due chilometri da Mojo. Eruzione del 1651.— Anche questa è degna di speda- : (W Elmi del t8S6. le menzione. — Scoppiata nel Febbraio, le lave si span- dono in varie direzioni. Un braccio, a quanto narra un Agatino Russo, colando sul fianco orientale HretAfl piombato nel vallone di Macchia in territorio di Gi.ti- re : mentre un altro, il più poderoso , si diresse verso Bronte animato di velocita così straordinaria che in so- le 24 ore arrivò sino al paese che investi dal lato dì tramontana. Eppure questa eruzione ebbe una durata lun- ghissima, circa tre anni, spesa a quanto pare, a fornire materia fusa alle successive colate che si sovrapposero e si espansero in modo considerevole per la lunghezza dì oltre 12 chilometri e per la larghezza media dì 3 chilometri. Eruzione del 1669.— Ed eccoci giunti alla più memo- rabile delle eruzioni storiche dell'Etna, a quella che, per essere accaduta in epoca vicina e per essere stata causa della distruzione di molti paesi e di porzione di Cata- nia stessa, è rimasta a preferenza famosa. I terremoti precursori dell'eruzione ebbero principio allo imbrunire dell'8 marzo e durarono fino al giorno 11 nel cui mat- tino la montagna sì squarciò da Nord a Sud per la lun- ghezza di parecchi chilometri. Verso mezzogiorno una scossa più violenta delle altre fece crollare Nicolosi e prima e dopo, per tutto quel giorno, fu un continuo crepacciarsi del monte, con lunghe e profonde fenditure poste tutte sulla stessa linea della prima squarciatura : finché dalla più meridionale di esse non cominciò a ve- Eruzioni dell' epoca moderna. » nìr fuori, presso Monte Futura , il getto di scorie e dì lapilli e di poi un vero fiume ili liquide lave. — E la [ora e P abbondanza della materia furono tali die nella stes- sa notte lu investito Mompilieri ed il giorno dopo, io venti ore, scomparve del tutto sotto un vero mare di fuoco l'abitato di Malpasso. E, mentre sparivano inghiot- tite dalla spaventevole fiumana case e terreni, altre boc- che continuavano ad aprirsi, fino al terzo giorno in cui sì formò di alcune di esse una maggiore e principale. E qui il Sorelli , fisico insigne di quei tempi, nar- ra, cosa addirittura incredibile, che un altro braccio di lava, urtando il moniicello Mompilieri, penetrò tra le ca- vità e le interne fenditure di quel vecchio cono, lo tra- versò sotterraneamente, lo scosse, lo spaccò, e Io ro- vesciò in parte. Però fu solo al quinto giorno che per il getto di materie solide cominciò a formarsi quel co- no avventizio che allora fu battezzato Monte Suina e che oggi si chiama dei Monti Sossi. Ne fino allora, nò per molti altri giorni, il cratere principale modificò l'ap- parente suo stato di quiete: la tranquillità di quell'al- ta regione essendo stata turbata solo ed in modo spa- ventevole il giorno 25 Marzo, nel quale con strepito for- midabile il gran cono fu inghiottito in gran parte, co- me narrano il Bohelli ed i cronisti contemporanei , ed in parte frantumato e lanciato in aria. Intanto le lave continuavano il loro corso iatale, seppellendo grandi e- slensioni di terre e porzioni del caseggiato di S. Pie- 2S Sull'eruzione dell'Etna del 1886. tro, di Camporotondo, di Mascalucia, di S. Giovanni di Galermo, di Belpasso e di Torre di Grifo. Al 29 di marzo scompariva per sempre il paese di Misterbianco, ed al 23 di aprile, quarantacinque giorni dopo il prin- cipio dell' eruzione , le lave si precipitavano in mare , dopo aver colmato il delizioso lago di Nicito presso Catania ed investito la parte occidentale della città. La grandiosa eruzione aveva termine 1' 11 di Luglio, cioè 4 mesi e io giorni dopo il suo primo scoppio. Altre eruzioni prima che finisse il secolo, vennero a dimostrare che 1' Etna era tua' altro che stanca. Dopo soli 13 anni di apparente quiete, nuovo periodo di gran- de attività e successivo scoppio di tre ben distinte e- ruzioni, una dal cratere nel 1688, e due, nel 1682 e J689, da squarciature nel fianco orientale della Montagna, Per fortuna le lave, colando abbondantissime nella Valle del Bove sopra terreni quasi incolti, non riuscirono funeste. Ultimo saluto di un secolo nefasto per Catania, una nuova eruzione scoppiava dal cratere nel 1693. Le lave non colarono giù, o colarono scarsamente, ma i feno- meni geodinamici furono cosi violenti, che tutta la Si- cilia ne fu scossa e Catania completamente distrutta. E mentre dalle rovine sorgevano più belle le fabbriche della Città moderna, incessanti tremuoti ne scuotevano le fondamenta, ma non riuscivano per questo a scuotere l'animo e la fede dei cittadini in un avvenire migliore. Eruzioni deli' epoca moderna. 29 Nella prima metà del secolo XVIII la Storia delle eruzioni dell' Etna non ne registra meno dì sei. Una prima, nel 1702, scoppiata sul fianco orientale, in con- trada del Tritoglietto: le sue lave in cinque giorni a- vrebbero percorso tre miglia, raggiungendo la Valle di alanna. Una seconda, nel 1727, dal cratere principale: le lave in sei mesi sarebbero arrivate a Brontc. Una terza , nel dicembre 1732 , diretta verso Adernò. Una quarta, nel 1735, da varie bocche apertesi alla base de! gran cratere, e questa per nove mesi avrebbe tenuto in allarme ora Bronte, ora Lìnguaglossa, ora Mascali. Ed altre due, dal 1745 al 1748, di nuovo dal gran cratere verso la Valle del Bove nelle cui balze le lave colaro- no a varie riprese. Nella seconda meta del secolo, la frequenza e la olenza delle eruzioni furono ancora maggiori , come confermano le storie del tempo che di quel periodo ne anno raccolto dieci. Quella scoppiata nel 1752 fu di semplice materia so- ida , che in due anni avrebbe allargato moltissimo Ì .nchi e la base del cono terminale. Quella del 1755 fu doppia, centrale e laterale, essen- io le lave venute fuori dal gran cratere e da una squar- iatura del fianco presso Rocca Mtisarra: Fu preteso an- ;i che questa conflagrazione sia srata accompagnata da l'eruzione di acqua salsa e di conchiglie marine. Quel- Sali' eruzioni dell' Etna del 1SS6. la del 1758 fu aneli' essa ili lave che colarono verso il bosco di Castiglione, mentre, inghiottita dal cratere, spariva la parte occidentale del cono. Eruzione del 1759 — È memorabile per le notevoli modificazioni che ne risenti il cratere principale squar- ciato alla base, da Nord e da sud, per dare adito a due diverse correnti di lava. Quella meridionale si allargò sul piano del Trifoglietto ingrossata dalla corrente di altre bocche: quella settentrionale oltrepassò di poco , verso Maletto, la base del cono. Ma quando al 1° A- gosto ogni cosa pareva terminata, si vide inaspettata- mente precipitare net cratere stesso una parte del gran- de cono, onde la cima fu degradata e prese 1' aspet- to di una mezza luna che la fece chiamare, come dice il Recupbko, bicorne. Eruzione del 1763— Scoppiò al j Febbraro nel bosco di Monte Rosìo e di Bronte e le lave vomitate da cin- que bocche colarono verso occidente fino a Monte Mi- nardo. Questa prima fase non era però ancora terminata, quando il 20 Giugno, dopo due giorni d' inferno per tremuoii, per detonazioni e per pioggia di lapilli e di arena, fu vista mia enorme fenditura sotto la Schiena dell'Asino. Dalla quale cominciò a sgorgare un vero fiume di fuoco nel tempo stesso che un incessante e copioso getto di massi e di scorie andò formando quel cono avventizio che oggi sì chiama Monte Rosso. Cosi alternandosi il getto delle scorie e l'efflusso delle lave Eruzioni dell' epoca modem. le colate andarono lentamente espandendosi per Ire me- si senza oltrepassare la Serra Pinata Calvarbia. Eruzione del 1766. — Ma dopo tre anni dì tregua, quasi a compimento della eruzione precedente, il 26 aprile, scoppiava una più forte conflagrazione, spaven- tevole per l' Ìmpeto col quale sgorgarono le prime correnti, notevolissima per l'estensione dei terreni oc- cupati, d'infausta memoria per i gravi danni di cui tu causa. — Le prime bocche si aprirono in una regione più bassa del teatro eruttivo del 1763 ed intermedia tra quello ed il teatro della recentissima eruzione: I fiumi di lava che ne vennero fuori, si diressero impetuosa- mente pel declivio della montagna verso Serra FqgWtd Calvarina che girarono, poi precipitarono nel bosco del Chiatto, costeggiarono da oriente il Monte Grosso, in- vestirono il Monte dell'Albano e giunsero al Piano del- la Cisterna presso Sara Pinzuta, indirizzandosi verso Monte S. Niccolò, e percorrendo, !o assicurano i con- temporanei, sette chilometri in 19 ore. E mentre le la- ve continuavano ad espandersi in larghezza o si soprap- ponevano, mentre esplosioni, tremuoti, piogge di lapilli o di arena si seguivano alternandosi, il teatro di eru- zione si modificava ampliandosi con l'apertura dì nuove bocche fin nel piano del Chiatto e nella costa dei Cervi. Tuttavia la eruzione durò j mesi dopo aver ricoperta tutta quella vastissima regione boschiva e fatto scom- parire per sempre il cosiddetto bosco di Catania e por- 32 Sull' eruzioni dell' Etna del 18S6. zione di quello di Paterno, Ì quali se non avevano quel milione di alberi assegnato loro dalla esagerazione dei contemporanei, erano però di una importanza e di un valore considerevolissimi. Dopo quella del 1769, questa del 1766 è ritenuta, per l'ammontare dei danni, come la più fatate a quelle contrade. Eruzione del 1780. — Questa eruzione scoppiò la sera del 18 maggio a Sud Est della Montagnola e la squar- ciatura si protrasse fino al Piano del Carpentiere. L'efflusso delle lave fu abbondantissimo per parecchi giorni, ma agli ultimi di maggio le colatesi arrestarono avanti Monte Ragalna dopo avere distrutto una buona parte del bosco di Paterno. Tuttavia non cessarono per quell" anno né per 1' anno appresso le piccole eruzioni dal cratere centrale, anzi furono spesso accompagnate da vapori pregni di cenere rossastra, che condensandosi diedero origine a vere piagge di sangue. Questa eruzio- ne va ricordata specialmente per la intensità e persi- stenza dei suoi fenomeni geodinamici che , per ben tre anni e mezzo, travagliarono tutta la Sicilia: ne si crede sia stata estranea al grande parossismo dinamico che al 5 febbraio 1783 fé' crollare con Messina anche molte altre citta e borghi della Calabria. Dell'eruzione centrale incominciata il i" luglio 1787 si hanno minutissime descrizioni: essa, però, splendida come spettacolo scenico a causa delle vive fiamme e Eruzioni dell' epoca moderna- 33 delle esplosioni 4 Stili" frugone dell' Bina del i$86. Alle otto p. ni. , essendo venuto per sostituirmi il mio egregio collega Ing. Cav. Salvatore Giuffrida col- l'assistente sig. Eugenio Barcellona, lascio Nicolosi con 1' animo molto contristato. Ma era destino dovessi an- cora trovarmi presente ad un'ultima scena commovente. A due chilometri dal paese raggiungo una folla di per- sone che, tra un denso turbine di polvere e nel bujo mal rischiarato da alquante fiaccole, si abbraccia con effusione e grida e piange e fa profferte di ajuti e rin- grazia. Sono due popolazioni legate da un pericolo co- mune. Sono quei di Nicolosi che accompagnano e rin- graziano gli abitanti di Massa Annunziata là venuti per portare.il loro santo protettore ed offrire ospitalità agli emigranti. Certamente anche voi, popolo di agricoltori, uon po- tete essere immuni dei vizi che ammorbano le città, poiché la demoralizzazione è dovunque: ma quelle of- ferte erano almeno offerte spontanee e sincere, era vero quel pianto: ed io v'invidiavo la vostra semplicità, io v' invidiavo la vostra lontananza dalla città, che vi con- sentiva dì fare una dimostrazione di affetto cosi gentile e cosi affettuosa , al riparo dei reporter* dei giornali , senza secondi fini e senza l' intervento dei soliti dema- ìoy 8, — Dai, 25 a tutto ii. 27 maggio. Martedì 25 maggio. Lo espandersi delle colate dì lave durante l.i notte fu meno violento: non cosi l'attività dei crateri che manilcstossi imponente, anche con con- tinui boati , durante le prime ore della sera e verso le 4 a. m. La pioggia di arene, abbondantissima su tutta la regione meridionale, lo fu principalmente sulle cam- pagne di Pedara che ne rimasero danneggiate stante l'a- zione caustica dei sali contenuti nelle arene e disciolti dalla rugiada e dai vapori condensati in forma di co- piose piogge d' acqua. Nel corso della giornata , però , in conseguenza di questa cresciuta attività dei crateri anche la espansio- ne delle lave si riattivò in tutti i bracci della corren- - Alle io a. m. il braccio più occidentale, in con- trada S. Leo , investiva il vigneto dei fratelli Bruno e raggiungeva !a stradella divisoria dei territori! comu- nali di Nicolosi e Belpasso, Un secondo braccio, parti- tosi dal corso principale a 400 metri da Monte Nudila, procedeva con lentezza. Un terzo scendeva impetuosa- mente, con un fronte largo 150 metri, quasi ad inve- stire questo monte. Un quarto si avanzava , tra Monte Nociila e Serrapìi^iita , verso S. Niccolò l'Arena e co- priva i terreni Carbonaro ed il pometo Nicolosi; ed un io£> Stili' emione e, quantunque preparata a quel suono, iu vinta allora da un infrenabile impeto di commozione e piangendo fluì in piazza dove trovavausi raccolti non solo gli a- bitanti dì Nicolosì, ma anche quelli di Pedata E di al- tri paesi circonvicini. E là, dinanzi ad un popolo sog- giocnto dalla solennità di quel momento supremo di do- , l'Arcivescovo rivolto alla folla pronunziò poche l opportune parole dì rassegnazione e di conforto, in- stando i fedeli a lasciare ordinatamente il paese sette* disperare dell' aiuto divino che commosso dalla fede del suo popolo, avrebbe potuto ancora impedire la distru- zione di Nicolosi. gi a due mesi d' intervallo, nella calma del mìo :udio, riandando col pensiero a quel giorno, sento di movo nelle vene scorrermi i brividi di freddo proprii Ielle grandi emozioni. Forse qualche lettore troverà e- tagerate te mie parole e vorrà sapere se non sia io af- illo da nevrosi; ma chi si trovò presente a quella scena, uomo o donna, curioso o interessato , popolano 1 funzionario, sa che non esagero perché «Kb* egli fa vinto, come me, dalla commozione generale e pianse. Pianse ili pietà sulla rovina imminente di questo in- felice paese non nuovo alla sventura: pianse sull'avve- nire di questa industre popolazione di agricoltori anac- iata tenacemente alla terra che fu a lei maniglia e cac- ciata a viva forza fuori della propria casa: pianse sulla SuW eruzione dell' Etna del i386. sorte nemici a tanti poveretti che avevano tetto campicello e che sarebbero costretti dal domani a Bfc dicare in altro suolo ricetto ed alimento. E poco dopo, ai rintocchi lugubri di tutte le campa ne, il triste corteggio si mise lentamente in moto. Pro- cedeva a piedi 1' Arcivescovo col clero di Nicolosi e di Pcdara: venivano dopo, portate a spalla, le statue di un Gesù Crocifisso, di un Cristo alla colonna , d' una Im- macolata, di una Madonna delle Grazie, di un S. Gi seppe, di una S. Agata, di un S. Antonio Abate, d S. Francesco di Paola e del Santo patrono del paese S. Antonio di Padova: chiudeva ia processione un' on- da immensa di popolo derelitto e piangente, che lascia- vi dietro di sé ogni suo bene, tanto cumulo di affetti e tante memorie e che s' incamminava verso 1* ignoto. : A poco a poco la piazza , già gremita di più di mila persone , andò vuotandosi: a poco a poco anche andò affievolendosi il mormorio della folla che si al- lontanava: tacquero le campane: poi d* intorno fu tutto solitudine e silenzio. Nicolosi era completamente sgom- bro ! E quando, poco dopo , salito sui Manli Rossi volsi a guardare il teatro della eruzione, mi sì presen- tarono alla vista e di un solo sguardo potei abbraccia- re i protagonisti di quel dramma senza confronti : lontananza, perduto tra un nembo gigantesco di polvere, il popolo discacciato che, impotente a resistere, abbati- : iene i al- luno Olii- - 1 :scn- =da- Dal p i i a lutto il 2 giugno. m donava forse per sempre la sua naturale dimora: ai mìei piedi il cieco strumento della rovina, la corrente di lava che calma, tranquilla , fatale, procedeva lentamente nel suo cammino di distruzione. La notizia dello sgombro compiuto venne nel corso del giorno annunziato alle popolazioni etnee coi due se- ;uenti ultimi telegrammi datati da Nìcolosi , che rias- sumono la posizione: « Nicolosi 31 — ore 2 p. in.— Prefetto — Catania — Paese sgombrato tranquillamente fra scene desolantis- sime. Lava monti Rossi prosegue velocita consueta, riat- tivandosi sempre. TagUansì comunicazioni telegrafiche — Deleg. Cipparone lì. «Nicolosi 31 — ore 2, 30 p. 111.— Prefetto — Ca/fl- nia. — Addolorassimo annunzio che si tagliano comuni- cazioni telegrafiche per trasportare ufficio a Massa An- nunziata — Lava monti Rossi scende con rapidità da potere notte veniente investire Nicolosi— Cordone fun- ziona; nell'abitato rimane pochissima gente, che questa sera sari fatta partire — Io rimango al cordone con co- municazione con Massa Annunziata e Pedara. In Nicolosi rimarrà un posto di osservazione, da ritirarsi coll'avvi- cinarsi lava— Il MaggioreCaprino ». Marterdi 1° Giugno. Se per le misure sanitarie sì ado- rassero lo zelo ed il rigore con cui funzionò it cor- 1Ì4 Siili* emione dell' Etna del i$S6. Jone militare di Nicolosi , inanellerebbe agli oppositori delle quarantene la ragione migliore per dimostrarne 1' in elfi caci a. Proclamato per ragione d' ordine pubbli- co lo sgombro, l'accesso al paese venne negato indi- stintamente a tutti; non venne concesso ad una rappre- sentanza del Club Alpino che si proponevi di conti nuare il servizio delle osservazioni locali, e tu perf negato aU'Ill.mo Sig. Sindaco di Catania che Y avi domandato per gli ingegneri di questo Ufficio Tecnico, Ì quali, fin dai primi giorni e senza risparmio di fatiche, avevano fatto scrupolosamente un servizio, giudicato lo- devole. Fu perciò con molti stenti e con grave disagio V Ing. Ficheti, recatosi da Belpasso, dove si era ritirato il giorno prima, allo estremo delle colate, potè render- si conto dello stato generale della eruzione e del pro- gresso delle lave durante le ultime 24 ore, e comunicar- li al Sindaco col seguente telegramma; «Belpasso, t" Giugno — ore 4 p. ni. — Sindaco— Ca- tania— Cono eruttivo fuma molto, ma ha lasciato vede- re pochi materiali incandescenti durante la notte ; ere- desi siansi abbassate forze eruttive. — Braccio Nicolosi si è avanzato lentamente, dalle 7 a. m. di jeri alle 11 a. in. di oggi, ha percorso 120 metri circa. Esso è composto di una colata lunga 130 metri circa, larga me- tri 2J circa, ed alta J metri. Il fronte della lava alle 2 poni, di oggi era distante m. 42S, misurati direttamente indi- ippre- EOOti- lerfino aveva -lieo, che. Dal p maggio a lutto il 2 giugno. iJJ dalla casa più vìcin.i, e metri 470 dalla cisterna più im- mediata. Questa colata si avanza assai lentamente; ma con percorrenza variabile, la quale, esperimeniata per tre ore di seguito alla distanza di metri venti, cioè dalle ore it a. ni. alle 2. p. ni., ha dato tre metri di espan- sione laterale verso levante , tre metri di avanzamento frontale. Questo è un avanzamento lentissimo, ma nulla gaicotisoa, die restì lo stesso. —Questo braccio di Ni- eolosi ha invaso la proprietà di Antonino Amore, ma ancora non ha bruciato grosso pino. Trovasi distante metri 32 dalla casetta rurale di Salvatore Gemmellaro. É incanalato nella via Mulattiera più attigua al versante orientale monti Rossi.— Lava verso Altarellì meno atti- va.— Braccio Belpasso, fermo al posto di ieri a circa a chilometri dall' abitato di Borrello In contrada Musini Nardo, non di alcun segno d" attività. Braccio diretto verso Monticelli, che minacciava passare a mezzogiorno del casamento S. Nicolò l'Arena, fermo da 18 ore. — Domani visiterò bocche. — Ikg. Ficherà ». Ricevuta, intanto, dall' onorevole assessore dei Lavori Pubblici, Signor Barone Landolina, la comunicazione che l'I 11" Signor Sindaco aveva domandato a questo Ufficio Tecnico una breve istoria dell' eruzione, e che l' ìncom- bensa dì scriverla era stata affidata a me , mi determi- nai di anticipare di una giornata la mia partenza onde 1 3 £ ! dell' Etna del r8Sé. poter visitare, con più calma, i crateri che oramai davano accenno di prossimo assopimento. Epperó, non potendo pernottare in Nicolosi, la stessa sera del i. giugno mossi per Pedara. Mercoledì 2 Giugno. Alle ; del mattino I' assistente tecnico signor Tempio, la guida Pasquale Zammataro , il mulattiere ed io eravamo gii in cammino. La recente eruzione avendo tagliato ogni via di comunicazione di- retta tra Nìcolosi, Monte Grosso e Monte dell'Albano, ci è forza prendere la cosiddetta u via della neve», strada alpestre e pittoresca quanto altra mai, perchè tagliata tra vigneti e castagneti rigogliosissimi. Il sole indorava la vetta della Montagnola del gran cratere quando , usciti dal bosco, incominciammo l'erta che conduce al « ciap- parizzo dei Cervi » , altipiano immenso di lave dalla superfìcie asprissima ed ora trasformato, dalla pioggia di arena, in un vasto campo di morbida sabbia. Alle sei pre- cise arriviamo alla « casa dei cervi a e smontiamo da cavallo per prendere breve riposo ed incominciare le nostre osservazioni. La casa dei cervi e una delle più elevate dell' Etna, essendo posta all'altitudine di 1390 metri, tra le cosi- dette « sciare e le timpe dei cervi ». Tutto intorno è completa solitudine, poiché, ad eccezione di alcuni da- galotti coltivati a castagneti , non e' è altra vegetazione vicina. La flora locale si riduce a miseri licheni e la fan- Ùal }i maggio a lutto il 2 gitigtw. 137 ai a qualche volpe-, e 3 poche specie di insetti e di rettili, tra cui la vipera. Da moki giorni la solitudine di quei deserto non era stata turbata da alcun essere umano e infatti sulla sabbia non si vedevano altre pe- ste che quelle delle volpi : ma l' energia esplosiva dei crateri non aveva risparmiato nemmeno quella casa che, sebbene posta a 700 metri di distanza dalle bocche, era stata maltrattata dai projettili che ne avevano iti più punti sfondato la copertura. Legati ì muli, e' incamminiamo verso il nuovo cono che in 14 giorni era diventato un monte alto assai. Il cammino si va facendo difficile col crescere del declivio del terreno e dello strato delle sabbie , il quale a roo metri dal monte raggiunge già lo spessore di tre metri e copre del tutto i tronchi di un giovane castagneto. Finalmente, arrivati ai piedi del cono e visto che il materiale che ne costituisce la superficie non è infuo- cato come ci eravamo immaginati, mi determino di ten- tarne l'ascensione, quantunque con poca speranza di riuscirvi. Ed in realtà l' ascensione è parecchio difficile , non tanto per 1' altezza del cono o per la ripidi tà dei fian- chi, quanto per la mobiliti delle scorie e delle sabbie, che non resistono al peso del nostro corpo e si affon- dano o precipitano in basso. Molli di sudore, trafelati, ansanti ci ajutiamo coi nostri bastoni per salire più in Sali' emione dell' Etna dei iSSé. alto , ma la fatica è ardua ed è con estrema lentezza che andiamo avanti. Inutilmente ì miei compagni mi fanno osservare che il moine ci freme dì sotto, fuma da ogni parte e brucia, e che i! salire un cratere ancora in eruzione è un tentare troppo la fortuna. Riconosco an- ch' io P imprudenza della nostra impresa: ma sono trop- po dominato dalla curiositi perchè possa arrendermi ai loro consigli. Ormai non ci rimane n fare che I* ultimo terzo di via : però la p ù difficile , perche il terreno scoscende dippiù, ogni scorie è infuocata, ed i vapori die scappano dai crepacci sono irrespirabili. Anch'io sono titubante., al fremito del monte si è aggiunto orribile fragore.... e se l'energia vulcanica, mezzo assopita, si ridestasse violenta? — E, d'altra parte, con quale animo retroce- dere quando si è cosi vicini alla meta? — Trovarsi sopra il vulcano in eruzione poterne vedere le bocche spalancate in basso assistere fon a fenomeni nuovi e cosi da vicino..,, non è in verit. occasione di tutti i giorni. — Dì (rome alla fortuna poter godere uno spettacolo cosi singolare , anzi unico nel suo genere, non si ha che un dovere solo : andari avanti I— -Avanti dunque, mio caro Tempio, avanti Z ani- matalo e che il dio degli imprudenti ci assista. Onde di mare in tempesta, soffii ardenti dì gigantesca fucina, masse di vapori sprigionantesi da una caldaia !)al }i maggio a tulio il 2 giugno. I$$ bollente, per quanto 1.1 fantasìa possa esagerare la in- tensità del vostro muggito, il fracasso che accompagna, le manifestazioni della vostra energia, voi non potete dare che una pallida immagine di ciò ch'io vidi, di ciò che intesi quando , raggiunta la sommità del cono , dominai collo sguardo la spalancata voragine del cra- tere. Quasi carponi siili* orlo, per non perdere l'equilibrio e precipitare nel!' abisso, mezzo soffocati dalle emana- zioni di acido solforoso, storditi dal fragore assordante, anche i miei compagni hanno dimenticato il pericolo che temevano : dominati dal fascino di quella scena Infernale non abbiamo tutti che un desiderio solo : vedere, scoprire ciò che avviene sotto l'impenetrabile mistero dei bianchi vapori che ci nascondono il preci- pizio. A poco a poco la massa di fumo va dilatandosi, per un momento cessa anche lo sprigionarsi di vortici nuovi ed allora vediamo in tutta la sua orrida maestà il fondo del cratere. Sotto quale aspetto singolare e fantastico si presen- tasse a noi, posti in alto, tutto quell' insieme di massi ciclopici accatastati in modo strano e gli unì agli altri sottoposti fino a raggiungere I' abisso , io non tenterò di descrivere : dovrei per far ciò possedere l' arte del Marini , dell' Achillini, del Poe e del Verne, di questi scrittori dell' esagerato e dell' inverosimile. Le bocche eruttive sono due, poste nel fondo quasi 140 ShW mr> dttt Etna del 1SS6. piatto del cratere, l'ima accanto all'altra, alta distanza di pochi metti e riunite da un immane crepaccio a forma dì S lui quale pare sia stato gettato ad arre un ponti- cello. Tutto intorno sono aspre scorie, massi dalla da- ta giallastra, o rosso cabla, o bruna, lapilli ed arene: nel "'-■:.'>' - V .---.:.• • • " ■ -_;.'■.■"-:._" uà so&o di aria anleate, end gtgwmsca, così ÌMperaara. cosi assordaste, che aoi. pani salì" orlo id cobo, tao «tetri etra ava «a afe» deììe b o cA e, sanaa* ammm ai «•ntì aiolà oahJbce 3 «ntw al 05 Dal ji maggio a lutto il 2 giugno. 141 samente sotto il ponticello, vidi distintissima la fiamma dell' incendio. Le colonne di fuoco non erano né molto alte, né brillanti: se dovessi paragonarle ad altre fiamme |f paragonerei al soffio infiammato che esce dalla fucina del fabbro ferra jo quando la combustione è incompleta; però l'impeto del soffio era così potente e formidabile eh' io davvero non saprei a quale euergia conosciuta metterlo a paro. Ma mentre , sotto la emozione di quella sorpresa , stavo a contemplare estatico le fiamme , d' un tratto, nuovo fracasso e più intenso viene ad aggiungersi al muggito, già spaventevole da per sé, e repentina, rapida, tumultuosa, si sprigiona una massa dì fumo nero che tra- scina seco una quantità ingente di lapilli e di sabbia. Maravigliato, perplesso, non mi muovo ancora, anzi mi sporgo dippiù per scrutare meglio 1' abisso: quando un nuovo sbuffo di fumo scoppia fuori con maggiore violenza e con impeto tale clic a me d'intorno piovo- no Ì lapilli e le pietre, una delle quali mi colpisce nel braccio. Non attendo altro, oramai di eruzione mi pare di averne visto abbastanza e volte le spalle rag- giungo in pochi istanti la base del cono. L'assopita for- za eruttiva riprendeva nuova lena e rimanere più oltre sul cratere sarebbe stata temerità inutile e perciò imper- donabile. Raggiunto dai mici compagni, che dall'altro lato del 1 moine erano discesi a precipizio anche loro, ne percor- 142 SuìV milioni deli' Etna del 1886. riamo tinto il Iato occidentale e ci accostiamo alle boc- che di eruzione delle lave, poste in fila a sud del monte. Ci è difficile precisare il loro numero, poiché alcune sono vere bocche isolate, altre coppie di bocche, altre fenditure: contiamo però ben distinti quattro coni alti una decina di metri che indicano l'origine di altrettanti torrenti di lava liquida, sgorgati nel periodo di maggio- re attiviti. In quel momento (ore 9 a. ni.) un solo cratere sì presentava in piena eruzione e la quantici delle lave che ne veniva fuori commista a vapori bianchi, era abbon- dantissima. Due altri coni emettevano fumo soltanto, il quarto non dava segno di vita. Non potendo attraversare la corrente di lave, non vo- lendo tornare indietro a rifare il giro faticosissimo del monte, tentiamo di attraversarlo sul davanti a mez- za costa, e ne imprendiamo l'ascensione. L'erta è più dol- ce da questo lato che dall' opposto e relativamente più facile perchè l'umiditi dei vapori, cementando i detriti, ha consolidato il suolo: ma il calore del terreno è scot- tante e l' aria e irrespirabile per la quantità di acido solforoso che viene fuori, insieme ad altri gas ed al va- por d' acqua , da quattro altre bocche o sfiatatoi posti in un avvallamento del monte, clic corrisponde alla squar- ciatura prodotta dal parossismo dinamico, e lungo la cui lìnea si sono formati i quattro coni eruttivi. Ridicendo il moine da sud-est, entro rtell' avvalla- Dal )i maggio a lutto il 2 giugno. M3 mento per esanimarne le bocche, ili poi m'accosto al cratere che emette lava e, posto sull' orlo della corren- te a pochi metri dalla bocca, ho agio di osservare at- tentamente il movimento della materia fluida che sgor- ga sotto il solito manto di scorie disaggregate. Poi , mentre mi dispongo a raggiungere i miei compagni, dai crepacci della massa semovente vedo inaspettatamente sprigionarsi due fiammelle, due fiammelle autentiche. Ma erano proprio vere fiamme? I vulcanologi)! non ammettono in generale la presenza di fiamme , pro- priamente dette, tra le lave fuse e nei crateri ; il Sil- vestri dichiara di non averne mai osservato in nessuna delle eruzioni etnee; però per quanto io sia predisposto a ricredermi , non posso togliermi dalla niente la im- magine di quella visione, tanto fu per me viva e tanto mi pare impossibile che abbia potuto confonderla coi riflessi della sottostante materia incandescente. Dalla sommiti di Monte 'Piniltllo, dove verso mezzo- giorno bivacchiamo in faccia allo scottante sole di giu- gno, fo le mie ultime osservazioni per avere la misura approssimativa dell' altezza del nuovo monte , e poi prendo lo schizzo del panorama che è inserito nel pa- ragrafo 12. Come traspare dall' abbondanza e dalla intensità dì colore dei pennacchi di fumo, il cratere trovavasi in quel momento in un periodo di relativa attivili eruttiva ne ddl' Etna del 1SS6. che si mantenne invariato per tutto quel giorno e nel giorno appresso. Noi abbandonavamo la sommiti dì Monte Pmitelb, quan- do dalla casa dei Cervi vediamo partirsi diretta alle bocche di eruzione una comitiva di quattro persone a cavallo. Puntiamo reciprocamente i nostri cannocchiali e rimaniamo sorpresi dell'incontro; ho riconosciuto i essi il mio caro collega Fichera che coli' assistente Pi- storio e colle guide vengono da Belpasso a visitare il teatro eruttivo, e colla gioja di chi incontri un conna- zionale in paese straniero anche noi ci mandiamo un entusiastico saluto la cui eco si ripercuote stranamente nella solitudine di quel deserto. 11, ■ Ultimi giorni ueli/ eruzio.ne. Giovedì 3 Giugno, Munito di un salvacondotto gen- tilmente rilasciatomi dall'egregio Maggiore Caprili' alle ore sette di mattina posso penetrare in Nicolosi. E dico o posso penetrare n perche il cordone militare fun- ziona con tale esagerato rigore che non riescono ad en- trare in paese neppure alcuni alti Funzionari civili e mi- litari che avevano sperato, in grazia del loro grado, ricevere un trattamento speciale. Nicolosi, costruito in gran paite con lava nerastre* I sempre avuto una tinta particolare di tristezza e di Ultimi giorni dell' truffane. 145 linconia: immagini quindi il lettore quale aspetto fune- reo dovesse presentare in quel giorno cosi abbandonato e cosi mal ridotto. Io non avevo provato una impressione tanto dolorosa, neppure quando per la prima volta visitai le rovine di Pompei.— Le case dirute ma ben decorali; ìiitertianience , le colonne maestose de! loro e di altri pubblici edifici monumentali, il paesaggio del Vesuvio, l' azzurro e ridente golfo di Napoli e le numerose co- mitive di visitatori che s'incontrano ad ogni passo, mitigano la desolazione e lo squallore della singolare necropoli. Il viaggiatore clic è già abituato a contem- plare le rovine di civiltà sparite, die ha veduto le reli- quie dell'Eterna città ed i monumenti del mondo Ro- mano ridotti in frantumi, dimentica facilmente a Pom- pei quale catastrofe si compisse ivi 18 secoli fa, e non prova altro interesse che di vedere le cose notevoli di quella città fossilizzata. Ma in Nicolosi nessun ricordo di perduta grandezza, nessuna cosa che ecciti la curiosità e che desti l'inte- resse, nulla, proprio nulla , che distragga l' attenzione del visitatore. Le case non distrutte, eppure abbando- nate del tutto , i! cielo plumbleo e cupo sotto la fitta pioggia di arena, l'aria resa irrespirabile dall'afoso ca- lore di giugno e, tutto intorno, uno squallore indescri- vibile , P assenza completa di ogni essere umano , la solitudine più assoluta, sono unte circostanze che con- ducono il pensiero e lo inchiodano là, a! dramma vici- i 4 « SuW eruzione dell' Etna del 1SS6. no, alla rovina che pare inevitabile, alle miserande sue conseguenze, a tutto il popolo che dai paesi circonvicini ha tempo dì valutare l' immensità della catastrofe che dovrà annichilirlo. Dalla sommità dei Monti Rossi osservo tutto il cam- po dell'eruzione. L'attività dei crateri pare si mantenga nelle stesse condizioni del giorno precedente : però, lo sgorgo delle lave alimentando contemporaneamente pa- recchi bracci, I' avanzamento delle testate risulta molto lento. —In quel momento si espandevano Ì bracci occi- dentali diretti a Borrello, l'orientale sulla dagnla di Ca- mercia e il braccio che minacciava Nicolosi: tutti gli altri parevano inattivi. Però la velociti dell'espansione era rassicurante, perchè lentissima dovunque. Infatti il braccio più minaccioso per Nicolosi, cioè quello che lambiva Ì Monti Rossi, dal mezzogiorno del martedì fino alle io a. m. di venerdì, vale a dire, in quasi tre giorni, si era avanzato di soli 270 metri, percorrendo m. 150 nelle prime 24 ore, m. 100 nelle successive e metri 20 nel terzo giorno; e dal mattino trovavasi fer- mo a 330 metri dalla prima casa dello abitato, mentre si espandeva un' altra diramazione più larga e più po- derosa, ma fortunatamente più distante dal paese. Venerdì 4 Giugno. Sarebbe stato giudizio prematuro l'asserire che ogni pericolo d'investimento per Nicolosi Ultimi giorni deWeruxiùHt. '47 fosse cessato; però 1.1 diminuzione nello sgorgo delle lave , il conseguente espandersi lento delle colate e la relativa poca attività dei crateri erano ìndizii non dub- bìi che il termine dell'eruzione doveva essere vicino. Pertanto , dato incarico al signor Tempio di recarsi m mia fece a Nicolosi per esaminare il progresso del- le correnti, nelle prime ore del mattino mi diressi di nuovo verso i crateri insieme alla guida Zammataro. Giunsi alla casa dei Cervi proprio allo spuntare del so- le e, per profittare delle ore fresche del mattino, sceso da cavallo continuai ad andare avanti senza fermarmi — Dopo aver fatto raccolta di alcuni esemplari di bombe e di scorie, passai a ponente del nuovo monte e mi accostai di nuovo al gruppo delle bocche di fuoco. In generale l'intensità di tutti i fenomeni eruttivi era notevolmente diminuita nelle ultime 48 ore. Il cratere principale dava pochissimo fumo nero : ma dalle varie bocche poste sul dorso del monte e da varie fenditure continuava a venir fuori una grande quantità di fumo bianco. Delle bocche di fuoco, due emettevano vapori bianchi e una sola, la più vicina al monte, continuava a dare lave fluenti; ma in minore quantità che nel giorno 2. Il torrente, infatti, crasi ridotto ad avere una larghez- a di cinque ad otto metri. Riparandomi col parasole dalla scottante irradiazione del calore, mi avvicinai ai crateri meno attivi , fino ad :ciarmi nell'interno delle bocche che nel fondo era- Stili' eruzione deli' Etna del 1SS6. no ancora incandescenti : ma mi riuscì impossibile po- ter fare altrettanto nel cratere più attivo , dove avrei voluto rivedere le fiamme, perchè la intensitA dei calore e l'emanazione di acido solforoso, me ne tenevano lon- tano di una diecina di metri. Seguendo la linea dei cra- teri mi diressi poi, verso Monte Grosso dove argomentavo veder tracce della squamatura della montagna. Una enor- me quantità dì arena, però, aveva coperto la spaccatura e disperavo già di scoprirne le vestigia, quando, arri- vato ai piedi di Monte Grosso dal lato di nord-est, rin- venni i margini della frattura che me la presentarono evidentissima. Lo squarcio doveva essere stato molto ampio ed an- teriore alla sera del 19, perchè, come mi avevano as- serito quella stessa sera due montanari, il Monte Grosso sul quale allora eravamo, trova vasi addirittura spaccato. Non riuscii a vedere il fondo della frattura, essendo stato riempito dai lapilli e dalla rena: ma potei osser- vare i due orli che, per più di cento metri , cioè per tutto il fianco del monte, si mantenevano alla distanza di io a 15 metri. Scopo principale della mia gita era quello di prende- re da Monte Grosso, e precisamente dallo stesso punto da cui aveva preso il panorama dell'eruzione la sera del 19, la veduta del nuovo cono ad eruzione gii termi- nata. ■ - \[ mio scopo fu perfettamente raggiunto, perchè riuscì a trovare la stessa pianta di ginestra sulla quale mi era appoggiato quella sera, e di la potei riprendere lo schizzo del nuovo panorama. Dichiaro, e gli schizzi lo dimostrano, che non ho mai studiato disegno di paese : ciò dovrebbe meritarmi l' indulgenza del lettore per la poco felice rappresenta- zione grafica dei due panorami; ma mancandone altri, io ho creduto che la pubblicazione, imperfetta quanto si voglia, dei due schizzi possa avere un certo valore, rappresentando essi 1' alfa e V omega dì questa impor- tantissima eruzione. Gli schizzi, è vero, avrebbero po- tuto essere nffìdati a mano esperta ; ma per amore di verità ho preferito farli riprodurre in zincotlpia con un processo fotografico , perchè abbiano almeno il merito della esattezza. Il primo schizzo, che e una copia della tav. IV, 6 il panorama dell'eruzione quale mi si presentò alla ore 7 p, m. del 19, cioè ì6 ore dopo l'esplosione. Era l'ora de! crepuscolo avanzato epperò nel quadro si vede il con- trasto tra la luce del giorno morente ed il bagliore del- l' incendio dell' Etna, complesso di luce che permette di vedere nello stesso tempo, come sfondo del paesaggio, la montagna, e sul davanti l'eruzione dei crateri. Il secondo schizzo, invece , è stato preso alle ore 7 a. m. del giorno 4 quando il nuovo monte era già for- mato del tutto, e dava le ultime manifestazioni di una attiviti morente. t;o Stili' truffo»* fieli' Etna del iÈ8è. Fig. )." — t crateri visti da M. Grosso la s:ra del 19 Maggio. Fig. 4. 1 — 1 criteri visti da M. Grosso il mattino del 4 Giugno. Ulti» '5* Disce i ài Mantt Grosso, invece di ritornare per 1 dì completine la ricognizione < slessa strada, pensai di con campo delle nuove lave percorrendo il la della corrente. Per fi re ciò fui costretto a seguire il sentiero che Costeggia Monte Concilio, Matite Rinati e Monte S. Leo e trovandosi interrotta la via etnea, continuare il cam mino lungo l.i via di Monte Segreta per passare poi sud dei Monti Rossi e giungere a Pedara dalla rotabi 1 di Nicotosi. La gita nel complesso fu molto faticosa; però non me ne dolgo perche così riusci non solo ad avere un' idea esatta di tutta la regione occupata dal nuovo banco di lave, ma anche a rettificarne il contorno che i miei col- leghi ed io avevamo curato di tracciare, giorno per gior- no, sulla carta topografica Etnea. Fui lieto, pertanto, di constatare che lo avanzameni delle testate erasi, nelle ultime 24 ore, ridotto affatto insignificante. — Tutti i bracci potevano dirsi fermi, com- preso anche quello dei Monti Rossi; soltanto erasi avan- zata, ma di soli quattro metri, una diramazione parti- tasi da questo braccio il giorno precedente, a 700 tri di distanza dalla prima casa dell' abitato, eo ; ne ea dì )1- ior- :nto atto om- „ v an- darti- 1 me- Nel corso di questa giornata , una seconda comitiva di curiosi riusciva ad ascendere il nuovo monte. La co- mitiva era composta di quattro proprìetaf" IJ2 Sul!' eruzione dell' Etna del iSSé. ed era guidata dall'egregio Dottor Reitano : mi riuscì quindi facile avere il racconto particolareggiato della loro gita e di conseguenza confermarmi nel mio giudi- zio, che il periodo di vera attiviti eruttiva doveva con- siderarsi come finito. Sabato 5 Giugno. — Alle ore 6 del mattino mi trova- va gìl sul fronte delle lave ad ovest dei Monti Rossi. Compiendosi con questa giornata il mìo turno di ser- vizio, irattavasi di decidere se oramai non fosse il ca- so di porre fine a tutto il servizio delle osservazioni locali. Pertanto spintomi fino al Piano di Lisi incomin- ciai a visitare gli estremi dei bracci occidentali e di poi le diramazioni comprese tra la corrente ad est degli Alta- relli e la lingua più progredita del braccio dei Monti Rossi. Il risultato di questa ispezione non avrebbe potuto es- sere più rassicurante. Alcuni rami erano fermi da pa- recchi giorni: il più minaccioso per Nicolosi da due gior- ni: e quello che avea conservato più a lungo la propria attività era affatto inerte da circa 30 ore. Qua e là ve- devansì un po' dappertutto, venire fuori vapori bianchì: ma tali emanazioni, nò pel modo di presentarsi, neper la loro scarsa quantità, avrebbero potuto essere confuse coi fumi caretterìstici delle lave in moto. — Decisamente ogni pericolo d'investimento per Nicolosi pareva scongiu- rato e P eruzione sembrava oramai entrata nel periodo di attività stromboliana. Ultimi glomì itti crucio ■53 Rientrato verso le io a Pedata 1.1 trovai festante. La ' allegrezza dei poveri profughi crasi comunicata a tutti gli abitanti ed argomento d' ogni conversazione era il prossimo ritorno a Nicolosi.— Sette giorni di lontanan- za dalle loto case , dalle occupazioni giornaliere e da! lavoro, erano sembrati a tutti gli emigrati una eterniti di esìlio e di agonia. È ben vero che, a spese dei Mu- nicìpìi di Catania, di Pcdara, di Mascalucia, di Acì Rea- le e di altri paesi dell'Etna, venivano distribuiti giornal- mente a ciascun profugo povero che ne facesse richie- sta pane e qualche piccolo sussidio in danaro; ma chi conosce quanto costi alle persone abituate a vivere del proprio lavoro l'accettare soccorsi a titolo di carità, può comprendere come anche Ì beneficati sospirassero I* ora di ritornare al loro paese e come ogni pensiero, ogni loro speranza , fosse rivolta ad affrettare il desiderato momento della partenza. Telegrafando all'Ili. 1110 sig. Sindaco le condizioni dav- vero migliorate dell' eruzione, mi permettevo consiglia- re di sospendere 1' invìo dell' ingegnere che avrebbe dovuto sostituirmi in quel servizio dì osservazioni, or- mai divenuto senza scopo; ed in attesa di una risposta che mi facilitasse a lasciare Pedara , mi ritirai a casa per prepararmi alla partenza. Ma vi ero giunto appena, quando ad un tratto, pre- ceduto da un rombo prolungato ed indefinìbile, un ino- 154 Stili* eruzione dell' Etna del iSSé. vimento di suolo fece tremare ogni cosa a me d' intor- no e, prima ancora che questo finisse, un urto maggio- re tornò a scuotere coti un movimento ondulatorio tutta la casa e con tale violenza e così lungamente che an- ch' io mi precipitai fuori spaventato. — Eppure non era nuovo ai terremoti: dalla notte del 18 fino allora, in casa ed in aperta campagna, di notte e di giorno, tro- vandomi lontano o essendo vicino ai crateri, avevo av- vertito più di un centinajo di terremoti d' ogni sorta e d'ogni forza: — Però non avevo provato mai, come que- sta volta, un'impressione così strana, un malessere fisico come di mal di mare , un certo qual senso di preoc- cupazione, quasi di paura, per me nuovo affatto. Altri terremoti parziali e meno intensi erano già stati avvertiti iti varie località della regione etnea nei giorni precedenti: fra i molti meritano di essere ricordati quelli verificatisi a Zafferani nei giorni 29 e 30 di maggio: a Rnndazzo e a Giarre nel 31: a Paterno nel 1. giugno, a Biancavìlla nel giorno 4. Ma nessuno di tutti questi era stato cosi violento come il terremoto del giorno 5. La scossa, ondulatorio-sussultoria , fu intesa alle ore 12, IJ contemporaneamente in tutta la regione Etnea : hi generale presentò da 1 a 6 gradi d'intensità: però nella parte orientale raggiunse gli 8 gradi d' intensità, sicché nel territorio tra Zafferana , Fieri , Mangano e Giarre, crollarono moltissime case coloniche e molti Ultimi gionti Jtlt cr*&*t. I J ( muri campestri: fortunatamente senza produrre conse- guenze funeste. Oramai l'eruzione poteva dirsi .il suo termine; senza questo sarebbe mancato il terremoto finale, il fenonWOO dinamico violento clic, secondo il tipo direi quasi clas- sico, serve di suggello a tutte le importami eruzioni dell' Etna. Fine dell' eruzione. — Se e iacile cosa determinare il principio d'una eruzione, quando specialmente avviene in seguito a squarciatura d'un fianco del vulcano, riesce invece quasi impossibile determinarne con precisione 1.1 fine. E ciò è naturale: ii principio è annunziato da una esplosione violenta, e dall'altre manifestazioni del paros- sismo dinamico, mentre la fine è data dal graduale af- fievolimento dell' attiviti eruttiva , la quale diminuisce d* intensità a poco a poco, e non si spegne che dopo lunghissimo tempo, cioè dopo quel tal perìodo che per analogia a quanto succede nello Stromboli li thi.nn.i periodo di attività stromboliana. Nell'ultima eruzione ìl progresso sensibile delle lave pare si sia arrestato nella notte del 4 giugno : però lo sgorgo della materia fluente durò ancora per qualche altro giorno, ma in quantità relativamente piccola. Questo tatto si poteva argomentare andic da lontano guardando con un buon cannocchiale i crateri e l.t uh. r s « SuW en$QÓne dell' Etna del tSSé. sa dei fumi bianchi che tic veniva fuori ; ma ciò ebbe anche la sanzione ufficiale ne! seguente documento, che integralmente trascrivo : Verbale dilla Commistione nominala dui Sig. l'ref/llo della Provincia di Catania con Decreto del 5 giugno corrente per riferire sulla sop- pressione del cordone militare di Nicolosì. asti il giorno sette di giugno i ni», e precisamente in casi del Professor Silvestri , si è rii sopradetta Commissione composta dei Signori: 1. Silvestri Orazio professore di Fisici terrestre e geologi R. Università di Catania. 2. Gerosa Antonio Ingegnere Capo del Genio Civile. 3. Conti Cesare Ingegnere Cnpo del Distretto minerario di Sicilia'. 4. Fiehera Filadello, Vice Direttore dell'Ufficio tecnico Comunale di Catania. La Commissione ha cominciato i suoi studi riferendo al Prof. Silvestri, il quale era assente per motivi di salute , i risultali delle osservazioni fatte ieri sul luogo. Dalle dette osservazioni risulta. 1. Che l'attività del nuovo cratere e quasi cessata; salvo le or- dinarie emanazioni di vapori provenienti dal raffreddamento del ma- teriale accumulato e dai fumaiuoli propri della lava. a. Cile delle bocche di sgorgo delia lava, una solamente, bassa, presentava un residuo di attività, e determinava un rivo d lava della larghezza di non più di ; metri coperto di scorie gali cg gianti, che avanzavano con una velocità di 1} metri ali" 01 dove nei primi giorni dell'eruzione, un largo fiume di lava va con la velocità di circa 50 metri al 1'. * j. Che il piccolo sgorgo di lava, di cui sopra e parola, 1 i: .r,. ,-.^ AT«^ I >l SUO «Ceral o fa pK»0 r KKMtBM K£ÌO«C Gmi J*J ., ve si vedevano ì fan! caratteristici ietta Uva Avente. d. Che le colile £ Uva 'a uno il poirottro erano fri**, presa quella ebe nmaccìara Nicolas*; «u la tcmpetatuia In «km punti di esse era tale, di dover ritenere ebe U muti Dell' Imw non fosse ancora con sol «dia. Su queste coasiauilooi e » altre notizie cafhUtt stri, la Commissione lia aperto La disc»»*!.'::, ti Ih nnitili M I. E vero the nella storia delie mutali ■ ■ pi di quelle che dopo essere rimaste sopite r i tMtrVlUl ,i, ,.,„!,, giorni ed anche dì qualche sci; ha Inupttttttm le vigore, ricominciando la deiezione della l.ivj; ina ip .-mi i ... m non sono frequenti, e si trovano in enitioni MiiTipam' dopo Imi. periodi di ij, io o più anni di riposo del vulcano: e quello e il caso della recente eruzione, che e succeduti (Ut pCOUltlm lamente dopo j anni. Tale fatto ha dovuto certamente avere una grand* iltfttJMII farla cessare presto, malgrado la sua bassa posizione l,ivoi, v ,,l, una lunga durata. II. Che se poi si volesse, per ipotesi, allumitele la possibilità di qualche recrudescenza, come seconda fase della eruzione ora quali spenta; la lava nuova dovrebbe trovare il suo facile e naturale adi- to allo esterno dalle bocche teste aperte o da altre crepature dvl suolo esistenti in loro vicinanza nello stesi" apparecchio eruttivo. Ammesso ciò, qualora la lava nuova per le cambiate condizioni to- pografiche dei luoghi, non prendesse, come è probabile, a percor- rere nuovi cammini, ma si mantenesse nella direzione della primi- tiva; dovrebbe scorrere sulla grande colata di lava appartenente al primo periodo eruttivo. In conseguenza, prima che la noov» lava potesse tornare i minacciare Nieolosì. avrebbe troppa strida ila re per poterne temere una pericolosa m«a»iooc. Oltre a itti ' i.'in- : t Sttll' mtiìonc dell' Etna del rSS6. Scfle ammettere che possa uscire un gran volume di lava, a si- militudine del precedente, quando si pensi che in un secondo pe- riodo ddl.i medesima eruzione non possono presumibilmente esser- vi più disponibili nù la fona, né la materia, come nel primo pe- rìodo di tm parossismo eruttivo. III. Non ostante le considerazioni precedenti, la Commissione dà importine al fatto che esce tuttora qualche piccola quantità dì la- va dalla bocca superiormente contemplata, la quale conserva ancora un residuo di azione; e che la lava affluisce verso la regione Guar- diola ove un ulteriore accumulo potrebbe dar luogo alla eventualità di qualche piccolo movimento che si potrebbe anche propagare sul braccio più prossimo a Nicolosi, dove è slato constatato che la lava non e ancora pienamente consolidata. Ciò premesso, la Commissione è di parere unanime che si soppri- ma il cordone militare, a suo tempo saggiaminte disposto e (inora mantenuto, attorno Nicolosi; tuttavia, dando importanza alla con si- derazione N. Ili crede opportuno che ciò si faccia aspettando altri due giorni feioè aspettando fino a tutto il giorno 9 corrente) sem- prechè in questo periodo non si sperimenti alcun apprezzabile mo- vimento nella fronte di lava prossima a Nicolosi— La Commissio- ne: Prof. Orazio Silvestri — log, Antonino Gerosa — Ing. Cesare COnd— Ittg. Filadelfo Fichera. Ritorno a Nicolosi. — Non essendosi manifestata nei due giorni successivi alcuna recrudescenza d' attività eruttiva, anzi essendosi questa assopita quasi del tutto, fu ordinata la soppressione del cordone militare e per- messo il rimpatrio ai profughi. In grazia delle disposizioni date dalle Autoriti, il ritorno effettivo sì verificò alla spicciolata e col mas- Ultimi giani dell' tru&nt. •59 io ordine nei giorni IO, I! e 12. Però fu il 13, do- menica di Pentecoste e giorno sacra al padrono del paese, S. Antonio di Padova, ch'ebbe luogo il ritorno, dirò così, ufficiale. Questo ritorno, com'era da aspettarsi, ebbe il cant- iere di una festa religiosa e, come nella partenza, consi- stette essenzialmente nel trasporto delle statue dei Santi. La processione mosse da Pedara alle ore 4 delta Mrt, Precedeva Monsignor 1* Arcivescovo col Sindaco di Ni* colosi , poi il clero di tutti i paesi circonvicini, poi ì sacri simulacri, infine un' enorme folla dì popolo. Giunta alla piazza di Nicolosi, tra il suono ,1 festa delle cam- pane e lo sparo dei mortaretti, la processione si arrestò dinanzi alla chiesa madre, dove in seguilo a commo- venti parole dell' Arcivescovo , venne cantato un Te Deuin .... di ringraziamento per lo scampato pericolo. Cosi, dopo 13 giorni di esilio, rientrava in paese la cittadinanza di Nicolosi, che, se è esatta la statìstica redatta sulle notizie dei vani Sindaci, sarebbe stata rico- verata nei paesi circonvicini nelle seguenti proporzioni: 700 in Pedara, 2jo in T recastagni, joo in Belpassn, 190 in Viagrande, 130 in S. Maria di Licodia, 30 in S. Pietro Clarenza, no in S. Giovanni la Punta, 30 in Mascal- cia e rooo altri sparsi in Catania, in altri Comuni del* 1' Etna e nelle campagne. it t i, \uir nw/ii/ìif ii'Mii' itti lutteiiino del monte ». E in verità il niuin.ilhmo unii aveva tutti i torti. Dal momento che l'hihi ii^iii Iw più un Cristofaro Colombo, né un A- uuiiiii W*piuit, nemmeno un Marco Polo qualsiasi, \- m« »;lio ewi modcMÌ . contentandosi anche di poco: m iwwu uu\ tene lontane e sconosciute dove piantar iMudvd* ««viumu \, ù: discutei* su; nome da imporre *-** <* * \%V,* OA£*. -ì* SS.. ^ N \» -, . N \ x . o : . \;o. „ ; -."irciu- :.T3nizaiinE: :*- N „.. . v xNv v' ■.:%>*; *•*■ ditf Ì3iar zht «ti ns \» óv V» .-. ^ *v» . * C —CUT --"«-- — - i IUUT!J ». x ' -v v "V --TI . ■1.^ ?_.- — ^SZTC ITU % N ti'»» ■— -• .** ri* i mezzi di viaggiare difficilissimi. Il Club Alpino dun- que scegliendo questo nome pagava opportunemente un debito dì gratitudine. Oltre fella deliberazione del 13 giugno il battesimo Monte Gemnullaro ebbe anche li sua festa ed il suo ■cordo storico, fi 22 giugno due comitive di sodi del Club Alpino, dopo aver visitato il campo dell'eruzione, sì incontravano sulla vetta del nuovo cratere, dove con gran solennità e con maggiore allegria, il presidente della Sezione, signor Barone Enrico Grimaldi di Sci - ■avalle, battezzava il neonato rompendo la tradizionale tiglia di vino spumante. A ricordo di questo fatto, co negli annali della storia Etnea, era stata traspor- rvi là e fu posta sulla cima sud del monte una grossa :pide marmorea sulla quale sta scritto : u Servii,- C/it,i- Jel C. A. I.— Monte Geiiiiiieìlaro 1SS6 ». Ciò perche esteri non abbiano a prenderà abbagli. Pei contempo- pensava I' Avv. Ursino riproducendo in fotografia simpatico gruppo dei sociì intervenuti. Ed ecco come l'eruzione del 1886, scoppiati in ino- 1 rozzo e selvaggio finiva quasi addomesticata ed inci- trìlita. Visitata dai curiosi , scorazzata dai reto/téff, de rritta per telegrafo, riprodotta in fotografia, fu perfino spettata di simulazione quando si disse finiti. Perche si credesse alla sua morte l'autorità ebbe mestieri di un certificato firmata da quattro tecnici. Eia duuauc giusto Siili' eruzione dell' Ehm del j che dopo il documento necroscopico, ci fosse il marmo della lapide: così l'ultima eruzione, non risparmia» dal- le delizie della pubblicità, dovette subire le consegnata della « monumentomania ». Decisamente anche l'Etna va modernizzandosi. 12, ■ Epilogo dell' ekuzio:ìe. Nessuna delle eruzioni recenti presentò, mai, condizioni tanto favorevoli per essere osservata e studiata da vicino, come questa del 1886. L'altitudine relativamente bassa delie bocche, la loro posizione in terreni di comodo ac- cesso, la prossimità a Catania e ad altri centri abitati, i mezzi di trasporto facili ed a buon mercato: che più, nella casa dei Cervi perfino una specie di osservatorio, proprio sul teatro dell'eruzione, erano tutte circostanze che avrebbero dovuto attrarre ed animare gli studiosi a fare un servizio di osservazioni non interrotte che avreb- be potuto riuscire dì non poco interesse per la scienza. Invece, nessuno, letteralmente nessuno, fu !à ad osser- vare ì crateri con continuiti, a notarne le varie manifesta- zioni e a determinarne le fisi, per mettere poi in relazione i fenomeni locali col vario modo di espandersi delle cor- renti di lava, sia nel loro percorso che nei fronti dì avan- zamento: cosicché, ad eruzione finita, non si hanno altri elementi che quelli pubblicati dal nostro Ufficio Tecnico nel bollettino municipale, i telegrammi al Prefetto de- Epilogo ddl'mvziont. i6s gli Ingegneri del Genio Civile e del Corpo delle Mi- niere, il bolìeitino del Club Alpino ed il dinrio, redatto con molta cura ma non pubblicato, del Dottor S tetano Reitano : cioè a dire un insieme di notizie riunite senza intendimento scientifico, senza unita di concetto, e che riguardano la sola espansione dei fremì delle colate, non V insieme ordinato dei fenomeni di tutto lo avvenimento. Da cronista coscenzioso io ho attinto notizie un po' dappertutto, ma specialmente mi sono servito delle os- servazioni fatte dai miei compagni di ufficio e di quelle fatte personalmente da me nei 14 giorni in cui mi re- cai a visitare il teatro dell' eruzione. Però, preoccupato solo dal desiderio di dire cose vere e particolareggiate, ho spinto lo zelo fino a comporre un tutto molto prolisso e nojoso parecchio, come era inevitabile dovesse riuscire il racconto ripetuto venti volte di un tatto che su per giù è avvenuto ogni giorno nelie quasi identiche circostanze. Ora, dopo 163 pagine di una minuziosa narrazione, mi pare di avere assunto I' obbligo di aggiungerne altre venti a comodo di chi voglia conoscere ì risultati del- l'eruzione senza leggerne la cronaca: epperò ho pensa- to di scrivere i tre seguenti capìtoli nei quali ho notato le notizie più importanti dell'eruzione, un cenno sui pro- dotti e sui danni di essa e qualche parola snlta carità pubblica a prò dei danneggiati poveri. 1^4 Sttll' eruzione dell' Etna del 1SS6. Terremoti. Gli studi recenti lutino messo in evidenza il f.itto che la crosta solida terrestre è per man ente niente in continuo tremito per effetto di piccoli urti dovuti cause endogene fin' ora sconosciute. Tali movimenti, perù, apprezzabilissimi col sussidio di delicati strame mi di osservazione, sfuggono affatto per la loro piccolezza ai sensi dell' uomo, il quale non suole avvertire che quei movimenti più forti, quelle scosse, cui quasi tutti i popoli civili hanno posto il no- me di terremoti. I terremoti che potrebbero definirsi a scosse della massa terrestre solida supei fidale che ci appajono cau- sare da forze naturali sconosciute provenienti dall'in- terno della terra » sono dovuti all'azione di più forze, che sono di natura analoga, ma di origine disparata. Tuttavia sono riuniti in due soli gruppi, l'uno dei ter- remoti vulcanici, l'altro dei terremoti non vulcanici. I terremoti vulcanici, che sono quelli che c'interessa- no, dipendono dallo stato del vulcano e sono in rela- zione Ìntima coli' attività di esso. Per lo più ìl loro numero e la loro intensità è in rapporto col grado di attività vulcanica ed hanno questo di speciale, che in- teressano una estensione di terreno relativamente limitata, vicina ad un centro di vulcanicita visibile o latente, e si manifestano con una violenza che va diminuendo sem- pre, mano a mano che ci si allontana dalla località mag giormente scossa. Epilogo dell' "eruzione. ih s poi Non esìste eruzione clic non sia accompagnata da ter- remoti. La massa dì vapori , portata a tensioni enormi nel focolare vulcanico, facendo pressione sulla massa Ìgnea delle lave tenta aprirsi un varco per uscirne. Ciò non avviene d' un tratto, ma iti seguito a ripetuti urti , che costituiscono i terremoti precursori dello scoppio. Indi l'eruzione si manifesta o dal sommo cratere o da un fianco del monte, in seguito alla frattura della scorza tda, e questa squarciatimi da luogo a terremoti più lenti. Una serie numerosa dì terremoti accompagna poi le varie fasi dell'eruzione : fino a die non si ab- biano i terremoti finali, quelli cioè causati dagli urti delia materia ignea, che tenta ma lia già perduta la di aprirsi l'uscita attraverso le lave clic vanno edificandosi. L'eruzione del 1886 ha avuto tutti questi terremoti, non sarebbe possibile poterne precisare il numero. andò il terreno pareva immobile a pochi chilometri distanza dai crateri, il terreno d'intorno a questi era continua convulsione: la sera del 19 e la mattina 22 sulla cima di Monte Pittìtello e sulle a sciare dei à» tutto il suolo, come abbiamo veduto, traballava len temente, mentre presso Nicolosi tutto , apparen- ente, era fermo. La mattina del 2 giugno non si ertivano tremiti neppure al piede del nuovo monte: ure, alla cima, tutto 1* orlo fremeva ad ogni emìssio^ di aria infuocata, SuW eruzione dell' Etna del iSSé. Di terremoti quindi non cenneró che i più forti, quelli sensibili a molti chilometri dai crateri. Il primo terremoto si verificò alle io, 45 del 18, cioè contemporaneo allo scoppio dell'eruzione centrale, ma fu debole e di piccola estensione. Da quel momento fino alla mezzanotte si ebbero qua e là moltissime altre scos- se di cui nessuna sorpassò il grado 3 della scala d'in- tensità. Invece, piuttosto forte fu il terremoto delle 12, 30' a. m. del 19 in coincidenza col momento della frat- tura del fianco della montagna e fu generale per tutta la regione etnea. D' allora fino al termine dell'eruzione le scosse di terremoto si ripeterono moltissime volte in un giorno, tanto che nei soli tre primi giorni 1' os- servatorio Geodinamico di Catania notò 90 scosse al- ternate con « tremito microsismico». I terremoti successivi si seguirono di poi a maggiori intervalli di tempo e con minore intensità, nel periodo jn cui lo sgorgo delle lave fu più copioso, cioè fino al 28 di maggio. Ma quando l'eruzione cominciò ad inde- bolirsi, ripresero invece nuovo vigore 1 movimenti si- smici; Ì terremoti del 29, 30 e 31 maggio e del i. e 4 di giugno furono piuttosto forti: ma il terremoto più violento fu quello delle ore 12, 15 del 5 giugno, che non oltrepassò il grado 6 d'intensità nella regione alta meridionale ed orientale dell'Etna, e raggiunse il grado 8 in alcune contrade, nelle quali come a Fieri, a Bon- giardo, a S. Venerimi, ed a Zaffarana Etnea crollarono Epilogo lidl'eruyotic. tt, varie casupole e un grandissimo numero di muri cam- pestri, e fu molto compromessa la stabilita di parecchi fabbricati. Emanazioni gassose. La quantità dei prodotti gassosi emessa durante il parossismo di un'eruzione e nel suc- cessivo periodo di attiviti eruttiva è addirittura enorme. Secondo il Saint-Claire Deville, essa sarebbe costituita nella quasi totaliti di vapore acquoso : di quel vapore la cui potentissima tensione sarebbe causa efficiente di ogni eruzione. Questi vapori si trovano commisti, come abbiam ve- duto, nella massa liquida delle lave ; sgorgano quindi con esse. Vengono fuori , altresì, per molto tempo ed in grande abbondanza, dai vari crateri e dai crepacci do- poché 1' eruzione pare assopita. Ma è principalmente nel periodo dì vera attiviti eruttiva che si sviluppano in quantiti colossale , ora dando luogo a vere esplosioni che lanciano a prodigiose altezze lave e scorie vulcani- che , ora sprigionandosi con continuiti sotto forma di fumo e spandendo per gran tratto di paese lapilli ed arcue. Il Fouquì, studiando ì fenomeni dell'eruzione dell'Etna del 1865, sarebbe riuscito e valutare la massa liquida corrispondente alla quantiti media di vapori emessa a ciascuna detonazione: l'avrebbe trovata di 60 metri cubi. Neil' ultima eruzione non fu fatta in proposito alcu- Siti? erttiiom dell' Etna del iSÉé. na esperienza : non potrei quindi riportare alcun dato di bitta. £ certo però che la quantità delle masse gas- sose ha dovuto essere gigantesca, a giudicare della enor- me quantità di lave fuse e principalmente di detriti- Eruzione di materiale disaggregato. Come abbiamo veduto nel 5 paragrafo, i prodotti solidi disaggregati di una eruzione altro non sono che frammenti di lava staccati nell' intorno del focolare dall' impeto dei vapo- ri d" acqua e slanciati fuori a grande altezza, sotto va- rie forme ed in diverso stato di divisione meccanica. L'eruzione di questo materiale suole precedere , ac- compagnare e seguire la eruzione delle lave liquide ed avere perciò una durata complessiva maggiore di quel?) dello sgorgo delle lave. Conseguenza , entrambe , della enorme tensione dei vapori rinchiusi nel locolarc vulca- nico, differiscono in questo, che il materiale liquido per uscire richiede un maggiore sforzo, mentre i lapilli, le arene e le ceneri, che nel loro complesso costituiscono forse il più abbondante contributo, possono più facil- mente essere innalzate e diffuse collo sprigionarsi dei vapori, e perciò anche quando si ritiene che un'eruzione sia terminata. Questa volta 1' eruzione di materiale solido precesse T uscita delle lave di circa 16 ore: ebbe principio alle 11. a. m. del giorno iS, coli' eruzione centrale e con- tinuò si protrasse oltre al 15 di giugno. Per i primi Epilogo dell'eruzione. t(?9 cinque giorni, spirando venti di levante, le arene turono diffuse in grande abbondanza su tutta la regione occi- dentale di Sicilia fino a Pantelleria: nei giorni succes- sivi, invece, prevalendo i venti del $" e 4 quadrante, furono sparse sulla parte orientale e meridionale del- l' Ìsola, fino in Calabria ed a Malta. La regione sulla quale si estesero le piogge di are- na è, come si vede, grandissima, certamente assai mag- giore di tutta la estensione della Sicilia, che pure è di 29241 chilometri quadrati; ammettendo tuttavia che sia stato di soli 40000 km. q. e che lo strato « medio » del- la pioggia non abbia sorpassato il mezzo millimetro, la quantità totale dell' arena avrebbe raggiunto ì 20 mi- lioni dì m. e. E poiché la durata di tutta 1' eruzione di questo materiale pulvirulento fu di 27 giorni , ne ri- sulta che l'emissione unitaria « media » fu di circa 9 m. e. al minuto secondo. Però, 1' eruzione non diede, dì materiale disaggrega- to, arena soltanto: vicino ai crateri caddero, ed in ab- bondanza , lapilli , scorie , frammenti di lava e bombe che coprirono le adiacenze delle bocche per un raggio di circa un chilometro e per lo spessore a medio » di oltre un metro, e formarono attorno ad esse il nuovo cono avventizio. Questo materiale, a differenza dell'arena, fu lanciato fuori nel solo periodo oi grande attività, anzi nel pa- i?o Sitll' eruzione dell' Etna del iS$6. rossismo eruttivo, vale a dire nei nove giorni compre- si dal 19 al 27 maggio. E poiché il volume totale del materiale che copri le adiacenze e formò la massa dì Monte Gemmeìlaro è, come vedremo, dì circa 17 milioni di m. e. si rileva che l'emissione unitaria media non sa- rrebbe stata minore di 21 metri cubi al minuto secondo. Eruzione dì lave fluide. L'eruzione del 1883 dopo tre giorni di parossismo dinamico, impiegato alla formazio- ne di un immane impianto eruttivo , si chiuse inaspet- tatamente senza nemmeno aver dato nascimento ad una vera corrente di lava. L' eruzione di questo maggio , invece, quasiché abbia usufruito della squarciatura aper- ta tre anni prima , mauifestossi senza fenomeni geodi- namici proporzionati alla sua importanza, ma cominciò a vomitare un copioso torrente di lave fuse fino dalle prime ore, ed in 20 giorni di durata diede tale tributo di materiale che ne rimasero seppelliti oltre a 450 et- tare di terreno. La gii lamentata mancanza di continuate osservazioni locali non mi consente di dare sul progredire delle la- ve quelle notizie particolareggiate e precise che merite- rebbe 1' argomento. Però, per quanto ho potuto, ho pro- curato di supplirvi istituendo alcuni calcoli in base agli scarsi dati di fatto di cui mi riuscì venire in possesso, e da tali calcoli sono arrivato a risultati che credo deb- bano riuscire di un certo interesse pel lettore , non Epilogo dell' ertilo 171 ostante abbiano 1' apparenza d' ipotetiche asserzioni. Mi riuscirebbe assai lungo spiegare o , come dicono i matematici , discutere ì dati non tutti ricavati da os- servazioni dirette, e Ì processi coi quali sono giunto ad avere ì singoli risultati: mi limito perciò a dire che il loro complesso e una conseguenza dei calcoli istituiti sulla quantità di lave che , secondo la cronaca giorna- liera, sarebbe venuta fuori nei singoli periodi di attivi- tà. Le superficie dei terreni occupati nel i°, nel 3 , nel 4°, nel 5 , nel 7 giorno ed alla fine dell'eruzione sono state misurate sulle piante delle colate di lave, giornal- mente disegnate dai miei compagni e da me sulla car- ta topografica dell' Etna, e lo spessore delle correnti e stato determinato in base alle note prese sul posto giorno per giorno e poi discusse e concordate. Pertan- to , gli spessori medii delle varie correnti nei diversi giorni sono generalmente risultati inferiori a io metri: quello medio totale di 12 metri. La durata complessiva dello sgorgo delle lave si può considerare sia stata di 21 giorni, cioè, dal 19 maggio all' S di giugno: per i primi nove giorni lo sgorgo fu abbondantissimo, per i 12 rimanenti quasi insignifican- te ; basti dire che in questo secodo periodo , quantun- que più lungo, la quantità di lave venute fuori non rag- giunse la decima parte di quella del primo periodo. Nel giorno 19, prevalendo ì fenomeni esplosivi , lo 1?2 Stili' eruzione dell' Etna del iS$6. sgorgo della materia fluida fu piuttosto debole : crebbi nei due giorni seguenti: crebbe dippiù nei successivi tre giorni e raggiunse il maximum nei tre giorni ultimi del periodo di grande attiviti. Dal io" giorno in poi andò con varie alternative diminuendo sempre più, a che non si estinse del tutto ne) giorno 8. Le conseguenze di questa varia attività ed intensità dì erogazione , si vedono nel seguente specchietto ho redatto in base ai sopracennatì calcoli. DATE DELLE GIORNATE !J-- QUANTITÀ [ii LAVE SGORGATE nel periodo per giorno per 1" . metri cubi metri cubi ,„. obi 19 maggio . . . » 2 000000 1 eoo 000 aj, 14S 10 e 21 ... . 2 7 000000 3 jooooo 40,509 22, 23, 24 . . . J 18 000000 6 000000 69,444 15. **. 27 . . . 4 21 000000 7000000 79,018 dal 19 al 27. . . 9 48000000 s uìbj 61,718 dal 28 all'8 giugno 12 6 000000 500000 S.78I Chi non è abituato alla lettura dì libri popolari di scienza e di statistica vedendo questo specchietto sorri- derà, ne son certo, coli' aria dello scettico più convinto. Epilogo dell' eruzione. 173 Costui , che non arriverebbe mai a comprendere i dati che sì riferiscono alla enorme divisibilità del tempo e della materia, al calcolo del movimento planetario , a certe prodigiose velociti di trasmissione, ed in generale a tutte quelle quantità che non si possono misurare direttamente coli' orologio , col metro e colla bilancia, non potrà mai prendere sul serio l'asserzione che nei primi nove giorni lo sgorgo delle lave diede in media circa 62 metri cubi di lave fluide ai secondo. Eppure, se ci sarebbe da dubitare sulla determinazione dello sgorgo delle lave nei varii periodi, il calcolo che mi ha dato I' erogazione unitaria media nel periodo di grande at- tività e meritevole invece di piena fede, essendo pog- giato sopra diiti di fatto di facile accertamento. Ora, una portata media di 62 metri cubi dì lave li- quide al minuto secondo costituisce già un vero fiume di fuoco. Ove avesse la stessa fluidità dell'acqua e sì muovesse colla velociti media di molti grandi fiumi, cioè di un metro al minuto secondo, per contenere tale portata ci vorrebbe un canale largo quasi 20 metri, Tale fiume , immesso nella nostra via Stesicoro-Etnea e correndo sempre colla velocità media di 80 cent, al 1", arriverebbe all' altezza del primo piano delle case; e do- vrebbe continuare a fluire cosi per nove giorni: potrebbe riempire tre volte di seguito il lago di Lentinì fino al pelo d'acqua medio, e quattro volte il nuovo porto di Catania che ha profondità maggiori di 20 metri. '74 Sull' eruzione dell' Etna del 1SS6. Eppure tutto questo mare di fuoco liquido sparso ugualmente sulla superficie dell* Etna non ne innalze- rebbe il livello che di soli 3 centimetri e mezzo ! Co- sicché, tenuto conto anche del materiale lavico disag- gregato, per fare l'attuale massa vulcanica dell'Etna non ci vorrebbero meno dì 89 jo eruzioni, in prodotto, uguali 1 q lesti. Quanto alla velocità delle correnti dell' ultima eru- zione , le osservazioni fatte direttamente sono molto scarse. Una sola fu fatta vicino ai crateri a 250 metri e diede metri 300 nel filone e metri 180 alle sponde ( ved. pag. 127 ): le altre riguardano V avanzamento delle sole testate dei banchi di lave e furono diversis- sime. Nel 1. giorno la velocità media fu di 83 metri all'ora; nei giorni successivi le velocità massime misu- rate presso Monti Socilla , in contrada S. Leo , presso Munte Fusarj e lungo i Monti Rassi, furono di 50 metri; mentre la velocità media giornaliera nei primi sei gior- ni fu di un chilometro ogni 24 ore. 13.— CRATERI E PRODOTTI VCLCA.MCI DEI. 1886. Apparecchio eruttivo. La massa subaerea dell'Etna è UHlhuita, come abbiam veduto, di strati alternati di la- ve compatte e di lave disaggregate commiste ad are- ne- Scgoe da ciò che la rottura det fianchi del Monte Crateri e prodoni vulcanici. '75 sotto 1' azione di ripetuti urti endogeni da luogo a par- ziali dislocamenti degli strati superficiali, che modificano e complicano l'andamento degli orli della squarci atura. Ciò non ostante, lo spacco prodotto dalla conflagrazione del 19 Maggio non offre nulla dì complicato, anzi mes- so al paragone colle immani fratture colle quali ebbero nascimento altre eruzioni laterali e specialmente quelle più recenti, si presenta con una disposizione molto semplice e con dimensioni relativamente assai modeste. Infatti, per quanto sia diffìcile il pronunziarsi con si- curezza sopra un fatto le cui tracce potrebbero essere scomparse sotto un alto strato di lapilli e di arene, io credo potere asserire che la fenditura verificatasi tra le o timpe dei cervi » e Monte Grosso, fu limitata a nord dal parallelo che passa pei crateri di Monte Capriolo e 1 Monte Sailo del Cane, ed a sud dalla cima orientale di Monte Grosso. Ciò apparisce anche ora ed è dimo- strato tanto dalla disposizione delle bocche di dejezione e delle bocche di fuoco , quanto dagli avvallamenti del nuovo Monte Geinmeìlaro e dalla spaccatura del fianco nord-ovest di Monte Grosso. Quello che è difficile ad affermare si è se la squama- lira si limitò realmente fino alia cima di Monte Grosso oppure andò a riunirsi in modo latente con la fendi- tura della eruzione del 1 8S3 , come farebbero supporre 1' orientamento delle due fenditure, l'ima all'altra con- secutiva e sullo stesso prolungamento, e la circostanza ij6 Siili' cru-ionc dell' Etna del 1SS6. che l'ultima conflagrazione avvenne senza fenomeni geo- dinamici corrispondenti all' importanza dell' eruzione : quasiché non ci sia stato bisogno di nuova frattura, sia stato utilizzato lo spacco dell' eruzione precedente. La lunghezza della fenditura , se vero il primo caso, sarebbe tutt' al più di 1200 metri: sarebbe invece di oltre 4 chilometri nel secondo : perù anche in questo secondo caso la porzione di frattura su cui si manifestò direttamente l'attiviti eruttiva non raggiunse ì 700 me- tri: lunghezza davvero piccolissima se si pone al con- fronto delle enormi spaccature prodotte dalle più portami eruzioni di questo secolo. L'andamento longitudinale della frattura è da nord a sud, però non in linea retta; perchè quasi .1 meta la linea fa un angolo, dirigendosi verso ovest. Il primo tratto, lungo quasi eoo metri, è orientato perfettamente da nord a sud ed è determinato dalla retta che partendo dalla Montagnola passa pel piede di Monte Grosso e ta- glia la sella dei Monti Rossi; l'altro tratto, lungo altri 600 metri, fa col prolungamento del primo un angolo di circa 8° verso ovest ad incontrare il vertice occiden- tale dì Monte Grosso dove la spaccatura apparentemente si arresta. É lungo questa linea che vennero a formarsi fin dal primo momento le bocche eruttive, le quali parecchie volte di seguito andarono modificandosi o spostandosi, dando luogo alle diverse trasformazioni della montuosi- tà craterigena: ma si mantennero in piccolo numero e quasi sempre allineate lungo la squarciatura; di guisa che nel complesso, a differenza di quanto avvenne nelle eruzioni del 1843, del 1852, dei 1865 , del 1874, del 1879 e del 1883, nelle quali si ebbero un numero gran- dissimo di bocche che lasciarono un complicato grup- po di coni avventili], in questa eruzione non si formò che un solo monte piuttosto regolare ed alto e quattro piccoli coni intorno alle bocche di fuoco. Dopo quanto ho detto nei paragrafi 4, 6 e 7 sarebbe superfluo eh' io ritornassi a discorrere della graduale tra- sformazione subita dal gruppo dei crateri, specialmente nei primi giorni dell' eruzione ; mi limito quindi a de- scrivere come si presenti adesso lutto l'apparecchio erut- tivo. A tal uopo nella pagina qui appresso riproduco lo schizzo dt Monte Gemmellaro preso alle 11 a. m. del 2 giugno da Monte Piattello e la pianta topografica, dise- gnata nella scala da 1 a 10000 sullo schizzo e sulle mi- sure prese nei giorni 2 e 4 di giugno e 12 di luglio. Monte Gemmellaro. Il « cratere di defezione » pro- priamente detto, o Monte Gemmellaro, ha la forma co- nica comune a quasi tutti i monti parassiti dell'Etna. Formatosi sopra una base ellittica , avente il suo mag- ITI SiilV eruzione dell'Etna del 1SS6. ■7" IH 'V;' F'g-: ;.— Monte Gemtuellaro vi sto da Monte I 'frìttilo ?^É^ B^i WWmBm PwH* SkV* Sii:,;, . ,^«^$»PjP ìsk|§£sP^Ì sp 7^zMb& fessi* ^KS**« IBIS* uè? F* (V-Tnpoyr.ifn - : K.GC1 ,,. n.ll., ^.ill.li i ,i [OQOO, Crateri e prodotti vulcanici. 179 ;;Ìor diametro sulla squarciatimi primitiva dell'eruzione, : lungo da nord a sud 600 metri e largo metri 500 ; opre quindi una estensione superficiale di Ett, 23, 5620. Non avendo potuto eseguire, per un complesso di dif- ficolta locali, un vero rilevamento topografico , ho do- vuto ricorrere per la determinazione delle altitudini, alla livellazione barometrica e , per la determinazione delle dimensioni più importanti, alle misure dirette fatte con 1 cordicella. ì giusto, però, ch'io dichiari clic la livellazione ba- rometrica , eseguita con un aneroide a compensazione della Casa Trougliton et Simms di Londra, mancando un altro osservatore munito d'altro barometro, è stata fatta senza osservazione simultanea alla stazione dì ri- ferimento e, per difetto di tempo, una sola volta. Per : gli errori ho pensato, pertanto, di riferire la li- illazione all'altitudine della casa dei Cervi, la cui quo- a, secondo la carta topografica deli' Etna, sarebbe di 1390 sul livello del mare. Non ho potuto riferirla direttamente a questo, perchè, cosa incredibile ma vera, 1 quei giorni 1' Osservatorio meteorologico di Catania on sì curava d'i fare osservazioni barometriche. La temperarura dell' ambiente avendo oscillato nel 1 delle osservazioni tra 27 e 29 gradi, la variazione i ogni millimetro corrisponde in media ad una diffe- :nza di livello di metri ij,6o: epperò le altitudini dei i8o SttW eruzione dell' Etna del 1SS6. varìi punti di monte Geni mei laro, riferite ali' altitudine della casa dei Cervi, se sono esatte le osservazioni fatte nel giorno 12 luglio, sarebbero le seguenti: STAZIONI D OSSERVAZION'E Casa dei Cervi , M. Geni mei l,i ro, piede nord . , » » sud (?) millimet 662, 7 6 ih ì 6j8, 648, 6 0,00 100, 64 63.92 191,96 199. 9* 1390, 00 1490. 64 «411, 93 1581, 96 i S 8 9 , 92 Nella parte superiore s'apre la cavità imbutiforme ca- ratteristica dei crateri, la quale in Monte. Gemmdlaro ha l'orlo a contorno sinuoso grossolanamente ellittico col diametro maggiore da est ad ovest , ed il fondo quasi circolare. Le dimensioni principali sono le seguenti : diameiro maggiore dell' orlo » medio id, ■ medio del fondo lunghezza media della scarpa ìi profondili media de! cratere 194, 00 170, 00 iSz, 00 30, 00 12;, 00 100, 00 La pendenza dei fianchi esterni è naturalmente più Crateri e prodotti vulcanici. dolce della scarpa delle pareti interne : quella fa con l'orizzonte un angolo che varia dai 2S; questo materiale sciolto, ecco ì itati dei quali mi sono servilo nei miei calcoli. L' arena fu diffusa su tanta estensione che se ne rac- colse nelle Calabrie, fino a Catanzaro, nell'isola di Pan- telleria ed a Malta, vale a dire per un raggio dì oltre a 200 chilometri. Io ho supposto invece che sia ca- duta soltanto dentro una circonferenza dì 115 chilo- metri di raggio, quanta è la distanza dal teatro eruttivo a Capo Passero, e che lo spessore medio sia stato ap- pena di mezzo millìmetro. Con tali dati, evidentemente più piccoli del vero , il volume della sabbia sola rag- giungerebbe la rispettabile quantità dì olire 20 milioni di metri cubi. Le scorie, i lapilli e 1' arena grossa non si estesero al dì là di un chilometro. Da alcuni saggi fatti sul luogo ho ragione di crede- re che, sopra questo circolo di un chilometro di rag- gio, i detriti si siano andati accumulando in uno spes- sore clic mentre è di 6 metri al piede di M. Gannitila- ro è di soli 20 centimetri alla circonferenza — Eppero avendo trovato alta distanza di 250, 350, e 1000 me- tri dal centro eruttivo, gli spessori di metri s.° o: 4.00: 0,70: 0,20, credo di avvicinarmi al vero supponendo che tutto il materiale per un raggio di 350 metri abbia uno spessore medio dì 5 metri: per un raggio di 750, uno spessore medio di metri t, 30 : e per un raggio di un chilometro lo spessore di soli 30 centimetri. I! volume i88 Sul? eruzione dell 9 Etna del 1&86. totale ascenderebbe così a 4 milioni 245 mila m. e. Ed infine per la massa di Monte Gemmellaro , la cui base è di 23562 metri quadrati e l'altezza media del- l' orlo m. 125 sull'attuale piano medio di campagna, detratto il volume di 958 000 m. e. pel vuoto del cra- tere, si avrebbe il volume di 13 milioni 402 mila me- tri cubi. Onde il materiale sciolto proiettato nel corso del- l' eruzione sarebbe: Sopra un circolo di 11/ chilom. di raggio m. e. 20 207 632 » » 1 chilom. » » 4 244 618 Sulla base di M. Gemmellaro » 13 401 816 Totale 37 854 066: cioè quasi il 40 per 100 di tutto il materiale eruttato. Lava — Le lave di questa eruzione per quanto si mo- strino, come del resto tutte le lave delle eruzioni an- teriori, sotto un' apparenza fisica molto differente nelle varie colate ed anche in diversi punti d' una stessa corrente, pure sotto il profilo chimico e mineralogico si debbono ritenere come di composizione costante.— Ciò si è verificato sempre per le lave apparentemente di- verse delle altre eruzioni : ciò ho fatto vedere , ripor- tando i risultati dell' analisi dei prodotti vulcanici del 1865 : ciò , sino a prova contraria , dobbiamo ritenere siasi verificato anche per le lave di questa eruzione. In- serendo , dunque, qui appresso il risultato dell' analisi Crateri e prodotti vulcanici. 189 che T egregio Prof. Silvestri ha gii eseguito per una sua particolareggiata relazione scientifica sull'ultimo av- venimento etneo e che gentilmente mi ha comunicato, è come se pubblicassi la composizione presso a poco di tutti i prodotti vulcanici della recente eruzione. Mineralogicamente le ultime lave sono la consueta aggregazione di cristalli e frammenti cristallini di au- oite, di labradorite, d'olivina e di magnatile cementate da una pasta porfirica, vetrosa, opaca, nerastra. Ciò è con- fermato dalle osservazioni tanto « macroscopiche » che « microscopiche ». Ora, il Prof. Silvestri, con un suo metodo sperimen- tale che disgraziatamente non ha descritto, studiando le lave della penultima eruzione assicura di essere riuscito a separare integralmente i componenti mineralogici di un dato peso di lava, determinandone anche le quantità: poi ha confrontato F analisi chimica complessiva con la somma dei resultati dell'analisi dei varii componenti. Con questo studio egli e giunto a trovare la media centesimale di questi comp onenti che qui trascrivo: 1. Labradorite .... .... 60. 00 2. Augite 18. 00 3. Olivina 5. 30 4. Magnatite (titanica, nichelifera ) . . . . 12. 77 5. Apatite o. 41 6. Cloruro, carbonato e solfato di sodio . . . o. 11 7. Vetro intermicrolitico 3. 41 JOO. 00 190 Stili 9 eruzione dell' Etna del 1886. Di poi, facendo la somma dei varii risultati, ha tro- vato che la media calcolata colla composizione quanti- tiva mineralogica è quasi identica alla media ottenuta còli* analisi chimica diretta. Non essendo ancora compiute le analisi parziali dei componenti mineralogici delle ultime lave io non sono al caso di confrontare le due medie: ma se ciò che si verificò per le lave del 1883, cioè la conformità delle due medie , è un fatto costante , il risultato della sola analisi chimica diretta sarà sufficiente per dare la com- posizione media completa delle lave del 1886. Essa è quella indicata dal seguente specchietto , nel quale ho creduto utile aggiungere anche i dati che si riferiscono alle lave del 1883. Confrontando i numeri delle due colonne, non si può non rimanere colpiti dalla grande sonrglianza delle due analisi: pare che a vece di lave appartenenti a due di- verse eruzioni si tratti di due esemplari di una sola lava; locchè in realtà riesce meno strano di quanto non sembri a tutta prima, se si considera che per la posizione delle due squarciature , pel loro orientamento e per la intima relazione dei vari fenomeni che accompagnarono i due incendi i, V eruzione ultima possa considerarsi, co- me ho detto più volte, come la continuazione di quella abortita nel 1883. Crateri e prodotti vulcanici. 191 Composizione chimica delle lave del 1883 e dal 1886. COMPONENTI CHIMICI Anidrite silicica Allumina Sesquiossido di ferro Protossido di ferro » di manganese » di nichelio Calce Magnesia Soda Potassa . , Anidrite titanica » fosforica Cloro , anidrite solforica e carbonica e perdita al calore bianco fino alla fusione vetrosa o 158 100 708 Lave del 1883 Lave del ;886 p. sp. 2,929 p. Sp. 2, 805 47 113 46 862 15 95i l6 O29 5 435 5 340 9 536 9 305 119 120 000 096 io 261 9 892 4 926 5 xoo 4 405 4 521 x 358 1 406 1 256 1 175 190 220 o i$$ 100 265 Riguardo poi alla determinazione della quantità di lava sgorgata nelT ultimo avvenimento etneo, ho potuto stabilire il seguente calcolo, » 9 2 Sull' eruzione del!' Etna del i$S6. Nel corso della dizione si ebbero tre correnti di- verse: La prima colò lungo Monti Grosso, investi Mon- te Guardiola e si arrestò nel terzo giorno al piano dei Rìnazzt. Questa colata, lunga più di tre chilometri e mezzo, occupò una estensione di circa 150 eltare con uno spessore medio di 6 metri. La seconda corrente colò, più copiosa, dal 4" al 7 giorno. Versandosi da Monti Pinittllo lambì Monte Elìci e Monti dell' Albano e si arrestò alle « timpe di Ca- tnercia s corse, cioè, quasi tre chilometri e copri una estensione di 200 ettare , con uno spessore di circa ■ metri. La terza corrente ebbe princìpio al 5 giorno e, varie alternative, corse con violenza sino a tutto il gior- no 27 : di poi continuò ad espandersi con minor vee- menza fino all' 8 giugno. Questa terza colata passò i mezzo alle due prime, poi le cavalcò, espandendosi so- pra di loro, le sorpassò, si biforcò a nord-ovest di Mon- ti Nudila che investì , investì Monti Fusaio , lambì gli Altare) li, urtò i Monti Rossi e minacciò Nicolosi. Per- corse così 7 chilometri ed occupò una estensione dì ol- ii e 400 etiarc. La superficie complessiva del terreno occupato, % la misurazione (atta sulla carta topografica, sarebbe dì 453 citare; ma gli spessori de! banco di lava sono diversis- simi da un punto ad un altro, essendoci focali ti coper- te da ben quattro colate differenti, Crateri e prodotti vulcanici. In media si può ritenere che lo spessore medio sia al- meno di 12 metri: onde il volume complessivo non sa- rebbe minore di 54 milioni di metri cubi ! Conclusione. Giunto quasi al termine della mia re- lazione sorge spontanea la domanda: Nella storia delle eruzioni conosciute dell'Etna quale è il posto che oc- cupa l'ultima eruzione? È davvero, come si disse, la eru- zione più importante di questo secolo? L' importanza di una eruzione non è data solamente dalla quantità delle lave sgorgate allo stato fluido e solidificate, né dalla quantità di quelle proiettate allo stato solido disaggregato: ma dal loro complesso, dalla violenza dell'emissione, dalla durata dell'avvenimento, dal quadro generale dei fenomeni elio l'accompagnano e lo caratterizzano. Ma non ci vuol molto a comprendere che, se a rigore l'importanza di un'eruzione è data da tutto questo in- sieme di elementi, sarebbe impossibile, d'altra parte, potere istituire confronti a questa stregua, perchè qua- si di nessuna eruzione noi conosciamo il complesso e la misura di questi dati: epperò l'importanza d'una eru- zione può essere valutata appena appena dal volume del- le colate di lave, elemento ancor esso di una non mol- to facile determinazione. Pertanto ho compilato la seguente tabella nella qua- le ho notato le nove principali eruzioni avvenute in 194 Sull 9 eruzione dell' Elua del 1886. questo secolo, indicando di ognuna di osse la durata, la estensione del terreno superficiale occupato ed il volu- me delle lave eruttate. Volume delle lava delle principali eruzioni del secolo. DATA PAESI E REGIONI Durata AREA VOLUME delle occupati dello del terreno delle er u z. DALLE COLATE sgorgo coperto lave anno giorni ettare metri cubi 1809 territorio di Linguaglos. 14 560, 00 3 3 600 000 1811 valle del Bove . . . 160 482, 00 38 560000 1819 valle di Calanna. . . 60 600, 00 60 000 000 1832 terr. Bronte e v. Bove 23 511,9° 51 190000 1843 territorio di Bronte. . 11 562, 50 55 250000 1852 territorio di Zaffarana . 275 1000,00 120000000 1865 bosco della Cerrita. . 170 962, 00 92 500000 1879 territorio di Randazzo. 11 256,00 40 000 000 1886 territorio di Nicolosi . 21 453> 21 54 460 000 Esaminando questo quadro si vede subito come, ri- spetto alla durata, l'ultima eruzione occupi appena il sesto posto: scenda anzi all'ottavo per l'estensione del terreno occupato dalle correnti di lava e salga al quinto posto per la cubatura delle colate. Ma se si considera che i nove decimi di questo vo- lume furono emessi in soli nove giorni, non si può non Crateri e prodotti vulcanici. 195 «p— — * * restar meravigliati dell'enorme abbondanza dello sgorgo, e sotto questo profilo si può asserire che , per emis- sione di lave, quella del 1886 è stata nel complesso T eruzione più violenta del secolo! 14. — Danni, servizii pubblici k beneficenza. Danni dell'eruzione. La perdita di quasi venti giorni di lavoro e delle corrispondenti mercedi giornaliere : quella più considerevole dei frutti pendenti nelle pian- tagioni del territorio di Belpasso , di Nicolosi e di Pe- dara bruciati dalle piogge di sabbia : la spesa di sveni- mento, di ricollocazione in opera e di trasporto del le- gname e delle masserizie: e tutt'altre spese causate dalla eruzione, sono danni nel loro complesso di una certa importanza. Ma non ò di questi danni di natura temporanea che io intendo dir qualche parola , bensì di quelli perenni causati dalla distruzione completa dei terreni coltivati. Per valutare questi danir, l'Ufficio del Genio Civile, dietro ordine telegrafico del Ministero degli Interni, ai primi di giugno spediva sui luoghi del disastro tre in- gegneri , che in soli quattro giorni riuscirono a soddi- sfare le esigenze del Governo, presentando quella va- lutazione sommaria, che servì di base alla legge votata dal Parlamento a prò dei danneggiati. Pa questa valutazione, dovuta alla intelligente attivi- 196 SulV eruzione dell 9 Etna del 1886. tà degli Ingegneri Giuseppe Rapisardi, Michele Giarrus- so e Vincenzo Scicali, ho rilevato le notizie notate nel seguente specchietto: Superficie di terreno occupata dalle lave del 1886. STRATO SUPERFICIALE SUPERFICIE DEL TERRENO SOMME del TERRENO OCCUPATO con ginestre seminat. con coltivato a PARZIALI e pascolo alberi vigne Terreno coperto dalle : ettare ettate ettare ettare lave del 1766 .... 118, 52 7,00 — 125,52 » del 1537. • • • 19